Melito Porto Salvo - Il Brigadiere del Carabinieri, Andrea Benedetto, testimone oculare dell’uccisione del famoso e feroce bandito “Turiddu ” Giuliano .

02.05.2016 21:25

C'ERO ANCH'IO A CASTELVETRANO, QUEL 5 LUGLIO DEL 1950

di Mimmo Musolino

Vive a Melito Porto Salvo,  il Brigadiere del Carabinieri,  Andrea Benedetto, testimone oculare dell’uccisione del famoso e feroce  bandito “Turiddu ” Giuliano .

Erano riportate  sulle  prime pagine di quotidiani e riviste di tutto il mondo  le  immagini del cadavere, con accanto un mitra ed una pistola del bandito Salvatore       ” Turiddu”  Giuliano ed hanno fatto il giro dell’Universo in quanto a quel tempo, ed esattamente il 5 di Luglio del 1950 le sue  “gesta” criminali erano all’attenzione di tutti gli organi di stampa planetari.  

                                                                                                      

Ed il 1.° maggio scorso , festa dei lavoratori, ricorreva  il 69.mo anniversario del 1.° maggio più tragico della storia d’Italia, in quanto delle orrende  “ gesta “ criminali di “Turiddu” Giuliano quella che è passata alla storia come la più terribile, sanguinosa ed eclatante è stata la strage di Portella della Ginestra una località tra i comuni di Piana degli Albanesi e San Giuseppe Jato, dell’hinterland di Palermo, avvenuta il   1 Maggio 1947, e che ha causato 11 morti e 27 feriti in quanto i componenti della sua banda spararono su una folla  di circa  duemila lavoratori .            

Scoprire per caso ( cos’ì come spesso  avviene  per fatti anche straordinari ) che una persona, che si conosce molto bene e si vivono gli stessi ambienti, in quanto quasi   ogni mattina si prende un buon  caffè e si fa colazione allo stesso bar-ritrovo di Francesco Romeo, il “ Gran caffè Winebar“ ( foto a lato: da sinistra l’ex sindacalista Seby Romeo, Candida Benedetto , il Brigadiere Andrea  Benedetto per combinazione c'è anche il sottoscritto ),  è che l’ex brigadiere dei  Carabiniere, Andrea Benedetto 88 anni, compiuti a Marzo u.s., originario di Saline J. di Montebello Jonico (RC),  è fotografato ( come da foto allegata)  a pochi centimetri dal cadavere di Giuliano e che quindi è stato testimone in prima persona di tale storico evento  fa un grande  effetto, di quelli che fanno  restare a bocca aperta ed increduli.                                             

Il Brigadiere Benedetto, che ancora porta i segni sulla sua pelle, come conseguenza di un tragico scontro  con la banda  Giuliano, avvenuto sulla strada per Partinico ( PA )  sta sorseggiando il suo solito caffè, con accanto la figlia Candida  la quale  gli sta sempre vicino ed è un eccezionale esempio di come devono essere trattati e voluti bene i genitori quando essi, ormai anziani, hanno bisogno di cure, affetto ed assistenza e non lasciati nell’abbandono alienante   della solitudine .                 

Sembra incredibile che in appena  28 anni, era nato a Montelepre (PA)  il 16/11/1922, “Turiddu” Giuliano abbia potuto scrivere tante tragiche  pagine di storia criminale, ma che in effetti si sono verificate nel corso di  soli sette anni ( incredibile e stupefacente  ) da quando egli uccise un carabiniere  in un conflitto a fuoco, avvenuto il 2 settembre 1943 ( aveva solo 21 anni ), a causa di due sacchi di cereali trasportati  di contrabbando.                                                                                                     

Ecco, una ricostruzione storica della vita e delle “ gesta” del bandito Giuliano come ci racconta il Brigadiere Benedetto con la voce ancora rotta dall’emozione.             

La storia di “ Turiddu” Giuliano, in questi anni, è stata sempre di grande attualità e solo  nei giorni scorsi è stato tolto il segreto di Stato,  mentre la sua salma è stata riesumata il 28 Ottobre del 2010 in quanto qualche eminenza grigia  sosteneva che il cadavere non fosse quello del bandito  ma quello di un sosia ed egli era ancora vivo e nascosto, sotto falso nome e sembianze, in America ed addirittura era tornato in Italia nel 1971 per assistere ai  funerali della madre.                                      

 Ma l’esame del DNA confermava che quello era, effettivamente,  il cadavere di “Turiddu” Giuliano e del resto , ricorda chiaramente il Brigadiere Benedetto : “ le urla ed il pianto disperato della mamma, Maria Lombardo, convocata per il riconoscimento, ( e che rimbombano ancora nelle mie  orecchie ) “… fighhiu, fighhiuzzu,  beddu   meu, comu ti ‘mmazzaru…..” alla vista del cadavere ancora sanguinante del figlio, non lasciavano alcun dubbio sulla sua identità  “.                            

E per questa sua romanzesca storia di vita criminale  gli sono stati dedicati una serie di film fra i quali  quello del mitico  regista Francesco Rosi  “ Salvatore Giuliano “ nel 1962, ma anche più recenti come   “ Don Salvatore- L’ultimo Siciliano “ del regista Joe D’Amico nel 1995 e “ Segreti di Stato “ di Paolo Benvenuto del 2003.              

