Matteo Renzi a Reggio Calabria per i Bronzi, il Patto per la Calabria ed il Patto per la Città Metropolitana, bacchetta i gufi ed i menagrami. Il comunicato stampa dei sindaci del basso Jonio

01.05.2016 08:00

La visita del premier al Sud, non si ferma a Reggio Calabria. Sottoscritti i Patti ‘Per la Calabria e Per la ‘Città Metropolitana’, alla presenza del governatore Mario Oliverio e del sindaco Giuseppe Falcomatà. Le preoccupazioni dei sindaci della zona jonica. Riapre i battenti il nuovo Museo della Magna Grecia. E la “Pedemontana Grecanica”, che fine ha fatto?

MATTEO RENZI:"BASTA A CHI RACCONTA IL SUD COME UN LUOGO DOVE TUTTO VA MALE, POLEMICHE LASCIAMOLE AI PROFESSIONISTI DEL NO"

Domenico Salvatore

La visita di un Presidente del Consiglio, di un Capo di Stato, di un Ministro, Sottosegretario, Senatore, Deputato, Segretario nazionale di un Partito al Sud od in Calabria? Deja vu!

Quante volte è successo? Si perde il conto. In questi cinquant’anni di giornalismo, li abbiamo visti quasi sempre in televisione, ascoltati alla radio o fotografati sui quotidiani della Calabria; e perfino, su altri giornali a tiratura nazionale.

Possiamo notare, osservare e rilevare la differenza che esista fra l’uno e l’altro. De Gasperi, Pella, Fanfani, Scelba, Segni, Zola, Tambroni, Leone, Moro, Rumor, Colombo, Andreotti, Cossiga, Forlani, Spadolini, Craxi, Goria, De Mita, Amato, Ciampi, Berlusconi, Dini, Prodi, D’Alema, Monti, Letta…

Non "c’azzecca"  la simpatia, ma ci sembra che l’attuale premier sia diverso dai primi.

Non perché vada controcorrente; non perché prometta ma non dia; non perché badi alle vetrine ed alle passerelle; non perché voglia rompere con il passato; non perché voglia ribadire  il suo concetto di rottamatore e via di questo passo. Ma allora?

"Domani 1° maggio ci riuniremo a Palazzo Chigi e il Cipe assegnerà 3,5 miliardi di fondi: 2,5 alla ricerca e un miliardo alla cultura". Lo ha annunciato il premier Matteo Renzi a Catania per firmare il Patto per il Sud con il sindaco Enzo Bianco. "Negli ultimi 10 anni l'Italia non è cresciuta anche perché non ha spesa i fondi Ue, ed è uno scandalo vergognoso avere buttato soldi nostri, avere sprecato nostre risorse", ha detto il premier.

Un Capo di Governo, che punti sulla cultura? Non si è mai vista una cosa del genere.

Anche l’Europa, non ha potuto fare a meno di notare questo giovane quarantenne, disinvolto, spigliato, agile, scattante, energico, disinibito, emancipato, vivace.

Certamente un prototipo, un modello, un campione di governante, ben diverso dai precedenti; ognuno con le sue qualità; i suoi difetti.

“Matteo Renzi Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.Matteo Renzi (Firenze, 11 gennaio 1975) è un politico italiano.È presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana dal 22 febbraio 2014 e segretario del Partito Democratico eletto alle elezioni primarie dell'8 dicembre 2013.

È stato presidente della Provincia di Firenze dal 2004 al 2009, sindaco di Firenze dal 2009 al 2014, ministro delle infrastrutture e dei trasporti ad interim dal 20 marzo 2015 al 2 aprile 2015 in seguito alle dimissioni di Maurizio Lupi, e ministro dello sviluppo economico ad interim dal 5 aprile 2016 in seguito alle dimissioni di Federica Guidi.

Divenendo presidente del Consiglio dei ministri a 39 anni e un mese, è il capo del governo più giovane della storia italiana; è inoltre il primo presidente del Consiglio della Repubblica Italiana, con l'eccezione dei governi tecnici, a non essere parlamentare al momento della nomina.

Biografia

Figlio di Laura Bovoli e Tiziano Renzi, che fu consigliere comunale di Rignano sull'Arno tra il 1985 e il 1990 per la Democrazia Cristiana, è il secondo dei quattro figli della coppia: la sorella maggiore Benedetta è nata nel 1972 (è entrata in politica nel 2014), il fratello Samuele nel 1983 e la sorella minore Matilde nel 1984. Sposato dal 1999 con Agnese Landini, insegnante di liceo, ha tre figli: Francesco, Emanuele ed Ester. Cresce a Rignano sull'Arno, paese dei genitori, e studia a Firenze: prima al liceo ginnasio Dante (60/60 nonostante sia vicino alla bocciatura per il rifiuto, da rappresentante d'istituto, di ritirare le copie del giornalino scolastico in cui c'erano forti critiche alla professoressa di matematica)[13] e poi all'Università degli Studi di Firenze dove si laurea nel 1999 in Giurisprudenza[14] con una tesi in Storia del Diritto dal titolo Amministrazione e cultura politica: Giorgio La Pira Sindaco del Comune di Firenze 1951-1956 con relatore il professor Bernardo Sordi e la votazione finale di 109/110.

