Ma la violenza, non riuscirà a dividere e separare Cittanova e Gioia Tauro

22.02.2016 14:03

REGGIO CALABRIA, 20 FEB 2015 – “Diciotto giocatori della squadra juniores della Nuova Gioiese - 9 dei quali minorenni - ed il massaggiatore, recita il flash dell’Agenzia Ansa, sono stati sottoposti a Daspo emesso dal questore di Reggio Calabria Raffaele Grassi con obbligo di presentazione alla polizia per lo stesso periodo.

All'origine dei provvedimenti, hanno riferito gli investigatori, "la violenta aggressione nei confronti dei giocatori della Cittanovese che ha visto coinvolti anche i tifosi della Nuova Gioiese" avvenuta nella gara del 2 febbraio valida per il campionato regionale juniores. Nei giorni scorsi, la Cittanovese, in una nota, aveva parlato dell'episodio come di "una vergognosa pagina di teppismo e prevaricazione".

Secondo la ricostruzione della polizia, dopo l'aggressione dei giocatori, anche i sostenitori della Nuova Gioiese "si sono infervorati a tal punto da scavalcare la rete di recinzione, entrare nel rettangolo di gioco e aggredire a loro volta tutti i componenti della Cittanovese". I Daspo sono stati convalidati dall'autorità giudiziaria.

CITTANOVESE-NUOVA GIOIESE, GLI INCIDENTI SONO DA CONDANNARE, MA LA LUNGA SQUALIFICA, ASSOLUTAMENTE SPR

OPORZIONATA E '  UN ROSPO BRUTTO DA INGOIARE E PEGGIO DA DIGERIRE

Domenico Salvatore

Prima della “carriera” giornalistica, abbiamo giocato al pallone da sempre. Dapprima nelle piazzette e sui prati di periferia, poi nelle formazioni rionali o di quartiere, infine in prima squadra. Inevitabile e scontata la partecipazione al Campionato di terza, seconda e prima categoria. Fine delle trasmissioni.

Nel prosieguo, abbiamo indossato i panni del d.s. se non del d.t. ed ovviamente di allenatore nella squadra del paese. Per concludere con la carica di presidente. Fu emozionante portare la squadra alla finale di un torneo CSI, allo stadio comunale di Reggio Calabria, contro il Terreti.

Abbiamo arbitrato, nei vari ed interminabili tornei festivi, serali e notturni; ed in quelli del paese, dove svolgevamo le funzioni di…Lega e G.S.. A Melito Porto Salvo abbiamo ricoperto la carica di vicepresidente della Folgore (2^ categoria FIGC), presidente Lillo Azzarà, allenatore Nino Marra.

Guerre stellari. Della serie:‘Ho visto cose, che voi umani non potete nemmeno immaginare’.

A diciotto anni, abbiamo cominciato a scrivere i nostri primi articoli sui giornali, in forma quasi anonima. Cinquant’anni fa, mezzo secolo di vita giornalistica, in Calabria. Ce li siglavano oppure si andava in…bianco.

La Tribuna del Mezzogiorno, Il Tempo pagine della Calabria, Il Giornale di Calabria versione Mancini-Ardenti, Gazzetta del Sud. Poi, Giornale di Calabria, Oggi Sud, Il Quotidiano della Calabria, e qualcosa per Calabria Ora. In mezzo l’Ansa, la RAI di Cosenza ed una miriade di settimanali, quindicinali, bisettimanali e mensili, radio e televisione private.

Infine, direttore del Provinciale e del Nuovo Provinciale, Deliapolis e Melitoonline. Oggi, stiamo dando una mano a Telemelito soprattutto con le telecronache delle partite di 1^, 2^ e 3^ categoria, Promozione, Eccellenza e serie D. Ma abbiamo pure fatto la telecronaca della Reggina, pardon del Reggio Calabria. Ne abbiamo viste e raccontate di cotte e di crude.

Dagli scontri di gioco in campo a quelli fuori campo e fuori gioco. Mi piace l’odore del napalm al mattino”. Dalle scazzottate in campo, con la palla o senza palla a quelle fuori dallo stadio, sul pullman e sulle macchine, negli spogliatoi e nei corridoi. Una caccia all’uomo vergognosa, scandalosa, violenta, indegna del così detto mondo civile.

