Nicola Gratteri, procuratore capo della Repubblica di Catanzaro

22.04.2016 07:41

 

di Domenico Salvatore          A Gratteri, che si è occupato di tantissime indagini contro la 'ndrangheta, tra cui quelle per la strage di Duisburg, il vice presidente del Csm Giovanni Legnini ha formulato gli auguri di buon lavoro "in una terra così difficile".

IL CONSIGLIO SUPERIORE DELLA MAGISTRATURA, HA NOMINATO NICOLA GRATTERI, PROCURATORE CAPO DELLA REPUBBLICA DI CATANZARO

Domenico Salvatore

“Nicola Gratteri, attuale procuratore aggiunto a Reggio Calabria, è il nuovo procuratore di Catanzaro. Lo ha nominato il plenum del Csm all'unanimità.

A Gratteri, che si è occupato di tantissime indagini contro la 'ndrangheta, tra cui quelle per la strage di Duisburg, il vice presidente del Csm Giovanni Legnini ha formulato gli auguri di buon lavoro "in una terra così difficile".

In magistratura dal 1986, Gratteri ha cominciato la carriera come giudice a Locri.

E' stato poi sostituto procuratore a Locri e a Reggio Calabria, fonte Ansa, dove dal 2009 è procuratore aggiunto. "Spero di poter dare subito - è stato il suo primo commento - quelle risposte di giustizia che la collettività si aspetta.

La Procura distrettuale di Catanzaro ha condotto spesso una battaglia impari con il crimine e grande merito va riconosciuto ai colleghi e alle forze dell'ordine.

Il lavoro non mi spaventa ma intendo assolvere i miei impegni come ho sempre fatto: nel rispetto della Costituzione repubblicana e delle leggi dello Stato".

Il Consiglio Superiore della Magistratura, ha ratificato le decisioni dell’apposita Commissione, che aveva indicato Gratteri per a Procura di Catanzaro.

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

“Consiglio Superiore della Magistratura

Consiglio Superiore della Magistratura.jpg

Seduta del Consiglio superiore della magistratura

Stato     Italia Italia

Tipo      Organo di rilevanza costituzionale

Sigla     CSM

Commissioni      I Commissione

II Commissione

III Commissione

IV Commissione

V Commissione

VI Commissione

VII Commissione

VIII Commissione

Commissione Bilancio

Sezione disciplinare

Presidente    Presidente della Repubblica Italiana:

Sergio Mattarella

Vicepresidente   Giovanni Legnini

Ultima elezione 6 - 7 luglio 2014

Numero di membri   27

Sede      Roma

Indirizzo      Palazzo dei Marescialli, Piazza dell'Indipendenza, 6

Sito web      http://www.csm.it/

 

Il Consiglio superiore della magistratura[1] (CSM) è un organo di rilievo costituzionale dell'ordinamento politico italiano, di governo autonomo della magistratura italiana ordinaria.

 

Indice

 

    1 Storia

    2 Caratteristiche

    3 Funzioni

    4 Composizione

    5 Il rapporto con la politica

    6 Membri in carica

    7 Cronologia dei vicepresidenti del CSM

    8 Riferimenti normativi

    9 Note

    10 Bibliografia

    11 Voci correlate

    12 Altri progetti

    13 Collegamenti esterni

 

Storia

Viene nominato per la prima volta all'art.4 della legge 511 del 1907, che lo istituisce presso il Ministero della giustizia, sostanzialmente come organo consultivo, e amministrativo greve riguardo alle nomine di alcune cariche entro la magistratura. Pochi mesi dopo, il governo Giolitti III firma la legge 689 dello stesso anno nel quale definisce e inquadra il nuovo organo, anche se ovviamente, agendo la magistratura in nome del Re, i suoi componenti si configuravano come dipendenti del governo. Le sue funzioni rimasero grossomodo invariate fino alla Costituzione Repubblicana, che ne trasformava radicalmente i poteri da organo consultivo-amministrativo presso un ministero, ad organo di auto-governo della Magistratura. Oggi ha sede a palazzo dei Marescialli, a Roma, in piazza dell'Indipendenza 6.

Caratteristiche

Esso è organo di autogoverno, con lo scopo di garantire l'autonomia e l'indipendenza della magistratura dagli altri poteri dello Stato, in particolare da quello esecutivo, secondo il principio di separazione dei poteri espresso nella Costituzione della Repubblica italiana.

