Quell'Autostrada del Sole, di cartapesta

13.05.2016 18:06

Indagine della Guardia di finanza, provvedimento emesso da Procura

VIBO VALENTIA SEQUESTRATO TRATTO DELLA A3, 21 INDAGATI

Domenico Salvatore

Sullo sfruttamento a fini di lucro dell’Autostrada del Sole, sono stati scritti fiumi di parole.Una sfida alla natura che spesso si è vendicata, producendo disastri e catastrofi.

I pentiti o collaboranti e perfino collaboratori di giustizia, pure tra i vertici o figure apicali della stessa ‘ndrangheta, hanno sviscerato ogni cosa mediante la sottoscrizione di verbali, poi confermati in Tribunale.

Dalla lottizzazione chilometro per chilometro, da parte delle ‘ndrine storiche della ‘ndrangheta, alla serie interminabile di omicidi; anche per ‘lupara bianca’.

Lo Stato non è rimasto a guardare. Le forze di polizia, coordinate dai magistrati hanno sferrato tutta una serie di operazioni DDA, che hanno disarticolato, smantellato, disgregato, azzerato ed annientato le cosche.

Centinaia di arresti, migliaia di anni di reclusione nei processi, miliardi di euri in beni mobili ed immobili sequestrati, confiscati e riassegnati agli aventi diritto.

L’autostrada, era ‘cosa loro’. I mammasantissima della ‘ndrangheta, tenevano sotto controllo e sotto scacco, gl’imprenditori; i tecnici; fra cui molti ingegneri; funzionari statali e privati; esponenti statali e parastatali; pezzi dello Stato, ‘venduti’ alla criminalità organizzata e così via.

Elementi di imprenditoria, Stato, società, mafia, servizi segreti e massoneria a braccetto. Regolarmente perseguiti, con sentenza passata in giudicato, di cui hanno parlato i giornali.

Lottizzazione selvaggia, hanno ribadito i pentiti. Ponti, gallerie, dossi e cunette, interi pezzi di autostrada, fatti, rifatti e contro-rifatti, riattivati, riallacciati, restaurati, ristrutturati, risanati, ricostruiti. E soprattutto, finanziati e rifinanziati, a getto continuo.

Miliardi di miliardi, finiti nelle tasche della ‘ndrangheta, che ne ha approfittato per comprare, acquistare, acquisire, corrompere e vendere a suo piacimento, investire in Borsa ed in catene di alberghi, hotels, ristoranti, pizzerie, pubs, ville, centri residenziali, centri commerciali, appartamenti, isolati, cittadelle, castelli, villaggi turistici in Italia ed all’estero.

Ma anche, camions ‘marziani, autobetoniere spaziali, gru gigantesche, ponteggi titanici, motopale, escavatori mastodontici, ruspe mostruose, buldozer paurosi.

I boss, decidevano pure il percorso ed il tracciato, che avrebbe dovuto seguire l’Autostrada: rettilineo, a curva, a semicurva, in mezzo agli aranceti od uliveti a ridosso di fiumi, laghi, torrenti, canaloni, al mare o sui monti.

I mezzi e gli strumenti di persuasione, operati dai killers della ‘ndrangheta, erano eloquenti e clamorosi; ma anche feroci, spietati e cinici.

Omicidi e sparatorie contro il patrimonio e la persona. Gente, che spariva per ‘lupara bianca’. Le ‘sviolinate’ del kalashnikov; il canto della lupara; le rapsodie di mitra, mitragliette e pistole; il rimbombo del tritolo, dinamite, gelignite, il clorato di potassio, il fulminato di mercurio, l'azotidrato di piombo o d'argento, lo stifnato di piombo, la miccia a lenta combustione per mine, il nitrobenzolo, la nitronaftalina e l'acido picrico. La nitroglicerina, la gelatina, il cotone fulminante, il T4 e la pentrite. Esplosivi deflagranti o da lancio e detonanti C, C2, C3 ecc..

Tutto ruotava (e ruota) intorno ad elementi di spicco dell’associazione mafiosa, denominata ’ndrangheta, operante sul territorio della Provincia di Reggio Calabria, sul territorio nazionale ed estero costituita da molte decine di “locali”, articolate in tre mandamenti e con organo di vertice detto “Provincia”.

Ed, in particolare, appartenenti all’articolazione territoriale denominata cosca  xxxxxxxxxxxxxx, operante sul territorio del comune di xxxxxxxxx, a sua volta inserita nel mandamento  xxxxxxxxxxxx, ritenuti responsabili, a vario titolo, dei reati di associazione di tipo mafioso, detenzione di armi da fuoco, riciclaggio, rapine ed intestazione fittizia di beni.

Un gruppo di persone in concorso tra loro,  che avvalendosi della forza di intimidazione del vincolo associativo e delle conseguenti condizioni di assoggettamento e di omertà che di volta in volta, si sono create nel territorio egemonizzato e province limitrofe, ha avuto lo scopo di: commettere delitti in materia di armi, esplosivi e munizionamento, contro il patrimonio, la vita e l’incolumità individuale.

