Operazione Fata Morgana, Ma davvero a Reggio Calabria c'era una cupola segreta?

11.05.2016 12:14

Ma a Reggio Calabria, ‘comandano’ i quattro casati di ‘ndrangheta dei De Stefano, Condello, Tegano e Libri? E gli altri? Satelliti, corpi celesti, meteore…L’avvocato, onorevole Paolo Romeo è l’eminenza grigia della ‘Piovra’?

OPERAZIONE FATA MORGANA, COMITATI D’AFFARI COME SCATOLE CINESI?

Domenico Salvatore

Connivenze, connubi, complicità, collusioni? Tornano alla mente, le operazioni della DDA, contro i famigerati “Comitati d’affari”, gramigna, erbacce infestanti inestirpabili, zizzania; nomi eccellenti, arresti, processi, condanne.

Questo, è il momento degli avvocati. Gli ultimi quattro in ordine di tempo sono Giorgio De Stefano, Paolo Romeo, Rocco Zoccali e Antonio Marra. Cinque imprenditori. In precedenza, una serie di ingegneri.

Ma da qui, a dire che facciano parte della così detta ‘zona grigia, colletti bianchi o borghesia mafiosa”, ce ne passa.

Servono almeno tre gradi di giudizio, salvo ricorsi e controricorsi, revisione processo ed altri inghippi procedurali, alchimie giuridiche, vizi di forma, escamotages processuali e così via.

Sarà il caso, la coincidenza, il destino, la fatalità, la concomitanza, il sincronismo, la sorte, la ventura o che cosa…

Il procuratore nazionale Piero Grasso, scrittore, saggista, presidente del Senato, in una conferenza stampa, su domanda di un giornalista sbottò:” Sono menti raffinatissime, difficili da scoprire (quasi) impossibile da condannare”.

Ma un suo collega, Federico Cafiero De Raho, ribadisce. “Intoccabili, innominabili ? Non ce ne sono. Non ce ne sono, mai stati”.

I giornali di stamani, non vanno per il sottile. Il Fatto Quotidiano scrive:” Paolo e Giorgio. Ossia Paolo Romeo e Giorgio De Stefano. Il grande vecchio e l’avvocato di famiglia.

Era il 17 febbraio 2012 quando il colonnello Valerio Giardina, ex comandante del Ros, durante il processo Meta in aula bunker parlava di Paolo e Giorgio come “le vere menti di quella lobby affaristico-massonica che gestisce il perverso circuito imprenditoriale e criminale di Reggio Calabria”.

Indagati anche il presidente della Provincia Giuseppe Raffa, il magistrato in ensione Giuseppe Tuccio e l’ex presidente della Reggina Calcio Pino Benedetto.

Accusato di estorsione e intestazione fittizia, Romeo è un “esponente dell’estrema destra, sin dagli anni 70, allorchè militava in Avanguardia Nazionale, anello di congiunzione tra la mafia reggina e la politica, massone, ritenuto anche legato a settori dei servizi segreti”.

Di lui parlano molti pentiti tra cui Filipo Barreca che lo aveva descritto come appartenente alla struttura Gladio e collegato ai servizi segreti…”.

C’è o non c’è, questa “Cupola segreta a Reggio” di cui parla la Gazzetta del Sud ? Ed “Il ruolo baricentrico dell’avvocato “nero”? Ed il ‘poker d’assi’ che ruota intorno agli storici casati di ‘ndrangheta: De Stefano Condello, Tegani, Libri?

Operazione Fata Morgana, dichiarazioni al tavolo

Il comandante provinciale, colonnello Alessandro Barbera, ha ribadito la disponibilità e la vicinanza del suo ufficio.

Concetto che più volte era stato lanciato dal comandante regionale della Fiamme Gialle, generale di Divisione, Gianluigi Miglioli che ha definito la Procura della Repubblica di Reggio Calabria, “Una procura speciale, che lavora non solo sul senso del dovere  ma anche sul senso del volere.

E De Raho, un procuratore speciale. Ma, ha rivolto i complimenti anche al comandante provinciale Barbera ed ai suoi subordinati”. 

