Operazione 'Costa Pulita', il clan dei Mancuso di Limbadi & soci, nel mirino di Carabinieri, Polizia e Guardia di Finanza coordinati dalla DDA

20.04.2016 14:55

Vibo Valentia-Il tavolo della conferenza stampa presieduto dal procuratore aggiunto DDA, Giovanni Bombardieri

Operazione Costa Pulita 20 aprile 2016, eseguita dalle squadre mobili di Vibo Valentia e Catanzaro e dello Sco della Polizia di Stato, dai carabinieri del reparto operativo di Vibo Valentia e della Compagnia di Tropea e dai finanzieri del Gico di Catanzaro, condotta anche con intercettazioni telefoniche, ambientali e video riprese; documentati anche propositi di ritorsione, attuati nel 2011 mediante lettera minatoria, contro un giornalista molto noto in provincia, pm Camillo Falvo e Pierpaolo Bruni e coordinati dal procuratore della Repubblica facente funzioni Giovanni Bombardieri Le accuse, sono di: associazione di stampo mafioso, estorsione, intestazione fittizia di beni, detenzione e porto illegale di armi e sostanze esplodenti. Concorso esterno in associazione mafiosa: è questa l'accusa ipotizzata dalla Dda di Catanzaro nei confronti di Andrea Niglia, eletto presidente della Provincia di Vibo il 28 settembre 2014 e sindaco di Briatico presidente della Provincia di con l'appoggio dei renziani del Pd, esponenti di Ncd, Forza Italia e Fratelli d'Italia. Il 20 marzo scorso la Cassazione ha stabilito l'incandidabilità e quindi la decadenza

LO STATO AL CONTRATTACCO NEL VIBONESE VUOLE UNA…’COSTA PULITA’

Domenico Salvatore

La ‘Relazione semestrale del 2008 della DIA’ li dipinge così…. “ I Mancuso operano nel florido settore del traffico di cocaina, dove sono riusciti ad acquisire un notevole peso, assicurandosi un canale privilegiato con i cartelli colombiani, con i narcotrafficanti spagnoli, spingendosi sino in territorio australiano”.

Area di origine, Limbadi, Nicotera Calabria;

Aree di influenza,     Provincia di Vibo Valentia, Centro Italia e Nord Italia, Estero;

Periodo        anni '70 - in attività;

Boss,     Francesco Mancuso (Capubastuni);

Antonio Mancuso (Zio Ntoni)

Pantaleone Mancuso (Scarpuni)

Cosmo Mancuso (Zio Michele)

Luigi Mancuso (Signurino)

Giuseppe Mancuso (Mbrogghja)

Diego Mancuso (Mazzola)

Francesco Mancuso (Tabacco)

Pantaleone Mancuso (L'ingegnere)

Pantaleone Mancuso (Vetrinetta)

Alleati:

Piromalli

Pesce

Fiarè

Arena

La Rosa

De Luca

Mafia Capitale

Attività        Traffico di droga, traffico di armi, narcotraffico, materiale esplosivo, sequestro di persona, omicidio, rapina, business, estorsione, usura, riciclaggio di denaro, smaltimento dei rifiuti, truffa, gioco d'azzardo, prostituzione, contrabbando, edilizia, appalto, settore primario, contraffazione, infiltrazione, pubblica amministrazione e corruzione.

Pentiti   Ewelina Pytlarz

VIBO VALENTIA, 20 APR 2016 – Il lancio dell’Ansa è come al solito eloquente…”Operazione di polizia, carabinieri e guardia di finanza nelle province di Vibo Valentia, Cosenza, Como, Monza, per l'esecuzione di un provvedimento di fermo emesso dalla Procura distrettuale antimafia di Catanzaro nei confronti di 23 presunti boss e affiliati al clan dei Mancuso, operante nel vibonese, ed alle cosche collegate Accorinti, La Rosa e Grande, attive nei comuni del litorale. L'operazione, denominata "Costa pulita", è stata condotta da personale Indagini dirette dai. Accuse di associazione di stampo mafioso, estorsione, intestazione fittizia di beni, detenzione e porto illegale di armi e sostanze esplodenti. Indagati anche ex amministratori locali”.

