Saline J. Montebello - Coordinamento delle Associazioni dell’Area Grecanica "No al Carbone" su sentenza Consiglio di Stato

07.05.2016 12:48

di Francesca Martino

 

 

                Con sentenza pubblicata il 5 maggio 2016 il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Sesta) si è pronunciato sugli appelli proposti dalla S.E.I. S.p.a., dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e dai Ministeri interessati contro la sentenza del T.a.r. del Lazio che, accogliendo i ricorsi proposti dalla Regione Calabria, dal Coordinamento delle Associazioni dell’Area Grecanica No al Carbone e da alcune associazioni ambientaliste, aveva annullato il decreto del Ministero dell’Ambiente n. 115 del 5 aprile 2013 ed il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 15 giugno 2012, con i quali è stata decretata la compatibilità ambientale (V.I.A.) e l’autorizzazione integrata ambientale (A.I.A.) al successivo esercizio riguardo al progetto per la realizzazione della centrale termoelettrica alimentata a carbone, da localizzare nel Comune di Montebello Jonico, località Saline Joniche (Reggio Calabria).

Sebbene con la sentenza di ieri sia stato ribaltato l’esito del giudizio, la lettura della motivazione dà conferma della correttezza delle ragioni e delle azioni di chi in questi anni si è battuto affinché la centrale non fosse costruita.
Il Consiglio di Stato ha infatti affermato che l’intesa ‘forte’ della Regione, indispensabile anche secondo la Corte Costituzionale, è richiesta nell’ambito del solo procedimento di autorizzazione unica – funzionale alla costruzione dell’infrastruttura, ma non anche nell’ambito della fase sub-procedimentale di v.i.a.-a.i.a., dove l’apporto della Regione risulta circoscritto alla sola fase istruttoria in sede di Conferenza di servizi. Per questo ha ritenuto che non fosse decisivo il dissenso chiaramente manifestato dalla Regione Calabria per il rilascio della V.I.A.-A.I.A. (al quale si era aggiunto anche il dissenso del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, superato solo grazie all’intervento della Presidenza del Consiglio dei Ministri).

Il giudice amministrativo di ultima istanza tuttavia ha evidenziato come sia a tutt’oggi non definita e pendente dinanzi al Ministero dello Sviluppo Economico la procedura di A.I.A. autorizzazione integrata ambientale.
In sintesi, non è affatto smentito il principio secondo cui la Regione Calabria dovrà esprimere l’intesa forte in sede di rilascio dell’autorizzazione definitiva all’esercizio della centrale a carbone e dell’elettrodotto.
Pertanto, il ruolo che la Regione Calabria è chiamata a ricoprire, ora più che mai, nel caso in cui SEI S.p.A. intendesse portare avanti il progetto, è decisivo e assolutamente vincolante.

La lotta, che ha visto protagonista il Coordinamento No Carbone, è stata determinante per tenere lontano lo spettro della centrale, ma oggi più che mai, chiediamo che l’amministrazione regionale segua con la massima attenzione gli sviluppi di questa assurda vicenda e che intervenga concretamente affermando definitivamente la sua contrarietà al progetto.
In un momento in cui lo stesso Governo Renzi punta sulla “decarbonizzazione” del Paese, in linea con gli accordi di Parigi e con le politiche green che in tutto il Mondo hanno portato alla chiusura di tante centrali a carbone, in cui a Saline Joniche, con il Patto della Città Metropolitana, sono appena stati destinati 1,3 milioni di euro per il
completamento e la riqualificazione del waterfront, appare paradossale che questo incomprensibile capitolo della storia di un intero territorio non sia ancora definitivamente chiuso.

Oggi il progetto della SEI S.p.A. risulta ancor più fuori contesto e “fuori luogo”.
La Regione Calabria, le amministrazioni locali, e la politica tutta, sono chiamati a convertire le parole spese sulla riqualificazione dell’area dell’ex liquichimica in fatti, partendo dall’acquisizione dei terreni, dalla loro bonifica e dalla modifica della loro destinazione d’uso.

Rinnoviamo la richiesta di incontro urgente al Presidente Oliverio affinché si definisca con forza il percorso che la nostra Regione vuole tracciare, lontano da un modello di sviluppo anacronistico e discutibile, certi che l’attività portata avanti dal Coordinamento, con fatica, abbia conseguito un risultato importante: quello di bloccare la costruzione di un impianto che molti davano per certo.
Nove lunghi anni sono passati ed ancora questa partita è tutta da giocare.

 

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