Sacchi, che festeggia il 70° compleanno ed Alonso alle prese con la sfortuna più nera, due grandi campioni, esempio di umiltà ed onestà

01.04.2016 17:42

 

Il 70° compleanno dell’omino di Fucignano’: ha vinto tutto ciò, che ci fosse da vincere a livello di club. Due Coppe dei Campioni, due supercoppe europee, due Coppe intercontinentali. C.T. della Nazionale Italiana, vicecampione del mondo negli USA. Lo spagnolo, due volte campione del mondo di seguito 2005-2006, ma ha corso anche per la Minardi, la Renault, la Ferrari e la Mac Laren, poi il tunnel degl’infortuni, degl’incidenti. In carriera: 255 G.P. disputati; 32 vinti; 97 volte sul podio, 22 pole  position

ARRIGO SACCHI E FERNANDO ALONSO, DESTINI PARALLELI, CAMPIONI DEL MONDO MA POI, INCOMRENSIONI, EQUIVOCI, INFORTUNI, OBLIO…

 Domenico Salvatore

Due campioni, di classe, che hanno fatto la storia del calcio e della Formula Uno; che hanno riempito pagine e pagine di storia sportiva, di calcio, di automobilismo.

Fernando Alonso ed Arrigo Sacchi, due fulgidi esempi di umiltà ed onestà

 

Due totem dello sport, che hanno polarizzato i mass-media, sguinzagliati alla ricerca di fenomeni.

Due idoli, che hanno fatto impazzire, milioni di aficionados, peones, campesinos, hooligans, soupporters di tutto il mondo.

Miti, idolatrati, riveriti, osannati, scopiazzati, glorificati, incensati, magnificati, acclamati, esaltati.

Certamente le loro imprese leggendarie, a prescindere, resteranno comunque nella storia ad imperitura memoria. Il genio di Sacchi, viene universalmente riconosciuto, anche dopo tanto tempo.

Questo è un altro paio di maniche.

Ma all’apogeo della loro folgorante carriera, qualcosa s’è inceppato nel maccanismo della celebrità, della notorietà, fama e popolarità, se non gloria. Ed è cominciata la parabola discendente.

Succede sempre e comunque, quando si esce di scena, per ragioni contingenti. Fine della…’benzina’; fine delle idee; esaurimento delle energie fisiche, mentali e spirituali; naturale avvicendamento.

Qualcheduno ha dett: ci sono quattro cose, che non tornano mai più indietro: il tempo passato, la parola detta, l’occasione mancata e la pietra scagliata o freccia scoccata.

Si accendono i commenti:“Fra i giocatori del Milan di oggi, ben pochi hanno le caratteristiche, non solo tecniche, che erano necessarie nel Milan di Arrigo Sacchi.

Non ha grandi dubbi Demetrio Albertini, la cui vita cambiò mentre prendeva corpo la rivoluzione del calcio guidata dell'allenatore di Fusignano, che domani festeggia i suoi settant'anni.

Sacchi si presentò nel 1987 nello spogliatoio del Milan come un "signor nessuno", ma "era preparato, sapeva cosa voleva e come ottenerlo", avrebbe constatato un anno e mezzo più tardi l'ex centrocampista.

"Mi ha preso dalla Primavera e mi ha fatto esordire in prima squadra, poi abbiamo vissuto tanti anni insieme in Nazionale", racconta all'Ansa Albertini, che con Sacchi ha conquistato i suoi primi trofei (una coppa dei campioni, una Intercontinentale e una Supercoppa Uefa) e ha vissuto in azzurro un Mondiale e un Europeo.

Un ventennio più tardi, nel 2010, fonte Ansa, è stato Albertini, allora vicepresidente federale, a cooptare il suo mentore per il ruolo di coordinatore tecnico delle nazionali giovanili. "Gli telefonai scherzando. 'Io non ti vorrei più come allenatore, sei troppo tosto, però...'", sorride l'ex centrocampista, ma non troppo pensando a quegli allenamenti che Paolo Maldini in passato ha definito "folli", tanto faticosi che Marco Van Basten non se ne spiegava la ragione.

I calciatori si divertono se fanno divertire il pubblico, è la teoria della proprietà transitiva con cui Sacchi convinceva la squadra a sottoporsi a sedute estenuanti, con esercizi ripetuti allo sfinimento.

