Operazione 'Nettuno' della DDA di Catanzaro, La Guardia di Finanza, sequestra beni mobili ed immobili per un valore di mezzo miliardo di euri alle cosche degli Iannazzo

22.03.2016 11:55

 

Operazione ‘Nettuno’-Colpo grosso dello Stato, contro i clan della Piovra calabrese. Nel mirino della Procura, beni mobili ed immobili per un valore di circa mezzo miliardo di euri. Il procuratore capo della Repubblica di Catanzaro, Antonio Vincenzo Lombardo si congeda con il botto.  Nicola Gratteri, il successore? I sigilli a novantadue immobili, 27 autoveicoli, 25 quote societarie e 25 complessi aziendali riferibili a 16 attività d’impresa. Oltre al Centro Commerciale Due Mari, anche i supermercati La Nuova Nave srl con sede a Lamezia, Amantea (Cs) e Decollatura, Ipermercato Midway srl con sede a Lamezia, Peda Calabria Srl di Fuscaldo (Cs) e i supermercati Duep di Reggio Calabria e Catanzaro, i supermercati Perri Srl di Cosenza e la Ap Calzature e accessori di Lamezia. I soggetti destinatari dei sequestri sono Vincenzino Iannazzo, Pietro Iannazzo, Francesco Iannazzo, Antonio Davoli, Giovannino Iannazzo, Adriano Sesto, Antonio Provenzano, Franco Perri.

MA LE COSCHE MAFIOSE DELLA ‘NDRANGHETA LAMETINA SONO STATE RIDOTTE AI MINIMI TERMINI?

Domenico Salvatore

” Una importante operazione condotta dal Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Catanzaro, sia in territorio calabrese che nazionale, mediante l’impiego di circa 200 militari, diretta dalla Procura della Repubblica - D.D.A. di Catanzaro, ha permesso, attraverso l’espletamento di un’intensa attività di polizia giudiziaria di natura economico-finanziaria sul conto di vari soggetti che facevano riferimento ad una cosca, attiva sul territorio di Lamezia Terme (CZ), di sottoporre a sequestro un ingentissimo patrimonio composto da numerosi beni mobili, immobili, quote societarie, disponibilità finanziarie e da complessi aziendali riconducibili a diverse società. Le attività svolte dalle fiamme gialle catanzaresi, fonte www.gdf.it, coordinate dalla locale Direzione Distrettuale Antimafia, sono state condotte mediante l’esecuzione di accertamenti bancari, attività tecniche e l’analisi delle dichiarazioni di collaboratori di giustizia ed hanno consentito di giungere all’emissione, a seguito di specifica richiesta dell’A.G. inquirente, da parte del G.I.P. del Tribunale di Catanzaro, del provvedimento di sequestro preventivo che ha interessato anche beni ubicati nelle province di Reggio Calabria, Cosenza e Vibo Valentia. In particolare, l’attività investigativa si è sviluppata attraverso accertamenti economico-patrimoniali finalizzati all’applicazione dell’articolo 12 sexies della Legge 356/92, nei confronti di 65 persone fisiche e 44 persone giuridiche che hanno permesso di giungere al sequestro di beni mobili (automezzi, rapporti bancari, quote societarie), immobili (appezzamenti di terreni, appartamenti, fabbricati) e di complessi aziendali relativi ad attività commerciali in diversi settori economici (calzature, costruzioni, commercio di  autoveicoli) nella disponibilità di personaggi verticistici della citata cosca. Inoltre, mediante una complessa attività info-investigativa diretta a riscontrare gli elementi indiziari forniti da diversi collaboratori di giustizia, è stato possibile procedere al sequestro preventivo di ulteriori beni mobili ed immobili e di complessi aziendali relativi ad attività economiche operanti nella grande distribuzione alimentare dislocate in 4 province calabresi facenti capo ad uno degli imprenditori di maggior rilievo dell’intero territorio calabrese. Il valore complessivo dei beni sequestrati stimabile in 500 milioni di euro, è costituito da rapporti bancari, 53 terreni, 27 autoveicoli/motocicli, 21 quote societarie e 24 complessi aziendali dei quali 17 operanti nella grande distribuzione alimentare”.

 

Lamezia terme è la terza città della Calabria per numero di abitanti. Una zona industriale sterminata. Importantissimo nodo autostradale, incrocio fra l’Autostrada del Sole e la Superstrada dei due mari, SGC, Lamezia-Catanzaro.

 “Lamezia Terme, fonte Wikipedia è formalmente un agglomerato abbastanza recente, il comune è stato costituito il 4 gennaio 1968 dall'unione amministrativa di tre centri abitati, che, prima di tale data, costituivano comuni a sé stanti (Nicastro, Sambiase e Sant'Eufemia Lamezia), e che oggi sono considerati dei veri e propri quartieri.

La storia di Lamezia Terme comprende quindi, quelle dei tre ex comuni, i quali territori erano abitati anche molti secoli prima che questi centri sorgessero. Esistono reperti archeologici che testimoniano la presenza nel suo territorio di comunità del periodo italico e del periodo Magno-Greco.