Non era il buon pastore che lasciate novantanove pecore al sicuro fra i monti, andasse alla ricerca della pecorella smarrita

Non per donargli amore, bontà ed armonia, ma odio, astio e rancore. Se le davano di santa ragione e se le promettevano. Non per finta o recitazione casuale. “Houston, abbiamo un problema”.

Parole in libera uscita, senza essere state pesate e ponderate…-”Ci vediamo al ritorno; se sei un uomo di coraggio, ci vieni”. -“Cheeeee? Ma certo che verrò e ti spaccherò la faccia ed il c…, pure se ti presenti con Al Capone, Lucky Luciano e Joe Bonanno”. –“Gradasso, rodomonte, spaccone…Vieni, vieni pure, all’anima ru pollu; gli ospedali non mancano dalle nostre parti ed i cimiteri nemmeno. Non porterò Jack lo Squartatore, né Barbablù. Na’ mangiata i corpa, non ti po’ mancari. Ti spaccamu i corna; e ti ssutterramu senza tambutu”. Memorie di un cronista, brutti ricordi. Skin-heads, fans, warriors, teen-agers, abbandonavano la fossa dei leoni, inseguiti dalla sassaiola dei peones, campesinos, mosquitos, aficionados. Al ritorno, ovviamente, c’era l’intifada, già all’arrivo…Ohj perdi cca comu nu fidili cristianu, e a sparti, ‘i ‘mbuschi ‘nda brogna. I punti?  Ti pigghi ’o Prontu Soccorsu, crastu e figghiu di…chi non si’ atru”. “Ehi biondo! Lo sai di chi sei figlio tu? Sei figlio di una grandissima…!”

L’anno dopo, andava in onda la stessa storia. I campionati si ripetevano e si ripetono ancora. I bollettini medici, erano tutto un programma…”Ferite lacero-contuse, escoriazioni multiple, ecchimosi, trauma cranico; e quando mancava la frattura, prognosi e terapia superavano sempre, sette-otto giorni.

Il Pronto Soccorso per molti era un habituè. Certi ‘marcantonio’, che sollevavano automobili, come fossero fuscelli. Senza essere, Nembo Kid, l’incredibile Hulk, Ursus, Ercole o Maciste e nemmeno Gordon Scott, Lex Barker, Johnny Weissmuller, Gordon Mitchel, Stive Reeves, Mark Forest.

Non era, per intenderci, un wrestling liftato, come quello di John Cena, Big Show, Undertaker, Batista, Rey Mysterio, Hulk Hogan. Piuttosto, un assalto come i pirati della Malesia di Sandokhan od i loro colleghi di Long John Silver de ’L’isola del tesoro’; se non filibustieri della Tortuga, Henry Morgan il pirata dei Caraibi, bucanieri della Baia di Maracaibo, Jean Lafitte, Barbanera, Sir Francis Drake ecc..

Non ne parliamo, delle invasioni di campo in stile SAS, GIS se non da Decima MAS, calci e pugni e botte da orbi fra le opposte tifoserie, dentro il campo. E, nel secondo round, ancora laceri, sudati e imbrattati di polvere, insanguinati e schiumando rabbia e livore, anche fuori. Ci voleva altro, che il Mago di Hamelin per metterli in fila indiana.

Ma la violenza, in senso generale, come riferirono e riferiscono tutt’ora le cronache, non faceva e non fa sconti a nessuno. Arbitri e guardalinee, collaboratori ed assistenti, sono stati malmenati spesso e volentieri; e mandati in ospedale. Da certi abominevoli uomini delle nevi, più cattivi e brutti di Grimilde, la strega di Biancaneve.

Inevitabile, che prima o poi, ci scappasse il morto: calciatori, arbitri e dirigenti e perfino presidenti della società. Nell’epoca d’internet, le notizie volano in tempo reale da un continente all’altro. Ma anche agenti, preposti al servizio d’ordine, come Filippo Raciti. Nessuno sa o vuole perdere.

Nessuno sopporta il peso della sconfitta, le ingiustizie, le angherie, le vessazioni, gli sfottò. Scatta il meccanismo della rivalsa; della reazione. In ossequio, alla teoria di Isaac Newton. Altro che porgere l’altra guancia.