“I Mancuso sono una 'ndrina di Limbadi e Nicotera considerata dagli organi investigativi come la cosca più potente della provincia di Vibo Valentia (infatti le altre 'ndrine del vibonese sono considerate cosche "satelliti" che gravitano attorno ai Mancuso) ma hanno influenze anche nel reggino grazie all'alleanza con i Piromalli di Gioia Tauro e i Pesce di Rosarno, nel Lametino contatti con il gruppo Torcasio-Giampà e nel crotonese dove hanno legami con il clan Arena di Isola Capo Rizzuto. Hanno contatti con le famiglie di Cosa Nostra, la FARC colombiana e le Autodefensas Unidas de Colombia (AUC) colombiane. Al nord Italia sono presenti nell'hinterland nord di Milano, in particolare a Monza, Novara e nei Comuni di Giussano, Seregno, Verano Brianza e Mariano Comense, sono presenti anche in Piemonte (Torino) ed Emilia-Romagna (Parma e Bologna), al centro Italia sono presenti nel Lazio e in Toscana; la 'ndrina è attiva anche all'estero in particolare in Togo dove cura la sua principale attività criminale infatti l'Africa rappresenta (secondo la DIA anno 2012) il nuovo centro logistico per il traffico internazionale di cocaina. Definito da Giuseppe Lumia, l'ex presidente della Commissione parlamentare antimafia, come il clan finanziariamente più potente d'Europa.

Attività criminali

Principale business criminale della cosca è il traffico internazionale di sostanze stupefacenti confermato dall'importantissima operazione di polizia "decollo" del 2004, la relazione del ministro dell'interno della DIA anno 2008 dichiara: "I MANCUSO operano nel florido settore del traffico di cocaina, dove sono riusciti ad acquisire un notevole peso, assicurandosi un canale privilegiato con i cartelli colombiani, con i narcotrafficanti spagnoli, spingendosi sino in territorio australiano", seguono le estorsioni, l'usura; molto importante per la cosca è anche il settore degli appalti pubblici tanto che una relazione sulla sanità vibonese da parte della guardia di finanza nel 2007 sosteneva: L'influenza dei Mancuso si è evidenziata anche nel settore dei lavori pubblici aggiudicati mediante appalti; ciò ha attribuito loro i connotati tipici di una formazione mafiosa ad elevata vocazione economico-finanziaria; la ndrina pratica anche attività di riciclaggio dei suoi proventi illeciti in particolare nel contesto turistico alberghiero come dichiara la relazione del ministro dell'interno al parlamento sull'attività della DIA anno 2007; la consorteria criminale è riuscita ad infiltrarsi anche all'interno della pubblica amministrazione infatti lo scioglimento del consiglio comunale di Nicotera del 2010 è dovuto anche al condizionamento esercitato dalla ‘ndrina e ai suoi collegamenti con amministratori e dipendenti comunali come si ricava dalla relazione del prefetto di Vibo Valentia allegata al decreto di scioglimento.

Storia

 