In particolare è un "Organo di rilievo Costituzionale" (come ha sancito la Corte costituzionale), si fa riferimento ad esso nella Costituzione italiana agli articoli 104, 105, 106 e 107.

La dottrina s'è per anni divisa sulla natura di organo costituzionale oppure meramente di rilievo costituzionale del Consiglio; ma, soprattutto, è stata problematica l'individuazione delle specifiche disfunzioni del Consiglio. Infatti, l'esercizio di alcuni poteri e funzioni da parte del Consiglio, non esplicitamente menzionati in Costituzione, ha più volte causato tensioni con settori del mondo politico. È questo il caso di quelle che autorevole dottrina definisce "funzioni di rappresentanza del potere giudiziario nei rapporti con gli altri poteri" (Pizzorusso), come, ad esempio, fare proposte al ministro sulle materie di sua competenza, dare pareri sui disegni di legge in qualsiasi modo attinenti all'organizzazione della giustizia (v. l'art. 10 della legge 24 marzo 1958 n. 195) e, più in generale, il potere di pronunciarsi manifestando la propria opinione su qualsiasi vicenda possa interessare il funzionamento della giustizia.

Funzioni

La Costituzione, all'art. 110, assegna al ministro della Giustizia il compito di curare "l'organizzazione e il funzionamento dei servizi relativi alla giustizia”, ferme restando le competenze del CSM; l'art. 101, comma 2, inoltre, garantisce la piena autonomia e indipendenza dei giudici da ogni altro potere dichiarando che essi "sono soggetti soltanto alla legge". L'organo che assicura l'autonomia dell'ordine giudiziario è il Consiglio superiore della magistratura (CSM), cui compete l'autogoverno dei magistrati ordinari, civili e penali.

Ad esso spettano, infatti, le competenze in materia di assunzioni, assegnazioni e trasferimenti, promozioni e provvedimenti disciplinari nei riguardi dei magistrati ordinari (i magistrati amministrativi, contabili e militari hanno propri organi di governo).

Le funzioni di autogoverno del Consiglio superiore della magistratura quindi in materia di stato giuridico dei magistrati, con riguardo a:

    assunzione (sempre tramite concorso pubblico);

    assegnazione ad un incarico;

    promozione;

    trasferimento;

    attribuzione di sussidi ai magistrati e alle loro famiglie;

    procedimento disciplinare;

    nomina dei magistrati di Cassazione

    nomina e revoca dei magistrati onorari.

Contro tali provvedimenti è ammesso il ricorso al TAR Lazio ed in secondo grado al Consiglio di Stato. Fa eccezione l'assegnazione di sanzioni disciplinari. In questo caso il procedimento è strutturato come un processo, e prevede l'eventuale ricorso in cassazione contro i provvedimenti così emessi dal CSM.

Composizione

Il Consiglio superiore della magistratura è presieduto dal presidente della Repubblica che vi partecipa di diritto. Con uguale diritto ne fanno parte anche il primo presidente e il Procuratore generale della Corte suprema di cassazione. Gli altri componenti (24) sono eletti per i 2/3 da tutti i magistrati ordinari tra gli appartenenti a tutte le componenti della magistratura (membri togati, 16) e per 1/3 dal Parlamento riunito in seduta comune tra i professori universitari in materie giuridiche e avvocati che esercitano la professione da almeno quindici anni (membri laici, 8). Con la presenza di questi ultimi i costituenti vollero impedire che l'autonomia e l'indipendenza della magistratura si trasformasse nella creazione di una specie di casta separata da tutti i poteri dello Stato e gelosa dei suoi privilegi.

La stessa ragione ha spinto ad attribuire la presidenza del collegio al capo dello Stato, anche se bisogna aggiungere che tale presidenza ha prevalente carattere formale e simbolico, visto che il CSM elegge, tra i membri laici, un vicepresidente che svolge concretamente tutti i compiti connessi alla presidenza del collegio. La costituzione non stabilisce direttamente quanti devono essere i componenti del CSM, ma si limita a stabilirne la composizione percentuale.

