Roma, Quella pace armata fra politica e magistratura, falchi e colombe, piromani e pompieri

23.04.2016 21:17

 

Le lotte intestine per il potere, nel Consiglio Superiore della Magistratura, nell'A.N.M e quelle fra i partiti e nel sindacato ed i leaders della politica: l’un contro l’altro armato. Vanno in scena…il ‘buono’ (Luca Palamara), il ‘brutto’ (Piercamillo Davigo) ed il ‘cattivo’ (Giovanni Legnini)

QUANDO SCENDONO IN CAMPO GIGANTI E TITANI, TUTTI I PALAZZI TREMANO DALLE FONDAMENTA

Domenico Salvatore

Tangentopoli (una serie di indagini giudiziarie condotte a livello nazionale nei confronti di esponenti della politica, dell'economia e delle istituzioni italiane) delenda est, disse “Mani Pulite”, di cui Piercamillo Davigo era parte integrante.

Un pool della Procura della Repubblica di Milano (formato dai magistrati Antonio Di Pietro, Piercamillo Davigo, Francesco Greco, Gherardo Colombo, Tiziana Parenti, Ilda Boccassini e guidato dal procuratore capo Francesco Saverio Borrelli e dal suo vice Gerardo D'Ambrosio).

Migliaia di arresti, alcuni suicidi, l'eutanasia di cinque partiti storici al potere e di un'intera classe politica.  La Norimberga della Prima Repubblica,

Risorse sempre, dalle sue stesse ceneri, come l’araba fenice. un'orgia di scandali. Come l’Idra di Lerna…Ogni volta che Ercole tagliava una delle teste dell'idra, dal moncherino ne ricrescevano due.

Scandali a go-go dal finanziamento illecito dei partiti, agli appalti delle grandi opere pubbliche, allo scandalo del calcio-scommesse…Milano, Roma, Torino, Palermo, Napoli, Bologna, Firenze, Reggio Calabria…imprenditori senza scrupoli, politici indegni.

Venne definito “sistema”, il buco nero della corruzione; rapaci accaparratori di tangenti in milioni di euro.

Dietro le ruberie spuntano sempre uomini di partito, sottosegretari, ministri, cinghie di trasmissione tra le occasioni di affari da sporcare e le pedine delle manovre tese a mettere le mani sui milioni di truffe e imbrogli.

Va da sé che in Italia, per riscoprire l’acqua calda’, ci sia chi delinqua e chi non delinqua, chi rubi per far politica e chi, faccia politica per rubare; e chi non rubi; chi corrompa e chi non corrompa. Craxi disse più o meno, in Parlamento, che il finanziamento illegale riguardava tutti. Senza che nessuno si alzasse a dire: io no, io veramente non l'ho mai fatto".

Resiste inalterato, il luogo comune, antico andazzo, di fare di tutte le erbe un fascio. Ab uno disce omnis…

Gesù Cristo, a coloro che gli avevano condotto un'adultera con la speranza, che egli ordinasse di lapidarla, ne il Vangelo secondo Giovanni,  dice:” Qui sine peccato est vestrum, primus in illam lapidem mittat” (Chi di voi è senza peccato, scaglia la prima pietra).

Nessuno dimentica, nemmeno per un secondo, le lotte intestine e spesso fratricide a Palazzo Chigi, Palazzo Madama, Palazzo Montecitorio, Palazzo dei Marescialli, Palazzo della Consulta, Palazzo del Viminale, Palazzo di Giustizia, Palazzo del Quirinale.

Per non dire dei ‘parlamentini’, in Via delle Botteghe Oscure, Piazza del Gesù, Via Del Corso, Corso Vittorio Emanuele II, Via Quattro Fontane, Via Romagna e via di seguito.

I politici non indossano l’anello di Gige; i giudici non calzano l’elmetto di Plutone. Oggetti, che rendevano invisibile chi li indossasse.

Einaudi, De Nicola, Segni, Gronchi, Leone, Saragat, Pertini, Cossiga, Scalfaro, Ciampi, Napolitano e Mattarella, presidenti della Repubblica, ma anche capi del CSM, indossarono spesso e volentieri i panni del pompiere.