Ha una formazione scout nell'Associazione Guide e Scouts Cattolici Italiani e ha collaborato, firmandosi Zac, con la rivista nazionale della branca Rover/Scolte Camminiamo insieme della quale è stato anche caporedattore. Ha lavorato con varie responsabilità per la CHIL Srl,società di servizi di marketing di proprietà della sua famiglia (il cui nome è ispirato dall'omonimo personaggio del Libro della giungla), in particolare coordinando il servizio di vendita del quotidiano La Nazione sul territorio fiorentino con la diretta gestione degli strilloni. Inoltre consegnava volantini e distribuiva elenchi del telefono.

Ancora diciannovenne, nel 1994 partecipa come concorrente per cinque puntate consecutive al programma televisivo La ruota della fortuna, vincendo 48 milioni di lire.[17][18] Nella prima metà degli anni novanta arbitrò alcune partite calcistiche di Seconda Categoria: fino al 1995 fu infatti iscritto alla sezione arbitrale di Firenze, ma la sua carriera da fischietto non decollò a causa di alcuni limiti atletici.

Da sindaco, nel 2012, ha guadagnato 145.272 euro mentre da premier percepisce 114.796,68 euro, dati resi noti per legge nel maggio 2014. In aspettativa nell'azienda di famiglia, nel maggio 2014 si dimette rinunciando anche alla pensione.

Carriera politica

Primi passi

Renzi comincia la propria attività politica durante gli anni del liceo. Nel 1996 contribuisce alla nascita dei Comitati Prodi in Toscana e si iscrive al Partito Popolare Italiano, di cui diventa, nel 1999, segretario provinciale. Nel 2001 il PPI confluisce ne La Margherita e Matteo Renzi viene chiamato a coordinarne la sezione fiorentina e, nel 2003, a ricoprire il ruolo di segretario provinciale.

Presidente della Provincia di Firenze

Tra il 2004 e il 2009 è presidente della Provincia di Firenze; alle elezioni del 12 e 13 giugno 2004 ottiene il 58,8% dei voti, in rappresentanza di una coalizione di centro-sinistra. In linea con il suo messaggio di lotta alla cosiddetta casta politica e agli sprechi sostiene di avere, durante il suo mandato, diminuito le tasse provinciali, diminuito il numero del personale e dimezzato i dirigenti dell'ente fiorentino. Tuttavia nel 2012 la Corte dei conti ha aperto un'indagine sulle spese di rappresentanza effettuate dalla Provincia durante il mandato di Renzi, che ammontano a circa 600 000 euro e, secondo il Fatto Quotidiano, il ministero del Tesoro indaga su Florence Multimedia, società in house voluta da Renzi, alla quale la Provincia di Firenze, durante la sua presidenza, avrebbe concesso un affidamento di servizi alla suddetta società "per un importo superiore a quello previsto dai regolari contratti di servizio".

Sindaco di Firenze

Il 29 settembre 2008 si candida alle elezioni primarie del Centrosinistra per la candidatura a sindaco di Firenze riuscendo a vincerle con il 40,52% battendo il deputato e responsabile nazionale Esteri del PD Lapo Pistelli (26,91%), l'assessore comunale all'Istruzione e ai giovani del PD Daniela Lastri al 14,59%, il ministro ombra per l'attuazione del programma di governo e vicecapogruppo vicario PD alla Camera Michele Ventura al 12,48% e il presidente del Consiglio comunale per la Sinistra Eros Cruccolini al 5,49%, su 37'468 votanti totali.

Il 9 giugno 2009, alle successive elezioni amministrative, Renzi ottiene il 47,57% dei voti, contro il 32% del candidato del centro-destra Giovanni Galli, con il quale va al ballottaggio. Il 22 giugno 2009 viene eletto sindaco di Firenze riportando il 59,96% dei voti. Fa parte della Direzione nazionale del Partito Democratico. Nel 2010 è stato, secondo vari sondaggi, il sindaco più amato d'Italia.

Il 6 dicembre 2010 Matteo Renzi si reca, a pranzo, in visita ad Arcore, presso la villa privata di Silvio Berlusconi, per "discutere di alcuni temi legati all'amministrazione di Firenze". La notizia, diffusa a incontro ormai avvenuto, provoca reazioni contrastanti e alcune polemiche anche tra i suoi sostenitori.

Sotto la sua guida, Firenze ha approvato, con un'ampia maggioranza nel consiglio comunale (30 voti a favore, 9 contrari e 5 astenuti), un Piano strutturale a Volumi Zero, ovvero senza possibilità di aumentare la cubatura rispetto al patrimonio edilizio esistente e permettendo di costruire ex novo soltanto a seguito di demolizione in uguali volumi di edifici vetusti.Il piano strutturale prevede inoltre che in futuro possano circolare nelle ZTL di Firenze solo auto elettriche. A giugno 2011 è entrata in vigore una nuova pedonalizzazione, che comprende, tra gli altri, importanti luoghi fiorentini quali Piazza de' Pitti.

Secondo uno studio di Datamonitor pubblicato nell'ottobre 2013 Renzi è il quarto sindaco delle città metropolitane il cui operato è maggiormente apprezzato dai cittadini, con una percentuale di consensi del 56,5%.