Attualmente i membri togati sono 16 (2 sono giudici di Cassazione, 4 sono magistrati requirenti, 10 sono giudici di merito) e quelli laici sono 8. Il CSM è complessivamente composto da 27 membri, senza possibilità di rielezione immediata, e la carica di consigliere è incompatibile con quella di parlamentare o di consigliere regionale. Il Consiglio elegge il vicepresidente tra i membri designati dal parlamento. I membri elettivi del Consiglio durano in carica quattro anni e non sono immediatamente rieleggibili. Spetta, dunque, alla legge ordinaria determinare quanti sono i componenti e come sono eletti.

La materia è regolata dalla legge 24 marzo 1958, n. 195, più volte modificata, da ultimo con la legge 28 marzo 2002, n. 44. La riforma del 2002, novellando il testo della legge 195/1958, introduce importanti riforme riguardanti l'organo di autogoverno della magistratura, destinate ad avere una non secondaria influenza sulla sua attività e forse anche sul suo ruolo.

Da un lato, si è ridotto il numero dei membri elettivi del Consiglio da 30 a 24. Dall'altro lato, si è radicalmente modificato il meccanismo elettorale della componente togata, prevedendo la candidatura dei magistrati a titolo individuale e non più nell'ambito di liste contrassegnate da un logo ed istituendo tre collegi nazionali distinti, rispettivamente, per l'elezione di due magistrati di legittimità, dieci giudici di merito e quattro pubblici ministeri presso uffici di merito.

Il rapporto con la politica

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Forti tensioni si sono, più volte, generate in occasione di interventi consiliari a tutela dell'indipendenza e dell'autonomia della magistratura di fronte ad attacchi provenienti dall'esterno di essa, specialmente dal mondo politico; è anche questo il caso dell'adozione di atti normativi (o paranormativi) da parte del Consiglio. Nel campo politico si è assistito, invece, a tentativi di circoscrivere questa attività consiliare di produzione normativa: a questo tendeva il progetto di legge costituzionale adottato dalla Commissione parlamentare per le riforme costituzionali (Commissione "D'Alema" della XIII legislatura, mai approvato), che peraltro prevedeva che il Consiglio superiore della magistratura ordinaria fosse composto di una sezione per i giudici e di una sezione per i pubblici ministeri.

Il Consiglio superiore della magistratura, fonte Wikipedia, non è titolare di funzioni di indirizzo politico e quindi non svolge alcun ruolo politico, propriamente inteso. Ed invero, il CSM non fissa e non persegue obiettivi politici, ma è titolare, per Costituzione, della funzione di governare l'ordine giudiziario, di cui tutela l'autonomia e l'indipendenza. Tuttavia, il CSM è stato accusato da alcuni esponenti politici di esercitare un ruolo che la Costituzione non gli assegnerebbe, estendendo i propri poteri fino a farli entrare in conflitto con quelli di Parlamento e Governo.

La critica si indirizza soprattutto su due tipologie di atti del CSM:

    le cosiddette pratiche a tutela con cui il CSM interviene per difendere taluni magistrati sottoposti a critiche, considerate ingiuste, per la loro attività giudiziaria.

    i pareri, formulati anche senza richiesta, relativi a progetti di legge al vaglio delle assemblee legislative. Soprattutto quando questi esprimono valutazioni di sostanziale bocciatura dell'attività legislativa, suscitando le vive reazioni del governo e dei parlamentari. In particolare si sostiene che tale attività sarebbe contraria alle previsioni della Costituzione e costituirebbe prova della volontà del CSM di imporsi come una "terza camera".

Singoli componenti del CSM e l'Associazione nazionale magistrati sono più volte intervenuti a difesa delle attribuzioni del Consiglio.

Ed invero, quanto alle cd. pratiche a tutela, altri osservano che, nel nostro ordinamento, se ogni cittadino è titolare del diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero e, quindi, anche di sottoporre a critica i provvedimenti giudiziari, non è tuttavia ammissibile che tale critica trasmodi nella delegittimazione del singolo magistrato che ha emesso il provvedimento. In tale contesto, pertanto, pienamente legittimo, oltre che opportuno, appare l'intervento dell'organo di autogoverno che, ed al di là della pur doverosa tutela dell'onorabilità del singolo magistrato oggetto della censura, tende a riaffermare il principio costituzionale dell'autonomia e dell'indipendenza della Magistratura nel suo insieme. Al riguardo, inoltre, va detto che il regolamento interno del CSM, che porta la firma del Presidente della Repubblica, prevede esplicitamente le pratiche a tutela.

