Ma gli Ospedali Riuniti di Reggio Calabria, non sono l'Auschwitz di Joseph Mengele

25.04.2016 21:20

Aborti senza consenso, lesioni irreversibili o decessi di neonati: 11 persone, il 21 aprile del 2016, sono state sottoposte a misure cautelari dalla Guardia di Finanza di Reggio Calabria nell'ambito dell’operazione della DDA, "Mala Sanitas", con le accuse di falso ideologico e materiale ed interruzione di gravidanza senza consenso, reati commessi nel Presidio ospedaliero "Bianchi-Melacrino-Morelli" di Reggio Calabria.

LA SALUTE NEI SONDAGGI D’OPINIONE DEGL’ITALIANI, VIENE MESSA SEMPRE AL ‘NUMERO UNO’,  ANCHE AGLI OSPEDALI RIUNITI DI REGGIO CALABRIA E' COSI', MA IMPROVVISAMENTE, INCIAMPA NEL…SOLITO INCIDENTE DI PERCORSO     

Domenico Salvatore

La gogna mediatica, scroscia come le cascate del Niagara sotto il ‘Ponte dell’arcobaleno’. Un mulinello vorticoso come la spirale che inghiottì il Titanic.

I Riuniti di Reggio Calabria, non sono solamente i nosocomio più grande della ‘Città dei Bronzi e del Bergamotto’.

Ma anche il presidio ospedaliero meglio attrezzato, non solo in provincia di Reggio Calabria. Vi hanno operato, autentici luminari della Medicina,  portando sul pennone più alto, il buon nome della struttura sanitaria, in cui hanno lavorato per una vita.

“Angeli bianchi” per il colore del camice, che hanno salvato da morte certa: decine, centinaia, migliaia di persone-degenti-pazienti.

Allora, si sprecavano gli aggettivi per esaltare la loro preziosa ed insostituibile opera al servizio del cittadino e della Medicina.

Attestati di benemerenza scritti ed orali, persino coppe, medaglie, pergamene e diplomi, se non premi speciali e mensione sulle più importanti riviste mediche; interviste televisive, radiofoniche e sulla carta stampata, fotografie, reportages.

Passavano in secondo piano le figure di ripiego, le ‘mezzecalzette’, i nani della Medicina, arrivisti, arrampicatori sociali, yuppies, "tinti ‘mpermeri ".

Oggi, il voltagabbana, è servito su un piatto d’argento, guanti e livrea. Si (s)parla di una minoranza risicata e striminzita, colpevole di reati e delitti a loro ascritti. Se verrà dimostrato che hanno sbagliato, ci sembra giusto, che paghino l'eventuale debito con la Giustizia.

Non c’è trippa per i gatti per il grosso dei medici in pianta stabile e paramedici, di provate capacità professionali, abilità medicali, che lavorano con scienza e coscienza, impegno, serietà, altruismo, senso del dovere ed altre quisquilie e pinzillacchere.

Passano in secondo piano. Omologati agl’indagati. Confusi con i brocchi ed i ronzini della Medicina. Appiattiti sulla mediocrità.

Senza la dovuta distinzione, diversificazione, separazione; nei fatti e nelle persone.

Personalmente, ne abbiamo conosciuti a iosa, di medici impeccabili, irreprensibili, ineccepibili, che sappiano fare il loro lavoro- mestiere- professione.

Non vogliono sentir parlare di miracoli, interventi taumaturgici, divini, magici e prodigiosi. Di totem, idoli o feticci della Medicina.

Ma, in tutta umiltà, solamente come un atto dovuto, una cosa buona e giusta; il senso delle proporzioni e del dovere.

Qui, si sta facendo di tutte le erbe un fascio. Si mischia il grano con il loglio, lucciole e lanterne, fischi e fiaschi.

Ci viene difficile, credere, che agli Ospedali Riuniti (Melacrino-Bianchi-Morelli) ci fosse un reparto-lager; un…”angelo della morte” alla Joseph Mangele, il criminale nazista di Auschwitz; un sistema di copertura, condiviso da tutto l'apparato sanitario.

“Josef Mengele (pronuncia tedesca: /ˈjoːzɛf ˈmɛŋələ/[1]) (Günzburg, 16 marzo 1911 – Bertioga, 7 febbraio 1979) è stato un medico e militare tedesco.

Laureato in antropologia all'Università Ludwig Maximilian di Monaco di Baviera e in Medicina alla Johann Wolfgang Goethe-Universität di Francoforte, è noto per i crudeli esperimenti medici e di eugenetica che svolse nel campo di concentramento di Auschwitz, usando i deportati, compresi i bambini, come cavie umane.