In particolare commercio di sostanze stupefacenti, estorsioni, usure, furti, abusivo esercizio di attività finanziaria, riciclaggio, reimpiego di denaro di provenienza illecita in attività economiche, corruzioni, favoreggiamento latitanti, corruzione e coercizione elettorale, intestazione fittizia di beni, ricettazione, omicidi.

Di acquisire direttamente e indirettamente la gestione e/o controllo di attività economiche, in particolare nel settore edilizio, movimento terra, ristorazione; acquisire appalti pubblici e privati; ostacolare il libero esercizio del voto, procurare a sé e ad altri voti in occasione di competizioni elettorali, convogliando in tal modo le preferenze su candidati a loro vicini in cambio di future utilità.

Sul materiale o materia prima (inerti, ferro, cemento, calce, sabbia, breccio, ghiaia, pietre, pietrisco, terra, rocce, massi, marmi e graniti, calcestruzzo, vetro, materie plastiche, metalli, argille, basalto, porfido, laterizi, ceramica, gesso, intonaci, lignei, acciai, ghise, materiali ferrosi, materiali polimerici ecc.) usata nelle costruzioni, l’informazione cartacee, radiofonica, televisiva ed on line, ha detto tutto. O quasi.

La ndrangheta non si limitava a fornire il materiale, ma, pretendeva anche di provvedere alle maestranze e perfino i sindacalisti-fantoccio; se non alla lavanderia ed alla refezione. Niente sfuggiva e niente veniva lasciato al caso.

Il procuratore nazionale del tempo, Piero Grasso, attuale presidente del Senato in conferenza stampa li definì:”Menti raffinatissime”.

Va in onda un braccio di ferro encestrale ed atavico fra “Guardie & Ladri”…Tanto va la gatta al lardo, finchè ci lascia lo zampino.

‘Tantu va ‘a gatta o lardu fina chi dassa un zampinu’; ed anche ‘Tantu va ‘a quartara o puzzu, fina chi dassa, manicu e muzzu’.

Beni mobili ed immobili, che partono dalla società civile ed alla società civile, tornano. Presi e restituiti.

Non è, neppure raro, il caso di sequestro di interi pezzi di autostrada, da parte della magistratura.

Il lancio dell’Ansa:”Sono 21 le persone indagate nell'inchiesta della Procura di Vibo Valentia che ha portato al sequestro da parte della Guardia di Finanza di 8 chilometri dell'Autostrada A3 Salerno - Reggio Calabria compreso tra gli svincoli di Mileto e Rosarno. Tra le persone coinvolte nell'indagine ci sono dipendenti e dirigenti dell'Anas, i progettisti dell'opera ed il direttore dei lavori, ed il legale rappresentante della società che ha realizzato l'opera.

Nell'inchiesta si ipotizzano i reati di disastro doloso, falso ideologico e materiale in relazione alla concessione di lavori in sub appalto senza la prescritta autorizzazione da parte della Stazione appaltante e truffa ai danni di ente pubblico circa l'indebita percezione di pagamenti per smaltimento di rifiuti di lavorazione.

Sul tratto esiste un "rischio idraulico/idrogeologico che investe l'opera", fa sapere la Procura di Vibo Valentia. Gli elaborati "peritali preliminari - è scritto nel provvedimento - hanno consentito di portare alla luce con certezza l'esistenza del rischio idraulico/idrogeologico che investe l'opera in corso di realizzazione e che, a causa dell'interferenza del fiume Mesima con la medesima e, più in dettaglio, con i viadotti Mesima 1,2,3 e 4, potrebbe determinare fenomeni di esondazione, come già avvenuto il 23 e 24 marzo 2016, con derivata inondazione delle strade attigue, a fronte di fenomeni atmosferici importanti, anche se non eccezionali".

L'esondazione è stata provocata dall'eliminazione di un "tratto considerevole del preesistente argine sinistro del corso d'acqua a monte del viadotto autostrada". Nel provvedimento di sequestro del tratto autostradale viene evidenziato come sono stati commessi "fatti diretti a cagionare un disastro ed in particolare l'esondazione delle acque del Fiume Mesima, verificatosi il 23 e 24 marzo scorso, e la conseguente inondazione con riversamento nella strada attigua Sp 58 e nelle aree golenali, minando la sicurezza dei luoghi e delle attività e facendone derivare un pericolo per l'incolumità pubblica".

Il Procuratore della Repubblica di Vibo Valentia, Mario Spagnuolo, ha detto che "le indagini proseguono sul fronte della sicurezza dell'opera e su quello delle somme in più percepite". Nonostante il sequestro disposto dalla Procura di Vibo Valentia il tratto compreso tra gli svincoli di Mileto e Rosarno resterà aperto al traffico. Non sarà transitabile, invece, il tratto della strada Provinciale 58, in corrispondenza del viadotto sul fiume Mesima. Anche quest'ultima infrastruttura rientra nel provvedimento di sequestro emesso dalla Procura di Vibo Valentia.”   

Domenico Salvatore

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