Uno scherzo di Carnevale

12.02.2016 09:24
La capra bollita   e lo scherzo di Carnevale .
 
Dopo avere effettuato un sopralluogo all’azienda agricola zootecnica di massaru 
 
Bastianu , sita in pieno Aspromonte tra  Ghorio di Roghudi e i campi di Bova,  dopo 
 
avere accertato e verbalizzato la consistenza aziendale,  massaru Bastianu , con fare 
 
ossequioso , mi disse  se avrei gradito un invito per mangiare una sua specialità : la 
 
capra bollita, ed aggiunse che avrei potuto portare con me gli amici che volevo.
 
Cos’ ì una mattina, insieme ad altri quattro amici , a bordo di una panda 4x4   
 
abbiamo raggiunto lo “chalet “ di montagna di massaru Bastianu , quattro pareti  in 
 
pietra naturale , una finestrella per l’aria , il pavimento in cemento grezzo  ed 
 
accanto  u “ jazzu “ nel quale erano richiuse le capre e i montoni ( che si battevano a 
 
cornate micidiali  )  e le pecore ; quasi attaccato vi era un  ambiente più piccolo dove 
 
era situato  “ u focularu “ e tutti gli attrezzi  necessari per fare la ricotta , i formaggi 
 
e cucinare specialità montanare e tradizionali dell’area grecanica .
 
    Il fuoco era già accesso e “ i brasi “ di legno di quercia erano roventi   e il 
 
pentolone già pronto per mettere la carne selezionata di capra , circa 10 kg. netti       
 
( massaru Bastianu aveva scelto di sacrificare il migliore “ castrato “ )   e tutti    i 
 
tantissimi   “  consi “  e le spezie necessarie per un mangiare  unico e prelibato . 
 
Ad un certo punto l’imprevisto , due amici della compagnia , i fratelli Roccu e 
 
‘Ntoni ( i fatti sono realmente accaduti ma i nomi sono di fantasia in quanto 
 
qualcuno  , ahimè  , non è più con noi ) si fecero avanti chiedendo il permesso di 
 
dedicarsi loro a  bollire la capra in quanto erano degli esperti avendolo fatto più 
 
volte . 
 
Massaru Bastianu a malincuore ,ma per senso di ospitalità , diede il suo 
 
assenso  e cos’ ì i due fratelli, forchettone e cucchiaio di legno in mano ,  presero 
 
possesso del pentolone  che cominciava a bollire e il profumo della carne   faceva 
 
girare  la testa e  apriva tutti  i sette sensi  . 
 
Noi , insieme a massaru Bastianu ,  eravamo seduti nella  costruzione accanto 
 
e mentre “ spizziculiavamu  livi grossa  pigghiata  ‘nta quartara , mulingiani , 
 
pumadora e pipi sutt ‘ogghiu  e suttacitu , assaggiandu a  lestopitta e ‘mbivendu    
 
vinu i Petrapinnata “  vedevamo le facce dei due fratelli ogni tanto spuntare con un 
 
fare sempre più strano e soddisfatto “ panza china fa cantari “ .
 
Ad un certo punto mi alzai, insospettito , e andai nell’altro locale e mi avvicinai   
 
al pentolone impaziente  di vedere “a crapa  bugghiuta “  pronta da mangiare  , ma  
 
con mia somma , incresciosa ed amara  sorpresa dovetti constatare che  il pentole 
 
era vuoto ed i due fratelli spariti . 
 
Era successo che i due fratelli , famosi buongustai e di ottimo appetito  , 
 
assaggiando assaggiando  si erano “ futtuta “ tutta la carne e le ossa buttati ai cani  
 
nella vallata sottostante   . 
 
Dopo qualche giorno ci incontrammo al solito accogliente bar ritrovo di Via 
 
Madonnuzza a Melito e c’era pure massaru Bastianu che vedendo i due fratelli  gli si 
 
stava avventando addosso frenato a stento da tutti noi che avevamo smaltito la 
 
rabbia , ma Ntoni e Roccu  prendendolo a forza  sottobraccio gli  dissero in coro :       
 
“  ma  cumpari  massuru Bastianu , non vali a pena mi ‘ndi nimicamu  , pot‘essiri 
 
mai  chi cu vui mancu nu scherzu i carnalavari si poti fari “ .  
 
Mimmo Musolino
 
Melito P.S. 10/02/2016

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