Il movimento dei "rottamatori"

Il 29 agosto 2010 lancia l'idea della «rottamazione senza incentivi» dei dirigenti di lungo corso del PD, e dal 5 al 7 novembre seguenti organizza con Giuseppe Civati un'assemblea alla Stazione Leopolda di Firenze (Prossima Fermata: Italia). All'assemblea si contano oltre 800 interventi e 6800 partecipanti. Nasce così un manifesto chiamato la Carta di Firenze. A partire da quell'assemblea, Renzi ha continuato a organizzare ogni anno un'edizione della Leopolda.

I principali sostenitori del gruppo dei "rottamatori" sono il presidente dell'Assemblea Legislativa dell'Emilia-Romagna Matteo Richetti, il deputato regionale siciliano Davide Faraone e il consigliere regionale lombardo Giuseppe Civati. Si sono dichiarati a sostegno del gruppo undici parlamentari: i senatori Andrea Marcucci, Roberto Della Seta, Francesco Ferrante, Pietro Ichino, Luigi Lusi e i deputati Luigi Bobba, Roberto Giachetti, Maria Paola Merloni, Ermete Realacci e Giuseppina Servodio.

Dai primi mesi del 2011 Renzi è impegnato in una campagna contro le morti su strada dovute a incidenti stradali tramite un inasprimento delle pene e la creazione del nuovo reato di "omicidio stradale"; il reato sarà istituito con legge approvata nel marzo 2016.

Nell'ottobre 2011 sulla scia della sua crescente notorietà dopo la Leopolda I, ha creato una "tre giorni" di proposte chiamata Big Bang, sempre alla Leopolda di Firenze, con i democratici Davide Faraone e Matteo Richetti, nella quale chiunque ha avuto la possibilità di salire sul palco e dire in cinque minuti la sua idea d'Italia se fosse stato a Palazzo Chigi. Questo incontro è stato oggetto di critiche da parte di alcuni esponenti del Partito Democratico, vicini al segretario Bersani.

Sono intervenuti o hanno partecipato professori, scrittori (come Alessandro Baricco o Edoardo Nesi), studenti, economisti (Luigi Zingales), imprenditori (Guido Ghisolfi, Martina Mondadori, dell'omonima casa editrice, e Alberto Castelvecchi tra gli altri), lavoratori e personaggi dello spettacolo (Fausto Brizzi, Pif e Giorgio Gori, ex dirigente Fininvest e già direttore di Canale 5), mentre tra i politici Sergio Chiamparino, Arturo Parisi, Ermete Realacci, Pietro Ichino, Maria Paola Merloni, Graziano Delrio, Salvatore Vassallo, il radicale Matteo Mecacci, Federico Berruti e altri hanno sostenuto l'evento che ha avuto grande visibilità nazionale.

Nel giugno 2012 ha organizzato assieme a Davide Faraone, Matteo Richetti e Giorgio Gori la seconda edizione del Big Bang, denominata Italia Obiettivo Comune. Al Palacongressi di Firenze quasi un migliaio di amministratori locali del Partito Democratico hanno raccontato la loro esperienza di governo del territorio per rilanciare un nuovo modello di PD e di Italia.[53] Al convegno sono intervenuti Andrea Sarubbi, Andrea Ballarè e Debora Serracchiani tra gli altri, con il sostegno di personalità come, ad esempio, Salvatore Vassallo, Graziano Delrio e Vincenzo De Luca.

Il 13 settembre 2012 si candida ufficialmente, durante un comizio a Verona, alle primarie del centrosinistra. Tra gli sfidanti di Renzi: il segretario PD Pier Luigi Bersani, il presidente della regione Puglia e presidente di SEL Nichi Vendola, il consigliere della regione Veneto Laura Puppato (PD) e l'assessore al Bilancio del comune di Milano Bruno Tabacci (ApI). Per la sua campagna elettorale, Renzi organizza un tour per l'Italia a bordo di un camper, che lo porta a toccare, tra settembre e novembre 2012, tutte le province italiane.

Nel primo turno delle primarie che si è svolto il 25 novembre 2012 Renzi ha ottenuto il 35,5% pari a 1 104 958 voti complessivi, posizionandosi al secondo posto tra i cinque candidati, dietro a Pier Luigi Bersani al 44,9% con 1 395 096 voti. In particolare, al primo turno Renzi è stato il candidato più votato nelle cosiddette "regioni rosse" come Toscana, Umbria e Marche.

Al secondo turno delle primarie, svoltosi il 2 dicembre 2012, perde contro Bersani, ottenendo 1 095 925 voti pari al 39,1%, contro il 60,9% (1 706 457 voti) del segretario del PD. Anche nelle "regioni rosse" Renzi non è riuscito ad aumentare i consensi rispetto al primo turno, vincendo soltanto in Toscana, mentre in tutte le altre regioni italiane ha vinto Bersani, con un ampio distacco soprattutto in quelle meridionali.

Il programma

Matteo Renzi durante la campagna elettorale per le Primarie del PD del 2012.

