IL CASTELLO, RACCONTI DEL PROF. SANTO SCIALABBA, PRESENTATO A BOVA MARINA

IL CASTELLO, RACCONTI DEL PROF. SANTO SCIALABBA, PRESENTATO A BOVA MARINA

07.01.2017  19.30 - 

ELIO COTRONEI RELEASE - 

Ad avviare i lavori il prof. Elio Cotronei 

a relazionare la prof.ssa Rosa Marrapodi.

a porre domande all'autore la prof.ssa Caterina Nicita.

Il passato non si può cancellare, l'abbiamo registrato nella matrice conoscitiva. 

Il passato affiora, stimola ricordi, emozioni, considerazioni: quelle che hanno spinto il prof. Santo Scialabba a elaborare i suoi raccontì. 

Dedica la sua opera a Bova Marina che vorrebbe veder risorgere perché a suo dire  - prende in prestito Orazio - "hic terrarum mihi semper praeter omnes angulus ridet": è nelle cose piccole. appartate, lontano dal caos che si ritrova la felicità.

Sono considerazioini che sviluppa abbondantemente l'autore solllecitato da Caterina Nicita. 

Bova Marina, UTE-TEL-B e deliapress - Presentazione del libro "IL CASTELLO" del prof. Santo Scialabba

Bova Marina, UTE-TEL-B e deliapress - Presentazione del libro

 

03.01.2018  17:00 - 

Elio Cotronei release -

 

 

 

 

Gli eventi di deliapress.it testata dell'UTE-TEL-B 

La presentazione del libro "IL CASTELLO" del prof.Santo Scialabba

Una serie di racconti, di attimi vissuti, di indelebili significati, di una umanità ripensata

Introduce

Prof. Elio Cotronei,

presidente UTE-TEL-B, direttore deliapress.it

 

relaziona

Prof.ssa Rosa Marrapodi

critico letterario

 

 

 

 

 

Interviene 

 Prof.ssa Caterina Nicita

 critico letterario

 

 

 

Sarà presente l’autore

Prof. Santo Scialabba

 

Domenica 7 gennaio 2018  0re 16:00

Auditorium IRSSEC  piazza Municipio

Bova Marina



Maggiori informazioni http://www.deliapress.it/products/bova-marina-ute-tel-b-e-deliapress-presentazione-del-libro-il-castello-del-prof-santo-scialabba/

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Elio Cotronei release -

 

 

 

 

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 Prof.ssa Caterina Nicita

 critico letterario

 

 

 

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Prof. Santo Scialabba

 

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Bova Marina

 

 

 



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Prof. Santo Scialabba

 

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Interviene 

 Prof.ssa Caterina Nicita

 critico letterario

 

 

 

Sarà presente l’autore

Prof. Santo Scialabba

 

Domenica 7 gennaio 2018  0re 16:00

Auditorium IRSSEC  piazza Municipio

Bova Marina



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Esaustiva la relazione della prof.ssa Marrapodi la quale analizza tutti gli aspetti dell'opera.

Ecco quanto elaborato.