Quanto poi alla critica concernente la facoltà per il CSM di esprimere pareri in ordine all'attività legislativa del Parlamento, bisogna notare che la legge istitutiva del Consiglio superiore della magistratura (L. 24 marzo 1958, n.195) prevede espressamente che il Consiglio dà pareri al Ministro, sui disegni di legge concernenti l'ordinamento giudiziario, l'amministrazione della giustizia e su ogni altro oggetto comunque attinente alle predette materie. E del resto, si tratterebbe di un'attività doverosa del C.S.M., il quale, secondo detta tesi, è tenuto ad esprimere il parere al ministro della Giustizia perché questi, qualora lo ritenga, ne tenga conto nella sua interlocuzione con il Parlamento. Le critiche all'uso della prassi dei "pareri" come strumento di autodifesa, sostengono che in tal modo si formerebbe un organismo senza nessun controllo da parte del Parlamento.

La legge che regola il funzionamento del Consiglio superiore della magistratura prevede la facoltà del ministro della Giustizia di formulare richieste e osservazioni sulle materie di competenza propria del Consiglio superiore della magistratura; egli può partecipare alle sedute del Consiglio quando ne è richiesto dal Presidente o quando lo ritiene

opportuno per fare comunicazioni o dare chiarimenti. Inoltre il ministro ha facoltà di chiedere ai capi delle Corti informazioni circa il funzionamento della giustizia ed esprime il concerto sulla nomina dei capi degli uffici giudiziari. Se il ministro della Giustizia ha la facoltà di promuovere l'azione disciplinare, compete però al Consiglio superiore della magistratura pronunciarsi sulle azioni promosse dal ministro.

La revisione dell'ordinamento giudiziario, che ha dato luogo nel 2006 ai cosiddetti "decreti Castelli", intendeva tra l'altro disciplinare puntualmente gli illeciti disciplinari, oltre a realizzare un decentramento delle funzioni del C.S.M. nei confronti dei consigli giudiziari, per consentire un più proficuo rapporto tra organi di autogoverno e singoli uffici, in particolare nell'ambito dell'organizzazione tabellare. I consigli giudiziari ed il Consiglio superiore della magistratura già ora esercitano un controllo sulle modalità di distribuzione del lavoro fra i magistrati componenti di un medesimo ufficio e sulle modalità di organizzazione del lavoro all'interno dei diversi uffici giudiziari, sanzionando eventualmente scelte di privilegio o di favore; per questa via è anche possibile impedire che l'assegnazione della trattazione di un singolo affare giudiziario o di un determinato procedimento avvenga in maniera arbitraria a singoli magistrati.

Al Consiglio superiore della magistratura spetta anche, su proposta del ministro di grazia e giustizia, il compito di individuare l'elenco delle sedi disagiate per le quali provvederà a deliberare il trasferimento dei magistrati in quelle sedi. Per trasferimento e destinazione d'ufficio si intende il cambiamento della sede di servizio che non sia stata chiesta dal magistrato, anche se quest'ultimo ha manifestato il consenso o la disponibilità, e che determini lo spostamento nelle sedi disagiate. Il trasferimento deve comportare il cambiamento di Regione ed una distanza superiore a centocinquanta chilometri dal posto in cui l'uditore giudiziario abbia svolto il tirocinio o il magistrato abbia prestato servizio. Gli uffici giudiziari considerati sedi disagiate sono quelli della Basilicata, della Calabria, della Sicilia e della Sardegna, dove si sia verificata la mancata copertura dei posti messi a concorso. Devono ricorrere almeno due di questi requisiti: vacanze superiori al 50% dell'organico, elevato numero di affari penali soprattutto relativi alla criminalità organizzata ed elevato numero di affari civili in rapporto alla consistenza del distretto e alla consistenza degli organici.

Membri in carica

Del CSM fanno parte 24 consiglieri elettivi, 8 laici e 16 togati (di cui 2 per la giurisdizione di legittimità, 4 per il pubblico ministero, 10 per le giurisdizioni di merito); a questi vanno aggiunti i tre membri di diritto: il Capo dello Stato (Presidente di diritto del CSM), il primo presidente e il procuratore generale della Corte di cassazione.

