Quel braccio di ferro fra lo Stato e la 'ndrangheta per il controllo del megaporto di Gioia Tauro

06.02.2016 17:15

 

Lo Stato passa al contrattacco e contende il territorio calabrese e pianigiano alle cosche dei Piromalli-Molè, Piromalli-Alvaro, Pesce-Bellocco-Ascone-Pisano e ‘satelliti’, che lo controllano. Il porto è anche crocevia di merci contraffatte di vario genere. Secondo una relazione del 2006, gli investigatori, stimano che l' 80% della cocaina, nell’ordine delle tonnellate, (per quanto se ne sappia; ma l’ipotesi, è, che ne sbarchino tante altre tonnellate, non repertate) in Europa arrivi dalla Colombia ed altri Paesi sud-americani, via Gioia Tauro. Il porto è anche coinvolto nel traffico illegale di armi. Queste attività sono controllate dalla criminalità di famiglie calabresi note come 'ndrangheta. La Guardia di Finanza proprio oggi 5 febbraio 2016, ha sequestrato nel porto, mezza tonnellata di cocaina.

QUEL MEGAPORTO DEL MEDITERRANEO, VOLÁNO DI SVILUPPO SOCIO-ECONOMICO, POLITICO E CULTURALE, MA ANCHE DI NARCOTRAFFICO

Domenico Salvatore

Il procuratore aggiunto della DDA di Reggio Calabria, Nicola Gratteri, ha chiarito in tutte le salse, sino alla noia: in conferenza stampa, nei convegni, sui mass-media e sui libri best-sellers, che scrive a quattro mani con il giornalista Antonio Nicaso, professore delle Università americane, quali siano i maggiori cartelli dei narcotrafficantes. Da dove parta e dove arrivi la droga. E soprattutto, quali siano le cosche di ‘ndrangheta, che hanno il monopolio degli stupefacenti. Ma anche i mezzi, su cui si muova: aereo, nave, sommergibile, motoscafo, mercantile, treno, macchine, motocicli ed ogni altro veicolo utile. C’è un megaporto nel Mediterraneo, dove la cocaina sbarca nell’ordine delle tonnellate. Snodo centrale nelle rotte dei traffici illeciti  di sostanze stupefacenti provenienti dal Sud America.

Proprio oggi 5 febbraio 2016, la Guardia di Finanza di Reggio Calabria ed i funzionari dell'Agenzia delle Dogane di Gioia Tauro, scrive l’Ansa, hanno individuato e sequestrato due carichi di cocaina per un peso complessivo di 540 chilogrammi.

Le indagini sono state dirette dalla Dda di Reggio Calabria, diretta dal procuratore capo della Repubblica, Federico Cafiero De Raho.

Quaranta chili di cocaina sono stati trovati in un container, che trasportava semi di quinoa, proveniente dal Cile e destinato a Fos sur Mer (Francia). Gli altri 500 chili di cocaina sono stati trovati in un secondo container che trasportava legname, proveniente dal Brasile e diretto a Ravenna.

In particolare, all'interno del container c'erano 18 borsoni con all'interno la cocaina.

Negli ultimi cinque anni sono sbarcati nel porto di Gioia Tauro, migliaia di chili di cocaina:1050 chili nel 2011; 1650 chili nel 2012; 1000 chili nel 2014, Quasi mille chili nel 2015 (di quelli di cui si sia venuti a conoscenza).

In maggior parte il sequestro della droga è stato operato dal Comando Provinciale della Guardia di Finanza, in collaborazione con la Dogana, diretto in questi anni dai colonnelli Alberto Reda Claudio Petroziello, Cosimo Di Gesù e Alessandro Barbera, e dall’Agenzia delle Dogane.

La cronaca ha scandito i dettagli: il 24 agosto 2012 sequestrati 28 chili di cocaina, proveniente dal Cile; il 31 agosto 2012, sequestrati 58 chili di cocaina, su una nave mercantile; il 24 luglio 2014, arrestata un’organizzazione invischiata in un traffico di droga; il 28 aprile 2014, sequestrati 235 chili di cocaina, in un container di banane provenienti dall’Ecuador; il 28 luglio 2014, sequestrati 85 chili di cocaina provenienti dal Cile; il 24 settembre 2014 sequestrati 111 chili di cocaina mischiati dentro un container in mezzo ad un carico di legname proveniente dal Brasile; il 6 ottobre 2014 sequestrati 78 chili di cocaina all’interno di un container; il 7 giugno 2015 il Gico di Catanzaro nell’ambito dell’operazione Santa Fè coordinata dalla DDA di Reggio Calabria, sequestrava 4 tonnellate di cocaina che viaggiava all’interno dei container e sulle barche a vela e un ingente patrimonio costituito da beni immobili, quote societarie, ditte individuali, beni mobili di lusso tra il Lazio e la Calabria;  In carcere sono finiti i boss dei clan di ‘ndrangheta Pesce di Rosarno e Alvaro di Sinopoli, padroni della Piana di Gioia Tauro.

