Striscia la notizia del serial calcio scandali e calcio scommesse ad libitum

28.01.2016 09:27

Che tourbillon! L’inchiesta sulle scommesse pilotate, della Procura di Catanzaro, stavolta su serie D, serie B e Lega Pro. Due anni fa, grazie a un’indagine congiunta svolta dalle polizie di tredici paesi d’Europa, era stata scoperta una vasta rete criminale impegnata nel truccare partite di calcio: 425 tra arbitri, guardalinee, dirigenti di club e giocatori erano stati accusati di aver falsato quasi 400 partite, pure nell’inflessibile Germania.  In Italia, per smuovere appetiti e interessare la ’ndrangheta, sempre molto attenta al mondo del pallone. Fino   alla Fifa dell’eterno Joseph Blatter campione di favori e tangenti. Come dimostrano i clamorosi arresti di quel mercoledì famoso, a Zurigo. Blatter contro Uefa e Usa: "Perdono ma non dimentico". Per l’Fbi da vent’anni i vertici del calcio mondiale prendono mazzette per assegnare mondiali e diritti tv. La “zika” continua a pungere, ma non si vedono gli effetti

CALCIO SCANDALO A GO-GO, UNO TIRA L’ALTRO, MA IL PALLONE NON SI SGONFIA?

Domenico Salvatore

Che full immersion! Che titoli!...”Mani Pulite, toghe sporche, piedi ‘malati’,  piedi puliti, (ai delle inchieste di Antonio Di Pietro, ma anche di Francesco Saverio Borrelli),‘teste di legno’, nasi di Pinocchio, politici marci, partiti venduti, giocatori comprati”. Che fine ha fatto la legge anti-corruzione? E la legge sugli stadi? A volte ritornano…Tangentopoli, calciopoli, calciomania, calciofobia, calciopatia pallonopoli, scommessopoli, stipendiopoli, ingaggiopoli…Calcioscommesse, calcioscandali ; la trasformazione delle società calcistiche in s.p.a. con fini di lucro. Lo sport preferito dagl’Italiani tra giornali, internet, social network, scommesse, partite e commenti, ma per tanti, troppi fattori, accomunati dal business legato al calcio. L’Italia è una Repubblica affondata sul pallone? Presidenti FIGC, poco amati, come Matarrese, Carraro, Tavecchio.

 

Gli scandali, si ripetono con imbarazzante frequenza dalla fine degli anni 70 e si ripercuotono come boomerang sul “sistema pallonaro”. Anni indimenticabili, con due titoli mondiali conquistati in Spagna e Germania (1982 e 2006). Anni indelebili, in cui l’enorme quantità di danaro liquido circolante e i pochi controlli favorirono corruzione e concussione; ed anche i bilanci delle società calcistiche non erano limpidi e trasparenti, con pagamenti che avvenivano non proprio alla luce del sole. Ma poi, il consumismo sfrenato e danari a iosa,  sino all’avvento di Tangentopoli, che coinvolse i partiti di maggioranza dell’epoca e tutta l’imprenditoria italiana, smascherando corrotti, collusi e un sistema politico ed economico sfacciato e finito per implodere. Patron, che menavano la danza del calcio spettacolo, in quegli anni di Maradona, Platini, Gullit. Van Basten. Eccoli, Berlusconi, Cragnotti, Tanzi, Sensi, Ferlaino, Moratti ecc.. Vincevano a mani basse, tutto quello che ci fosse da vincere…campionati, Coppa Uefa, Coppa delle Coppe, Coppe dei Campioni, Coppe Intercontinentali, Supercoppa Italia, Europa, mondiale; tornei, trofei, memorial, serali notturni e festivi. Ci si chiede, se sia stato Luciano Moggi a inquinare il calcio, o se i vizi antichi e profondi del Belpaese, ne sono stati, brodo di coltura. Giunto fino in Cassazione, il sistema Moggi è stato confermato per ciò che fosse, compravendita di arbitri e partite, ma il suo ideatore è stato salvato dalla prescrizione.

La legalizzazione delle scommesse e la diffusione a livello mondiale del perfido gioco, è sfociata in un altro scandalo, quello del Calcioscommesse. Tutti sapevano, nessuno parlava.

E’ vero o falso che magistratura e stampa di fatto pilotino questi scandali sui mass media, e questo anche grazie ai giornali che vengono messi al corrente di anticipazioni e verbali di interrogatorio che dovrebbero essere secretati? Soldi e mega interessi, quindi, di varia natura che girano tra Presidenti, dirigenti, calciatori, procuratori, agenti vari, televisioni, sponsor, merchandaising, impiegati in settori di ogni genere e tipo. E non solo.

Nella speciale classifica stilata da Sportradar, società esperta nel monitoraggio delle quote e dei flussi di gioco, siamo meno corrotti solo dell’Albania. L’indagine è stata compiuta su oltre 400 bookmaker internazionali.”.

Negli ultimi due anni e mezzo, dice il report, sarebbero 70 le partite manipolate in Serie A, Serie B e Lega Pro, per un totale di sei campionati. Per la precisione gli incontri truccati sarebbero stati 20 in serie A, 36 in B e 14 in Legapro.

