Monasterace (RC) mistero sul delitto dell'operaio Alfredo Pileggi, 38 anni, coniugato, incensurato, ucciso ieri sera

09.02.2016 10:07

Monasterace,  l’omicidio a colpi di pistola, di Alfredo Pileggi (8 febbraio 2016)- Sarebbe immacolato, il carteggio presso gli uffici giudiziari dei Carabinieri della locale stazione coordinata dalla Compagnia di Roccella. Ed irreprensibile, la condotta della vittima, lontana da contesti di tipo malavitoso. Il che, non facilita le indagini, promosse dall’Arma Benemerita per identificare il sicario, il mandante ed arrivare al movente del delitto

MONASTERACE (RC) UN ALTRO OMICIDIO, STAVOLTA IL KILLER, HA UCCISO UN OPERAIO DI 38 ANNI, INCENSURATO E CONIUGATO, ALFREDO PILEGGI

Ammazzato, come se fosse un capobastone della ‘ndrangheta, ma non era inserito in alcun contesto mafioso.

Un operaio, Alfredo Pileggi, di 38 anni, incensurato e coniugato, é stato ucciso in un agguato a Monasterace, un centro della profonda, Locride.

L'agguato é stato compiuto poco dopo che Pileggi era uscito dalla palestra che frequentava. Una o più persone gli hanno sparato subito dopo che aveva presto posto sulla sua automobile, parcheggiata in una zona poco illuminata nei pressi della palestra, per fare rientro a casa.

Raggiunto da più colpi in parti vitali sparati da distanza ravvicinata dall'esterno della vettura, l'operaio é morto all'istante. Sull'omicidio hanno avviato indagini i carabinieri del Gruppo di Locri e della Compagnia di Roccella Jonica.

Si esclude, fonte Ansa, stando alle prime risultanze delle indagini, l'ipotesi di un collegamento con la criminalità e si segue la pista della vendetta privata.

Della vicenda si stanno occupandi i Carabinieri della Compagnia di Roccella Jonica, diretta dal capitano Antonio Di Mauro, coordinato dal t.colonnello Pasqualino Toscani, comandante del Gruppo di Locri, tutti agli ordini del colonnello Lorenzo Falferi, comandante provinciale.

Soprintende alle indagini il p.m. Rosanna Sgueglia, coordinato dal procuratore capo della Repubblica di locri Luigi D’Alessio. Se il fascicolo non dovesse finire sul tavolo del procuratore capo della DDA di Reggio Calabria, Federico Cafiero De Raho.

Il killer, conosceva bene le abitudini della vittima designata. L’orario di entrata e di uscita, nome, cognome, amicizie, usi e costumi.

Ed ovviamente, il tipo di autovettura, che la vittima, utilizzava per i suoi spostamenti.

 

Un omicidio, studiato a tavolino, nei minimi dettagli ed eseguito con incredibile audacia e spietato cinismo.

Perciò ha atteso il momento giusto e quando l’operaio incensurato si è seduto sul posto di guida della sua autovettura, si è avvicinato e gli ha scaricato i proiettili della sua pistola. Un revolver di grosso calibro; da corta distanza ed inaudita ferocia e violenza.

Il sicario, eseguita la sua macabra missione di morte, sangue e distruzione, si è poi allontanato dalla zona.

Prima dell’arrivo delle forze di polizia, che scattato l’allarme, avevano cinto il vasto comprensorio. Una cintura militare a cui partecipano di solito Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza, CFS e Polizia Penitenziaria.

 

Posti di blocco volanti, controllo domiciliare dei pregiudicati della zona, loro alibi orario e guanto di paraffina e setacciamento del territorio alla ricerca del mezzo usato dai sicari per allontanarsi della zona, non pare abbiano dato risultati; almeno per il momento.

Nulla hanno potuto i sanitari del 118 per strappare l’operaio al suo destino violento e barbaro.

Al momento in cui andiamo in macchina, non si ha notizia del ritrovamento del mezzo bruciacchiato; che, di solito, viene utilizzato dagli assassini per allontanarsi dalla zona calda; e nemmeno, dell’arma usata per l’imboscata.

Sul posto del mortale agguato, una palestra della periferia di Monasterace, al confine con la provincia di Catanzaro, anche gli operai della ditta del caro estinto per il trasferimento della salma all’obitorio di Medicina Legale ed in sub-ordine alla sala mortuaria dell’Ospedale “Guido Candida” di Locri; in attesa di autopsia.

Il medico legale Pietro Tarzia, giunto sul posto assieme al p.m. ha proceduto alle perizia necroscopica esterna sul corpo della vittima.

Dopo l’autopsia, che sarà eseguita oggi o domani, a cura del perito settore nominato dal Tribunale, la salma del Pileggi, verrà restituita alla famiglia per le esequie che si svolgeranno a Monasterace (RC), in forma pubblica.

Salvo diversa disposizione del questore di Reggio Calabria: per motivi di ordine pubblico e sicurezza.

Le ipotesi investigative, per risalire agli esecutori materiali dell’efferato, orrendo crimine, il mandante ed il movente, sono orientate come da prassi a 360 gradi.

E’ ancora presto, per ipotizzare il delitto d’impeto, passionale, di mafia o della vendetta privata. Sembra da escludere che possa trattarsi di un errore di persona.

Si procede con le indagini tradizionali per repertare eventuali corpi ed oggetti probatori.

Poi si spulceranno gli archivi giudiziari delle forze di polizia.

Quindi si attiverà la fase degli interrogatori di amici, parenti e conoscenti. A partire dalla sfera familiare.

Nella palestra, c’erano utenti, che entravano ed uscivano, ma nessuno ha visto niente.

Siamo, in una zona ad alta densità mafiosa, dove l’omertà regna sovrana; e, cuce le bocche a doppia mandata per paura di rappresaglie, ritorsioni e vendette.

Chi si azzarderebbe a firmare un verbale e poi andare in Tribunale a confermare?

Si spara ancora in Calabria e nella fiumara dello Stilaro, teatro di tanti omicidi. Soprattutto nell’ambito delle faide per il potere mafioso.

Di recente anche, nell’ambito della famigerata terza o quarta faida, inserita nelle guerra dei due mari, della tre province o dei boschi.

Il dossier resterà in mano alla Procura della Repubblica di Locri o transiterà sui tavoli della DDA di Reggio Calabria?

Domenico Salvatore

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