Un bel titolo, “ Il Castello”, che offre a tutti la possibilità di varie interpretazioni, al di là del contenuto del contesto letterario.  Personalmente,  atteso che l’autore nella presente opera dà ampio spazio all’infanzia ed ai giochi infantili, oggi,  20 dicembre, in pieno clima natalizio, la prima cosa che il termine mi fa balzare in mente è il nome di un gioco che da bambina, in questo periodo, facevo molto spesso, “’u castegliu”, il “castello”, appunto. Esso era il gioco tipico delle nocciole, legato alle tradizioni popolari del Natale anni quaranta/cinquanta, consistente in tre nocciole vicine coperte da una quarta, “castello” contro il quale, per farlo cadere determinandone la vincita,  da una certa distanza si lanciava “ ’u ballu”,  una bella e grossa nocciola, dalla cui mirata traiettoria dipendeva la realizzazione dei “poveri” sogni infantili d’epoca. Per l’autore, Santo Scialabba, “Il Castello” è il titolo del primo racconto, significativo esordio, da cui prende il nome tutta l’opera, ma è anche la sua carta d’identità, la presentazione delle sue origini e la sua collocazione fisica e spirituale in quel castello, reale ed ideale insieme, di Delia/Bova,  che tutti conosciamo per aver transitato una vita per quella contrada. Non si poteva, infatti, non riconoscere “ la rocca bianca… quasi alla fine del paese, sulla strada che costeggiava il mare e la ferrovia…Un gruzzolo di case messo là in cima”, da cui si godeva (e si gode ancora) la “vista del mare e del Mongibello (l’Etna) che fumava nuvole aggrovigliate nel tramonto arrossato di sole”.  Esso, il castello, luogo di ritrovo e di giochi ma anche di magie e di segreti, dava corpo alle fantasie dei ragazzi, pastorelli tuttofare cresciuti in fretta per bisogno, che lo frequentavano anche per lavorare tra capre, stalle ed odore di stabbio. I nomi in dialetto dei personaggi, Totò, Ciccio, Pepè, Mariuzza, esprimono il coinvolgimento spirituale dello scrittore Scialabba, la sua condivisione delle loro fatiche e dei loro sentimenti, il forte legame con la sua terra e con quella vita arcadica efficacemente descritta, vissuta nella santità del lavoro e nel rispetto della natura amica, nonostante le avversità e gli stenti di una condizione umana ancora primitiva, un mondo per il quale arde d’amore il cuore dell’emozionato autore. La fantasia del poeta spazia da un continente all’altro, da una realtà vicina ad una lontana, dalle curve di Bova Marina  ai  paesi dell’Est ed al mondo arabo, verso il quale nutre un certo interesse. In ogni nuovo contesto territoriale, nonostante la diversità di civiltà e di stirpe, trova elementi comuni che provano l’universalità dei sentimenti umani, che smuovono le pietre ed hanno il potere di accumunare gli uomini di qualunque Nazione ed in particolar modo i bambini. Non si chiamano né Rocco  né Ciccio ma Slobo e Svimic, infatti, i piccoli protagonisti de’ “Il piccolo Slobo”, il cui centro tematico è rappresentato dall’amicizia tra due ragazzi molto diversi tra loro. Rozzo, istintivo, feroce, il primo, quanto silenzioso, sensibile, delicato, il secondo, pur così diversi, riescono ad avere un rapporto di amicizia molto stretto, che consente ad entrambi di superare i loro limiti e di rispettare la vita come basilare valore etico, esteso anche a quella degli animali. “Il sogno e la realtà” spesso s’intrecciano attraverso un lessico  ricercato e raffinato quanto più umile e popolare risulta il contesto umano. E’, questo, il racconto del mondo celeste, in cui piccole stelle vanno a popolare e ad illuminare un già luminoso cielo. Deludente, freddo, il rapporto tra mondo terreno e mondo stellare: incomprensione dovuta non tanto alla notevole distanza, quanto all’indifferenza degli astri ai problemi umani. Si sostanzia, in questa breve prosa, l’assunto leopardiano relativo alla luna: Ma tu mortal non sei,/ e forse del mio dir poco ti cale.” Vari gli argomenti trattati nell’opera di Santo Scialabba, tra i quali non manca l’amore, oggetto di  due suggestivi racconti, “La Luna Crescente”, breve storia di un amore che si regge sulla  speranza e sulla presenza, a prescindere, “ del sorriso … come mito dell’esistenza;” e “Simum”, in cui dune, sabbie, cavalli neri d’Arabia ruotano nel deserto intorno ad Amin ed Ashina, attratti da  un amore più sognato, fantasticato, che vissuto, impediti dalle “regole della tradizione e della comunità”. Storie di tribù nomadi in perenne movimento in carovana, alla ricerca di sistemazione, una terra promessa di ungarettiana memoria, in cui vivere brevi attimi di allegria in attesa di riprendere il viaggio. “La tela del ragno” tratteggia un tema d’ambiente: uomini d’onore e di parola del passato vengono posti a confronto con quelli moderni, dediti alla “droga” ed alla “prostituzione, la nuova ricchezza ed il nuovo potere,… esercitati… sulla gestione meschina e violenta dell’umanità ”. Lo scrittore ama umanizzare cose inanimate ed esseri della flora universale (Il Cassonetto Ballerino, Tragedia Ittica, Zeta ed Omega), ai quali trasferisce sentimenti umani, come succede nelle fiabe di Fedro e di Esopo. La rassegna dei brevi racconti è lunga, oltre che varia, tuttavia tra di essi, pur tutti validi e significativi di un modo di essere, spicca “On the road”, il pezzoforte dell’opera di Santo Scialabba, il più efficace e non certamente perché sia il più lungo, ma perché è quello che maggiormente rappresenta la personalità e la spiritualità dello scrittore, il quale scende a terra, osserva la sua realtà paesana emozionandosi e la rappresenta in termini lirici, con condivisione sentimentale,  ordine logico, terminologia appropriata, uso delle parole con disinvoltura e dimestichezza, attraverso uno stile incisivo, sobrio, efficace. L’autore, in effetti, si fa piccolo tra i piccoli del suo paese e dintorni, percorrendo le strade sul sellino di una Bianchi, all’epoca in cui possedere “una Bianchi elevava socialmente” ed in cui il ciclismo era uno sport popolare ed il Giro d’Italia era seguito,  partecipato anche al Sud d’Italia in quanto lo attraversava durante le gare tra ali di folla in giubilo. Alessandro è figura autobiografica, nella quale, è palese, si cela l’autore nella sua fanciullezza, quando amava esplorare il territorio paesano ed anche quello limitrofo alla ricerca di un’armonia interiore a cui anelava il suo giovane cuore. Si sentiva se stesso, Alessandro/Santo, calato nell’armonia della natura come un pesce nell’acqua del mare,  alle curve di Bova Marina, davanti alla sottostante spiaggia, quando effettuava il lancio del sasso levigato che correva parallelo all’acqua del mare, oppure quando inseguiva il volo dei gabbiani nel cielo limpido della sua Bova. Andare in bici era il suo sogno più bello, la sua vacanza più divertente ed istruttiva, in quanto  quel suo “pedalare era il fluire del tempo” attraverso irripetibili esperienze che suscitavano sensazioni che si sarebbe portate dentro per tutta la vita. Il racconto contiene pagine di nostalgia per un mondo vivo e palpitante davanti al quale oggi si passa distratti e di fretta. Sul filo della memoria Alessandro rivive i tempi in cui ”Piazza Stazione era il centro della socialità paesana: il luogo del raduno istituzionalizzato, col bar… delle discussioni politiche, del chiacchiericcio e del pettegolezzo”. Anche andare al cinema, allora, era un evento di sacralità infantile, non tanto per il film in sé, quanto per “il socializzare nelle piccole cose, sapere che si era vivi nella comunità”. Di contro, oggi, a malincuore nota l’autore, “ manca la gente che parla, che sorride, che legge il giornale, che bighellona”. All’epoca - a cavallo tra gli anni quaranta/cinquanta –“i mercati di San Pasquale o del Sideroni chiamavano a raccolta  i contadini e gli allevatori in una sagra di compravendita che diventava folklore”. Rimbomba ancora nella mente dello scrittore Scialabba quell’ ”unu ‘a vota!, unu ‘a vota!” che imbonitori improvvisati pronunciavano ad alta voce per attirare la gente a comprare la cicoria e le varie erbe di campagna, esposte su carretti davanti ai quali, in verità, non sostava nessuno. Allora si viveva di poco e delle cose buone bastava sentire solo l’odore, anche se “faceva, comunque, male respirare il fumo senza l’arrosto”.