Nel Medioevo nacquero due dei tre insediamenti che compongono l'attuale Lamezia Terme, abbastanza diversi tra loro ma di fatto complementari. Nicastro a vocazione prevalentemente commerciale e Sambiase a vocazione agricola, mentre l'attuale insediamento di Sant'Eufemia Lamezia ha origine più recente, essendo sorto con un gruppo di case intorno alla stazione ferroviaria principale, che in precedenza avevano costituito la sede del consorzio di bonifica delle paludi.

Tuttavia il toponimo di Sant'Eufemia deriva da un altro insediamento di origine medievale poco distante, collocato intorno all'antica abbazia di Sant'Eufemia, nella zona attualmente denominata Sent'Eufemia Vetere.

La fusione proposta dal Sen. Arturo Perugini, nacque dall'esigenza di creare un agglomerato urbano forte e capace di sfruttare al meglio le risorse messe a disposizione dal territorio comunale. La proposta di legge Perugini di unire i comuni non costituiva di certo una novità, circa quarant'anni prima, infatti, era già stata pensata da un altro parlamentare nicastrese il Sen. Salvatore Renda.

Questi era spinto dall'onda delle politiche di popolamento delle campagne operate durante il regime dittatoriale fascista.

Dello stesso periodo (1927) è la costituzione della Grande Reggio che univa 14 piccoli comuni soprattutto delle aree collinari. L'idea era addirittura di fare di Nicastro una provincia.

 

La legge riguardava l'unione dei comuni di Nicastro e di Sambiase, non essendo ancora stato istituito il comune di Sant'Eufemia Lamezia. Quest'ultimo comune, infatti, sarà fondato per volontà del regime fascista attorno al preesistente nucleo ferroviario denominato "Sant'Eufemia Biforcazione", con la legge 8 aprile 1935 n. 639.

Ma le pretese e le ambizioni mosse nel 1927 dal Sen. Renda non furono accolte dagli amministratori del comune di Sambiase che non vollero rinunciare alla propria autonomia e soprattutto ricadere sotto la denominazione di nicastresi.

I discorsi fatti da Perugini saranno sempre richiamati nel corso degli anni successivi fino ai giorni nostri.

Lamezia è stata raccontata e sarà raccontata come Perugini l'aveva pensata, un grande centro di servizi e la città cerniera della Calabria, in una dimensione di straordinaria attualità.

Perugini ha inseguito per tutta la vita la realizzazione del sogno di una grande città, la "Grande Lamezia", la "Brasilia della Calabria", che non solo doveva contribuire a sviluppare il territorio lametino, ma grandezza del sogno, la regione intera.

Anche Giovanni Renda come ultimo sindaco di Sambiase, guidò con forte convinzione il comune verso l'unità municipale con Nicastro e Sant'Eufemia Lamezia per la fondazione della nuova città di Lamezia Terme.

Nella seduta del 18 ottobre 1967, la I commissione permanente (Affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno) del Senato della Repubblica, approva la "Costituzione del Comune di Lamezia Terme, in provincia di Catanzaro", grazie alla proposta di legge dell'On. Salvatore Foderaro, congiunta a quella di iniziativa del Sen. Arturo Perugini.

Mercoledì 20 dicembre 1967 la Camera dei deputati approva la legge così come era stata concepita da Perugini e diventa Legge 4 gennaio 1968 n°6 di cui all'art. 1 dice testualmente: "I comuni di Nicastro, Sambiase e Sant'Eufemia Lamezia in provincia di Catanzaro sono riuniti in un unico Comune con la denominazione di Lamezia Terme".

Il decreto di attuazione della legge istitutiva del nuovo comune previde la nomina di un commissario prefettizio e il 15 novembre 1968 i sindaci dei tre comuni operarono le consegne al rappresentante dello Stato alla guida della Città.

Il suo mandato sarebbe dovuto durare solo per un semestre, ma si protrasse fino alla primavera del 1970, poiché il Governo decise che le prime elezioni del nuovo comune si sarebbero dovute tenere nella tornata elettorale nazionale del giugno 1970, quando per la prima volta si sarebbero anche tenute le elezioni per la Regione Calabria, istituita in quel periodo. Il primo sindaco di Lamezia Terme fu Arturo Perugini che si insediò il 28 settembre 1970.

Nel 1991 e nel 2002 il consiglio comunale di Lamezia Terme è stato sciolto per infiltrazioni mafiose con decreto del presidente della Repubblica, le indagini effettuate dalle commissioni d'accesso agli atti presso il comune riscontrarono l'inquinamento della pubblica amministrazione da parte della 'Ndrangheta grazie ai collegamenti con alcuni amministratori locali.

Il 15 gennaio 2009, per la prima volta, un capo dello Stato è ospite nella città della piana, fa visita in città il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in occasione del quarantennale della fondazione di Lamezia Terme.