Nelle sedute del 10, 11, 15 e 23 settembre 2014 sono stati eletti gli otto membri cosiddetti laici dal Parlamento in seduta comune.

Tra di essi il CSM provvederà a eleggere il proprio Vicepresidente.

    Membri di diritto: Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, Primo Presidente della Corte di cassazione Giovanni Canzio, Procuratore Generale presso la Corte di cassazione Pasquale Ciccolo

    Componenti laici: Giovanni Legnini (PD), Maria Elisabetta Alberti Casellati (FI), Renato Balduzzi (SC), Giuseppe Fanfani (PD), Antonio Leone (NCD), Paola Balducci (proposta da SEL), Pierantonio Zanettin (FI), Alessio Zaccaria (proposto da M5S) .

 

Nelle giornate del 6 e 7 luglio 2014 i magistrati ordinari hanno provveduto ad eleggere i membri di loro spettanza.

La partecipazione complessiva al voto è stata dell'81,38%, con 7529 votanti su 8920 aventi diritto.

Sono risultati eletti i seguenti magistrati:

    per la giurisdizione di legittimità: Ercole Aprile (Area, M Dem-MPG) e Maria Rosaria Sangiorgio (UniCost), unica donna eletta;

    per il pubblico ministero: Fabio Napoleone (Area), Antonio Ardituro (Area), Luca Palamara (UniCost) e Luca Forteleoni (M Ind);

    per le giurisdizioni di merito: Piergiorgio Morosini (Area), Lucio Aschettino (Area), Valerio Fracassi (Area), Nicola Clivio (Area), Francesco Cananzi (UniCost), Massimo Forciniti (UniCost), Rosario Spina (UniCost), Claudio Galoppi (M Ind), Aldo Morgigni (M Ind) e Lorenzo Pontecorvo (M Ind).

Cronologia dei vicepresidenti del CSM

Giovanni Legnini, Vicepresidente del CSM dal 30 settembre 2014.

    1959-1963 Michele De Pietro

    1963-1967 Ercole Rocchetti

    1967-1968 Adolfo Salminci

    1968-1972 Alfredo Amatucci

    1972-1976 Giacinto Bosco

    1976-1980 Vittorio Bachelet

    1980-1981 Ugo Zilletti

    1981 Giovanni Conso

    1981-1986 Giancarlo De Carolis

    1986-1990 Cesare Mirabelli

    1990-1994 Giovanni Galloni

    1994-1996 Piero Alberto Capotosti

    1996-1998 Carlo Federico Grosso

    1998-2002 Giovanni Verde

    2002-2006 Virginio Rognoni

    2006-2010 Nicola Mancino

    2010-2014 Michele Vietti

    2014- Giovanni Legnini”.

Una marea di felicitazioni, complimenti, congratulations strameritati, sono giunti al neo Procuratore, da ogni parte del mondo politico, della cultura, dello sport, delle istituzioni.

Si conosceva già da tempo la decisione della Commissione apposita, ma si aspettava anche il momento ufficiale, a Palazzo dei Marescialli, visti i precedenti; insomma s’incrociavano le dita.

Nicola Gratteri, infatti, procuratore aggiunto di Reggio Calabria ai tempi della formazione del Governo Renzi, era ‘entrato’ Papa’ nel Conclave di Palazzo Chigi ed era uscito, cardinale“.

Era stato nominato Ministro della Giustizia, ma all’ultimo istante Matteo Renzi ci ha ripensato; un’amnesia parziale. Una profezia degna di Nostradamus del magistrato simbolo della lotta alla ‘ndrangheta, punto di riferimento fondamentale, per la polizia federale tedesca ma anche per l’Fbi :”Tutto può succedere tranne che arrivi questa richiesta” .

Gratteri, si era detto disponibile: “Sì, se avessi la libertà di realizzare le cose che ho in testa”.  Non si è mai saputo circa l’origine di tanto fondato pessimismo.

Gratteri era ministro della Giustizia quando Matteo Renzi è salito al Colle (“Per me è il candidato migliore, non voglio cedere.

E’ il segnale più importante della discontinuità che intendo dare al mio esecutivo”) e non lo era più, quando è sceso.

