Quella tragedia del 'Moby Prince' in fiamme nel porto di Livorno, che 25 anni fa, annientò 140 passeggeri, disastro, disgrazia o incidente doloso?

09.04.2016 11:45

 

“Domenica, saranno 25 anni dal disastro del Moby Prince, il traghetto della Navarma che alle 22:03 del 10 aprile del 1991 mollò gli ormeggi a Livorno diretto a Olbia. Meno di mezz'ora dopo, quando ancora si trovava nella rada del porto toscano, la collisione con la petroliera Agip Abruzzo, la prima nave ad essere soccorsa, nessuna vittima tra quanti erano a bordo. Per quasi un'ora invece nessuno si accorse che il Moby era alla deriva completamente avvolto dalle fiamme.

LE FAMIGLIE DELLE VITTIME, ANCORA ATTENDONO UNA RISPOSTA, PER AVERE GIUSTIZIA, DOPO 25 ANNI DI “PERCHE’”: NESSUN COLPEVOLE, TANTI MISTERI

Domenico Salvatore

Angoscia, stupore, sbalordimento ed incredulità, furono i primi sentimenti che albergarono nei cuori e nelle menti e si potessero cogliere a volo d’aquila, appena si sparse la ferale notizia del rogo del Moby Prince, a Livorno.

Poi vennero indignazione, sdegno, collera, rabbia e infine il silenzio e l’oblìo, che cancellarono ogni cosa.

Cosimo de’ Medici, divenuto granduca, volle modernizzare il porto di Livorno facendone uno scalo internazionale. Una supremazia commerciale e culturale che si trasmise anche alla diffusione del linguaggio.

La tragedia di quel nefasto 10 aprile 1991. Un quarto di secolo fa. Tanti misteri. Tanti perché, rimasti lettera morta.

Il mare, quell’elemento  misterioso e affascinante generalmente, caricato, di significati metaforici o allegorici…

La Bibbia, Omero…Verso la fine del primo millennio, sorsero in Italia le grandi Repubbliche marinare che segnarono il passaggio fra il mondo antico e quello moderno: Amalfi, Pisa, Genova, Venezia dominarono sui mari dell’antichità fino a spingersi sulla via d’Oriente.

Il mare, nei romanzi e in poesia, ma anche nell’arte, ha tendenzialmente assunto una natura ambivalente, con connotazioni ossimoriche, in cui è possibile cogliere il dualismo stesso della dinamica universale strumento della collera divina per punire l’umanità dei suoi peccati e, allo stesso tempo, per consentirne la purificazione attraverso un processo di rigenerazione: il mito del “diluvio universale”.

 

Nell’Odissea, il mare rappresenta l’insidia, l’incognita, la sorpresa che può arrivare da un momento all’altro ad interrompere il viaggio.

Scrittori per ragazzi come Rudyard Kipling che, con “Capitani coraggiosi”, ci insegna la lealtà e la solidarietà degli uomini di mare, e Robert Louis Stevenson, autore, de ’“L’isola del tesoro”.

Opere, in cui il mare la fa da padrone: “Moby Dick” di Nelson Melville; Jules Verne con il suo “Ventimila leghe sotto i mari”; i libri di Emilio Salgari che, con i suoi cicli sui pirati della Malesia, delle Antille e delle Bermude; Giovanni Verga, con il suo più grande romanzo “I Malavoglia”, che tratta di una famiglia di pescatori: il mare fonte di sostentamento per i suoi personaggi, ma è anche fonte di disgrazia.

Ugo Foscolo, “A Zacinto”; Giovanni Pascoli, “Mare”, che, attraverso il mare, ci invita a riflettere sui misteri della vita ; Umberto Saba “Ulisse”, che lo amò sin dall’infanzia e che lo erge a simbolo di avventura; Salvatore Quasimodo che risente nel mare l’eco doloroso di un amore andato (“S’ode ancora il mare”).

Ma il poeta contemporaneo che l’ha maggiormente omaggiato è stato Eugenio Montale, che gli ha dedicato un’intera raccolta di poesie, “Mediterraneo “; Ernest Hemingway, Premio Pulitzer per “Il vecchio e il mare” ;  Shakespeare, ‘La tempesta ‘; Carlo Collodi con il suo ‘ Pinocchio’; le grandi Repubbliche marinare : Amalfi, Pisa, Genova, Venezia, che dominarono sui mari dell’antichità fino a spingersi sulla via d’Oriente.  

A parte, il mare nel cinema…Titanic: in questo caso l’oceano come cornice per una tragedia e il sacrificio estremo; The Abyss: Incontri ravvicinati del terzo tipo incontra il cinema hi-tech di James Cameron; Sapore di mare: suggestioni romance da bagnasciuga, una colonna sonora galeotta e tanta nostalgia anni ’60; Lo squalo: Spielberg, trasforma le suggestioni balneari, l’estate e l’oceano in una mostruosa trappola mortale dotata di letali fauci, thriller e beast-movie in un connubio da cult; La tempesta perfetta: il disaster-movie trasforma l’oceano in un epico campo di battaglia tra uomo e natura, il primo soccomberà, la seconda affermerà ancora una volta il suo domino; Finchè dura, siamo a galla: delizioso family-movie con un irresistibile Kurt Russell, fonte www.ilcinemaniaco.com, nei panni di un eccentrico skipper fuori di testa che mostra ad una famiglia americana le bellezze dei Caraibi; Laguna Blu: un classico romanzo d’avventura venato di adolescenziale erotismo viene trasposto sullo schermo dal regista di Grease, due giovani naufraghi, un’isola deserta; Pirati dei Caraibi (La trilogia): avventura allo stato puro, pirati, filibustieri, eroine e tesori nascosti, non dimenticando l’oceano come territorio del fantastico popolato da fantasmi e mostruose creature mitologiche; Un’Estate ai Caraibi: doveroso l’inserimento della deriva vacanziera e balneare del cinepanettone classico, i Caraibi rimangono una location da sogno; Ponyo sulla scogliera: il maestro Miyazaki omaggia il mare e le sue creature con una toccante  fiaba che ci riporta bambini, tra citazioni da La Sirenetta e un’esplosione di colori che rapisce e incanta.

 “I familiari delle vittime l'hanno chiamata anche l''Ustica del mare': nessun colpevole, tanti misteri. Di certo è la più grande tragedia della marina mercantile italiana: 140 morti, 75 passeggeri e 65 membri dell'equipaggio, un unico sopravvissuto, il mozzo Alessio Bertrand che si salvò rimanendo aggrappato a una balaustra e che ha scelto l'oblio: "Non voglio parlare, perché se parlo sto male", ha detto all'ANSA”.

“Domenica saranno 25 anni dal disastro del Moby Prince, il traghetto della Navarma che alle 22:03 del 10 aprile del 1991 mollò gli ormeggi a Livorno diretto a Olbia. Meno di mezz'ora dopo, quando ancora si trovava nella rada del porto toscano, la collisione con la petroliera Agip Abruzzo, la prima nave ad essere soccorsa, nessuna vittima tra quanti erano a bordo. Per quasi un'ora invece nessuno si accorse che il Moby era alla deriva completamente avvolto dalle fiamme. Dal traghetto fu lanciato, alle 22:26, il may day: "Siamo in collisione...siamo in fiamme...occorrono i vigili del fuoco...compamare se non ci aiuti prendiamo fuoco". Ma alla sala radio della capitaneria di porto di Livorno arrivò un segnale debolissimo e non fu sentito. Diverse le risposte dei consulenti su quanto durò la vita dopo la collisione: meno di 20 minuti per la perizia disposta dal tribunale, ore secondo gli esperti delle parti civili. Errore umano e nebbia, le cause del disastro per i magistrati che via via si sono occupati della tragedia: tre le inchieste, due i processi.

Una 'verità' giuridica che non ha mai accontentato i familiari delle vittime - riuniti nelle associazioni '10 aprile', presieduta da Luchino Chessa, uno dei figli del comandante del Moby Ugo Chessa, e '140', guidata da Loris Rispoli che perse la sorella Liana - che ora si aggrappano alla commissione parlamentare d'inchiesta, istituita l'anno scorso, per chiedere e ottenere finalmente giustizia, per chiarire i tanti dubbi sul perchè della strage. Per la quale si indagò anche su una possibile esplosione per un ordigno a bordo del Moby mentre inchieste giornalistiche ipotizzarono pure collegamenti con il delitto di Ilaria Alpi. La prima indagine, che puntò appunto sull'incidente e su un improvviso banco di nebbia che nascose la petroliera alla vista del traghetto e il ritardo nei soccorsi, si concluse con l'assoluzione dei quattro imputati: il terzo ufficiale dell'Agip Abruzzo Valentino Rolla, accusato di non aver segnalato la petroliera alla fonda con i dispositivi antinebbia, Angelo Cedro, comandante in seconda della capitaneria di porto e l'ufficiale di guardia Lorenzo Checcacci, imputati per non avere attivato i soccorsi con tempestività, e Gianluigi Spartano, marinaio di leva, di turno alla radio, a cui venne contestato di non aver trasmesso la richiesta di soccorso.

E anche laddove ci fu chi si autoaccusò finì in assoluzione: è il presunto tentativo di depistaggio ammesso dal nostromo del Moby Prince Ciro Di Lauro - sbarcato poco prima dell'ultimo viaggio della nave - che chiamò in causa anche un ispettore della compagnia, Pasquale D'Orsi. Raccontò di essere salito a bordo subito dopo che il relitto fu riportato in porto e di aver cercato di manomettere la leva del timone per spostarlo da manuale ad automatico e scaricare la colpa sul comandante. Quell'azione fraudolenta in primo grado fu accertata anche processualmente ma ritenuta non punibile perché non modificò la timoneria già compromessa dall'incendio. In appello l'assoluzione perchè "il fatto non sussiste". Archiviata senza colpevoli e senza accertare fatti nuovi anche l'inchiesta-bis conclusasi 5 anni fa. Fu aperta su istanza dell'avvocato Carlo Palermo, legale di Chessa, che prospettava un complesso scenario con navi militari e militarizzate americane, di rientro dalla prima guerra del Golfo, impegnate a movimentare armi nel porto livornese. Indizi che però non hanno trovato riscontri secondo i magistrati a cui giudizio quanto accadde al Moby Prince, che "navigava senza le necessarie misure di sicurezza", fu dovuto a errore umano e nebbia. Ora la palla è nelle mani del Parlamento e della commissione d'inchiesta presieduta dal senatore Silvio Lai, che lunedì scorso a Cagliari, commemorando le vittime, ha promesso: "Sentiamo forte la responsabilità di fare chiarezza sui fatti tragici di quella notte e se non dovessimo riuscirci noi chiederemo al Governo di farlo".

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Le vittime, fonte www.mobyprince.it: ABBATTISTA Giovanni:

 

Membro dell’equipaggio di 45 anni, nato a Molfetta. Faceva parte della sezione macchine imbarcato con la qualifica di motorista.

 

ALLEGRINI Stefano

 

Passeggero di 23 anni, nato a Lucca. Stava facendo rientro in Sardegna, per riprendere servizio presso la Caserma dei Carabinieri di Sorgono in provincia di Nuoro.

ALVES Sandrine Facchinetti:

Passeggera di 24 anni, nata a Saint Die (Francia). Viaggiava insieme a Bernard Regnier.

AMATO Natale:

Membro dell’equipaggio di 52 anni, nato a Molfetta. Faceva parte della sezione macchine imbarcato con la qualifica di motorista.

 

AMBROSIO Francesco:

 

Passeggero, 22 anni di San Giuseppe Vesuviano. Viaggiava insieme al fratello Vittorio.

 

AMBROSIO Vittorio:

 

Passeggero, 30 anni di San Giuseppe Vesuviano.

 

ANDREAZZOLI Marco:

 

Passeggero di 28 anni di La Spezia. In viaggio per lavoro, si sarebbe dovuto sposare al rientro dalla Sardegna. Viaggiava con l’amico Cesare Romboni.

 

AVERTA Rocco:

 

Membro dell’equipaggio di 36 anni nato a Pizzo Calabro. Imbarcato come cameriere.

 

AVOLIO Antonio:

 

Membro dell’equipaggio, 45 anni di Pizzo Calabro. Appartenente alla sezione macchine, imbarcato con la qualifica di ingrassatore.

 

BAFFA Nicodemo:

 

Membro dell’equipaggio, 52 anni di Santa Sofia d’Epiro. Sottufficiale di macchina, era il caporale della “Moby Prince”.

 

BALDAUF Gerhard:

 

Passeggero, 27 anni nato ad Innsbruck (Austria). Andava in vacanza in Sardegna.

 

BARBARO Luciano:

 

Membro dell’equipaggio di 24 anni nato a Locri. Imbarcato come cameriere.

 

BARSUGLIA Luca:

 

Passeggero di 24 anni nato a Lucca. Vicebrigadiere in servizio a Torralba di Sassari, viaggiava insieme alla giovane moglie Romana Lazzarini, alla madre Raffaella Lipparelli ed al cognato Giuseppe Lazzarini.