I vicepresidenti del CSM: Giovanni Legnini, dal 30 settembre 2014 ed i suoi predecessori:1959-1963 Michele De Pietro; 1963-1967 Ercole Rocchetti;1967-1968 Adolfo Salminci; 1968-1972 Alfredo Amatucci; 1972-1976 Giacinto Bosco; 1976-1980 Vittorio Bachelet; 1980-1981 Ugo Zilletti; 1981 Giovanni Conso; 1981-1986 Giancarlo De Carolis; 1986-1990 Cesare Mirabelli; 1990-1994 Giovanni Galloni;1994-1996 Piero Alberto Capotosti; 1996-1998 Carlo Federico Grosso; 1998-2002 Giovanni Verdi; 2002-2006 Virginio Rognoni; 2006-2010 Nicola Mancino; 2010-2014 Michele Vietti; 2014- Giovanni Legnini, nei panni dei Vigili del Fuoco, spensero gl’incendi.

De Gasperi, Pella, Fanfani, Segni, Tambroni, Leone, Moro, Rumor, Colombo, Andreotti, Cossiga, Forlani, Spadolini, Craxi, Goria, De Mita, Ciampi, Amato, Berlusconi, Dini, Prodi, D’Alema, Monti, Letta e Renzi, incendiarono la vita politica e pubblica, ma non ebbero mai, vita facile.

E nemmeno i segretari della DC: Attilio Piccioni (settembre 1946 - gennaio 1949)

Giuseppe Cappi (gennaio - giugno 1949)

Paolo Emilio Taviani (giugno 1949 - aprile 1950)

Guido Gonella (aprile 1950 - settembre 1953)

Alcide De Gasperi (settembre 1953 - giugno 1954)

Amintore Fanfani (giugno 1954 - marzo 1959)

Aldo Moro (marzo 1959 - gennaio 1964)

Mariano Rumor (gennaio 1964 - gennaio 1969)

Flaminio Piccoli (gennaio - novembre 1969)

Arnaldo Forlani (novembre 1969 - giugno 1973)

Amintore Fanfani (giugno 1973 - luglio 1975)

Benigno Zaccagnini (luglio 1975 - febbraio 1980)

Flaminio Piccoli (febbraio 1980 - maggio 1982)

Ciriaco De Mita (maggio 1982 - febbraio 1989)

Arnaldo Forlani (febbraio 1989 - ottobre 1992)

Mino Martinazzoli (ottobre 1992 - gennaio 1994);

del PCI:

Palmiro Togliatti (1938 - agosto 1964)

Luigi Longo (agosto 1964 - marzo 1972)

Enrico Berlinguer (marzo 1972 - giugno 1984)

Alessandro Natta (giugno 1984 - giugno 1988)

Achille Occhetto (giugno 1988 - febbraio 1991)

D’Alema, Veltroni, Bersani, Epifani, Renzi;

del PDS, Occhetto, D’Alema;

dei DS, D’Alema, Veltroni, Fassino;

PD, Veltroni, Franceschini, Bersani, Epifani, Renzi

del MSI; Trevisonno, De Marsanich, Michelini, Almirante, Fini, Rauti;

del PRI, Pacciardi, Belloni, Reale, Pasqualini, Chiostergi, Sommovigo, Pasqualini, Simoncini, Biasini, Salmoni, Terrana, Ugo Lamalfa, Giorgio Lamalfa, Spadolini, Nucara;

del PSI: Pertini, Morandi, Lombardo, Basso, Jacometti, Nenni, De Martino, Tanassi, Ferri, Mancini, Crexi, Benvenuto, Del Turco, Valdo Spini, Boselli, Nencini;

del PLI. Cassandro-Coda-Libnati, d’Aprigliano,Villabruna, Tavagnasco, Malagodi, Bignardi, Zanone, Biondi, Altissimo, Costa;

del PRC, Garavini, Bertinotti, Giordano, Ferrero;

del PPI, Martinazzoli, Iervolino, Buttiglione, Marini, Castagnetti;

del PSDI, Simonini, Mondolfo, D’Aragona, Saragat, Vigorelli, Giuseppe Romita, Matteotti, Tanassi, Orlandi, Ferri, Longo, Nicolazzi, Cariglia, Vizzini, Schietroma;

del Partito Radicale: Pannunzio, Piccardi-Olivetti, Libonati, Boneschi-Luppi-Pannella, Spadaccia Mellini, Bandinelli, Cicciomessere, Ercolessi, Aglietta, Fabre, Rippa, Rutelli, Pannella, Negri, Stanzani.