Un dato che proietta l’Italia alle spalle dell’Albania, che si pone al comando della classifica delle frodi con 97 segnalazioni, e davanti alla Moldova, con 66. Ma nella top ten della corruzione troviamo anche l’ Estonia (46), Grecia (45), Russia (42), Macedonia (37), Bulgaria (35) e, infine, Lettonia e Lituania a pari merito con 31 incontri manipolati. In coda alla classifica, fonte www.tuttosport.com, il Belgio, con una sola segnalazione, davanti a Olanda e Francia a quota due. Il campione esaminato da Sportradar comprende 143.472 partite esaminate su 596 diversi campionati e tornei: un numero enorme di eventi, 798 dei quali sono risultati manipolati, ovvero “solo” lo 0,56% sul totale delle partite. Un freno a tanto sfasciume?

Dapprima l’operazione Dirty Soccer del 21 maggio 2015…

LA LISTA DEI NOMI - Questi i nomi dei 50 fermati: CICCARONE Antonio (Direttore Sportivo del Neapolis); MOXEDANO Mario (Presidente del Neapolis); MOLINO Francesco (Direttore Sportivo del Comprensorio Montalto Uffugo); PALERMO Antonio (Dirigente del Comprensorio Montalto Uffugo); MOXEDANO Raffaele (figlio di Mario e calciatore del Neapolis); IZZO Pasquale Calciatore della Puteolana); MARZOCCHI Emanuele (Calciatore della Puteolana); ASTARITA Salvatore (ex calciatore dell'Akragas); DALENO Savino (ex calciatore e consulente di mercato del Brindisi); FLORA Antonio (Presidente del Brindisi); FLORA Giorgio (Vice Presidente del Brindisi); MORISCO Vito (Direttore Generale del Brindisi); DI NICOLA Ercole (Direttore Sportivo de L'Aquila); NUCIFORA Vincenzo (ex Direttore Sportivo della Torres); DI LAURO Fabio (ex calciatore e imprenditore); BRDANIN Aleksander (finanziatore dicombines); MILOSAVLJEVIC Uros (finanziatore dicombines); JOVICIC Milan (finanziatore dicombines); CIARDI Daniele (magazziniere del Santarcangelo calcio); MALVISI Enrico (Imprenditore, scommettitore); GUIDONE Marco (calciatore Santarcangelo); OBENG Francis (calciatore Santarcangelo); TRAORE' Mohamed Lamine (calciatore Santarcangelo); RIDOLFI Giacomo (calciatore Santarcangelo); ULIZIO Mauro (ex Direttore Generale del Monza calcio ed ex socio, occulto, e Direttore Generale "di fatto" del Pro Patria); CARLUCCIO Massimiliano (socio occulto e dirigente "di fatto" del Pro Patria); SOLAZZO Marcello (uomo di fiducia di CARLUCCIO Massimiliano); ULIZIO Andrea (figlio di Mauro, calciatore del San Marino ed ex del Pro Patria); TIMOSENCO Ala (legata a Fabio DI LAURO e intermediaria/traduttrice con i serbi); ARUCI Erikson (collaboratore di Fabio DI LAURO e legato ad Andrea ULIZIO); GEROLINO Adolfo (ex calciatore del Pro Patria); MELILLO Vincenzo (calciatore del Pro Patria); TOSI Marco (ex allenatore del Pro Patria); BENINI Stefano (uomo di fiducia di CARLUCCIO); SCARNA' Alberto (Sovrintendente della Polizia di Stato e uomo di fiducia di Fabio DI LAURO); PAGNIELLO Maurizio Antonio detto "Morris" (ex calciatore, ex Presidente del Trento 1921); DAN Ioana Delia detta "Bianca" (interprete al servizio di ULIZIO Mauro); PIETANZA Raffaele (uomo di fiducia di CARLUCCIO e SOLAZZO); DE PALMA Diego (imprenditore, co-finanziatore dicombines e uomo di fiducia di Fabio DI LAURO); POGGI Raffaele (co-finanziatore dicombines; uomo di fiducia di Enrico MALVISI); NERJAKU Edmond (imprenditore, finanziatore di combines e scommettitore); CALIFANO Gianni (Direttore Sportivo del Monza); CALIFANO Bruno (padre di CALIFANO Gianni); CENNI Massimo, CORDA Ninni (Allenatore del Barletta calcio); MAGLIA Fabrizio (Direttore Sportivo della Vigor Lamezia); BELLINI Felice (ex direttore sportivo del Gudja United Malta e attuale dirigente responsabile marketing della Vigor Lamezia); FARRUGIA Robert (finanziatore di combines); FARRUGIA Adrian (finanziatore di combines); LA FERLA Sebastiano (uomo di fiducia di BELLINI Felice).

Rodolfo Ruperti,il dirigente della Squadra Mobile della Questura di Catanzaro, ha parlato a Radio 24 dell'inchiesta che la Polizia di Stato, ha fatto partire questa mattina con le sue indagini a tappeto in territorio nazionale e internazionale. «Un elemento sicuramente caratterizzante è il fatto che noi siamo arrivati a questa inchiesta partendo da un boss dell’ndrangheta, Pietro Iannazzo, e seguendo lui, abbiamo ricostruito una prima associazione a delinquere che aveva come finalità quella di favorire le vittorie del Neapolis e poi anche successivamente del Brindisi e poi di altre squadre nei campionati di calcio di Serie D. Gli adepti di questa cosca lucravano sulle scommesse che si potevano effettuare su alcuni palinsesti sportivi su queste partite poi truccate. Successivamente l’indagine si è sviluppata seguendo sempre un altro calabrese, il quale attraverso dei finanziatori, a volte anche stranieri, in particolare Serbi in alcuni casi anche maltesi ed albanesi, alteravano diverse, anzi numerose partite del campionato di Lega pro. Questa organizzazione a delinquere provava ad alterare tutto quello che poteva. Nell’inchiesta sono emerse anche scommesse su partite di serie A cinese e sul basket serbo».

