Napoli, Pasqua di morte, sangue e rovina per Pasquale Izzi, ridotto come un colabrodo a colpi di pistola nel quartiere di Miano

29.03.2016 22:10

Indagano i carabinieri della compagnia Vomero guidata dal capitano Giovanni Ruggiu coordinato dal generale Antonio De Vita, comandante provinciale; sovrintende il p.m. coordinato dal procuratore capo della Repubblica di Napoli, Giovanni Colangelo; non risulta legato a nessun clan di camorra, ma è stato ammazzato  a pochi metri dalla casa del presunto boss Carlo Lo Russo, che secondo gli inquirenti, sarebbe attualmente, il reggente dell’omonimo clan, visto che i fratelli Mario e Salvatore (Salvatore, poi, è diventato un collaboratore di giustizia) sono in galera.

I KILLERS DELLA CAMORRA, NON VANNO MAI IN FERIE OD IN VACANZA, NEMMENO A PASQUA, E NON LASCIANO CONTI IN SOSPESO, COSÌ HANNO ‘FATTO LA FESTA’ A PASQUALE IZZI, TORNATO DAL CARCERE IN   PERMESSO PREMIO

Domenico Salvatore

Il richiamo della festa, della terra, della città, della famiglia, del sangue, ancora volta si sono rivelati fatali.

Un paio di killers, armati di pistola, gli hanno confezionato un bel “cappotto di legno”, mentre si accingeva a rientrare in galera, dopo un breve permesso-premio.

Un pregiudicato di 55 anni, Pasquale Izzi, è stato ucciso a colpi di arma da fuoco in via traversa Janfolla, periferia nord di Napoli.

Sull'episodio, verificatosi poco dopo le 9.30, indagano i carabinieri. 

Izzi era detenuto nel carcere di Bellizzi Irpino (Avellino) ma era tornato a casa per le festività pasquali grazie ad un permesso premio.  

Secondo una prima ricostruzione dei carabinieri l'uomo era uscito di casa e stava ponendo i suoi bagagli in macchina per far ritorno in carcere, quando è stato avvicinato da uno o più sicari che hanno fatto fuoco contro di lui ferendolo in varie parti del corpo con modalità tipiche di un agguato.

Nel passato della vittima figurano una serie di reati contro il patrimonio ma non risulta una sua affiliazione ai clan della camorra.

Come tutti sanno sul territorio comandano le cosche. A nessuno potrebbe venire in mente di sparare, senza il consenso del capomafia; senza il permesso dei Lo Russo Diverse le ipotesi sulla matrice dell’omicidio.

Izzi potrebbe essere stato ammazzato in relazione ad un fatto, gesto od episodio verificatosi in precedenza; un conto da regolare insomma.  Prima ha scontato il debito contratto con lo Stato.

Poi ha saldato i conti con la malavita.  Seconda ipotesi: il rapinatore potrebbe aver detto o visto qualcosa, innestando un meccanismo perfido e crudele.

Non si esclude che i militari, alla ricerca della chiave di volta per risolvere l’enigma, vadano a sentire qualche elemento del clan dei Lo Russo, meglio noti come i ‘Capitoni’

Pasquale Izzi, pregiudicato per reati contro il patrimonio 55 anni, detenuto nel carcere di Bellizzi Irpino (Avellino)è stato ammazzato dopo le 9 e 30 di questa mattina nel quartiere ‘Miano’ di Napoli, in Via Traversa Janfolla, nel quartiere della periferia nord di Napoli.

Ridotto come un colabrodo da colpi di arma da uno o due killers armati di pistola di grosso calibro.   Era tornato a casa per le festività pasquali, per un permesso premio. Secondo i Carabinieri si accingeva a fare ritorno in carcere a bordo della sua macchina Opel Corsa.

A questo punto con perfetta scelta di tempo, sono entrati in scena i sicari della Camorra, per eseguire la loro macabra missione di morte e sparire dalla zona prima dell’arrivo della forze dell’ordine, svelte ad organizzare posti di blocco volanti, controllo dei pregiudicati della zona, guanto di paraffina ed alibi-orario.

Forse non c’azzecca per niente con la faida di Miano nella periferia nord di Napoli dove è in atto una guerra di camorra, all’ internodi di uno dei clan egemoni nella zona.  Per una scissione intestina al clan Lo Russo operante a Napoli   

Alla fine degli Anni Settanta  tre fratelli Lo Russo: Salvatore, Vincenzo e Giuseppe si schierano con la ‘Nuova Famiglia’ che si oppone alla Nuova Camorra Organizzata del professore Raffaele Cutolo.

 

Poi, aderiscono all’Alleanza di Secondigliano. I Capitoni hanno avuto un ruolo amnche nella sanguinaria faida di Scampia.

Un tentativo di  mediare i rapporti tra i Di Lauro e gli Scissionisti. Non c'è solo la parte a nord di Napoli nel mirino del clan.

Nel 2007 uno dei fratelli, Salvatore, è stato arrestato dai carabinieri con le accuse di associazione a delinquere di stampo camorristico ed altri reati.

Nel 2010, ha deciso di saltare il fosso ed ha iniziato a collaborare con la Giustizia.

I nuovi capi del clan Antonio Lo Russo e suo cugino Carlo Lo Russo, sono stati arrestati il 15 aprile 2014, dalla Gendarmeria francese e dai Carabinieri di Napoli, mentre stavano risalendo in auto in un bar di Nizza (Francia). Domenico Salvatore

  

 

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