Il 5 dicembre 2010 Lamezia vive uno degli eventi più incresciosi dalla sua fondazione, sulla SS 18 all'altezza di località Marinella, un'auto piomba su un gruppo di ciclisti. Moriranno otto persone di cui sette sul colpo e una qualche settimana dopo. L'autore del fatto è condannato, nel 2013 ad otto anni di reclusione.

Il 9 ottobre 2011 la città accoglie papa Benedetto XVI in occasione della sua visita pastorale a Lamezia Terme e a Serra San Bruno. Nell'area industriale lametina il Papa celebra la santa messa, al termine della quale si reca nel centro della città e viene ospitato nella curia vescovile dal vescovo Luigi Antonio Cantafora.

Il 12 settembre 2013, nell'area industriale della città lametina, esplode un silos dell'impresa Il sap Biopro di Latina, specializzata nella trasformazione di oli combustibili. L'esplosione provoca la morte immediata, per ustioni sul 95% del corpo, di due saldatori e il ferimento con il successivo decesso di un altro operaio. Breve storia dei tre ex comuni.

Nicastro: la sua storia ha inizio in epoca bizantina tra il IX e il X secolo, con la costruzione dell'avamposto militare Neo Castrum, da cui il quartiere odierno prende il nome. In epoca Normanna, su una struttura preesistente, venne edificato il castello, a protezione della ricca piana.

In epoca Sveva, vi soggiornò anche l'imperatore Federico II, e il castello venne anche utilizzato come prigione per il figlio ribelle di quest'ultimo, il principe Enrico, detto lo Sciancato.

È stata in passato e lo è tuttora sede di importanti attività commerciali e centro culturale di notevole importanza. Secondo una tradizione locale, Nicastro, il quartiere più popoloso di Lamezia, sarebbe una delle città più antiche d'Italia fondata da Askenaz, pronipote di Noè, che dall'Armenia si sarebbe spostato in Calabria e fu abitata da Ausoni ed Enotri.

La città è stata identificata anche con l'antica Numistro o Numistra, per questo motivo la via principale della città è stata chiamata Corso Numistrano. Altri hanno identificato Nicastro con Lissania, città fondata agli inizi dell'era cristiana.

Gli storiografi contemporanei tendono a escludere queste ipotesi collocando la fondazione verso l'VIII secolo d.C.Sambiase: nasce verso il IX secolo, intorno al monastero di San Biagio, santo dal cui nome deriva, per successive trasformazioni linguistiche, quello del quartiere odierno della città.

Numerose nel corso degli anni le chiese costruite all'interno della città. Delle tredici originarie, però, ne restano in piedi soltanto cinque, mentre le altre sono andate distrutte o trasformate dai cittadini dell'epoca, in abitazioni o negozi commerciali.

Già prima in epoca romana con il nome di Due Torri, Sambiase era conosciuta come meta turistica, per le terme, chiamate allora Aquae Angae di origini magno-greche. Durante il periodo ellenico nel sud Italia e nell'attuale territorio di Lamezia Terme precisamente a Sambiase si insediarono la cittadella di Melea e parte della città di Terina.

Di questa civiltà sono rimaste poche tracce, solo un mosaico di una villa greca nella Chiesa B. V. del Carmine, delle monete terinesi a Caronte e il tesoretto di Acquafredda (entrambe frazioni di Lamezia Terme), conservate nel museo archeologico lametino.

Sant'Eufemia Lamezia: Sant'Eufemia ha una storia antichissima, documentata dai tempi dei Normanni, ed è stata sede di un baliaggio assegnato all'ordine dei Cavalieri Gerosolimitani, oggi noto come Sovrano militare ordine di Malta.

L'ordine possedeva oltre al baliaggio di Sant'Eufemia, anche i feudi limitrofi di Nocera Terinese e Izzaria (oggi Gizzeria). In seguito al disastroso terremoto del 28 marzo 1638, che aveva visto la città come suo epicentro, un nuovo centro, quello di Sant'Eufemia del Golfo (oggi Sent'Eufemia Vetere), venne fondato in una zona collinare poco distante. Con la fine del baliaggio il territorio di Sant'Eufemia entrò a far parte del comune di Gizzeria, il quartiere odierno fu costruito invece durante il periodo fascista”.

La città è attrezzata anche di un Aeroporto Internazionale di grosso importanza. L’ideale per le cosche, che controllano il territorio, proliferano e fanno affari d’oro.

Le faide, da sempre, sono inserite nella più vasta guerra di mafia per il controllo del territorio.

“La Faida di Lamezia Terme è una guerra di tra 'ndrine che ha preso il via a Lamezia Terme all'inizio degli anni 2000 e si trascina ancora fino ad oggi (anche se ci sono state sospensioni temporali della guerra nel corso degli anni). Le 'ndrine contrapposte: i Torcasio-Cerra da una parte e i Iannazzo-Giampà dall'altra.