"Ero un esordiente - spiega Albertini -, quindi all'epoca non sapevo se fosse normale o meno, ma si faticava da matti". E Sacchi esigeva anche un certo comportamento fuori dal campo: "o fate i calciatori o i playboy". "A volte se ne usciva con simili frasi a effetto - ammette l'ex metronomo -.

 Poi, secondo me, ci vuole sempre un certo equilibrio. Sacchi è stato maniacale, questo spesso è un pregio ma tante volte può essere un limite.

Comunque ci ha portato a traguardi considerati impossibili. Ha cambiato la mentalità del nostro calcio, e per me la cosa più bella è che mi ha insegnato a fare il professionista, a essere maniacale anche adesso, come dirigente e come persona".

L'attenzione di Sacchi ai dettagli "resta un aspetto attuale per gli allenatori, ma non so se riuscirebbe a gestire le pressioni che caratterizzano questo mondo adesso", ragiona Albertini, che invece ha pochi dubbi sulla compatibilità, al di là della cifra tecnica, dei giocatori del Milan attuale con i metodi del primo allenatore scelto da Silvio Berlusconi: "Tutto deve essere provato, ma obiettivamente lo sarebbero in pochi.

E mi viene difficile pensare a un mio compagno di squadra di allora che sostituirei con un calciatore del Milan di oggi".

Arrigo Sacchi (Fusignano, 1º aprile 1946) è un ex allenatore di calcio, dirigente sportivo ed ex calciatore italiano, di ruolo difensore.

Commissario tecnico della Nazionale italiana vice Campione del mondo ai Mondiali di calcio del 1994, è considerato da molti esperti uno dei migliori allenatori della storia del calcio.

Soprannominato Il profeta di Fusignano, la sua ascesa nel panorama calcistico italiano inizia nel 1987, quando Silvio Berlusconi lo sceglie come nuovo allenatore del Milan. Sacchi compie una vera e propria rivoluzione nel modulo di gioco e nelle tecniche di allenamento all'interno della squadra rossonera.

Sfruttando a fondo le caratteristiche del gioco a zona, già praticato nel Milan di Nils Liedholm, pone un'assoluta attenzione alla fase difensiva, cui aggiunge il pressing sistematico a centrocampo.

Diventa famoso per i suoi pesanti e severi allenamenti; applica allo schema tattico vari principi legati al cosiddetto calcio totale della Nazionale olandese di Johan Cruijff, che ammirava sin da ragazzo.

Personaggio molto controverso, è stato spesso al centro di polemiche per i suoi metodi di allenamento e per le sue idee.

Sacchi ebbe inoltre numerosi screzi con l'opinione pubblica e con alcuni suoi giocatori: proprio per questo è stato spesso accusato di ritenere prioritari gli schemi rispetto agli uomini.

Da allenatore del Milan, squadra che ha guidato dal 1987 al 1991 prima di tornare per una breve esperienza nella stagione 1996-1997, ha vinto uno Scudetto, una Supercoppa italiana, due Coppe dei campioni, due Supercoppe europee e due Coppe Intercontinentali.

Durante la sua prima esperienza a Milano Sacchi forma il team soprannominato gli Immortali, la squadra di club migliore di tutti i tempi secondo un sondaggio online pubblicato dalla rivista inglese World Soccer nel 2007,oltre che una delle squadre più vincenti della storia del Milan. Ha allenato dal 1991 al 1996 anche la Nazionale italiana, guidandola ai Mondiali di calcio del 1994 (finalista) e agli Europei di calcio del 1996 (eliminazione al primo turno).

Dal 4 agosto 2010 al 14 agosto 2014 ha svolto il ruolo di Coordinatore tecnico delle Nazionali giovanili, dalla Under 21 alla Under 16.

Nel settembre 2007, il Times lo ha nominato miglior allenatore italiano di tutti i tempi e 11º in assoluto a livello mondiale. Nel 2011 è entrato a far parte della Hall of Fame del calcio italiano.

Caratteristiche tecniche

Sacchi propose un rivoluzionario 4-4-2 che si ispirava in parte al calcio totale della Nazionale olandese di Johan Cruijff, squadra che prediligeva una difesa in linea (in modo da far cadere gli avversari nella trappola del fuorigioco) e pressing a tutto campo con o senza palla.

