Quel 'fumo killer' della discarica di Scordovillo, danneggia i sani, ma anche i malati del dirimpettaio ospedale di Lamezia Terme

12.02.2016 11:46

 

Lamezia, giovedì 11 febbraio 2016- L'indagine, denominata "Killer Smoke", è partita da una denuncia del sindaco di Lamezia Terme, Paolo Mascaro. Sono state posizionate delle telecamere, vicino al campo rom di Scordovillo per monitorare i vari movimenti e rendere possibile l'identificazione di alcune delle persone responsabili degli incendi. Una conferenza stampa  tenuta dal Procuratore della Repubblica di Lamezia Terme, dott. Domenico Prestinenzi: l’illecita combustione di rifiuti  che produceva  diossina, sarebbe l'ipotesi di reato, attorno a cui ruota l'operazione  scattata questa mattina all'alba nel campo rom. Si prospetta l’ipotesi di ‘disastro ambientale’. Si potrebbe procedere allo sgombero del campo rom, a cui si pensa da anni con  un'ordinanza in tale senso

SCORDOVILLO, QUEL GHETTO INFERNALE ALLE PORTE DELLA ‘CITTÀ PROIBITA’, DELLA STERMINATA PIANA DI LAMEZIA TERME, CHE PRODUCE VELENI DIOSSINA

Domenico Salvatore

Il fenomeno dei roghi alla diossina, protagonisti gli zingari, è stato una spina nel fianco della città da lustri. A titolo di cronaca gli zingari, affascinati e comunque, attratti dal trinomio: cielo, sole e mare, e dal carattere aperto ed umanitario delle popolazioni calabresi, strictu sensu, hanno popolato e popolano la Calabria dallo Stretto al Pollino.

E sono, appellati in maniera diversa, in base alla provincia abitata.

“Zingari, zigani, zingani o gitani, rom, sinti, nomadi ecc. sono termini generici usati per indicare un insieme di diverse etnie originarie dell'India settentrionale ed accomunate, almeno in passato, dall'uso di un idioma comune, il romaní.

Stabilitesi in Europa nel corso dell'epoca medievale e diffusesi, in tempi più recenti, anche in altri continenti, le popolazioni gitane sono in massima parte stanziali e hanno generalmente la cittadinanza del paese in cui risiedono.

A causa della connotazione negativa che la parola zingari ha col tempo assunto, si ritiene politicamente scorretto definirli con questo termine e sono, perciò, erroneamente definiti nomadi (anche se molti di loro sono da diversi secoli sedentari) o più propriamente, usando il nome delle principali etnie, rom o sinti oppure, in modo totalmente erroneo, anche rumeni in ragione della cittadinanza di molti di loro.

In realtà non c'è alcuna connessione - neppure etimologica - tra il termine "rom" ed il nome dello Stato di Romania, il popolo o la lingua rumeni, né con le popolazioni slave, in quanto le etnie gitane si riconducono a una origine indiana.

Secondo diversi studiosi, il termine corretto da utilizzare sarebbe quello proprio dell'etnia o, più in generale, il termine di popolazione romaní, sostituendo quindi i termini zingaro e zingari, laddove usati come aggettivi, con i corrispondenti aggettivi romanó e romaní.

In Italia, tuttavia, in documenti di emanazione ministeriale come ad esempio gli studi del Ministero dell'Interno, si continua a utilizzare il termine "zingari" per indicare l'insieme delle etnie e l'aggettivo "romaní" viene utilizzato solo in relazione alla lingua propria dei rom e sinti (i due gruppi etnici che rappresentano le popolazioni romaní in Italia).

Gli zingari, totalmente analfabeti ed ignoranti, salvo le eccezioni, che non mancano mai da nessuna parte, inizialmente, venivano, utilizzati se non usati dalla ‘ndrangheta, per i reati ‘spiccioli’.

Con la scolarizzazione dei bambini e le migliorate condizioni socio-economiche, politiche e culturali, gli zingari hanno avuto una loro evoluzione; nel bene e nel male.