La storia-La faida scoppiò per una spaccatura tra il gruppo Torcasio-Cerra e quello degli Iannazzo-Giampà (cosche principali di Lamezia Lerme) un tempo alleati, al fine di controllare le varie attività illecite della città (il traffico di droga, le estorsioni, il controllo degli appalti pubblici, l'usura, tutte attività che in una grossa realtà come Lamezia Terme, che è la terza città calabrese, fanno ricavare tanto potere economico e sociale alle 'ndrine).

Fin dall'inizio della faida, fonte Wikipedia, il gruppo dei Cerra-Torcasio era considerato dominante in città come sosteneva la relazione della commissione antimafia nel 2008 ma questo potere fu messo in discussione dal gruppo Iannazzo-Giampà, un'organizzazione potente anche economicamente.

I Torcasio dopo tanti anni di faida hanno subito pesanti perdite tanto che oggi sono considerati il clan perdente. Lo scioglimento del consiglio comunale di Lamezia Terme1991-Il consiglio comunale di Lamezia Terme viene sciolto per mafia per ben due volte.

La prima volta, nel 1991 in base alla legge contro le infiltrazioni mafiose negli enti locali, la commissione d'accesso agli atti, incaricata di effettuare le indagini, riscontrò la penetrazione della ndrangheta nell'ente locale in particolare 7 consiglieri comunali erano diretta espressione dei clan cittadini (tra gli altri i Giampà, i Iannazzo, i Torcasio) infatti sedeva nel civico consesso Domenico Giampà fratello di Pasquale Giampà ritenuto dagli inquirenti presunto elemento di spicco della malavita lametina.

Inoltre (sostiene ancora la relazione del ministero dell'interno) si ritiene che detto consigliere possa essere affiliato al clan mafioso Giampà-Cerra;2002-Il consiglio comunale venne sciolto la seconda volta durante la faida nel 2002, infatti la relazione del ministro dell'interno dichiara:".

Il livello di gravità della condizione locale è dato dalla presenza sul territorio di tre agguerrite cosche mafiose, frutto di scissioni e di nuove alleanze, dedite all'attività estorsiva, al traffico di sostanze stupefacenti e di armi ed alla infiltrazione nell'imprenditoria locale e negli appalti pubblici.

La guerra di mafia apertasi tra le suddette cosche ha fatto registrare in un breve periodo (settembre 2000 - luglio 2002) ben sedici distinti episodi di agguato di stampo mafioso, caratterizzati da particolare efferatezza e spregiudicatezza di esecuzione, con quindici omicidi e sette ferimenti gravi.

Il contesto così degradato, unitamente all'emergere di specifiche situazioni abbisognevoli di approfondimento, ha motivato l'esigenza di una preventiva analisi dei rischi di esposizioni ad interferenze criminali, anche in relazione alla realizzazione di grandi opere infrastrutturali già programmate".

Al termine delle indagini effettuate dalla commissione d'accesso agli atti presso il comune di Lamezia Terme verranno riscontrate vari elementi a supporto dell'ipotesi di infiltrazione mafiosa nell'ente locale tra cui come dichiara ancora la relazione del ministero dell'interno: "Il quadro ambientale emerso dagli accertamenti risulta caratterizzato dagli stretti rapporti di parentela di due consiglieri comunali in carica con altrettanti elementi del disciolto consiglio, a suo tempo indicati nel provvedimento di rigore come gravitanti negli ambienti mafiosi e rinviati a giudizio nel 1995 per il delitto di cui all'art. 416-bis del c.p.; altro consigliere, già facente parte del disciolto consiglio ed indicato nel provvedimento di rigore quale beneficiario di voto di scambio in occasione delle elezioni del 1991, è entrato in consiglio nel luglio 2002.

Rapporti di parentela e affinità con personaggi appartenenti o vicini alla criminalità organizzata sono riconducibili ad altri quattro consiglieri, eletti nelle recenti consultazioni.

Concorre a delineare la particolare situazione dell'amministrazione il prossimo ingresso in consiglio comunale di un soggetto attualmente sottoposto a custodia cautelare in carcere per il reato di usura.

Il medesimo, già agli arresti domiciliari, si è vista respinta il 28 settembre 2002 l'istanza di riesame dalla Corte di cassazione la quale ha specificatamente motivato con la incontrovertibile sua pericolosità sociale. ".

Gli omicidi- Dall'estate del 2000 ad oggi le persone uccise nel corso della faida sono 53 oltre i numerosi ferimenti, attentati, danneggiamenti.

