Palizzi (RC) Arturo Walter Scerbo, un sindaco-coraggio, che non si piega alle minacce della criminalità organizzata

16.04.2016 19:39

 

(6 aprile 2016) Granitico e monolitico come ‘i duri del Pentagono’, il primo cittadino palizzitano, non arretra di un millimetro, rispetto al suo programma elettorale, alle dichiarazioni programmatiche, alle promesse fatte in campagna elettorale ed alle prerogative, che lo hanno portato sullo scranno più alto di “Palazzo Sant’Anna”

PALIZZI (RC) , L’ENNESIMA LETTERA DI MINACCE AD ARTURO WALTER SCERBO, LASCIA DEL TUTTO INDIFFERENTE IL DESTINATARIO:” CONTINUEREMO A FARE IL NOSTRO DOVERE AL SERVIZIO DELLA COMUNITÀ E DEL TERRITORIO”

Domenico Salvatore

Lotta alla mafia. Quei sindaci-coraggio, che non si piegano ai voleri della criminalità organizzata. In cinquant’anni di giornalismo, non abbiamo mai visto, che un sindaco, in Calabria, anche il più buono, onesto, efficiente e funzionale, disponibile, arrendevole, accomodante, acculturato, progredito, sviluppato e maledettamente in gamba, potesse amministrare la ‘cosa pubblica’, senza essere danneggiato, disturbato, infastidito, ostacolato, intralciato, impedito, boicottato, contestato e sabotato.

La cronaca, asettica ed impersonale, ci ricorda i ben numerosi attentati, subìti da questi martiri della legalità e della trasparenza.

Con la lupara, le pistole, il bazooka, il lanciamissili e lanciagranate, le ‘ananas”, il tritolo, la benzina, asce e motosega ecc.

Case distrutte, palazzine incendiate, cappelle e tombe di famiglia devastate, ulivi tagliati, agrumeti demoliti, porte e finestre sgangherate, macchine e motorini bruciati, cani, mucche, cavalli, asini, pecore e capre sgozzati, decapitati, azzoppati o riempiti di piombo, se non avvelenati, trattori e trattorie abbattuti, negozi inceneriti e via di questo passo.

Quando, non ci rimettono la pelle.

L’ 8 maggio 1987, Vincenzo Gentile, sindaco di Gioia Tauro (Reggio Calabria), e’ ucciso a colpi di pistola mentre torna a casa, ancora in macchina; una Volkswagen Jetta, quando il killer gli si avvicina e fa fuoco. Cinque colpi di revolver.

Quasi 10 anni dopo, un pentito racconta che il sindaco, sarebbe stato ucciso per un favore in campo edilizio negato ad un nipote dei Piromalli.  

Il 28 giugno 1990, il consigliere comunale Domenico Battaglia uccide con un fucile a pallettoni, il sindaco di Laganadi (Reggio Calabria), Antonio Calarco. Battaglia, che sara’ condannato a tre anni di manicomio criminale e a 18 anni di reclusione, si suicidera’ nel 1996 in una cella dell’ospedale psichiatrico giudiziario di Barcellona Pozzo di Gotto.

Venerdì 23 agosto 1991, a Bova, località Fiumara di San Pasquale,  viene ammazzato nella notte a colpi di lupara e pistola Pasquale Foti, inteso “Pino”, sindaco per trent’anni, presidente della Comunità Montana del VJM, assieme al fratello Francesco, 56 anni, impiegato al municipio e cognato dell’ex assessore regionale Giuseppe Nicolò.

C'è anche un ferito, nel tragico agguato, Leone Iriti, 49 anni, dipendente della forestale, da sempre autista, ombra e uomo di fiducia dell' ex amministratore.

Il 27 marzo 1985, un commando di mafiosi giustizia a copi di pistola e lupara, il sindaco (da dieci anni) di Platì, Domenico Natale De Maio, 46 anni sposato con figli, dipendente dell’Ufficio  delle Imposte Dirette di Locri, segretario della locale sezione della DC, mentre accompagna la figlia 17 enne, a bordo di una Fiat-Ritmo. stava rientrando al paese assieme alla figlia Antonella di 17 anni, che frequenta il quarto anno al Magistrale.

Ucciso anche Francesco Prestia, più volte sindaco e vice sindaco di Platì; il primo sindaco del dopoguerra. Lo ammazzano, in un agguato l'11 febbraio del 1986.

E' dentro la sua tabaccheria al centro del paese con sua moglie, Domenica De Girolano, l'ex-direttrice dell'ufficio postale che ha avuto l'onore di essere proclamata cavaliere del lavoro.

Irrompono due uomini e li bastonano a sangue fino a ucciderli. Faceva il medico e si impegnava ogni giorno per promuovere iniziative sociali e culturali con la certezza che queste potessero far emergere i valori della giustizia e della legalità nella sua città.

Ucciso anche un atro medico, pure lui sindaco di Gioia Tauro, Luigi Ioculano.

Era un uomo libero e coraggioso, un esempio per molti. Probabilmente per questo, alle sette di mattina del 25 settembre 1998, in pieno centro a Gioia Tauro a pochi metri dalla porta del suo studio medico, un killer lo uccise in modo barbaro.

La stessa fine, del sindaco di Caraffa del Bianco, Umberto Ceratti, direttore dell’Ufficio Postale, ammazzato nel 1978.

 Facebook riporta la fine del vicesindaco di Villa San Giovanni. Giovanni Trecroci aveva 46 anni. Nativo della provincia di Cosenza, …” da molti anni svolgeva attività politica per la democrazia cristiana, divenendo consigliere comunale nel 1977 e assessore ai Lavori pubblici nel 1985, carica alla quale era stato confermato dopo le elezioni dell'88 con il varo di una maggioranza dc, psi e pri (23 su 30 consiglieri).