 

In  On the road  Santo Scialabba supera se stesso, non per niente, a mio modesto avviso, il racconto è la sua “creatura” più bella fra le belle di tutta l’opera, il centrale pilastro di cemento armato intorno al quale ruotano tante minuscole giostre, “piccole esili storie, fantasie velate di quotidiana esistenza”, sprazzi di luce, scintillanti lucciole che girano intorno al “sole”, che, attraendole, le folgora. In esso parla col cuore in mano e con l’orgoglio di appartenza il cittadino della grecanica bovesia, che con spontaneità esprime, mi sia consentito, l’anima del vero “boviscianu”, nel senso più nobile ed affettuoso del termine dialettale, dentro cui si annida, comunque, un raffinato intellettuale, che riesce ad elevarsi e a diventare grande quando, nel calarsi nel proprio ambiente naturale, ricorre alla coerenza ed all’umiltà espressiva  per narrare il suo vissuto nella quotidiana “paesanità” della sua gente.

E ancora note su altri racconti dei venti che compongono la raccolta

Il Viaggio e L’Avventura

Non a tutti piace partecipare ai viaggi organizzati per esplorare il mondo esterno a noi. Tra di essi il giovane Antonello, figlio di Francesca e di Attilio, che non ama seguire i genitori in vacanza. Egli, infatti, preferisce trascorrere il suo tempo libero nella “sua” campagna, in quella viva e stupefacente del suo paese, dove sente appagato il suo senso di libertà e d’infinito in una condizione spirituale “senza tempo  e senza spazio”.