L'ascesa dei Mancuso inizia nel 1977 dopo la morte del boss Antonio Zoccali di Vibo: supportarono la 'ndrina dei Fiarè di San Gregorio d'Ippona durante la faida contro la famiglia Pardea sempre di Vibo Valentia. Dopo la faida ottengono la supremazia della zona grazie ai loro collegamenti con le famiglie dei Piromalli e dei Pesce, con le quali stipulano un patto federativo e sempre grazie all'alleanza con questi importanti casati mafiosi i Mancuso entrano anche nell'affare del Porto di Gioia Tauro e del v centro siderurgico che doveva sorgere negli anni '70 nella piana di Gioia Tauro, la 'ndrangheta si doveva occupare del trasporto della terra e materiali inerti (in base agli accordi raggiunti con le imprese appaltatrici dei lavori) che servivano per la costruzione del distretto industriale e a tal fine Gioacchino Piromalli (a capo di un consorzio mafioso di oltre 100 imprese di trasporto materiali) incarica Francesco Mancuso di acquistare a costo irrisorio trenta lotti a ridosso della cava di Limbadi (regno dei Mancuso) sito quest'ultimo da cui si ricavavano i materiali. L'importanza dei Mancuso nell'ambito della 'ndrangheta calabrese la si nota da un altro particolare molto importante, nell'estate del 1992 (Nel piano dell'attacco di cosa nostra allo Stato) i Corleonesi proposero alla 'ndrangheta di sferrare un attacco unitario alle istituzioni Italiane, tale richiesta venne discussa e respinta dal potente Boss (Luigi Mancuso) di Limbadi nel Residence Blue Paradise di Parghelia (in provincia di Vibo Valentia) il quale immobile è riconducibile a "Nicola Comerci" originario di Comerconi frazione di Nicotera ma residente a Gioia Tauro. In tale "Riunione" furono presenti "Franco Coco Trovato" (che tra l'altro voleva stringere il cerchio attorno a "Pasquale Condello" detto - il Supremo). Ma bisognava chiarire il progetto dei siciliani e c'era anche un traffico di droga da definire. Al Residence Blue Paradise c'erano presenti: Luigi Mancuso, Peppe De stefano, Peppe Piromalli, Pino Pesce, Franco Coco Trovato e altri esponenti di Ndrangheta. I Mancuso hanno avuto e hanno tuttora, il predominio criminale su tutta la provincia di Vibo Valentia, ma un'indagine del 2003 (dinasty1 - affari di famiglia) dimostra che la tradizionale struttura della famiglia si è scissa in 3 principali ramificazioni rispettivamente capeggiate da Diego Mancuso, Francesco Mancuso e Cosmo Mancuso. tale indagine poi è sfociata nelle sentenze di condanna dei giudici di primo e secondo grado e confermate dalla corte di cassazione dove si è dimostrato dal punto di vista giudiziario per la prima volta l'esistenza della ndrina dei Mancuso di Limbadi e Nicotera inoltre il clan è stato condannato a risarcire i danni d'immagine alla regione Calabria, alla provincia di vibo valentia, al comune di vibo valentia e al comune di tropea costituitisi parti civili nei vari processi penali.

Dal 2012 la relazione della Direzione Nazionale Antimafia espone che i Mancuso sono tra le 'ndrine meno propense ad accettare l'autorità del Crimine reggino, motivo per cui altre meno potenti del vibonese come gli Anello, gli Emanuele di Gerocarne, i Vallelunga, i Tassone, i Mantella, i Bonavota e i Piscopisani cercano appoggio nei Commisso, influente cosca di Siderno con ruoli di spicco nel Crimine.

Nel 2013 dopo l'arresto di due presunti esponenti dei Mancuso e uno della famiglia Loielo di Gerocarne e il sequestro di una bomba radiocomandata, gli inquirenti ritengono volessero alimentare faide tra famiglie locali per continuare a mantenere il controllo e il potere sulle serre vibonesi.

Da un'ordinanza del 4 giugno 2015 emerge che Salvatore Buzzi, fondatore di una cooperativa romana coinvolto nello scandalo Mafia Capitale, avrebbe portato voti all'ex sindaco di Roma Gianni Alemanno in vista delle Elezioni europee del 2014 con l'aiuto della 'Ndrina Mancuso.

Lo scioglimento per mafia del comune di Limbadi

Limbadi è stato il primo comune d'Italia sciolto per Mafia nel 1983, fonte Wikipedia, anche se ancora non esisteva la legge contro le infiltrazioni mafiose negli enti locali. A sciogliere l'ente comunale, fu l'allora "Presidente della repubblica Sandro Pertini" perché risultò primo degli eletti il capobastone Francesco Mancuso uno dei storici perni centrali della famiglia Mancuso in cui prese potere assoluto negli anni 60 e 70, conosciuto e temuto in tutto il territorio calabrese, come "Don Ciccio". Periodo in cui il Boss era sottoposto alla misura di sorvegliato speciale di pubblica sicurezza, ma latitante durante la campagna elettorale e al momento del voto, con specifici precedenti penali per estorsione, associazione mafiosa, porto e detenzione abusiva di armi, lesioni, reati contro il patrimonio ed altro. Inoltre all'interno del consiglio comunale risultavano eletti soggetti ritenuti pienamente inseriti nell'organizzazione criminale del potente boss Francesco Mancuso. L'ente venne subito sciolto per motivi di ordine pubblico ad appena una settimana di distanza dalle elezioni amministrative.