Il business della 'Ndrangheta, fonte Ansa,(21 maggio 2015) su combine e promozioni. Una nuova violenta bufera scuote l'Italia del pallone stavolta in Lega Pro e Serie D con sospetti sulla Serie B. E c'è odore di mafia. La Polizia ha eseguito decine di fermi in tutta Italia nell'ambito dell'inchiesta denominata 'Dirty Soccer' : coinvolti calciatori, dirigenti e presidenti di club.

L'inchiesta è coordinata dalla Dda di Catanzaro e e dallo Sco di Roma. L'accusa è di associazione a delinquere finalizzata alla frode sportiva. Sono 50 i fermi, oltre 70 gli indagati. Oltre 30 le squadre coinvolte.  

E' Salernitana-Messina del 21 dicembre scorso una delle cinque nuove partite al centro degli approfondimenti della squadra mobile di Catanzaro nell'ambito dell'inchiesta della Dda sul calcioscommesse che ha portato al fermo di 50 persone.

Della gara avrebbero parlato, intercettati, alcuni dei fermati che la davano come combinata. Gli approfondimenti sono volti ad accertare la veridicità di quanto captato ed eventuali responsabilità. Il Messina è una delle nuove squadre su cui sono in corso accertamenti.

Sono 8 le società su cui sono in corso approfondimenti da parte della squadra mobile di Catanzaro e dello Sco in relazione al calcioscommesse, rispetto a quelle emerse con il fermo di 50 persone.

Oltre a Salernitana, Benevento e Ascoli, ulteriori accertamenti riguardano Reggina, Messina, Renate, Torres, Viterbese e Nuorese - le ultime due di serie D, le altre Lega Pro - in relazione alle gare: Salernitana-Messina, Ascoli-Santarcangelo, Reggina-Benevento, Renate-Torres e Viterbese-Nuorese giocate tra novembre e gennaio scorsi.

Il risultato di 0-4 nella partita Pomigliano-Brindisi del 14 dicembre 2014 sarebbe stato pagato dalla squadra pugliese 12mila euro. Ad ammetterlo dinanzi al gip di Bari Francesco Agnino è stato oggi il dirigente tecnico del Brindisi Calcio, Vito Morisco, in carcere da due giorni nell'ambito dell'indagine della Dda di Catanzaro sul calcioscommesse. Dopo l'udienza di convalida del fermo, il giudice ha concesso i domiciliari a Morisco, all'ex presidente del Brindisi e a suo figlio, Antonio e Giorgio Flora.

Calcioscommesse: coinvolti presidenti e calciatori, tutti i nomi

I poliziotti del Servizio centrale operativo e della squadra mobile di Catanzaro stanno operando nelle province di Catanzaro, Cosenza, Reggio Calabria, Bari, Napoli, Milano, Salerno, Avellino, Benevento, L'Aquila, Ascoli, Monza, Vicenza, Rimini, Forlì, Ravenna, Cesena, Livorno, Pisa, Genova e Savona.

Calcioscommesse, ecco le 28 partite truccate

Ad alcuni indagati vengono contestate le aggravanti mafiose e transnazionali. L'inchiesta ha preso il via grazie alle intercettazioni di Pietro Iannazzo, ritenuto elemento di vertice dell'omonima cosca che opera a Lamezia Terme, arrestato giovedì scorso in una operazione della polizia contro la 'ndrina. Quella degli Iannazzo, secondo i magistrati della Direzione distrettuale antimafia, è una cosca "d'elite della mafia imprenditrice" dedita agli affari, ma anche capace di scatenare una guerra con altre consorterie per mantenere il proprio predominio sul territorio.

Nel corso dell'operazione condotta la settimana scorsa da squadra mobile di Catanzaro, Sco, Dia e Guardia di finanza, sono state una quarantina le persone arrestate, tra le quali alcuni imprenditori. E' stato captando alcune conversazioni di Pietro Iannazzo nel corso di quella indagine che gli investigatori hanno saputo delle combine su varie partite dei campionati di Lega Pro e Cnd per alterare i risultati al fine di ottenere vincite cospicue con le scommesse.

Calcioscommesse: indagato, ogni settimana in B ne fanno una

Pm, due gruppi criminali finanziati estero - "Due gruppi criminali organizzati, tra loro distinti, ma aventi un trait d'union soggettivo, dediti ad architettare frodi sportive, 'combinando' incontri di calcio del campionato dilettantistico e dei tornei professionistici". E' quanto ha portato alla luce l'inchiesta coordinata dalla Dda di Catanzaro e condotta da squadra mobile e Sco secondo quanto scrive il pm titolare delle indagini, Elio Romano, nel decreto di fermo eseguito oggi nei confronti di 50 persone. Un'organizzazione, prosegue il pm, "alimentata anche dal denaro che proviene dai 'signori' delle scommesse e cioè personaggi, di cui alcuni ancora non identificati, che vivono in Asia (Kazakistan), nell'est d'Europa (Serbia e Slovenia) ed in Russia e che, comunque, in Italia hanno la loro longa manus nel gruppo criminale.

