Un parroco per amico: don Santo Gullace 'U Ferruzzanotu", come lo ricorda il critico letterario Rosa Marrapodi

Un parroco per amico: don Santo Gullace 'U Ferruzzanotu", come lo ricorda il   critico letterario Rosa Marrapodi

10 novembre 2017  09:38

Posted by Domenico Salvatore-

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N.B. Sopra nella copertina a colori don Santo Gullace, parroco della cattedrale di Locri

 Don Santo celebra nella chiesetta dell'Addolorata in Via Garibaldi a Locri

 

UN  PARROCO  PER  AMICO: DON SANTO  GULLACE  “’U FERRUZZANOTU”

 

di Rosa Marrapodi

 

Ho conosciuto don Santo da ragazza, fin dai tempi della scuola superiore a Locri, ma la mia bella amicizia con lui risale a tempi più recenti, al periodo in cui, ormai avanti con gli anni, egli veniva spesso al mio paese, Bruzzano Zeffirio, a celebrare la messa delle sette e trenta della domenica mattina.

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  Ferruzzano Marina (rc)-Località 'Canalello'

 

Terminata la funzione religiosa, andando via, don Santo usciva di lato al banco in cui io restavo seduta fino al suo passaggio per poterlo salutare. E lui arrivava sorridente, con la sua naturale pacatezza, con la mano tesa ad incrociare la mia allungata.

- Sindachessa! – esordiva, con la cadenza tipica dei “ferruzzanoti”.

- Ma non lo sono più, don Santo! – ribattevo.

- Sì, ma l’ingiuria resta! – rispondeva ammiccando.

Che ridere, in chiesa!

Era una mattutina iniezione di buon umore la breve conversazione con don Santo Gullace, da me profondamente stimato per il suo garbo di uomo antico, per la sua pacatezza di saggio, sue doti naturali, che, insieme, traducevano serenità d’animo, pace interiore, cristiana accettazione della vita con tutti i suoi misteri, dai gaudiosi ai dolorosi, gli altri due, luminosi e gloriosi, compresi.

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  Nella foto aerea, Comune di Bianco, scogliera fra Ferruzzano ed Africo

 

   Una stretta di mano, la sua, che trasmetteva puri sensi di amicizia, affabilità, sincera stima; la nostra era quasi una stretta di riconciliazione storica tra “bruzzaniti e ferruzzanoti”, un tempo in guerra tra loro per la costruzione della chiesetta della Madonna della Catena, la bella Vergine venuta dal mare solo secondo la tradizione paesana.

La statua in alabastro con ai piedi uno schiavo negro in catene, “ ‘u schjaveglju”, dalla riva del mare sarebbe stata trasportata su un carro trainato da una pariglia di buoi fino alla contrada “Judarìu”, dove, dopo una non facile salita, si sarebbero fermati a poca distanza dal confine tra i due paesi. I bruzzaniti, imperterriti, di giorno costruivano sul proprio territorio, i ferruzzanoti, determinati quanto i primi, di notte demolivano.

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  Panorami di Ferruzzano capoluogo e marina

 

   Andarono avanti così per parecchi giorni, rischiando di finire come i “Santi di Reggio”, finché i due contendenti, deposti bastoni e tridenti in nome della Madonna, non arrivarono all’accordo risolutivo, costruire la chiesa sul confine con pari diritti.

   Si rideva con don Santo anche di questa storia comune ai nostri paesi.

 

 Ferruzzano (RC)-La processione del Corpus Domini, regge il Crocifisso Giovanni Callipàri

 

- Spesso si confonde la religione con la tradizione. Ma, vivaddio, bisogna accontentare tutti! – diceva allargando le braccia col suo fare pacioso – Però che testa dura che avete voi “bruzzaniti”! –

- Ma anche voi “ferruzzanoti non jettati ‘i pedali”- rispondevo con uno dei più incisivi aforismi dialettali, di cui don Santo era un attento e divertito cultore.

   Tra il serio ed il sano faceto le sue battute riempivano i pochi minuti di cui disponeva.

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  Ferruzzano (rc):La borgata di 'Canalello' e la stazione ferroviaria di Ferruzzano Scalo

 

-Faccio tardi, vado: devo dir messa a Ferruzzano. Pace e bene, Sindachessa!

In effetti, fuori, Peppe, il giovane che doveva riportarlo al paese, lo attendeva già in macchina con il motore acceso. A volte uscivo con lui accompagnandolo fino al sagrato per prolungare la nostra veloce ma piacevole conversazione.

Era semplice e schietto, ma nello stesso tempo carismatico, don Santo, aperto e disponibile ad ascoltare chiunque si fosse rivolto a lui per consiglio, per aiuto, per “preghiere”.