 

BARTOLOZZI Umberto:

 

Membro dell’equipaggio di 48 anni di Montecchio. Ufficiale, era il commissario di bordo della “Moby Prince”.

 

BELINTENDE Sergio:

 

Passeggero di 31 anni nato a Sondrio. Andava in vacanza insieme agli amici Carlo Ferrini e Giorgio Gianoli. Occupava la cabina n°112.

 

BIANCO Gavino:

 

Membro dell’equipaggio di 40 anni nato a Genova ma originario di Ossi (SS). Imbarcato come cameriere.

 

BISBOCCI Alberto:

 

Passeggero di 20 anni, nato a Livorno. Era l’autista del camion che trasportava un cabinato di 8 metri in vetroresina. Viaggiava insieme al titolare della ditta Erminio Gnerre.

 

BOMMARITO Giuseppe:

 

Membro dell’equipaggio di 43 anni nato a Pozzallo. Imbarcato come cameriere.

 

BOTTURI Adriana:

 

Passeggera di 60 anni nata a Brescia. Viaggiava con il marito Antonio Gabelli.

 

BRANDANU Raimondo:

 

Passeggeri di 60 anni nato a San Teodoro di Posada. Viaggiava con la moglie Maria Raimonda Serra.

 

CAMPO Antonino

 

Membro dell’equipaggio di 26 anni nato a Trapani. Sezione coperta imbarcato come marinaio.

 

CAMPUS Gianfranco:

 

Passeggero di 21 anni nato a Genova ma originario di Birori. Carabiniere in servizio presso la stazione di Buti (PI), rientrava a casa per una breve licenza.

 

CAMPUS Giovanni Battista:

 

Membro dell’quipaggio di 53 anni nato a Monti. Ufficiale, era il marconista della “Moby Prince”. Sopravvissuto solo pochi mesi prima (dicembre 1990) al naufragio della “Rosso “ avvenuto a largo di Amantea.

 

CANU Angelo:

 

Passeggero di 28 anni nato a Burgos di Sassari. Agente di Polizia penitenziaria presso il carcere Don Bosco di Pisa, rientrava nel paese di origine a trovare i genitori insieme alla moglie Alessandra Giglio ed alle due figlie Sara ed Ilenia. Suo il famoso filmato che ci documenta gli ultimi istanti di vita a bordo pochi attimi prima della tragedia.

 

CANU Ilenia:

 

Passeggera di appena 1 anno, nata a Pisa nel gennaio 1990. Insieme alla sorellina Sara erano le uniche due bambine a bordo quella notte. E’ stata la vittima più giovane della “Moby Prince”.

 

CANU Sara:

 

Passeggera di anni 5 nata a Pisa nel settembre 1985. Insieme alla sorellina Ilenia erano le uniche due bambine a bordo quella notte.

 

CAPRARI Alessia:

 

Passeggera di 19 anni nata a Reggio Emilia. Andava in Sardegna insieme all’amica Maria Rosa Simoncini. Al loro seguito anche il cane di Alessia.

 

CASSANO Antonello:

 

Membro dell’equipaggio di 25 anni nato a Livorno. Appartenente alla sezione Macchine, imbarcato con la qualifica di giovanotto di macchina.

 

CASTORINA Rosario:

 

Membro dell’equipaggio di 39 anni nato a Riposto. Ufficiale, era il 1 ufficiale di macchina della “Moby Prince”.

 

CERVINI Domenico:

 

Membro dell’equipaggio di 21 anni nato a Napoli. Imbarcato come cassiere.

 

CESARI Diego:

 

Passeggero di 24 anni nato a Lodi. Era in viaggio di nozze insieme alla moglie Anna Difendenti verso Palau. Occupavano la cabina 201.

 

CHESSA Ugo:

 

Membro dell’equipaggio di 54 anni, cagliaritano nato a La Spezia. Comandante della “Moby Prince”. Quella sera con lui, occasionalmente viaggiava la moglie Maria Giulia Ghezzani.

 

CINAPRO Graziano:

 

Passeggero di 45 anni nato a Brisighella.

 

CIRILLO Ciro:

 

Membro dell’equipaggio di 25 anni nato a Torre del Greco. Sezione camera, era imbarcato con la qualifica di Piccolo di Camera.

 

CIRIOTTI Tiziana:

 

Membro dell’equipaggio di 22 anni nata ad Acqui Terme. Sezione camera, era la hostess della “Moby Prince” in servizio alla reception ed assistente del commissario di bordo.

 

CONGIU Giuseppe:

 

Passeggero di 23 anni nato ad Oliena. Carabiniere in servizio presso il Battaglione di Bologna, rientrava a casa in licenza.

 

CRUPI Francesco:

 

Membro dell’equipaggio di 34 anni nato a Siderno. Sezione camera, era imbarcato come cameriere.

 

DAL TEZZON Antonietta:

 

Passeggera di 47 anni nata a Volpago del Montello. Viaggiava con il marito Ernesto Saccaro, il figlio Ivan, la mamma Maria Marcon e tutto il gruppo delle 9 persone dirette al matrimonio della figlia Claudia.

 

DAL ZOTTO Pasquale:

 

Passeggero di 32 anni nato a Montebelluna. Viaggiava con il gruppo di 9 persone dirette al matrimonio di Caludia Saccaro a Bonarcado.

 

D’ANTONIO Giovanni:

 

Membro dell’equipaggio di 22 anni nato a Torre del Greco. Sezione coperta, era il giovanotto di coperta della “Moby Prince”. Fu il marittimo che accompagnò il pilota Federico Sgherri allo sbarco e, seconda la testimonianza dell’unico superstite Alessio Bertrand, fu l’ultimo con cui Bertrand parlò.

 

DE BARBA Mauro:

 

Passeggero di 30 anni nato a Bolzano. Viaggiava con il gruppo di 9 persone dirette al matrimonio di Claudia Saccaro a Bonarcado.

 

DE CARITAT Beatrice:

 

Passeggera di 31 anni nata a Palazzolo Milanese. Viaggiava insieme ad Arnaldo Perazzoni.

 

DEFENDENTE Anna:

 

Passeggera di 24 anni nata a Lodi. Era in viaggio di nozze insieme al marito Diego Cesari verso Palau. Occupavano la cabina 201.

 

DE GENNARO Giuseppe:

 

Membro dell’equipaggio di 29 anni nato a Molfetta. Sezione camera, era imbarcato con la qualifica di garzone di cucina.

 

DE MONTIS Angelita:

 

Passeggera di 45 anni nata a Sassari. Viaggiava insieme a Pasqualino Piu.

 

DE PRETTO Tatiana:

 

Membro dell’equipaggio di 18 anni nata a Mestre. Sezione camera, era imbarcata come cassiera.

 

ESPOSITO Francesco:

 

Membro dell’equipaggio di 43 anni nato a Pizzo Calabro. Sezione camera, era il barista della “Moby Prince” in servizio quella sera alla discoteca “Moby Club” sul Ponte Imbarcazioni a poppa. Fu il solo insieme all’unico superstite Alessio Bertrand che quella sera riuscì ad abbandonare la “Moby Prince”. Fu infatti ritrovato in mare intorno alle 09.30 del mattino seguente dalla motovedetta della Guardia di Finanza. Fu la prima vittima ufficiale della “Moby Prince”. Il suo orologio segnava le 06.20 del mattino del giorno 11.

 

FALANGA Nicola:

 

Membro dell’equipaggio di 19 anni nato a Palermo. Sezione camera, imbarcato con la qualifica di garzone di cucina.

 

FARNESI Cristina:

 

Membro dell’equipaggio di 22 anni nata a Livorno. Sezione camera, era imbarcata con la qualifica di  cassiera.

 

FERRARO Sabrina:

 

Membro dell’equipaggio di 22 anni nata a Mestre. Sezione camera, era imbarcata con la qualifica di venditrice.

 

FERRINI Carlo:

 

Passeggero di 32 anni di Sondrio.  Andava in vacanza insieme agli amici Sergio Belintende e Giorgio Gianoli. Occupava la cabina n°112.

 

FILIGHEDDU Maria:

 

Passeggera di 40 anni nata ad Arzachena. Rientrava a casa insieme al marito Giovanni Filippeddu dopo una visita ad uno dei figli che frequentava l’università in Toscana.

 

FILIPPEDDU Giovanni:

 

Passeggero di 46 anni nato ad Arzachena. Rientrava a casa insieme alla moglie Maria Filigheddu dopo una visita ad uno dei figli che frequentava l’università in Toscana.

 

FONDACARO Mario:

 

Membro dell’equipaggio di 57 anni nato a Bogliasco. Sezione camera, era lo chef della “Moby Prince” imbarcato con la qualifica di 1° cuoco.

 

FORMICA Maria Giovanna:

 

Passeggera di 51 anni nata a Viadana. Viaggiava con il marito Aldo Mori.

 

FRATINI Bruno:

 

Passeggero di 34 anni nato a Morrovalle. Insieme alla moglie Giuseppina Granatelli, aveva acquistato il biglietto per la traversata sulla “Moby Prince” la mattina stessa del 10 aprile all’agenzia “Arno Viaggi” di Firenze per proseguire la luna di miele in Sardegna. Occupavano la cabina 148.

 

FRULIO Ciro:

 

Membro dell’equipaggio di 18 anni nato a Torre del Greco. Sezione camera, era imbarcato con la qualifica di piccolo di camera.

 

FUMAGALLI Andrea Alfredo:

 

Membro dell’equipaggio di 23 anni nato a Genova. Sezione camera, era imbarcato con la qualifica di piccolo di camera con l’orologio al polso ancora funzionante.

 

FURCAS Daniele:

 

Passeggero di 33 anni nato a Silius. Residente a Poggio a Caiano, rientrava in Sardegna con la moglie Gabriella Soro.

 

FUSINATO Angelo:

 

Passeggero di 58 anni nato ad Arsiè. Viaggiava insieme con la moglie Giovanna Padovan, con il gruppo di 9 persone dirette al matrimonio di Claudia Saccaro a Bonarcado.

 

GABELLI Antonio:

 

Passeggero di 72 anni nato a Bologna. Viaggiava insieme alla moglie Adriana Botturi.

 

GASPARINI Giuseppe:

 

Passeggero di 62 anni nato a Treviso. Viaggiava insieme alla moglie Piera Giacomelli.

 

GHEZZANI Maria Giulia:

 

Passeggera di 57 anni nata a Vicopisano. Era la moglie del Comandante Ugo Chessa e accompagnava occasionalmente il marito nella traversata di ritorno verso la Sardegna.

 

GIACOMELLI Piera:

 

Passeggera di 55 anni nata a Livorno. Viaggiava insieme al marito Giuseppe Gasparini.

 

GIAMPEDRONI Lido:

 

Membro dell’equipaggio di 29 anni nato ad Ameglia. Ufficiale, era il 2° ufficiale di coperta della “Moby Prince”. Quella sera dopo aver svolto la manovra a poppa per la partenza si era recato come di consueto in plancia per terminare le operazioni di partenza. Sua probabilmente la chiamata a Comapamare Livorno delle 22.14 effettuata per comunicare i dati di partenza.

 

GIANOLI Giorgio:

 

Passeggero di 29 anni nato a Albosaggia. Andava in vacanza insieme agli amici Sergio Belintende e Carlo Ferrini. Occupava la cabina n°112.

 

GIARDINI Priscilla:

 

Membro dell’equipaggio di 23 anni nata a Firenze. Sezione camera, era imbarcata con la qualifica di cassiera.

 

GIGLIO Alessandra:

 

Passeggera di 26 anni nata a Pisa. Andava a trovare i suoceri a Burgos di Sassari insieme al marito Angelo Canu ed alle loro figlie Sara ed Ilenia.

 

GNERRE Erminio:

 

Passeggero di 29 anni nato ad Avellino. Era il titolare della ditta del camion che trasportava un cabinato di 8 metri in vetroresina. Viaggiava insieme all’autista della ditta Alberto Bisbocci.

 

GRANATELLI Giuseppina:

 

Passeggera di 27 anni nata a Sant’Elpidio a Mare. Insieme al marito Bruno Fratini, aveva acquistato il biglietto per la traversata sulla “Moby Prince” la mattina stessa del 10 aprile all’agenzia “Arno Viaggi” di Firenze per proseguire la luna di miele in Sardegna. Occupavano la cabina 148.

 

GUIDA Gerardo:

 

Membro dell’equipaggio di 23 anni nato a Portici. Sezione coperta, era imbarcato con la qualifica di mozzo. L’altro mozzo della “Moby Prince” che fu l’unico superstite, Alessio Bertrand,  era suo nipote in quanto Gerardo era il fratello più piccolo della madre di Alessio Bertrand. I due, secondo la testimonianza di Bertrand, iniziarono la fuga dalla nave insieme fino al momento in cui il nipote perse le tracce dello zio.

 

GUIZZO Gino:

 

Passeggero di 52 anni nato a Volpago del Montello. Viaggiava insieme alla moglie Giuseppina Martignago con il gruppo di 9 persone dirette al matrimonio di Claudia Saccaro a Bonarcado.

 

ILARI Salvatore:

 

Membro dell’equipaggio di 31 anni nato a Trapani. Ufficiale, era il 2°ufficiale di macchina della “Moby Prince”.