Attraverso la mediazione di dirigenti sportivi disonesti e avventurieri in cerca di facili profitti, i finanziatori stranieri irrorano le casse delle organizzazioni criminali oggetto d'indagine fornendo denaro ai criminali 'nostrani', che lo usano in primis per 'corrompere' i calciatori in modo da avere partite combinate su cui scommettere e realizzare ingenti guadagni, sempre senza l'alea propria della scommessa (fatti salvi i casi in cui - per una sorta di perfida nemesi del Dio del Calcio - la combine 'salta', con tutte le conseguenze del caso, generando poi ulteriore attività criminale - a base violenta stavolta - come emerge dai capi di imputazione dedicati alle estorsioni e al sequestro di persona a scopo di estorsione)".

L'inchiesta, scrive ancora il pm, ha permesso di far emergere "la parte marcia del mondo del 'pallone' della LND e della Lega PRO, che è poi quello più visceralmente legato alla 'provincia' italiana".

Direttore Sco Cortese:partiti da indagini 'ndrangheta VIDEO

Fermato allenatore Barletta  - L'allenatore del Barletta (Lega Pro), Ninni Corda, è stato fermato nell'ambito della inchiesta sul calcioscommesse della Procura di Catanzaro. Corda, 40enne originario di Nuoro, è arrivato sulla panchina barlettana a metà del girone di ritorno. Su nove partite, giocate dalla squadra che Corda ha allenato, tre, secondo la Dda di Catanzaro, sarebbero quelle incriminate (Barletta-Catanzaro, 1-1; Aversa-Barletta, 0-1; Barletta-Vigor Lamezia, 3-3).

Calcioscommesse: in Puglia 7 partite truccate e 12 indagati

Due perquisizioni e un arresto a Genova  -Tocca anche Genova l'inchiesta 'Dirty soccer' della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro. Agenti della squadra mobile genovese hanno perquisito l'abitazione di Giuseppe Perpignano, imprenditore di 49 anni, attualmente presidente del Barletta Calcio ed ex presidente del Bogliasco e poi del "Rapallo Bogliasco" società di serie D e Massimiliano Solidoro, 42 anni, ex giocatore dilettante e collaboratore tecnico del Savona. I due sono accusati di frode sportiva. La squadra mobile ha arrestato anche un calciatore ghanese del Santarcangelo, club della provincia di Rimini del Girone B di Lega Pro. Il calciatore si trovava a Genova per motivi personali e qui è stato fermato.

Boss cosca aveva rapporti con presidenti  - Pietro Iannazzo, il presunto boss dell'omonima cosca intratteneva rapporti con presidenti di società di calcio per alterare i risultati. E' quanto emerso dall'inchiesta "Dirty soccer" condotta dalla polizia di Stato e coordinata dalla Dda di Catanzaro. E' proprio intercettando alcuni colloqui di Iannazzo che gli investigatori hanno ricostruito il giro di calcioscommesse.”

Ed ora, l’operazione “Fuorigioco” (26 gennaio 2016). “Per il calcio italiano non c'è pace. L'operazione 'Fuorigioco' della Procura di Napoli che accusa di presunti reali fiscali 64 fra dirigenti e calciatori, e 35 club di serie A e B, è l'ultimo scandalo che coinvolge il campionato più bello del mondo. Per ora è presunto, si vedrà poi se ci fu vero illecito fiscale. Intanto è materia per nuove polemiche.

Il calcio dunque torna periodicamente in prima pagina per vicende poco sportive. Non è passato nemmeno un anno dalla bufera che si scatenò con l'inchiesta della Dda di Catanzaro, nel maggio 2015, che impressionò perfino il Presidente della repubblica Mattarella che si disse 'indignato', e fece dire al premier Renzi di essere 'disgustato'.

Nell'occasione, nel mirino della giustizia un giro di presunte scommesse in Lega Pro e Dilettanti, il mondo di quella che era la vecchia serie C fu travolto da 50 fermi e 70 indagati, decine di partite sospettate di combine, e due associazioni criminali ritenute in grado di alterare i risultati. Negli stessi giorni di maggio 2015 la prima puntata di un altro dei ricorrenti procedimenti giudiziari legato alla gestione dei diritti tv del calcio italiano, seguito da una seconda a ottobre, e fiumi di polemiche, tanto da far dire al presidente del Coni Giovanni Malagò 'gli scandali del calcio ci amareggiano'.

Ma quelli che tornano più spesso sono le bufere per scommesse e combine. Prima fra tutte quella del toto nero: nel 1980 furono arrestati, fra gli altri, i calciatori Manfredonia Giordano e Albertosi. Condannati dai tribunali sportivi, poi tutti assolti dalla giustizia ordinaria, sempre più lenta di quella del pallone che condannò anche quel Paolo Rossi che tornò in campo appena in tempo per diventare l'eroe dei Mondiali di Spagna '82.

Nel 1986 La Lazio si prese 9 punti di penalizzazione per responsabilità oggettiva in un altro caso di scommesse che coinvolse suoi giocatori. Nel 2001 la giustizia prese di mira Atalanta-Pistoiese di Coppa Italia, per un presunto tentativo di combine.

Nel 2004 l'ufficio inchieste si occupa di Modena, Sampdoria, Siena e poi anche il Chievo. Due anni dopo scoppia Calciopoli che costò l'azzeramento dei vertici federali e l'inedita retrocessione in B della Juventus.