Ma l'attività politica e amministrativa non erano per Trecroci una professione. Di estrazione borghese, aveva scelto gli studi in lettere e attualmente insegnava nella scuola media di Santa Eufemia d'Aspromonte.

Qualche tempo fa era stato anche giudice popolare in un processo contro la 'ndrangheta.

Da quando si era sposato con Annamaria Cassone, 31 anni (la donna è in attesa di un secondo figlio), viveva nella piccola frazione di Cannitello, proprio all'imbocco dello Stretto di Messina.

E davanti casa il killer — se uno era — lo ha atteso e ucciso l'altro ieri sera intorno alle 23,30.

Il vicesindaco aveva da poco lasciato la sede municipale, dove si era tenuta una lunga seduta del consiglio.

Il sindaco Domenico Aragona aveva aggiornato a sabato la seduta per la trattazione degli altri provvedimenti. Dopo i saluti con colleghi di giunta e di consiglio, con collaboratori e cittadini che avevano atteso la conclusione dei lavori, Trecroci era salito sulla sua vecchia Bmw e in dieci minuti aveva raggiunto Cannitello.

L'assassino, lo ha sorpreso, mentre chiudeva lo sportello e gli ha esploso cinque colpi con una calibro 9 alla testa, da distanza ravvicinata”.

Filippo Veltri su ‘La Repubblica’ il 18 dicembre 1990 scrive:” Cade sotto cinque colpi di una Beretta bifilare calibro 7,65 con silenziatore incorporato l' ottavo amministratore comunale ucciso in Calabria dall' inizio dell' anno.

Si chiamava Carmelo Vadalà, 39 anni, fino a pochi mesi fa vicesindaco di San Lorenzo, alle porte di Reggio Calabria lungo la fascia ionica, anche vicepresidente della comunità montana del versante ionico-reggino; precedenti politici di difficile collocazione, prima socialdemocratico, poi confluito con l' Uds nel Psi, candidato infine in una lista civica.

Sede del delitto di ieri mattina, poco dopo le otto, la sede di uno di questi patronati gestito da Vadalà, l' Inpal (Istituto nazionale per l' assistenza ai lavoratori), al secondo piano di uno stabile in via Gullì, nel pieno centro di Reggio Calabria, proprio di fronte a piazza Duomo.”

Sei mesi prima, il 26 giugno 90, era stato ammazzato pure
Antonino Pontari, 42 anni, socialistaAssessore comunale a San Lorenzo (Reggio Calabria).

Assessore socialista all’urbanistica, assassinato, mentre si trova fermo in auto ad un semaforo a Pellaro, con colpi di pistola.

Un pentito, racconterà, che sarebbe stato ucciso, perché non voleva piegarsi alle cosche.

Nel febbraio 2009 la Corte d’Assise di Reggio Calabria condanna all’ergastolo il boss della ‘ndrangheta Domenico Paviglianiti, ritenuto uno dei principali trafficanti internazionali di droga, accusato anche dell’omicidio Pontari.   

Un vicesindaco, ( di Locri, dal 1999 al 2001), Francesco Fortugno (Brancaleone, 15 settembre 1951 – Locri, 16 ottobre 2005), fu assassinato mentre svolgeva l'incarico di vicepresidente del Consiglio Regionale della Calabria.   

Il 16 ottobre 2005 a Locri, nel giorno delle primarie dell'Unione, è stato ucciso all'interno del seggio da un killer a volto coperto, con 5 colpi di pistola.

Ai funerali ha partecipato anche Carlo Azeglio Ciampi, allora presidente della Repubblica.

Gli attentati, se non minacce all’attuale sindaco di Palizzi Arturo Walter Scerbo si stanno moltiplicando.

Il flash dell’Ansa…”Una lettera con minacce di morte a lui ed alla sua famiglia, è stata ricevuta dal sindaco di Palizzi Walter Scerbo, "reo" di avere accolto alcuni migranti nel suo Comune.

"Come Sindaco e come Amministrazione - è il suo commento - continueremo a fare il nostro dovere al servizio della comunità e del territorio.

Le minacce dirette o velate, fisiche o epistolari non fermano il nostro impegno per proiettare Palizzi verso il futuro, anche in chiave di accoglienza e diritti di tutti, immigrati compresi.

La bellissima esperienza che stiamo facendo con l'ospitalità in prima accoglienza di 11 extracomunitari vuole essere il segnale del profondo spartiacque nel modo di amministrare che ci contraddistingue.

A Palizzi nessuno è straniero e la nostra comunità non vuole togliere dal vocabolario la parola solidarietà, perché la civiltà è solidarietà, così come la buona politica.

 

E solo la buona politica, potrà far sì che il mondo di domani sia migliore. Nessuna minaccia - conclude - ci fermerà".

Il primo cittadino palizzitano, ha ribadito più volte, di voler portare a termine il suo mandato.

Nell’interesse della collettività, della Giustizia e della Legalità; e di non volersi piegare alle minacce della criminalità organizzata.

I Carabinieri, diretti dal colonnello Lorenzo Falferi, comandante provinciale dell’Arma e la Polizia di Stato,   (questore Raffaele Grassi che coordina il capo della Squadra Mobile, Francesco Rattà) stanno svolgendo le loro indagini senza squilli di fanfara, né rulli di tamburo; e nulla trapela. Per ora.

Domenico Salvatore

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