E pure  gli Aquino-Coluccio di Marina di Gioiosa Jonica; il 2 dicembre 2015, sequestrati 344 chili di cocaina, in mezzo a carichi di alluminio e di banane, provenienti dall’Ecuador; il 7 dicembre 2015, sequestrati 342 chili di cocaina, mischiati in mezzo ad un carico di alluminio e caffè provenienti dal Brasile; il 12 dicembre 2015, nell’àmbito dell’operazione ‘Puerto Liberado’ sequestrate 4 tonnellate di cocaina per un valore di ottocento milioni di euri.  

 

La Polizia di Stato (diretta in questi anni dai questori: Santi Giuffrè, Carmelo  Casabona, Guido Niccolò Longo e Raffaele Grassi) il 6 maggio 2013 unitamente all’Agenzia delle Dogane, sequestrava un carico di 190 chili di cocaina. La cocaina che viene sequestrata al porto di Gioia Tauro, giunge direttamente dai maggiori Paesi produttori del Sud America, con un grado di purezza che si aggira mediamente intorno al 90%. Prima di raggiungere il mercato finale, viene “tagliata” almeno quattro volte con apposite sostanze inerti utilizzate dai narcotrafficanti, per poi essere venduta, in dosi da un grammo, al prezzo medio di mercato di circa 50 euro.

Il 15 novembre 2010, i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma hanno sequestrato nel porto di Gioia Tauro (Reggio Calabria), 10 quintali di cocaina. Si trovavano all'interno di un container in una nave proveniente dal Brasile. Al Comando Provinciale di Reggio Calabria, si sono susseguiti i colonnelli: Antonio Fiano, Leonardo Alestra, Pasquale Angelosanto, Lorenzo Falferi)

“Il porto di Gioia Tauro, a nord di Reggio Calabria,  il più grande terminal per trasbordo del mar Mediterraneo ("porto relè"), e il principale scalo commerciale marittimo situato in provincia di Reggio Calabria.

Il gestore del terminal contenitori del Porto di Gioia Tauro, fonte Wikipedia, è la società Medcenter Container Terminal S.p.A., partecipata pariteticamente da Contship Italia, Terminal Investments Limited, Apm Terminal.

Il porto inoltre fa parte dell'operazione Container Security Initiative (CSI) degli Stati Uniti per il controllo dei porti da parte di personale specializzato statunitense per i traffici in direzione americana.

Potrebbe iniziare a far parte anche del programma Megaport, insieme al Porto di Genova.

Storia-Le origini progettuali del porto di Gioia Tauro sono riportabili alla confusa situazione politico-programmatica determinatasi in Calabria all'inizio degli anni settanta (fatti di Reggio) che prevedeva l'assegnazione delle sede del capoluogo della costituenda regione a Catanzaro.

L'area costiera della Piana di Gioia Tauro, tradizionalmente coltivata ad agrumi e ad oliveti, venne designata come sito adatto ospitare il porto del progettato polo siderurgico di Reggio Calabria (che sarebbe divenuto il quinto centro siderurgico italiano ma che non fu mai realizzato, al pari di altri fantomatici progetti del governo inclusi nel cosiddetto pacchetto Colombo).

Il progetto era stato elaborato come misura compensativa rispetto alla mancata assegnazione della sede del capoluogo di regione da parte della città in seguito ai Fatti di Reggio.

 Dette soluzioni sul momento venivano ritenute importanti, ma fuorvianti rispetto ai problemi generali e strutturali della regione.

In quella circostanza, l'allora presidente del consiglio dei ministri Emilio Colombo inserì nel suo pacchetto: l'insediamento del quinto centro siderurgico a Reggio, la Liquichimica di Saline e la SIR di Lamezia Terme.

Oggi è noto che nessuna di queste iniziative è andata a buon fine dato che la sovrapproduzione di acciaio ha reso del tutto inutile il progetto siderurgico e la Liquichimica di Saline Joniche è ridotta oggi ad un ammasso di ruggine mai entrato in funzione.

