LA REDAZIONE DI DELIAPRESS AUGURA BUON NATALE A TUTTI

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23.12.2017     14:20 - 

Elio Cotronei release - 

 

    AUGURI DI BUON NATALE 

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           E    DALL' UTE-TEL-B            

 

Riportiamo una riflessione di un anno addietro  di Maria Drosi 

27.12.2016 23:32

 

 

La società attuale, caratterizzata dalle interazioni comunicative velocizzate, sembra non consentire spazi da riservare all’ascolto di se stessi. Voci altre, che raccontano storie di povertà dilagante, di stragi e di attentati, di disuguaglianze consumate, di odi ancestrali, di rancori viscerali, di logiche perverse, di infanzie negate, di donne violate.

LA COMETA CHE CONDUCE ALLA GROTTA E IN NOI

“Tremava una stella sulla strada di Betlemme”, quando l’attesa si compiva…

“Era inverno e soffiava il vento della steppa………………

Dalle rupi guardavano assonnati i pastori gli spazi della mezzanotte”.

Avanzava il mistero, avanzava la luce, avanzava il destino. Sul mondo. Perso e disperso.

E  “strana visione dei tempi venturi, lontano appariva tutto quello che in seguito avvenne.

Tutti i pensieri dei secoli, tutto il futuro” (B. Pasternak).

Non c’è spazio per le stelle ormai, nel copione di Natale.

Le luci rutilanti delle luminarie offuscano e sottraggono alla vista, il loro brillio arcano e lontano, nei cieli dello spazio. Ore di frenesia.

Il respiro affannato delle vie cittadine avanza, a fatica, intasato dallo shopping consueto e desueto, giunto al suo atto finale.

Annaspa.

Nelle contraddizioni di questo tempo. Nel varco, che non conduce alla grotta.

E’ l’angoscia di esistere, la noia del tempo che scorre.“Ho tanta stanchezza sulle spalle.

Lasciatemi così come una cosa posta in un angolo e dimenticata.

Qui non si sente altro che il caldo buono”.

Esprime così, Ungaretti, il suo Natale. La stanchezza della guerra, l’agognato ritorno al tepore dei sentimenti.

Guerra per tutte le guerre; anelito per i valori che contano. Nessuno si accorge del sasso gettato nel mare. Dei venti di guerra che continuano a soffiare. Dal deserto di un lembo della Terra, - là , dove Cristo ha deciso di nascere- si espandono, cicloni devastanti, e si abbattono sulle lande sconfinate del Pianeta.

E l’uomo, l’uomo ebbro, corroborato da luccichii e screziature multicolori, mercificato nel corpo e nello spirito, vive il plastico di una sceneggiata globale.

Dove la perdita di se stesso è la “parte “ comune dominante.

Dove la parola sembra aver smarrito il linguaggio dell’amore e il sussulto dei valori; straripante, com’è, di voci altre, che raccontano storie di povertà dilagante, di stragi e di attentati, di disuguaglianze consumate, di odi ancestrali, di rancori viscerali, di logiche perverse, di infanzie negate, di donne violate.

Realtà vicine e lontane, passate e presenti.

Il mondo e gli uomini  “perdettero la stella un giorno” – recitano i versi di Edmond Rostand -.

“Come si fa a perdere una stella? Forse “per averla a lungo fissata”

Ma “nello specchio di cielo’ uomo vide la stella d’oro che danzava in silenzio”, tracciando scie luminose sulla terra.

“ Chi ha la sapienza del cuore riesce a vedere tra i crepacci del presente il fiore che nasce e l’erba che cresce sotto il lastricato della civiltà” (F.Galeone).

E’ soltanto il fulgore della cometa che può sconfiggere i frantumi della meteora.

E nel fascio di luce riflette sconfitte e conquiste, scorie e scintille dell’universo mondo, inquieto e confuso, deluso e ansimante.

La società attuale, caratterizzata dalle interazioni comunicative velocizzate, sembra non consentire spazi da riservare all’ascolto di se stessi.

E delle emozioni, che possono pervenire soltanto dalla vita interiore, dal presepe che vive nel profondo dello spirito.

“Bisogna guardare sempre una stella per non dimenticare che esiste il cielo”: è la ricorrente esortazione di Carlo Maria Martini.

La notte si illumina. Per magia, per incanto o per grazia…

Natale “altro non è che fondere a distanza le nostre solitudini, stendere nella notte un ponte d’oro.  ……………

Sono qui col tuo dono che m’illumina di dieci stelle-lune, guidandomi per mano, dove vibra un riverbero di fuochi e di lanterne……………e la mia fede in te, bianca cometa” … (M.L.Spaziani).

Oltre ogni esaltazione poetica, oltre ogni liturgia, è storia, il Natale, che ritorna, ciclico nei secoli, attuale nell’eternità.

Nel Libro dell’Evangelista Luca (v.2-7), è scritto: “E Maria diede alla luce un bimbo.

Lo avvolse in fasce e lo mise a dormire nella mangiatoia”.

Non c’erano finte capanne, nel primo presepe. Il bue e l’asinello erano veri.