 

   I segretari della CGIL:

 1944-1957 Giuseppe Di Vittorio

    1957-1970 Agostino Novella

    1970-1986 Luciano Lama

    1986-1988 Antonio Pizzinato

    1988-1994 Bruno Trentin

    1994-2002 Sergio Cofferati

    2002-2010 Guglielmo Epifani

    2010-        Susanna Camusso;

della CISL:

 

    1951-1954 Luigi Morelli

    1954-1958 Bruno Storti

    1959-1969 Dionigi Coppo

    1969-1973 Vito Scalia

    1973-1976 Luigi Macario

    1977-1979 Pierre Carniti

    1979-1985 Franco Marini

    1985-1989 Eraldo Crea e Mario Colombo

    1989-1991 Sergio D'Antoni

    1991-1998 Raffaele Morese

    1998-2000 Savino Pezzotta

    2006-2008 Pier Paolo Baretta

    2010-2013 Giorgio Santini

    24 giugno 2014 - 7 ottobre 2014 Annamaria Furlan

della UIL:

1953-1969   Italo Viglianesi

1969-1971   Lino Ravecca, Ruggero Ravenna e Raffaele Vanni

1971-1976   Raffaele Vanni

1976-1992   Giorgio Benvenuto

1992-2000   Pietro Larizza

2000-2014   Luigi Angeletti

2014-    Carmelo Barbagallo

LE PAROLE DI PIERCAMILLO DAVIGO

 “Le parole di Piercamillo Davigo sull'Italia conquistata dai corrotti fa divampare il fuoco delle polemiche "E' peggio dei tempi di Tangentopoli, in Italia hanno vinto i corrotti" aveva detto il Presidente dell'Anm in un'intervista. E, parlando del governo Renzi, aveva sostenuto che "fa le stesse cose" fatte dai governi di sestra: "aumenta le soglie di rilevanza penale. Aumenta la circolazione dei contanti, con la scusa risibile che i pensionati non hanno dimestichezza con le carte di credito".

LA RISPOSTA DI LUCA PALAMARA

Il primo a rispondere era stato Luca Palamara, del Csm: "non e' il momento di alimentare un inutile scontro fra politica e magistratura. Non bisogna avere nostalgia del passato: di fronte a fatti di corruttela, la magistratura deve intervenire. A me le generalizzazioni non piacciono per definizione". Poi e' lo stesso vicepresidente del Csm a prendere le distanze: "Le dichiarazioni di Davigo rischiano di alimentare un conflitto di cui la magistratura e il Paese non hanno alcun bisogno tanto più nella difficile fase che viviamo nella quale si sta tentando di ottenere, con il dialogo ed il confronto a volte anche critico riforme, personale e mezzi per vincere la battaglia di una giustizia efficiente e rigorosa, a partire dalla lotta alla corruzione e al malaffare" ha detto Giovanni Legnini.

LA REPLICA DI DAVIGO

Ma in serata Davigo torna alla carica e da Pisa, in occasione di un intervento a un master, rilancia le accuse: "Tutti devono rispettare la legge perfino quelli che le fanno: la caratteristica dello stato di diritto e' che la legge vincola tutti. E poi la separazione dei poteri, che ci si dimentica sempre, ma serve a garantire la liberta'. Per un paio di decenni l'attivita' di questo Paese non e' stata quella di contrastare la corruzione ma i processi di indagine sulla corruzione. Questo e' stato un messaggio fortissimo".

"La classe dirigente di questo Paese, fonte Agenzia Italia, quando delinque fa un numero di vittime incomparabilmente piu' elevato di qualunque delinquente da strada e fa danni enormi" aggiunge "In Italia - ha detto ancora Davigo - la vulgata comune e' dire che rubano tutti. Questa cosa mi fa arrabbiare, rubano molti, non tutti. Altrimenti non avrebbe senso fare i processi". Davigo parlando di indagini che si ripetono da anni ha portato ad esempio "un funzionario pubblico che nel '92 spiegava il sistema della distribuzione delle tangenti che andava avanti da vent'anni". "Oggi - ha concluso - inchieste recenti dimostrano che questo sistema e' proseguito ininterrottamente. E a noi ci dicono che abusiamo della custodia cautelare: sono senza vergogna".