Per la sua attività svolta nel campo di concentramento, fonte Wikipedia, era stato soprannominato Angelo della morte (in tedesco Todesengel): il nome ha una duplice connotazione; infatti era sia negativo per la mancanza di pietà umana e ogni sorta di rimorso, sia positivo, perché alcuni prigionieri, presi sotto l'ala di Mengele, di fatto scamparono a morte certa. La sua figura assunse triste notorietà, soprattutto nel dopoguerra, come esempio di negazione dei principi stessi della medicina.

Nel 1940, si arruolò come volontario nel servizio militare, dopo il quale servì la 5. SS-Panzer-Division Wiking nel fronte orientale. Nel 1942 fu ferito sul fronte russo e giudicato sanitariamente inadatto al combattimento; venne promosso al rango di capitano delle SS per il salvataggio di due soldati tedeschi: per questo ricevette anche delle croci di ferro. Il 30 maggio del 1943, all'età di 32 anni, cominciò a prestare servizio ad Auschwitz, dove rimase fino al termine del conflitto.

Sopravvisse alla caduta del regime nazista e, sfuggito al processo di Norimberga, dopo un periodo di vita in incognito in Germania, si rifugiò in Sud America, spostandosi successivamente in diversi paesi tra cui Paraguay e Brasile. Il falso documento di identità che gli permise di emigrare gli fu rilasciato a Termeno in Alto Adige, comune noto per avere rilasciato diversi falsi documenti di identità a vari criminali nazisti (tra i quali Adolf Eichmann). Nonostante fosse ricercato come criminale di guerra nazista, sfuggì alla cattura per il resto della sua vita. Riguardo alla sua morte, molte persone nel corso degli anni hanno dichiarato di averlo ucciso, ma in realtà è deceduto per cause naturali. tanto da guadagnarsi l'appellativo di angelo della morte; uccideva senza pietà prigionieri a calci, colpi di pistola o iniezioni di fenolo; in un battito di ciglio decideva, all'arrivo del treno dei deportati alla banchina del campo, se una persona era da destinare al lavoro o alle camere a gas. Egli disegnò una linea sul muro del blocco dei bambini, alta circa 150 centimetri, ordinando l'esecuzione nella camera a gas di chi non raggiungeva tale misura Quando un capannone venne infestato dal tifo, Mengele decise di uccidere tutte le 750 deportate che vi risiedevano. Uno dei sopravvissuti disse che aveva uno sguardo che diceva Io sono il potere.

Secondo molti, il suo sdoppiamento di personalità era dovuto alla sua assoluta fedeltà all'ideologia nazista e quindi l'estrema dedizione che osservava quando era chiamato a svolgere il suo dovere (selezionare e analizzare), nello svolgimento del quale era assolutamente distaccato e non tradiva alcuna emozione. Tuttavia in momenti meno formali, al tempo stesso risultava essere una persona paradossalmente piacevole e comprensiva come raccontano gli stessi medici che con lui collaborarono. Ad ogni modo, molto spesso Mengele altalenava momenti di calma e pacatezza e rispetto (alcuni gemelli ricordano come se pur analizzati nudi, Mengele fosse stato sempre corretto e educato e li avesse trattati con gentilezza, con la professionalità di un dottore) a scatti d'ira incontrollabili (in un episodio, diversi assistenti raccontano come si irritò per la lentezza con cui venivano fatte le iniezioni di fenolo dallo stesso personale SS e come lui stesso abbia strappato dalle mani di uno di questi la siringa per mostrare come doveva essere fatto).

Uno dei disturbi di Mengele era infatti legato alla sua estrema attenzione per i dettagli, l'efficienza e la cura dei particolari in ogni cosa facesse, avendo un'attenzione maniacale per l'igiene. Nel 1945 Mengele fu costretto ad abbandonare il campo di concentramento portando con sé tutto il materiale delle sue ricerche che fino ad allora aveva condiviso con alcune personalità del settore medico come Butenandt e von Verschuer che lavoravano all'esterno di Auschwitz a cui inviava relazioni dettagliate. La fermezza e il rigore di Mengele nello svolgere le mansioni assegnate si evidenziarono fino alla sua ultima ora trascorsa nel campo. Il giorno prima dello sgombero dello stesso, Mengele continuò imperturbabilmente, senza alcuna agitazione o preoccupazione, nell'eseguire le selezioni: esaminò l'ultimo treno con circa 506 prigionieri condannandone alle camere a gas circa 470-480.