Il modulo offensivo proposto dall'allenatore di Fusignano consisteva in una difesa organizzata con il metodo di una diagonale a quattro, un centrocampo a rombo (dove uno dei mediani si trasformava in trequartista) e due punte centrali molto vicine fra loro.

Nonostante sia conosciuto per il suo calcio offensivo, Sacchi dedicava grande attenzione ai movimenti difensivi, a tal punto che quasi sempre le sue squadre si contraddistinguevano per essere le meno battute a fine campionato: miglior difesa nei campionati 1987-88 (14 gol subiti) e 1990-91 (19 gol subiti) e seconda miglior difesa nel 1988-89 (25 gol subiti) e nel 1989-90 (27 gol subiti).

Allenatore rigido e intransigente, si fece conoscere dal pubblico sportivo soprattutto per i suoi metodi di allenamento, considerati pesanti, severi e poco convenzionali rispetto agli approcci classici. Il fusignanese era solito intensificare gli allenamenti della squadra che dirigeva e si distingueva per un'attenzione maniacale nel preparare le partite e gli schemi di gioco.

I suoi giocatori dovevano lavorare il doppio per essere pronti in campo a svolgere ruoli sia offensivi che difensivi. Per lui tutti i giocatori erano importanti, ma nessuno era rilevante.

Carriera. Allenatore. Gli esordi

Tifoso interista poi "pentito", da ragazzo Sacchi gioca come difensore in squadre dilettantistiche, mentre lavora nell'azienda di calzature del padre e successivamente ricopre il ruolo di allenatore del Fusignano (2ª categoria), dell'Alfonsine (Promozione) e del Bellaria (serie D). Durante gli anni settanta abbandona per un momento il calcio, dedicandosi al lavoro in azienda.

A 31 anni, nel 1977, decide di iniziare ad allenare. Nel 1982 conquista con la squadra giovanile del Cesena lo scudetto Primavera.

Decide di lasciare il lavoro per dedicarsi totalmente al calcio. Alberto Rognoni, fondatore del Cesena, lo presenta a Italo Allodi, ottenendo per il suo pupillo l'iscrizione al corso di Coverciano.

Successivamente Arrigo Sacchi viene chiamato da Dino Cappelli, presidente del Rimini, per guidare la squadra in Serie C1.

Dopo un anno va ad allenare le giovanili della Fiorentina. Italo Allodi lo manda ad allenare il Parma (appena retrocesso in Serie C1), per fare qualche anno di esperienza prima di affidargli la squadra gigliata. Sacchi riporta subito i ducali in Serie B e nella stagione 1986-87 sale alla ribalta delle cronache quando elimina dalla Coppa Italia il Milan vincendo a San Siro.

Il suo gioco, basato sulla difesa a zona e sul pressing piacque al presidente dei rossoneri Silvio Berlusconi, che lo vuole nel suo team a tutti i costi.

Il Milan e gli Immortali di Sacchi

« E chi è?

Il tecnico con la paranoia della vittoria. »

(Domanda di un giornalista su chi sia Sacchi e risposta di Berlusconi.)

Arrigo Sacchi portato in trionfo dopo la vittoria dell'11º scudetto della storia del Milan nella stagione 1987-1988

Il 3 luglio 1987 firma un contratto annuale con il Milan Sacchi impone subito il suo metodo di allenamento, all'inizio non apprezzato dai suoi stessi giocatori, in particolare da Franco Baresi e Carlo Ancelotti.

A livello tattico decide di schierare i rossoneri con un rivoluzionario 4-4-2 La stampa non apprezza la scelta di Sacchi, ma Silvio Berlusconi, presidente del Milan, è convinto fortemente della sua scelta.

I primi risultati non sono a favore di Sacchi che colleziona una vittoria contro il Pisa, una sconfitta contro la Fiorentina e ancora una sconfitta contro gli spagnoli dello Sporting Gijón nei trentaduesimi di finale di Coppa UEFA. Le gare successive non migliorano la situazione, soprattutto la sconfitta nei sedicesimi di finale di Coppa UEFA contro l'Espanyol, che elimina i rossoneri dalla competizione. In questa occasione Sacchi viene attaccato dai suoi tifosi che gridano a gran voce le sue dimissioni e il ritorno di Fabio Capello sulla panchina rossonera.