Luca Palamara è nato a Roma il 22 aprile 1969. Il papà, Rocco, era originario di Santa Cristina D’Aspromonte.  Magistrato, della Procura di Roma. Dal 2014 membro togato del Consiglio Superiore della Magistratura. Dal 2008 al 2012 presidente dell’Anm ; il più giovane che l’Associazione nazionale magistrati abbia mai avuto, di cui era già stato segretario generale.  Sposato dal 1999, gli fu testimone Francesco Nitto Palma. Due figli.

Dopo l'intervista al Corriere della Sera il presidente dell'Anm Piercamillo Davigo rincara la dose. E afferma: "La classe dirigente di questo Paese quando delinque fa un numero di vittime incomparabilmente più elevato di qualunque delinquente da strada e fa danni più gravi". Lo ha detto durante la lectio magistralis al master in prevenzione e contrasto della criminalità organizzata e corruzione dell' Università di Pisa. "In Italia - ha detto - la vulgata comune è dire che rubano tutti. No, mi fa arrabbiare questa cosa, rubano molti. Non tutti. Altrimenti non avrebbe senso fare i processi". E, ancora, riflette Davigo, 'dire che i magistrati devono parlare solo con le loro sentenze equivale a dire che devono stare zitti'. Che aggiunge "Le avete mai lette le sentenze? - ha ironizzato Davigo parlando del presunto protagonismo dei magistrati - è come quando sui giornali di provincia qualche volta c'è il pescatore che ha pescato un luccio enorme. Io dico: è il pescatore affetto da protagonismo o è il luccio che è enorme?". E, ancora, parlando di indagini che "si ripetono nei decenni" ha fatto l'esempio di "un funzionario pubblico che nel '92 spiegava il sistema della distribuzione delle tangenti che andava avanti da 20 anni" e ha concluso: "Oggi inchieste recenti dimostrano che questo sistema è proseguito ininterrotto". "E a noi - ha aggiunto - ci dicono che abusiamo della custodia cautelare: sono senza vergogna".

"Mi spiace che alle mie dichiarazioni sia stato attribuito un significato diverso da quello che hanno. Non ho mai inteso riferirmi ai politici in generale, ma ai fatti di cui mi sono occupato ed a quelli che successivamente ho appreso essere stati commessi. Non ho mai pensato che tutti i politici rubino, anche perché ho più volte precisato che se così fosse non avrebbe senso fare processi che servono proprio a distinguere". Lo afferma il presidente dell'Anm, Piercamillo Davigo

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Dopo l'intervista al Corriere della Sera il presidente dell'Anm Piercamillo Davigo rincara la dose. E afferma: "LA CLASSE DIRIGENTE DI QUESTO PAESE QUANDO DELINQUE FA UN NUMERO DI VITTIME INCOMPARABILMENTE PIÙ ELEVATO DI QUALUNQUE DELINQUENTE DA STRADA E FA DANNI PIÙ GRAVI". Lo ha detto durante la lectio magistralis al master in prevenzione e contrasto della criminalità organizzata e corruzione dell' Università di Pisa. "In Italia - ha detto - la vulgata comune è dire che rubano tutti. No, mi fa arrabbiare questa cosa, rubano molti. Non tutti. Altrimenti non avrebbe senso fare i processi". E, ancora, riflette Davigo, 'dire che i magistrati devono parlare solo con le loro sentenze equivale a dire che devono stare zitti'. Che aggiunge "Le avete mai lette le sentenze? - ha ironizzato Davigo parlando del presunto protagonismo dei magistrati - è come quando sui giornali di provincia qualche volta c'è il pescatore che ha pescato un luccio enorme. Io dico: è il pescatore affetto da protagonismo o è il luccio che è enorme?". E, ancora, parlando di indagini che "si ripetono nei decenni" ha fatto l'esempio di "un funzionario pubblico che nel '92 spiegava il sistema della distribuzione delle tangenti che andava avanti da 20 anni" e ha concluso: "Oggi inchieste recenti dimostrano che questo sistema è proseguito ininterrotto". "E a noi - ha aggiunto - ci dicono che abusiamo della custodia cautelare: sono senza vergogna".