Personaggio centrale dell'inchiesta Luciano Moggi, poi radiato, puniti pure i designatori arbitrali Pairetto e Bergamo.

L'ultima vicenda di calcioscommesse è quella della Procura di Cremona sui presunti legami tra bande di scommettitori, non tutti dalla fedina penale limpida e alcuni giocatori.”.

Nonostante tutto (indagini, inchieste, operazioni, processi e condanne e le immancabili e scontate polemiche), il calcio italiano continua a “tirare”. Lo sport più popolare del mondo è anche quello più corrotto? Sentite come la pensa Maurizio Barozzi, fonte fncrsi.altervista.org: Scandali e corruzione nel carrozzone del calcio. 

      

Si potrà discutere all'infinito, si potranno valutare i pro (pochi) e i contro (tanti), ed esternare tutta la possibile riprovazione circa la passione o infatuazione degli italiani per il gioco Calcio, ma resta il fatto che, volenti o nolenti, il "pallone" non è soltanto lo sport nazionale del nostro paese, ma rappresenta anche una "valvola di sfogo", quasi una ragione esistenziale di vita, per tante persone.

Ovviamente il fenomeno è analogo anche ad altre Nazioni, ma qui ci interessa considerare l'Italia dove, tra tante peculiarità, c'è anche quella di avere una antica tradizione di "campanilismo" che contribuisce ad esasperare il tifo verso le squadre di calcio.

Del resto se consideriamo che oramai viviamo tutti in una specie di orwelliana società, virtuale e consumista, non possiamo meravigliarci che un fenomeno di questo genere abbia raggiunto tali livelli parossistici e demenziali.

Psicologi e sociologi hanno anche fatto notare il particolare per cui una gran massa di tifosi, se la propria squadra vince, affrontano la giornata con spirito positivo ed energie rinnovate. Facile immaginare le conseguenze che un fenomeno del genere può innescare.

Era inevitabile quindi che attorno al calcio, dove girano soldi grossi (nel 2011 il calcio europeo, in continua crescita, ha raggiunto i 16,9 miliardi di euro di ricavi), si costituisse un coagulo di interessi vari, di traffici economici di ogni natura, insomma di "potere".

Un Carrozzone, con tanto di Palazzo di governo, di sindacato, di "magistratura", di leggi e ordinamenti propri, di finanza, di strutture e organizzazioni di comando e funzionamento del carrozzone stesso del quale, sia pure a latere, ne fanno parte anche gruppi di Ultrà di tifosi e il mondo del giornalismo sportivo, tutti cointeressati, in qualche modo, al pallone.

Soldi e mega interessi, quindi, di varia natura che girano tra Presidenti, dirigenti, calciatori, procuratori, agenti vari, televisioni, sponsor, merchandaising, impiegati in settori di ogni genere e tipo. E non solo.

Possiamo allora meravigliarci se, in una società come la nostra, dove le cronache di ogni giorno mostrano episodi di corruzione e di speculazione in ogni ambito politico e sociale, anche questo carrozzone che avrebbe invece dovuto rappresentare l'espressione della lealtà e di una sana disciplina sportiva, sia infestato da corruzione?

No davvero, però quello che colpisce è la sfacciataggine con cui questa corruzione viene reiterata nel tempo e la dimensione che ha assunto (addirittura, da quello che è emerso, a Bari, anche degli ultrà di tifosi facevano pressione sui giocatori per alterare le partite su cui volevano scommettere).

Dobbiamo quindi dedurne che, in pratica, il "Carrozzone", non faccia nulla, per risolvere la situazione, tranne il fatto che gli alti vertici della Federcalcio e del CONI esternino moniti e minacce a parole, che più che altro ci danno il senso di una attitudine gattopardesca usa al "cambiare senza cambiare".

Ma gli scandali delle scommesse clandestine non riguardano soltanto un certo numero di calciatori "sfigati", come si tende a definirli, sminuendo il fenomeno allo stesso tempo, che si sono fatti scoprire ad alterare partite e neppure riguarda solo le Agenzie di scommesse le quali, nonostante questi "salassi" illeciti, si moltiplicano di continuo a dimostrazione che gli utili dei loro bilanci, grazie all'indifferenza dello Stato e ad una marea di accaniti scommettitori, aumentano vertiginosamente.

Questi scandali, è lecito presupporlo, hanno invece anche una dimensione, ancora non esplorata, che è interna ed al tempo stesso trascende il sistema calcio stesso, tocca interessi di natura sportiva, ma anche di altra natura a livelli internazionali (organizzazioni criminali, riciclaggio, ecc.).

Viene allora spontaneo pensare che, evidentemente, ci sono tali e tanti interessi, che non possono essere toccati e quindi, più di tanto, nelle operazioni di "pulizia", tra l'altro intraprese solo perchè costretti dalle indagini e dalle denuncie della magistratura, senza le quali forse nessuno se ne sarebbe curato, non si può proprio andare.

Siamo arrivati così all'ennesimo scandalo del calcio scommesse che vede alla ribalta della cronaca (nera) giocatori e squadre di vario colore, e come al solito, i vertici del Carrozzone strillano e sbraitano che si è raggiunto il colmo e che bisogna fare pulizia una volta per tutte.

L'esperienza passata però ci insegna che niente di tutto questo potrà accadere, tranne qualche nome di calciatore noto, ma non troppo, la solita squadra di un certo richiamo e tutta una selva di squadre e personaggi minori che pagheranno per tutti, e così tra qualche anno ci risaremo di nuovo. Elementare Watson!