 

LA VESPA Gaspare:

 

Membro dell’equipaggio di 31 anni nato a Trapani. Ufficiale, era il 3°ufficiale di macchina della “Moby Prince”.

 

LAZZARINI Giuseppe:

 

Passeggero di 32 anni nato a Lucca. Viaggiava insieme alla sorella Romana Lazzarini, alla madre Raffaella Lipparelli ed al cognato Luca Barbuglia.

 

LAZZARINI Romana:

 

Passeggera di 22 anni nata a Lucca. Viaggiava insieme al marito Luca Barsuglia, alla madre Raffaella Lipparelli ed al fratello Giuseppe Lazzarini.

 

LIPPARELLI Raffaella:

 

Passeggera di 50 anni nata a Lucca. Viaggiava insieme ai figli Romana Lazzarini e Giuseppe Lazzaroni, ed al genero Luca Barsuglia.

 

MANCA Giuseppe:

 

Membro dell’equipaggio di 48 anni di Torre del Greco. Sezione macchine, era imbarcato con la qualifica di operaio meccanico.

 

MARCON Maria:

 

Passeggera di 83 anni nata a Volpago del Montello. Viaggiava con la figlia Antonietta Dal Tezzon,  con il genero Ernesto Saccaro, con il nipote Ivan Saccaro e tutto il gruppo delle 9 persone dirette al matrimonio. Era la nonna della sposa Claudia Saccaro. E’ stata la vittima più anziana della “Moby Prince”.

 

MARTIGNAGO Giuseppina:

 

Passeggera di 46 anni nata a Volpago del Montello. Viaggiava insieme al marito Gino Guizzo con il gruppo di 9 persone dirette al matrimonio di Claudia Saccaro a Bonarcado.

 

MASSA Angelo:

 

Membro dell’equipaggio di 30 anni nato a Castellammare di Stabia. Sezione coperta, era imbarcato con la qualifica di marinaio.

 

MAZZITELLI Francesco:

 

Membro dell’equipaggio di 56 nato a Parghelia. Sezione camera, era imbarcato con la qualifica di dispensiere.

 

MELA Maria:

 

Passeggera di 44 anni nata a Buddusò. Residente a Livorno rientrava in Sardegna per una visita ai familiari.

 

MINUTTI Giovanni Vittorio:

 

Passeggero di 50 anni nato a Milano.

 

MOLARO Gabriele:

 

Passeggero di 35 anni nato a Locate Triulzi.

 

MORI Aldo:

 

Passeggero di 52 anni nato a Viadana. Viaggiava insieme alla moglie Maria Formica.

 

MURA Paolo:

 

Membro dell’equipaggio di 34 anni nato a Carbonia. Ufficiale, era il medico di bordo della “Moby Prince”. In quella traversata ospitava il suo grande amico Alessandro Vacca, medico cagliaritano.

 

PADOVAN Giovanna:

 

Passeggera di 54 anni nata ad Arsiè. Viaggiava insieme al marito Angelo Fusinato, con il gruppo di 9 persone dirette al matrimonio di Claudia Saccaro a Bonarcado.

 

PADULA Aniello:

 

Membro dell’equipaggio di 44 anni nato a Ercolano. Sezione coperta, imbarcato con la qualifica di marinaio, era il timoniere della “Moby Prince” in servizio sulla plancia di comando quella sera.

 

PAGNINI Vladimiro:

 

Passeggero di 59 anni nato a Livorno.

 

PAINO Vincenzo:

 

Membro dell’equipaggio di 34 anni nato a Torre del Greco. Sezione camera, era imbarcato con la qualifica di garzone di camera.

 

PARRELLA Maurizio:

 

Membro dell’equipaggio di 15 anni nato a Benevento. Sezione camera, era imbarcato con la qualifica di piccolo di camera.

 

PASQUALINO Ignazio:

 

Membro dell’equipaggio di 36 anni nato a Carbonia. Sezione camera, era il 2° cuoco della “Moby Prince”.

 

PATERNICO’ Rosana:

 

Passeggera di 43 anni nata a Pistoia. Viaggiva insieme all’amica e collega Silvana Prini.

 

PERAZZONI Arnaldo:

 

Passeggero di 28 anni nato a Saronno. Viaggiava insieme a Beatrice De Caritat.

 

PEREZ DE VERA Luigi:

 

Membro dell’equipaggio di 24 anni. Sezione camera, era imbarcato con la qualifica di garzone di camera.

 

PERNICE Rocco:

 

Membro dell’equipaggio di 41 anni nato ad Ercolano. Sezione camera, era imbarcato con la qualifica di cameriere.

 

PICONE Arcangelo:

 

Membro dell’equipaggio di 34 anni nato a Piano di Sorrento. Ufficiale, era il 3°ufficiale di coperta della “Moby Prince”. Fu ritrovato insieme al Comandante Ugo Chessa.

 

PIU Pasqualino:

 

Passeggero di 28 anni nato a Cuglieri. Viaggiava insieme ad Angelita De Montis.

 

PORCIELLO Pasquale:

 

Membro dell’equipaggio di 23 anni nato ad Ercolano. Sezione coperta, era imbarcato con la qualifica di marinaio.

 

PRINI Silvana:

 

Passeggera di 38 anni nata a Corteolona. Viaggiava insieme all’amica e collega Rosana Paternicò.

 

PROLA Mauro:

 

Membro dell’equipaggio di 28 anni nato ad Aosta. Sezione camera, era il maestro di casa della “Moby Prince”.

 

REGNIER Bernard:

 

Passeggero di 53 anni nato a Saint Diè (Francia). Viaggiava insieme ad Sandrine Alves Facchinetti.

 

RISPOLI Liana:

 

Membro dell’equipaggio di 29 anni nata a Licciana Nardi. Sezione camera, era imbarcata con la qualifica di responsabile della boutique.

 

RIZZI Monica:

 

Passeggera di 27 anni nata a Reggio Emilia. Viaggiava insieme al padre Umberto Rizzi ed all’amico Giuliano Salsi.

 

RIZZI Umberto:

 

Passeggero di 47 anni nato a Reggio Emilia. Viaggiava insieme alla figlia Monica Rizzi ed all’amico Giuliano Salsi.

 

RIZZO Salvatore:

 

Membro dell’equipaggio di 29 anni nato a Catania. Sezione macchine, era imbarcato con la qualifica di operaio elettricista.

 

RODI Antonio:

 

Membro dell’equipaggio di 41 anni nato a Siderno. Sezione camera, era imbarcato con la qualifica di cameriere. Molto particolare ai fini della sopravvivenza a bordo la sua storia, fu ritrovato nella zona poppiera del Ponte Imbarcazione a poppa della discoteca “Moby Club”.

 

ROMANO Rosario:

 

Membro dell’equipaggio di 24 anni nato a Trapani. Sezione macchine, era imbarcato con la qualifica di giovanotto di macchina.

 

ROMBONI Cesare:

 

Passeggero di 56 anni nato a Carrara. Viaggiava insieme all’amico Marco Andreazzoli.

 

RONCARATI Amelio:

 

Passeggero di 54 anni nato a Argelato. Viaggiava con Mara Stellati.

 

ROSETTI Sergio:

 

Membro dell’equipaggio di 52 anni nato a San Benedetto del Tronto. Sezione macchine, era imbarcato con la qualifica di operaio motorista.

 

ROTA Vania:

 

Membro dell’equipaggio di 22 anni nata a Bergamo. Sezione camera, era imbarcata con la qualifica di piccola di camera.

 

SACCARO Ernesto:

 

Passeggero di 50 anni nato ad Arsiè. Viaggiava con la moglie Antonietta Dal Tezzon, il figlio Ivan, la suocera Maria Marcon e tutto il gruppo delle 9 persone dirette al matrimonio della figlia Claudia.

 

SACCARO Ivan:

 

Passeggero di 17 anni nato ad Alstatten (Svizzera). Viaggiava con il padre Ernesto Saccaro, con la madre Antonietta Dal Tezzon, la nonna  Maria Marcon e tutto il gruppo delle 9 persone dirette al matrimonio della sorella Claudia.

 

SALSI Giuliano:

 

Passeggero di 41 anni nato a Bagnolo in Piano. Viaggiava insieme agli amici Umberto Rizzi e Monica Rizzi.

 

SALVEMINI Nicola:

 

Membro dell’equipaggio di 35 anni nato a Molfetta. Sezione camera, era imbarcato con la qualifica di cameriere.

 

SANSONE Massimo:

 

Membro dell’equipaggio di 26 anni nato a Napoli. Musicista.

 

SANTINI Roberto:

 

Membro dell’equipaggio di 53 anni nato a Livorno. Direttore di macchina della “Moby Prince”.

 

SARI Gianfrando:

 

Passeggero di 39 anni nato a Venezia.

 

SCANU Salvatore:

 

Passeggero di 73 anni nato ad Ala dei Sardi.

 

SCIACCA Giuseppe:

 

Membro dell’equipaggio di 53 anni nato a Riposto. Ufficiale, era il 1°ufficiale di coperta della “Moby Prince”. Capo Servizio, dopo aver ultimato la supervisione delle operazioni di carico, aveva coadiuvato la manovra di partenza.

 

SCUOTTO Mario:

 

Membro dell’equipaggio di 31 anni nato a Caivano. Sezione coperta, era imbarcato con la qualifica di marinaio. Dopo molta insistenza, aveva ottenuto proprio la mattina del 10 aprile il trasbordo dalla “Moby Love” nave ferma ai lavori a Portoferraio sulla quale era imbarcato alla “Moby Prince” che era già in linea.

 

SERRA Maria:

 

Passeggera di 54 anni nata ad Ozieri. Viaggiava insieme al marito Raimondo Brandanu.

 

SICIGNANO Gerardo:

 

Membro dell’equipaggio di 34 anni nato ad Ercolano. Sezione macchine, era imbarcato con la qualifica di operaio elettricista.

 

SIMONCINI Maria Rosa:

 

Passeggera di 25 anni nata a Reggio Emilia. Viaggiava insieme all’amica Alessia Caprari.

 

SINI Antonio:

 

Passeggero di 42 anni nato a Pattada. Ufficiale della Marina Militare in servizio presso l’Accademia Navale di Livorno, stava rientrando nel paese d’origine per una visita al padre.

 

SORO Gabriella:

 

Passeggera di 29 anni nata a Silius. Viaggiava insieme al marito Daniele Furcas, residente a Poggio a Caiano, stava rientrando nel paese d’origine.

 

STELLATI Mara:

 

Passeggera di 44 anni nata a Bologna. Viaggiava insieme ad Amelio Roncarati.

 

TAGLIAMONTE Giovanni:

 

Membro dell’equipaggio di 38 anni nato ad Ercolano. Sezione coperta, era imbarcato con la qualifica di marinaio.

 

TIMPANO Giulio:

 

Membro dell’equipaggio di 29 anni nato a Pizzo Calabro. Sezione camera, era imbarcato con la qualifica di garzone di camera.

 

TREVISAN Ranieri:

 

Passeggero di 30 anni nato a San Michele al Tagliamento. Viaggiava insieme al padre Rino Trevisan.

 

TREVISAN Rino:

 

Passeggero di 58 anni nato a San Michele al Tagliamento. Viaggiava insieme al figlio Ranieri Trevisan.

 

TUMEO Francesco:

 

Membro dell’equipaggio di 58 anni. Sezione camera, era imbarcato con la qualifica di cameriere.

 

VACCA Alessandro:

 

Passeggero di 37 anni nato a Cagliari. Molto amico del medico di bordo Paolo Mura.

 

VIDILI Raimondo:

 

Passeggero di 22 anni nato a Bonarcado. Rientrava a casa in Sardegna, occupava la cabina numero 145.

 

VIGERELLI Giuliano:

 

Passeggero di 44 anni nato a Terricciola.

 

VIGLIANI Carlo:

 

Membro dell’equipaggio di 31 anni nato a Taurianova. Sezione camera, era imbarcato con la qualifica di cameriere.

 

VINATTIERI Roberto:

 

Passeggero di 44 anni nato a Campi Bisenzio. Viaggiava per lavoro.

 

VITIELLO Ciro:

 

Membro dell’equipaggio di 31 anni nato a Torre del Greco. Sezione camera, era imbarcato con la qualifica di cameriere.

 

L’unico superstite

 

BERTRAND Alessio:

 

Membro dell’equipaggio di 23 anni nato ad Ercolano. Sezione coperta, insieme a suo zio Gerardo Guida era il mozzo della “Moby Prince”. Fu salvato intorno alle 23.45 di quella notte mentre si trovava a poppa, appeso alle ringhiere del posto di manovra di poppa sul lato dritto del Ponte di Coperta. A pochi metri da lui il giovanotto di coperta Giovanni d’Antonio, e poco più lontani il giovanotto di macchina Antonello Cassano ed il cameriere Francesco Tumeo. Alessio Bertrand fu salvato da due ormeggiatori del porto di Livorno, Mauro Valli e Walter Willy Mattei. Fu poi passato sulla motovedetta della Capitaneria di Porto CP 232 comandata da Giancarlo Faiella ed intorno alla 01.30 fu sbarcato in Calata Elba, all’Andana degli Anelli, e ricoverato in ospedale.