Fra le varie proposte presenti nel programma di Renzi, c'erano la diminuzione delle tasse per il lavoro dipendente con aumento di 100 euro dello stipendio netto in busta paga, da finanziarsi tramite il taglio del 15% delle spese della pubblica amministrazione; raggiungere la copertura degli asili nido per i bimbi italiani al 40% entro il 2018, che indirettamente costituirebbe un incentivo all'occupazione femminile e la creazione di potenziali 450 000 posti di lavoro; il sostegno creditizio alla piccola e media impresa da finanziarsi tramite il ricollocamento dei fondi europei; diritti civili per le coppie omosessuali sul modello delle civil partnership inglesi; aggiornamento alla normativa europea della legge 40 del 2004 sulla fecondazione artificiale; divorzio veloce se consensuale e se i coniugi non hanno avuto figli; introduzione di una serie di meccanismi volti ad attirare in Italia investimenti esteri, come agevolazioni fiscali per i primi anni di insediamento; lotta alla corruzione con l'introduzione di pene più severe; lotta all'evasione fiscale concentrata sui grandi evasori e gli evasori totali; abolizione o riduzione drastica dei rimborsi ai partiti; diminuzione delle indennità dei politici e del numero dei parlamentari sul modello dei provvedimenti presi dal Presidente della Repubblica francese François Hollande.

I finanziamenti per la campagna sono stati raccolti attraverso la Fondazione Big Bang.

Posizioni contrapposte

La candidatura di Renzi è stata oggetto di accese polemiche all'interno del Partito Democratico, con contestazioni da parte di numerosi dirigenti, come Rosy Bindi e Massimo D'Alema, e di politici esterni al PD come Nichi Vendola.

La polemica più dura è avvenuta con Stefano Fassina, responsabile per l'economia del partito, che ha accusato Renzi di aver copiato alcuni punti del programma di Bersani. Renzi ha replicato che il suo programma è stato presentato molto prima di quello del segretario PD.

Tre giorni prima delle elezioni primarie Renzi, durante la trasmissione radiofonica 105 Friends di Radio 105, ha detto che in caso di sconfitta avrebbe portato un po' dei suoi amici in Parlamento e che avrebbe cercato di avere un po' di spazio, ma che non si sarebbe fatto comprare. Il giorno dopo Renzi ha rivendicato quanto detto in radio: «Nel presunto fuori onda di R105 dico le stesse cose che dico sempre. Dico che in caso di sconfitta non mi farò comprare e che qualcuno dei nostri andrà in parlamento (spero con le primarie) ma non io».

Le elezioni politiche del 2013

Nel corso della campagna elettorale per le elezioni politiche del 2013 ha sostenuto apertamente Pier Luigi Bersani. I due esponenti del PD hanno tenuto due comizi congiunti, il 1º febbraio a Firenze e il 21 febbraio a Palermo. Nel mese di aprile 2013, in occasione dell'imminente elezione del Presidente della Repubblica, Renzi ha avuto degli scontri con Pier Luigi Bersani riguardanti la situazione politica interna al Partito Democratico e ha criticato pubblicamente le candidature di Anna Finocchiaro e Franco Marini come possibili successori di Giorgio Napolitano, scatenando molte polemiche nel mondo politico italiano, e ricevendo dure repliche sia dalla Finocchiaro sia da Marini.

Primarie del 2013

Renzi durante un comizio alla Festa dell'Unità di Bosco Albergati il 7 agosto 2013, poco dopo aver annunciato la sua candidatura come segretario del Partito Democratico.

Il 9 luglio 2013, Renzi ha confermato in un'intervista a la Repubblica l'intenzione di candidarsi a segretario nazionale del PD.

Oltre a chi lo aveva già sostenuto alle primarie del centrosinistra del 2012 (come Paolo Gentiloni, Roberto Giachetti, Ermete Realacci, il ministro per gli affari regionali Graziano Delrio) e ai "veltroniani", Renzi ha ricevuto il 2 settembre l'appoggio di Dario Franceschini e della sua Area Democratica (Marina Sereni, Piero Fassino, David Sassoli). Hanno firmato inoltre la mozione a sostegno della sua candidatura anche diversi esponenti considerati vicini al premier Enrico Letta, come Gianni Dal Moro, Francesco Sanna, Francesco Boccia, Lorenzo Basso ed Enrico Borghi.

Tre gli sfidanti di Renzi: Gianni Cuperlo, deputato ed ex segretario della Federazione Giovanile Comunista Italiana e Giuseppe Civati, deputato ed ex consigliere regionale in Lombardia. Gianni Pittella, che tra gli iscritti al PD ha raccolto il 5,8% ed è quindi escluso dalla competizione delle primarie, si schiera con Renzi.

L'8 dicembre 2013 viene eletto segretario del Partito Democratico con il 67,5% dei voti, la sua proclamazione ufficiale è avvenuta la successiva domenica 15 dicembre dalla nuova Assemblea eletta del Partito Democratico.

Presidente del Consiglio

A seguito delle dimissioni rassegnate da Enrico Letta dopo la votazione a larghissima maggioranza (136 favorevoli contro 16 contrari), da parte della Direzione del PD, di un documento dello stesso Renzi che proponeva la sostituzione del governo presieduto da Letta e delle successive consultazioni di Giorgio Napolitano, il 16 febbraio 2014 il presidente della Repubblica convoca Renzi al Quirinale per il giorno successivo per conferirgli l'incarico di formare un nuovo governo, incarico che Renzi si riserva di accettare. Nel pomeriggio dello stesso giorno, il Presidente del Consiglio incaricato informa i presidenti delle camere Pietro Grasso e Laura Boldrini.