Esponenti di spicco:

Francesco Mancuso, (capubastuni) detto "Don Ciccio" (classe'1902) Morto nel 1997 - nel 1983 fu sindaco del comune di Limbadi.

Domenico Mancuso, detto "Don Mico" (classe'27) Padre di: Mbrogghia, U Mattu, Mazzola, Tabacco, L'ingegnere, U Zoppu e Zia Sara Mancuso.

Salvatore Mancuso, detto "Don Turi" (classe'36) residente a Limbadi (VV) Padre di: Pino Bandera, Luni Scarpuni, Ciccio U Biondu, Mimmo e Immacolata Mancuso.

 Salvatore Mancuso, detto "U Turi" (classe'67) (figlio di "Don Ciccio") domina una fitta tela di estorsioni, furti, ricettazioni, traffico di droga e armi a Giussano (mi).

Giuseppe Mancuso, detto "Pino Bandera" (classe'60) arrestato nel 1999 esponente di vertice dell’omonima cosca egemone in provincia di Vibo Valentia.

Pantaleone Mancuso, detto "Scarpuni" (classe'61) (Capo dell'ala armata) detenuto nel carcere di Nuoro e sottoposto al regime carcerario dell'Articolo 41 bis.

Francesco Mancuso, detto (Bandera) "Ciccio U Biondu" (classe'71) figlio di "Don Turi" residente a Nicotera Marina (vv) arrestato con diversi precedenti penali.

Domenico Mancuso, detto "Mimmo Bandera" (classe'74) figlio di "Don Turi" residente a Limbadi (VV). Ex marito di (Ewelina Pytlarz-Collaboratrice di giustizia)

Antonio Mancuso, detto "Zio Ntoni" (classe'38) residente a Nicotera (VV) ritenuto uno dei capi carismatici della cosca.

Giovanni Mancuso, detto (Zio Giovanni) "Billy" (classe'41) residente a Limbadi (VV) figura carismatica della famiglia Mancuso.

Marco Mancuso, detto "Marcu" (classe'72) (figlio di Giovanni Mancuso) Detto "Billy" residente a Pizzo (VV) arrestato per rissa aggravata negli anni 90.

Pantaleone Mancuso, detto "Don Luni" (Vetrinetta) (classe'47) residente a Limbadi (VV) "Capo cosca" associato alla massoneria.

Giuseppe Mancuso, detto "Pinareru" (classe'78) figlio di Pantaleone detto "Vetrinetta" residente a Limbadi (VV) arrestato nell'operazione"Black Money"

Cosmo Mancuso, detto "Zio Michele" (classe'49) residente a Limbadi (VV) a capo di una delle 3 ramificazioni in cui si è scissa la famiglia Mancuso.

Luigi Mancuso.detto (Zio Luigi) "U Signurino" (classe'54) È il numero uno in assoluto del «Locale ('Ndrangheta) di Limbadi» tra i boss più potenti (su scala nazionale ed internazionale) arrestato nel 1993 è stato scarcerato nel 2012 con 11 anni di anticipo.

Giuseppe Mancuso.detto (Don Peppe) "Mbrogghja" (classe'49) figlio di "Don Mico Mancuso" (classe'27) uno dei boss più spietati e temuto in tutto il territorio calabrese, arrestato nel 1997 e condannato all'ergastolo.

 Domenico Mancuso.detto (Mico) "Nihii" (classe'74) (figlio di Giuseppe Mancuso) detto "Mbrogghia" residente a Limbadi (vv) nell'ambito del processo "Impeto" è stato scarcerato e sottoposto a perizia Psichiatrica.

Antonio Mancuso.detto "Ntonareru" (classe'83) (figlio di Giuseppe Mancuso) detto "Mbrogghia" residente a Limbadi (VV) arrestato a seguito delle intercettazioni in carcere.

Antonio Mancuso.detto (Zio Ntoni) "U Mattu" (classe'51) figlio di "Don Mico" fu rinchiuso nell'Opg di Barcellona per rapina e scontro a fuoco con la polizia poiché deceduto per malattia.