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ORLANDO ACCETTA, SCRITTORE, POETA E GIORNALISTA

Moby Prince 140 vittime innocenti, fonte www.pizzocalabro.it,  tra l’indifferenza generale Trascorsi 17 anni dall’immane tragedia

di Orlando Accetta

Era il 10 aprile 1991 quando avvenne lo schianto del traghetto "Moby Prince", della compagnia di navigazione Navarma con la petroliera "Agip Abruzzo" della Snam, che causò la morte di ben 140 persone, perite nell'immane rogo che ne seguì. Sei giorni dopo quella tragedia i pizzitani dedicarono una giornata di lutto cittadino ai loro quattro concittadini periti nell'incendio di Livorno, per tributare loro l'ultimo saluto di una città provata dal dolore e così duramente colpita. Quella fu una delle poche volte in cui il mare non ebbe colpa alcuna, ma già da allora ci si domandava a chi appartenesse, non credendo alla solita e comoda fatali­tà.

Nell’ottobre 1997, dopo sei anni, di cui due di dibattimenti, il p.m. Carlo Cardi avanzò l’assurda richiesta di assoluzione per tutti gli imputati: non ci fu nessun colpevole, fu soltanto un'immensa tragedia di cui è inutile cercare le responsabilità, questo il responso.

Strana e incomprensibile conclusione di un magistrato che avrebbe dovuto avere il coraggio di andarlo a spiegare personalmente ai familiari delle 140 vittime, ed in particolare alle famiglie di Rocco Averta, Antonio Avolio, Francescantonio Esposito, Giulio Timpano, i quattro lavoratori pizzitani strappati in modo repentino all'affetto dei loro cari.

Tutto si concluse per il p.m. di Livorno, ma le quattro sfortunate famiglie napitine continuano, anche dopo tanti anni da quella tremenda sciagura, a vivere il loro dramma nell'indifferenza anche di una giustizia "ingiusta".

"Questo non è un processo, è una farsa!», affermò giustamente, all’epoca, il presidente del comitato "Moby Prince" Loris Rispoli, e con lui fu d'accordo tutta Pizzo, e non solo.

Il martedì 16 aprile 1991 fu un giorno che i pizzitani tutti ricorderanno sicuramente e per parecchio tempo, perché fu il giorno che Pizzo volle dedicare, quale lutto cittadino, ai suoi quattro figli periti in modo così inverosimile nell'immane rogo di Livorno, per tributare loro l'ultimo saluto di una città prostrata e du­ramente colpita.

Ai funerali, officiati dall’allora vescovo della diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea, S.E. Domenico Tarcisio Cortese, furono presenti, oltre al sindaco dell’epoca Gino Betrò che guidava l'amministrazione comunale, il prefetto di Catanzaro, il presidente della regione Calabria, Rosario Olivo, il presidente del Consiglio Regionale, Antongiulio Galati.

Un lungo corteo di circa 7.000 persone, partito dalla Chiesa Matrice di San Giorgio Martire, si snodò per le vie principali della cittadina, fino alla Chiesa di San Rocco e San Francesco di Paola. Da qui, poi, le bare furono por­tate al cimitero comunale, tutto in grande compostezza e assoluto silenzio, nonostante l'enorme folla che seguì commossa i feretri. Un dramma apparentemente si era concluso, un altro dramma, però, si è continuato a vivere fino ad oggi dentro le mura delle sfortunate famiglie orbate dell'affetto prezioso dei loro cari.

Nel mese di aprile 2000, il consiglio comunale dell’epoca, su proposta dell'assessore per la promozione dell'immagine Antonio Burgisano, reduce da Livorno, dove si svolse una manifestazione per ricordare la tragedia della "Moby Prince", osservò un minuto di silenzio per i quattro lavoratori pizzitani, ma si rilevò l'indifferenza e la poca sensibilità della gran parte dei consiglieri riguardo al problema esposto da Burgisano, tanto che lo stesso fu costretto a redarguire pesantemente e più volte alcuni suoi colleghi alquanto distratti e poco inclini ad ascoltarlo.

Infatti, fu necessario un deciso intervento dell’allora sindaco Francescantonio Stillitani, il quale, preso atto della scarsa attenzione per un fatto d’inaudita gravità, propose lo svolgimento di un apposito consiglio comunale aperto.

Il 10 aprile 2001, ricorrendo il decennale dell’immane rogo della Moby Prince, presente una delegazione dell’amministrazione provinciale vibonese guidata dal vice presidente Paolo Barbieri, si svolse a Livorno una commovente manifestazione.

Fu, infatti, il 10 aprile 1991 che occorse l'enorme tragedia della nave traghetto "Moby Prince", comandata dal capitano Ugo Chessa, , che, in rotta di collisione con la petroliera "Agip Abruzzo" della Snam, fu causa della morte di 140 persone, scomparse nella tremenda fiammata che ne seguì.

La Calabria ebbe ben undici morti, di cui sei della provincia di Vibo Valentia: quattro di Pizzo e due di Parghelia. Tre originari di Siderno, uno di Gioia Tauro, uno di Santa Sofia d'Epiro.

Francesco Tumeo e Francesco Mazzitelli, cognati tra loro, erano di Parghelia. Rocco Averta, Antonio Avolio, Francescantonio Esposito, Giulio Timpano, i primi tre sposati e l'ultimo ancora celibe, erano di Pizzo.

Il dieci aprile 2001, appunto, nella ricorrenza del decimo anniversario di quel nefasto giorno, la città di Livorno organizzò una manifestazione apposita per ricordare degnamente tutti quei morti. Partecipò anche una delegazione della provincia di Vibo Valentia, con il gonfalone, guidata dal vice presidente Paolo Barbieri, con la partecipazione anche dei due assessori provinciali napitini, Franco Falcone e Joseph Feroleto De Maria, e di quello di Monterosso Calabro, Vito Ceravolo.

La cerimonia si svolse in due distinti giorni, ma il più significativo fu senz'altro quello del dieci aprile, quando ci fu, alle ore 10.30, la messa in cattedrale celebrata dal vescovo, Monsignor Diego Coletti, cui, alle ore 15.30, seguì la convocazione nella sala consiliare col saluto del sindaco di Livorno alle autorità e ai familiari degli scomparsi. Alle 17.30 un corteo si mosse dal piazzale "Vittime del Moby Prince" fino al Porto Mediceo, dove sessanta gonfaloni si posero attorno alla lapide sul muraglione della Dogana, con incisi i nomi delle 140 persone che la sera del 10 aprile 1991 persero la vita.

Il tutto culminò con la deposizione di una corona personale del presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi.

Il massimo della commozione si raggiunse quando, come ogni anno, i familiari delle vittime gettarono una rosa in mare in segno di saluto e di rimpianto per gli affetti perduti in modo così repentino, dopo che il presidente del comitato Moby Prince, Loris Rispoli, lesse uno dopo l'altro, i nomi di tutte le 140 vittime, facendo rabbrividire i presenti. E il sindaco di Livorno, Gianfranco Lamberti: «Ora possiamo raggiungere la banchina per gettare le rose rosse in mare». A seguire, poi, uno due, mille colpi di sirena dei rimorchiatori e delle navi in ormeggio.

Tanti gonfaloni municipali, provinciali e regionali provenienti da tutt'Italia, tantissima gente con la faccia rigata di lacrime, mentre il sindaco Gianfranco Lamberti giustamente tuonò: «Non nascondiamo l'amarezza per certe spiegazioni che ci aspettavamo e che non sono arrivate. Siamo qui per il rilancio forte di una battaglia per la verità, perché 140 persone non abbiamo perduto la vita invano».

E il vescovo Coletti: «Non posso sindacare l'operato di altri che onestamente e con capacità hanno indagato sull’immane tragedia, ma l'impossibilità di penetrare il velo che nasconde quanto è accaduto, riafferma, dopo dieci anni, una verità: quella di un dolore che non può essere archiviato».

Appunto! Un dolore che si rinnova perennemente e continuamente anche se sono trascorsi ben diciassette anni.”

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Disastro del Moby Prince

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Danni    Incendio del Moby Prince e dell'Agip Abruzzo

Il disastro del Moby Prince è stato un incidente marittimo avvenuto la sera del 10 aprile 1991, quando il traghetto Moby Prince e la petroliera Agip Abruzzo entrarono in collisione al largo del porto di Livorno.

In seguito allo scontro, si sviluppò un incendio che causò la morte delle 140 persone a bordo del Moby Prince, equipaggio e passeggeri, tranne il giovane mozzo napoletano Alessio Bertrand.

Il 28 maggio 1998 la nave, posta sotto sequestro, affondò nelle acque del porto di Livorno mentre era ormeggiata alla banchina; fu poi recuperata e avviata alla demolizione in Turchia.

Cause-L'Agip Abruzzo dopo la collisione.

Alle ore 22:03 del 10 aprile 1991, il traghetto Moby Prince, in servizio di linea tra Livorno e Olbia, mollò gli ormeggi per la traversata. A bordo era presente l'intero equipaggio, formato da 65 persone agli ordini del Comandante CSLC Ugo Chessa e 75 passeggeri. Il traghetto, durante la percorrenza del cono di uscita del porto, colpì con la prua la petroliera Agip Abruzzo, penetrando all'interno della cisterna numero 7, contenente circa 2700 tonnellate di petrolio Iranian Light. Alle ore 22:25, il marconista di bordo lanciò il Mayday dal VHF portatile, e non dalla postazione radio, dato che, come stabilito anche dal punto in cui fu ritrovato il cadavere, al momento dell'impatto non si trovava in sala radio.

Parte del petrolio che fuoriuscì dalla cisterna n. 7 della petroliera Agip Abruzzo si riversò in mare, parte invece investì in pieno la prua del traghetto. A causa delle scintille prodotte dallo sfregamento delle lamiere delle due navi al momento dell'impatto, il petrolio prese rapidamente fuoco, incendiando il traghetto.

Non è possibile stabilire esattamente quanto greggio sia stato "spruzzato" sul Moby; secondo l'ingegnere Del Bene, nominato come consulente di parte civile nel processo, si trattò di una quantità compresa tra le 100 e le 300 tonnellate.

L'incendio sprigionatosi all'esterno della nave probabilmente penetrò all'interno del traghetto a causa della rottura di due coperchi che separavano la coperta prodiera dal garage superiore (probabilmente fino al locale eliche di prua).

Tuttavia l'incendio non si propagò subito a tutta la nave, in quanto il Moby Prince era provvisto di paratie tagliafuoco per impedire la propagazione delle fiamme. Si stima che le fiamme siano arrivate all'altezza del salone "De Lux" (dove sono state ritrovate gran parte delle 140 vittime) in un tempo sicuramente superiore alla mezz'ora. I soccorsi partirono in mare solo dopo le ripetute richieste di aiuto da parte dell'Agip Abruzzo. Lo scafo in fiamme della Moby Prince non venne individuato fino alle ore 23:35. Il Moby Prince, con i motori ancora in funzione, percorse ancora alcune migliaia di metri, allontanandosi dal punto d'impatto e iniziando a girare in senso circolare e rendendo ancora più difficoltosa la sua individuazione.

Percorso del fuoco sul traghetto, con al centro la zona del salone De Lux

Si appurò, in seguito, che l'equipaggio fece sistemare, in attesa dei soccorsi (attesi in brevissimo tempo, visto la vicinanza delle banchine del porto), gran parte dei passeggeri nel salone De Luxe posto a prua della nave e dotato di pareti e porte tagliafuoco. Le fiamme provenivano appunto dalla parte anteriore della nave e, raggiunto il salone, lo "scavalcarono", passando intorno e infiammando tutti gli arredi e le strutture circostanti al suo perimetro. In questo modo il salone De Luxe si trovò esattamente al centro dell'incendio e, quando l'equipaggio si accorse del ritardo dei soccorsi, non fu più possibile evacuare le persone dall'uscita posteriore del salone, tanto meno da quella anteriore, già luogo di provenienza delle fiamme. Gli esami tossicologici rilevarono inoltre un elevatissimo tasso di monossido di carbonio nel sangue delle vittime, sintomo del fatto che in molti sopravvissero per ore (anche in stato di incoscienza) all'incendio, e non tutti quindi morirono a causa delle fiamme nel giro di pochi minuti dall'impatto.

Un fattore che ha contribuito in maniera importante alla mortalità sul traghetto è stato di sicuro il fumo nero e denso originato dalla combustione del petrolio e dei materiali plastici, e in misura minore i gas prodotti dall'evaporazione del petrolio che, concentrati in ambienti ridotti come quelli di un traghetto, hanno aumentato il loro potere soffocante. Ad aggravare la presenza dei fumi e dei gas è poi intervenuto il sistema di aria condizionata e di aria forzata in circolazione sul traghetto, rimasto acceso durante tutto l'evolversi dell'incendio (fu trovato ancora in funzione il giorno dopo l'incidente), che ha distribuito il fumo e i gas tossici anche negli ambienti della nave non direttamente interessati dall'incendio.

