MELITO PORTO SALVO/ Si dimette il vicesindaco Mimmo Marcianò ed il Sindaco, ipso facto, nomina Patrizia Crea. Ed ora, quale scenario?

MELITO PORTO SALVO/ Si dimette il vicesindaco Mimmo Marcianò ed il Sindaco, ipso facto, nomina Patrizia Crea. Ed ora, quale scenario?

06 dicembre 2017    16:36

Posted by Domenico Salvatore-

 

L'avvocato Mimmo Marcianò che è stato una delle colonne portanti dell'attuale maggioranza. Conferenze stampa? Off-limits no strespassing property private

SI DIMETTE IL VICESINDACO DI MELITO PORTO SALVO, MA NESSUNO SI STRAPPA I CAPELLI NE' SI LACERA LE VESTI

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MELITO PORTO SALVO (RC)-Morto un Papa, se ne fa un altro! Come dire, fuori Marcianò, dentro Crea. Ma la dottoressa Patrizia Crea, non ha bisogno di pennacchi. Professionista di serie A in tutti i sensi, visto che abbia calciato in serie A nel calcio a 5, campionessa regionale calabrese e via di seguito, è una donna di classe.

La carica di vicesindaco le compete per capacità, serietà e cultura. Lo abbiamo detto e scritto in diversa sede e non è questo il momento che rinnegheremo nulla.E certamente questo riconoscimento politico-amministrativo, decretato dal sindaco ingegnere Giuseppe Meduri, le farà piacere.

Nessuna rivoluzione copernicana. Era nei patti. Abbiamo partecipato a molti consigli comunali ed abbiamo sentito con le nostre orecchie. Dunque niente 'relata refero'. Il Sindaco, ha ricordato a se stesso, al Consiglio Comunale ed alla platea, sino alla noia, che  ' t   u   t   t   i'  i consiglieri ' a mano girando', sarebbero stati nominati assessori. Chi vivrà, vedrà.

L'Amministrazione Comunale contrariamente a quanto si creda, deve fare i conti con la cittadinanza, con la stampa, con la minoranza, con i dissidenri e quant'altro. E con i 'disturbi', che vanno messi sul conto; che non sono solo i bastian contrari, i megalomani, i mitomani, i millantatori, i truffaldini, maneggioni, traffichini...corsi, ricorsi, concorsi.

Non si può mettere la testa sotto la sabbia come lo struzzo. In vero, l'Amministrazione Comunale, ha dovuto affrontare un sacco ed una sporta di problemi sotto il tetto della 'Casa Rosada' altrimenti detta 'Palazzo San Giuseppe', previsti, imprevisti ed extra; di tutto e di più.

E' normale. Tutti i sindaci, consiglieri ed assessori lo sanno e lo fanno. Nessuno pensa di andare al Comune per passeggiare o fare soggiorno e turismo, sprofondato sulla poltrona in similpelle; o per intascare il gettone di presenza; lo stipendio per gli assessori e per il sindaco.

A parte che corrono tempi di crisi nera, austerity, vacche magre, spighe vuote, settimo buco della cintura. C'è gente ridotta alla fame, sul lastrico. Non solo il basso ceto ma anche il ceto medio. La borghesia sta a galla, ma non scialacqua.

La minoranza consiliare è il cane da guardia dell'amministrazione comunale. Deve svolgere il suo compito. E' un imperativo categorico. Il compito e lo spazio lo impone e glielo garantisce la Legge, ma gli esecutivi spesso e volentieri tradiscono il dettato legislativo e scivolano verso la deriva autoritaria di matrice fascista e comunista. Te la do io la democrazia e la libertà. Beccati questo gancio sinistro, doppiato da un montante destro. Incassa e porta a casa!

Ma l'opposizione, non ha sempre e comunque, ragione.Talora, s'impenna come il Machu Picchu, perde la bussola e va a ruota libera, se non a briglia sciolta, mandando a patrasso tutti i buoni propositi.