Diego Mancuso.detto (Zio Diego) "Mazzola" (classe'53) figlio di "Don Mico" (classe'27) residente a Limbadi (VV) a capo di una delle 3 ramificazioni in cui si è scissa la famiglia Mancuso.

Domenico Mancuso.detto (The Red) "Mico U Russu" (classe'79) (figlio di Diego Mancuso) detto "Mazzola" residente a Nicotera (vv) arrestato più volte per estorsioni aggravate.

Mariano Mancuso.detto "U Marianu" (classe'80) (figlio di Diego Mancuso) detto "Mazzola" residente a Nicotera (vv) accusato di detenzione illegale di armi.

Francesco Mancuso.detto (Zio Ciccio) "Tabacco" (classe'57) figlio di "Don Mico Mancuso" (classe'27) residente a Limbadi a capo di una delle 3 ramificazioni in cui si è scissa la famiglia Mancuso.

Domenico Mancuso.detto (Mimmo) "Tequila" (classe'78) figlio di (Francesco Mancuso) detto "Ciccio Tabacco" residente a Nicotera (vv) arrestato nell' operazione "Caorsa" per usura.

 

 Pantaleone Mancuso.detto (Zio Luni) "L'ingegnere" (classe'61) figlio di "Don Mico Mancuso" (classe'27) residente a Nicotera (vv) boss dell'omonima cosca di Limbadi arrestato in latitanza a Puerto Iguazú nell'agosto 2014 con l'accusa di duplice tentato omicidio e associazione mafiosa.

Emanuele Mancuso, detto "Zen" (classe'88) (figlio del boss Pantaleone Mancuso) detto "L'ingegnere" residente a Nicotera (vv) arrestato per rapina, lesioni gravi, violenza privata, minacce, resistenza ed oltraggio a pubblico ufficiale e violazione degli obblighi della sorveglianza speciale.

    Giuseppe Mancuso, detto "Peppe" (classe'89) (figlio del boss Pantaleone Mancuso) detto "L'ingegnere" residente a Nicotera (vv) arrestato nel 2012 è accusato di sequestro di persona aggravato, duplice tentato omicidio e traffico di droga.

    Salvatore Mancuso.detto (Zio Turi) "U Zoppu" (classe'68) figlio di "Don Mico Mancuso" (classe'27) residente a Limbadi (vv) arrestato per minacce e oltraggio a pubblico ufficiale, già noto alle forze dell'ordine con diversi precedenti penali.

Sabatino Di Grillo.detto "Tino" (classe'75) figlio di (Rosaria Mancuso) arrestato per associazione mafiosa, estorsioni, riciclaggio e sequestro di persona.

Fatti recenti

Luglio 2003 tentato omicidio di Francesco Mancuso detto Tabacco.

Ottobre 2003 operazione di polizia "Dinasty-affari di famiglia", dove vengono arrestati decine di persone tra capi e gregari del clan Mancuso di Limbadi assieme a numerosi esponenti delle cosche "satelliti" della provincia di Vibo Valentia.

2004 operazione di polizia "Decollo" contro il traffico internazionale di sostanze stupefacenti, coinvolte le famiglie dei Mancuso di Limbadi e dei Pesce di Rosarno.

Il 14 giugno 2006 sono stati sequestrati in un garage di Seregno (MB), pistole mitragliatrici, armi comuni lunghe e corte, munizioni da guerra e comuni, bombe a mano ed altro, col conseguente arresto nella flagranza di Salvatore Mancuso di Limbadi.

Il 19 settembre 2006, dopo l'operazione "Odissea", vengono arrestate 35 persone dalla DIA di Catanzaro contro gli affiliati della cosca Mancuso e i La Rosa di Tropea. Accusati di Associazione mafiosa, estorsione, usura ed altro, fino a 50 capi d'accusa. Si pensa anche che un certo Francesco Mancuso fosse capace di condizionare i sindaci di alcuni comuni e di infiltrarsi nella produzione della fiction “Gente di mare” girato dalla Rai a Tropea.