Tredici salme (tutte, con una eccezione, di membri dell'equipaggio) vennero rinvenute sul ponte imbarcazioni, otto delle quali nell'area scoperta di poppa (ponte sole), due nell'atrio abbandono nave di prua (nei pressi della plancia; una delle due era quella del comandante Chessa), una nell'atrio tra il ristorante e la discoteca Moby Club e due nelle cucine. La maggior parte delle vittime fu ritrovata nel ponte coperta. Un salma fu rinvenuta nel corridoio che dalle cabine di II classe portava sul ponte scoperto di poppa, altre tre sulle scale che portavano al garage, 30 nella zona cabine di II classe (principalmente nei corridoi, tranne i resti di 6 persone trovati in un locale adiacente adibito a bar/ripostiglio), 28 nel vestibolo abbandono nave (l'atrio tra la zona cabine di II classe ed il salone De Lux), 60 nel salone De Lux e due in un bagno a destra del vestibolo abbandono nave. I corpi di un motorista e di un passeggero vennero invece trovati in sala macchine, mentre quello di un altro motorista fu trovato negli alloggi dell'equipaggio, vicino ad una manichetta antincendio. Un’unica salma, quella del barista Francesco Esposito, venne ritrovata in mare, unica vittima deceduta per annegamento.

I familiari delle vittime del Moby Prince si sono costituiti in due associazioni. La prima chiamata "140" e presieduta da Loris Rispoli, che nel rogo del traghetto ha perduto la sorella e che raccoglie la maggioranza dei familiari. Quella più recente denominata "10 aprile" e presieduta da Angelo Chessa, figlio del comandante della Moby Prince, il Com.te CSLC Ugo Chessa. Entrambe le associazioni continuano a chiedere alle autorità competenti che sia fatta luce e giustizia su questo terribile avvenimento.

Dinamiche e causa dell'incidente accertate in sede giudiziaria

Errore umano

Un aspetto più volte indicato come possibile causa dello scontro, fu quello dell'errore umano da parte dell'equipaggio di Moby: tutte le commissioni di inchiesta e tutti processi, fino all'ultima archiviazione disposta dalla Procura di Livorno nel 2010, censurano il comportamento della plancia del Traghetto, comandata da Ugo Chessa, defunto anch'egli nella tragedia. L'imprudenza del Comandante Chessa, secondo i giudici non ha certo determinato la tragedia nei suoi mortali sviluppi tuttavia ha contribuito a non evitarla. Tra le accuse rivolte all'equipaggio del Moby Prince si elencano: il mal funzionamento di alcuni apparati di sicurezza a bordo della nave; l'aver fatto scendere prima del dovuto il pilota del porto Federico Sgherri; la mancata dovuta attenzione nelle procedure di uscita dal porto; la velocità troppo elevata in fase di uscita; l'aver lasciato aperto il portello del traghetto in fase di navigazione.

Tra le cause della disattenzione è stato indicato più volte erroneamente, anche dagli organi di stampa dell'epoca, il fatto che l'equipaggio potesse essere distratto dalla gara di ritorno della semifinale di Coppa delle Coppe tra la Juventus e il Barcellona. Questa ipotesi è stata però decisamente respinta dalla testimonianza del superstite Bertrand, il quale, durante vari interrogatori, ha più volte dichiarato di aver personalmente portato alcuni panini in plancia comandi e che il personale di guardia si trovasse al proprio posto nella gestione del traghetto.

Problemi tecnici a bordo della Moby Prince

1. L'avaria del timone di Moby Prince

L'avaria al timone di navigazione, è stata smentita dalle perizie richieste dal tribunale di Livorno.

2. L'impianto antincendio spento

È stato appurato in sede giudiziaria che il traghetto Moby Prince navigava con gli impianti sprinkler non in funzione e con gli altri in attivazione manuale. Della questione si è occupato il Tribunale di Livorno nel processo di primo grado, conferendo ai periti uno specifico quesito. Tale questione infatti risultava cruciale per determinare se i soccorsi fossero stati tempestivi e adeguati, considerato che il mancato funzionamento dell'impianto antincendio poteva determinare una sostanziale riduzione del tempo di sopravvivenza delle vittime. L'impianto sprinkler è il sistema antincendio di cui le navi devono essere obbligatoriamente dotate secondo le normative nazionali ed internazionali: esso deve entrare automaticamente in funzione al superamento della soglia della temperatura critica (74 °C). È dato acquisito dagli accertamenti tecnici (v. in particolare la perizia dibattimentale) che l'intero impianto sprinkler non è mai entrato in funzione durante l'incendio. È stato accertato che le valvole manuali di comando dell'impianto di acqua spruzzata alloggiate nell'apposito vano di comando del piano garage erano in posizione di chiusura e che la valvola di presa a mare dell'impianto sprinkler era in posizione di chiusura e l'elettropompa era in posizione di comando manuale e non automatico.

La presenza della nebbia

Tra le cause ufficiali del disastro è attribuito un ruolo significativo alla nebbia che quella sera secondo alcuni gravava sulla zona. I magistrati si sono espressi in favore del cosiddetto fenomeno della nebbia da avvezione, che può provocare la formazione repentina di un banco, anche molto fitto e localizzato, a causa della discesa di aria calda e umida sulla superficie fredda del mare. Il banco di nebbia sarebbe calato all'improvviso sul tratto di mare circostante all'Agip Abruzzo, impedendo al Moby Prince di individuare correttamente la petroliera. La testimonianza dell'unico sopravvissuto nel corso del processo di I grado viene assunta, unitamente al parere della maggior parte dei consulenti tecnici, dai giudici del Tribunale di Livorno, che scrivono

« ...Conclusiva e risolvente in ordine alla presenza di nebbia oscurante la petroliera è infine la deposizione del mozzo Bertrand Alessio (cfr. verbale di udienza 31/10/1996) il quale (sine causa qualificato in un’arringa “losco personaggio”, cui può solo “imputarsi” di essere l’unico sopravvissuto e che non risulta proprio aver mai mentito) ha riferito di aver dopo l’impatto incontrato nel corridoio cabine passeggeri il timoniere Padula che gli disse: “c’era la nebbia e siamo andati contro un’altra nave”... »

Secondo i figli del comandante Chessa, costituitisi in associazione, esistono tuttavia alcuni elementi che fanno dubitare sulla effettiva presenza di condizioni di scarsa visibilità. In un filmato amatoriale trasmesso dal Tg1 all'epoca dei fatti, sembra evidente che la visibilità nel porto fosse quantomeno buona. L'ipotesi della nebbia è stata comunque smentita da varie testimonianze tra cui quella rilasciata in tribunale dal capitano della Guardia di Finanza Cesare Gentile. A capo di una motovedetta dei soccorritori uscita dal porto di Livorno intorno alle 22:35 ha dichiarato che "in quel momento c'era bellissimo tempo, il mare calmissimo e una visibilità meravigliosa".

La posizione dell'Agip Abruzzo

 

Sulla posizione della Agip Abruzzo al momento dell'incidente esistono delle controversie. Il comandante della nave dichiarò, subito dopo l'incidente, di essere orientato con la prua rivolta a sud, ma successivamente ritratterà questa affermazione. La nave apparve rivolta a sud nelle ore successive alla collisione, tesi avvalorata da un video emerso nei mesi successivi all'incidente[20]. Mai chiarito infine il punto cruciale, che dovrebbe determinare se fu il traghetto passeggeri, sbagliando rotta o a causa di una distrazione, che andò a colpire la petroliera, o se viceversa la petroliera si trovasse all'interno del cono. Da sottolineare che, nella sentenza di primo grado del 31/10/1998, la posizione attribuita alla petroliera è 43°29'.8 NORD e 10°15'.3 EST. Questa posizione è stata ricavata dalle comunicazioni radio registrate dal canale 16 VHF ed è stata trasmessa direttamente dal comandante dell'Agip Abruzzo Renato Superina nei minuti successivi alla collisione. Andando a riportare la posizione sulla carta nautica, è facile notare come il punto riportato rientri senza alcun dubbio all'interno del triangolo di divieto di ancoraggio e pesca nel quale era proibito alle imbarcazioni di restare alla fonda o di pescare proprio perché utilizzato dalle altre imbarcazioni per l'uscita dal porto.

Grave ritardo nei soccorsi

I soccorsi tardarono in maniera decisiva negli interventi di salvataggio dei passeggeri del Moby Prince, anche perché in un primo momento tutti i mezzi di soccorso partiti dal porto di Livorno si concentrano sull'Agip Abruzzo (che viene raggiunta intorno alle 23:00, e sul quale nessun membro dell'equipaggio perderà la vita),anche perché il Mayday del Moby Prince giunse via radio debolissimo e disturbato a causa di un improvviso calo di volume nelle comunicazioni tra Moby Prince e la Capitaneria di porto.

« Mayday Mayday Mayday, Moby Prince Moby Prince Moby Prince, Mayday Mayday Mayday, Moby Prince! Siamo in collisione, siamo entrati in collisione e prendiamo fuoco! Siamo entrati in collisione e prendiamo fuoco! Mayday Mayday Mayday, Moby Prince, siamo in collisione ci serve aiuto! »

( Marconista del Moby Prince dopo l'impatto).

Inoltre il comandante dell'Agip Abruzzo Renato Superina, in una comunicazione via radio ai soccorritori alle 22:36, fa riferimento ad un impatto con una bettolina (una imbarcazione molto più piccola usata prevalentemente nei porti) e non con un traghetto passeggeri, urlando ai soccorritori di recarsi con urgenza verso l'Agip Abruzzo, e soprattutto di "non scambiare loro per noi".

Tale indicazione venne ripetuta dall'ufficiale Rt dell'Agip Abruzzo, in una comunicazione radio:

« ...sembra una bettolina quella che ci è venuta addosso.. »

( ufficiale Rt Agip Abruzzo dopo l'impatto )

I primi a raggiungere il Moby Prince verso le 23:35 sono due ormeggiatori su una piccola imbarcazione: Mauro Valli e Walter Mattei, i quali raccolsero anche l'unico superstite, il mozzo napoletano Alessio Bertrand. si salvò rimanendo attaccato al parapetto della poppa, evitando l'incendio e lanciandosi poi in mare dopo le sollecitazioni della CP 232 e raccolto dagli ormeggiatori.

Gli ormeggiatori chiesero il nome della nave direttamente al mozzo Bertrand; continuarono a seguire la nave nella speranza comunque che qualche altro superstite si lanciasse in mare. Successivamente affiancarono la CP 232 e le trasferirono il naufrago perché fosse condotto a terra.

 

In seguito rimorchiatori e mezzi dei Vigili del Fuoco cercarono di raffreddare le lamiere del Moby con potenti getti d'acqua. Alle 3:30 circa un marinaio della ditta di rimorchio Fratelli Neri riuscì a salire sul traghetto per il tempo necessario ad agganciare un cavo di traino. È in assoluto il primo soccorritore a salire sulla nave dopo la tragedia. Dopo di lui, la nave verrà di nuovo visitata dai soccorritori soltanto a mattina inoltrata, una volta spento l'incendio.

L'episodio del cadavere sul ponte

In un filmato girato da un elicottero dei Carabinieri la mattina presto dell'11 aprile si vede chiaramente un cadavere disteso sulla schiena a poppa, sulle lamiere bruciate. Al momento delle riprese aeree del cadavere, si poté notare chiaramente come l'uomo non fosse carbonizzato, ma, al contrario, il cadavere fosse stranamente integro per trovarsi sul ponte distrutto dalle fiamme. All'ingresso nel porto di Livorno, nei video girati dai Vigili del fuoco lo stesso uomo risulta completamente bruciato, avvalorando così l'ipotesi secondo cui molti dei passeggeri non morirono in breve tempo, ma a causa del monossido di carbonio sprigionato dall'incendio. L'ipotesi, smentita in fase processuale da alcune perizie, ma accettata da altre, è quella che il passeggero, sopravvissuto durante la notte all'incendio e ai fumi tossici, sia uscito alle prime luci dell'alba per raggiungere i soccorritori e a causa dell'enorme calore ancora sprigionato dalle lamiere del ponte, sia morto successivamente.

La tesi è che alcuni passeggeri abbiano resistito a lungo all'interno del traghetto, e che all'interno dello stesso, almeno in alcune zone le temperature non fossero eccessivamente elevate, parve trovare conferma quando, nel settembre del 1992, venne trasmesso dai telegiornali un video amatoriale, girato da uno dei passeggeri nei minuti precedenti lo scontro. Il fatto che la cassetta, trovata in una borsa nel salone De Luxe, abbia resistito integra all'incendio dimostrerebbe che l'incendio, almeno in quella zona della nave, non avrebbe provocato temperature tali da fondere neanche la plastica.

Commissioni di inchiesta, processi e condanne

Il processo di I grado (Livorno)

Immediatamente dopo la collisione, la Procura di Livorno apre un fascicolo per omissione di soccorso e omicidio colposo. Il processo di primo grado inizia il 29 novembre 1995. Gli imputati sono 4: il terzo ufficiale di coperta dell'Agip Abruzzo Valentino Rolla, accusato di omicidio colposo plurimo e incendio colposo; Angelo Cedro, comandante in seconda della Capitaneria di Porto e l'ufficiale di guardia Lorenzo Checcacci, accusati di omicidio colposo plurimo per non avere attivato i soccorsi con tempestività; Gianluigi Spartano, marinaio di leva, imputato per omicidio colposo per non aver trasmesso la richiesta di soccorso.