Il 17 febbraio Renzi torna a Firenze per partecipare alla sua ultima riunione del Consiglio comunale. Tuttavia decide di non dimettersi dalla carica di sindaco della sua città.

Il 18 e 19 febbraio il presidente del Consiglio incaricato svolge le consultazioni con i gruppi parlamentari mentre il 21 febbraio al Quirinale scioglie la riserva e presenta la lista dei ministri che vanno a comporre il suo governo.

Il giorno successivo presta giuramento il nuovo Governo Renzi.

Matteo Renzi con Sergio Mattarella il 3 febbraio 2015.

Il 24 febbraio Renzi tiene un discorso lungo più di un'ora al Senato della Repubblica dove nella notte, alle 00:43, ottiene infine la fiducia con 169 voti favorevoli, 139 contrari dopo quasi 11 ore di lavori d'Aula.[92] Nel pomeriggio del 25 febbraio, dopo un altro discorso, ottiene infine la fiducia anche alla Camera dei deputati con 378 voti favorevoli, 220 contrari e 1 astenuto (su 598 votanti) dopo altre 9 ore di lavori.

Politica interna

Durante il suo governo, il presidente Renzi, ha deciso di avviare un ampio progetto di riforme costituzionali con l'abolizione del bicameralismo perfetto e la modifica della struttura e delle funzioni del Senato della Repubblica.

Inoltre dopo un controverso incontro con il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, ha proposto una nuova legge elettorale in sostituzione del cosiddetto Porcellum, parzialmente annullato dalla Corte Costituzionale.

La proposta, ribattezzata "Italicum" prevede un sistema a collegi plurinominali con eventuale doppio turno e premio di maggioranza. La proposta di legge è stata depositata in Commissione alla Camera da PD, Forza Italia e Nuovo Centrodestra.

Inoltre assieme al ministro Stefania Giannini ha presentato nel settembre del 2014 il progetto di riforma della pubblica istruzione intitolato "La buona scuola" e nello stesso mese il guardasigilli Andrea Orlando ha presentato un disegno legge che prevede la riforma della giustizia civile e di quella penale. La riforma della scuola viene accolta con freddezza se non con aperta ostilità dalla maggioranza del corpo insegnante.

La legge viene ugualmente approvata il 9 giugno 2015 dalla maggioranza governativa alla Camera con 277 voti contro 173.

Ha poi attuato la Riforma del Mercato del Lavoro detta "Jobs Act" proposta dal Ministro del Lavoro Giuliano Poletti che introduceva il contratto unico a tutele crescenti, il sussidio di disoccupazione e la tutela delle donne in maternità; la riforma è stata fortemente criticata dai sindacati per molti motivi, ma soprattutto per l'abolizione dell'articolo 18.

Il 29 gennaio propone come candidato del Partito Democratico alle elezioni per eleggere il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

La proposta viene accettata all'unanimità e il 31 gennaio, al quarto scrutinio con 665 voti, viene eletto Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Dal 20 marzo al 2 aprile 2015 è Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti ad interim in seguito alle dimissioni di Maurizio Lupi a seguito dello scandalo "Grandi opere".

Dal 5 aprile 2016 è Ministro dello Sviluppo Economico ad interim in seguito alle dimissioni di Federica Guidi.

Politica internazionale

Matteo Renzi con Barack Obama il 27 marzo 2014.

Il governo affronta delicate situazioni internazionali quali: il perdurarsi della crisi del debito in Europa; la guerra civile Libica; l'invasione dell'Ucraina da parte della Russia; e infine la nascita e lo sviluppo dell'ISIS in Medio Oriente.

In questo contesto, Renzi forgia le più forti relazioni con: il Presidente della Repubblica francese François Hollande e il suo primo ministro Manuel Valls; il premier Greco Alexis Tsipras e con il Presidente degli USA Barack Obama.

Il governo Renzi è anche stato tra i primi governi occidentali ad avvicinarsi all'Egitto di Al-Sisi sul fronte energetico e geopolitico. Tuttavia le relazioni si deteriorano a seguire della morte di Giulio Regeni.

Europa

Il primo luglio del 2014 Renzi assume la carica di presidente del Consiglio dell'Unione Europea. Nello stesso periodo si insedia il nuovo Parlamento europeo nel quale il Partito Democratico, grazie a 11 milioni di voti ottenuti alle elezioni, dispone del più alto numero di eurodeputati socialisti. Grazie a ciò, Renzi riesce a ottenere la nomina di Gianni Pittella come capogruppo del PES e di Federica Mogherini come alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune.

Renzi entra a volte in contrasto con Angela Merkel sulle politiche di austerity, ma con la cancelliera si trova d'accordo sulla necessitá di riforme e di crescita in Europa. Il Presidente del Consiglio italiano si reca a Londra da David Cameron due volte nel giro di pochi mesi per discutere di come riformare l'Europa. È il primo leader a incontrare Alexis Tsipras, per il quale Renzi ha svolto mediazioni in Consiglio Europeo in merito all'Austerity in Grecia ed è visto come un punto di riferimento dal Primo ministro francese Manuel Valls.