Molti i giornali che sollevarono perplessità sulla reale motivazione dello stop e dei veti incrociati, a un magistrato, che non solo ha coordinato le più importanti indagini contro la ‘ndrangheta degli ultimi anni, ma è anche autore di una serie di proposte per rendere più duro ed efficiente il contrasto a tutte le mafie.

La nomina di Gratteri, candidatura non del tutto potabile sotto il profilo degli equilibri politici, avrebbe potuto mandare “in fibrillazione” diverse ‘teste di uovo’.

Sono ben note le sue posizioni. Compreso, il drastico inasprimento delle pene per il 416 bis, l’associazione mafiosa, e la riduzione delle possibilità di patteggiare per ottenere condanne più miti

Ma non è stato ‘parcheggiato’ a Catanzaro per impedirgli di mettere il naso in altre faccende, come qualche benpensante sibila.

Nonostante, qualche sospetto potrebbe autorizzarlo.  Filippo Mancuso e Nitto Palma, magistrati in attività “poterono” esercitare la carica-incarico di Ministro della Giustizia; e nessuno, sollevò questioni di incompatibilità. Nicola Gratteri non è iscritto ad alcuna corrente della magistratura….

“Nicola Gratteri (Gerace, 22 luglio 1958) è un magistrato e saggista italiano, dal 21 aprile del 2016 è il Procuratore della Repubblica di Catanzaro, capoluogo della Regione Calabria.

Indice

    1 Biografia

        1.1 Riconoscimenti

    2 Opere pubblicate

    3 Note

    4 Voci correlate

    5 Altri progetti

    6 Collegamenti esterni

Biografia

Nicola Gratteri nasce il 22 luglio 1958 a Gerace (Locride), terzo di cinque figli. Dopo aver conseguito la maturità scientifica si iscrive alla Facoltà di Giurisprudenza all'Università di Catania. Si laurea in quattro anni e due anni dopo entra in magistratura.

Attualmente è uno dei magistrati più conosciuti della DDA. Impegnato in prima linea contro la 'Ndrangheta, vive sotto scorta dall'aprile del 1989. Il 21 giugno 2005, il ROS dei Carabinieri ha scoperto nella piana di Gioia Tauro un arsenale di armi (un chilo di plastico con detonatore, lanciarazzi, kalašnikov, bombe a mano) che sarebbe potuto servire per un attentato ai danni di Gratteri.

Nel 2009 è nominato procuratore aggiunto della Repubblica presso il tribunale di Reggio Calabria.

Il 18 giugno 2013, il Presidente del Consiglio dei ministri Enrico Letta, nomina Gratteri, componente della task force per l'elaborazione di proposte in tema di lotta alla criminalità organizzata.

Nel febbraio 2014 per il nuovo Governo Renzi si fa con insistenza il suo nome per il ruolo di Ministro della giustizia ma alla fine prevale Andrea Orlando, già Ministro dell'ambiente del Governo Letta.

Il 27 febbraio 2014 Rosy Bindi, in qualità di presidente della Commissione parlamentare antimafia, annuncia la nomina di Gratteri a consigliere della commissione. In quest'occasione, il procuratore nazionale antimafia Franco Roberti ha sottolineato la sua stima nei confronti di Gratteri affermando che «i politici fanno i politici ed i magistrati fanno i magistrati. I migliori di noi devono continuare a fare i magistrati, poi ognuno è libero di fare le proprie scelte» e ribadendo che «quando un magistrato entra in politica non può poi tornare a fare il magistrato». Gratteri ha accettato l'incarico compatibilmente al suo ruolo in procura.

Il 1º agosto 2014, il Presidente del Consiglio Matteo Renzi nomina Gratteri Presidente della commissione per l'elaborazione di proposte normative in tema di lotta alle mafie.

Il plenum del Csm, con una pratica d’urgenza, il 21 Aprile 2016, a larga maggioranza, l’ha nominato Procuratore di Catanzaro, andando ad occupare il posto lasciato da Antonio Lombardo, andato in pensione.