Berlusconi, tuttavia, continua a difendere Sacchi e fa presente alla squadra l'intenzione di voler continuare fino a fine stagione con lui: "Lui resta, voi non so". In campionato, il Milan conclude il girone di andata al secondo posto, ma nel girone di ritorno si impone sul Napoli capolista (vittoria 3-2 nello scontro diretto giocato al San Paolo il 1º maggio 1988) e conquista l'11º scudetto della sua storia, il primo titolo dell'era Berlusconi.

 

Nel 1988-1989 Sacchi guida il Milan al 3º posto in campionato alle spalle di Inter e Napoli e conduce il club rossonero alla conquista della sua terza Coppa dei Campioni.

Nella semifinale di ritorno della massima competizione europea per club sconfigge il Real Madrid a San Siro per 5-0. Nella finale di Barcellona il Diavolo si impone con un clamoroso 4-0 sulla Steaua Bucarest. Il Milan conclude la stagione vincendo in rimonta la prima edizione della Supercoppa italiana contro la Sampdoria.

Arrigo Sacchi e Franco Baresi con la Coppa Intercontinentale vinta dal Milan nel 1989

Nei primi mesi della stagione 1989-1990 il Milan vince la Supercoppa UEFA contro il Barcellona (1-1 a Barcellona e 1-0 a Milano) e la Coppa Intercontinentale battendo a Tokyo i colombiani dell'Atlético Nacional per 1-0 con un gol di Alberigo Evani negli ultimi minuti dei tempi supplementari.

In questa stagione, dopo essere stata ad un passo dal vincere tutte le competizioni disponibili, cede il campionato al Napoli di Maradona. Alla 33ª giornata, il 22 aprile, mentre il Napoli vinse a Bologna, il Milan, come già nel 1973, viene sconfitto a Verona in un incontro arbitrato da Rosario Lo Bello, autore di quattro espulsioni dei milanisti (Sacchi al 63', Rijkaard all'83', Van Basten all'87' e Costacurta all'89').

A un minuto dal termine dell'incontro il Verona realizza il gol della vittoria, che consegna di fatto lo scudetto al Napoli.[23] Pochi giorni dopo il Milan perde anche la finale di Coppa Italia contro la Juventus conquistando poi la seconda Coppa dei Campioni consecutiva (la quarta nella storia della società milanese), superando a Vienna il Benfica per 1-0.

 

Nel 1990-1991 i rossoneri si mantengono ai vertici del campionato, ottenendo il secondo posto ex aequo con l'Inter dietro alla Sampdoria, vincitrice quell'anno del suo primo scudetto.

Nel febbraio 1991 Arrigo Sacchi manifesta al Presidente Berlusconi la volontà di prendersi un anno sabbatico per una lampante incapacità di gestire il notevole stress a cui era sottoposto da tempo.

La sconfitta ai quarti di finale nella Coppa dei Campioni contro l'Olympique Marsiglia ed i contatti con la Nazionale portarono Arrigo Sacchi a non rinnovare il contratto con il Milan. Ebbe a dire: "Alla fine io, "il Signor Nessuno", ero diventato sì, "il Profeta di Fusignano", avevo bruciato le tappe, avevo vinto tutto, ma l'unico che usciva a pezzi da quel Milan ero solo io."  

Per sei mesi il presidente Silvio Berlusconi continua a pagare ugualmente Sacchi respingendo le avances della Juventus.

Al suo posto viene scelto Fabio Capello, che aveva già avuto esperienza sulla panchina rossonera nella stagione 1986-87, sostituendo, nelle ultime sei giornate di campionato, l'esonerato Nils Liedholm.

Nel 2006 la rivista internazionale France Football ha nominato il Milan di Arrigo Sacchi migliore squadra del mondo del dopoguerra.

L'anno seguente un sondaggio online pubblicato nella rivista inglese World Soccer nominò il Milan di Sacchi (in particolare quello della stagione 1988-1989) la squadra di club più forte di tutti i tempi, nonché la quarta migliore di sempre in assoluto, dietro al Brasile del 1970, all'Ungheria del 1954 e ai Paesi Bassi del 1974.

La Nazionale italiana

Il 13 novembre 1991 Sacchi viene assunto alla guida della Nazionale italiana. Azeglio Vicini perde il posto dopo la mancata qualificazione per gli Europei 1992 e Sacchi può quindi utilizzare le ultime partite di qualificazione per gli Europei come test.