Dopo il putiferio dei ‘tromboni’ sui giornali, alla radio ed in televisione, con dichiarazioni al vetriolo e squalifiche a vita dei facinorosi e scellerati; e nella migliore delle ipotesi a cinque anni per i violenti; squalifiche del campo anche per un anno o due, a carico delle società colpevoli; radiazione dall’albo, punti di penalizzazione in classifica, multe salate ed appiedamento di parecchi calciatori per mesi e mesi;  ed ipocrite, false e bugiarde dichiarazioni sulla stampa, cambiava poco o niente. "Bisogna cambiare tutto per non cambiare niente", scriveva Giuseppe Tomasi di Lampedusa  ne ‘Il Gattopardo’.

Ed oggi, siamo alle solite. Siamo qui, a commentare l’ennesima aggressione all’arbitro, ( ma 1quante volte dobbiamo ripeterlo e scriverlo? Non serve; l’arbitro è un uomo, errare humanum est; ma senz’arbitro, non si può giocare, non si può praticare nessuna attività agonistica, questo è certo) al dirigente, al calciatore, al tifoso e perfino agli organi di stampa e di gestione del gioco del calcio. Tutti contro tutti.

Che fine ha fatto, lo zoon politikon di Aristotele?

Secondo alcuni scienziati, la violenza nasce con lo homo erectus, se non uomo delle caverne e morirà con lo homo tecnologicus. Homo est lupus homini.

Abbiamo sempre condannato de visu e sui giornali, la violenza negli stadi e fuori, a prescindere; in maniera secca e perentoria, scripta manent, verba volant. E non abbiamo cambiato opinione.

Di sicuro non abbiamo risposto come Rhett Butler a Rossella O’Hara: ”Francamente me ne infischio”, celeberrimo must del  film “Via col vento”

E qui, ci ripetiamo, repetita iuvant.

E tuttavia, ci sembra il caso che qui,  si stia esagerando per eccesso. Intendiamoci, le aggressioni fisiche, morali e verbali a Gioia Tauro, Rosarno, Polistena, Taurianova, Cittanova Palmi o Nicotera, nessuno si sognerebbe di smentirle. Peraltro, consacrate dalle cronache e conservate negli annali della storia.

E, nemmeno gl’incidenti di Paola, Castrovillari, Crotone, Reggio Calabria, Catanzaro, Cosenza, Vibo Valentia, Corigliano, Rossano, Praia a Mare, Amantea, Lamezia Terme, Nicastro e Sambiase, Mileto, Serra San Bruno, Locri, Siderno, Soverato, Melito Porto Salvo, Brancaleone, Africo, San Luca, Marina di Gioiosa, Gioiosa Jonica, Mammola, Saline Joniche, Bocale, Pellaro, Archi, Gallico, San Sperato, Cataforio, Villa San Giovanni, Bagnara e chi più ne abbia, più ne metta. Non stiamo criminalizzando nessuno.

Stiamo solo rivedendo il film dei nostri cinquant’anni di giornalismo, di frontiera e di prima linea. Con il vento impetuoso e la pioggia battente; la neve ed il gelo; e la canicola rovente. Diritto-dovere all’informazione.

E quello altrettanto vero, reale, concreto di tanti nostri colleghi, giornalisti-coraggio, che hanno pagato con duri decenni di isolamento, vessazioni, angherie e vili aggressioni fisiche e morali, il loro amore per la verità.

Non di carneadi, si trattava, nè di azzeccagarbugli, don Abbondio, passacarte, pennivendoli, scribacchini, tirapiedi, lecchini, lacchè e comparse dell’informazione; se non ‘lustrascarpe’ dei potenti di turno.

Eroi della comunicazione; alcuni dei quali, viaggiano sotto scorta, al servizio del cittadino e della verità, della Giustizia e della trasparenza, ma anche della Legalità.

Il tema violenza, dentro o fuori dallo stadio, appassiona, emoziona ed occupa libri, riviste, giornali, convegni, simposii, seminari di studio e tavole rotonde; e pone interrogativi a volte inquietanti.

