Platì (RC), un bracciante agricolo, Pasquale Grillo, cognato del presunto boss Giuseppe Perre, ferito a colpi di pistola, ricoverato in ospedale a Locri

12.03.2016 08:08

 

Le armi da fuoco continuano a ‘vomitare’ piombo, in spregio alle leggi ed alla legalità, ma anche ad ogni tregua. In pieno giorno e nel centro abitato, di sera e di notte, al chiuso ed all’aperto. Indagano i Carabinieri della locale stazione, coordinati dalla Compagnia di Locri.

PLATÌ (RC) IL BRACCIANTE AGRICOLO PASQUALE GRILLO COGNATO DEL BOSS GIUSEPPE PERRE FERITO A COLPI DI PISTOLA, MA NON È FAIDA

Domenico Salvatore

Un bracciante agricolo, Pasquale Grillo, di 62 anni, è stato ferito in un agguato a Platì, fonte Ansa, da un uomo travisato che gli ha sparato contro tre colpi di pistola di medio calibro mentre stava camminando per strada. L'uomo è stato accompagnato nell'ospedale di Locri da uno dei figli. E' stato ferito all'addome e ad una gamba, ma secondo le prime notizie non è in pericolo di vita. Grillo, secondo quanto si è appreso, è cognato di Giuseppe Perre, indicato dagli investigatori come il capo dell'omonima famiglia di 'ndrangheta legata ai Barbaro di Platì. Gli investigatori, tuttavia, ritengono che possa trattarsi di un gesto legato a motivi personali. Le indagini sono condotte dai carabinieri della Compagnia di Locri, diretta dal capitano Rosario Scotto di Carlo, che si muove sotto le direttive del tenente colonnello Pasqualinio Toscani, tutti agli ordini del colonnello Lorenzo Falferi, comandante provinciale di Reggio Calabria.  Soprintende alle indagini per risalire all’esecutore materiale del tentato omicidio, del movente e del mandante, il p.m. Rosanna Sgueglia, che si muove sotto le direttive del procuratore capo della Repubblica di Locri, Luigi D’Alessio. Secondo una prima sommaria ricostruzione della dinamica, effettuata dagli uomini della Benemerita, che comunque hanno già in mano diversi elementi utili per sbrogliare la matassa, il Grillo, sarebbe stato avvicinato da una persona, a volto coperto, per ora rimasta ignota;

                                                                                                                                                                                                                                                                          che da corta distanza gli ha esploso alcuni colpi di pistola al bacino ed agli arti. Poi si è allontanata. Prima dell’arrivo dei militari e delle altre forze di polizia che di solito collaborano nella stesura della cintura militare intorno al comprensorio dove è avvenuta la sparatoria.

Il primo a soccorrere il Grillo è stato uno dei parenti stretti, che   bordo di un’autovettura, lo ha trasportato velocemente al Pronto Soccorso dell’ospedale ‘Guido Candida’ di Locri.

Dalla prima sommaria diagnosi, redatta dai sanitari della struttura locridea, non emerge un bollettino allarmante.

Il ferito dovrebbe cavarsela s.c. con qualche settimana di prognosi.

Non si hanno notizie sull’esito dei posti di blocco volanti, sulle perquisizioni domiciliari dei pregiudicati della zona, loro alibi-orario e guanto di paraffina. E nemmeno del mezzo solitamente usato dai malavitosi per allontanarsi dalla zona.

Non vi sono testimoni oculari. Ammesso per assurdo, che qualche ’temerario’ in una zona ad alta densità mafiosa, dove l’omertà regna sovrana e cuce le bocche a doppia mandata per paura di vendette e rappresaglie, abbia il coraggio e la responsabilità civile di denunciare; e poi confermare in tribunale.

Il malvivente che ha esploso i colpi, non ha sparato, almeno apparentemente, per uccidere. Può darsi che la vittima conoscesse il fuorilegge. Non è escluso che abbia potuto avere un dialogo, confronto, battibecco, alterco, dissidi e divergenze, sfociato in uno scatto d’impeto, nella sparatoria.

Il grave fatto di sangue non ha avuto per teatro l’aperta campagna o una borgata lontana dal paese.

In paese, ovviamente, dove tutti si conoscono e sono legati da vincoli consanguinei, familiari, di parentela e di vicinato, si sa bene se vi possa essere stata qualche lite, più o meno ‘pesante’.

Dalle modalità dell’agguato, la quantità di piombo impiegata, il tipo di arma usata, non emergono al momento, elementi che facciano pensare ad un’imboscata di tipo mafioso.

Le indagini, per acclarare la faccenda, sono state avviate dai carabinieri della locale stazione, coordinati dalla Compagnia di Locri.

Si tenterà di capire sulla base dei reperti, degl’interrogatori, dei fascicoli giudiziari e qualche ipotetica collaborazione, di capire se vi siano collegamenti con la criminalità organizzata; amicizie pericolose, frequentazioni sospette ed equivoche e via di seguito.

Della sparatoria, quasi nessuno, si sorprende in paese, dove il senso della giustizia fai da te, non è certamente un optional, a giudicare dalla carte processuali e dalle ben numerose indagini della DDA e della Procura della Repubblica ordinaria.

Siamo per intenderci, nel ‘famigerato triangolo della morte Africo-San Luca-Platì. Una sorta di buco nero della galassia nana, altrimenti nota come ‘Nube di Magellano’, che ha inghiottito, ben numerose vittime.

Dove basta una parola di troppo, una frase equivoca, uno sguardo galeotto, un’amicizia sospetta, uno schieramento e perfino la diffidenza, per finire al cimitero.

  

Fermo restando, che a Platì, Africo e San Luca, vi siano anche tantissimi cittadini sani ed onesti, amanti della quiete pubblica e della legalità, che osservano e rispettano la Legge;  e con il giusto senso della Giustizia. In attesa di aggiornamenti.

Domenico Salvatore

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