L'area di Gioia Tauro venne in seguito designata come sede di una nuova centrale elettrica ENEL a carbone anch'essa mai realizzata ma l'area portuale interessata dai lavori, incompleti, fu infine ridestinata a grande porto commerciale, che vide la luce nel 1994.

 La trasformazione in scalo portuale di transhipment comportò l'istituzione di una Capitaneria di Porto, di una sede doganale, della Guardia di Finanza, di Vigili del Fuoco e di un posto di Polizia di Stato.

Per lo sviluppo del porto è stato determinante garantire agli operatori economici un elevato standard di sicurezza; pertanto si è data  attuazione alla normativa in materia di sicurezza  portuale denominata "International Ship and Port Facility Security Code" ( ISPS ) che prevede l'adozione di misure di sicurezza per le navi e i porti, sia per prevenire atti terroristici che per affrontare situazioni di emergenza.

L'impatto delle minacce ordinarie o straordinarie per la sicurezza portuale è particolarmente rilevante ed appare in tutta la sua evidenza in considerazione che:

il 90% dei commerci esterni alla CE avviene via mare;

il 40% dei commerci interni alla UE avviene via mare.

S'impone pertanto l'esigenza di salvaguardare, le vie di Rifornimento e  Commercio, al fine  di far crescere negli utenti (utilizzatori della struttura Portuale) quella fiducia e quella Sicurezza necessaria a prediligere un porto invece di un altro.

In Italia, la Sicurezza Portuale si basa sulle funzioni governative del CISM (Comitato Internazionale per la Sicurezza Marittima nei Porti), che ha il compito di elaborare un programma nazionale contro gli atti terroristici rivolti al settore Marittimo e di stabilire il livello di sicurezza secondo quanto fissato dall'IMO (International Maritime Organization).

Un fattore importante per la crescita dell'economia è legato pertanto all’incremento dei volumi di merci e dei passeggeri, trasportati via mare e ciò può avvenire attraverso una consolidata osmosi nel binomio "Sicurezza e trasporto" sfruttando al meglio il contesto organizzativo, normativo e tecnologico.

La direttiva europea U.E 2005/65, unitamente al D.Lgs 203/2007, ha contribuito ad ampliare i concetti di security portuale, emanando una serie di prescrizioni che coinvolgono l'intero sistema di approdo navi, la movimentazione di persone e merci provenienti dal mare e non solo difatti prevede un controllo più accurato e selettivo anche per acceso al terminal stesso.

Sulla base di detta normativa internazionale, integrata dalle linee guida nazionali, il settore marittimo portuale è stato così coinvolto in un vasto piano di adeguamento del proprio sistema di security.

Tale procedura presuppone l'applicazione di strumenti di valutazione del rischio e di pianificazione dei piani di sicurezza in un area molto estesa e complessa, caratterizzata da spazzi comuni, aree di transito e viabilità, depositi, parcheggi, sosta di container sia vuoti che pieni, tutti connessi al trasporto marittimo, anche se distanti dall’interfaccia nave/porto.

Nel porto di Gioia Tauro è attivo il servizio di vigilanza e controllo espletato dalla "Gioia Tauro Port Security" avente sede legale presso gli Uffici della stessa Autorità Portuale, essa costituisce un’articolazione organizzativa dell’Autorità Portuale per l‘espletamento dei servizi di vigilanza , con funzioni di :controllo della documentazione ai fini dell' accesso in porto dei soggetti autorizzati; monitoraggio delle aree e degli impianti portuali di uso comune tramite le rilevazioni; servizi di videosorveglianza; specifiche operazioni di security; vigilanza di navi e imbarcazioni in sosta e ai relativi accessi a bordo; controllo  del  materiale  di  «catering» e delle provviste di bordo; controllo delle autorizzazioni - tesserini portuali, badge, titoli di viaggio - che  consentono l'accesso alle aree portuali agli equipaggi delle navi, al personale  portuale ed a qualsiasi  soggetto che abbia necessità di accedere a tali aree ; servizi  di vigilanza dei beni amministrati, di  tutela  del  patrimonio dell’Ente e  dei  beni  di cui la sicurezza rientra nelle competenze dell’Autorità Portuale di Gioia Tauro;controllo del bagaglio a mano e delle cose portate dai passeggeri in partenza ed in transito; controllo ai varchi carrabili e pedonali dei sedimi portuali, compresa la verifica dei titoli di accesso alle singole aree, ove previsti ; ogni altro controllo o servizio di vigilanza ritenuto necessario dall’ Autorità Portuale per il cui espletamento non è richiesto l’esercizio di pubbliche potestà o l’impiego operativo di appartenenti alle Forze di Polizia.