Sperimentazioni umane

L'ingresso ad Auschwitz venne vissuto da Mengele come un'occasione unica e irripetibile: poteva eseguire ricerche su qualsiasi soggetto lo interessasse, poteva analizzarli, operarli, sezionarli e ucciderli senza essere esposto a nessuna responsabilità. È per questa ragione che Mengele, a differenza di altri medici SS, dedicò tutte le sue energie alle ricerche e ai suoi studi, proprio perché sapeva che in nessuna parte del mondo era possibile svolgere le sue ricerche in un modo anche solo simile. L'obiettivo di Mengele, secondo la maggior parte degli studiosi, consisteva proprio nel riuscire con gli esperimenti nel campo di concentramento a effettuare quelle scoperte (soprattutto riguardo alla trasmissione dei caratteri e nell'ambito dell'eugenetica) tali da consacrarlo alla storia per sempre. Nel periodo che trascorse ad Auschwitz, Mengele sfruttò tutto il tempo a sua disposizione: organizzò una squadra composta essenzialmente da medici e infermiere, in particolare un'antropologa (Teresa W.) e un patologo (Miklos Nyiszli), tutti reclutati all'interno dello stesso campo e quindi a loro volta prigionieri. La squadra così composta godeva di protezione e il semplice fatto di ricoprire questo ruolo li salvò da morte quasi certa.

I suoi studi nel campo riguardarono essenzialmente due aspetti: il fondamento biologico dell'ambiente sociale, la trasmissione dei caratteri e i tipi razziali e infine persone con elementi di anormalità (difformità, sviluppi morfologici anomali). Tali studi vennero condotti quasi esclusivamente sui gemelli, che rappresentavano la sua principale ossessione. Oltre a questi, studiò anche zingari e mostrò un certo interesse anche per i nani ed ebrei…”

Non pensiamo affatto ai traditori del Giuramento di Ippocrate…« Giuro per Apollo medico e Asclepio e Igea e Panacea e per tutti gli dei e per tutte le dee, chiamandoli a testimoni, che eseguirò, secondo le forze e il mio giudizio, questo giuramento e questo impegno scritto:

di stimare il mio maestro di questa arte come mio padre e di vivere insieme a lui e di soccorrerlo se ha bisogno e che considererò i suoi figli come fratelli e insegnerò quest'arte, se essi desiderano apprenderla, senza richiedere compensi né patti scritti; di rendere partecipi dei precetti e degli insegnamenti orali e di ogni altra dottrina i miei figli e i figli del mio maestro e gli allievi legati da un contratto e vincolati dal giuramento del medico, ma nessun altro.

Regolerò il tenore di vita per il bene dei malati secondo le mie forze e il mio giudizio; mi asterrò dal recar danno e offesa.

Non somministrerò ad alcuno, neppure se richiesto, un farmaco mortale, né suggerirò un tale consiglio; similmente a nessuna donna io darò un medicinale abortivo.

Con innocenza e purezza io custodirò la mia vita e la mia arte.

Non opererò coloro che soffrono del male della pietra, ma mi rivolgerò a coloro che sono esperti di questa attività.

In qualsiasi casa andrò, io vi entrerò per il sollievo dei malati, e mi asterrò da ogni offesa e danno volontario, e fra l'altro da ogni azione corruttrice sul corpo delle donne e degli uomini, liberi e schiavi.

Ciò che io possa vedere o sentire durante il mio esercizio o anche fuori dell'esercizio sulla vita degli uomini, tacerò ciò che non è necessario sia divulgato, ritenendo come un segreto cose simili.

E a me, dunque, che adempio un tale giuramento e non lo calpesto, sia concesso di godere della vita e dell'arte, onorato degli uomini tutti per sempre; mi accada il contrario se lo violo e se spergiuro. “.

La notizia c’è e va data, come tutti gli altri giornali…Operazione ‘Mala Sanitas ‘ del 21 aprile 2016.

Per l’Ansa:” Quattro medici sono stati arrestati e posti ai domiciliari e altri 6 e un'ostetrica sono stati sospesi dalla professione in un'inchiesta della Procura di Reggio Calabria.

