OMAGGIO AD AGOSTINO SIVIGLIA

08.02.2016 19:04

(Vip) Ha rappresentato con orgoglio di appartenenza i Greci di Calabria, è sempre accorso ogni volta che è stato chiamato, ha sempre sofferto per la poca o distorta considerazione per la sua lingua madre, ha partecipato sempre al Premio Internazionale di Poesia "Delia Città di Bova Marina" dell'Università per la Tertza Età,  tanto che le targhe premio erano diventate un elemento di arredo per la sua casa. L'Università per la Terza Età e per il Tempo Libero della Bovesìa. il suo periodico online deliapress.it DELIAPOLIS con tutto il suo staff , il CCC Centro di Coordinamento dei Calabro-greci lo ringraziano per il suo contributo permanente e gli rendono omaggio con questa scheda del prof. Filippo Violi tratta da una sua pubblicazione per sua gentile scelta 

Agostino Siviglia è nato a Roghudi il 1934. Questa notte, 7 febbraio 2016 ci ha lasciati, rendendoci 

 

ancora più orfani.  Fratello grecanico, amante della lingua e poeta, è 

 

stato sempre vicino a noi. Alcune sue poesie sono state pubblicate in 

 

varie riviste. Ha partecipato ai premi di poesia “Nosside”, “Jalò tu 

 

Vùa” e “Delia”.  Ha collaborato con Filippo Violi alle pubblicazioni

 

Le radici della nostra cultura e Tradizioni popolari greco-calabre. 

 

Prezioso riferimento per quanti nell’area grecanica intendevano 

 

dedicarsi alla cura e conservazione di questo immenso patrimonio, al 

 

pari di tanti ellenofoni di Calabria, Agostino ha percorso i confini 

 

geografici della sua “transumanza” dentro le limitate balze dell’area 

 

grecanica. Da Chorìo a Bova il passo è stato breve, attraverso le 

 

faticate vie dell’Aspromonte, sempre però nel mondo accerchiato 

 

della stessa area. Ma il nuovo paese ha dispensato speranze diverse. E 

 

qui il nostro autore ha costruito la sua vita con lo sguardo rivolto però 

 

sempre al luogo natìo. Qui lo ha colto un grande dolore: la morte 

 

dell’adorata consorte con la quale aveva tanto combattuto, sofferto, lavorato e sperato. In Agostino 

 

era riconoscibile l’archetipa fierezza per le proprie radici e la consapevolezza di appartenere ad una 

 

cultura che ha lasciato in questo mondo i segni indelebili della sua profonda civiltà. Per Agostino 

 

scrivere significava liberare i propri sentimenti e il tentativo di ricerca di un equilibrio interiore, di 

 

una identità che rispecchiava più fedelmente la propria personalità di uomo che tendeva al fatto 

 

poetico come a un naturale incontro del suo animo con la poesia.

 

In un groviglio ostinato di sentimenti, la poesia di Agostino  ha registrato i motivi tematici cari a 

 

tutti gli ellenofoni di Calabria: l'amore per la lingua, l'amore e la nostalgia per il paese, l'amore per 

 

una donna, il ricordo struggente della madre morta. Figlio di questa terra, ombelicalmente legato, 

 

per le sue vicissitudini, all'intero microcosmo grecanico, Agostino si è rivelato come uno dei tanti 

 

personaggi chiave di questo mondo. La sua poesia si muoveva sul doppio binario del passato e di un 

 

futuro ormai incerto per la sopravvivenza della lingua, rivelando, a tratti, rimpianti d'amore mai 

 

sopiti. Nella sua parola quasi mai spuntava il sorriso, era una parola asciutta ed essenziale che non 

 

indulgeva a sentenza morale. Tra i primi a fare parte del circolo  «La Jonica», il Centro dei Greci di 

 

Calabria, di cui sarà anche presidente,  Agostino Siviglia si era riappropriato ben presto della sua 

 

identità culturale. 

 

I materiali narrativi di Agostino Siviglia denunciavano una sensibilità lirica che è raro trovare tra i 

 

poeti grecanici. Come quasi tutti gli ellenofoni di Calabria egli componeva e cantava le sue liriche. 

 

Più accorata, più calda - ma non molto diversa dalla poesia di Angelo Maisano al quale egli si 

 

accompagnava spesso - la sua lirica era dominata interamente dai sentimenti familiari e dalle tristi 

 

vicissitudini personali. Semplici e brevi abbandoni quelli che lo vedovano indugiare sul dramma 

 

personale, perchè egli sapeva che nella Calabria greca il dolore era dolore di tutti, così come la

 

morte e la gioia erano condivise da tutta la comunità. La sua poesia è stata prima di tutto frutto del 

 

vissuto biografico, legato ombelicalmente ai sogni che ad esso si accompagnavano: il riscatto 

 

sociale, la sofferenza per una lingua che muore, il ricordo di un paese perduto che, senza aver 

 

potuto redimere la sua fatica, si è infine alleato con le forze della natura per risospingerlo in altri 

 

luoghi sempre della sua Calabria greca. 

 

Solo una lettura superficiale della  poesia di Agostino Siviglia può limitarne il giudizio e 

 

risospingerla verso un provincialismo deteriore. Il richiamo alle origini e alle radici si esprime in un 

 

concentrato di umanità che viene espresso con un lessico che potrebbe sembrare semplice ma è 

 

invece essenziale , denudato da orpelli, sia quando presume, sia quando si piega sui sentimenti.

 

La sua lirica è  stata una scheggia sanguinante di questa vita paesana, di una terra e di una lingua che 

 

non conosce superfici levigate, nè moduli linguistici curati. 

 

              LA CRITICA

 

Le poesie di Agostino Siviglia sono state raccolte in F. VIOLI, I Nuovi Testi Neogreci di Calabria, Vol. II, ed. 

 

Iiriti, Reggio Calabria, 2005, un volume antologico che comprende tutti gli autori grecanici di Bova e 

 

Roghudi. Qualche lirica era già rintracciabile in F. Violi, Anastasi, canti politici e sociali dei Greci di Calabria, 

 

C.S.E. Bova M.,1990; in C. Nikas, Zwéntev Ellhnoéfwnoi poihétev tiv Kalabriéav, «Italoellhnikaé», 

 

(vol.III), I.U.O., Napoli, 1990.

 

Altre  notizie biografiche sull’autore possono essere ricercate in F. VIOLI, Storia e Letteratura Greca di 

 

Calabria, Rexodes Magna Grecia, Reggio Calabria, 2001, pp.313-314; NIKAS C.,  Lingua e letteratura degli 

 

ellenofoni di Calabria,  «Italoellhnikaé», Rivista di cultura greco-moderna, Istituto degli Studi di Napoli 

 

“L’Orientale”, VII, Napoli 1999-2000; F. Violi, Agostino Siviglia, Quaderni di Cultura Grecocalabra, IRSSEC, 

 

Bova Marina 2003, n.8; F. Violi, Agostino Siviglia, in «I Fonì Dikìma»>> e «I Fonì tu Richudìu».

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