Posizioni politiche

Renzi si è dichiarato favorevole al ricambio generazionale della classe dirigente, tramite l'uso di elezioni primarie. Sostiene alcune iniziative atte a ridurre il costo della politica, tra cui l'eliminazione di una delle due camere, l'abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, l'elezione diretta dei politici da parte dei cittadini, le abolizioni dei vitalizi e la cancellazione dei contributi statali ai giornali di partito.

Riguardo al Partito Democratico ha dichiarato che il PD dovrebbe maggiormente guardare al futuro, alle proposte e alle idee, anziché parlare in "politichese" e inseguire le alleanze "contro qualcuno".

Le sue posizioni politiche sono considerate da alcuni osservatori o da membri del suo stesso partito "non di sinistra". In particolare, il suo pranzo ad Arcore con Silvio Berlusconi ha suscitato molte polemiche e perplessità. Silvio Berlusconi ha dichiarato: «Renzi porta avanti le nostre idee, sotto le insegne del PD», Renzi ha smentito.

La principale smentita però è venuta dal primo turno delle primarie, in cui il Sindaco di Firenze ha vinto in tutti i principali fortini della sinistra.

Ha affermato che se fosse stato un operaio della FIAT di Pomigliano d'Arco avrebbe votato «senza se e senza ma» a favore del referendum proposto da Sergio Marchionne opponendosi palesemente ai sindacati.

Tuttavia, nel 2012 ha dichiarato di esser rimasto deluso dalle successive scelte di Marchionne.

Guarda con interesse alle proposte in tema di lavoro ed economia di Tito Boeri e Luigi Zingales, tra cui la flexicurity ispirata al modello scandinavo.

 

In un'intervista su Max si è dichiarato a favore della civil partnership (unioni civili sul modello britannico) e ha dichiarato che "il matrimonio, parlando da politico, non deve essere considerato un sacramento".

Ha votato contro il nucleare ai referendum del 2011; si è espresso a favore del ricarico sulle bollette dei costi per gli investimenti sull'acqua pubblica; ha sostenuto a Firenze le pedonalizzazioni e un piano strutturale a volumi zero.

Per quanto riguarda lo smaltimento dei rifiuti propone, accanto a un forte sistema di prelievo differenziato dei materiali riciclabili, l'uso degli inceneritori.

Su questo punto è stato accusato di sottovalutare i rischi legati alla presenza di diossine nei fumi di scarico degli impianti.

Controversie e procedimenti giudiziari

Relativamente a quando era presidente della provincia di Firenze la giustizia contabile ha contestato la categoria di inquadramento di quattro persone nello staff, dichiarate dallo stesso procuratore totalmente estranee a famiglia e amicizie di Renzi, assunte presso la provincia di Firenze, a tempo determinato in categoria D (laureati) anziché C (non laureati), con uno stipendio di 1 200 euro al mese anziché di 1 150, in violazione delle disposizioni riguardanti la contrattazione collettiva del comparto.

Il 5 agosto 2011 è stato condannato in primo grado, insieme ad altre venti persone, dalla Corte dei conti della Toscana per danno erariale al pagamento di una somma totale di 50 000 euro, di cui 14 000 a carico di Renzi, gli altri a venti persone fra colleghi di giunta e funzionari.

La richiesta della procura era stata inizialmente di un totale di 2 milioni e 155 000 euro, con dunque una significativa riduzione dei termini dell'accusa al termine del primo grado di giudizio. Renzi ha impugnato comunque in appello la sentenza, confidando in un'ulteriore revisione del caso e conseguente decadimento delle accuse.

La Corte dei Conti della Toscana ha esteso il contraddittorio nei confronti di Renzi (dopo che la Procura Contabile ne aveva stabilito l'archiviazione) riguardo alla sua eventuale responsabilità per danno erariale, rinviando l'udienza d'appello al settembre del 2014. Il 6 febbraio 2015 la Corte dei Conti ha annullato la condanna pronunciata in primo grado.

L'8 ottobre 2012, Alessandro Maiorano, un dipendente del Comune di Firenze, ha presentato un esposto alla Guardia di Finanza per denunciare il fatto che il presidente di provincia e poi sindaco Matteo Renzi usufruisca di contributi pensionistici dirigenziali, essendo stato messo in aspettativa dall'azienda di famiglia CHIL srl, in cui era stato assunto come dirigente 8 mesi prima di essere messo in aspettativa per via dell'elezione a presidente della provincia. Renzi ha giustificato il fatto come un piano di riordino delle cariche interno all'azienda, che ha avuto come conseguenza la nomina a dirigente del futuro candidato sindaco. In ogni caso, nonostante non sia mai partito alcun procedimento penale a suo carico, Renzi ha scelto di rinunciare alla pensione e all'aspettativa in questione, mentre Maiorano è stato arrestato per diffamazione aggravata.