"Mi spiace, fonte Ansa, che alle mie dichiarazioni sia stato attribuito un significato diverso da quello che hanno. Non ho mai inteso riferirmi ai politici in generale, ma ai fatti di cui mi sono occupato ed a quelli che successivamente ho appreso essere stati commessi. Non ho mai pensato che tutti i politici rubino, anche perché ho più volte precisato che se così fosse non avrebbe senso fare processi che servono proprio a distinguere". Lo afferma il presidente dell'Anm, Piercamillo Davigo

"LE DICHIARAZIONI DEL PRESIDENTE DAVIGO (AL CORRIERE DELLA SERA, NDR) RISCHIANO DI ALIMENTARE UN CONFLITTO DI CUI LA MAGISTRATURA E IL PAESE NON HANNO ALCUN BISOGNO TANTO PIÙ NELLA DIFFICILE FASE CHE VIVIAMO nella quale si sta tentando di ottenere, con il dialogo ed il confronto a volte anche critico riforme, personale e mezzi per vincere la battaglia di una giustizia efficiente e rigorosa, a partire dalla lotta alla corruzione e al malaffare". Lo afferma il vicepresidente del Csm, Giovanni Legnini. "Il Consiglio Superiore della Magistratura, nell'esercizio delle proprie funzioni costituzionali, lavora per il prestigio e l'autorevolezza di tutta la magistratura", sottolinea Legnini con riferimento alle sollecitazioni di intervento del Csm sulle dichiarazioni del Presidente dell'Anm Piercamillo Davigo. "Il Consiglio - prosegue Legnini - è quotidianamente impegnato ad affermare in concreto l'indipendenza della magistratura e non è utile, come qualcuno ha inteso fare, invocarne l'intervento sanzionatorio pur a fronte di affermazioni non condivisibili, peraltro rese nell'esercizio di una funzione non giurisdizionale ma associativa. Le garanzie e la considerazione che si devono alla magistratura per lo straordinario lavoro, che quotidianamente assicura spesso in condizioni difficili, devono unirsi al rispetto per gli altri poteri dello Stato".

"Quanto affermato oggi dal presidente dell'Anm Davigo secondo il quale per contrastare la corruzione e scoprire i reati di tangenti servono operazioni sotto copertura corrisponde esattamente al pensiero ed alla proposta di legge del Movimento 5 Stelle, presentata sin dall'inizio della legislatura unitamente al nostro pacchetto anticorruzione che prevede proprio l'estensione nel nostro Paese dell'agente provocatore o dell'agente infiltrato per far emergere proprio i reati di corruzione". Lo afferma il gruppo parlamentare del M5S Senato. "Proposta, purtroppo bocciata dal governo e dalla maggioranza in diverse occasioni. Da qui si capiscono gli inaccettabili attacchi Pd a Davigo - continua il gruppo M5S Senato - Davigo inoltre ha affermato come questo governo abbia aumentato le soglie di non punibilità per le grandi evasioni, attraverso le quali si contribuisce, secondo il M5S che si è fortemente opposto, alla formazione di fondi neri illeciti".

 "NON E' IL MOMENTO DI ALIMENTARE UN INUTILE SCONTRO TRA POLITICA E MAGISTRATURA", "NON BISOGNA AVERE NOSTALGIA DEL PASSATO". COSÌ L'EX PRESIDENTE DELL'ANM LUCA PALAMARA, oggi presidente della Sesta Commissione del Csm, replica all'intervista sul Corriere della Sera all'attuale leader dell'Anm Piercamillo Davigo.

"Dobbiamo ribadire con forza il tema dell'autonomia e dell'indipendenza della magistratura e chiedere alla politica di essere messi nelle condizioni di lavorare ma non dobbiamo cadere nella trappola del conflitto, che spesso ha tanti nostalgici" ha detto ancora Palamara. "Portare la magistratura sul tema del conflitto fa notizia", ma "noi dobbiamo evitare di essere trasportati su questo terreno". Pur esprimendo le sue critiche all'attuale presidente dell'Anm, Palamara ha riconosciuto il "ruolo importante" che ha svolto Davigo nella "storia giudiziaria di questo Paese".