Nel 2006 tramite l'operazione della polizia "Dinasty 2 - Do ut des" sono state arrestate su 45 persone molti esponenti della cosca Mancuso, assieme a politici, imprenditori e magistrati.

Il 27 marzo 2008 viene ucciso Rocco Cristello a Verano Brianza, probabilmente per il fallito guadagno di oltre 40 milioni di euro per la 'Ndrina. Stava seguendo infatti l'affare del cinema multisala in collaborazione con i cinesi di Song Zhicai.

L'11 febbraio 2009 il boss Pantaleone Mancuso viene condannato a 14 anni di carcere per estorsione aggravata con modalità mafiosa verso alcuni imprenditori del vibonese A marzo è scarcerato.

Il 3 settembre 2009 vengono arrestati Roberto e Giuseppe Piccolo a Gioia Tauro, dopo una latitanza di 5 mesi. Insieme a loro c'erano Vincenzo Larosa e Cosimo Romagnosi, forse vicini ai Piromalli.

Il 12 marzo 2011 viene ucciso a San Calogero Vincenzo Barbieri ritenuto dagli inquirenti uno dei più grossi narcotrafficanti della ndrangheta al servizio del clan mancuso, coinvolto nell'operazione antidroga decollo del 2004.

Il 4 luglio 2012 viene arrestato il boss anziano della famiglia Antonio Mancuso 75 anni, i carabinieri hanno dato esecuzione ad un'ordinanza della Corte d'appello di Catanzaro emessa a seguito della sentenza definitiva della Corte di Cassazione che condanna il boss a 1 anno e 5 mesi di reclusione per reati di stampo mafioso.

Mancuso al momento dell'arresto si trovava a Limbadi in una villa munita di sistema di videosorveglianza.

Il 21 luglio 2012 viene scarcerato dopo 19 anni di reclusione, il boss Luigi Mancuso, condannato nei processi Tirreno e countdown per droga e associazione mafiosa, il boss doveva scontare 30 anni di carcere, ridotti a 23 a seguito dell'Incidente di esecuzione svoltosi dinanzi alla Corte d'assise d'appello di Messina, restavano quindi altri 4 anni di detenzione ma Mancuso ha ottenuto il diritto di liberazione anticipata.

Alcuni giorni dopo un provvedimento del tribunale di Vibo Valentia ha disposto la sorveglianza speciale per il boss con l'obbligo di dimora nel paese di residenza e il divieto di uscire dalla propria abitazione nelle ore notturne.

Il 7 novembre 2012 da una inchiesta della DDA di Catanzaro emerge il presunto coinvolgimento della cosca per i lavori di ricostruzione dopo il terremoto in Abruzzo e la messa in opera a Roma della rete di fibre ottiche per internet e del coinvolgimento con Paolo Coraci fondatore di una loggia massonica che avrebbe chiesto il sostegno elettorale per D'Ambrosio in cambio di appalti nel Lazio, Lombardia e Veneto.

Gennaio 2013: due sostituti procuratori della Dda di Catanzaro e un giudice del tribunale di Vibo Valentia sono accusati dalla procura di Salerno per aver dato informazioni coperte da segreto a un avvocato legato alla cosca dei Mancuso.

Il 7 marzo 2013 si conclude l'operazione di Polizia di Stato, con la Squadra Mobile di Catanzaro, il ROS dei Carabinieri e il GICO della Guardia di Finanza di Catanzaro e Trieste che porta all'arresto di 24 presunti affiliati ai Mancuso tra cui anche imprenditori e il presunto boss Pantaleone, detto Luni, Mancuso che attraverso le intercettazioni espone il suo pensiero su cosa sia stata ed è la 'Ndrangheta e dei suoi rapporti con la massoneria.

Il 5 dicembre 2013 il giornale Quotidiano della Calabria pubblica un verbale della guardia di finanza di Trieste di marzo 2003 in cui il parroco che fece edificare il santuario a Vibo Valentia dedicato a Natuzza Evolo fu costruito col calcestruzzo di una ditta suggerita dal capobastone Pantaleone Mancuso detto Vetrinetta e a cui egli non vi si oppose per aver problemi durante i lavori e realizzare la suddetta opera.