Da un'inchiesta de Il Fatto quotidiano del luglio 2015 Renzi non avrebbe mai offerto la restituzione dei contributi figurativi versati all'ente previdenziale sulla sua posizione pensionistica (pari a circa 200 mila euro), e nel contempo, avrebbe riscosso il relativo trattamento di fine rapporto corrispondente a una somma complessiva di circa 48 mila euro al lordo delle tasse per il periodo 2004 - 2014.

Avendo Renzi rinunciato al trattamento pensionistico, comunque, i contributi versati non potranno mai trasformarsi in un trattamento pensionistico a suo favore. A settembre 2015 il PM chiede l'archiviazione del procedimento.

Nel marzo 2014 la procura di Firenze ha aperto un'inchiesta senza indagati, per fare chiarezza sulla casa di Firenze dove Renzi ha soggiornato per brevi periodi dal 2011 al 2013, il cui affitto è sempre stato pagato dall'imprenditore Marco Carrai (Marco Carrai ha ottenuto svariati incarichi in società controllate dal Comune e appalti dall'amministrazione, anche se per la maggior parte ottenuti prima dell'amministrazione Renzi).

Renzi ha dichiarato di non essere preoccupato circa la possibilità di assimilare il suo caso ad altri noti precedenti di immobili acquistati "a propria insaputa", in quanto quella non era "la casa di Renzi, pagata da Carrai" bensì "la casa di Carrai, pagata da Carrai", della quale aveva usufruito in virtù dell'amicizia con l'imprenditore e della vicinanza a Palazzo Vecchio.

A settembre 2015 il PM chiede l'archiviazione del procedimento.”

Matteo Renzi in riva allo Stretto, sta diventando un habituè.

Non ha l’aspetto di un satrapo, proconsole,  tiranno di Siracusa, ducetto, dittatore, autocrate, usurpatore, oligarca, prepotente, invasore e conquistatore.

Sembra voler privilegiare la politica del dialogo, del confronto delle idee, del colloquio, della comunicazione, della conversazione e perfino della chiacchierata.

Fuori dagli schemi austeri, solenni, rigidi ed inflessibili tipici dei leaders della prima e seconda repubblica.

Tutto questo dà fastidio e provoca invidia, gelosia

Il lancio dell’Ansa:” Il Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, subito dopo il suo arrivo a Reggio Calabria, ha sottoscritto il "Patto per la Calabria" ed il "Patto per la Città metropolitana di Reggio Calabria", insieme al presidente della Regione, Mario Oliverio, ed al sindaco di Reggio, Giuseppe Falcomatà.

La firma è avvenuta nel Museo archeologico nazionale, di cui stamattina viene inaugurato il nuovo allestimento, proprio nella sala in cui sono esposti i Bronzi di Riace.

"Oggi, proprio dal Museo di Reggio Calabria, dobbiamo dare spazio all'Italia che vuole dire sì e vuole guardare al futuro", ha detto il premier nel corso del suo discorso nel Museo nazionale di Reggio Calabria.

"Tutti insieme per i prossimi due anni mettiamo da parte le polemiche e lasciamole ai professionisti del no.

Dico solo basta a chi racconta il Sud come un luogo dove va tutto male. A questi io dico di provare a dire per una volta sì".

"Il Museo archeologico di Reggio Calabria è stato aperto. C'è un direttore scelto con una competizione internazionale. Adesso, però, bisogna correre", ha affermato il premier.

"Noi faremo di tutto - ha aggiunto Renzi - per creare un collegamento tra la bellezza di questa città e quella della Calabria.

Di fronte a tanta bellezza non è possibile che questa struttura sia sotto i 200 mila visitatori all'anno. Servono interventi specifici e puntuali".

"Dobbiamo riuscire a continuare la battaglia contro la criminalità perché questa non è ancora vinta. Ecco perché noi siamo in prima fila con i giudici e con le forze dell'ordine per sconfiggere ogni forma di criminalità".

"Se i Bronzi di Riace fossero altrove rispetto al Museo di Reggio Calabria non avrebbero lo stesso significato che hanno in questo luogo che racconta una storia millenaria". "Per questo motivo - ha aggiunto - dobbiamo impegnarci per creare collegamenti a questo Museo e le strutture necessarie per incrementare i visitatori. Questa è la sfida che ci attende".

Sa-Rc: Renzi, a luglio sopralluogo e il 22/12 inaugurazione - "A fine luglio faremo un sopralluogo sulla Salerno-Reggio Calabria e il 22 dicembre ci sarà l'inaugurazione, così come avevamo annunciato".

Lo ha detto Matteo Renzi a Reggio Calabria. "In occasione del sopralluogo - ha aggiunto - affronteremo anche la questione dei lavori della statale 106".

Domenico Salvatore

Intanto fervono i preparativi in vista del lancio in orbita della così detta “Città Metropolitana”.

Diversi Comuni, hanno preso la cosa sottogamba; con nonchalance e superficialità.

C’è il caso limite del Comune, che non si è curato di informare i cittadini sull’argomento, lasciandoli completamente all’oscuro.

Qualche sindaco, scettico, indifferente e sospettoso, ha badato al suo orticello, chiudendosi a riccio; e badando più che altro agl’interessi di bottega e di scuderia, se non di partito; a prescindere, da chi fosse il Governatore od il Presidente della provincia, se non il Sindaco di Reggio Calabria.