Vincenzo Montilla 38 anni è l'omicidio che fa scattare la faida nel 2000

Giovanni Torcasio presunto capoclan e cristian materazzo 22 anni duplice omicidio 29 settembre 2000

Paolo Cappello, 42 anni 11 novembre 2000

Pasquale Izzo e Giuseppe Molinaro 6 dicembre 2000

Giovanni Torcasio, detto “u mindico” capo storico dell'omonimo clan, viene freddato in mezzo alla folla nella centralissma piazza Mercato Vecchio 23 dicembre 2000

Antonio Torcasio 25 anni 11 gennaio 2001

Giuseppe Ariosta 67 anni 1º febbraio 2001

Vincenzo Talarico, 56 anni, viene ammazzato a colpi di lupara al volto sotto gli occhi terrorizzati del figlio 8 marzo 200

Pasquale Giampà, 44 anni, fratello del presunto boss Francesco detto il “professore”, giustiziato con undici colpi di pistola a bordo della sua auto 22 agosto 2001

Giuseppe Chirico 26 anni 17 settembre 2001

Enzo Di Spena 25 anni 7 novembre 2001

L'avvocato Torquato Ciriaco, 55 anni, noto civilista e amministrativista, viene ucciso lungo la strada di collegamento con Maida. Un omicidio, affermano gli inquirenti sin dall'inizio, di chiara matrice mafiosa ed oltremodo eccellente 1º marzo 2002 (Vittime della 'Ndrangheta)

Nino Torcasio, di 27 anni, vittima di un agguato nel quale rimane gravemente ferito il fratello Domenico, di 34 anni. Il 30 marzo 2002 I killer incaricati della lugubre missione di sangue e morte avrebbero voluto farlo saltare in aria con una bomba dentro una cesta, ma l'ordigno non esplose. Tornarono dentro e lo uccisero con un colpo di pistola

Salvatore Cannizzaro 57 anni 19 giugno 2002

Vincenzo Giampà 56 anni altro fratello del “professore” 6 luglio 2002

Francesco Grandinetti, 46 anni, manovale, indicato dagli inquirenti vicino alla cosca Torcasio e Vincenzo Palaia, 51 anni, venditore ambulante 16 novembre 2002

Antonio Perri, di 71 anni, viene ucciso all'ingresso di un deposito del centro commerciale “Atlantico” di sua proprietà

Francesco e Antonio Torcasio, rispettivamente di 45 e 33 anni tre maggio 2003

Antonio Torcasio 32 anni sorvegliato speciale freddato davanti all'ingresso del commissariato di polizia 23 maggio 2003

Vincenzo Torcasio 19 anni 26 luglio 2003

Pietro Bucchino, 32 anni, 11 ottobre 2003

Giuseppe Torcasio di 48 anni, esponente dell'omonimo clan 22 ottobre 2003

Domenico Zagami 26 anni con precedenti penali per armi ed estorsioni, vicino alla cosca Torcasio 14 agosto 2004

Giovanni Gualtieri, freddato con cinque colpi di pistola. Gualtieri era cognato di Pasquale Torcasio 13 novembre 2004

Francesco Zagami di 28 anni 24 gennaio 2005

Antonio Deodato, di 27 anni 6 febbraio 2005

Pietro Pulice, 42 anni 1º ottobre 2005

Francesco Provenzano 22 anni 31 marzo 2006

Francesco Diano, di 52 anni, già noto alle forze dell'ordine e Santo Raso, di 33, incensurato 12 maggio 2006

Giovanni Rotundo 38 anni 15 giugno 2006

 Domenico Torchia, di 24 anni, 30 luglio 2006

 Giuseppe Catanzaro 44 anni 4 agosto 2006

 Vincenzo Spena e Domenico Vaccaro 26 ottobre 2006

 Federico Gualtieri, viene ucciso in un agguato L'uomo, secondo quanto riferito dagli investigatori, faceva parte della cosca Cerra-Torcasio-Gualtieri 27 marzo 2007

Antonio Longo imprenditore di soverato 2008

Gino Benincasa ex assessore comunale 30 aprile 2008

Bruno Cittadino di 37 anni 31 luglio 2008

Roberto Amendola 24 anni 13 novembre 2008 viene trovato bruciato in un'auto, all'interno di un'autovettura “Y 10” intestata alla madre

Nicola Gualtieri, 29 anni, 17 dicembre 2010

Giuseppe Chirumbolo, 33 anni 31 marzo 2010

Giovanni Caputo, 62 anni 9 maggio 2011

Vincenzo Torcasio 7 giugno 2011

Francesco Torcasio 7 luglio 2011 20 anni figlio di Vincenzo Torcasio”.

Traduce bene il lancio dell’Ansa:”Beni per un valore di 500 milioni di euro, riconducibili ad affiliati alla cosca di 'Ndragnheta di Iannazzo di Lamezia Terme, sono stati sequestrati dal nucleo di polizia tributaria di Catanzaro della Guardia di Finanza.

Tra i beni sequestrati c'è il centro commerciale "Due mari", ubicato a Maida, tra Catanzaro e Lamezia Terme, di proprietà dell'imprenditore Franco Perri.

Il sequestro di beni é stato disposto dalla sezione misure di prevenzione del Tribunale di Catanzaro su richiesta della Dda del capoluogo. I beni oggetto del provvedimento sono ubicati in varie zone della Calabria e consistono in una lunga serie di beni mobili ed immobili, società e titoli bancari.