Purtroppo ne deriva che si guardino in cagnesco; establisment e minoranze, finiscano nelle sabbie mobili dell'incomprensione, del risentimento, dell'astio e del rancore; e qualche volta nella palude dell'equivoco. "Per il bene della città.... voteremo all'uninimità tutte le delibere che abbiano come finalità il 'bene comune'. Ma tra il dire ed il fare, c'è sempre di mezzo il mare. Homines bonae voluntatis, inghiottiti dal buco nero della Galassia Nana.

Siamo al giro di boa. Quale scenario? L'ingegnere Giovanni Marino è stato defenestrato, ma solo ora col senno di poi, più di uno ne avverte l'assenza, la cultura, l'esperienza, la competenza.

I dissidenti preda del malumore, del malcontento e dell'incomprensione, sono stati messi all'angolo. Antonio Meduri, Natale Praticò, Bruno Sergi ed ora Rocco De Pietro. Se questi pretoriani si alleassero con le rabberciate minoranze si arriverebbe ad un rapporto di 9-8.

Con Mimmo Marcianò che verrebbe a tenere un piede in due staffe. E' normale, che svincolato dall'esecutivo, sia tentato di ciurlare nel manico. Eppure, per due anni e mezzo, l'ex vicesindaco è stato l'ago della bilancia, garantendo, per la sua parte di competenza: equilibrio, stabilità e proporzione.

Ma ora si è dimesso, come lo stesso interessato, sua sponte, ci ha confermato de visu. Come gli altri che a quanto emerge, si sono schierati su una posizione di neutralità:nè dentro, nè fuori; e stanno sull'asse di equilibrio con la punta dell'alluce.

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Ufficialmente dentro la maggioranza. Tre assessori (Marcianò, De Pietro e Sergi) si sono dimessi, ma non hanno dichiarato da che parte stiano; divesramente dai dissidenti (Meduri, Praticò). Gli uni e gli altri hanno...'Melito nel Cuore'; e ruotano intorno alla galassia meduriana. Sino a prova contraria s'intende.

Le minoranze ('Melito cambia': Daniela Demetrio e Mimmo Scambia; 'Città da cambiare': Carmelo Minniti e Nina Iaria, diventati ancora padre e madre, all'interno dei loro nuclei familiari nel frattempo), fanno ciò che possano; ovvero ciò che gli lascino fare. Poco per la verità.

Un bel dialogo fra sordi e muti. Il vero tallone di Achille di questa città. Gli uni arroccati sull loro delirio d'onnipotenza. Gli altri, sulla trincea dell'intransigenza, della rigidità a prescindere.

 

Ognuna della componenti, starebbe a suo dire, dalla parte della ragione scaricando sull'altra parte le responsabilità del mancato dialogo e confronto delle idee. Ne discende che il dubbio amletico non sia...essere o non essere, ma costruire o demolire. Ci viene in mente una favola di Jean de La Fontaine:Il contadino, il figlio e l'asino. Oguno, avrebbe camminato con i propri piedi, padre e figlio simultaneamente in groppa all'asino, o si sarebbero alternati ?

La carta bollata, va per...una lira.  Minacce velate, intimidazioni, vessazioni più o meno presunte, tragedie greche, congetture, farse, recitazioni, commedie, pettegolezzi, denunzie, querele.

Domanda: ci sarà davvero la strombazzata alternanza all'interno dell'esecutivo o ciò che resta dell'armata brancaleone. I book makers si sono scatenati: arriverà a Natale, si mangerà il panettone? I ribelli non sono sulla strada come il pioniere della beat generation Jack Kerouac e non tendono trappole, trabocchetti e tranelli, ma aspetano che Meduri, implodi dal di dentro.