Gioia Tauro, è il sorvegliato speciale degli Stati Uniti fin dal 2003 ed è oggetto di due delicatissime e speciali operazioni di sicurezza e di intelligence portate avanti dagli Usa a partire dall'11 settembre: la “Container Security Initiative” (CSI) e “Megaport”.

Il porto ha assunto molto presto un ruolo importantissimo con oltre 2 milioni di container/anno movimentati nel 1998 dalla società MCT (gruppo Contship) con l'impiego di migliaia di unità lavorative. Nel 2006 lo scalo portuale risultava al 10º posto nella lista dei Porti d'Italia per flusso di merci.

Nel 2007 la quota di container movimentati ha superato la cifra di 3 milioni di unità.

Nel gennaio 2014 è reso noto che nel porto transiteranno le armi chimiche della guerra in Siria.

Caratteristiche. Gioia Tauro risulta attualmente il primo porto italiano per movimentazione contenitori, con 2.300.000 TEUs movimentati nel corso del 2011, distaccando largamente non solo i porti di trasbordo di Taranto e Cagliari, ma anche porti di destinazione finale come Genova e La Spezia.

Tale ragguardevole traguardo risulta tuttavia inferiore rispetto ai dati riportati negli anni precedenti, con punte pari a circa 3,5 milioni di Teus, in particolare negli anni successivi al formidabile decollo delle attività portuali basate sul Transhipment.

Collegamenti intermodali. Collegamenti su strada: Il porto è servito dalla Strada Statale 18 e dall'Autostrada A3.Collegamenti ferroviari: Gli impianti attuali rendono possibile l'effettuazione di 5 treni giornalieri.

Collegamenti aerei: Aeroporto di Lamezia Terme a 72 chilometri. Aeroporto di Reggio Calabria a 75 chilometri.

Traffici. Traffico Porto di Gioia Tauro anni 1995-2013:

Anno     1995     1996     1997     1998     1999     2000     2001        2002     2003     2004     2005     2006     2007     2008        2009     2010     2011     2012     013

Navi (Num.)       50   1.331    2.729    3.254    3.058    3.060        3.000    3.400    3.065    2.850    2.851    2.806                         1762     1454     1473     1550

Contenitori (Teu)      17.000 572.000       1.448.531    2.093.650        2.202.951    2.652.701    2.500.000    3.008.000    3.148.662        3.261.034    3.160.981    2.938.176    3.445.337    3.467.772        2.857.438    2.851.261    2.304.982    2.721.104    3.087.395

'Ndrangheta

« Un porto controllato dalla mafia e così facilmente usato come punto d'ingresso di droga e armi è soggetto a diventare porta d'ingresso per materiali ben più pericolosi »

(Diplomazia statunitense.)

 

Il porto, fin dalla sua nascita fu tenuto sotto controllo dalle cosche della regione, Piromalli e Molè. È un centro di arrivo fondamentale per la 'ndrangheta calabrese per il traffico di droga internazionale.

Nell'Operazione ‘Decollo’, dalle forze dell'ordine fu rivelato un traffico di sostanze stupefacenti, che andava dall'Europa al Sud America, all'Australia e ogni anno vengono sequestrate ingenti quantità di droga.

Il porto è anche crocevia di merci contraffatte di vario genere. Secondo una relazione del 2006, gli investigatori stimano che l' 80% della cocaina in Europa arrivi dalla Colombia via Gioia Tauro. Il porto è anche coinvolto nel traffico illegale di armi. Queste attività sono controllate dalla criminalità di famiglie calabresi note come 'ndrangheta.

Nel febbraio 2008 la Commissione parlamentare antimafia ha concluso che la 'ndrangheta "controlli o influenzi gran parte dell'attività economica intorno al porto e utilizza l'impianto come base per il traffico illegale".

Nella sua relazione ha detto che "l'intera gamma di interni o in subappalto attività di mafia è influenzato, dalla gestione della distribuzione e della trasmissione al controllo doganale e contenitori di stoccaggio.