Alla ricerca della famigerata valvola di sfogo equilibratrice; senza la quale, s’innesterebbe nell’uomo un processo distruttivo, che darebbe luogo a nevrosi, isteria, ansia, depressione, ossessione, fobia, psicosi.

Psicologia, sociologia, antropologìa, giurisprudenza, scienza politica, si stanno interessando con maggiore insistenza, per capire perché l’uomo si senta complessato, frustrato, inibito e represso. Che cosa si agiti nell’io e nel super-io. Esibizionismo, raptus o che cosa? Perché l’uomo è violento,  è solo questione di egoismo, di insicurezza o c’è dell’altro? Cosa c’è dentro di noi, che turba l’equilibrio, la stabilità.

La libido? Mira a soddisfare solo la pulsione sessuale dell'individuo, od anche altre pulsioni parziali di base, come il cibo, la sopravvivenza, la morte, la religione e l'arte?

Che cosa sono le forze incognite ed incontrollabili che ci governano? E che c’azzeccano,  la libido e la destrudo o destrado, l’Eros e Thanatos?

Per esempio: perché il tifoso va allo stadio? Che cosa cerca allo stadio ( e nella vita di tutti i giorni) che gli manchi? Va per dare o per ricevere? Luoghi e persone, con cui dialogare, confrontarsi, scontrarsi…La vita è uguale a una scatola di cioccolatini: non sai mai quello che ti capita”

E che cosa ricerca, nella routine quotidiana: libertà, democrazia, amore, affetto, solidarietà, verità, perdono, onestà, generosità concordia, clemenza, dignità, giovinezza, coraggio, bene comune?

Ma spesso, insegue e trova invece disvalori: omicidio, ubriachezza, copiare a scuola, tradire il partner, odio, rancore, astio, avarizia, orgoglio, egoismo, ignavia, superbia, libertinaggio, eutanasia, il rifiuto di Dio, lo  stupro, il laicismo, il potere, la ricchezza, l’utilitarismo, il relativismo la bugìa, l’indifferenza, l’inganno, la falsità, la disobbedienza, la trasgressione, il venir meno alla parola data. Senza stenderci sul lettino di Sigmund Freud o Carl Gustav Jung.

Al di là di questi arzigogoli di filosofia, psicologia, sociologìa; dell’origine o provenienza della violenza, aleggia qua e là il problema della sicurezza negli stadi; e non solo in questi posti.

La chiave di volta, la risposta a tanti problemi, che affliggono i sostenitori della violenza ( e le loro vittime, se non l’umanità, più in generale), risiede forse nella psicologia applicata?

Noi, siamo convinti, che il mondo si regga, su un equilibrio perfetto, ma talora precario. Desiderio inappagato, di questo, di quello e di quest’altro, su cui s’innesta un processo distruttivo. Ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria…

C’azzecca il karma, che rappresenta, il bilanciamento tra il bene e il male, che ognuno di noi possiede ed esprime nelle azioni quotidiane?

Ad ogni azione positiva, ne corrisponderà una negativa, sempre al fine di mantenere l'equilibrio universale?

Gli antidoti alla violenza, ovvero la nonviolenza, Mahatma Gandhi a parte, ci sono. Compresi, i movimenti pacifisti, ecologisti e per i diritti civili. Capaci di originare l’ assenza del desiderio di nuocere, di uccidere; di costruire isole felici.

Rifiutiamo di credere, che a Gioia Tauro, Rosarno, Cittanova, Palmi, Taurianova, Lamezia, Reggio Calabria, Cutro, Cirò, Siderno, Locri, Melito Porto Salvo, Paola, Nicastro, ci sia solo mafia o ‘ndrangheta, o paradisi della ‘droga.

Certamente ci sono. Nessuno, si sognerebbe di negarlo. Fenomeno, radicato nella società, conclamato dai mass-media e dagli altri canali della comunicazione e consacrato dalle sentenze dei Tribunali.

Peccato, che taluni benpensanti, si dimentichino di ricordare tutte le persone oneste, sane, moralmente ineccepibili, che popolano la Calabria dallo Stretto al Pollino. Costoro, continuano, in malafede, per ignoranza o per dolo, se non per inconfessabili e recondite ragioni, che la ragione non conosce, a pescare nel torbido ed a fare di tutte le erbe un fascio.

