Quando a decidere di uccidere tuo figlio può essere tuo fratello.

22.04.2016 20:03

di Mimmo Musolino

            Ormai non  si riesce più a discernere tra  finzione e fantasia di film  horror e drammatica, nefasta e crudele realtà . La mamma è la traviata “ Lorenza” (il nome è di fantasia per ossequio alla privacy) ed i fatti (indagine “ Mala Sanitas” ) si presume siano avvenuti nella più grande e prestigiosa  struttura sanitaria  di Reggio Calabria e provincia, ed una delle più grandi, se non la più grande in assoluto della Calabria, sono riportati su tutti gli organi di stampa, scritta e parlata, sui social network e, manco a dirlo, soprattutto sui grandi giornali del Nord (se non altro per diffusione e tiratura ) con dovizia di particolari e commenti al cianuro- arsenico come avviene sempre e spesso per la  cronaca di avvenimenti di gravità e mostruosità inaudita che infangano, e ne distruggono l’immagine e la credibilità,  della  nostra società reggina, calabrese e meridionale e delle nostre strutture socio-sanitarie.

Ciò perchè in maniera alquanto casuale, collegata ad altro tipo di indagine,  pare sia  emersa una tragica realtà presso il reparto di Ginecologia, e reparti assimilati, degli Ospedali Riuniti di Reggio Calabria (reparti che si riteneva essere  di grande affidabilità sanitaria)  per una  serie di mostruosità sanitarie che avrebbero  come vittime giovani mamme  e neonati,  chi  mutilato in permanenza  ( le mamme, negli organi di riproduzione) e chi nato con gravissime e permanenti patologie dovute ad interventi sanitari  errati e   maldestri o addirittura non nato per niente in ossequio ad aberranti logiche e  di errate diagnosi  pre-parto ( ma anche se fossero state  giuste chi può avere il diritto di sopprimere una vita che sta per nascere,   anche se non completamente sana, ed addirittura senza il consenso della mamma  e del padre  ? ).                                                                                                                                           Anche se non è  il caso di  fare dietrologia credo che le ragioni profonde  del verificarsi di certe incredibili situazioni vadano ricercate a ritroso nel tempo (anche nel breve tempo.. )  e da quando lo studio della medicina  e l’impegno del medico   ( per grandissima fortuna nella eccezione il  possibile circoscritta )  non è più una missione ma un mestiere come un altro atto ad imprimere prestigio sociale  e fare “ affari “, e pertanto  possono risultare  perfettamente inutili e demagogiche le  dichiarazioni del Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin sul caso Reggio se non supportate da decisioni urgenti, serie e concrete da parte del governo per un consistente rafforzamento ed una monitorata  qualificazione della sanità calabrese.          E purtroppo, il fatto che più è stato messo in risalto e che di più ha scosso le coscienze, è quello relativo a qualche medico  che sarebbe  assurto a patrone e signore della vita e della morte di un innocente ed avrebbe  favorito clinicamente  l’aborto della propria sorella la quale, probabilmente, aveva scelto quella struttura sanitaria per partorire proprio  in quanto si sentiva più sicura e protetta per la presenza del fratello.                                                                                                                          

Credo non sia possibile immaginare, (  “… lingua mortal non dice quel ch’io sentiva in seno…. “  G.L.  19-20 Agosto 1828  ), quello che è passato nella testa e  nel cuore della povera ed afflitta “ Lorenza “ quando è venuta a conoscenza della possibile  verità , credo che ella sia morta almeno  tre volte :  come donna, come mamma e come sorella ( sangue del suo sangue ).                                                                       La forte  speranza è  che la “ signora “ Giustizia, sempre, ma soprattutto in questo caso, possa essere la più veloce e la più “ giusta” possibile e che la verità possa trionfare  in modo che la struttura sanitaria pubblica  offesa e delegittimata, anche  nelle sue più profonde funzioni medico-sanitarie  e valori umani, possa al più presto riacquistare la fiducia degli ammalati, bisognosi di avere assistenza e certezze per la propria salute e per quella dei propri figli .    

                   

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