Napoli, Vincenzo Amendola 18 anni, ucciso dall'amico, perchè amava la donna del boss di camorra in galera?

23.02.2016 11:41

Napoli-San Giovanni al Teduccio- Polizia, guidata dal questore Guido Marino ( e capo della Squadra Mobile Fausto Lamparelli) e Carabinieri diretti dal comandante provinciale, generale Antonio De Vita, con l’aiutino del pentito di turno, risolvono un caso di lupara bianca. Vincenzo Amendola 18 anni, innamorato della donna del boss in galera, non aveva voluto troncare la relazione pericolosa, nonostante i consigli ed i suggerimenti. Ed ha pagato con la morte

"COME TI AMMAZZO, TI SEPPELLISCO SENZA “TAMBUTO” SOTTO MEZZO METRO DI TERRA E POI, MI DIVERTO PURE A FARE SELFIE"

Domenico Salvatore

La fotocopia di tanti altri casi simili, rimbalzati dalla cronaca. Il boss in carcere e la sua donna, libera, si annoia: non resiste alla corte di un altro spasimante, che comincia a frequentare.  La vittima, viene avvisata da amici, parenti e conoscenti di interrompere la relazione pericolosa. “Tempo perso signor maestro”. Solito copione. La vittima viene attirata in trappola, uccisa a sangue freddo a colpi di pistola in faccia e sepolta sottoterra. La diversità, in questi casi, sta nel ritrovamento del corpo, ancora intatto della vittima designata, scomparsa, il 5 febbraio sempre per lupara bianca. Avrà una tomba ed i parenti potranno piangere su quella ‘pietra’ e portare i fiori il 2 novembre. Stavolta il muro dell’omertà è stato sbriciolato. L’indifferenza e l’insensibilità tradizionali, sono state battute. Proprio lì, nel cuore della camorra. Così è stato ritrovato il cadavere, del 18enne Vincenzo Amendola. Era sepolto in un campo alle spalle del parco Troisi… “Dormi sepolto in un campo di grano/non è la rosa non è il tulipano/che ti fan veglia dall'ombra dei fossi/ma son mille papaveri rossi/lungo le sponde del mio torrente/voglio che scendano i lucci argentati/non più i cadaveri dei soldati/portati in braccio dalla corrente/così dicevi ed era inverno/e come gli altri verso l'inferno/te ne vai triste come chi deve/il vento ti sputa in faccia la neve/fermati Piero , fermati adesso/lascia che il vento ti passi un po' addosso/dei morti in battaglia ti porti la voce/chi diede la vita ebbe in cambio una croce/ma tu no lo udisti e il tempo passava/con le stagioni a passo di giava/ed arrivasti a varcar la frontiera/in un bel giorno di primavera/e mentre marciavi con l'anima in spalle/vedesti un uomo in fondo alla valle/che aveva il tuo stesso identico umore/ma la divisa di un altro colore/sparagli Piero , sparagli ora/e dopo un colpo sparagli ancora/fino a che tu non lo vedrai esangue/cadere in terra a coprire il suo sangue/e se gli sparo in fronte o nel cuore/soltanto il tempo avrà per morire/ma il tempo a me resterà per vedere/vedere gli occhi di un uomo che muore/e mentre gli usi questa premura/quello si volta , ti vede e ha paura/ed imbracciata l'artiglieria/non ti ricambia la cortesia/cadesti in terra senza un lamento/e ti accorgesti in un solo momento/che il tempo non ti sarebbe bastato/a chiedere perdono per ogni peccato/cadesti interra senza un lamento/e ti accorgesti in un solo momento/che la tua vita finiva quel giorno/e non ci sarebbe stato un ritorno/Ninetta mia crepare di maggio/ci vuole tanto troppo coraggio/…”

