Omicidio a Serra San Bruno (v.v.), ucciso Salvatore Scrivo, un commerciante di 59 anni, presunto broker di cocaina, uscito dalla galera

05.05.2016 10:55

 

Serra San Bruno (v.v.)-Ennesimo omicidio nelle Serre, nei pressi di un mobilificio, ad opera di ignoti killers, armati forse di mitraglietta o kalashnikov, se non di pistola. La vittima, Salvatore Scrivo, personaggio noto alle forze di polizia è morto ieri sera all’ospedale ‘San Bruno” di Serra S.B.( 4 maggio 2016). Sul posto, polizia e Carabinieri

SERRA SAN BRUNO, AMMAZZATO SULLA STATALE 110, NELL’AGGUATO DI STAMPO MAFIOSO,  SALVATORE SCRIVO, COMMERCIANTE DI 59 ANNI. ERA UN ‘SEMPLICE’ BROKER OD UN PRESUNTO BOSS DELLA ‘NDRANGHETA?

Domenico Salvatore

Serra San Bruno (V.V.)Lo Stato, manifesta la sua vicinanza alla Calabria. Ben numerose, sono le visite del premier Matteo Renzi; e soprattutto, del ministro degl’interni Angelino Alfano.

Certamente, non può essere definita un’intimidazione della ‘ndrangheta, allo Stato ed ai suoi ministri.

Forse non c’azzecca un bel niente; il delitto Scrivo, sarà stata una pura coincidenza; ma, non può passare in sott’ordine, che quest’omicidio, sia avvenuto, guarda caso, dopo la visita, nella vicina  Dinami, del titolare del Ministero degl’Interni.

La pax mafiosa del 1991, voluta dalla ‘mamma’ della ‘ndrangheta, ‘Il Crimine di Polsi’ e realizzata anche con il concorso delle ‘ndrine storiche Lombardia, Australia, Canada, Piemonte, Liguria e le cinque famiglie di Ne York e di Cosa Nostra, riguardava solo la città di Reggio Calabria & dintorni, oppure tutta la Calabria?

I boia, non sono andati mai in pensione od in ferie; qualcheduno, è stato pure lui ammazzato, come riferiscono le cronache ed i pentiti.

Dallo Stretto al Pollino e dallo Jonio al Tirreno, si continua a sparare e ad ammazzare.

Il delitto di ieri sera 4 maggio 2016, intorno alle ore 21:00, fra Mongiana e Serra San Bruno, nel Vibonese.

La vittima designata, viaggiava a bordo della propria autovettura, una Fiat-Punto.

 Al momento dell’imboscata, si trovava nei pressi dell’abitazione di una sorella.

Il temporale, che imperversava nella zona, non ha scoraggiato i sicari, piazzati lì nei pressi, in attesa che lo Scrivo abbandonasse l’abitacolo. Per essere sicuri di portare a termine la loro macabra missione di morte, sangue, rovina e distruzione, si sono avvicinati al bersaglio e da distanza ravvicinata hanno aperto un fuoco d’inferno con le loro armi automatiche.

Assassini, senza scrupoli e senza pietà, che con ferocia ed inaudita violenza, hanno scaricato le loro armi, incuranti di tutto.

Lo Scrivo, secondo una prima sommaria ricostruzione dei fatti, avrebbe tentato una disperata reazione. Un tentativo di fuga od uno scatto per rientrare in macchina.

Raggiunto in punti vitali al tronco ed agli arti, lo Scrivo, si è accasciato sul sedile di guida, in un lago di sangue.

Avvertiti i colpi, i familiari si sono precipitati in strada, intuendo che la disgrazia, stesse per materializzarsi sotto i loro occhi inorriditi ed increduli.

Soccorso e trasportato d’urgenza all’ospedale San Bruno di Serra, lo Scrivo è morto poco dopo, intorno alle ore 2100. Nonostante i medici si siano prodigati per strapparlo alla morte.

Sul posto del mortale agguato, sono giunti gli agenti del locale commissariato, diretto dal vicequestore aggiunto, Valerio La Pietra, coordinato dal capo della Squadra Mobile di Vibo Valentia, Tito Cicero e dal suo vice Marco De Bartolis.

Partecipano alle indagini, per identificare gli esecutori materiali dell’omicidio, e gli eventuali mandanti, pure i Carabinieri della Locale Compagnia, diretta dal capitano Mattia Lo Sciale, coordinato dal comandante provinciale colonnello, Daniele Scardecchia.

Nell’immediatezza del grave fatto di sangue, le forze di polizia, hanno organizzato una ‘cintura militare’, intorno al vasto comprensorio.

Nel tentativo, d’intercettare i killers ed in sub-ordine il mezzo usato per allontanarsi dalla ‘zona calda’; di solito, un motorino od una macchina, cosparsa di liquido infiammabile e data alle fiamme.