 

  Locri (rc)-Istituto dei Salesiani: don Santo con la professoressa Rosa Marrapodi

 

Sprizzava simpatia col suo bel viso rosso e levigato, col suo ciuffettino di capelli quasi da bimbo birichino, con quel suo largo sorriso, dietro il quale nascondeva un “pianto antico”, una piaga sempre viva e sanguinante, una sofferenza senza limite, intuibile a pelle, di cui non amava parlare in quanto parte integrante del suo essere uomo e sacerdote.

   Don Santo Gullace era, in effetti, un religioso speciale, un chierico vecchio stampo, di notevole elevatezza morale, che ben sapeva di greco e di latino, un dotto, senza parere, dotato di una solida preparazione teologica ma anche umanistica.

Io Sorbivo le sue prediche come un fresco sorso d’acqua di montagna, perché sapeva essere chiaro, equilibrato nei tempi, profondo nella riflessione, conciso ed efficace insieme.

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Ferruzzano (RC) -Veduta della contrada 'Stinchi'

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 Ferruzzano (rc)-La chiesa di San Giuseppe in contrada Saccuti

 

   Ricordo che non trascurava mai di ricordare gli emigrati, i fratelli ormai d’oltre oceano, partiti con tante speranze, che, spesso, sarebbero crollate proprio nel luogo sospirato dei loro sogni. Parlando di emigrazione, una mattina gli chiesi notizie di Antonio Margariti, l’autore di “America! America!”, un “ferruzzanotu” che affidò ad un bel libro la delusione, che poi era storica, sua di emigrato, e lui, don Santo, che ricordava quel suo caro paesano, mi tenne una lezione sui vantaggi e gli svantaggi dell’emigrazione per Ferruzzano, spopolato da quel doloroso fenomeno, molto diffuso fino all’epoca in cui a “Saccuti” si abitava nelle baracche di legno, proprio quelle costruite dopo il catastrofico terremoto del 1908.

Quanta solidarietà umana, quanta compenetrazione nei bisogni altrui, quanta sensibilità e lacerazione di cuore nelle realistiche osservazioni di don Santo!

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 Locri- La cattedrale in due diverse immagini, una di Peppe Polifroni anche giornalista

 

   In sostanza, immediato e spontaneo com’era nelle sue intelligenti deduzioni, don Santo era una persona amabile in qualunque contesto si trovasse.

-Chi faci sta bruzzanita a Ferruzzanu? – mi apostrofava a distanza sorridente quando m’incontrava nei funerali del suo paese, richiamando l’antico campanilismo che ci aveva visti divisi e conciliati. Una stretta di mano ed un colpo di “Sindachessa!”come saluto:

-Ci vediamo domenica a Bruzzano, don Santo!

 Negli ultimi tempi stentava a camminare, ma era felice d’incominciare la sua giornata con la messa al mio paese. Stava già molto male, appariva stanco, affannato, parlava poco, anche se per lui parlavano i suoi occhi espressivi e luminosi. Mi passava accanto: un sorriso eloquente, una mano tesa che solo io stringevo ed un cenno con il dorso della mano per farmi capire che doveva andare.

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 Locri (rc)-Una chiesa della ridente cittadina jonica

 

   Il dovere prima di tutto, verso la chiesa, verso la parrocchia e verso i suoi amati compaesani che lo amavano con tutto il loro cuore; un’autentica venerazione per don Santo da parte di quel paese in cui era nato l’8 gennaio del 1925 e per il quale stava spendendo le sue ultime energie di missionario con un alto senso del sacrificio e del rispetto umano fino alla fine, avvenuta il primo ottobre del 2009.

E lui, il reverendo don Santo Gullace, da figlio degno e ragguardevole di Ferruzzano, quella straripante venerazione se la meritava proprio tutta.   

Rosa  Marrapodi

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NOTIZIE SUL LIBRO

 

Il libro “DON SANTO GULLACE, parroco della cattedrale di Locri”, pubblicato nel mese di Aprile 2014 dalle Arti Grafiche GS, Ardore Marina (R.C.), nasce per iniziativa della nipote del Sacerdote di Ferruzzano, prof.ssa Agata Panzera, la quale ha raccolto le testimonianze di amici, conoscenti, parrocchiani di don Santo e le ha devotamente pubblicate nel ricordo dello zio, salda “quercia” della famiglia Gullace-Panzera.

E’ un libro da leggere, quello su don Santo, 454 pagine di apprezzamenti, di stima, di amore cristiano  per l’uomo ed il sacerdote, utili per conoscere la vita, la fede e le azioni di un grande ecclesiastico d’altri tempi.

Un suo insegnamento? “Essere forti ed avere la mente a Dio e le mani al lavoro.” Il presente articolo della scrittrice Rosa Marrapodi è compreso in quelle pagine.

                                                                                   

 

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 Rosa Marrapodi, critico letterario, poetessa, scrittrice, saggista ed antropologo

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