Secondo le indagini della Guardia di Finanza, nei reparti di Ostetricia e Ginecologia, di Neonatologia e di Anestesia degli "Ospedali riuniti" di Reggio vi sarebbe stato un sistema di copertura illecito, messo in atto in occasione di errori commessi in interventi su singole gestanti o pazienti, per evitare di incorrere nelle responsabilità soprattutto giudiziarie. 
I presunti episodi di malasanità al centro dell' indagine riguardano la morte di due neonati e le lesioni irreversibili riportate da un altro bimbo, dichiarato invalido al 100 per cento.

Inoltre, l'inchiesta ha riguardato anche traumi e crisi epilettiche di una partoriente, il presunto procurato aborto di una donna non consenziente e le lacerazioni di parti intime e connotative di altre.

Alcuni degli indagati non sono più in servizio al Presidio ospedaliero "Bianchi-Melacrino-Morelli" (gli "Ospedali Riuniti").

Gli arresti domiciliari e la sospensione dalla professione per 12 mesi sono stati disposti dal Gip su richiesta della Procura.

Le accuse sono, a vario titolo, di falso ideologico e materiale, soppressione, distruzione e occultamento di atti veri e interruzione della gravidanza senza consenso della donna. Il presunto sistema di copertura degli errori, secondo l'accusa, sarebbe stato condiviso dall'intero apparato sanitario.

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L’articolata e capillare attività investigativa esperita dal Nucleo PT di Reggio Calabria ha permesso di acclarare l’esistenza, nei reparti di Ginecologia, neonatologia, ostetricia e anestesia, ai Riuniti, di un sistema di copertura illecito, condiviso dall’intero apparato sanitario, che è stato attuato in occasione di errori medici commessi nell’esecuzione dell’intervento sulle singole gestanti o pazienti, onde evitare di incorrere nelle conseguenti responsabilità soprattutto giudiziarie. In particolare, gli episodi di malasanità accertati hanno riguardato il decesso (in due distinti casi) di due bimbi appena nati, le irreversibili lesioni di un altro bimbo dichiarato invalido al 100%, i traumi e le crisi epilettiche e miocloniche di una partoriente, il procurato aborto di una donna non consenziente nonché le lacerazioni strutturali ed endemiche di parti intime e connotative di altre pazienti. Le indagini si riferiscono a fatti avvenuti tutti nel 2010. I medici ed i sanitari coinvolti, sistematicamente, secondo quanto riferito dagli investigatori in conferenza, cancellavano il loro nome dalla cartella clinica con il bianchetto. Addirittura pare che “un bambino è stato partorito alla 33^ settimana ed è stato intubato dopo 50 minuti perché inizialmente gli avevano messo il tubo nelle vie dirigenti“. Gli inquirenti hanno riferito anche di un medico, tra quelli agli arresti, che avrebbe fatto abortire la sorella a sua insaputa, perché sospettava che il feto avesse una malattia cromosomica, nonostante la sorella avesse deciso ugualmente di tenere il bambino. L’attività investigativa svolta dal Nucleo di Polizia Tributaria – G.I.C.O. di Reggio Calabria ha permesso di acclarare l’esistenza, nei citati reparti del Presidio ospedaliero, di un sistema di copertura illecito, condiviso dall’intero apparato sanitario, che è stato attuato tutte le volte in cui “le cose non sono andate come dovevano andare” nell’esecuzione dell’intervento sulle singoli gestanti o pazienti, per evitare di incorrere nelle conseguenti responsabilità soprattutto giudiziarie. 

Nello specifico – in esecuzione della predetta ordinanza emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Reggio Calabria-si è proceduto ad applicare 4 misure cautelari degli arresti domiciliari nei confronti di medici e 7 misure interdittive della sospensione dell’esercizio della professione (medica e/o sanitaria) per la durata di 12 mesi a carico di 6 medici e di 1 ostetrica: la misura cautelare degli arresti domiciliari nei confronti: 

VADALÀ Pasquale [nato a Bova Marina (RC) il 6.6.1948], quale Dirigente Medico di II° livello, ex Primario responsabile dell’Unità Operativa Complessa di Ostetricia e Ginecologia fino al 01.10.2014, per le fattispecie di reato di falsità ideologica e materiale commesse dal pubblico ufficiale in atti pubblici e di soppressione, distruzione e occultamento di atti veri; 

TRIPODI Alessandro (nato a Reggio Calabria il 19.2.1969), quale Dirigente Medico di I° livello, attuale Primario responsabile dell’Unità Operativa Complessa di Ostetricia e Ginecologia, per le fattispecie di reato di interruzione della gravidanza senza il consenso della donna, di falsità ideologica e materiale commesse dal pubblico ufficiale in atti pubblici e di soppressione, distruzione e occultamento di atti veri; 