 

"Il tentativo di estorsione a Ravano e a Contship, è stato parte di un progetto che" non ha comportato semplicemente questo, ma anche il controllo delle attività legate al porto, l'assunzione di lavoratori, e le relazioni con il porto sindacati e le istituzioni locali ", aggiunge la relazione.

"E 'legittimo effettivamente affermare che la malavita ha eliminato la concorrenza di società non controllate o influenzate dalla mafia nella fornitura di beni e servizi, eseguire lavori di costruzione e di assunzione di personale.

 E che ha gettato un'ombra sul comportamento del governo locale e altri organismi pubblici.Il clan Piromalli ha tentato di condizionare la gestione del nuovo terminal container. Stabilito nella metà degli anni 1990, divenne il più grande terminale del bacino del Mediterraneo, dove si spostano più di 2 milioni di container nel 1998. Dal 1994, quando Contship Italia affittò l'area portuale per avviare l'attività di trasbordo e la Medcenter Container Terminal è stato creato grazie a 138 miliardi di lire del finanziamento statale, i Piromalli mirano a obbligare la società Medcenter, attraverso il suo vice presidente Walter Lugli, Contship e la società, attraverso il suo presidente Enrico Ravano, a pagare un kickback di US $ 1,50 per ogni contenitore trasbordato, una somma che corrispondeva a circa la metà dei profitti netti acquisiti dalle due società.

Nel dicembre 2009 sono state arrestate dai carabinieri del ROS 26 persone, stroncando un giro d'affari imponente e sequestrando beni per diversi milioni di euro”. La cocaina. È un alcaloide che si ottiene dalle foglie della coca (Erythroxylum coca), pianta originaria del Sud America, principalmente del Perù, della Colombia e della Bolivia, o per sintesi dall'ecgonina.

“La parola cocaina si riferisce alla droga sotto forma di polvere (cocaina) o di cristalli (crack).  La polvere è generalmente miscelata con sostanze come amido di mais, talco e/o zuccheri o altri farmaci come procaina (un anestetico locale) o anfetamine.

Estratta dalle foglie di coca, fonte it.drugfreeworld.org, veniva originariamente prodotta come antidolorifico. Il più delle volte viene “sniffata”, con la polvere inalata che penetra nel flusso sanguigno attraverso i tessuti nasali. Può anche essere ingerita o sfregata su altre mucose come ad esempio le gengive.Per assorbirla più velocemente i tossicomani se la iniettano, il che aumenta sostanzialmente il rischio di overdose.

L’assorbimento si velocizza anche inalandola come fumo o vapore, senza i rischi dell’iniezione.“Credi che la coca aumenterà le tue percezioni, che ti farà superare te stesso, che sarai in grado di controllare le cose. È assolutamente insensato.

Dopo un po’ non paghi più i conti, non ti lavi più, abbandoni gli amici e la tua famiglia. Diventi indifeso e solo.” - Nigel La Cocaina è una delle droghe più pericolose che l’uomo conosca.

Una volta che si incomincia ad assumere droga, si è rivelato quasi impossibile liberarsi dalla sua presa, sia fisicamente che mentalmente. Fisicamente stimola i recettori chiave (terminazioni nervose che cambiano quell’organo sensitivo del corpo) all’interno del cervello che, a loro volta, creano un’ euforia a cui le persone che ne fanno uso sviluppano rapidamente una tolleranza.

Solo dosaggi più elevati e di uso più frequente possono determinare lo stesso effetto. Oggi, la cocaina è un affare di miliardi di dollari in tutto il mondo. Coloro che ne fanno uso sono persone di ogni età, professione e livello economico, perfino scolari di otto anni.

Il consumo di cocaina può portare alla morte per collasso delle vie respiratorie, ictus, emorragia cerebrale (perdita di sangue nel cervello) o infarto.

I figli delle madri che sono dipendenti dalla cocaina vengono al mondo già tossicodipendenti. Molti soffrono di difetti dalla nascita e di molti altri problemi.

Nonostante i suoi pericoli, il consumo di cocaina continua ad aumentare, probabilmente perché chi ne fa uso trova difficile sfuggire ai primi passi lungo quell’interminabile strada buia che porta alla dipendenza”. Ed ancora da Wikipedia…”La cocaina causa forte dipendenza psichica in chi ne fa uso.

Dopo gli effetti di carattere eccitatorio, infatti, il consumatore di cocaina si sente spossato, stanco e completamente senza energie.