Non sarà chiuso, né ci sarà alcuna interruzione della sua attività, il centro commerciale "Due Mari", uno dei beni sequestrati dal Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza di Catanzaro, per un valore complessivo di cinquecento milioni di euro, nell'ambito dell'operazione denominata "Nettuno".

Secondo quanto ha riferito la Dda di Catanzaro, che ha chiesto ed ottenuto dal Gip l'emissione del provvedimento di sequestro, é stato già predisposto un "pool" di professionisti che curerà l'amministrazione del centro commerciale, che potrà proseguire così regolarmente la sua attività.

L'inchiesta che ha portato al sequestro dei beni é stata condotta dal pm della Dda Elio Romano sotto le direttive del procuratore della Repubblica facente funzioni, Giovanni Bombardieri

 

La storia della realizzazione dell'imponente centro commerciale "Due mari", sequestrato oggi dalla Guardia di finanza, è legata a doppio filo alla guerra tra cosche che insanguinò Lamezia Terme a partire dal 2003.

La grande struttura realizzata dall'imprenditore Antonio Perri tra Catanzaro e Lamezia Terme, lungo la statale 280 detta appunto "dei Due mari", determinò nuovi assetti che avrebbero spostato l'epicentro dell'economia locale dal centro di Lamezia Terme.

Decine di commercianti, a seguito della realizzazione del centro commerciale, avrebbero trasferito le loro attività in quella zona e quindi sarebbero passati sotto il controllo della cosca Iannazzo.

Un cambiamento che sottraeva alla cosca Torcasio, egemone nella zona di "Capizzaglie" di Lamezia, la possibilità di controllare le estorsioni. Dapprima cercarono di impaurire i commercianti con telefonate minatorie ma, non ottenendo risultati, decisero di mandare un segnale forte.

Fu per questo motivo, secondo la ricostruzione degli inquirenti, che Antonio Perri, 71 anni, fu ucciso il 10 marzo del 2003 mentre si trovava nel supermercato "Atlantico".

Fu proprio l'omicidio dell'imprenditore che fece da "detonatore" della guerra di mafia che culmina con l'assassinio di due esponenti di vertice dei Torcasio, Antonio e Vincenzo. Come risposta ai due omicidi venne trafugata la bara di Antonio Perri, con la successiva richiesta di un riscatto di 150 mila euro per la restituzione.

La salma verrà ritrovata dalla polizia il 21 marzo 2008, seppellita a 50 metri dalla strada dei Due Mari. È in questo contesto che si sarebbe consolidato il rapporto tra la cosca Iannazzo e l'imprenditore Francesco Perri, figlio di Antonio, e nuovo titolare del centro commerciale "Due Mari" arrestato nel maggio scorso, con l'accusa di associazione mafiosa, nell'ambito dell'inchiesta "Andromeda" della Dda di Catanzaro”.

La Piovra Calabrese, ha radici profonde. Gli storici la fanno risalire agli anni del 1800.

Ma c’è chi si avventura in date molto più remote.

“La ’ndràngheta ['ndraŋgeta] (anche Famiglia Montalbano, la Santa e Picciotteria) è un'organizzazione criminale italiana di connotazione mafiosa originaria della Calabria.

Si è sviluppata a partire da organizzazioni criminali operanti nella provincia di Reggio Calabria, dove è fortemente radicata, anche se il potere mafioso è in forte espansione nelle province di Vibo Valentia, Catanzaro, Crotone e Cosenza.

La sua attività principale è il narcotraffico, seguita dalla partecipazione in appalti, condizionamento del voto elettorale, estorsione, usura, traffico di armi, gioco d'azzardo, traffico di esseri umani, e smaltimento di rifiuti tossici e radioattivi.

In Calabria svolge un profondo condizionamento sociale fondato sia sulla forza delle armi che sul ruolo economico raggiunto attraverso il riciclaggio del denaro.

Attività questa, che le ha permesso di controllare ampi settori dell'economia dall'impresa al commercio e all'agricoltura, spesso con una forte connivenza di aree della pubblica amministrazione a livello locale e regionale di tutti gli schieramenti politici. Secondo il rapporto Eurispes 2008 ha un giro d'affari di 44 miliardi di euro annui.

La relazione della Commissione parlamentare antimafia del 20 febbraio 2008 afferma che la 'ndrangheta «ha una struttura tentacolare priva di direzione strategica ma caratterizzata da una sorta di intelligenza organica», e la paragona alla struttura del movimento terroristico islamico Al-Qaida.

Dal 2013, la 'ndrangheta è considerata tra le più pericolose organizzazioni criminali del mondo con un fatturato che si aggira intorno ai 53 miliardi di euro, con numerose ramificazioni all'estero (dal Canada all'Australia e nei paesi europei meta dell'emigrazione calabrese).

La storia della 'ndrangheta nasce nella seconda metà del XIX secolo in vari paesi della provincia di Reggio Calabria.