Ma, anche per istituire posti volanti di blocco; e successivamente, procedere alle perquisizioni domiciliari di rito.

Il controllo domiciliare dei pregiudicati della zona, loro alibi-orario e guanto di paraffina, è stato effettuato con tempestività; ma, sull’esito è top-secret.

Il medico legale, forse Katiushia Bisogni, ed il p.m., coordinato dal procuratore capo della Repubblica, Mario Spagnuolo ognuno per la sua parte di competenza, si sono attivati da subito.

Domani, verrà effettuata l’autopsia, a cura del perito settore, nominato dal Tribunale di Vibo Valentia.

E subito dopo la salma verrà consegnata ai familiari per la celebrazione dei funerali, che avverranno in forma pubblica a Serra San Bruno.

Salvo diversa decisione del questore di Vibo Valentia, Filippo Bonfiglio, che dovrebbe motivarla con ragioni di ordine pubblico e sicurezza.

Le indagini, sono orientate di prassi a 360° e nulla trapela. Si possono solo, avanzare delle ipotesi investigative, che non sempre coincidono con quelle ufficiali.

Si scava nelle vita privata, passata al setaccio ed in quella pubblica della vittima. Alla ricerca di appigli probanti , per redarre il rapporto da mandare al giudice incaricato.

Si spulciano anche, i dossier ed i fascicoli giudiziari, giacenti negli uffici delle forze di polizia.

Lo Scrivo, infatti, coinvolto nelle operazioni della DDA di Catanzaro, tipo “Assalto incrociato’ del 2009, con sequestro di alcuni chili di cocaina, destinata al mercato non solo calabrese, era un personaggio ben noto alle forze dell’ordine; finito in carcere, il 17 luglio del 2008, su ordinanza del gip di Reggio Calabria Mariagrazia Arena

L’attività delittuosa, esaminata e verificata da Polizia e Carabinieri, coordinati dal magistrato, si sarebbe svolta fra il febbraio ed il maggio del 2005 .

In Calabria, nella provincia di Reggio; ma anche in quelle di Milano e Imola; ed anche a Barcellona, in Spagna.

Condannato in primo grado alle pena di nove anni di reclusione, ridotti poi, a sei, in Appello. L’ispettore della polstato Cosco, riferì in Tribunale, nel corso del processo “Luce nei boschi”, nel quale, non era però indagato, sui traffici di Salvatore Scrivo; messo in relazione con i boss della ‘ndrangheta Tonino Forastefano e Bruno Emmanuele

Si tenterà poi, di capire, se vi fossero delle frequenze con alcuni clan della ‘ndrangheta, tipo gli Alvaro di Sinopoli ed i Di Lauro di Napoli.

Le intercettazioni telefoniche ed ambientali, ma anche i verbali dei pentiti lo attesterebbero.

Inevitabile anche, l’accostamento con la faida delle tre province, dei due mari oppure la famigerata ‘Faida dei boschi”, che ha prodotto delitti eccellenti.

Tipo, l’omicidio del mammasantissima della ‘ndrangheta Damiano Vallelunga, padrino di Serra San Bruno, ucciso a Riace (RC) da due persone armate di pistola e lupara, davanti alla chiesa di San Cosimo e San Damiano.

“I Vallelunga detti i Viperari sono una 'ndrina di Serra San Bruno. Storicamente alleati dei Turrà di Guardavalle, fonte Wikipedia, hanno stretto legami con la cosca Sia-Procopio-Lentini attiva nel soveratese. Attivi fin dagli anni '60 sono considerati il clan egemone nel vasto territorio montano a cavallo delle province di Catanzaro, Vibo Valentia e Reggio Calabria.

Nel corso della loro storia decennale sono stati coinvolti in una serie di faide per il controllo del territorio al punto da farne uno dei clan più sanguinari dell'intera Calabria.

La Faida dei boschi

Alla fine degli anni '80 sono stati coinvolti nella cosiddetta Faida dei boschi, che li vide, alleati dei Turrà, contrapporsi allo schieramento formato dagli Emanuele di Mongiana (intesi strazzi), agli Emanuele di Santa Caterina, ai Ciconte di Serra San Bruno e ai Nardo di Soriano riuniti sotto la benedizione del boss di Gioiosa Ionica Giuseppe Ierinò (detto manigghia).

Lo scoppio della faida avvenne il 17 agosto 1988 con l'omicidio di Cosimo Vallelunga. In poco più di un anno si contarono oltre venti omicidi e almeno altrettanti tentati omicidi. La faida si concluse con la vittoria dello schieramento facente capo ai Vallelunga, che così divennero il clan dominante nella zona delle Serre.