Questo lo spinge a ripetere l'assunzione della droga per rivivere il benessere. Tale appagamento viene ricercato sebbene gli effetti negativi a livello psichico, reversibili e no, siano di primaria importanza.

In relazione alla frequenza di assunzione e al contesto psico-ambientale, il soggetto dipendente dal consumo di cocaina modifica nel lungo termine e sempre più radicalmente la coscienza di sé e la percezione delle proprie azioni rispetto all'ambiente. Inoltre, a causa degli effetti della cocaina sia di tipo psicotropo sui freni inibitori, sia di tipo fisiologico sulla libido e sulla capacità erettile negli uomini.

La dipendenza da cocaina, erroneamente ritenuta solo di tipo psicologico, ha anche un importante substrato fisico legato al neuroadattamento del sistema nervoso centrale ai suoi effetti.

Gli studi sull'animale mostrano inoltre che le somministrazioni ripetute di cocaina distruggono selettivamente una parte del cervello (fascicolo retroflesso), con ripercussioni di tipo psicopatologico (psicosi, alterazioni della gratificazione).

Oltre a questi danni del cervello, l'atto di "sniffare" determina un danneggiamento progressivo dei tessuti interni e dei capillari del naso, con riduzione notevole della capacità olfattiva, può comportare frequenti perdite di sangue dal setto nasale, ulcere, perforazione delle cartilagini, con danni che possono portare alla necessità di interventi di chirurgia plastica.

L'iperattivazione dell'apparato cardiovascolare, insieme con la vasocostrizione provocate dalla cocaina, sono causa di infarto e ictus.

La cocaina, però, produce soprattutto danni a livello psichico, il consumo prolungato, infatti, porta a una progressiva modificazione dei tratti della personalità in senso paranoideo: prevale il sospetto, l'irritabilità, la sensazione di trovarsi in un ambiente ostile, fino, talvolta, al delirio paranoide.

La cocaina, infatti, blocca il riassorbimento di noradrenalina e dopamina, causando un eccesso della disponibilità di queste sostanze eccitanti, che possono alterare il funzionamento del cervello facendo comparire disturbi spesso non distinguibili da quelli causati da una psicosi”.

Il cocainomane è convinto di essere spiato, perseguitato, il tono dell'umore è disforico, in certi casi presenta allucinazioni (tipica la percezione di cimici che corrono sulla pelle, le "cocaine bugs" o allucinazioni visive denominate "bagliori della neve").

Frequenti sono gli attacchi di panico e uno stato di profonda depressione, che può durare anche alcune settimane.

 Ovviamente la reazione può essere influenzata da diversi fattori e sebbene l'uso di questa droga porti quasi sempre a modificare il comportamento del consumatore, si possono notare casi in cui pur non verificandosi attacchi di depressione o di panico, si osserva un'accentuazione di tratti patologici del soggetto stesso.

La cocaina si distingue da altre sostanze psicotrope per l'elevata sensazione di adattamento che induce nel soggetto che l'assume ai ritmi di attività psico-fisica propri della società post-industriale e per il suo enorme grado di diffusione nelle società occidentali.

Il traffico di questa sostanza costituisce una voce rilevante dell'economia globale”.

Un cartello della droga è un insieme di organizzazioni che costituiscono un unico sistema criminale che opera a livello internazionale e transnazionale nel campo del traffico di droga.

Caratteristiche-I cartelli si dividono per dimensioni, dai semplici accordi di gestione per produzione e smercio di droga tra narcotrafficanti, ai formali gruppi criminali impegnati sia nell'importazione che nell'esportazione di stupefacenti.

Solitamente il termine viene applicato a quelle organizzazioni che hanno fatto della distribuzione di droghe, in particolare cocaina, la loro principale attività lucrativa, raggiungendo accordi a livello nazionale ed internazionale per il coordinamento delle operazioni. Se un cartello finisce di accordarsi con altre confederazioni criminali per dedicarsi anche ad altre attività illegali, smette di essere tale e diventa un'organizzazione criminale comune correlata al mondo della droga.

Aree di attività-I principali cartelli della droga sono nativi dell'America Latina, principalmente: Colombia, Brasile, America centrale, Trinidad e Tobago, Giamaica, Messico, ma sono anche presenti nel continente asiatico in: Afghanistan e regioni del Sud-Est. Alcuni cartelli sono presenti negli Stati Uniti dove si sono stabiliti nel corso del tempo soppiantando in parte le vecchie organizzazioni criminali del settore offrendo minori costi, essi si trovano a: New York, Phenix City, Houston, Atlanta, Los Angeles e San Diego.