Riconoscimenti

Ha partecipato a programmi televisivi di Raitre per la presentazione dei suoi libri: Fratelli di sangue, La Malapianta e La giustizia è una cosa seria e dove ha evidenziato come alcuni piccoli cambiamenti (senza grossi costi) possano far ridurre drasticamente gli inconvenienti connessi alla trasmissione delle notifiche e all'uso strumentale delle intercettazioni. È stato anche ospite di Presa Diretta, sempre su Rai 3, il 17 febbraio 2014. In quest'occasione ha parlato dell'operazione "New Bridge", che ha portato all'arresto di 26 persone tra Italia e USA, e dei tesori della Mafia che sono nelle mani dello stato. Nel novembre 2011, fonte Wikipedia, ha pubblicato un altro libro (assieme al giornalista Nicaso) La mafia fa schifo, dove sono raccolti pensieri e lettere di ragazzi sul tema mafia. Gratteri da sempre è molto sensibile all'utilizzo dello strumento di educazione dei giovani e giovanissimi come valida prevenzione nella lotta alla mafia e a tal fine viaggia nel mondo della scuola e dell'università, in Italia e all'estero, per incontrare i giovani e spiegar loro il perché non "conviene" essere ndranghetisti.

Il 10 agosto 2010 a Sant'Alessio in Aspromonte è stato vincitore del prestigioso Premio del "Tiglio d'oro".

Il 20 ottobre 2011 a Rosarno è stato insignito del Premio Giuseppe Valarioti dedicato alla memoria del giovane professore di lettere, segretario sezionale del Pci, ucciso in un agguato mafioso il 10 giugno 1980.

Il 22 aprile 2012 al teatro "La Nuova Fenice" di Osimo è stato insignito del Premio Renato Benedetto Fabrizi.

Il 12 agosto 2012 presso la villa "Angelo Frammartino" a Caulonia è stato insignito del Premio Angelo Frammartino, dedicato alla memoria del giovane pacifista.

Il 28 gennaio 2014 presso la Sala della Protomoteca in Campidoglio a Roma è stato insignito del prestigioso Premio Colosseum - Roma Art Meeting.

Opere pubblicate

    Nicola Gratteri, Antonio Nicaso, 'Ndrangheta Le radici dell'odio, Aliberti Editore, 2007, p.203, ISBN 978-88-7424-294-8.

    Nicola Gratteri, Il grande inganno. I falsi valori della 'ndrangheta, Luigi Pellegrini Editore, 2007. Con Antonio Nicaso e Michele Borrelli

    Nicola Gratteri, Antonio Nicaso, Fratelli di sangue, Luigi Pellegrini Editore, 2007, p.320, ISBN 88-8101-373-8.

    Fratelli di sangue, Arnoldo Mondadori Editore, 2009. Con Antonio Nicaso (nuova edizione)

    Nicola Gratteri, Cosenza 'ndrine sangue e coltelli. La criminalità organizzata in Calabria, Luigi Pellegrini Editore, 2009. Con Antonio Nicaso e Valerio Giardina

    Nicola Gratteri, La Malapianta, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 2010. Con Antonio Nicaso

    Nicola Gratteri, Antonio Nicaso, 'Ndrangheta Le radici dell'odio, Aliberti Editore, 2010, p.221, ISBN 978-88-7424-608-3. (nuova edizione)

    Nicola Gratteri, Antonio Nicaso, La mafia fa schifo. Lettere di ragazzi da un paese che non si rassegna, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 2011, p.137.

    Nicola Gratteri, Antonio Nicaso, La giustizia è una cosa seria, Arnoldo Mondadori Editore, 2011, p.192, ISBN 88-04-60657-6.

    Nicola Gratteri, Antonio Nicaso, Dire e non dire. I dieci comandamenti della 'ndrangheta nelle parole degli affiliati, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 2012, p.208.

    Nicola Gratteri, Antonio Nicaso, Acqua santissima, Arnoldo Mondadori Editore, 2013, p.204, ISBN 978-88-04-63214-6.

    Nicola Gratteri, Antonio Nicaso, Male lingue, Pellegrini Editore, 2014, p.248, ISBN 978-88-6822-183-6.

    Nicola Gratteri, Antonio Nicaso, Oro Bianco, Mondadori, 2015, ISBN 978-8804652991”

Il procuratore capo della DDA di Catanzaro, Nicola Gratteri, avrà competenze anche, sulle quattro grosse procure di Vibo Valentia, Cosenza, Crotone e Lamezia Terme, terza città della Calabria per numero di abitanti e sulle altre così dette minori, ma che non sono figlie di un dio minore. Domenico Salvatore

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