Natale  di Fraternità

Il racconto, ispirato a problematiche umanitarie di attualità, si sofferma sui viaggi della speranza e della morte dei migranti, imbarcati su barconi, carrette del mare, in balia non solo delle onde ma anche degli scafisti, mercanti di vite umane allo sbaraglio quanto disonesti profittatori della situazione. La luna, uscita all’improvviso dalle nuvole, col suo salvifico splendore, blocca in extremis il tentativo di stupro su Ashina da parte dello scafista violento. I suoi raggi, simbolo di luce e di civiltà, hanno salvato l’innocenza della giovane e condannato la colpa del giuda di turno.

Passeggiando tra Testimonianze e Reperti

Storia di Giustino, girovago nell’aria libera dei campi con il cuore gonfio di emozioni, di palpiti e di sensazioni tra sogno e realtà. Le sue fantasie si sostanziavano in fantasmagorie, che, pur allietandolo, non riusciva a fissare come avrebbe voluto per dare ad esse un senso logico. Tutto cambia, dall’uomo alla natura, ma le immagini scolpite nel cuore restano fisse, sempre uguali a se stesse. Soltanto il ricordo di esse può alleviare le nostre sofferenze spirituali di fronte ad un passato amato che non torna ne può tornare vivo.

La  Gara

Di scena il mondo arabo in tenda, abituale propria dimora, durante la festa della “Luna Piena”, occasione di divertimenti e giochi per i più piccoli.  In gara il temibile Occhio di Lince e Falco Veloce, piè leggero, impegnati in una competizione coraggiosa e leale.

Leone Primo e Secondo Leone

Decisamente allegorico, dal contenuto figurato e simbolico, espressione delle lotte politiche non solo tra partiti storicamente avversari ma tra componenti dello stesso partito, nel quale spesso qualcuno si compiace di rappresentare perennemente la spina nel fianco di coloro con cui non può competere né per capacità né per consenso partitito.

Marenga e Pitenga

Il mondo e la società ideali non esistono su nessun pianeta! L’età dell’oro è irripetibile! In sostanza, si può restare inermi, impassibili, quando “’rriva chigliu ‘i munti e caccia chigliu ‘i frunti?” No, assolutamente no! Perché il sangue non è acqua e di fronte alla provocazione ribolle e schizza in ogni direzione. E’ così che scoppiano le guerre fratricide, le faide, le violenze private. L’età dell’oro, che terminò con la fine del regno di Crono-Saturno, rappresentò per gli uomini un’era di perfetta beatitudine, di candida innocenza, condizione che l’autore attribuisce agli abitanti di Marenga. Questo stato beato, tuttavia, durò poco, fin quando sullo stesso pianeta non arrivarono i pitengare, simili ai primi solo nell’aspetto fisico, perché in quanto a cervello avevano il loro e si sa “ca ogni testa faci tribunali”! Violenti e prepotenti, i secondi violarono così tanto i diritti dei primi che riuscirono a smuoverli e a metterli nella condizione di difendere la loro dignità e la loro proprietà.

Risquiat

Simbolo dell’amore per la natura, spesso sconvolta dai fenomeni atmosferici, di fronte ai quali poco o nulla può la forza dell’uomo.

Zeta  e  Omega

Due esseri viventi, due anime del mondo ittico, Zeta ed Omega, si amano tra le profondità marine. Un grande amore, vissuto tra le azzurre onde del mare, che unisce in vita ed in morte i due soggetti interessati. Omega, durante una tempesta, perde Zeta; si lascia morire, sfinito, dopo un’inutile ricerca, convinto che la compagna fosse morta. Zeta, scampata per miracolo alla violenza della tempesta marina, quando finalmente lo raggiunge, lo trova morto. Essa, adagiata la coda sul corpo disfatto del suo amato, si lascia morire accanto a lui. L’amore, anche nella natura animale, non conosce confini.  

 

Un  bel pomeriggio, un pubblico molto attento. Era presente M.P. Cuppari, curatrice di alcuni disegni. 

Tl libro è edito da "Città del Sole"

Un inno al libro.

" ..., i libri sono individui, parlano, cantano, profumano, si muovono come il vento e le stagioni ... andare in libreria, aspirarne l'odore come quando si entra in un boscp, scaffali come alberi e libri come foglie ..."

 

 

                                                   

     

 

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