Con l'inizio del XX secolo e le prime emigrazioni di italiani, si insedia anche all'estero, soprattutto in Canada e Australia. È un'organizzazione criminale di tipo rurale con riti di iniziazione e codici che ne definiscono le regole.

Dagli anni cinquanta, in contemporanea all'emigrazione meridionale ha cominciato a operare anche nel nord Italia ed è con i sequestri di persona che negli anni settanta i media le danno attenzione sotto il nome di "anonima sequestri".

A partire dal 1950 infatti si afferma su tutta la regione a causa della scarsa presenza dello Stato, o addirittura del favoreggiamento di personaggi politici che tramite essa ne potevano dirottare i voti.

Negli anni sessanta si converte a mafia basata su legami di sangue e crescono in importanza 3 'ndrine o famiglie: i Piromalli nella piana di Gioia Tauro, i Tripodo a Reggio Calabria e i Macrì nella Locride.

In questo periodo la 'ndrangheta, allora ribattezzata l'anonima sequestri, comincia a usufruire del sequestro di persona per avere immediate liquidità da reinvestire nel narcotraffico.

Il ruolo nell'eversione. I fatti di Reggio.

Si viene a conoscenza, fonte Wikipedia, dei rapporti fra 'ndrangheta e destra eversiva in un'inchiesta della procura di Reggio Calabria conclusasi nel 1994. L'inchiesta rivela relazioni tra Junio Valerio Borghese, Stefano Delle Chiaie, i servizi segreti, le logge massoniche e la mafia calabrese.

Membri delle 'ndrine sarebbero stati coinvolti nel cosiddetto Golpe Borghese. Un uomo di contatto sarebbe stato Antonio Nirta. Il pentito Giacomo Lauro parla anche di un incontro nell'estate del 1970 tra i capibastone dei De Stefano Paolo e Giorgio e Junio Valerio Borghese. Secondo la testimonianza di Vincenzo Vinciguerra, la 'Ndrangheta per il golpe avrebbe messo in azione 4000 uomini. Riconducibile alla 'Ndrangheta e all'estrema destra anche l'attentato al treno Freccia del Sud che deragliò a Gioia Tauro il 22 luglio 1970, uccidendo sei persone e ferendone una sessantina.

Alcune fonti imputano alla criminalità organizzata calabrese l'attività di controllo della zona di via Gradoli in Roma. La stessa Lucia Mokbel – che, al momento della perquisizione mancata all'interno 11, era inquilina dell'appartamento frontale all'interno 9 del civico 96 di quella strada era sia indicata in diverse inchieste giornalistiche come pregressa informatrice del SISDE o della polizia, sia la sorella di quel Gennaro Mokbel arrestato trentadue anni dopo nell'operazione Phuncards-Broker per essere l'elemento di congiunzione tra le società di telecomunicazione Fastweb e Telecom Sparkle, che fatturavano in modo falso, e gli interessi di esponenti della 'ndrangheta”.

Naturalmente nessun grida ‘vittoria’ per l’ennesimo colpo, inflitto alla mafia calabrese.

Prima guerra di 'ndrangheta e Seconda guerra di 'Ndrangheta.

Tra gli anni settanta e ottanta avvengono ben due guerre di mafia: la prima dovuta al desiderio delle nuove generazioni di entrare nel traffico di stupefacenti osteggiata dalle famiglie fedeli al vecchio modello di "onorata società", la seconda dovuta all'indipendenza delle 'ndrine fra di loro e sulla modalità di gestire i capitali accumulati dalle nuove attività.

Negli anni settanta furono create nuove doti di livello superiore: la Santa e il Vangelo e successivamente altre ancora le quali formano la società maggiore e di cui oggi tutti i capo-locali possiedono.

In questo periodo nasce, quindi, la sovrastruttura della Santa per tenere contatti con la massoneria, le cariche delle stato, delle forze dell'ordine e della magistratura.

Analogamente alle altre mafie italiane, all'interno sono presenti rigidi riti di affiliazione, riti di dote, codici comportamentali tra gli affiliati e durante le riunioni che tutti sono tenuti a rispettare; caso unico nel panorama italiano, tali riti sono in uso ancora oggi.

Regole e formule non sono cambiate dalla fine dell'Ottocento; al più ne sono state aggiunte di nuove in funzione delle nuove doti create.

Già negli anni ottanta furono in grado di mettere in piedi un traffico di droga in tre continenti, il cosiddetto Siderno Group: dal Canada all'Australia, dal Sud America all'Italia.

Dagli anni novanta, nascono delle sovrastrutture per dirimere questioni tra le 'ndrine per evitare le faide, e per dare cariche di alto livello, prima inesistenti agli affiliati.

In Calabria ci sono 3 mandamenti che dividono la provincia di Reggio Calabria in mandamento Ionico, Piana e Città i quali fanno riferimento al Crimine di Polsi.

A quest'ultimo fanno riferimento anche le camere di controllo della Lombardia e della Liguria, il Crimine australiano e di Toronto, organismi analoghi ai mandamenti calabresi.