Nuova Faida dei boschi

Usciti pressoché indenni dai vari procedimenti che li avevano visti imputati per la faida, all'inizio del nuovo millennio, sotto la guida del mammasantissima don Damiano, un boss di caratura nazionale, i Vallelunga accrebbero il loro prestigio criminale divenendo i garanti degli equilibri criminali nell'area che va dal soveratese all'alto ionio reggino.

L'omicidio del capo dei viperari, avvenuto a Riace il 27 settembre 2009, ha fatto saltare tutti questi equilibri dando vita a quella che erroneamente è conosciuta come “Nuova Faida dei Boschi”.

In realtà non si tratta di una faida ma di una vera e propria guerra di mafia, la prima del nuovo millennio. I Vallelunga furono protagonisti di questa guerra che li vide contrapposti ai clan Ruga-Leuzzi-Vallelonga.

E nonostante le gravi perdite subite (il 14 giugno 2010 cadrà vittima di un'imboscata Salvatore Vallelunga, fratello di Damiano), i viperari non esiteranno a scatenare il terrore fra i boschi tanto che, come risulta dall’operazione Confine, persino le donne dei clan loro avversari spinsero per una reazione nel timore di un annientamento.

La faida ha raggiunto una tregua grazie all'intervento di Cosimo Vallelonga, il boss sceso dal Nord Italia per mediare tra i cugini in guerra. L’Operazione confine, che nell'agosto 2012 ha disarticolato il cartello Ruga-Leuzzi-Vallelonga, ha fatto cessare questa seconda faida.

Boss di spicco

    Bruno Vallelunga (deceduto nel 1977).

    Cosimo Vallelunga (deceduto nel 1988).

    Damiano Vallelunga (deceduto nel 2009).

Fatti recenti

    Fine anni '90: operazione Mangusta contro i capi e gregari del clan Vallelunga accusati a vario titolo di associazione mafiosa, estorsione; l'inchiesta si basa principalmente sulle testimonianze rese da Pino Masciari, imprenditore oggi testimone di giustizia che dovette subire pesanti intimidazioni, minacce, vessazioni, estorsioni da parte del clan che volevano infiltrarsi nei grossi appalti pubblici e privati portati avanti dalle sue imprese.

    Il 27 settembre 2009 viene ucciso a Riace, davanti alla chiesa di San Cosimo e San Damiano, da due persone Damiano Vallelunga, presunto boss.

    Il 3 novembre 2009 vengono arrestati i cugini di Damiano Vallelunga, Salvatore e Cosimo Vallelunga, quest'ultimo giudicato colpevole di estorsione ed omicidio.

    Il 15 giugno 2010 il boscaiolo venticinquenne, originario di Isca sullo Ionio, Santo Procopio subisce un attentato nei boschi di Brognaturo, che ne aveva già subito uno a gennaio di quest'anno. Sempre lo stesso giorno in una zona boschiva tra Brognaturo e Guardavalle viene ucciso Salvatore Vallelunga, fratello del boss Damiano.

    Il 19 giugno 2010 viene gambizzato a Monasterace Enzo Cavallaro.

    L'8 agosto 2012 vengono arrestate dai Carabinieri 16 persone del sodalizio Leuzzi-Ruga-Vallelonga di Monasterace, Stilo, Riace e Stignano e della Locale di Caulonia accusati di associazione mafiosa, di cui alcuni accusati di omicidio nei confronti di Damiano Vallelonga e tentato omicidio ai danni di Enzo Cavallaro, azioni intraprese nella cosiddetta nuova faida dei boschi.”.

 Restano in piedi diversi dubbi, incertezze e titubanze. La prima, Salvatore Scrivo, era un semplice corriere della droga, un broker od un boss della ‘ndrangheta, che si stava “allargando” fin troppo?

La seconda, perché la vittima è stata uccisa con modi e tipo di arma, tipici di un agguato di mafia?

Terzo, perché il delitto è stato consumato, proprio in concomitanza con la visita del ministro degl’Interni nella vicina Dinami ( ha inaugurato un Centro Sociale a Melicuccà): è un segnale per lo Stato o per i padrini?

Quarto dubbio, l’uccisione di Salvatore Scrivo, può essere o no, collegabile con la famigerata “Faida dei boschi”?

Quinto, quanto questo delitto può essere collegato ad un eventuale ‘sgarro’?.

Sesto, potrebbe trattarsi di un errore di persona o di fatti collegabili a questioni sentimentali?

Settimo, usciva da casa in Via Pisani, oppure doveva rientravi?

Ottava incertezza, il tipo di arma, usata per il delitto. Un kalashnikov, una mitraglietta od una pistola calibro 9X21.

Nona ed ultima titubanza, il fascicolo resterà al Tribunale di Vibo Valentia oppure transiterà su quello del dottor Nicola Gratteri, nuovo procuratore capo della Repubblica di Catanzaro?

Domenico Salvatore

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