Nella sanità calabrese le cose vanno sempre peggio

04.03.2016 22:57

 

“Nella sanità calabrese le cose vanno sempre peggio. Come se la Struttura commissariale non avesse l’obiettivo del riordino, ma quello di seminare confusione e indebolire, piuttosto che irrobustire, i nostri punti di forza. Non si spiegano altrimenti, tanto per esemplificare, i tagli lineari che si intenderebbe irrogare a eccellenze internazionali come il Centro del risveglio Sant’Anna di Crotone ed a tante altre strutture private che costituiscono l’ossatura imprescindibile del sistema”. E’ quanto afferma la consigliera regionale di Calabria in Rete Flora Sculco che aggiunge: “Le strutture private accreditate non hanno ancora, nella maggior parte dei casi, firmato i contratti per l’anno 2015, poiché i decreti che dovevano essere alla base dei contratti sono stati oggetto di ricorso al Tribunale amministrativo. Come  non bastasse, la Struttura commissariale ha emesso nei giorni scorsi i nuovi decreti che individuano le modalità di ripartizione del budget anche per il 2016, determinando una vera e propria rivolta tra gli erogatori privati accreditati di ogni ordine e grado. Con i nuovi decreti: il ‘25’, che fissa i criteri di riparto per le strutture di specialistica ambulatoriale, il ‘26’ per le strutture assistenziali extraospedaliere e di riabilitazione ed il ‘27’ per le case di cura per acuti, la Struttura commissariale - spiega Flora Sculco -  ha voluto rivoluzionare il sistema di distribuzione dei budget, intanto riducendo la quantità di prestazioni erogabili, in barba a quanto previsto dalla distribuzione del Fondo sanitario nazionale che ha concesso alla Calabria per il 2016 un aumento seppur modesto rispetto al 2015 e dimenticando, inoltre,  che le strutture private sono spesso quelle che rendono la migliore qualità di servizi sanitari sul territorio regionale, rappresentando un baluardo contro l’ulteriore aumento della già considerevole emigrazione sanitaria”. Sottolinea la consigliera regionale: “La novità strategica escogitata  questa volta dalla Struttura commissariale è che, oltre a ridurre il budget, si è anche provveduto, ed è questa una novità assoluta nello scenario sanitario, a rendere obbligatoria una ripartizione mensile dello stesso. Con la conseguenza che, se riduci il budget complessivo e rendi obbligatoria la sua riduzione mese per mese e quindi giorno per giorno, impedisci alle strutture di poter gestire le liste di attesa e di poter programmare la risposta alle richieste di cure. Ne consegue che le liste di attesa per tutti i tipi di cura, ospedaliero e territoriale aumenteranno vertiginosamente, raggiungendo i valori tristemente esistenti già nelle strutture pubbliche. I pazienti avranno allora solo due possibilità: spostarsi in altre regioni per ricevere le cure (che saremmo in grado di poter fare in Calabria con lo stesso indice di qualità e appropriatezza) o pagarsi le cure di tasca propria. Insomma, davvero un bel risultato! Il risparmio di budget ottenuto con i decreti dalle strutture sanitarie calabresi, paradossalmente, verrà comunque utilizzato per rimborsare le strutture sanitarie del Centro e del Nord del Paese che avranno accolto i nostri concittadini. Ne deriva che le strutture del Centro e del Nord prenderanno soldi dalla Calabria ed avranno (lo fanno tristemente da sempre) ancora di più la possibilità di investire per migliorarsi e per attrarre sempre più calabresi. E’ questo, da sempre, un infernale circolo vizioso rialimentato, questa volta, dagli ultimi decreti del commissario ad acta. L’altra conseguenza devastante dei decreti nn. 25, 26 e 27 - argomenta Sculco - è quella che, per effetto degli stessi, qualche migliaio di operatori verranno licenziati, in quanto i livelli occupazioni in assenza di pazienti da curare saranno falcidiati. Comunque la si giri, rimane il fatto che le nuove decisioni prese dal Commissario ad acta in tema di sanità privata, determineranno gravi turbamenti nel delicato sistema sanitario, senza dire delle centinaia di nuovi ricorsi giudiziari che affolleranno i tribunali amministrativi”.  

 

                                                    L’Ufficio Stampa del CONSIGLIO REGIONALE

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