In istruttoria il giudice per le indagini preliminari, sulla base di quanto presentato da due commissioni di inchiesta, decide di archiviare le posizioni dell'armatore di Navarma, Achille Onorato, e del comandante dell'Agip Abruzzo, Renato Superina.

Il processo, pieno di momenti di tensione, si conclude due anni dopo: la sentenza viene pronunciata nella notte tra il 31 ottobre e il 1º novembre 1997. In un'aula piena di polizia e carabinieri, chiamati dal tribunale per la tutela dell'ordine pubblico, il presidente Germano Lamberti lesse il dispositivo della sentenza con cui furono assolti tutti gli imputati perché «il fatto non sussiste». La sentenza verrà però parzialmente riformata in appello: la terza sezione penale della Corte d'Appello di Firenze dichiara il non doversi procedere per intervenuta prescrizione del reato.

Il processo di II grado (Firenze)

Il 5 febbraio 1999 la III Sezione della Corte d'Appello di Firenze dichiara di "non doversi procedere nei confronti del Rolla in ordine ai reati ascrittigli perché estinti per intervenuta prescrizione". I giudici di Firenze aggiungono tuttavia in sentenza "(...) non si può non rilevare, che l'inchiesta sommaria della Capitaneria, che per alcuni versi è la più importante perché interviene nell'immediatezza del fatto ed è in qualche modo in grado di indirizzare i successivi accertamenti e di influire sulle stesse indagini penali, può essere condotta da alcuni dei possibili responsabili del disastro".

Il processo parallelo contro le manomissioni a bordo (Pretore di Firenze)

Contemporaneamente al processo principale, nell'allora Pretura vennero giudicate due posizioni stralciate: quella del nostromo Ciro Di Lauro, che si autoaccusò della manomissione, sulla carcassa del traghetto, di un pezzo del timone, e quella del tecnico alle manutenzioni di Navarma, Pasquale D'Orsi, chiamato in causa da Di Lauro. I due erano accusati di frode processuale, per aver modificato le condizioni del luogo del delitto, ovvero per aver orientato diversamente la leva del timone in sala macchine da manuale ad automatico, nel tentativo di addossare l'intera responsabilità della vicenda al comando del Moby Prince.

Nel corso di una udienza, Ciro Di Lauro confessò di aver manomesso il timone. Ma il pretore di Livorno assolse entrambi gli imputati per «difetto di punibilità». Il pretore di Livorno, pur concordando con il PM sulle responsabilità degli imputati, non ritiene punibili gli stessi, poiché pure essendo accertata la manomissione, quest'ultima non ha tratto in inganno i periti saliti successivamente a bordo e quindi, seppur deprecabile, non è punibile penalmente. La sentenza verrà confermata sia dal processo di appello sia in Cassazione.

Verso un terzo processo

Nel 2006 la Procura di Livorno, su richiesta dei figli del comandante Chessa, decise di riaprire un filone d'inchiesta sul disastro del traghetto.

Nel 2009, l'associazione dei familiari delle vittime presieduta dai Chessa, in una lettera indirizzata al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, chiede a questi di farsi portavoce presso il Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, della richiesta di rendere pubblici i tracciati radar, le immagini satellitari, o altro materiale in possesso delle autorità americane della rada del porto di Livorno durante le ore del disastro del Moby Prince.

Nell'aprile 2009, l'onorevole Ermete Realacci ha presentato una nuova interrogazione parlamentare riguardo al coinvolgimento di altre navi, in particolar modo imbarcazioni militari americane presenti la notte della tragedia nel porto di Livorno e riguardo alla presenza mai accertata definitivamente dei tracciati radar e delle comunicazioni radio registrate a Camp Darby.

L'istanza di riapertura delle indagini per appurare le reali responsabilità, con motivazioni non condivise da tutti i familiari delle vittime, è stata presentata dal legale dei figli del Comandante Chessa nel 2006. Con maggiore attenzione era stato chiesto di occuparsi della questione del traffico illecito di armi e della presenza di navi militari o comunque navi al di fuori del controllo della Capitaneria di Porto, che possano essere causa o una delle concause del disastro.

Nel 2006, l'ipotesi di trovare immagini satellitari della sciagura prese di nuovo corpo dopo il ritrovamento di alcune bobine di immagini negli uffici della Procura di Livorno.

Nel giugno del 2009, a seguito delle indagini riaperte dalla procura, viene sentito nuovamente come persona informata sui fatti il mozzo di bordo Alessio Bertrand, unico sopravvissuto al rogo.

Nel luglio del 2009, su richiesta della magistratura, sono state eseguite scandagliature della zona di porto in cui è avvenuto lo scontro, e stando alle prime indiscrezioni, sarebbero emersi alcuni reperti utili alle indagini.

Il 5 maggio 2010 è stata presentata dalla Procura della Repubblica di Livorno e accolta dal GIP di Livorno la richiesta di archiviazione in merito al nuovo processo richiesto dai figli del comandante Chessa. Secondo i magistrati incaricati le ricostruzioni proposte dai Chessa sono risultate fantasiose e non rispondenti in alcun modo alla veridicità dei fatti ormai ampiamente ricostruiti. A pagina 140 della richiesta di archiviazione si legge inoltre:

« "A questo punto, sgombrato il campo da ricostruzioni viziate da suggestioni, cattiva conoscenza e interpretazione degli atti processuali e interessate forzature, è doveroso ricostruire il sinistro individuando le reali cause dello stesso e, conseguentemente, le responsabilità, anche al fine di valutare l'attuale possibilità di esercizio dell'azione penale. La presente indagine infatti non si è limitata alla verifica degli scenari ricostruttivi ipotizzati dalla difesa dei Chessa, verificandone l'infondatezza con particolare riferimento alle cause e dinamica della tragica collisione, ma ha avuto il proposito di dare una risposta esaustiva alle domande sulle reali cause dell'evento. I dati significativi si possono riassumere nel seguente modo:

1) il traghetto Moby Prince è uscito dal porto di Livorno con destinazione Olbia impostando la velocità massima di crociera (o prossima alla massima) secondo prassi, nella convinzione del comando nave di trovarsi in condizioni di assoluta normalità dal punto di vista meteo marino e quindi anche della visibilità e perciò nella errata convinzione di conoscere e poter controllare otticamente la situazione delle navi alla fonda nella zona della rada ed in particolare di quelle che si trovavano in prossimità della rotta più diretta per Olbia; 2) la apparente normalità delle condizioni creava il tipico meccanismo psicologico di allentamento della attenzione nel personale di plancia e nel resto dell'equipaggio, clamorosamente esplicitato, in particolare, dalle condizioni con le quali la nave Moby Prince veniva fatta viaggiare, avendo il portellone prodiero di seconda difesa - prescritto dalla normativa MARPOL 73-78 - ANNEX 1 - aperto (cfr. da ultimo la relazione di consulenza tecnica depositata dall'ing. Gennaro il 17 novembre 2009) e dell'impianto sprinkler (antincendio) non funzionanete, in quanto disabilitato; 3) imporovvisamente la nave entrava in un banco di nebbia (v., da ultimo: le dichiarazioni di Mattei e Valli - gli ormeggiatori che hanno salvato la vita all'unico superstite del Moby Prince - al P.M. il 23.11.2009, quelle di Muzio - pilota del porto che usci la notte della tragedia - rese al P.M.l'8/11/2009, ed ancora le dichiarazioni dell'unico superstite del Moby Prince, Bertrand, nuovamente sentito dal P.M. il 9 giugno 2009, e quelle di Rolal in sede di nuovo interrogatorio il 5 giugno 2009), che coglieva totalmente impreparata la plancia del traghetto in quanto non visibile otticamente, tenuto conto del buio della notte e della collocazione del banco stesso che si trovava basso sull'orizzonte verso il largo rispetto alla direzione del traghetto in modo da non costituire ostacolo né per l'osservazione delle luci della costa né per quella delle stelle; 4) la plancia del Moby Prince, presa alla sprovvista e con le nave ormai lanciata alla velocità di crociera, provvedeva incautamente ad accendere i fari collocati a prua della nave - c.d. cercanaufraghi - (prima spenti: v. dichiarazione del pilota Muzio sopra richiamate, e che aveva poco prima incrociato il Moby Prince conducendo una nave all'interno del porto) nella speranza di migliorare la visibilità sullo specchio di mare davanti a sé, ma in realtà peggiorando le condizioni di visibilità; 5) l'urto con l'Agip Abruzzo, ferma all'ancora con prua orientata su 300° circa (v. da ultimo sul punto la relazione di consulenza tecnica del P.M. dell'ing. Rosati e dott. borsa depositata il 17 giugno 2009 che riassume il complesso degli elementi che consentono con certezza tale ricostruzione dell'orientamento della nave) avveniva poco dopo interessando la fiancata di destra con un angolo calcolato di circa 71° prora - poppa (109° prora - prora), navigando il Moby Prince con direzione di circa 191° ad una velocità di circa 18 nodi. Come è stato spiegato dal C.T. ing. Gennaro, la collisione ha avuto caratteristiche fondamentalmente anelastiche, "nel senso che tutta l'energia cinetica disponibile da parte del M.P. al momento della collisione con l'Agip Abruzzo si è tramutata in lavoro di lacerazione, deformazione, riscaldamento, rumore e scintille" (par. 19 della relazione); 6) pressoché immediatamente si incendiava il greggio della cisterna 7 di destra della petroliera, dentro la quale era penetrata la prua del Moby Prince. Infatti la penetrazione della prua del Moby Prince nella cisterna sollevava dinamicamente il livello del carico (5,71 mt sul livello del mare: v. rel. Gennaro) e conseguentemente parte del carico si riversava sulla parte prodiera del ponte di coperta (ponte prodiero di manovra) elevato di circa 7,8 mt sulla superficie del mare, incendiandosi; 7) l'apertura della porta stagna prodiera e l'impianto di ventilazione in funzione agevolano decisamente l'ingresso di greggio e vapori nei garage e nei locali interni del Moby Prince, cominciando a divampare il fuoco su tutta la parte prodiera del traghetto coinvolgendo il personale di plancia e progressivamente le restanti parti e locali della nave; Una causa della tragedia - anche se è doloroso affermarlo - è dunque individuabile in una condotta gravemente colposa, in termini di imprudenza e negligenza, della plancia del Moby Prince. La ricostruzione della dinamica dell'evento può apparire - come più volte sottolineato - banale nella sua semplicità, e dunque non accettabile emotivamente, prima che razionalmente, soprattutto in considerazione dell'enorme portata delle conseguenze che ne sono derivate in termini di vite umane. Occorre tornare al quesito di base: comprendere fino in fondo come sia possibile che personale di bordo ritenuto preparato, al comando di una nave dotata degli impianti per la sicurezza della navigazione secondo le regole in vigore all'epoca, possa avere così gravemente errato nella conduzione della nave; e come sia possibile che una collisione con una petroliera alla fonda, avvenuta a così poca distanza dal porto di Livorno abbia potuto avere così tragiche conseguenze"... »

Verso la Commissione parlamentare d'inchiesta

Dal 5 maggio 2013 ha preso avvio una campagna permanente per sostenere la lotta civile dei familiari delle vittime del Moby Prince per ottenere verità e giustizia. La campagna, chiamata #IoSono141 e ispirata al Movimento Yo Soy 132, è sostenuta dalle associazioni familiari delle vittime del Moby Prince e mira soprattutto a creare una forte spinta popolare di sostegno alla creazione di una Commissione parlamentare d'inchiesta sul Moby Prince. Giova peraltro ricordare che già tra il giugno 1996 ed il novembre 1997 diversi parlamentari dei vari gruppi politici ne proposero a più riprese l'istituzione sia alla Camera che al Senato, ma senza ottenere successo.

Il 31 gennaio 2014, a seguito di un incontro a Sassari tra i familiari delle vittime del Moby e l'allora ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri, viene consegnata a quest'ultima una sintesi di un dossier tecnico di 4000 pagine: tale dossier, frutto del lavoro condotto negli ultimi anni dallo studio di ingegneria forense Bardazza di Milano su richiesta degli stessi familiari delle vittime, è teso a sconfessare punto per punto le motivazioni alla base delle conclusioni addotte dalla Procura di Livorno nel maggio del 2010 in merito alla richiesta di archiviazione dell'inchiesta-bis.

Il 27 marzo 2014 sono stati depositati in Senato due disegni di legge da parte di M5S e Sel per l'istituzione della Commissione parlamentare d'inchiesta per fare luce sulla vicenda, accogliendo la richiesta dei parenti delle vittime. A questi segue poi un terzo disegno di legge analogo, presentato questa volta dal PD il 14 luglio: in questo caso il testo proposto dai senatori democratici viene considerato insoddisfacente sia dai familiari delle vittime che dai loro periti in quanto, a differenza degli altri due, si mira ad ottenere una Commissione d'inchiesta limitata sia temporalmente che dal punto di vista del budget di cui la stessa potrà disporre, nonché monocamerale (anziché bicamerale, come fortemente voluto dai familiari delle vittime) e, pertanto, soggetta al rischio di decadere nel caso di interruzione anticipata della legislatura.

