Ma la 'ndrangheta, investe in Lombardia ?

01.03.2016 19:30

La 'ndrangheta investe sulle farmacie? Arrestato il direttore dell'ufficio postale di Siderno, Giuseppe Strangio,  56 anni, da 20 anni direttore delle poste di Siderno Marina; dal gip Cristina Mannocci su richiesta del capo della Dda di Milano, Ilda Boccassini ("In un Paese in cui i giovani pagano un prezzo altissimo alla disoccupazione, questo è un episodio che mi indigna"), e dei  pm Cecilia Vassena ("La farmacia garantisce un reddito e un posto di lavoro sicuri oltre a una rispettabilità sociale”) e Paolo Storari. L’ipotesi di reato di "impiego in attività economiche o finanziarie di denaro, beni o altre utilità provenienti da delitto" (articolo 648 ter), è punito in caso di condanna con il carcere da 4 a 12 anni. Perquisizioni sono state eseguite in Lombardia, Piemonte e Calabria.

 

ARRESTATO DIRETTORE POSTA 'NDRANGHETA, COINVOLTO IN ACQUISTO FARMACIA MILANESE PER CONTO COSCHE DI PLATÌ E SAN LUCA?

Domenico Salvatore

La ‘ndrangheta all’assalto dei palazzi milanesi? Se fosse vero, avrebbe del sensazionale. Ma non sarebbe, neanche una sorpresa, visti i precedenti, scripta manent, verba volant.

Decine di operazioni della Direzione Distrettuale Antimafia meneghina, ai tempi di Armando Spadaro, Francesco Saverio Borrelli, Gherardo Colombo, Manlio Minale, Edmondo Bruti Liberati ed ovviamente, Ilda Boccassini,  compresa “Crimine-Infinito”, beni mobili ed immobili per milioni di milioni di euri sequestrati e confiscati, la dicono tutta.

Ma anche l’arresto dei mammasantissima, padrini e capibastone al 41 bis, migliaia di anni di galera inflitti ai gregari; da riempire le case circondariali di San Vittore, Opera e Bollate.

Tuttavia, è difficile pensare ad una macchinazione o ad una manovra contro ‘I Calabresi”. Quando, si muove la DDA milanese, di regola, gli errori sono prossimi allo zero. Non ci sono sconti per nessuno, cronaca alla mano. Il commercialista, il bancario, il medico, il geometra comunale, il direttore dell’Asl, il poliziotto, l’avvocato e perfino il giudice, sono “regolarmente” finiti nelle maglie della Giustizia. Salvatore Boemi, li epiteta come “mafia dalle scarpe lucide” e mafia dai ‘colletti bianchi’; Vinc Enzo Macrì, come ‘zona grigia’; Giuseppe Pignatone, come ‘mafia borghese’, Federico Cafiero De Raho, come ‘borghesia mafiosa’ ecc.

Mancano, elementi che facciano pensare ad una bufala; se non leggenda metropolitana. Il direttore di un ufficio postale della provincia di Reggio Calabria è stato arrestato stamani dalla Polizia di Stato per impiego di denaro di provenienza illecita, aggravato dalla finalità di favorire la 'ndrangheta.

Secondo le indagini, coordinate dalla Direzione distrettale antimafia di Milano, oltre 200 mila Euro, sarebbero stati impiegati da personaggi legati alla 'ndrangheta per acquistare una farmacia a Milano. Sono in corso perquisizioni in Lombardia, Piemonte e Calabria.

Secondo le indagini condotte dalla Squadra Mobile di Milano e coordinate dalla Direzione Distrettale Antimafia di Milano, a cui ha partecipato la Sezione di Polizia Giudiziaria - Guardia di Finanza della Procura della Repubblica di Milano, nell'acquisto della farmacia a Milano sarebbero stati impiegati oltre 200 mila Euro provento di traffico di stupefacenti di importanti famiglie di 'ndrangheta.
La 'ndrangheta, investe sulle farmacie? Arrestato il direttore dell'ufficio postale a Siderno da anni il direttore delle poste di un ufficio in provincia di Reggio Calabria, Giuseppe Strangio. L'accusa parla di impiego di denaro di provenienza illecita, aggravato dalla finalità di favorire la 'ndrangheta. 