MANUZIO Daniela [nata a Taurianova (RC) il 3.12.1966], quale Dirigente Medico di I° livello presso l’Unità Operativa Complessa di Ostetricia e Ginecologia, per le fattispecie di reatodi interruzione della gravidanzasenza il consenso della donna e di falsità ideologica e materiale commesse dal pubblico ufficiale in atti pubblici; 

SACCÀ Filippo Luigi (nato a Reggio Calabria il 21.6.1954), quale Dirigente Medico di I° livello presso l’Unità Operativa Complessa di Ostetricia e Ginecologia nonché Responsabile Struttura Semplice “Diagnosi e Terapia Prenatale”,per le fattispecie di reato di interruzione della gravidanza e di falsità ideologica e materiale commesse dal pubblico ufficiale in atti pubblici; la misura interdittiva della sospensione dell’esercizio della professione (medica e/o sanitaria) per la durata di dodici mesi nei confronti di: 

TIMPANO Salvatore (nato a Reggio Calabria il 4.1.1948), quale Dirigente Medico di I° livello presso l’Unità Operativa Complessa di Ostetricia e Ginecologiafino al 28.02.2015,per le fattispecie di reato di falsità ideologica e materiale commesse dal pubblico ufficiale in atti pubblici; 

STIRITI Francesca (nato a Reggio Calabria il 13.10.1959), quale Dirigente Medico di I° livello presso l’Unità Operativa Complessa di Ostetricia,per le fattispecie di reato di falsità ideologica e materiale commesse dal pubblico ufficiale in atti pubblici; 

GANGEMI Pina Grazia [nata a Villa San Giovanni (RC) il 16.4.1970], quale Ostetrica presso l’Unità Operativa Complessa di Ostetricia e Ginecologia,per la fattispecie di reato di falsità materiale commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici; 

MAIO Maria Concetta (nata a Reggio Calabria il 7.10.1952), quale Responsabile di Alta Specialità “Ambulatorio di Neonatologia” presso l’Unità Operativa Complessa di Neonatologia,per la fattispecie di reato di falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici; 

MUSELLA Antonella (nata a Salerno il 13.11.1958),quale Dirigente Medico I° livello presso l’Unità Operativa Complessa di Ostetricia e Ginecologia,per le fattispecie di reato di falsità ideologica e materiale commesse dal pubblico ufficiale in atti pubblici; 

GRASSO Luigi (nato a Reggio Calabria il 27.8.1952), quale medico anestesista presso l’Unità Operativa di Anestesiafino al 31.12.2012,per le fattispecie di reato di falsità ideologica e materiale commesse dal pubblico ufficiale in atti pubblici; 

MUSITANO Annibale Maria (nato a Reggio Calabria il 25.3.1947), quale Direttore dell’Unità Operativa di Anestesiafino al 30.06.2013,per le fattispecie di reato di falsità ideologica e materiale commesse dal pubblico ufficiale in atti pubblici.

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Per la triplice sindacale CGIL CISL UIL  di Reggio Calabria:”Queste segreterie confederali, in relazione agli “orrori” sanitari emersi “nell’operazione” denominata “Mala Sanitas” plaude, con assoluta convinzione, all’azione prodotta dalla Procura della Repubblica di Reggio Calabria guidata dal Dr. Federico Cafiero de Raho, esprimendo nel contempo, il proprio ringraziamento ai tre esperti magistrati  titolari del fascicolo di indagine, Gaetano Paci, Roberto Di Palma e Anna Maria Frustaci ed, altresì, alla Guardia di Finanza che operativamente ha, su delega dell’A.G.,  fatto emergere  e soprattutto fermato un vero e proprio “sistema sanitario patologico”.

Eppure non erano mancate le segnalazioni e le denunce sindacali anche specifiche, frettolosamente etichettate quali inutili, pericolose ed isolate derive sindacali destinate solo ad allarmare irresponsabilmente l’opinione pubblica. Non si può rimanere silenti di fronte a cotanto allarme sociale ed a quello che gli stessi inquirenti non hanno esitato a definire uno “scenario terribile ed una vicenda di assoluta gravità” dove “ è emerso uno spaccato di una gravità inaudita in una città che già soffre profondamente la presenza della ‘ndrangheta, della criminalità che opera come un sovrano ed occupa  il territorio. Qui è emerso che venivano calpestati i valori della vita umana e sociale da chi è invece deputato  ad assicurare la salute della gente”.