Come infatti si è sempre verificato, è facile prevedere che anche questa volta la giustizia (si fa per dire) sportiva, non farà piazza pulita come invece la situazione richiederebbe.

Eppure la facilità con cui, negli spogliatoi, si raggiungevano accordi per accomodare le partite, già da sola dovrebbe far sospettare che il numero dei giocatori coinvolti fosse enormemente superiore a quello emerso e che molti dirigenti delle società non potevano essere all'oscuro di questi traffici.

Più di una trentina di anni addietro il calcio aveva certe regole e certe leggi. Non che fosse "pulito", per carità pulito non lo è mai stato e anche allora condizionamenti serpeggiavano sottobanco, in massima parte a vantaggio delle tre grandi squadre del Nord che, rette da facoltosi presidenti, avevano un certo peso nel potere del Palazzo.

Queste regole, per esempio, dicevano che se un giocatore o un arbitro, era reo di essersi venduto una partita, e per dimostrarlo addirittura bastava un minimo di prova, doveva essere radiato.

Del resto come giusto che sia perchè un farabutto del genere che ha ingannato tutti e soprattutto i tifosi che con i loro soldi lo hanno arricchito, non si capisce perchè dovrebbe poi riprendere a giocare quando invece un comune operaio o impiegato, se sorpreso a rubare in azienda viene immancabilmente licenziato, fedina penale macchiata e possibilità di altri lavori ridotta al lumicino.

La regola prevedeva poi, per la "responsabilità oggettiva", che la squadra di appartenenza dei giocatori infedeli, anche se ignara, venisse pesantemente penalizzata e in casi gravi retrocessa.

Anche qui come giusto che sia, perchè la giustizia sportiva, non avendo la possibilità di obbligare il teste a confessare o a incriminarlo penalmente, senza la responsabilità oggettiva potrebbe chiudere bottega, con il risultato che, teoricamente, i dirigenti delle squadre, d'accordo con qualche giocatore, potrebbero alterare le partite e nel caso siano scoperti, riversare la responsabilità, magari con un gioco della parti, sui giocatori stessi e dichiarare di non saperne nulla, facendola franca.

Ma dopo che nel 1980 accadde il primo grande scandalo del calcio scommesse, il Carrozzone si accorse che data la gran massa degli implicati, squadre, presidenti e giocatori (eppur si parla di tanti altri che furono "salvati"), sarebbe stato meglio cominciare a fare dei distinguo, ad attenuare le pene, a riconsiderare le radiazioni.

Come se non bastasse poi, nel 1982, approfittando dei mondiali di Calcio un bel colpo di spugna riportò sui campi di gioco giocatori che non avrebbero mai più dovuto calcarli.

Negli scandali successivi, uno dopo l'altro, le cose sono anche peggiorate, le pene ancor più ridotte, le vicende truffaldine sfumate dietro una miriade di cavilli e attenuanti. Da ultimo anche la "responsabilità oggettiva" ha subito sensibili attenuazioni e modifiche.

E così abbiamo visto personaggi coinvolti, seppur non gravemente, tornare ad arbitrare o giocare dopo qualche mese di squalifica, magari passata dorante la sosta estiva, ed abbiamo anche assistito alla farsa del cosiddetto scandalo della "Cupola" di Moggi.

Per carità, lungi da noi il pensiero che Moggi & Co. fossero estranei alle imputazioni che gli sono state sollevate (richiedere oggi la restituzione di un paio di scudetti giustamente revocati alla Juventus è il colmo della sfacciataggine, anche se sicuramente uno di quei scudetti non andava assegnato ad un altra squadra, l'Inter, visto che, come sembrerebbe poi emerso, anche se il processo non si è potuto fare, questa forse del tutto estranea a quell'andazzo non era).

Il fatto è, come hanno mostrato ulteriori registrazioni, che non erano mai state prese in esame, forse perchè in quel momento "sciupavano" il bel teorema della "Cupola", questa piovra non era "una", ma era almeno "trina" e con l'aggiunta di qualche "pesce" piccolo, tutti a partecipare a quell'andazzo dove ognuno cercava di influenzare, a secondo della sua consistenza di potere nel Palazzo, e con le complicità dei vertici del pallone, le partite.

Vogliamo dire che Moggi, per la Juve, faceva la parte del leone? Diciamolo pure, ma gli altri non sembrano proprio estranei, innocenti e puliti.

Ancor più ridicolo è stato poi il fatto che tra gli arbitri, più che altro, ha pagato per tutti Massimo De Santis, e per altri versi Vincenzo Paparesta (anche se magari qualcun altro è poi stato messo prudentemente a riposo), come se in quel gran numero di partite "alterate" e soprattutto continuate nel tempo, potevano esserci soltanto un paio di responsabili!

E siamo così arrivati agli ultimi scandali del calcio scommesse, quello dello scorso anno e quello attuale.

Cosa salta agli occhi in questi ultimi scandali? Niente più e niente meno che il solito film già visto: incriminazioni, avvisi di garanzia che vengono sparati da ogni parte e in genere hanno qualche nome di tesserato o squadra abbastanza famosi, che fanno notizia sui media.

Mass media che, non si sa come, forniscono anticipazioni su certi sviluppi dello scandalo e neppure dopo poche ore che si è concluso un interrogatorio, già ne hanno tutti i particolari e li danno in pasto al pubblico, condizionando tutta l'inchiesta e ponendo una pesante ipoteca sul tipo dei provvedimenti che saranno poi presi dalla giustizia sportiva.