Negli anni novanta per sedare il fenomeno criminoso nell'Operazione Riace si utilizza l'intervento dell'esercito, successivamente si esegue una serie di maxiprocessi: "Wall Street", "Count Down", "Hoca Tuca", "Nord - Sud", "Belgio" e "Fine" che coinvolgono molte 'ndrine e la fine del Siderno Group, un consorzio malavitoso tra il Canada e la Calabria.

Gli anni '90. Nel 1991 terminano la faida di Taurianova e Cittanova, e comincia quella di San Luca. Lo stesso anno viene assassinato il magistrato Antonino Scopelliti che stava lavorando al maxiprocesso di Palermo.

Nonostante ciò è proprio in questo periodo che stringe sempre in modo più stretto i contatti con i cartelli colombiani e le organizzazioni paramilitari sudamericane per un controllo internazionale del traffico di cocaina.Gli anni 2000.

Negli anni 2000 l'organizzazione ha continuato a rafforzarsi e ad espendersi in Italia e all'estero replicando la sua struttura e infiltrandosi nelle istituzioni e nel tessuto economico dei paesi; stabilendo contatti permanenti con i narcotrafficanti sud americani., instaurando nuovi contatti con i cartelli messicani e creando nuove rotte della droga passando per l'Africa occidentale.

Di notevole rilievo l'arresto nel 2004 di Giuseppe Morabito, il latitante e ricercato numero uno della 'ndrangheta e l'omicidio del vicepresidente del Consiglio regionale della Calabria Francesco Fortugno.

Da questo omicidio i ragazzi della città di Locri formarono una nuova organizzazione antimafia: Ammazzateci tutti. Nell'agosto 2007 è ritornata sotto i riflettori la faida di San Luca tra le cosche Nirta-Strangio e Pelle-Vottari dopo la strage di Ferragosto nel ristorante italiano Da Bruno a Duisburg in Germania (6 persone uccise).

« La strage di Duisburg è stata come un geyser. Uno zampillo ribollente e micidiale che da una fessura del suolo ha scagliato verso l'alto, finalmente visibile a tutti, il liquido miasmatico e pericolosissimo di una criminalità che partendo dalle profondità più remote della Calabria, si era da tempo diffusa ovunque nel sottosuolo oscuro della globalizzazione. »(Relazione annuale sulla 'ndrangheta, Francesco Forgione, Presidente della commissione parlamentare antimafia, Il 20 febbraio 2008)

Nel 2008 viene Pubblicata la Relazione annuale dell'Antimafia per la prima volta principalmente incentrata sul fenomeno della mafia calabrese.

Viene presentata da Francesco Forgione presidente della Commissione parlamentare Antimafia.

Il 31 maggio 2008 la 'ndrangheta viene inserita dal governo degli Stati Uniti nella lista Foreign Narcotics Kingpins, cioè delle organizzazioni e persone dedite al narcotraffico.

La conseguenza sarà la possibilità di congelare i patrimoni in territorio.

Logo del movimento Ammazzateci tutti. Con l'arrivo del XXI secolo la 'ndrangheta entra di diritto fra le più potenti organizzazioni criminali al mondo, prima in Italia, con il monopolio del traffico di cocaina nel continente.

Nel settembre 2009 scoppia il caso Relitto di Cetraro, l'affondamento di navi contenenti rifiuti tossici in Calabria e per tutto il Mediterraneo fino in Somalia, scaturite dalle confessioni del pentito Francesco Fonti.

Tra il 2010 e il 2011 si concludono le operazioni Crimine-Infinito e Minotauro che oltre a portare numerosi arresti mettono definitivamente in luce le strutture apicali dell'organizzazione e le loro relazioni: in Calabria con i mandamenti provinciali e il Crimine di Polsi, al di fuori con la Lombardia, le locali liguri, piemontesi, tedesche e le camere di controllo del Canada e dell'Australia”.

La battaglia o guerra per battere il Male, è lunga, insidiosa e piena di colpi di scena, come sottolineano i procuratori capo, in conferenza stampa.

Tuttavia lo Stato è sulla strada maestra, assicurano gli esperti ed alla fine, vincerà.

Intanto ci sono tanti pentiti o collaboratori di Giustizia. Poi il muro d’omertà, si va sbriciolando, sassolino, dopo sassolino. Terzo elemento, gl’imprenditori sempre più numerosi, hanno cominciato a collaborare con la Giustizia.

Ma per battere la criminalità organizzata, bisogna sconfiggere  l’intelligenza criminale, che Luigi Malafarina ha definito “Mafia dalla scarpe lucide”;  Salvatore Boemi  ‘Colletti Bianchi’;  Giuseppe Pignatone, ‘Mafia Borghese’; Franco Roberti, ‘Borghesia Mafiosa’; Federico Cafiero De Raho, ‘Zona Grigia’e Piero Grasso, ‘Menti Raffinate’.

Domenico Salvatore

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