Il 9 aprile 2015, proprio alla vigilia del 24º anniversario della tragedia, col via libera all'unanimità in commissione Lavori Pubblici del Senato viene mosso il primo decisivo passo all'istituzione della Commissione d'inchiesta, sulla cui approvazione definitiva è dunque atteso il pronunciamento dell'Aula. La calendarizzazione del voto in Senato non avviene tuttavia nell'immediato, venendo anzi rimandata di svariati mesi, mesi durante i quali, in risposta a tale nuovo silenzio delle Istituzioni, Loris Rispoli ed Angelo Chessa, in qualità di rappresentanti delle rispettive associazioni dei familiari, lanciano il loro appello al Presidente del Senato Pietro Grasso affinché proceda all'immediata calendarizzazione del testo: l'appello viene raccolto e diffuso in maniera incessante sui social network, in particolare per mezzo della pagina Twitter ufficiale dedicata al Moby Prince, allo scopo di coinvolgere quante più persone possibili che contribuiscano a fare pressione sullo stesso Presidente Grasso, a cui vengono inviate centinaia di email in sostegno alla richiesta dei due familiari.

Trascorsi oltre tre mesi, il 4 luglio prima ed il 15 luglio poi viene avanzata da parte del Movimento Cinque Stelle e di Sel la richiesta di calendarizzazione d'urgenza del testo votato all'unanimità in commissione il 9 aprile, richiesta su cui l'assemblea di Palazzo Madama si pronuncia tuttavia in entrambi i casi con voto contrario, suscitando rabbia e indignazione tra i parenti delle vittime. Finalmente viene fissata al 22 luglio la votazione del testo: al termine delle dichiarazioni di voto di alcuni esponenti di tutti i gruppi politici, il Senato si esprime all'unanimità sull'istituzione della Commissione parlamentare d'inchiesta sul Moby Prince e Luchino Chessa, figlio del Comandante perito sul traghetto, dice al riguardo:

« È un giorno storico per noi familiari delle vittime del Moby Prince, ma anche per tutti i cittadini italiani che vogliono giustizia e verità. Un importante segno di democrazia visto che tutti i senatori, sia del governo che dell'opposizione, hanno votato a favore. »

La Commissione d'inchiesta avrà due anni di tempo per svolgere il lavoro per cui è stata costituita e tra gli aspetti su cui dovrà indagare rientrano i tempi di sopravvivenza a bordo del traghetto, la dinamica della collisione con l'Agip Abruzzo, i problemi di sicurezza a bordo ed il ritardo nei soccorsi.

Altre ipotesi del disastro escluse in sede giudiziaria

L'ipotesi dell'attentato

Al vaglio della magistratura passò anche l'ipotesi di un ordigno collocato all'interno del traghetto, che con l'esplosione avesse mandato fuori rotta il traghetto. Tale ipotesi, inizialmente molto accreditata, venne definitivamente smontata, durante lo svolgimento del processo, grazie a perizie e testimonianze, in particolare quella dell'unico superstite, che in sede processuale ribadì che a bordo non vi fu alcuna esplosione, ma che dopo la collisione il mare intorno al traghetto fosse letteralmente in fiamme a causa del petrolio fuoriuscito dall'Agip Abruzzo.

Il traffico in rada

L'ipotesi che si potessero trovare immagini e dati sullo scontro tra le due imbarcazioni negli archivi satellitari americani e in quelli delle basi Nato ebbe per qualche tempo una certa risonanza, ma fu successivamente categoricamente smentita.

La presenza di eventuali bettoline, invece, non è mai stata confermata. Il comandante della petroliera, nei messaggi iniziali inviati ai soccorritori, indicò più volte in una bettolina la nave coinvolta nello scontro, inconsapevole della reale natura, cioè del fatto che lo scontro avvenne con Moby Prince. I primi messaggi radio del comandante della Agip Abruzzo potrebbero essere attribuiti alla concitazione del momento e alla scarsa visibilità provocata dal fumo dell'incendio. Del resto alcuni marinai della Agip Abruzzo dichiararono di avere intravisto la sagoma della nave investitrice tra il fumo e le fiamme nei minuti successivi all'incidente, ma solo alcuni di loro riconobbero in essa un traghetto.

A sostegno della tesi della presenza di almeno una bettolina sono essenzialmente tre elementi:

    la constatazione, alcuni giorni dopo l'incidente, che la cisterna 6 della Agip Abruzzo non era correttamente sigillata

    il rinvenimento di un tubo semi carbonizzato idoneo al rifornimento di una nave di piccole dimensioni,

    la seguente annotazione delle ore 23:30 circa nel diario di bordo del capitano della "Efdim Junior":

« Venivamo a conoscenza che due navi, una passeggeri ed una cisterna, erano entrate in collisione ed era scoppiato un incendio. Decidevo di rimanere all'ancora a causa del gran numero di navi in movimento che si allontanavano dalla nave in fiamme ed al gran numero di imbarcazioni che prendevano parte alle operazioni di ricerca e salvataggio con visibilità zero. »

 

Contro l'ipotesi della bettolina incidono pesantemente le testimonianze verbalizzate durante il processo, in cui più persone tra cui l'avvisatore marittimo Romeo Ricci e il pilota di porto Federico Sgherri oltre a molti altri ufficiali dell'Agip Abruzzo e ormeggiatori del porto

Sulla posizione delle navi, almeno due dei mercantili americani (presumibilmente la Cape Breton e la Gallant II) compaiono alla fonda assieme alla Agip Abruzzo in una fotografia scattata dal lungomare di Livorno durante il pomeriggio antecedente la tragedia. Inoltre, sempre il capitano Gentile chiarisce nella sua testimonianza la posizione di alcune delle navi in rada poco dopo il disastro:

« Vidi la sagoma dell'Agip Abruzzo appena uscito dal porto, ma non il Moby in fiamme [...] Avevo una petroliera sul lato sinistro, a circa 700-800 metri dall'Accademia navale. Poi c'era la petroliera messa in questa posizione. Sull'altro raggio c'erano altre quattro navi fra cui c'era anche una nave, forse di munizioni; mentre all'imboccatura nord, proprio all'altezza del Calambrone, c'era, illuminata, la nave americana che stava caricando munizioni. »

Resta inoltre da valutare il ruolo della famosa nave Theresa, la cui reale esistenza è stata accertata nel gennaio del 2008, ma di cui restava una misteriosa traccia audio registrata alle 22,45 della notte dello scontro:

« This is Theresa, this is Theresa for the ship one in Livorno anchorage i'm moving out, i'm moving out.... »

(registrazione audio proveniente da Theresa)

Nei registri del porto di Livorno di quella notte non risulta essere mai stata presente Theresa, né si chiarì mai a chi comunicò l'imminente abbandono (la nave uno) del porto in tutta fretta.

La questione delle navi militari e il traffico d'armi nel porto di Livorno

Un punto mai chiarito, a causa dello stretto riserbo da parte delle autorità italiane ed americane in merito, è quello dell'eventuale presenza in rada (all'interno cioè della zona di porto teatro della sciagura) di navi militari americane o di altre nazioni e delle loro eventuali attività. Appurato da verbali e registri che molte navi americane transitavano e sostavano nel Porto di Livorno nella notte dell'incidente, esistono alcune zone d'ombra mai chiarite, in merito ad un'eventuale responsabilità di queste ultime o dei loro carichi nella dinamica dello scontro. La vicinanza della base americana di Camp Darby di fatto rendeva frequente la presenza di navi americane nel porto. Ma nella notte in questione, molte navi militari erano ferme in rada sotto falso nome o con nomi di copertura, si presume eseguendo attività militari che non risultarono autorizzate dalla prefettura come previsto dalla legge italiana.

Alcune ipotesi spingono invece per affermare che l'incidente, fortuitamente o volutamente provocato da terzi, sia da mettere in relazione con traffici illeciti di armamenti militari avvenuti la notte dell'incidente nel Porto di Livorno.

Elenco delle vittime

La lapide posta in memoria delle 140 vittime del disastro della Moby Prince.

Il seguente elenco riporta i nomi e l'età delle vittime.

    Abbattista Giovanni, 45, Macchinista

    Allegrini Stefano, 23, Passeggero

    Alves Sandrine, 24, Passeggera

    Amato Natale, 52, Motorista

    Ambrosio Francesco, 22, Passeggero

    Ambrosio Vittorio, 30, Passeggero

    Andreazzoli Marco, 28, Passeggero

    Averta Mariano Rocco, 36, Cameriere

    Avolio Antonio, 45, Ingrassatore

    Baffa Nicodemo, 52, Caporale macchinista

    Baldauf Gerhard, 27, Passeggero

    Barbaro Luciano, 24, Cameriere

    Barsuglia Luca, 24, Passeggero

    Bartolozzi Umberto, 48, Commissario di bordo

    Belintende Sergio, 31, Passeggero

    Bianco Gavino, 40, Cameriere

    Bisbocci Alberto, 20, Passeggero

    Bommarito Giuseppe, 43, Cameriere

    Botturi Adriana, 60, Passeggera

    Brandano Raimondo, 60, Passeggero

    Campo Antonino, 26, Marinaio

    Campus Giovanni Battista, 53, Ufficiale radiotelegrafista

    Campus Gianfranco, 21, Passeggero

    Canu Angelo, 28, Passeggero

    Canu Sara, 5, Passeggera

    Canu Ilenia, 1, Passeggera

    Caprari Alessia, 19, Passeggera

    Cassano Antonello, 25, Allievo ufficiale di macchina

    Castorina Rosario, 39, Primo ufficiale di macchina

    Cervini Domenico, 21, Cassiere

    Cesari Diego, 24, Passeggero

    Chessa Ugo, 54, Comandante

    Cinapro Graziano, 45, Passeggero

    Cirillo Ciro, 25, Piccolo di camera

    Ciriotti Tiziana, 22, Piccola di camera/Hostess assistente del commissario di bordo

