Rubrica Società a cura di Cosimo Sframeli

05.09.2015 00:08

 

Barbari di ritorno

 La paura “fa tremare vene e polsi”. E’ un’emozione di reazione ad una minaccia, ad un pericolo, che spinge, con modificazioni anche fisiche, ad un comportamento di fuga, di difesa, di nascondimento, in vista di una preservazione della vita. La paura, madre della vita, è un istinto che accompagna da sempre l’umanità. Vi sono però paure che insorgono anche in mancanza di un pericolo reale e persistono anche quando la probabilità di un male concreto è pressoché nulla sino ad arrivare alla “fobia”, al panico, all’angoscia, che mortificano la vita e conducono alla morte. La paura sana invece è null’altro che un attaccamento alla vita, che fiuta quanto all’esistere stesso si oppone e ci fa affrontare con saggezza i pericoli. È una paura benedetta. Sa di vita avere paura di non amare più, di perdere la stima, di non essere bravi a sufficienza; ci fa attenti sui sentimenti e su ciò che veramente per noi conta. Ha il sapore della vita avere paura che in noi si possa spegnere la fede. La paura patologica, al contrario, ci blocca, tarpa le nostre ali e ci fa schiavi. Può giungere a forme perniciose, mortali, al confine con la disperazione, dove si toccano livelli di panico, di confusione, di rimpianti per un passato vissuto nel dubbio, dunque non-vissuto o vissuto non secondo le aspettative, distruggendo i segni del passato, le testimonianze di mete verso cui tendevamo ma che abbiamo mancato. Quando l’angoscia diventa orizzonte di vita, si ritorna a modelli arcaici che fanno pensare ad un vero e proprio imbarbarimento. Non più uomini, ma primitivi che urlano nella giungla, vittime di almeno tre tipi di paure. Alcune giustificate, altre amplificate, altre create ad arte per rendere “governabile” una Calabria sempre più complicata e contraddittoria. Paradossalmente, per avere un mondo in pace si fanno guerre e per combattere la paura si vive in un perpetuo terrore.

Quando un popolo è alle strette con i problemi quotidiani della vita, quando la sicurezza sociale è messa in dubbio dalla rabbia della gente che deve assistere a vessazioni e sfruttamenti senza numero, allora il ricorso ad un sentimento primitivo come la paura potrebbe essere la carta risolutiva, per evitare disastri maggiori. La paura creata ad arte, esasperata. Se il livello si alza, la gente comune salva il salvabile relegando la ricerca di giustizia ad altri tempi, se mai verranno. La paura, la bugia, il silenzio imposto, l’occultamento della verità, come sistema. Da tempo vediamo nascere in questa terra, “culla della civiltà”, anche tra sedicenti cristiani, una voglia sfrenata di schiavizzare che veramente fa paura. E’ l’avidità di gente spietata e impotente che sa provocare anarchia e distruzione anche tra i carnefici. Il “bellum omnium contra omnes” percorre il paese ed è plausibile pensare che i rapporti tra la gente non siano più basati per ricercare il bene comune, pur sottintendendo uguaglianza e fraternità da parte di uomini saggi, ma la percezione dell’altro come “nemico”. E tuttavia stiamo male. Siamo tutti “fuori luogo”, estranei al nostro mondo. Niente è più nostro, neppure la terra che abitiamo, la casa che abbiamo costruito per i nostri figli, i luoghi dove pensiamo di incontrare Dio. Voci di un silenzio assordante che tentano di condurci sulla strada del buon senso, della ragionevolezza. Ritornare a quella assunzione di responsabilità che è prima di ogni libertà, prima di rinchiuderci in se stessi, riaccogliendo l’altro come fratello, nel riscoprire che la fraternità umana naturale precede l’inimicizia culturale. Sarà l’inizio necessario per un riscatto di questo nostro tempo già abbastanza segnato dal sacrificio degli innocenti e dalla “paura” eretta ad assurdo sistema di vita.

Ogni crisi certamente crea disagio ed è motivo di sofferenza. Lasciamoci alle spalle tradimenti e ingiustizie per proiettarci in modo nuovo verso il futuro. La via d’uscita sembra essere quella della spiritualità, ovvero della conoscenza reciproca, della conversione, dell’altro, di purificare la memoria, di recuperare la qualità dello stile di vita.     

 

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