Organizzazioni famose-Uno dei cartelli di narcotraffico più estesi e famigerati fu il cartello di Medellín, operante - durante il XX secolo - anni settanta e ottanta in America ed Europa. Poi, quello di Ciudad Juárez sarebbe andato alla famiglia Carrillo Fuentes (cartello di Juárez). A Miguel Caro Quintero fu assegnato il corridoio di Sonora (cartello di Sonora). Il controllo del corridoio di Matamoros - poi sotto il controllo del cartello del Golfo - sarebbe finito sotto il dominio di Juan García Ábrego. Joaquín Guzmán Loera e Ismael Zambada García avrebbero diretto le operazioni sulla costa del Pacifico, fondando il cartello di Sinaloa.

Il cartello del Golfo, con base a Matamoros, è stato uno dei due cartelli dominanti in Messico negli anni 2000. Il cartello del Golfo, con base a Matamoros, è stato uno dei due cartelli dominanti in Messico negli anni 2000. Alla fine degli anni 90, il cartello ingaggiò un esercito privato di mercenari, chiamato "Los Zetas", che nel febbraio 2010, ha poi interrotto la collaborazione, divenendo autonomo e scatenando un'efferata violenza in tutte le città dello Stato di Tamaulipas, trasformando diversi centri di confine in "città fantasma". I Los Zetas fecero poi un accordo con gli ex capi del cartello di Sinaloa, i fratelli Beltrán-Leyva, e si contrapposero agli ex alleati del cartello del Golfo

I fratelli Beltrán Leyva, prima integrati nel cartello di Sinaloa, si allearono con i Los Zetas nel 2008. Da febbraio 2010 hanno iniziato una guerra, insieme ai Los Zetas, contro tutti gli altri cartelli del Messico. Il cartello del Pacifico del Sud (Cártel del Pacífico Sur) è un ramo del cartello Beltrán Leyva creato da Héctor Beltrán Leyva come cellula separata operante nel territorio dello Stato di Morelos

La Familia Michoacana ha la sua base a Michoacán. La Familia è stata in passato alleata del Cartello del Golfo e dei Los Zetas, ma si è poi divisa ed è diventata un'organizzazione indipendente. Nel febbraio 2010, la Famiglia ha stretto una nuova alleanza con il cartello del Golfo contro il cartello dei Los Zetas e quello dei fratelli Beltrán Leyva. Il Procuratore Generale in Messico (PGR) ha dichiarato che il cartello della Familia Michoacana è stato "sterminato" da metà del 2011.

I Los Negros erano il braccio armato del cartello di Sinaloa, formato per contrastare i Los Zetas e le forze di sicurezza governative. Furono poi ingaggiati dal cartello Beltrán Leyva

Il cartello di Juárez controlla una delle rotte primarie del traffico di droga verso gli Stati Uniti dal Messico. Dal 2007, il cartello di Juarez ha combattuto una feroce guerra con il suo ex partner, il cartello di Sinaloa, per il controllo della città di frontiera di Ciudad Juárez. La Línea è un gruppo di trafficanti di droga, noti per essere feroci assassini e mutilatori di corpi, coadiuvati da ufficiali corrotti della polizia di Juárez e dello Stato del Chihuahua. La Línea è un'ala del cartello di Juárez. A capo del cartello di Juarez vi è Vicente Carrillo Fuentes.

Il cartello di Sinaloa ha iniziato a contrastare il dominio del cartello del Golfo nella rotta della droga a sud-ovest del Texas dopo l'arresto del leader del cartello del Golfo Osiel Cárdenas nel marzo del 2003. Il cartello è il risultato di un accordo del 2006 tra diversi gruppi situati nello Stato di Sinaloa.

Il cartello è guidato da Joaquín "El Chapo" Guzmán, il più ricercato trafficante di droga del Messico il cui patrimonio personale stimato in oltre un miliardo di dollari lo rende il 701° uomo più ricco del mondo secondo Forbes.

Nel febbraio del 2010, il cartello di Sinaloa, tramite nuove alleanze, si contrappose al cartello Beltrán Leyva e ai Los Zetas. A partire dal maggio del 2010, numerose segnalazioni da parte dei media messicani e statunitensi osservarono che il cartello di Sinaloa si era infiltrato nel governo federale messicano e nell'esercito per distruggere gli altri cartelli. Il cartello di Colima, il cartello di Sonora e il cartello del Millennio sono al 2011 considerati rami del cartello di Sinaloa.[

Il cartello della famiglia Arellano-Félix, definito "cartello di Tijuana" o "Cártel Arellano Félix", una volta era tra i più potenti del Messico, è caduto in disgrazia a causa degli arresti di alcuni capi. Il gruppo è entrato in una breve fase di collaborazione con il cartello del Golfo.

