Condofuri - Salvatore Mafrici: Sugli Scioglimenti dei Consigli Comunali per infiltrazioni mafiose.

Condofuri - Salvatore Mafrici: Sugli Scioglimenti dei Consigli Comunali per infiltrazioni mafiose.

7.12.2017  9:40 - 

di Francesca Martino - 

 

Io non ho firmato il documento di richiesta incontro al Ministro degli Interni, Sen. Marco Minniti, sul tema degli Scioglimenti e ritengo doveroso spiegare le motivazioni della mia posizione.

Ritengo il dibattito sul tema degli Scioglimenti per infiltrazioni mafiose dei Consigli Comunali per un verso utile, ma per altro verso ( e per certi toni) del tutto strumentale, demagogico e, peggio ancora, spesso fuorviante. Pare, infatti, a sentire alcuni commenti, che il problema unico su cui confrontarsi sia oggi divenuto lo strumento legislativo (che va certamente rivisto) e non invece ( e non più) la capacità, sempre attuale e continua, con cui le organizzazioni criminali si infiltrano nelle Pubbliche Amministrazioni. Questo a mio avviso è il tema!

Innanzitutto, occorre ricordare e ricordarci cosa prevede il "tanto vituperato" art. 143 del TUEL, introdotto nel 1991, ovvero: 

"(...)i Consigli Comunali sono sciolti quando emergono concreti, univoci e rilevanti elementi su collegamenti diretti o indiretti con la criminalità organizzata di tipo mafioso o similare degli Amministratori ovvero su forme di condizionamento degli stessi tali da determinare un'alterazione del procedimento di formazione della volontà degli organi elettivi ed amministrativi e da compromettere il buon andamento o l'imparzialità delle Amministrazioni, nonché il regolare funzionamento dei servizi ad esse affidati (...)". Ancora poi al comma successivo dello stesso art. 143 TUEL vi sono espliciti riferimenti anche a Segretari Comunali, Direttori Generali, Dirigenti e Dipendenti dell'Ente Locale, che devono essere sottoposti alle verifiche del caso durante tutta la fase dell'accesso agli atti che, ai fini di cui sopra, viene inviato dal Prefetto competente per territorio. Già le suddette previsioni normative, lette ed interpretate anche alla luce delle numerose sentenze degli organi amministrativi (TAR e Consiglio di Stato) emesse a seguito dei ricorsi di opposizione agli Scioglimenti, esprimono con chiarezza la ratio politico-amministrativa che ha portato il Legislatore ad introdurre un tale strumento: impedire alle mafie di infiltrarsi nella P.A. così facendo gli interessi dei "pochi" piuttosto che quelli della Comunità intera, restando su un livello esclusivamente amministrativo e non penale. Ad essere "sciolto", così come in gergo ormai si usa dire, non è un Sindaco, ne' un singolo Assessore o meno che mai un singolo Consigliere Comunale, ma l'intero Consiglio Comunale, quale organismo collegiale rappresentativo ai massimi livelli della democrazia partecipativa di un Comune, ed esso viene sciolto quando "le vicende che costituiscono il presupposto del provvedimento di scioglimento vengono però considerate nel loro insieme e non atomisticamente, risultando idonee a delineare, con una ragionevole ricostruzione, il quadro complessivo del condizionamento mafioso (...) - Consiglio di Stato, n. 3170 del 28 giugno 2017". Vogliamo forse fare credere o, peggio ancora, autoconvincerci che le mafie nei nostri territori, direttamente e/o indirettamente, ancora oggi non cerchino di infiltrarsi, minando le fondamenta stesse della nostra democrazia (appunto i nostri Comuni!) e spesso purtroppo ancora oggi ci riescono?! Questo è il mio pensiero. La mia presa di posizione, quindi, è esclusivamente volta a tutelare il nostro territorio, i cittadini onesti e laboriosi che rappresentiamo e lo abitano, nonché il nostro operato di Amministratori responsabili ed illuminati. L'invito che rivolgo è di affrontare la questione ( sicuramente spinosa)da un altro punto di vista: tale strumento, così com'è, ha risolto il problema? Chiaro che no! Ed ecco che al Ministro degli Interni bisogna chiedere di portare all'attenzione del Parlamento le diverse proposte di modifica che vanno nella direzione di rendere più trasparenti i criteri in base ai quali viene deciso l'invio della Commissione di accesso; la possibilità di introdurre un "accesso c.d. positivo", nel senso di inviarlo anche a supporto di Sindaci ed Amministratori che stanno operando nell'interesse della collettività; rendere più efficace poi la fase del Commissariamento Straordinario; introdurre un Albo apposito dei Commissari che possa contare diverse figure specializzate e di comprovata esperienza nel settore; anche dopo il periodo del Commissariamento, bisogna consentire ai Comuni usciti dalla gestione straordinaria il rafforzamento degli Uffici per i Procedimenti disciplinari, anche attraverso la gestione associata obbligatoria; rafforzamento della dotazione organica, specie con Segretari Comunali e Dirigenti/Responsabili a tempo pieno, anche in deroga ai vincoli previsti oggi dalle norme in materia di assunzioni; misure di sostegno economico-finanziario straordinarie ed altre ancora che sono state già elaborate dal Governo stesso, dalla Commissione Parlamentare Antimafia e da Associazioni nazionali impegnate da sempre sul tema come Avviso Pubblico.

Ecco perché io non ho firmato quel documento, pur rispettando e comprendendo anche le ragioni dei colleghi Sindaci che, invece, hanno deciso di sottoscriverlo.

Ritengo, però, con molta umiltà, di suggerire loro che, con i livelli istituzionali più alti, dovremmo smetterla di "fare le vittime" e, su questi temi (come per altri, vedi ad esempio quello della Sanità), dovremmo finalmente assumere fino in fondo il ruolo e le responsabilità che ci competono.

 

 

Salvatore Mafrici 

(Sindaco di Condofuri e Consigliere Metropolitano Città di Reggio Calabria)

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