Al tavolo, il comandante del Gruppo di Reggio Calabria, Assieme al procuratore capo della Repubblica, Federico Cafiero De Raho, che ha detto fra l’altro: “Abbiamo dovuto agire subito con i fermi per scongiurare il rischio concreto di fuga dei soggetti interessati come Natale Saraceno e l’avvocato Marra, evidentemente al corrente delle indagini” ; ma perché, c’era una talpa, che informava tempestivamente? Dejà vu!

Ed ancora:”   Vi sono soggetti che hanno ruoli significativi con l’immagine apparentemente pulita della città che lavora, di operazioni di manipolazione di valore di beni posti in vendita, di intimidazioni in danno di imprenditori, intestazione fittizia di beni, di episodi di mala gestione nella pubblica amministrazione e nella gestione di fondi pubblici. 

Difficile lavorare a Reggio; per chi voglia operare nella legalità,  si trova davanti, ostacoli continui e non sa, a chi affidarsi perché la ‘ndrangheta, sa essere persuasiva con i suoi metodi.

Inoltre chi è tenuto a deve proteggere i cittadini e ha dei doveri precisi, gestendo la cosa pubblica, intesse relazioni con chi, è già macchiato da condanne per associazione mafiosa.

Ciò mi rattrista;  per questo, dico ai reggini, che devono pensare all’avvenire della città, senza fare affidamento sui capitali e le linee direttive della ‘ndrangheta, attraverso i suoi esponenti, che tutti sanno chi siano.

Ma, si continua a legittimarli, come se fossero “l’impresa calabrese. Si desidera certamente con ansia, che arrivino i finanziamenti come quelli della Città Metropolitana ma chiediamo una selezione efficace, affinchè non finiscano nelle mani dei soliti noti”. 

In conferenza stampa, anche il t. colonnello Mario Intelisano, che ha accennato ai dettagli dell’operazione; ma, non si è potuto sbilanciare più di tanto.

I provvedimenti, siglati dal procuratore capo della DDA, Federico Cafiero De Raho e dai sostituti procuratori, Stefano Musolino, Giuseppe Lombardo, Rosario Ferracane e Luca Miceli, hanno riguardato, soggetti operanti nella cosiddetta “zona grigia”.

Soggetti,  che utilizzando la fitta rete di entrature ed agganci nella Pubblica Amministrazione, sono in grado di condizionare l’economia e l’imprenditoria; creando un sistema criminale in grado di alterare gli equilibri della classe dirigente ed imprenditoriale della città.

Nelle prossime ore sono attesi atri risvolti dell’operazione; per come annunciato da funzionari ed inquirenti. Ha detto pure De Raho “Stiamo lavorando per non lasciare campi di indagine scoperti.

Non devono esistere gli intoccabili e nelle nostre indagini di  intoccabili non ce ne sono mai stati”.  

Arrivano i commenti. Rosy Bindi presidente della Commissione parlamentare Antimafia: “È evidente che la politica deve fare di più per liberarsi dalla morsa dei poteri criminali. 

Ha ragione il procuratore capo di Reggio Calabria quando invita a vigilare sulla selezione dei finanziamenti pubblici in arrivo in quella regione.

Occorre assicurare rigore, trasparenza e rispetto della legalità per evitare che opportunità di sviluppo si trasformino in occasioni per rafforzare il potere della ‘ndrangheta.

L’operazione portata a termine a Reggio Calabria dalla Guardia di Finanza, sotto il coordinamento della Dda, è di grande rilievo. È stato portato alla luce, ancora una volta, un sistema articolato che cercava di piegare gli investimenti pubblici e privati agli interessi delle cosche della ‘ndrangheta.

Un sistema, che coinvolgeva esponenti della criminalità organizzata ma, soprattutto, personalità della politica, delle professioni, dell’economia.

Il quadro delle connivenze e delle collusioni mafiose, potrebbe essere ancora più inquietante qualora dovesse essere confermato anche il coinvolgimento di magistrati, uomini di chiesa e pezzi di una certa massoneria.

Non è la prima volta che questo accade in Calabria. Colpisce, come ha rilevato anche il procuratore Cafiero de Raho, che alcune delle persone coinvolte siano già state inquisite e condannate per mafia e, malgrado ciò, abbiano potuto esercitare indebite influenze sulla pubblica amministrazione e condizionare importanti attività imprenditoriali locali”.