    Congiu Giuseppe, 23, Passeggero

    Crupi Francesco, 34, Cameriere

    Dal Tezzon Antonietta, 47, Passeggera

    Dal Zotto Pasquale, 32, Passeggero

    D'Antonio Giovanni, 22, Giovanotto di coperta

    De Barba Mauro, 30, Passeggero

    De Caritat Beatrice, 31, Passeggera

    Defendenti Anna, 24, Passeggera

    De Gennaro Giuseppe, 29, Garzone di cucina

    De Montis Angelita, 23, Passeggera

    De Pretto Tatiana, 18, Cassiera

    Esposito Francesco, 43, Barista

    Falanga Nicola, 19, Garzone di cucina

    Farnesi Cristina, 22, Cassiera

    Ferraro Sabrina, 20, Commessa della boutique di bordo

    Ferrini Carlo, 32, Passeggero

    Filigheddu Maria, 40, Passeggera

    Filippeddu Giovanni, 46, Passeggero

    Fondacaro Mario, 57, Primo cuoco

    Formica Maria Giovanna, 51, Passeggera

    Fratini Bruno, 34, Passeggero

    Frulio Ciro, 18, Piccolo di camera

    Fumagalli Andrea Alfredo, 23, Piccolo di camera

    Furcas Daniele, 33, Passeggero

    Fusinato Angelo, 58, Passeggero

    Gabelli Antonino, 72, Passeggero

    Gasparini Giuseppe, 62, Passeggero

    Ghezzani Maria Giulia, 57, Passeggera

    Giacomelli Piera, 55, Passeggera

    Giampedroni Lido, 29, Secondo ufficiale

    Gianoli Giorgio, 29, Passeggero

    Giardini Priscilla, 23, Cassiera

    Giglio Alessandra, 26, Passeggera

    Gnerre Erminio, 29, Passeggero

    Granatelli Giuseppina 27, Passeggera

    Guida Gerardo, 23, Mozzo

    Guizzo Gino, 52, Passeggero

    Ilari Salvatore, 31, Secondo ufficiale di macchina

    La Vespa Gaspare, 31, Terzo ufficiale di macchina

    Lazzarini Giuseppe, 32, Passeggero

    Lazzarini Romana, 22, Passeggera

    Lipparelli Raffaela, 50

    Manca Giuseppe, 48, Motorista

    Marcon Maria, 83, Passeggera

    Martignago Giuseppina, 46

    Massa Angelo, 30, Marinaio

    Mazzitelli Francesco, 56, Dispensiere

    Mela Maria, 44, Passeggera

    Minutti Giovanni V., 50, Passeggero

    Molaro Gabriele, 35, Passeggero

    Mori Aldo, 52, Passeggero

    Mura Paolo, 34, Medico di bordo

    Padovan Giovanna, 54, Passeggera

    Padula Aniello, 44, Marinaio timoniere

    Pagnini Vladimiro, 59, Passeggero

    Paino Vincenzo, 34, Garzone di camera

    Parrela Maurizio, 15, Piccolo di camera

    Pasqualino Ignazio, 36, Secondo cuoco

    Paternico Rosana, 43, Passeggera

    Perazzoni Arnaldo, 28, Passeggero

    Perez De Vera Luigi, 24, Garzone di camera

    Pernice Rocco, 41, Cameriere

    Picone Arcangelo, 34, Terzo ufficiale

    Piu Pasqualino, 28, Passeggero

    Porciello Pasquale, 23, Marinaio

    Prini Silvana, 38, Passeggera

    Prola Mauro, 27, Maitre

    Regnier Bernard, 53, Passeggero

    Rispoli Liana, 29, Commessa della boutique di bordo

    Rizzi Monica, 27, Passeggera

    Rizzi Umberto, 47, Passeggero

    Rizzo Salvatore, 29, Elettricista

    Rodi Antonio, 41, Cameriere

    Romano Rosario, 24, Macchinista

    Romboni Cesare, 56, Passeggero

    Roncalbati Amelio, 54, Passeggero

    Rosetti Sergio, 52, Motorista

    Rota Vania, 22, Piccola di camera

    Saccaro Ernesto, 50, Passeggero

    Saccaro Ivan, 17, Passeggero

    Salsi Giuliano, 41, Passeggero

    Salvemini Nicola, 35, Cameriere

    Sansone Massimo, 26, Passeggero

    Santini Roberto, 53, Direttore di macchina

    Sari Gianfranco, 39, Passeggero

    Scano Salvatore, 73, Passeggero

    Sciacca Giuseppe, 53, Primo ufficiale

    Scuotto Mario, 31, Marinaio

    Serra Maria Antonia, 54, Passeggera

    Sicignano Gerardo, 34, Elettricista

    Simoncini Maria Rosa, 25, Passeggero

    Sini Antonio, 42, Passeggero

    Soro Gabriella, 29, Passeggera

    Stellati Mara, 44, Passeggera

    Tagliamonte Giovanni, 38, Marinaio

    Timpano Giulio, 29, Garzone di camera

    Trevisan Ranieri, 30, Passeggero

    Trevisan Rino, 58, Passeggero

    Tumeo Francesco, 58, Cameriere

    Vacca Alessandro, 37, Passeggero

    Vidili Raimondo, 22, Passeggero

    Vigerello Giuliano, 44, Passeggero

    Vigliani Carlo, 31, Cameriere

    Vinattieri Roberto, 44, Passeggero

    Vitiello Ciro, 31, Cameriere

Alle vittime della sciagura, il comune di Livorno ha dedicato una piazza e diverse manifestazioni.

Il relitto del Moby Prince, completamente arso ma ancora galleggiante, è rimasto per anni sotto sequestro nel porto di Livorno. Nel 1998 è quasi affondato mentre era attraccato in banchina. Recuperato e dissequestrato, è stato avviato allo smantellamento nel cantiere di Aliaga, in Turchia.

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Moby Prince: Vele nere sopra un mare di ombre

Sab, 14/04/2012 - 10:37

10 Aprile 1991, ore 21,40. Un traghetto bianco, fonte, www.larivieraonline.com leggero di bagagli, salpò il tirreno per il suo ultimo viaggio. A bordo del Moby Prince molti figli del mare. Tre di Siderno: Antonio Rodi e Francesco Crupi amici di quartiere, Luciano Barbaro gentile col mondo.

Ore 21,50. Caronte prese il largo dai canali livornesi, con la prua risoluta nella calma piatta. Il becchino tirò a dritta nella rada oscura,  ben oltre il tramonto su una zattera sconsacrata: vele nere spiegate  spinte da raffiche funebri sopra un mare di ombre.

Ore 22 in punto. La prima estate sarda, con i suoi mille smeraldi, era lontana una notte. La notte più lunga. Fumo eterno sopra la coperta.  Sotto, un tragico conto alla rovescia. Boia e becchino, sentenza e fiamme.

Ore 22,03. Il più grande cimitero del Mediterraneo tagliò il nastro, inaugurando gli abissi. 140 morti e mille mezze verità, senza l'amicizia di Antonio

Autore: Ercole Macrì

Rubrica: Le Colonne di Ercole

 

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Moby Prince, la strage 25 anni dopo: 140 sedie vuote in piazza per ricordare le vittime

Cronaca

Il 10 marzo, fonte www.ilfattoquotidiano.it a un mese dall'anniversario, evento nella piazza più grande di Livorno. Sopra ogni posto nome e età di chi perse la vita nella tragedia avvenuta nel porto toscano nel 1991

di David Evangelisti | 7 marzo 2016

 

Più informazioni su: Livorno, Moby Prince, Tragedia

Centoquaranta sedie vuote, al centro della piazza più grande di Livorno. Su ogni sedia un nome. Una per ognuna delle 140 persone morte nella sciagura del Moby Prince, la più grande tragedia della marineria civile italiana avvenuta la notte del 10 aprile 1991 a poche miglia dal porto labronico. Questa la “scenografia” pensata dai familiari delle vittime (associazioni “140” e “10 aprile”) per l’iniziativa in programma a Livorno il  10 marzo a un mese dal 25esimo anniversario. “Intorno alle 140 sedie vuote mi auguro di vedere tutti quei cittadini che come noi chiedono da 25 anni verità e giustizia” dichiara a ilfattoquotidiano.it Loris Rispoli, presidente dell’associazione 140.

“140 sedie in piazza”

L’iniziativa del 10 marzo rappresenta l’ultimo appuntamento del calendario di eventi “Moby Prince: verso il 25esimo anniversario” allestito a partire dallo scorso novembre dai familiari delle vittime in collaborazione con l’associazione culturale “Effetto collaterale”: “Ogni 10 del mese – spiega Rispoli – abbiamo organizzato incontri per raccontare un pezzo di storia di questa tragedia, dagli aspetti processuali a quelli personali. E’ stato un percorso di memoria”. L’ultimo appuntamento – denominato “140 sedie in piazza” – si terrà alle 16,30 in piazza della Repubblica: “L’ultimo pezzo di questa storia la racconterò questa volta davanti a 140 sedie vuote, nella piazza più grande di Livorno. Mi auguro di vedere intorno a noi quanta più gente possibile, magari con la nostra maglietta #iosono141: ne abbiamo già vendute più di 500“.

Liana 29

Sopra ogni sedia sarà posizionato un cartello con il nome di battesimo e l’età della vittima (Rispoli espone da giorni sul suo profilo Fb quello in ricordo di Liana, la sorella morta a 29 anni). Colonna sonora dell’iniziativa sarà la musica di Fuocoammare, il film di Gianfranco Rosi insignito dell’Orso d’oro al festival di Berlino. Non mancherà lo storico striscione “Moby Prince: 140 morti. Nessun colpevole“.

1991-2016: “Aspettiamo la verità da 25 anni”

Proseguono intanto i preparativi in vista del 25esimo anniversario. A Livorno – annuncia Rispoli – il senatore Silvio Lai (Pd), presidente della commissione parlamentare d’inchiesta sul Moby, rappresenterà il Senato “su richiesta del presidente Grasso”. Rispoli si aspetta molto dal lavoro dei commissari: “Vedo in loro molta passione, dedizione e preparazione: mi auguro che dopo 25 anni si possa fare davvero luce su questa strage“.

Pronto il monumento per le vittime del Moby

La Regione Toscana ha annunciato intanto “che a partire da quest’anno ogni 10 aprile sarà lutto regionale“. Tutto pronto anche per l’inaugurazione del monumento dedicato alle vittime, opera che verrà posizionata nella Fortezza Nuova, il bastione cinquecentesco nel cuore della città: il monumento, realizzato dall’artista Federico Cavallini, si ergerà “su quella parte di terrapieno in cui la fortezza si chiude

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La prova della sopravvivenza a bordo del Moby

 

Uno dei punti più controversi, fonte cosaccadde.it, in fase di processo riguarda i tempi di sopravvivenza a bordo della nave. Il possibile lancio del secondo e terzo mayday da parte di persone a bordo del Moby è stato oggetto di dibattimento e giudicato non plausibile dai consulenti tecnici che hanno valutato i tempi di sopravvivenza a bordo del traghetto. La motivazione va ricercata nel fatto che il violentissimo incendio immediatamente sprigionatosi dopo la collisione non ha lasciato scampo, secondo i periti, a chi si trovava a bordo della nave. Questa teoria può essere totalmente smentita dal video girato dall'elicottero dei Carabinieri che, la mattina successiva alla tragedia, sorvolò il relitto del Moby. Nel video, girato alle ore 7.30 dell' 11 aprile 1991 (quindi dopo ben 9 ore dall'incidente), si vede sulla poppa della nave il corpo steso a terra e privo di sensi di Antonio Rodi, 41 anni di Siderno, cameriere a bordo del traghetto. Il corpo è integro con i vestiti addosso, mentre l'intero ponte ove si trova appare bruciato dalle fiamme, così come i resti di altri 6 marittimi ed un passeggero poco lontano. E' evidente che Rodi si è portato su quel ponte all'alba, probabilmente poco prima che passasse l'elicottero, forse dopo aver sentito il rumore di chi saliva sulla nave per agganciarla e rimorchiarla in porto. Il cameriere è rimasto vivo tutta la notte all'interno della nave e probabilmente ha perso i sensi una volta giunto sul vestibolo di poppa. Di seguito la foto del corpo ancora integro ripreso dall'elicottero in volo.

Dopo due ore la nave, trainata da un rimorchiatore, fa il suo ingresso nel porto di Livorno. La fotografia che segue è agghiacciante: il corpo di Rodi è completamente carbonizzato, arso dal calore che si è sprigionato dal ponte. Questa è la prova che il cameriere è uscito dalla nave al mattino, poco prima di essere ripreso senza sensi dall'elicottero. Una volta persa conoscenza il corpo è stato divorato dal calore, fino a ridursi a quei poveri resti che vediamo nelle foto seguenti.

Il povero corpo del cameriere è stato completamente consumato dal calore.

Vi mostriamo queste crude immagini ponendoci le medesime domande che ancora non hanno trovato risposta dopo 20 anni dalla tragedia: perchè nessuno ha prestato soccorso al Moby Prince? Perchè 140 persone sono state lasciate morire abbandonate a loro stesse? Perchè, dopo che il superstite Bertrand ha comunicato che vi erano ancora persone da salvare, nessuno ha provveduto a farlo?

Fotogrammi tratti da "http://www.lastoriasiamonoi.rai.it" a angolo, proprio come la prora di una nave”.

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Moby Prince, ricordo di una tragedia

12-04-2008 01:00

 

Il Comune di Pizzo, fonte www.telereggiocalabria.it, ha partecipato alle iniziative promosse dal comune di Livorno e dal Comitato Moby Prince "140" per ricordare il 17/mo anniversario della tragedia del Moby Prince, una della più gravi tragedie della marineria italiana, che causò la morte di 140 persone tra passeggeri e componenti l'equipaggio. La tragedia, infatti, ha colpito anche il comune di Pizzo, perché a bordo del traghetto della Moby Line (ex Navarma), morirono quattro componenti l'equipaggio di Pizzo: Antonio Avolio, di 56 anni, Rocco Averta (37), Francesco Antonio Esposito (44) e Giulio Timpano (29). A rappresentare il comune di Pizzo è stato il consigliere comunale Pino Tallo. "Non è stata una celebrazione - ha affermato Tallo - ma un ricordo, con l'obiettivo che si arrivi ad ottenere una verità, un punto reale su cui agganciare la riflessione". La cerimonia, promossa dalla Regione Toscana, dal Comune di Livorno, dalla Provincia di Livorno e dal Comitato "Moby Prince 140", ha visto, due giorni fa, la celebrazione di una funzione religiosa in Duomo. Quindi, nel pomeriggio, nella sala consiliare del Palazzo comunale, il vice sindaco di Livorno, Alessandra Atturio ha salutato, a nome della città e del sindaco, i familiari delle vittime del Moby Prince. Dal Palazzo comunale è poi partito un corteo che si è fermato all'Andana degli Anelli, in cui sotto la lapide che ricorda le 140 vittime, é stato deposto un cuscino di rose inviato dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Quindi il presidente del Comitato Moby Prince 140 Loris Rispoli ha letto i nomi delle vittime ed i familiari hanno lanciato in mare delle rose. A Livorno oltre al comune di Pizzo erano presenti i rappresentanti del comune di Siderno, perché nella tragedia persero la vita altri calabresi: Antonio Rodi, Francesco Crupi e Luciano Barbaro di Siderno; Francesco Mazzitelli e Francesco Tumeo di Parghelia; Carlo Vigliani di Gioia Tauro; Nicodemo Barra di Santa Sofia d'Epiro. (ANSA).

Il primo anniversario della disgrazia. Il quinto, il decimo, il ventesimo, il 25° e così via.

Celebrazioni, che servono per tenere vivo il ricordo di quei martiri del mare, che persero la vita, in quella tragedia.
Ma le famiglie, aspettano ancora: chiarezza e giustizia, dal guazzabuglio, l’ennesino mistero d’Italia. Domenico Salvatore

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