"Di fronte a fatti di corruttela la magistratura deve intervenire", ma "le generalizzazioni a me non piacciono", ha spiegato Palamara. "Lo Stato deve dare una risposta molto ferma e forte sul tema della corruzione, soprattutto adottando quelle modifiche che ancora chiediamo per far funzionare meglio il processo penale, ad esempio intervenendo sulla disciplina della prescrizione evitando che tanti processi siano inutili e vadano al macero", ha tra l'altro osservato Palamara. Ma "non bisogna avere nostalgia del passato".

Ermini: 'Davigo cerca rissa ma non la troverà' - "Le parole di Davigo fanno paura ai magistrati. Cerca la rissa ma non la troverà. Giudici parlino con sentenze noi rispettiamo il loro lavoro". Così David Ermini, responsabile Giustizia della segreteria del PD, in un commento su Twitter.

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CON UN UNO-DUE, COSTITUITO DA UNA INTERVISTA AL CORRIERE DELLA SERA E DA UN SUCCESSIVO INTERVENTO POMERIDIANO, IL NEO PRESIDENTE DELL'ANM PIERCAMILLO DAVIGO SCHIERA LA SUA ASSOCIAZIONE CONTRO LA POLITICA IN GENERALE, E PIÙ IN PARTICOLARE CONTRO IL PD E IL GOVERNO. L'iniziativa ha suscitato alcune riserve tra gli stessi magistrati, una presa di distanza dal vicepresidente del Csm Giovanni Legnini, mentre nel Pd è stata vissuta come una "provocazione" a cui non rispondere, una sintesi fatta anche da molti renziani che così' traducono il pensiero del leader del partito e premier Matteo Renzi che mentre era in visita a New York ha accolto le esternazioni del magistrato con molta irritazione, si racconta in ambienti Pd a Roma. E ciò mentre la presidente della Commissione Giustizia della Camera, Donatella Ferranti, ha messo in discussione il ruolo di Davigo come magistrato giudicante in Cassazione.

Ma in serata Davigo ha corretto il tiro: "Non ho mai pensato che tutti i politici rubino, mi riferivo alle mie inchieste e ai fatti di cui si è saputo". Nessuna volontà di generalizzare, dunque, ha puntualizzato l'ex Pm di mani pulite. Però oggi sul Corriere della Sera Davigo ha attaccato a testa bassa: "I politici non hanno smesso di rubare; hanno smesso di vergognarsi. Rivendicano con sfrontatezza quel che prima facevano di nascosto". Quanto al passato il presidente dell'Anm accomuna il governo Berlusconi a quelli di centrosinistra. E Renzi? "Fa le stesse cose. Aumenta le soglie di rilevanza penale. Aumenta la circolazione dei contanti". Per non parlare della legge sulla responsabilità civile dei magistrati. Già di prima mattina Luca Palamara, predecessore di Davigo alla guida dell'Anm, ha preso le distanze: "le generalizzazioni a me non piacciono", ha detto, e poi "non dobbiamo cadere nella trappola del conflitto" ma che ai magistrati non giova. Stesso ragionamento in Antonello Racanelli, procuratore aggiunto a Roma e leader di Magistratura indipendente, critico per i "toni eccessivi, parole esagerate, generalizzazioni superficiali e ingiuste". "Bisogna evitare di alzare la tensione tra politica e magistratura, che non fa bene a nessuno. Anziché offendersi a vicenda - suggerisce Racanelli- occorre rivendicare i mezzi per far funzionare meglio e con maggiore efficienza la giustizia". Anche Nicola Gratteri non ha condiviso le parole di Davigo: "penso che abbia sbagliato a generalizzare, bisogna sempre entrare nello specifico. Se si dice che 'sono tutti ladri', facciamo il gioco dei ladri".