Grazie anche all’Opera Nomadi ed al senso di civiltà degli enti locali.

Poi, (una parte di essi), per sopravvivere e comunque per sbarcare il lunario, cominciò a delinquere.

Le Legge e la Giustizia, nei loro confronti non è stata mai applicata come si fa di solito con il cittadino comune.

Apparvero i furti, scippi e rapine, con o senza scasso; anche in appartamento.

Nel tempo, sono riusciti a ‘strappare’ altre concessioni alla ‘ndrangheta, imperante sul territorio.

Per esempio l’odiosa pratica del famigerato “cavallo di ritorno”…la bicicletta, il motorino, la macchina, il camion. Il derubato, paga un ‘pizzo’ e rientra in possesso del mezzo rubato.

Poi. Apparvero le pistole, le lupare, i mitra ed i kalashnikov.

Le mutate esigenze, indussero gli zingari a formare dei clan di malavita. Alla pari con la ‘ndrangheta a cui riconosceva e corrispondeva sempre, una tangente. Si specializzarono negli assalto miliardari del vecchio conio ai furgoni portavalori, in autostrada.

Provarono a ‘staccarsi’ dalla ‘ndrangheta e formarono i loro clan di mafia, con tanto di riti, cariche ed incarichi.

Spuntarono le prime sparatorie, con armi diverse. Minacce, intimidazioni, rappresaglie, ritorsioni, estorsioni, ricatti, I primi ferimenti; i primi omicidi.

Anche i primi morti fra gli zingari. Inevitabili anche le faide e la guerra di mafia per il controllo del territorio.

Il salto di qualità, arrivò con i primi traffici di droga (cocaina, eroina, marijuana, haschisc) ed armi, controllo della prostituzione ed altro.

La ‘Piovra calabrese’ non poteva sopportare, lo strappo. Anche perché gli zingari maturarono l’idea di separarsi e di mettersi in proprio.

Si arrivò allo scontro, ‘ndrangheta contro ‘ndrangheta. A spulciare gli atti, i processi, le operazioni della DDA, emergono dati e numeri che fanno rizzare i capelli.

Sono almeno una cinquantina le operazioni della DDA reggina, catanzarese o di altra provincia e distretto, dirette a colpire le cosche.

Nemmeno, i più potenti, antichi e celebrati casati di ‘ndrangheta.

Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza, si sono occupati spesso di loro.

La magistratura ha istruito e celebrato processi ed emesso condanne, anche all’ergastolo e colpito i capibastone con il 41 bis.

Ma ha pure proceduto al sequestro ed alla confisca dei beni mobili ed immobili.

I più grossi campus, villaggi, banlieu o bidonville sono quelli di Lauropoli (Cosenza) e Scordovillo (Catanzaro-Lamezia Terme), ma anche di Reggio Calabria e provincia.

L’ultima operazione contro gli zingari calabrese è “Killer smoke”, alias fumo assassino.

I degenti dell’ospedale di Lamezia Terme, si sono lamentati, come pure personale medico e paramedico, ma con scarsi risultati

Qualche politico, ha fatto finta di ‘muoversi’. I sindaci in campagna elettorale, hanno assunto impegni ufficiali. Ma fra il dire ed il fare c’è di mezzo il mare.

Così, la cosa va avanti  e si trascina stancamente fra appelli e contrappelli, promessopoli, baraccopoli, zingaropoli.

Sono fioccati i ricorsi, le denunzie, gli esposti. Un magistrato non può far finta di niente.

La stazione della Benemerita coordinata dalla compagnia dei Carabinieri di Lamezia, diretta dal capitano Vincelli con l'ausilio del nucleo investigativo provinciale e di diverse unità cinofile, incaricata del caso, ha promosso le indagini.

Grazie a diverse telecamere ad alta definizione dal mese di ottobre è stato, infatti, possibile appurare come e chi all'interno del ghetto bruciasse rifiuti tossici. Quattro son finiti in manette: Cesare Amato, Mario Bevilacqua; ai domiciliari: Carmela Bevilacqua e Natalina Berlingeri; sette gli indagati.