Il cartello è stato oggetto di diverse operazioni militari che ne hanno quasi smantellato l'ossatura e che avrebbero provocato la divisione del cartello in gruppi più piccoli. Il cartello di Oaxaca si è unito al cartello di Tijuana nel 2003.

 

Il cartello dei Caballeros Templarios ("cavalieri templari") fu fondato nel Michoacán a marzo 2011. È considerato un ramo dell'ormai quasi estinto cartello della Familia Michoacana.

Pablo Emilio Escobar Gaviria (Rionegro, 1º dicembre 1949 – Medellín, 2 dicembre 1993) è stato un criminale colombiano, il più noto e ricco trafficante di cocaina di sempre.

Nel 1983 ha avuto una breve carriera politica. Conosciuto come Il Re della Cocaina, è considerato come il criminale più ricco della storia, con un patrimonio stimato di 30 miliardi di dollari nei primi anni novanta.

Il cartello di Medellín fu una vasta organizzazione di narcotrafficanti, con base nella città di Medellín, in Colombia, operante negli anni settanta ed ottanta in Colombia, Bolivia, Perù, America Centrale, Stati Uniti, Canada ed Europa. Fu fondato e gestito da Pablo Escobar e dai fratelli Ochoa.

Nel 1993 il governo colombiano, coadiuvato dagli Stati Uniti e con la collaborazione del Cartello di Cali e di gruppi paramilitari di destra riuscì a smantellare definitivamente l'organizzazione con l'uccisione o la cattura di tutti i suoi membri.

Mentre il cartello di Cali era orientato su posizioni filo-governative e di destra, quello di Medellín fu orientato su posizioni filo-rivoluzionarie e di sinistra.

Alleati: Cartello di Juárez, Cartel de Bogotá, Cartel del Amazonas, Cartel del Caqueta, M-19

Rivali : Los Pepes, Cartello di Cali

 

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El Chapo“,al secolo Joaquin Guzman, re dei narcos messicani arrestato sabato 22 febbraio dopo tredici anni di latitanza. Il capo del Cartello Sinaloa, ammette di avere sulla coscienza 2 o 3 mila persone. Il regno di Guzman era esteso negli Stati Uniti, in Canada, in Australia e in Europa.

 L’organizzazione creata da “El Chapo” è stata la prima con una struttura criminale-imprenditoriale e la prima a gestire direttamente la raccolta, il traffico e la distribuzione della cocaina, della metanfetamina e della marijuana che dal Sud e dal Centro America sbarca nei mercati del Nord America. Sulla sua testa una taglia di cinque milioni di dollari. Tredici anni di latitanza: da quando nel 2001 riuscì a evadere dal carcere di massima sicurezza di Puente Grande – Il re del narcotraffico era stato arrestato il 22 febbraio 2014 dalla marina messicana, dopo una latitanza dorata lunga tredici anni.

La sua cattura avvenne in un hotel di Mazatlan, a circa 200 km da Culiacan, capitale dello stato di Sinaloa, mentre stava partecipando a una festa insieme alla moglie, l’ex miss Emma Coronel, e alle figlie gemelle. Guzman

Dal 1999 con l'ingresso in campo del gruppo paramilitare Los Zetas capeggiato da Arturo Guzman Decena al servizio di Osiel Cardenas Guillen, capo del Cartello del Golfo inizia una corsa di tutti i cartelli ad arruolar un gruppo paramilitare e rompe il periodo di pace e prosperità degli anni precedenti.

Le strutture dei cartelli, sono di due tipologìe. Orientate agli affari: Unico capo; Ruoli ben definiti; Sistema di disciplina interna; Denominazione specifica; Spesso forte identità etnica e sociale; Violenza come extrema ratio e funzionale alle attività criminali; Influenza e controllo del territorio;

Orientate al controllo del territorio: Formato da un insieme di gruppi criminali; Accordi tra i gruppi per la gestione interna; Identità con il cartello più forti e di riferimento rispetto al singolo gruppo; Formazione del cartello strettamente legata al contesto storico e sociale”.

Domenico Salvatore

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