IN CASA PD LA PAROLA D'ORDINE È STATA DI NON "CADERE NELLA PROVOCAZIONE", QUINDI NEI COMUNICATI E SUI SOCIAL DAVIGO NON È STATO ATTACCATO. Chi ha parlato con Renzi, in questi giorni a New York, riferisce che nell'entourage del premier si osserva che ogni volta che egli è all'estero parte un attacco. Il famoso editoriale di De Bortoli nel settembre 2014, arrivò quando Renzi era negli Usa. Comunque diversi esponenti della maggioranza, come Anna Rossomando, Andrea Romano, Anna Ascani e Dario Ginefra del Pd, Nino Marotta e Dorina Bianchi di Ap, hanno criticato le accuse generalizzate di Davigo. "Davigo - ha detto Davide Ermini, responsabile giustizia del Pd - cerca la rissa ma non la trovera'. I giudici parlino con sentenze noi rispettiamo il loro lavoro". "Davigo si e' costruito un ring dove tira cazzotti da solo. Perche', a chi giova?", si è chiesto Walter Verini. Sono invece saltati sul carro di Davigo le opposizioni.

M5s, in un comunicato ne ha preso le difese; Alfredo D'Attorre di SI, ha attaccato gli ex compagni del Pd; Matteo Salvini ha annunciato che incontrerà Davigo. Ma ecco che nel pomeriggio Davigo ha parlato a Pisa e, commentando l'affermazione di Ermini ("magistrati parlino con le sentenze") ha nuovamente attaccato: "Dire che i magistrati devono parlare solo con le loro sentenze equivale a dire che devono stare zitti". "Per un paio di decenni l'attivita' di questo Paese non e' stata quella di contrastare la Corruzione ma le indagini processuali su di essa". A questo punto il vicepresidente del Csm, Giovanni Legnini, è intervenuto. "Le dichiarazioni di Davigo rischiano di alimentare un conflitto di cui la magistratura e il Paese non hanno alcun bisogno" anche perché con "il dialogo e il confronto" si stanno ottenendo "riforme, personale e mezzi per vincere la battaglia di una giustizia efficiente e rigorosa".

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"TUTTI I GIORNI LEGGO POLEMICHE TRA POLITICI E MAGISTRATI. UN FILM GIÀ VISTO PER TROPPI ANNI. PERSONALMENTE AMMIRO I MOLTISSIMI MAGISTRATI CHE CERCANO DI FARE BENE IL LORO DOVERE. E anche i moltissimi politici, FONTE Ansa che provano a fare altrettanto. Il rapporto tra politici e magistrati deve essere molto semplice: il politico rispetta i magistrati e aspetta le sentenze. Il magistrato applica la legge e condanna i colpevoli. Io rispetto i magistrati e aspetto le sentenze. Buon lavoro a tutti". Lo dice il premier Matteo Renzi nella sua enews.

Ieri prima con una intervista, poi con un intervento pomeridiano, il neo presidente dell'Anm Piercamillo Davigo ha schierato la sua Associazione contro la politica in generale, e più in particolare contro il Pd e il governo. L'iniziativa ha suscitato alcune riserve tra gli stessi magistrati, una presa di distanza dal vicepresidente del Csm Giovanni Legnini, mentre nel Pd è stata vissuta come una "provocazione" a cui non rispondere, una sintesi fatta anche da molti renziani che così' traducono il pensiero del leader del partito e premier Matteo Renzi. E ciò mentre la presidente della Commissione Giustizia della Camera, Donatella Ferranti, ha messo in discussione il ruolo di Davigo come magistrato giudicante in Cassazione.

Edmondo Bruti Liberati, ex procuratore capo di Milano, ex membro del Csm, per anni all'Associazione nazionale magistrati, dopo le dichiarazioni del presidente dell'Anm, è intervenuto nella polemica: '"Non esiste una magistratura buona contro un'Italia di cattivi, vederla così è in linea di principio sbagliato, e inoltre si scontra con la realtà".

Dal canto suo Raffaele Cantone, presidente dell'autorità nazionale Anticorruzione, afferma: "Mani Pulite ha fallito perché le manette da sole non bastano. La fiaba della magistratura tutta buona e della politica tutta cattiva è falsa"

Ieri il vicepresidente del Csm Legnini ha risposto a Davigo commentando che affermazioni come quelle rischiano di apre un conflitto tra toghe e politica.”

Le baruffe chiozzotte insomma. De jà vu!

Domenico Salvatore

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