Sacchi guida la Nazionale per la prima volta il 13 novembre 1991, con un 1-1 sulla Norvegia e poi 2-0 alla squadra di Cipro.

La sua gestione del gruppo azzurro, nonostante buoni risultati, crea molte polemiche a causa delle diverse esclusioni eccellenti effettuate nel tempo dal CT, tra cui Roberto Mancini, Walter Zenga, Gianluca Vialli e Giuseppe Bergomi, e divide l'opinione pubblica tra i sostenitori della politica di Sacchi e i detrattori che lo accusavano di essere un accentratore.

La prima competizione è la USA Cup 1992, un piccolo torneo che doveva servire alla federazione americana come prova per i Mondiali di due anni dopo.

L'Italia pareggia 0-0 con il Portogallo, vince 2-0 sull'Irlanda e pareggia 1-1 con i padroni di casa consegnando loro il trofeo. Nell'ottobre del 1992 le qualificazioni mondiali iniziano con un 2-2 contro la Svizzera, uno 0-0 alla Scozia, un 2-1 contro Malta, un 3-1 al Portogallo, una goleada a Palermo contro Malta (6-1), un 2-0 all'Estonia e poi una sconfitta contro la Svizzera per 0-1; il 3-0 all'Estonia seguito dalle vittorie per 3-1 sulla Scozia e per 1-0 sul Portogallo garantirono l'accesso al Mondiale americano.

Nel 1994 l'Italia raggiunge la finale ai Mondiali statunitensi, dopo aver eliminato la Nigeria agli ottavi, al termine di una partita tesissima giocata sotto un sole cocente e caratterizzata dalla tanto attesa rinascita calcistica di un Roberto Baggio fino a quel momento in difficoltà, la Spagna ai quarti, con un altro goal di Baggio allo scadere, e la Bulgaria in semifinale, con un'altra doppietta del fuoriclasse della Juventus; tutte e tre le gare furono vinte per 2-1.

La finalissima contro il Brasile, una partita bloccata tatticamente e avara di forti emozioni, si conclude sullo 0-0 dopo 120 minuti di gioco: ai rigori vince il Brasile, e celebre rimane l'ultimo rigore tirato da Roberto Baggio che, spedendo la palla sopra la traversa della porta difesa da Taffarel, consegna la vittoria alla Seleção.

Dopo il 1994 Sacchi comincia a formare un nuovo gruppo di giocatori.

Dopo due anni di discreto livello, gli azzurri si qualificano per l'Europeo 1996 dove vengono eliminati nel girone iniziale, finendo terzi nel girone di Germania, Rep. Ceca, che alla fine diventeranno le due finaliste, e Russia. Dopo questa manifestazione, rimane CT ad interim per qualche mese in attesa del suo successore.

Dal 1996 al ritiro

Il 6 novembre dello stesso anno, dopo la sconfitta per 2-1 in un'amichevole contro la Bosnia ed Erzegovina giocata a Sarajevo, Sacchi lascia l'incarico di commissario tecnico della Nazionale per tornare ad allenare il Milan, subentrando il 3 dicembre ad Óscar Tabárez.

La stagione del Milan termina con l'11º posto in campionato. Il 16 giugno 1998 viene presentato come nuovo allenatore dell'Atlético Madrid, squadra della Liga spagnola;dopo sette mesi il 14 febbraio 1999 viene esonerato.

Il 16 febbraio annuncia il suo ritiro da allenatore.

Il 9 gennaio 2001 ricopre per un breve periodo la carica di allenatore del Parma ma, in seguito a problemi di salute per l'eccessiva tensione nervosa provocatagli dalla sua professione, il 31 gennaio si dimette, chiudendo così di fatto la sua carriera sportiva.

Dirigente

Il 21 dicembre 2001 riveste l'incarico di direttore tecnico del Parma (riuscendo ad allestire ottime formazioni anche con ridotti budget economici e scoprendo giovani campioni come Alberto Gilardino).

Si dimette il 31 maggio 2003, fonte Wikipedia. Il 21 dicembre 2004 viene nominato dal presidente Florentino Perez direttore dell'area tecnica e direttore sportivo del Real Madrid. Si dimette il 22 dicembre 2005.