Ma gli sono stati dedicati anche opere liriche  e musical in Giappone da Takarazuka Revue, che trattano anche degli approcci  amorosi   di Giuliano e soprattutto di un episodio che vede coinvolta, anche intimamente, la baronessa di Carini ( come il brigadiere Benedetto sottolinea argutamente) ed una giornalista svedese ( ma che in effetti era un’agente della CIA) .                                                                        

Ma quella, aggiunge il Brigadiere Benedetto, “… che nel cuore e nella mia mente è rimasta come una ferita mai rimarginata  fu quella del 19 Agosto 1949, la strage di Bellolampo- Passo di Rigano, una collinetta vicino Palermo,  quando un automezzo dell ‘Esercito con a bordo molti  Carabinieri appartenenti al 12.° Battaglione Mobile Carabinieri , fu fatto saltare in aria da una mina collocata dalla banda Giuliano. Fu una drammatica e dolorosa strage:   furono trucidati 7 Carabinieri  e 11 rimasero feriti e tra i quali lo stesso comandante in capo, il Colonnello Ugo Luca scampato miracolosamente alla morte “, ed i suoi occhi si riempiono di dolore e di  tristezza .                                                                                                      

Le gesta criminali di “Turiddu” Giuliano  ebbero anche valenza di tipo politico –militare in quanto egli fu arruolato con il grado di Colonnello nell’EVIS (Esercito Volontario Indipendenza Sicilia (gli indipendentisti) che addirittura promisero, al presidente degli Stati Uniti  Harry Truman, l’annessione della Sicilia  agli Stati Uniti d’America in cambio di armi e dollari. Ma di fatto una esportazione c’è stata: quella di  “Cosa Nostra “, in quanto i più famosi e terribili mafiosi americani erano di origine siciliana  e basta pensare alle “ gesta “criminali  della famiglia “Corleone “       ( dal nome del paese Corleone ( PA), e che successivamente dava i natali niente-poco-dimeno che  a Salvatore “Totò “ Rijna), da specificare che Corleone(PA) è molto  vicino a Montelepre (PA) , paese di nascita di Giuliano .                                          

Le efferate e sanguinose “gesta” criminali di “ Cosa Nostra” furono narrate nella serie di film, di grandissimo successo di pubblico e critica, “ il Padrino “ interpretato prima dall’inimitabile attore, Marlon Brando e poi da Alfredo James Pacino “ Al Pacino “,  i cui nonni erano  nativi di Corleone. Ironia destino !  

  

Brigadiere Benedetto come e quando  è arrivato in Sicilia ?

         “ A 19anni ( vedi foto a lato )  entrai nella Benemerita , poi prestai servizio  in Liguria, in Piemonte e quindi in Toscana, a Livorno,  e da qui  arrivai, come volontario,   a Palermo, avevo appena 20 anni,  e fu quando il governo aveva deciso di  sopprimere l’Ispettorato Generale di Polizia in Sicilia, forte di ben 1.123 uomini in maggior parte Carabinieri, e di   costituire  il  C. F. R. B. ( Comando Forze Repressione Banditismo ), comandata dal colonnello Ugo Luca,  proprio in funzione della  cattura di  Giuliano e per  annientare la sua banda armata che ormai era diventata un grande e  gravissimo  problema e danno,  anche per l’immagine, di tutta l’Italia agli occhi del mondo .                                                                                                       

Ed è  molto probabile  che difficilmente il pericoloso e crudele  bandito Giuliano sarebbe stato così presto ucciso o catturato se non fosse stato per il tradimento del “ cugino” , suo più stretto  collaboratore e confidente ( ma successivamente divenne “pentito “ e confidente delle Forze dell’Ordine), il diabolico Gaspare Pisciotta, il quale  uccise Giuliano  a tradimento dietro la promessa di una amnistia; ma Pisciotta qualche tempo dopo morì avvelenato, nel  carcere dell’ Ucciardone a Palermo , con un caffè alla stricnina, il 9 febbraio 1954, e di questo avvelenamento fu sospettato il padre, Salvatore, dello stesso Pisciotta, che era in carcere condannato per essere componente della banda Giuliano.                                L’enigmatico Salvatore Pisciotta morì il 19 febbraio 1973 e sull’omicidio ( o suicidio ? )  del figlio  Gaspare Pisciotta è calato il muro del silenzio ed il mistero più cupo come su tanti delitti e stragi, di mafia e non,  che hanno insanguinato l’Italia .    Allora sembra logico dedurre  che il conflitto a fuoco, con le forze dell’ordine comandate dal Colonnello Ugo Luca e dal Capitano dei Carabinieri Antonio Perenze , nel cortile di casa dell’ “avvocaticchio”, tale De Maria, a Castelvetrano ( PA) , durante il quale si scolpì  la parola fine alle “imprese” criminali e fu ucciso” Turiddu” Giuliano, fu una sceneggiata per occultare la verità agli occhi del mondo.                                 

Il brigadiere Benedetto  scuote la testa ed il suo sguardo si perde lontano  nel vuoto e nel tempo  pensando  a quel 5  luglio 1950 , 66 anni fa , quando era ancora un giovane,  di  appena 22 anni,  innamorato della missione di Carabiniere e della divisa, che ancora conserva con grande dignità e rispetto, come una sacra  reliquia.  E per come Egli lo è ancora tutt’ oggi….nei secoli fedele… ( vedi  foto a lato ) 

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