MOSINO FILELLENO di Filippo Violi

15.10.2015 17:29

 

Qualcosa ha sempre ruggito nell'animo degli studiosi della grecità calabrese se, pur essendo fuori dalla realtà geografica, essi ne sono stati di fatto dentro. Non studi asettici, quindi, i loro, ma lezioni di vita e di cultura dove gli autori hanno recepito l'essenza di smisurati mondi celati dentro questo angolo periferico della Calabria. E' questa la realtà in cui hanno operato alcuni studiosi della grecità calabrese, che grecanici non sono, ma che nessun grecanico - pur nel suo crudo realismo - si sognerebbe di non considerare tali. E' a questa schiera che apparteneva un uomo come Franco Mosino. FILELLENO

Riproporre questa modesta testimonianza di un'ammirazione profonda, largamente condivisa, dell’opera e della vita di Franco Mosino, é il doveroso riconoscimento del valore dello studioso, è un po' come rivivere momenti che la sua presenza all’interno del mondo della cultura calabrese e grecanica ha reso indimenticabili. L’ultima pubblicazione di alcuni scritti del Mosino ci ha offerto l'occasione di soffermarci sui poliedrici interessi dello scrittore e di ridisegnare il suo (cont. A pag 2)(Mosino filelleno) profilo critico che finisce per acquistare sempre più un maggiore spessore.

Spaziando all'interno della produzione del Mosino, la prima cosa che balza in maniera evidente agli occhi è la serietà letteraria, il suo impegno culturale, la vigile coscienza di chi ha saputo cogliere i valori del nostro tempo, riuscendo a coinvolgere il lettore nella sua esperienza. I contributi che egli ha offerto ai semplici lettori ed agli studiosi, hanno tratto sempre spunto da uno studio appassionato e dai ritrovamenti di documenti importanti, spesso inediti, che hanno gettato nuova luce su alcuni assunti che fino ad oggi potevano apparire apodittici.

Franco Mosino ha rappresentato una delle voci più attive e più autorevoli della storia linguistica della Calabria e della cultura greca di Calabria, sia come indagatore dei fenomeni linguistici e intellettuali, sia come interprete dei fatti e della sensibilità calabro-greca. Pur assorbito dalle cure degli studi, egli, spesso, con diligente distacco, è stato l'allegria unita all'intelligenza. Da siffatta unione, migliore contributo non poteva venirne alla cultura regionale calabrese.

Così come era stato per G. Rohlfs, con il Mosino la cultura grecanica ha rotto gli argini ed ha attraversato i confini della provincia - o meglio ancora di una terra dalle visceri malate, chiusa nel suo isolamento e nella sua marginalità territoriale -, per assumere toni e caratteri, via via, nazionali ed europei.

Non dimentichiamo la sua candidatura al Nobel!

  Attraverso i suoi scritti, i suoi interventi, i saggi e le sue ricerche abbiamo assistito al dilatarsi improvviso degli interessi; ad un arricchimento culturale operato nell'aggancio positivo con la cultura nazionale ed europea.

Il nostro autore - non grecanico, e rammaricato di non esserlo, come egli stesso dichiarava – ha penetrato, con i suoi studi, fra le pieghe del tessuto connettivo linguistico e storico dei Greci di Calabria, tutta gente che egli ha amato, riamato; ha raccolto i granelli lessicali, frammenti della lingua che fu e che a volte continua ad essere; ne ha  indicato i significati reconditi e le etimologie con la serietà dell'indagine e del ricercatore severo.

Pronto all'ascolto di ogni parola nuova o alle tante significazioni che la stessa assume nei vari luoghi, egli non è riuscito a scindere mai il suo interesse per gli studi dall'interesse umano.

Ed ecco così che, nei suoi scritti, egli non tace l'influsso della parola sugli uomini e le loro determinazioni. Una ricerca assidua, la sua, che non si arresta unicamente alla scoperta dei mezzi espressivi, ai fatti tecnici, ma al contrario si muove verso un terreno del tutto nuovo per la nostra cultura: la rivalutazione e la riscoperta dell'uomo grecanico. Nascono così i tanti lavori del Mosino, spesso brevi considerazioni o "piccoli" fatti linguistici, antiche figure del passato magno-greco, protagonisti e personaggi di tanti secoli. Basterebbe questo dato per comprendere la forte statura culturale dell’uomo!

Schivo ad ogni retorica, alle artificiosità ed alle apparizioni protagonistiche, a volte sanguigno e deciso nelle sue affermazioni,  quando gli chiesi appunti ed informazioni su di lui, mi rispose quasi arrabbiato, ma scherzosamente: «Ti diffido dallo scrivere su di me!». Era anche questo un modo per rimanere lontano dai clamori, che è, in fondo, il tono fondamentale della sua natura.

Ora te ne sei andato, Franco. I veri Greci di Calabria ti dicono: arrivederci

                                                            

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