Reggio Calabria, il boss pentito Giuseppe Greco scampa miracolosamente ad un agguato di stampo mafioso nel quale rimane ucciso Domenico Polimeni

04.04.2016 20:38

 

Il capo della Squadra Mobile, Francesco Rattà e la Questura di Reggio Calabria

 

Calanna (RC)-Ci lascia la pelle, Domenico Polimeni, colpito dalle micidiali scariche di lupara, che si trovava con la vittima designata sul balcone di casa. Sul posto, gli agenti della Squadra Mobile di Reggio Calabria, guidata da Francesco Rattà, coordinato dalla DDA

REGGIO CALABRIA, IL PENTITO GIUSEPPE GRECO, 46 ANNI, GRAVEMENTE FERITO NEL CORSO DI UN AGGUATO DI STAMPO MAFIOSO RICOVERATO IN GRAVI CONDIZIONI AGLI OSPEDALI RIUNITI

Domenico Salvatore

La “Città dei Bronzi” e del Bergamotto, sta scivolando nel terrore; ben al di là dei facili allarmismi.

Le nuove leve della ‘ndrangheta, più spietate e sanguinarie dei vecchi boss, quasi tutti in galera od al cimitero, comunque in attesa di giudizio, vogliono sostituirsi a loro e prendere in mano il potere, senza ulteriori perdite di tempo e senza, badare a spese.

Non è scoppiata, la terza guerra di mafia a Reggio Calabria. Sebbene la città ed il comprensorio, siano piombati in quel clima; in quell’ambiente; in quella dimensione.

Giuseppe Greco, il boss pentito ed una veduta di Calanna, piccolo centro preaspromontano alle porte di Reggio

 

Tuttavia, si continua a sparare in città; ed anche, nella provincia e nella Calabria intera. Dallo Stretto al Pollino.

Agguati di stampo mafioso per ferire e per ammazzare. Da un mare all’altro; dall’Aspromonte alle Serre e dalla Sila al Pollino.

Canta la lupara, sviolina il kalashnikov, rimbomba il tritolo, suonala pistola.

Ovunque pianti e lutti. Non vengono risparmia i bambini e le donne, gli anziani ed i malati.

Killers cinici, spietati, crudeli, disumani, sanguinari e malvagi; sempre pronti a seminare odio, zizzania, astio, rancore, inimicizia, livore, risentimento, cattiveria ed ostilità.

Morte, rovina, disperazione, sangue e distruzione. Il Bene contro il Male.

Telegrafico ma pregnante il flash dell’Ansa:“Domenico Polimeni, di 48 anni, con precedenti di polizia, é stato ucciso la scorsa notte, in un agguato di 'ndrangheta a Calanna, un centro dell'hinterland di Reggio Calabria.

 Nell'agguato é rimasto ferito in modo grave un pentito di 'ndrangheta, Giuseppe Greco, di 46 anni, che si trovava insieme a Polimeni.

Sull'omicidio indaga la Squadra mobile di Reggio Calabria sotto le direttive della Dda. L'agguato, secondo le prime notizie, é stato fatto mentre Polimeni e Greco erano affacciati su un balcone.

A sparare dalla strada é stata una persona armata di fucile, giunta sul posto a bordo di un'automobile che si é poi allontanata.

L'ipotesi é che l'obiettivo dell'agguato fosse Giuseppe Greco e che Polimeni sia stato coinvolto nell'episodio solo perché si trovava insieme al pentito.

Greco é stato ricoverato negli "Ospedali riuniti". Il pentito ferito ha fatto dichiarazioni alla Dda che hanno consentito l'avvio di inchieste importanti contro la 'ndrangheta”.

Secondo una prima sommaria ricostruzione della dinamica del mortale agguato, un sicario della ‘ndrangheta, giunto sul posto a bordo di una macchina, evidentemente, ben informato dei movimenti della ‘gola profonda’, ha aperto un fuoco d’inferno con un fucile automatico calibro 12, caricato a lupara.

Centrate al tronco, agli arti ed al capo, le vittime designate, sono crollate sul balcone, grondando sangue da ogni organo.

Avvertita telefonicamente, è arrivata sotto scorta, l’ambulanza del 118 con i sanitari a bordo.

Per il Polimeni, con precedenti di polizia alle spalle, non c’era più nulla da fare.

Le micidiali scariche di un fucile caricato a pallettoni, non gli hanno concesso scampo alcuno.

 

Il ferito è crollato in un lago di sangue. La morte è stata presso che istantanea.

E’ andata decisamente meglio al vero obiettivo del commando, Giuseppe Greco, figlio del capomafia ‘don Ciccio’ Greco, morto di recente per cause naturali, che per la DDA, aveva voce in capitolo sulle amministrazioni comunali di Calanna, San Alessio in Aspromonte e Laganadi. Uno dei pochi capimafia, morto sul suo letto; a piedi nudi.