I medici  in alcuni casi, hanno dovuto interrompere anche gli interventi chirurgici.  Sarebbero stati denunciati anche, alcuni cittadini, sorpresi ad abbandonare rifiuti nel campo o a consegnarli ai rom, per lo smaltimento.

Il colonnello Ugo Cantoni comandante provinciale di Catanzaro, ha spiegato in conferenza stampa, che siano stati già avviati vertici sia con Enel che con Rfi per valutare la graduale sostituzione dei materiali contenenti rame con supporti che non abbiano valore economico  

“Le diossine e altri inquinanti organici persistenti, fonte Wikipedia, sono sottoposti alla convenzione di Stoccolma del 22-23 maggio 2001. Questo accordo, entrato in vigore il 17 maggio 2004, prevede che gli Stati aderenti prendano misure atte a eliminare ove possibile, o quantomeno minimizzare, tutte le fonti di diossine.

Tossicità e cancerogenicità

Le diossine, nel loro insieme sono molecole molto varie a cui appartengono composti cancerogeni. A esse vengono ascritti composti estremamente tossici per l'uomo e gli animali, arrivando a livelli di tossicità valutabili in ng/kg, sono tra i più potenti veleni conosciuti.

Viene classificata come sicuramente cancerogena e inserita nel gruppo 1, Cancerogeni per l'uomo dalla IARC, dal 1997 la TCDD.

Anche secondo le norme giuridiche di molti paesi molte diossine sono ormai agenti cancerogeni riconosciuti.

Sono poco volatili per via del loro elevato peso molecolare, poco o nulla solubili in acqua (circa 10−4 ppm), ma sono più solubili nei grassi (circa 500 ppm), dove tendono ad accumularsi. Proprio per la loro tendenza ad accumularsi nei tessuti viventi, anche un'esposizione prolungata a livelli minimi può recare danni.

Le diossine causano una forma persistente di acne, nota come cloracne; sugli animali hanno effetti cancerogeni e interferiscono con il normale sviluppo fisico.

È stato inoltre dimostrato che l'esposizione alla diossina può provocare l'endometriosi.

Mediamente il 90% dell'esposizione umana alla diossina, eccettuate situazioni di esposizione a fonti puntuali (impianti industriali, inceneritori ecc.), avviene attraverso gli alimenti (in particolare dal grasso di animali a loro volta esposti a diossina) e non direttamente per via aerea: il fenomeno del bioaccumulo fa sì che la diossina risalga la catena alimentare umana concentrandosi sempre più, a partire dai vegetali, passando agli animali erbivori, ai carnivori e infine all'uomo. L'emivita della TCDD nell'uomo varia da 5,8 a 11,3 anni (Olson 1994) principalmente in funzione di livello metabolico e percentuale di massa grassa; varia tra 10 e 30 giorni nei roditori (dati IARC).

La tossicità, espressa come LD50 è sensibilmente specie specifica (esempio LD50 somministrazione per via orale nella cavia è di 500.0 ng/kg nel caso di TCDD).

Fonti di diossine

È dimostrato che i composti della famiglia delle diossine si formano durante la fase iniziale della combustione dei rifiuti, quando la combustione genera HCl gassoso, in presenza di catalizzatori, quali il rame e il ferro. Responsabile principale della formazione di composti appartenenti alla famiglia delle diossine è il cloro "organico", cioè cloro legato a composti organici polimerici, ad esempio il PVC.

 

La presenza di cloro e di metalli nel materiale di rifiuto pone le due principali condizioni per la formazione delle diossine.

Il cloro, nella forma di acido cloridrico gassoso viene liberato durante la combustione del rifiuto dalla dereticolazione dei polimeri clorurati a circa 300 °C, quindi forma cloro gassoso se l’acido viene a reagire con l’ossido di un metallo di transizione in forma bivalente, quale ferro o meglio il rame, secondo la cosiddetta reazione di Deacon:…”. Domenico Salvatore

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