Un funzionario  di simili proporzioni, professionisti non necessariamente organici ai clan, ha la possibilità di far girare, spezzettare, mescolare, versare, prelevare, trasformare in assegni, confondere e infine reimpiegare grosse cifre di denaro. I flash dell’Agenzia Ansa, sono illuminanti:”  "La farmacia è stata acquistata nel 2006 per circa 220mila euro - ha spiegato il procuratore aggiunto Ilda Boccassini nel corso di una conferenza stampa in questura, a Milano - Non è stato necessario intimidire nessuno, sono bastati i soldi.

 

  

Una farmacia non è solo una fonte di reddito sicura, permette di dare lavoro, e chi può dare lavoro ha un grande potere. Ancora una volta constatiamo l'interesse della criminalità per la sanità al nord.

Abbiamo scoperto molti figli e parenti di 'ndranghetisti impiegati in farmacie della città". L'accusa è di aver impiegato soldi provenienti dal traffico di droga della famiglia Marando, Romeo e Calabrò per comprare una farmacia in piazza Caiazzo, a Milano.

All'interno lavorano come dipendenti la figlia di Strangio (laureata un anno fa in farmacia) e il figlio del boss Romeo. Il fratello del titolare ha precedenti per droga. La farmacia non è stata sequestrata.

 Il lancio dell’AGI:” Avrebbe usato i soldi della 'ndrangheta per comprare una farmacia a Milano. E' finito in manette il direttore di un Ufficio Postale della provincia di Reggio Calabria per aver impiegato denaro di provenienza illecita, aggravato dalla finalita' di favorire la 'ndrangheta.

Ad arrestarlo, stamattina, gli uomini della Polizia di Stato. Secondo le indagini condotte dalla Squadra Mobile di Milano e coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Milano, a cui ha partecipato la Sezione di Polizia Giudiziaria - Guardia di Finanza della Procura della Repubblica di Milano, oltre 200 mila euro provento di traffico di stupefacenti di importanti famiglie di 'ndrangheta sarebbero stati impiegati nell'acquisto di una farmacia di Milano.

Sono in corso perquisizioni in Lombardia, Piemonte e Calabria. Ulteriori dettagli saranno forniti nel corso di un incontro con la stampa fissato per le ore 11 presso la Sala Scrofani della Questura di Milano”.

Negli Anni Ottanta del XX° Secolo, un valente, coraggioso, lungimirante magistrato, Enzo Macrì, poi anche procuratore nazionale aggiunto, suonò il suo Olifante, per mettere in guardia lo Stato, il Governo, il Parlamento, la Magistratura, sui pericoli della ‘ndrangheta.

La criminalità organizzata calabrese dipinta come ”Quattro pecorai dell’Aspromonte, che vivono di abigeato, razzie nelle campagne e furti di attrezzi, mezzi e strumenti per l’agricoltura”, a suo parere, aveva superato quella fase ed era in espansione esponenziale.

Come Cassandra e Laocoonte, non venne preso in considerazione. Anzi, si fecero beffe delle sue…”allucinazioni, abbagli e fantasie”.

Più tardi, lo stesso magistrato disse che la ‘ndrangheta avrebbe soppiantato nella Pianura Padana, Cosa Nostra e la Camorra e lo scambiarono per un allucinato, visionario, utopista, idealista e fanatico.

Alle famiglie di ‘ndrangheta di San Luca, Platì, Africo, Locri, Siderno, Stilo, Monasterace, Roccella, Gioiosa Jonica, Marina di Gioiosa, Caulonia, Stignano, Melito Porto Salvo, San Lorenzo, Condofuri, Bova Marina, Palizzi, Brancaleone, Reggio Calabria, Villa San Giovanni, Bagnara, Palmi, Seminara, Delianuova, Rosarno, Gioia Tauro, Taurianova, Cittanova, Polistena, Oppido Mamertina eccetera, non parve vero di potersi impadronire del territorio.