Eppure, l'irremovibile 'Peppemeduri', coi tappi di cera nelle orecchie, più sordo al canto delle sirene, dei compagni di Ulisse, gatto dalle sette vite, incurante degli spifferi velenosi che arrivano dai quattro cantoni, continua a marciare per la sua strada. Come se dialogasse con Virgilio...« Fama di loro il mondo esser non lassa;/misericordia e giustizia li sdegna:/...non ragioniam di lor, ma guarda e passa. »/...

Per tirarsi su, ci vorrebbe un bel caffè, come recita la pubblicità. Oppure le vocine di Marina e Simonetta allo Zecchino d'oro ...Il caffè della Peppina/Non si beve alla mattina/Né col latte, né col thè/Ma perché, perché, perché/La Peppina fa il caffè/Fa il caffè con la cioccolata/Poi ci mette la marmellata/Mezzo chilo di cipolle/Quattro o cinque caramelle/Sette ali di farfalle/E poi dice: «Che caffè!»/.

Meduri, non è Rambo o Rocky IV°, nè si sente un super-eroe dei cartoni animati; sognava una consiliatura senza quegli scossoni del 10° grado della Scala Richter. Ma oramai è un tram che si chiama desiderio.

Suo malgrado, ha dovuto subire il supplizio di Sisifo per tenere a galla la sua maggioranza...Zeus decise che Sisifo avrebbe dovuto spingere un masso dalla base alla cima di un monte. Tuttavia, ogni volta che Sisifo raggiungeva la cima, il masso rotolava nuovamente alla base del monte. Ogni volta e per l'eternità, Sisifo avrebbe dovuto ricominciare da capo la sua scalata senza mai riuscirci.

Se non il supplizio di Tantalo, per aver rubato l'ambrosia agli dèi...avverte costantemente il bisogno di mangiare e bere, ma nonostante sia circondato da cibo e acqua non può né nutrirsi né dissetarsi. È legato ad un albero da frutto carico di ogni qualità di frutti, ed immerso fino al collo in un lago d'acqua dolce; tuttavia, appena Tantalo prova a bere, il lago si asciuga, e non appena prova a prendere un frutto i rami si allontanano, o un alito di vento improvviso li fa volare via lontano dalle sue mani.Inoltre un grosso macigno incombe su di lui, minacciando di schiacciargli il cranio e facendolo così vivere in uno stato di terrore perenne. Secondo un'altra versione, la morte viene collegata ad un supplizio, in cui deve sostenere un monte intero sulla sua testa.

 

Antonio Meduri inizialmente si era ritagliato all'interno dell'aula consiliare, il ruolo del Grillo Parlante, rappresentando la saggezza delle persone di buon senso, ma anche la stessa coscienza dell'esecutivo, la voce interiore dell'establishment stesso.

A tratti sembrava anche l'Emilio di Jean Jacques Rousseau ...l'uomo è naturalmente buono ed è la società che lo corrompe. Pacato, sereno come il cielo blu di Rino Gaetano. Quando tutti erano sull'orlo di una crisi di nervi, irrompeva lui, come Joe lo straniero (Clint Eastwood) nella favola cinematografica "Per un pugno di dollari" in sottofondo le note del flauto dolce spalleggiato dal flauto traverso e alternato alla tromba musica del leggendario Ennio Morricone, senza pistole nè poncho, stivali e speroni, cappello e sigaro e metteva tutto a posto.

E Rocco De Pietro, ma non era 'Rocco e i suoi fratelli'. Piuttosto sembrava Orfeo, con la lira in mano alla ricerca dell'amata Euridice morsa dal serpente, travolto dallo straziante dolore che la morte dell'amata aveva provocato. Incantava tutti, da Plutone a Persefone, da Cerbero a Caronte, alle sirene. Ignoriamo quali possano essere state le vere ragioni del suo divorzio dalla cordata di Meduri.

De Pietro e Natale Praticò  hanno combattutto, ma poi sono finiti a tappeto, come Orlando e Rinaldo i due paladini di re Carlo Magno al teatro delle marionette di Catania per i begli occhi di Angelica.

Domenico Salvatore

 

 

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