Rinvenuto, la mattina di venerdì 19 febbraio, alle 7. Polizia,  le indagini condotte dagli agenti del Commissariato di Polizia San Giovanni-Barra e della Squadra Mobile,Carabinieri e Vigili del Fuoco scavano. Le indagini sono orientate come da prassi a 360 gradi, ma la pista principale sembra quella imboccata dagli organi inquirenti, dopo l’aiutino del pentito. Il corpo affiora, sepolto ad una profondità di mezzo metro. Il fratello di Vincenzo lo identifica.  L’argomento del giorno a San Giovanni a Teduccio per lo shock, dopo il ritrovamento del corpo di Vincenzo Amendola. Scomparso per lupara bianca, il 5 febbraio 2016 e ritrovato cadavere, dopo il pentimento di uno dei killers.  Dei ragazzi, hanno fotografato la fossa, dov’era seppellito, secondo la moda del momento: fare selfie; dopo aver scaricato l’app giusta ; scelto il lato migliore, evitato l’effetto photobombing, selezionato la luce giusta e giocato con i filtri. Vincenzo Amendola, 18 anni, è stato punito per i suoi rapporti con una donna: la donna di un boss. Quartiere di Taverna del Ferro, sottobosco della camorra, dove basta poco per finire male, uno sguardo, una parola di troppo, un gesto involontario, un commento fuori posto. Vincenzo Amendola, un ragazzo di 18 anni, punito per le sue frequentazioni con la donna di un boss di San Giovanni a Teduccio? Un tranello. Lo hanno convogliato verso il trabocchetto, quindi l’hanno ammazzato a sangue freddo con un paio di proiettili al volto, esplosi da corta distanza con inaudita ferocia e spietato cinismo . Un altro giovane Gaetano Nunziato, 23 anni, amico della vittima è stato fermato per l’omicidio. Avrebbe ammesso di essere presente al momento del delitto e di avere scavato la fossa in cui è stato gettato il cadavere. Con l’aiuto di qualcheduno che ora viene attivamente ricercato dalla polizia. Vincenzo Amendola viene descritto come il ragazzo della porta accanto, serio e pulito; non era un delinquente. Sebbene, la madre di Vincenzo sia una Rinaldi, imparentata con l’omonima famiglia camorristica del Rione Villa. Ma dalle verifiche non è emerso, che l’omicidio di Amendola, possa essere collegato in qualche  modo agli equilibri criminali di San Giovanni e Barra. Sebbene vivesse nel  quartiere di Taverna del Ferro; la zona  del clan Formicola basta poco   Secondo le notizie in possesso di polizia e carabinieri, coordinati dal procuratore aggiunto Filippo Beatrice e del sostituto Antonella Fratello, che si muovono sotto le direttive del procuratore capo della Repubblica Giovanni Colangelo,  il ragazzo aveva preso a frequentare una donna altolocata nell’ambiente della malavita partenopea. Non sono valsi a niente i consigli a girare alla larga. I familiari, da subito si erano messi in allarme; consapevoli, che non fosse andato via da solo. Temevano per la sua vita. Hanno sporto regolare denuncia di scomparsa, presso gli uffici giudiziari delle forze di polizia. Poi si sono rivolti alla trasmissione televisiva  “Chi l’ha visto?”. Scattato l’allarme, Carabinieri e Polizia, hanno promosso le indagini. Il passaparola funziona, i ‘si dice, sembra che, corre voce”, anche.  Ma la relazione sentimentale di Vincenzo,  sgradita al potente clan di camorra era nota nell’ambiente. Arriva anche all’orecchio de gli investigatori, che approfondiscono, interrogano familiari del ragazzo e fonti confidenziali. Giungono a Gaetano Nunziato, fermato per omicidio e occultamento di cadavere aggravati dalle modalità mafiose; che nega ogni cosa risoluto, in un primo momento. Ma poi, crolla in Procura. E vuota il sacco. Emerge la relazione pericolosa e l’omicidio per lupara bianca. Su internet, ci sono alcuni video. Il padre di Vincenzo, Giuseppe,  parla:” Mio figlio era un bravo ragazzo, buono come il pane. Non aveva nemici, tutti gli volevano bene. Amava la vita, era un ragazzo sereno. Anche nelle ore prima della scomparsa non aveva mostrato alcuna preoccupazione. Non so come continueremo a vivere. Ci è crollato il mondo addosso”.  Il selfie è stato variamente commentato, anche sull’Ansa:” Quei selfie possono da un lato rappresentare uno schermo che si vuole mettere con il fatto reale - osserva la dottoressa Bozzaotra - dall'altro lato quelle immagini rendono impossibile allontanare il fatto stesso, rendono difficile elaborarlo". Per la dottoressa Bozzaotra si tratta di un fatto che "non va banalizzato perché non sappiamo quali siano le emozioni provate da chi ha fatto quel selfie. Noi conosciamo le nostre emozioni".

Prete anticlan, sconcertato  - "Per noi educatori è una sconfitta. Tutto ciò è il risultato di modelli sbagliati che si offrono quotidianamente ai nostri ragazzi". Don Luigi Merola, prete anticamorra, educatore, non ha dubbi e prova grande amarezza nel commentare la notizia, riportata da alcuni quotidiani, di giovani che si sono fatti dei selfie nel luogo, a San Giovanni a Teduccio, alla periferia di Napoli, dove ieri è stato trovato il cadavere di un 18enne che era scomparso da casa da alcune settimane. Gli investigatori hanno accertato che il giovane è stato ucciso con due colpi d'arma da fuoco e poi seppellito, in un campo, a poca distanza dalla sua abitazione. Per don Luigi all'orrore per la morte di un 18nne "si aggiunge lo sconcerto. Da quei giovani più che un selfie mi sarei atteso una preghiera per la vittima, per fermare questa spirale di violenza, che non ci può lasciare indifferenti". Il sacerdote che è stato parroco nel rione Forcella, promotore della fondazione "A' voce de' creature", e da qualche tempo è tornato all'insegnamento nelle scuole. "Quello che ho potuto constatare, con grande amarezza - dice ancora don Luigi - è che questi ragazzi conoscono a memoria tutte le battute delle fiction di camorra". Per il sacerdote è necessario intervenire con urgenza "facendo rete, soprattutto con le scuole che davvero devono essere aperte sempre".

Domenico Salvatore

 

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