Anche i pastori erano autentici. E persino il bambino era vivente.

Deposto nella paglia, cullato dalla sua mamma, vegliato da Giuseppe.

L’aria intorno vibrava di sensazioni celesti, mentre la luce vivida di una stella illuminava la notte.

I Magi seguirono, pensosi e chini, la via della stella. Che splende ancora sui duemila anni e più, sulla coinvolgente storia cristiana, sovrastando il mito e la favola intrecciati all’ostinato razionalismo illuminista.

Tre, quattromila anni prima della nascita di Cristo, nei meandri dell’antenato Homo Sapiens, veniva celebrato il rito del solstizio d’inverno.

La “Festa del “Sol invictus” , dell’epoca pagana imperiale, indicata il 25 dicembre nel calendario di Cesare.

E nell’antichissima India, dove vide la nascita il solstizio, 

chiamata “Pritrijana”, “via della generazione”.

Forse nella lucida sapiente saggezza indiana, la soluzione dell’Eterno.

Sembrava interminabile la notte. Ed era bianca. Di vuoto. Di nulla.

Ed era silenziosa. Finchè non giunse la stella a rischiararla e renderla radiosa.

“Stille nact”, “Astro del ciel”: le note di Gruber si diffondono nell’etere. Infrangendo buio e silenzio, esautorando l’attesa. Dai primordiali secoli, all’eternità.

Il Cristo -Sole che turba e disturba, travolge e sconvolge. Schemi. Filosofie. Liturgie.

“ Così si compie l’attesa”, scrive Pascal. Perché “Cristo è il fine di tutto e il centro di tutto. Chi lo conosce, conosce la ragione di tutte le cose”.

Verità e mistero, pensosità e gioia: sintesi di pace. Ben rappresentata dall’usuale iconografia e dal linguaggio mediato dell’arte figurativa.

Quale, una per tutte, la “Natività mistica” del Botticelli.

Il Presepe, l’immaginario che dà concretezza alla gioia fantasiosa infantile; ali, alla capacità di sognare degli adulti. Riproposto e rinnovato ogni anno, quando il ritmo periodico del tempo liturgico segna l’Avvento.

Sulle pagine di pergamena di un antico manoscritto è indicata l’origine del Presepe.

Vi sono segnati luogo e tempo: la notte del 25 dicembre del 1223; a Greggio, nell’ombrosa valle di Rieti.

Vi si racconta che fu frate Francesco  ad inventarlo. E vi si legge, anche, che egli fece suo il dettato delle Sacre Scritture.

Ad esso si ispira la Letteratura, prodotta secondo  differenziate categorie espressive, tutte correlate ai canoni della tradizione.

Intensa di significati e di suggestioni, la descrizione di Corrado Alvaro in “Gente in Aspromonte”: “Il Presepe ha l’aspetto di un paesaggio calabrese.

Dalle valli sbucano fiumi, le montagne sono ripide e selvagge. Su tutto pende il bel giallo dell’arancio come un frutto favoloso.

 

Il figurinaio che ha fatto i pastori sa che i ragazzi si fermeranno a guardare una per una le figurine.

Perciò, meno che Erode, tutti i pastori somigliano a persone conosciute. Sembra un paese vero.

I Re Magi spuntano dall’alto della montagna coi moretti che guidano i cavalli.

La stella splende sulla grotta e gli angeli vi danzano sopra leggeri e celesti come i pensierini dei bambini e degli uomini in questi giorni”.

Erich From  la chiama “Stella della redenzione”, la “derech”, in ebraico, cioè “la salvezza”.

“La terra arida esulti e fiorisca la steppa” (Is.35,1-2).

E’ messaggio di speranza e di gioia. E’ messaggio d’amore.

“Lo Spirito - scrive Charles Dickens nel suo “Canto di Natale” - “invase Scrooge  e lo trasportò [….] - benché in tempi diversi e le visioni non erano ordinate ed apparivano tutte nel futuro – nelle vie frequentate dagli uomini [….].

Non si fermava lo Spirito, correva , correva diritto alla meta designata.

Calava fitta la notte e cadea fitta la neve ….[….]

Quando brillò una luce alla finestrella di una capanna e subito andarono verso di quella”.

Lo Spirito parlò: “Vivrò nel passato, nel presente e nel futuro! Il cielo e il Natale siano lodati!”.

 

Niente nebbia, niente nuvole. Un sole d’oro, un cielo da paradiso, un allegro  scampanio Buon Natale agli anziani, che sia luminoso il loro tempo ; ai giovani, perché non cedano alla violenza e all’evasione; ai bambini senza amore; a chi è solo e deluso; alle vittime di tutti i tempi.

Non è più notte. Se mai fu notte.

Una Stella cometa , oggi e sempre , insegna agli uomini i suoi “precetti d’amore”.

Maria Drosi                                                      



 

 

Maggiori informazioni http://www.deliapress.it/news/ma-natale-e-ancora-la-festa-della-famiglia-ce-posto-per-il-linguaggio-dell-amore-e-il-sussulto-dei-valori-una-riflessione-dellintellettuale-maria-drosi/

 

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