Il Sindacato prende atto del disastro sanitario perpetrato  da una istituzione la cui mission  è invece una delle più nobili, delicate e complesse che insistono nella nostra società, e registra lo scoramento, il disorientamento e l’indignazione  della popolazione dell’intera provincia.

CGIL – CISL e UIL,  alla luce dei fatti denunciati, non possono che stigmatizzare il comportamento di quanti preposti al controllo delle attività sanitarie che si svolgono sul territorio si sono colpevolmente defilati. Non c’è ombra di dubbio che per realizzarsi lo scempio sanitario che oggi appare in tutta la sua plastica e  volgare eloquenza molte sono state le complicità e le acquiescenze, errato sarebbe fermarsi alle responsabilità di un singolo settore o di una particolare professione.  Come è stato possibile che si sia verificato un corto circuito imponente e nessuno si sia accorto di nulla? Come non sospettare che quanto emerso possa interessare altri settori della sanità cittadina e provinciale?

Bisogna ricordare che il problema non è solo di ordine giudiziario, ma assume valenza morale e civile di grande portata delle cui conseguenze si deve fare carico l’intera società. Nessuno di noi ha fatto il proprio dovere fino in fondo, nessuno si può chiamare fuori “guardandosi il c…”quindi, a queste domande di giustizia e sicurezza sociale non si risponda ricorrendo a frasi fatte o di circostanza, è il momento di dimostrare vero rispetto nei confronti di quanti inopinatamente hanno sofferto e soffrono per tali aberrazioni, soprattutto donne e bambini. E’ il momento di non dimenticare archiviando facilmente ciò che gli inquirenti  hanno evocato parlando degli orrori commessi ad Auschwitz dal Dr. Mengele e di non delegare alla sola magistratura la bonifica di un settore che più di altri merita cure urgenti non più rinviabili”.

CGIL-Pacifici

CISL-Serranò

UIL-Zito

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Per La Repubblica

REGGIO CALABRIA - Sono rimaste chiuse in un cassetto per cinque anni. Senza che nessuno le trascrivesse e avviasse le indagini che ieri hanno portato al quasi totale azzeramento del reparto di ginecologia dell’ospedale di Reggio Calabria. E nel frattempo i medici che erano soliti coprire i loro errori e la loro superficialità costata la vita ad alcuni neonati continuavano a fare e disfare, falsificando le cartelle cliniche e assicurandosi l’impunità. E chissà forse anche a procurare altri danni ad altri pazienti. Le conversazioni intercettate nell’ambito di un’altra inchiesta di mafia e poi trascritte su iniziativa del procuratore aggiunto Gaetano Paci accendono un faro solo su tre mesi del 2010.

Ma la successiva attività di intercettazione avviata dalla Guardia di finanza sui medici finiti sotto inchiesta ha rivelato che anche negli anni successivi, e persino dopo essere andati a lavorare in altri ospedali della Regione, i medici avrebbero continuato a mettere in atto questo modus operandi che il gip firmatario dell’ordinanza di custodia cautelare ha definito un “sistema criminale”.

Anche per questo, ora, i magistrati della Procura guidata da Federico Cafiero de Raho si rivolgono ai cittadini e lanciano un appello: chiunque, negli ultimi anni, ritenga di essere rimasto vittima di casi di malasanità nel reparto in questione o anche in altri reparti degli ospedali riuniti, episodi mai denunciati o denunciati e archiviati, si faccia avanti e si rivolga agli inquirenti.

L’indagine dunque potrebbe presto allargarsi a macchia d’olio. La scoperta di quel brogliaccio contenente le intercettazioni-shock avviene poco piu di un anno fa quasi per caso, quando il padre di un bambino rimasto tetraplegico dopo il parto si presenta alla Procura di Reggio Calabria chiedendo l’intervento dei magistrati per accelerare il processo a carico dei sanitari ritenuti responsabili della disabilità del bimbo. Quel processo, incardinato presso il giudice monocratico di Melito Porto Salvo, stava per andare in prescrizione dopo l’abolizione dell’ufficio giudiziario distaccato e avrebbe dovuto ricominciare daccapo a Reggio, ma i tempi lunghi della giustizia rischiavano di mandarlo in prescrizione. Al procuratore aggiunto Paci è bastato dare un’occhiata a quel fascicolo e fare un monitoraggio di altri fascicoli nelle stesse condizioni per capire che era opportuno riunirli. Ed è stato durante questa attività di ricognizione che sono saltate fuori le intercettazioni mai trascritte. Disposte nell’ambito di un’indagine di mafia sul clan Di Stefano, avevano registrato la voce del primario facente funzione di Ginecologia Alessandro Tripodi, cugino del boss. Da quelle conversazioni non era venuto fuori nulla di interessante sulle complicità della zona grigia della borghesia mafiosa alle cosche mafiose della città. E le ciniche conversazioni tra medici sugli orrori commessi nel reparto sono finite nel dimenticatoio per anni.