Concordiamo, che perseverare nella violenza è diabolico; e che una punizione esemplare andava data. Un segnale, per convertire, convincere e persuadere.

Condividiamo, la condanna, non solamente a parole.  Ma squalificare tutta la squadra e radiarla, additarla al pubblico ludibrio, alla berlina alla gogna non solo mediatica ed il DASPO, questo no. Un marchio infamante, indelebile ed intollerabile.

Serve, il personal trainer, per insegnare loro come gestire le emozioni, lo stress e l’ansia.

Il presidente viola Rosario Schiavone ha il dente avvelenato e su Facebook, non le manda a dire:” presidente viola pubblicate sulla nostra pagina Facebook:

“Apprendiamo con profonda delusione che nonostante la nostre scuse, per nulla scontate, ne dovute, i dirigenti della Cittanovese hanno tentato di trasformare una scazzottata tra ragazzini, deprecabile ma ahi noi anche consueta per i nostri terreni di gioco, in una vera e propria aggressione con tanto di denuncia in Questura e relativo interessamento dei competenti Tribunali, denuncia che ha sortito l’effetto di un daspo ai danni dell’intera squadra.

Ma se da un lato non ci fa certamente onore, esserci resi protagonisti di una scazzottata in campo, ci stupisce ed al contempo ci disgusta, dall’altro, l’atteggiamento incomprensibile, meschino e anche un po’ vigliacco, di chi, pur essendo parte di questo mondo bello e problematico del calcio, strumentalizza un episodio, ripeto molto grave ma tutt’altro che eccezionale, criminalizzando oltre modo dei ragazzi insieme ad una intera città. Forse abbiamo sbagliato, non si danno confetti ai maiali, educazione e rispetto, li capisce chi li conosce, prima di chiedere scusa avremmo dovuto puntualizzare alcuni aspetti della vicenda tutt’altro che secondari:

  • primo, stavamo vincendo per due a zero e non avevamo nessun interesse a far sospendere la partita;
  • secondo, “una selvaggia aggressione” di 18 giocatori più “numerosi” tifosi non può produrre solo una contusione ad un labbro guaribile in due giorni;
  • terzo, anche se a giocare sono dei ragazzi l’arbitro non può essere di parte, in questo caso di Cittanova, che chiama i giocatori della squadra della propria città per nome, e agli avversari mostra solo i cartellini, triplice rosso in questo caso.
  • quarto, se per il giudice sportivo la squalifica più lunga riguarda un solo giocatore ed è inflitta per 4 mesi “appena”, come si fa a dare un daspo di due anni ad una squadra intera?

Naturalmente abbiamo affidato ad un nostro legale di fiducia queste considerazioni, sperando a questo punto di poter ottenere giustizia, fermo restando la delusione e lo sdegno nei confronti della società calcistica del Cittanova che in maniera spropositata e incomprensibile ha voluto amplificare i termini della vicenda, facendo letteralmente “schedare” come criminali dei ragazzini per una scazzottata sul terreno di gioco, frutto di una vera e propria provocazione attuata ad arte per riprendere in mano una partita persa.

Adesso cercheremo di fare piena luce sui fatti, fermo restando che le azioni sono sempre di chi le fa, nella nostra squadra sicuramente qualcuno ha alzato le mani, ed è più che giusto che venga punito, ma nella cittanovese più di uno ha riportato il falso ed allo stesso modo ne dovrà rispondere.”.

A voler scoprire l’acqua calda, diciamo, che a Gioia Tauro ci siano persone per bene, oneste e pulite, con una dignità che sposta le montagne. Gente ‘pulita’, che ama il progresso il quieto vivere, la civile convivenza, la legalità e la Giustizia (assai più di certi “tromboni”). E non è una sparuta minoranza, ma la stragrande maggioranza della popolazione.

Non stiamo difendendo la città di Gioia Tauro a prescindere. Non tocca a noi farlo. La città del mega porto, ha i suoi numi tutelari, che sanno bene, come e quando difenderne il buon nome, presso le sedi competenti. Questa è la nostra modestissima opinione, sic et simpliciter, alla quale non abbiamo mai rinunciato per nessuna ragione al mondo. Domenico Salvatore

 

 

 

Cerca nel sito