E, di governarlo a sua immagine e somiglianza, se non uso e consumo. Dapprima a macchia di leopardo. Poi a macchia d’olio.

Quasi senza colpo ferire. A parte s’intende le faide inserite nelle più vaste guerre di mafia.

Questori, prefetti, sindaci e presidenti di Provincia, per anni continuarono a ciurlare nel manico. A dire che la ‘ndrangheta fosse solamente una piccola mafia, in cerca di una sua espansione, ma innocua ed inoffensiva.

“La ‘ndrangheta, punta ai santuari dell‘economia e della finanza milanesi, perché vuole conquistare i palazzi ambrogini”. Ma fu come abbaiare alla luna.

A nulla valsero, le sue interviste sui giornali, la radio, la televisione, le agenzie di stampa, che titolavano a tutta pagina: Le mani della ‘ndrangheta sulla Lombardia; Milano nelle spire delle ‘ndrangheta; Il Nord Italia, colonizzato dalla ‘ndrangheta e così via.

La cosa, fu sottovalutata. La Piovra, ebbe così, tutto il tempo e lo spazio per scatenare un’espansione senza precedenti. Droga a fiumi. Montagne di cocaina, eroina, haschisc, marijuana, fecero ricca sfondata la ‘ndrangheta.

Ben al di là, dei cinquanta miliardi di euri all’anno, stimati da Eurispes. Ed ancora raket delle estorsioni, filiera del cemento, scommesse clandestine, traffico di stupefacenti, prostituzione, pietre preziose e gioielli; ma anche di boat-people, appalti e sub-appalti, infiltrazioni negli enti locali e così via. Ed oggi? “Doppu chi si rrobbaru a santa chjara, ‘nci misaru i cancelli ‘i ferru”.

Lo Stato, non ha mai mollato e non mollerà mai. Il premier  Matteo Renzi lo ha ribadito in tutte le salse.

Il ministro degl’Interni Angelino Alfano, lo ha ribadito anche recentemente a Reggio Calabria, dove ha presieduto lo speciale Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza.

Serve la collaborazione del cittadino, degl’imprenditori, dei testimoni di giustizia, che è quello che rischia di più. La libertà e la democrazia innanzitutto. Poi il resto.

Qualcosa si sta muovendo, ma i tempi sono lunghi e gl’investimenti nella lotta alla mafia, corti.

L’icona di un bandito con la coppola storta e la lupara a tracolla, sul vestito di velluto e scarpe grosse, dell’immaginario collettivo, oramai è superata.

La mafia, si è ammodernata più della così detta società civile. Viaggia nella business class oppure su automobili super-veloci, super-accessoriate, super-costose, Mercedes, BMW, Audi. Indossa e sfoggia vestiti griffati…Valentino, Versace, Trussardi, Fendi, Krizia, Ferrè, Ungaro, Gucci, Pittarello e così via.

I figli dei boss, non hanno la Licenza Elementare o la Licenza Media. Forse, neppure il Diploma di scuola superiore. Ma addirittura la laurea con tanto di master. Conoscono, parlano e scrivono correttamente almeno due o tre lingue estere. Esibiscono modi e maniere gentili e garbati. Giocano in Borsa. Non si fanno mancare il fitness Point e la tessera di partito o di sindacato, ma anche di associazioni. Partecipano ai convegni. S’intrufolano nello sport. Vanno a messa nelle domeniche e nelle altre feste comandante. Nelle processioni pasquali, natalizie o del santo patrono, figurano sempre in primo piano. Fanno da padrino nelle Prime Comunioni e nelle Cresime. Non mancano mai ai funerali.  I loro figli, frequentano scuole elitarie e le migliori Università.  Dicono i procuratori capo della Repubblica di Reggio Calabria Giuseppe Pignatone ed il suo successore, Federico Cafiero De Raho, che la mafia  vada, dove ci sono i soldi; ed anche abbondanti. Come Milano e la Lombardia. Domenico Salvatore

 

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