Non indifferente è poi l'uso della spettacolarità nel procedere delle inchieste, ad esempio, che senza aveva la clamorosa perquisizione a Coverciano, con tanto di Televisioni lì presenti, del camerino di un giocatore (Criscito)? Cosa si presupponeva di trovare dopo mesi dalla sua presunta partecipazione agli imbrogli sportivi?

I vertici della Federcalcio e del CONI, ovviamente non perdono occasione per strombazzare a destra e a manca che "questa volta" sarà applicato il massimo della severità.

E infatti si è già visto: dalla Nazionale (a proposito con quale faccia va agli Europei?), non potendo farne a meno, si caccia un calciatore (Criscito) che ha ricevuto un avviso di garanzia, ma se ne lascia un altro (Bonucci, a meno che nei prossimi giorni le proteste non montino troppo) che, di fatto, trovasi più o meno nella stessa situazione, appellandosi a un cavillo di forma nella procedura.

Il portiere titolare della Nazionale, additato per aver fatto grosse scommesse sulle partite di calcio, anche se non gli si imputa di averle alterate, che resta a difendere i pali della porta dell'Italia come se nulla fosse.

Su Buffon però occorre anche dire come e con quale tempestività sia stato buttato in pasto allo scandalo, ovvero solo dopo che con un certo coraggio, merce veramente rara in quel mondo, aveva giustamente denunciato che magistratura e stampa di fatto pilotano questi scandali sui mass media, e questo anche grazie ai giornali che vengono messi al corrente di anticipazioni e verbali di interrogatorio che dovrebbero essere secretati.

Neppure un giorno da questa sua pubblica intervista che la Guardia di Finanza si "ricorda" e diffonde certe vecchie intercettazioni e giri di assegni che proverebbero il vizietto alle scommesse di Buffon. Che tempismo! E che monito per tutti gli altri: badate che se non state a questo andazzo per voi finisce anche peggio (non a caso, poi, lo stesso Buffon, capito il messaggio, ha mestamente dichiarato: «me la sono cercata»).

Si, ma qualcuno chiederà: e le pene inflessibili che è stato assicurato saranno comminate ai truffatori?

Mah, già al primo aprirsi del processo sportivo a Roma al Foro Italico, procuratore federale Stefano Palazzi, abbiamo visto l'applicazione dei previsti sconti di pena per i cosiddetti "pentiti e abbiamo anche visto la possibilità di patteggiamenti sulle penalizzazioni da infliggere alle squadre e ai singoli incriminati insomma, sconti di ogni genere, quando poi la stessa "responsabilità oggettiva" è stata ridotta ad un elastico, con la possibilità di interpretarla diversamente a seconda di certe situazioni (per esempio se la partita truccata è stata vinta oppure persa all'insaputa della squadra incriminata).

E così vediamo che le pene da infliggere sono, nelle richieste di Palazzi, in alcuni casi a dir poco ridicole (uno o due punti, per esempio ad Empoli e Atalanta) ed in altri casi assurde (l'Albinoleffe con 25 punti). Stessa cosa per le richieste verso i tesserati che vanno da un minimo di tre mesi ad un massimo, rarissimo, di cinque anni (almeno in questa prima trance del processo sportivo).

Questo senza poi contare i cosiddetti "patteggiamenti", con i quali alcuni club, per esempio il Grosseto, hanno evitato la retrocessione, mentre alcuni giocatori pesantemente incriminati hanno avuto sensibili riduzioni di pena (per esempio Carobbio e Gervasoni 1 anno e 8 mesi).

Noi non entriamo nel merito se questi richieste rispondono o meno alle leggi che ci sono e siano ad esse adeguate, può anche darsi, ma resta il fatto che, stante così le cose, teoricamente, se non intercorrono altre incriminazioni, potremmo anche rivedere tra un paio di anni giocatori, pluri incriminati per frode sportiva, che grazie al "pentimento" o al patteggiamento (ma che senso ha e come è possibile in questo ambito concedere il patteggiamento?), potrebbero tornare a calcare i campi di calcio, quando invece una certa etica e una vera giustizia sportiva dovrebbe prevedere la pura e semplice radiazione per chi ha partecipato, sia pure in piccola parte, a truccare una partita.

A questo proposito si consideri la posizione di un giocatore ancor giovane (26 anni) Andrea Masiello, in comproprietà (che dicesi nessuno vorrà riscattare) tra Atalanta e Bari), quello per capirci di cui le immagini televisive ci hanno mostrato un suo clamoroso e fraudolento autogol in un derby (Lecce-Bari), reo confesso il quale, se come prevedibile non verrà radiato, o in qualche modo "patteggerà" la pena, tra qualche anno potrebbe tornare a giocare, ovvio sempre teoricamente perchè è prevedibile che nessuno vorrà più ingaggiarlo.

Ma è proprio questa possibilità, sia pure "teorica", che non dovrebbe proprio esistere.

Noi non vogliamo per forza essere dei "forcaioli", anche se non vogliamo accettare il fatto che chi si è venduto una partita possa riprendere a giocare (ma vada a fare qualche altro lavoro!), ma qui evidentemente c'è qualcosa che non funziona perchè, oltre a non avere più la certezza delle pene e quindi del deterrente che queste punizioni potrebbero rappresentare, si ha anche la sensazione che i "pentiti", stimolati a cavarsela in qualche modo, tornino utili, non solo per chiamare in causa altri tesserati coinvolti, ma senza però avere alcuna certezza che abbiano detto tutto e di tutti, in modo da dar "corpo" allo scandalo e poi consentendo di chiudere il cerchio senza creare grossi impatti e sconquassi.