Il procuratore di Reggio, Cafiero de Raho, che non era ancora in città quando vennero effettuate le intercettazioni, difende il suo ufficio e rivendica la massima trasparenza affermando che "nulla è rimasto nel cassetto" e ripercorre i tempi tecnici dell'inchiesta avviata nel 2014 con il deposito dell"informativa della Guardia di finanza. Ma è lui stesso ad ammettere che con quell'informativa la Finanza "comunicava l'esito del riascolto e trascrizione delle intercettazioni disposte in altro procedimento risalente al 2010 nel quale si procedeva per associazione mafiosa da parte di altri magistrati titolari di indagine complesse che hanno trovato sfogo in altri dibattimenti". Quelle conversazioni, tuttavia, non utili ai fini delle indagini per mafia, sono rimaste

nel cassetto non trascritte per quattro anni prima che altri pm ne disponessero il riascolto e la trascrizione che hanno fatto venire fuori il gravissimo compendio accusatorio che ha consentito all'ufficio guidato da Cafiero de Raho di fermare i medici coinvolti nell'inchiesta.

 
 
 

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 Per “Il Sole 24 ore

egli “Ospedali riuniti” di Reggio vi sarebbe stato un sistema di copertura illecito, messo in atto in occasione di errori commessi in interventi su singole gestanti o pazienti, per evitare di incorrere nelle responsabilitàI provvedimenti, emessi dalla sezione Gip del locale Tribunale - su richiesta della Procura della Repubblica reggina - sono stati eseguiti dalle Fiamme Gialle del Comando Provinciale della Guardia di Finanza reggina. gli episodi di malasanità accertati hanno riguardato il decesso (in due distinti casi) di due bimbi appena nati, le irreversibili lesioni di un altro bimbo dichiarato invalido al 100%, i traumi e le crisi epilettiche e miocloniche di una partoriente, il procurato aborto di una donna non consenziente nonché le lacerazioni strutturali ed endemiche di parti intime e connotative di altre pazienti.

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 Per l’Adn Kronos

Roma, 21 apr. (askanews) - "E' una situazione veramente scandalosa. Ho cercato di avere dei dati più precisi: sono azioni avvenute qualche anno fa, il primario facente funzione che gestiva il reparto non c'è più e oggi a Reggio Calabria stanno facendo nuovi concorsi per i primariati, certificati dal notaio. Dietro questa vicenda ci sono degli aspetti che saranno gli inquirenti a dover specificare". Lo ha detto il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, a margine della firma del protocollo d'intesa tra Ministero e ANAC per una task force anticorruzione in sanità, commentando l'operazione della Guardia di Finanza di Reggio Calabria che oggi ha portato all'arresto di 4 medici e a 7 sospensioni dell'esercizio della professione per 12 mesi per 6 medici e un'ostetrica per un giro di falsi referti per coprire errori in sala operatoria durante dei parti.

"Mi sembra strano però - ha continuato il ministro - che questa inchiesta sia venuta da una denuncia dei pazienti, come giustamente è stato, e non da una capacità della direzione sanitaria di verificare le anomalie all'interno del reparto di ostetricia, se ci sono state".(Segue)

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Per l’Askanews

 