Il premier Matteo Renzi, va per la sua strada; ed intende attuare quanto, abbia dichiarato sulle piazze d’Italia e della Calabria.

Compreso il Patto per la “Città Metropolitana di Reggio Calabria e dello Stretto”. Nero su bianco.

Questo scetticismo, autolesionismo, masochismo, indifferenza e qualunquismo, assomiglia come una goccia d’acqua alla brutta faccenda dei milioni di milioni di euri stanziati dall’Europa, mai spesi e tornati indietro o dirottati verso altri lidi.

Mancanza di progettazione, pianificazione, programmazione. Assenza di i

 

dee propositive. Frutto di una classe politica dominante, squalificata e squalificante. Assolutamente scadente. Incapace di portare a Bruxelles, uno straccio di progetto da finanziare.

Con le dovute eccezioni, s’intende. Gente capace, che sa il fatto suo, acculturata e preparata sotto il profilo personale, professionale ed istituzionale.

Lo scrivente, pose domande specifiche, compresa quella sulla così detta “Pedemontana Grecanica”, nella zona più depressa della Provincia di Reggio, della Calabria, del Sud e dell’Italia, se non dell’Europa, in conferenze stampa d’alto bordo, nelle vesti di direttore di altra testata on line.

Domande secche, chiare, puntuali e tempestive anche sulla Statale della morte, alias la 106, la 111, 112, 183 e sulle strade provinciali in abbandono.

E sull’isolamento scandaloso di certe aree interne, ricche di storie e di tradizioni, ma anche di prodotti della terra, che il mondo intero c’invidia.

L’abbandono vergognoso di tanti paesi montani, in balìa delle onde e di se stessi. In tempi di vacche magre, spighe vuote, austerity e pauperismo.

Io studio, tu studi, egli studia…che tempo è ? Presente, modo indicativo…

Nooo! Tempo…perso, signor maestro!

Ci diedero del…visionario, utopista, sognatore, idealista fanatico. La stessa fine di qualche altro Laocoonte, Tiresia, Cassandra, Calcante, che negli Anni Ottanta lanciò l’allarme sull’espansionismo della ‘ndrangheta nella Pianura Padana.

Prefetti, Questori, Sindaci, Governatori, Ministri e Sottosegretari, gli si lanciarono contro, tacciandolo di allarmista, disfattista e paranoico.

Le nostre domande, caddero nel vuoto.

E nella migliore delle ipotesi, furono elegantemente raggirate con cortine fumogene navigate e parolaie.

Ebbero largo spazio ed altrettanta eco vanagloriosa, le domande dei giornalisti e dei giornali di regime o filogovernativi, simpatizzanti, fiancheggiatori e comunque schierati con i potenti di turno, giannizzeri e galoppini al soldo del padrone; sempre pronto a gettare l’ossicino; servi del potere, schiavi del sistema; gratificati con qualche prebenda, rendita o beneficio.

Il comunicato stampa dei sindaci del Basso Jonio

”LA FIRMA DEL PATTO PER IL SUD DELLA CITTA’ METROLITANO DI REGGIO CALABRIA

La firma del Patto per il Sud della Città Metropolitana di Reggio Calabria sancisce l’impegno degli attori del territorio, in essa compresi, a realizzare i progetti di sviluppo ed identifica il territorio metropolitano nei rapporti con le altre istituzioni statali e sovrannazionali.

La Città Metropolitana è sintesi e sinergia di tutti i 97 Comuni che la formano, espressione di una storia, ritenuta tale, da fare assurgere l’intero territorio reggino al ruolo, appunto, di Città Metropolitana.

Ma la mater polis di Reggio Calabria non è orfana, anche se così si è presentata oggi all’appuntamento col Presidente Renzi.

L’unico Sindaco, presente alla firma del Patto, era quello della Città di Reggio Calabria, in quanto nessun Sindaco è stato invitato a rappresentare quella parte di comunità, che forma il territorio metropolitano.

Il mosaico, che oggi abbiamo visto, era composto da una sola tessera e, per questo motivo, non è riuscita ad esprimere compiutamente il territorio metropolitano.

Caterina Furfaro Sindaco di Agnana

Rosita Femia di Canolo 

Marisa Romeo Sindaco di Ferruzzano

Walter Scerbo Sindaco di Palizzi

Aldo Canturi Sindaco di Bianco

Luigi Chiappalone Sindaco di Sinopoli

Giovanni Bruzzaniti Sindaco di Samo

Franco Cuzzola Sindaco di Bruzzano Zeffirio

Vincenzo Crupi Sindaco di Bova Marina

Giancarlo Miriello Sindaco di Stilo

Giuseppe Cannizzaro Sindaco di Laganadi

Giuseppe Certomà Sindaco di Roccella Jonica

Giuseppe Meduri Sindaco di Melito P.S.

Francesco Malara Sindaco di Santo Stefano in Aspromonte

Giuseppe Giugno Sindaco di Careri.”

 

 

 

Sindaci attivi e dinamici, seri e scrupolosi, che amministrano nell’interesse delle popolazioni, spesso anteposto a quelli personali, familiari e sociali.

Domenico Salvatore

Cerca nel sito