Rubrica Storica a cura di Attilio Cotronei

05.09.2015 00:09

 

LA CORSA DEI CARRI A ROMA

 

L’espressione di Giovenale “Panem et circenses”, si riferiva in particolar modo alle corse dei carri.   Esse furono considerate come “oppio” di massa per gettare il popolo romano nell’impotenza politica. Secondo lo storico Ammiano Marcellino, vissuto nel IV secolo, a Roma non si concludeva mai nulla di “serio” perché l’attività preferita da tutti consisteva nell’esporsi al sole e alla pioggia, dall’alba al tramonto, per osservare le qualità e i difetti dei cavalli e dei loro conducenti. I ludi circenses costituivano un’attrazione di primo piano, superata solo dagli spettacoli dell’anfiteatro. Solo che questi ultimi erano più rari. Secondo Furio Domizio Filocolo, nel 354 ci furono solo dieci giorni dedicati ai munera e venationes, (in latino munus, pl. munera, cioè "offerte"; ……………) contro i 64 giorni dedicati ai giochi circensi.

 Gli sport equestri cominciarono ad apparire in Italia nell’VIII secolo, nello stesso periodo in cui Omero scriveva della corsa durante i ludi funebri per Patroclo. È probabile che fossero stati introdotti dai coloni greci, nelle città da loro fondate nel sud Italia.

A Roma secondo le testimonianze più antiche, riportate da Livio nel libro primo del suo trattato storico “Ab urbe condita”, Romolo introdusse la corsa dei cavalli poco dopo la fondazione della città nel 753 a. C. nella Valle Murcia tra i colli Aventino e Palatino. Poco dopo avrebbe organizzato, sempre in questa vallata, le corse dei carri, a cui furono invitati anche i Sabini e le loro figlie. Mentre gli uomini erano tutti presi a seguire le corse, alcuni soldati fecero irruzione e rapirono le giovani.

Come anticipato, questi giochi erano detti “Consualia”, perché dedicati al dio Conso. Secondo la tradizione, Tarquinio Prisco, quinto re di Roma, avrebbe dato inizio ai Ludi Maximi in seguito alla sua vittoria contro i Latini ed era del parere che l’evento andasse celebrato a scadenza annuale. Tarquinio Prisco era di origini etrusche ed è difficile dire se gli Etruschi si siano ispirati ai Greci nell’organizzare le corse dei carri. Comunque è certo che la passione dei Romani per la corsa dei carri deriva dai loro maestri Etruschi, sovrani di Roma fino ai primi decenni del V secolo.

Durata dei giochi

Se in origine i giochi avevano luogo ad intervalli irregolari, nel IV secolo i Ludi Magni divennero delle feste fisse e assunsero il nome di Ludi Romani. La loro durata, all’inizio di un giorno, diventò di quattro giorni, dal 15 al 18 settembre di ogni anno; dopo la morte di Cesare, 44 a.C., fu aggiunto anche il 19 settembre. Anche se si aggiunsero altri ludi, il loro numero rimase abbastanza contenuto nel corso di un secolo e mezzo. La situazione cambiò con l’avvento di Silla, Pompeo e Cesare che determinò una vera e propria inflazione dei Ludi Circenses tipica della Roma imperiale. I politici importanti istituivano delle feste supplementari in loro onore, che dopo alcuni anni diventavano fisse (Ludi stati). A Silla vennero dedicati i Ludi Victoria Sullanae (nell’82 a.C.), a Cesare i Ludi Victoria Caesaris (nel 46 a.C.), ad Augusto, al ritorno dalla campagna condotta in Spagna, i Ludi Augusti et Fortuna Reducis (11 a.C.). Ogni occasione, come un compleanno, un anniversario qualunque, era buona per offrire tali spettacoli. Di conseguenza la durata dei giochi aumentò vertiginosamente portando come risultato un impegno finanziario estremamente gravoso. Nel contempo gli imperatori avevano paura di ridurre i giorni di festa perché temevano di diventare impopolari.

 

 

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