Il 18 dicembre 2013 si conclude l'operazione dei carabinieri "Grillo parlante 2" con 8 arresti in Lombardia a presunti affiliati dei Mancuso con l'accusa di estorsione con metodo mafioso.

Il 14 gennaio 2014 si conclude a Milano, l'operazione "Tamburo", iniziata nel 2009 che ha portato all'arresto per traffico di droga di 13 persone, presunte affiliate ai Mancuso, Barbaro-Papalia e agli Ursino-Macrì. Gli arrestati erano residenti a Cesano Boscone e Cisliano.

Il 12 settembre 2014 viene arrestato a Puerto Iguazú al confine tra Brasile e Argentina Pantaleone Mancuso detto l'ingegnere ricercato da aprile. Accusato di tentato omicidio.

Il 28 ottobre 2014 si conclude l'operazione quadrifoglio del ROS dei Carabinieri che porta all'arresto di 13 persone per associazione mafiosa e altri crimini. Le 'ndrine colpite sarebbero i Galati ubicati a Cabiate in Provincia di Como e i Mancuso di Limbadi del Locale di Mariano Comense con a capo Salvatore Muscatello (già condannato nel processo infinito).

Il 9 luglio 2015 si conclude l'operazione Overting, iniziata nel 2005 ha portato all'arresto di 44 persone tra cui persone legate ai Mancuso, in collaborazione con un gruppo criminale albanese di Fiano Romano per traffico internazionale di cocaina. La droga proveniva dal Cile, Venezuela e Colombia e grazie anche al broker ndranghetista Domenico Trimboli pentito dal 19 marzo 2015. L'incontro con i narcos per l'accordo sullo scambio avveniva invece in Spagna. In Calabria, a Spilinga c'era la raffineria per recupera la cocaina liquida impregnata in partite di vestiti o allo stato solido in piastrelle per pavimenti. Gli albanesi almeno una volta hanno tenuto in ostaggio un vibonese come garanzia del traffico”.

Uno dei capi della famiglia Mancuso a parere della forze di polizia coordinate dalla magistratura,  è Luigi Mancuso,  rimesso in libertà dopo aver scontato quasi 20 anni di carcere.

Gl’inquirenti ritengono che abbia ospitato in casa sua (Nicotera o Limbadi) il summit tra i capi della 'Ndrangheta ed i capimafia del clan dei Corleonesi voluto nell'estate del 1992 dagli isolani.

Per sollecitare la guerra contro lo Stato e partecipare alla stagione delle stragi.

 I pentiti spifferarono in tutte le salse il “perché” del rifiuto netto della ‘ndrangheta: "I calabresi non hanno bisogno di ammazzare i magistrati, ma se li comprano oppure li delegittimano...".

Nell'operazione, denominata “Costa pulita” condotta da Carabinieri, Finanza e Polizia di Stato, sono finiti in carcere 23 persone, piccoli boss e gregari, tutte legate alla potentissima ‘ndrina dei Mancuso di Limbadi ed alle cosche Accorinti, La Rosa e Grande .

L’operazione contro i Mancuso, una delle cosche storiche più potenti della 'ndrangheta sia dal punto di vista militare che economico, è stata condotta nelle province di Vibo Valentia, Cosenza, Como e Monza.

Effettuato pure un sequestro di beni mobili ed immobili per un valore di 70 milioni di euro: oltre 100 immobili, quote societarie e rapporti bancari ed anche 2 villaggi vacanze e tre compagnie di navigazione che assicuravano, secondo l'accusa, in regime di sostanziale monopolio, i collegamenti turistici con le isole Eolie.

Gli Accorinti avevano influenza sulla cerimonie religiose: durante la processione a mare della Madonna del Monte Carmelo, che si svolge ogni 16 luglio a Briatico, i carabinieri durante il servizio di osservazione, hanno constatato che la statua della Vergine veniva trasportata a bordo dell'imbarcazione denominata "Etica" condotta proprio da Antonino Accorinti, indicato come il capo.

 Compresa la cerimonia dell'Affruntata  infiltrata dalla 'ndrangheta. Sarebbe stato documentata dai carabinieri,  la presenza dei portatori delle statue , o riconducibili, o facenti parte delle compagini criminali.