Sono sensazioni, ma restano appiccicate addosso, anche perchè in ogni caso è evidente che tutto sembra dimostrare che stia di nuovo finendo a tarallucci e vino. Eppure, alla fine vedrete, diranno che sono state inflitte pene severissime!

Ascoltavo in questi giorni, ad una radio locale, la telefonata di un tifoso, un signore anziano che quasi piangendo si costernava al pensiero che il tifoso paga il biglietto allo stadio, l'abbonamento alle pay per wiew, compera magliette e cappellini, si agita e soffre durante la partita, magari rischiando anche l'infarto, e spesso deve anche prendersi sfottò e lazzi dei tifosi avversari, mentre certi farabutti di giocatori, arricchiti grazie alla sua passione, si sono invece venduti la partita, e magari se la cavano con un anno di squalifica!

Sicuramente questi tifosi saranno dei poveri illusi, forse imbecilli, se volete "malati" e vittime di passioni demenziali, ma di certo non meritano un trattamento del genere.

Purtroppo, per fare pulizia nel mondo del calcio, non possiamo neppure sperare nella giustizia ordinaria dove le pene sull'illecito sportivo, solo recentemente introdotte, sono minime e difficilmente applicabili, ma soprattutto la giustizia ordinaria, per provare i capi di imputazione in sede processuale, a meno che non abbia prove oggettive del reato, troverà grosse difficoltà e gli avvocati difensori avranno buon gioco sul valore da dare alle intercettazioni e alle confessioni dei pentiti. Facile prevedere, come già accaduto, molte assoluzioni o pene di lieve entità.

E allora cari e ingenui tifosi, quelli che ancora credete che il giocatore della vostra squadra quando segna ed esulta come un invasato lo faccia per voi, mentre invece lo fa esclusivamente per la sua carriera, voi che vi innamorate di un giocatore e pensate che quello è innamorato della vostra squadra e quando poi, per quei soldi che fanno leccare le dita al giocatore, al procuratore e ai presidenti, immancabilmente vi abbandona e dirà che lo deve purtroppo fare per una scelta di vita, voi che siete continuamente presi per i fondelli, perchè in quel carrozzone del calcio tutti hanno interesse alla mangiatoia, che proprio voi tifosi gli assicurate, allora cari e ingenui tifosi, mettetevi l'animo in pace.

Nessuno potrà mai eliminare il marcio dal calcio.

Ma si ritiene possibile impedire ad un giocatore che magari non ha avuto tanta fortuna e forse si sente anche non trattato come altri, oppure ad un altro giocatore arrivato quasi alla fine della sua carriera, di vendersi le partite?

Ma cosa volete che gliene freghi, di fronte a facili guadagni, di voi, della vostra squadra, della correttezza e dell'etica sportiva, quando oltretutto ben sa che molti di coloro che lo circondano in quel mondo marcio, sono della stessa razza?

Ma quale deterrente può rappresentare per lui sei mesi o un paio di anni di squalifica, specialmente se ha superato la trentina di anni?

Certo si troverà svergognato, forse dovrà farsi qualche giorno di galera e di arresti domiciliari, perderà qualcosa nell'ingaggio, ma il desiderio di tanti soldi, subito e facili, sarà sempre più forte di tutto il resto.

A questo proposito avete mai visto un Presidente a cui uno o più giocatori, vendendosi le partite, gli hanno procurato un triplo danno: perdita del giocatore per gli anni di squalifica, penalizzazioni in classifica, danni economici collaterali, ecc., ebbene avete mai visto un Presidente che abbia subito questa sventura, denunciare il suo giocatore, chiederne l'immediato blocco dei beni e avanzare una adeguata richiesta di risarcimento allo stesso?

No, non mi sembra che sia accaduto e probabilmente non accadrà. Come mai?

Forse ha ragione quel proverbio che recita: cane non mangia cane?”

La nostra opinione è che, serva un po’ di equilibrio e di giustizia ‘vera’.

Sollevare polveroni, titolare per gironi e settimane con articoli fiume e titoli cubitali, se non da scatola; gridare all’untore, non è utile per trovare la verità.

Processi anche televisivi, radiofonici e da carta stampata, ma pure quelli dentro l’aula giudiziaria e le (talvolta) dure condanne in sede sportiva con radiazioni o retrocessioni, se non ben numerosi punti di penalizzazione in classifica, multe salate ed anni di galera per quanto riguarda la giustizia ordinaria, sono serviti a qualcosa?

Perché periodicamente si torna punto ed a capo? Homo homini lupus? Lo zoon politikon di Aristotele, deve ancora affrancarsi da certi vizietti? I processi non sono stati equi? Il mondo del calcio è ‘sporco’? Memento homo, quia pulvis es et in pulverem reverteris. Qualcheduno, monta ad arte. Qualche altro, pesca nel torbido. E ci sono presidenti che compaiono in tutte le inchieste. O quasi. Gettare l’acqua sporca con il bambino dentro e lanciare sassi in piccionaia sembra essere diventato la regola. Non mancano le assoluzioni. Ma allora?!?! Domenico Salvatore

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