Don Ciccio Greco, organizzò insieme al mammasantissima ‘don Mico Tripodo’, il famoso Summit di Calanna, nel 1960, interrotto dalla Polizia.

Le condizioni del ferito, rimangono gravi; e la prognosi, è riservata.

Greco è ricoverato in corsia e sorvegliato a vista da agenti, armati sino ai denti.

Torna alla mente il duplice omicidio di “don Ciccio Serraino” e suo figlio Alessandro, ammazzati a colpi di fucile e pistola, il 23 aprile 1886, fin dentro una stanzetta del Reparto di Diabetologìa degli Ospedali Riuniti, durante la guerra di mafia per il controllo del territorio, fra i De Stefano-Tegani Libri, opposti agl’Imerti, Condello, Serraino.

Il defunto padrino della 'ndrangheta, ' don Paolo' De Stefano e Nino Imerti "Nano feroce"

 

A parte il caso del giovane Vincenzo Reitano di 29 anni sposato con un figlio in tenera età, ucciso a colpi di pistola dentro il Reparto di Neurologìa, il 13 aprile 1990. Era appena sfuggito ad un agguato di stampo mafioso nel mercato di Piazza del Popolo.

Eseguita la loro macabra missione di morte sangue, rovina e distruzione i killers (c’è il sospetto che fossero in due), si sono eclissati immediatamente.

Prima che le forze di polizia congiuntamente, organizzassero un cintura militare intorno al vasto comprensorio.

Alla ricerca degli esecutori materiali del mortale agguato. Con posti di blocco volanti, controllo dei pregiudicati della zona, loro alibi-orario e guanto di paraffina.

Sul luogo oltre al 18 anche i Vigili del Fuoco per illuminare la zona a giorno, il medico legale per l’ispezione cadaverica esterna sul corpo del Polimeni.

La ditta del caro estinto per la rimozione del cadavere ed il p.m. di turno presso la Procura della Repubblica guidata da Federico Cafiero De Raho

Nessuna novità sulle ricerche del mezzo usato per la fuga; di solito un piccolo rogo del mezzo per cancellare ogni traccia ed ogni prova.

Domani l’autopsia sul corpo della vittima poi la salma verrà consegnata ai familiari per la celebrazione dei funerali.

La mafia, secondo un copione oramai consolidato e sedimentato, anche stavolta ha tentato di tappare la bocca per sempre al collaborante, pentito o testimone di giustizia, Giuseppe Greco.

Ma stavolta, ha fatto cilecca. La vittima designata, non è stata soppressa. Miracolosamente sopravvissuta alle micidiali scariche di lupara.

Il capobastone, che aveva raccolto lo scettro del comando dal padre, il defunto boss Giuseppe, fedelissimo del padrino della ‘ndrangheta don Mico Tripodo, invischiato nell’operazione “Meta”, decise di saltare il fosso.

Le sue rivelazioni furono devastanti per parecchi boss e gregari.

E dopo la sua uccisione nel carcere di Poggioreale, il 26 agosto 1976, ad opera della NCO di Raffaele Cutolo, alleato con il clan di Archi, transitato nelle file del padrino della ‘ndrangheta ‘riggitana’ “don Paolino “ De Stefano.

A sua volta,  ucciso dai Condello, il 13 ottobre 1985; in Via Mercatello di Archi, mentre il suo fedelissimo guardaspalle ed autista personale Nino Pellicanò, lo stava spostando a bordo di uno scooterone, da un posto all’altro.

Lo Stato c’è. I processi si celebrano. Il 41 bis per i boss funziona. Il sequestro e confisca dei beni mobili ed immobili, nell’ordine dei milioni di milioni di euri, anche.

Il procurartore capo della DDA, Federico Cafiero De Raho in conferenza stampa

 

I pentiti o collaboranti aumentano. Gl’imprenditori denunciano. Per vincere, serve tempo, pazienza ed investimenti.

I miliardi della Gallico-Gambarie, sono stati progettati, investiti, programmati, pianificati ed appaltati.

Ora, si guarda a quelli del Ponte sullo Stretto, del Sole o di Archimede o Francesco Cilea.

Il Governo lo vuole. Sicilia e Calabria, per uscire fuori dall’isolamento storico, geografico, politico, economico, sociale e culturale, anche.

Purtroppo, bisognerà fare i conti con Cosa Nostra e la ‘Ndrangheta, che da sempre ha condizionato lo sviluppo economico, sociale e culturale di queste meravigliose, splendide, incomparabili regioni dello ‘sprofondo’ Sud. Domenico Salvatore

"Don Mico" Tripodo, "don Raffaele" Cutolo e "don Pasquale" Condello

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