CATANZARO, I LABORATORI DI CATERINA DE JULIANIS/E’ la Chiesa del Monte dei Morti e della Misericordia il luogo scelto “

CATANZARO, I LABORATORI DI CATERINA DE JULIANIS/E’ la Chiesa del Monte dei Morti e della Misericordia il luogo scelto “

30 dicembre 2017     11:39 - 

di Maria Drosi - 



Un restauro urgente, perché “la meraviglia non abbia fine”


E’ la Chiesa del Monte dei Morti e della Misericordia il luogo scelto “ per la presentazione dei
laboratori di restauro di quattro scarabattoli e un Ecce Homo di Caterina De Julianis “.
Così si legge nella gigantografia-manifesto, dove spiccano , per importanza, dignità e grandezza,
il titolo e il sottotitolo, sintetizzanti il vasto ed ambizioso progetto, voluto dal FAI (Fondo per
l’Ambiente Italiano di Catanzaro ), in concerto con CONCENTRICA e la disponibilità
dell’Arcivescovo, Mons. Vincenzo Bertolone.

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“Restauriamo i tesori dell’Arcidiocesi di Catanzaro-Squillace”.
Un’iniziativa, prima nel suo genere in provincia di Catanzaro e in Calabria, a largo respiro
d’intenti: la scoperta e la conoscenza dei “tesori” artistici sconosciuti, dimenticati o mal
custoditi; il loro recupero; la loro fruizione .

La location per la presentazione ufficiale, è risalente al 1400, con destinazioni d’uso diverse nel
corso della storia; trasformata, per ultimo, in chiesa e consacrata luogo di culto nel 1739; corpo
unico con l’annessa struttura conventuale, appartenente all’Ordine gesuita e successivamente
affidata ai Padri cappuccini francescani, ancora oggi attivi. La sua  linea architettonica è
“splendido esempio” di stile tardo Barocco. Le luci e le ombre, al suo interno, il surreale
silenzio, esaltano la sacralità dell’essenza e diffondono note di intensa assorbente spiritualità .
Ma l’evento canalizza l’attenzione ad un personaggio, una “donna dell’arte”: Caterina De Julianis,
pittrice e valente ceroplasta di figure policrome. L’Artista era nata , presumibilmente nel 1670, a
Napoli, dove maturò la sua vocazione artistica, ispirata, e fedele, ai canoni della tradizione
napoletana dei modellatori della cera, fecondi  nella prima metà del sec. XVII.
Della produzione artistica di Caterina De Julianis, quattro opere sono presenti nella storica
Basilica dell’Immacolata, ubicata nel cuore della città di Catanzaro.  Appese  alle pareti delle
navate laterali, nella penombra della Cattedrale; sopravvisute al logorio demolitore del tempo e
alle calamità naturali della storia; ignorate dai più; oscurate dall’incuria umana.

I plastici, rappresentano “Due episodi della vita di Cristo neonato”, l’ “Adorazione dei pastori”,
l“Andata al sepolcro di Cristo morto” e il “Memento mori”. Si tratta di “cere , tra le più famose
d’Europa” - a giudizio di tanti esperti e famosi critici d’arte – che impreziosiscono il patrimonio
storico-artistico della città calabrese. Opere di ineffabile dolcezza e poesia, di naturale
bellezza e di forte tensione espressiva, di cui fu esplicito estimatore anche Benedetto Croce.
Ora, è attesa dell’avvio del Progetto . Un’azione benemerita ed urgente, perché le opere di
Caterina De Julianis, la donna artista delle cere, ora non aspettano più tempo.

Ora, scrive Vittorio Sgarbi, “chiedono ammirazione e di essere rivelate. Ora, “ chiedono, di continuare a
vivere. Perché la meraviglia non abbia fine”.     

                  Maria Drosi                                

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