Il 4 agosto 2010 viene ufficializzata la sua nomina a Coordinatore tecnico delle Nazionali giovanili, dalla Under 21 alla Under 16. Lascia l'incarico il 30 luglio 2014

Opinionista televisivo

Negli anni duemila è stato commentatore televisivo per le reti Mediaset. È stato opinionista fisso della trasmissione calcistica di Italia 1 Controcampo.

Dal 2008 è opinionista fisso di Mediaset Premium su Premium Calcio. Inoltre ogni giovedì pomeriggio ha uno spazio tutto suo nell'emittente radiofonica romana Radio Radio. Dal 1º luglio 2012 è protagonista della campagna pubblicitaria per la nuova stagione calcistica di Mediaset Premium.

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“Fernando Alonso fonte Ansa, non correrà il gran premio di F1 del Bahrain ed è in dubbio anche per quello in Cina, in programma il 17 aprile.

Sono più serie del previsto le conseguenze dell'incidente di 10 giorni fa a Melbourne: alcune costole fratturate ed un pneumotorace.

Il pilota della McLaren non ha superato la visita medica cui è stato sottoposto presso il circuito di Sakhir.

La Tac ha rivelato che le costole lesionate non garantiscono allo spagnolo di sopportare in sicurezza le sollecitazioni della gara.

Alonso ci teneva molto a prendere il via. Ora, pur insistendo sul fatto che tali rischi sono "molto piccoli", deve ammettere che non può dire con precisione quando potrà tornare.

"Domenica (in Australia, ndr) stavo bene - ha raccontato nella conferenza stampa Fia in Bahrain –

Un po' di dolore al ginocchio, ma nulla di grave. Così ho avuto il via libera per lasciare la pista e tutto era a posto". Lunedì "avevo un po' di dolore in generale, ma niente di troppo serio.

Poi, arrivato in Spagna, il dolore era aumentato. Così abbiamo fatto un controllo ed abbiamo scoperto un piccolo pneumotorace sul polmone.

Ho seguito il consiglio dei medici, mi sono riposato a casa ed ho ripetuto la Tac. Il pneumotorace è in via di guarigione, ma ho avuto alcune fratture costali.

In F1 la macchina costringe ad una posizione molto particolare e, con la forza-G, c'era il rischio che le fratture potessero muoversi nei polmoni.

Alla domanda se si sentisse fiducioso di correre in Cina, Alonso ha risposto: "Non al cento per cento. Nei prossimi 8 o 10 giorni dovrò fare un altro test e poi la Fia farà le sue valutazioni, come è stato oggi. Io voglio recuperare e dal danno al polmone sto recuperando.

Ma le costole non si possono 'incollare'. Il rischio è molto, molto piccolo, ma ho capito che tutti noi vogliamo il rischio zero. Quindi è solo una questione di tempo".

Fernando Alonso Díaz (Oviedo, 29 luglio 1981) è un pilota automobilistico spagnolo di Formula 1, vincitore dei Campionati Mondiali 2005 e 2006 con la scuderia Renault, è stato dal 2010 al 2014 pilota della Ferrari e dall'anno successivo pilota della McLaren.

Soprannominato Magic Alonso e El Nano, oltre a essere il pilota spagnolo di maggior successo, ha detenuto il record di più giovane vincitore di un Campionato mondiale di Formula 1, conseguito al termine della stagione 2005, e quello di più giovane bi-campione del mondo di categoria.

Con la stagione 2007 è divenuto il secondo pilota, dopo Michael Schumacher, ad aver ottenuto un punteggio superiore a 100 punti nel Campionato mondiale per tre stagioni consecutive.

Inoltre, nel 2014, in seguito al suo addio alla Ferrari, è risultato essere il pilota con più punti conquistati (1190) nella storia della scuderia di Maranello. Lo spagnolo è anche ambasciatore UNICEF, nonché un dirigente della Grand Prix Drivers' Association.

È stato considerato da parte della stampa, da parte dei tifosi e colleghi, nonché dagli esperti come uno dei grandi talenti di sempre nelle corse automobilistiche, secondo la rivista statunitense Sports Illustrated nel 2013 figurava al terzo posto fra gli sportivi più ricchi e pagati del mondo.”.

Comunque vadano le cose, onore e gloria, a questi due grandi campioni, che ci hanno insegnato tanti valori morali ed ideali; luminosi esempi di correttezza sportiva, di eroismo, di onestà, di umiltà ecc.

Domenico Salvatore

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