Erano state messe in atto "condotte riservate e fraudolente tese a salvaguardare l'attività del villaggio Green Garden costituente una delle principali fonti di guadagno della cosca”.

I nomi:Cosmo Michele Mancuso, già condannato quale capo dell'omonimo clan di Limbadi; Salvatore Muzzopappa di Nicotera; i fratelli Davide e Federico Surace di Spilinga; Giovanni Rizzo di Nicotera; Antonino Accorinti di Briatico, indicato come a capo dell'omonimo clan; Antonio Accorinti, figlio di Antonino; Francesco Giuseppe, detto Pino, Bonavita, di Briatico; Leonardo Melluso di Briatico ed i figli Emanuele e Simone Melluso; Nazzareno Colace di Portosalvo, frazione di Vibo Valentia; Giuseppe Evalto; Giuseppe Granato di Briatico; Adriano Greco di Briatico; Ferdinando e Carmine Il Grande di Parghelia; Gerardo La Rosa di Tropea; Giancarlo Loiacono di Zambrone; Francesco Marchese di Briatico; Pasquale Prossomariti; Salvatore Prostamo di Briatico; Carlo Russo di Zambrone.

 

Tutto si svolgeva all'interno del "Bar Tony', bombardato di cimici, microspie e telecamere, a Nicotera Marina, dove Pantaleone Mancuso ' Luni Scarpuni' classe 1961, riceveva sodali, imprenditori, esponenti dei clan, governava ed amministrava la 'sua' giustizia.

Altro capomafia di spessore, Pantaleone Mancuso, inteso "l'ingegnere", 53 anni, considerato uno dei boss più influenti e sanguinari della potentissima famiglia dei Mancuso di Limbadi, in provincia di Vibo era stato ammanettato con un documento falso e 100 mila euro in contanti in tasca, mentre tentava di entrare in Argentina attraverso la frontiera con il Brasile di Puerto Iguazù.

Ricercato, da quando nei suoi confronti era scattato il fermo indiziario per il tentato omicidio ( 26 maggio del 2008), ai danni di sua zia Romana Mancuso e del figlio-cugino Giovanni Rizzo, ridotti in fin di vita.

Il codice della ndrangheta è molto rigido e severo. I Mancuso, una dinasty di undici figli ed una miriadi di nipoti, riescono a perdonare ogni sorta di dissolutezza, ma quando si “tocca” l’onore della famiglie, nel senso più stretto, allora, non c’è perdono.

E cantano le lupare e “Catarina”; a parte le ‘sviolinate’ del Kalashnikov. Gli organi inquirenti, riuscirono a ricostruire la vicenda mediante la testimone di giustizia Ewelina Pytlarz, ex moglie di un altro cugino di Pantaleone.

Mise a verbale che Giovanni Rizzo, tradisse la moglie con una ragazza e aveva abbandonato  moglie e figlie da tempo.

Una faccenda gravissima che metteva in cattiva luce il potentissimi e ricchissimo clan dei Mancuso. Polizia e Carabinieri repertarono oltre trenta bossoli. Giuseppe Mancuso, accusato di essere uno dei killers, era rimasto invischiato nell’operazione della Dda di Milano "Grillo parlante 2".

L’ingegnere si era dato alla latitanza. In Patagonia dove, secondo gli inquirenti, la "famiglia" è proprietaria di alcuni possedimenti.

Un altro capomafia Pantaleone Mancuso, inteso ‘Vetrinetta”, cugino ed omonimo del primo, inteso ‘Zi Luni’,  affetto da tempo da una neoplasia, detenuto  in regime carcerario è  morto intorno alle 23, del 3 ottobre 2015, all’ospedale civile di Tolmezzo , in provincia di Udine, dove il detenuto era stato trasferito dopo un aggravamento delle condizioni di salute.   

Il GIP di Catanzaro aveva rigettato la richiesta dei domiciliari avanzata dall’avvocato Leopoldo Marchese per incompatibilità con il regime carcerario. I funerali sono stati celebrati all’alba e in forma privata, come  per quasi tutti i boss per i quali è vietata la cerimonia solenne.

Domenico Salvatore

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