Dorina Bianchi, sottosegretario al Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo e deputato del Gruppo Area Popolare (Ncd-Udc): “Un altro duro colpo alle cosche operanti nel territorio di Reggio Calabria, che soffocavano l’economia della città e delle attività commerciali dei cittadini per bene.

 Un lavoro prezioso della Guardia di Finanza e della Direzione Distrettuale Antimafia, ai quali rivolgiamo le congratulazioni per questa brillante operazione, che ha portato a smascherare un’organizzazione strutturata e che rappresentava un peso per tutta la comunità”.

Giornale di Calabria riporta una dichiarazione del procuratore capo della DDA di Reggio Calabria:” Sorprende che l’avv. Romeo sia ancora baricentro di rapporti che presiedono le più importanti proiezioni economiche nella città di Reggio Calabria nonostante in passato egli sia stato condannato per concorso esterno in associazione mafiosa.

Secondo l’accusa, Romeo e gli altri fermati, si muovevano in stretta connessione curando rapporti con la politica e la pubblica amministrazione a prescindere dai partiti per ottenere favori.

In particolare si sarebbero serviti delle loro entrature con la politica e con le pubbliche amministrazioni per ottenere vantaggi in grado di condizionare l’economia e l’imprenditoria a Reggio Calabria attraverso l’avvio di importanti iniziative commerciali, come la “Perla dello Stretto”, un maxi centro commerciale situato a Villa San Giovanni.

Il gruppo aveva nei fatti preso il controllo del centro ‘Perla dello Stretto’, già sede della filiale Fiat di Reggio. La figura dell’avv. Romeo emerge come elemento coagulante ai fini della ripresa delle attività commerciali dentro questa grande struttura.

Di fatto egli era a capo di un consorzio di cui facevano parte numerosi imprenditori che beneficiano tuttora di punti vendita all’interno della struttura.

Chi tentava di ribellarsi a quelli che si possono definire contratti capestro veniva intimidito e colpito come è capitato ad un commerciante che ha avuto il punto vendita incendiato.

Il lavoro della Guardia di Finanza testimonia quanto sia ancora difficile per gli imprenditori onesti poter lavorare a Reggio, mentre tutto diviene facile per quegli imprenditori che si affidano alla ‘ndrangheta e trovano porte aperte.

L’avv. Romeo governava una struttura relazionale in grado di gestire un enorme potere di indirizzo sulle sorti delle principali attività economiche cittadine, enfatizzato dalla situazione di disoccupazione, emergenza di cronico fattore di sottosviluppo.

Un sistema asfissiante, perché, come è stato accertato, in grado di influenzare anche la pubblica amministrazione e la politica.  La politica in un territorio come questo deve allontanare quei personaggi che continuano ad essere protagonisti nonostante condanne mafiose.

Insisto, è triste notare come attorno a questi personaggi si coagulino le più importanti iniziative economiche sul territorio. Eppure tutti conoscono questi personaggi, sanno chi sono ma continuano a farli prevalere.

La Calabria deve fare una enorme selezione dei finanziamenti che arriveranno per lo sviluppo affinché non finiscano nelle mani dei mafiosi”.

Domenico Salvatore

 

 

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO REGIONALE DELLA CALABRIA SULL'OPERAZIONE 'FATA MORGANA'

"Dall'operazione 'Fata Morgana' emerge, come piu' volte avvenuto in passato, un pesante condizionamento della vita economica cittadina. Rivolgiamo alla magistratura e alle forze dell'ordine il nostro ringraziamento per il lavoro che quotidianamente svolgono per liberare il tessuto socioeconomico reggino dalla criminalita' organizzata, facendo luce su situazioni opache, nelle quali diventano incerti i confini tra gli interessi imprenditoriali sani, che vanno tutelati, e quelli legati alla 'ndrangheta, che vanno repressi duramente". Lo afferma il presidente del Consiglio regionale della Calabria, Nicola Irto. "Al di la' delle responsabilita' individuali che dovranno essere dimostrate in giudizio - prosegue Irto - dalle inchieste condotte dalla Dda emerge la necessita' che l'imprenditoria reggina assuma la piena consapevolezza che l'unico terreno sul quale puo' germogliare lo sviluppo economico e' la logica del mercato libero, aperto e messo al riparo da posizioni dominanti generate dalla forza di intimidazione. Occorre entrare nell'ordine di idee che la legalita' e' valore aggiunto e produce benessere diffuso".

 

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