Roma, 21 apr. (askanews) - Quattro medici ai domiciliari e 7 misure interdittive dell'esercizio della professione medica a carico di 6 medici e di una infermiera dopo che le indagini hanno accertato "l'esistenza di una serie di gravi negligenze professionali e di assoluta freddezza e indifferenza verso il bene della vita che di contro dovrebbero essere sempre abiurate dalla nobile e primaria funzione medica chiamata a salvare gli altri e non se stessi". E' il bilancio di una operazione delle Fiamme Gialle del comando provinciale della Guardia di Finanza di Reggio Calabria nei confronti di 11 sanitari operanti o già in servizio nei reparti di ostetricia e ginecologia, di neonatologia e di anestesia del presidio ospedaliero "Bianchi- Melacrino-Morelli" per i reati di falso ideologico e materiale, di soppressione, distruzione e occultamento di atti veri nonché di interruzione della gravidanza senza consenso della donna. Gli episodi di malasanità accertati hanno riguardato il decesso (in due diversi casi) di due bimbi appena nati, le irreversibili lesioni di un altro bimbo dichiarato invalido al 100%, i traumi e le crisi epilettiche e miocloniche di una partoriente, il procurato aborto di una donna non consenziente nonché le lacerazioni strutturali ed endemiche di parti intime e connotative di altre pazienti. Il procuratore capo della Procura della Repubblica di Reggio Calabria, Cafiero de Raho, in conferenza stampa ha spiegato che si tratta di "prassi degenerative, quei comportamenti in cui si ritiene di poter proseguire perché il settore è ritenuto un settore intoccabile. Quello degli intoccabili - ha detto - è un argomento che io credo debba essere messo da parte un po' alla volta: stiamo intervenendo in tutti i settori, perché nessuno pensi di essere intoccabile. Questa volta è la sanità, ma io credo che su questo sicuramente non ci fermeremo". Nel presidio ospedaliero si era creato "un sistema di copertura illecito, condiviso dall'intero apparato sanitario", spiegano i finanzieri, che è stato attuato tutte le volte in cui "le cose non sono andate come dovevano andare" nell'esecuzione dell'intervento sulle singoli gestanti o pazienti, per evitare di incorrere nelle conseguenti responsabilità soprattutto giudiziarie. Le indagini sono partite da alcune telefonate intercettate nell'ambito di un procedimento penale, pendente presso la Dda di Reggio Calabria, riguardante una serie di soggetti a vario titolo gravitanti nell'orbita della cosca reggina di 'ndrangheta De Stefano. alle intercettazioni attivate su un'utenza intestata alla Azienda Ospedaliera e in uso al ginecologo Alessandro Tripodi, nipote di Giorgio De Stefano è emersa la consumazione di numerosi episodi di malasanità afferenti a reati di colpa medica e di falsità in atto pubblico da parte del personale dipendente. In questo quadro, per coprire le responsabilità derivanti dagli errori medici commessi, il personale sanitario procedeva, con varie modalità e sempre d'intesa, a "manipolare" e a falsificare la relativa cartella clinica. Così, secondo il caso trattato e il bisogno necessario, ora "la si chiuderà e poserà nell'armadio", ora si provvederà ad alterarla "con bianchetto", ora si inciderà sulla stessa "con una striatura", ora si provvederà a introdurre nella stessa falsi documenti sanitari, ora a sopprimerne "parti" all'occorrenza, ora si provvederà a confezionarla ad arte, ora infine si ometterà deliberatamente di attestare ciò che si è visto e compiuto durante l'intervento. Ai domiciliari sono finiti Pasquale Vadalà, dirigente medico di II° livello, ex primario responsabile dell'unità operativa complessa di ostetricia e ginecologia fino al primo ottobre 2014, per le fattispecie di reato di falsità ideologica e materiale commesse dal pubblico ufficiale in atti pubblici e di soppressione, distruzione e occultamento di atti veri; Alessandro Tripodi, attuale primario responsabile dell'unità operativa complessa di ostetricia e ginecologia, per le fattispecie di reato di interruzione della gravidanza senza il consenso della donna, di falsità ideologica e materiale commesse dal pubblico ufficiale in atti pubblici e di soppressione, distruzione e occultamento di atti veri; Daniela Manuzio dirigente medico di I° livello presso l'unità operativa complessa di ostetricia e ginecologia, per le fattispecie di reato di interruzione della gravidanza senza il consenso della donna e di falsità ideologica e materiale commesse dal pubblico ufficiale in atti pubblici e infine Filippo Luigi Saccà dirigente medico di I° livello presso l'unità operativa complessa di ostetricia e ginecologia nonché responsabile struttura semplice "Diagnosi e Terapia Prenatale", per le fattispecie di reato di interruzione della gravidanza e di falsità ideologica e materiale commesse dal pubblico ufficiale in atti pubblici. La misura interdittiva della sospensione dell'esercizio della professione (medica e/o sanitaria) per un anno è stata emessa nei confronti di sei medici e una infermiera: Salvatore Timpano, dirigente medico di I° livello presso l'unità operativa complessa di ostetricia e ginecologia fino al 28 febbraio 2015 per le fattispecie di reato di falsità ideologica e materiale commesse dal pubblico ufficiale in atti pubblici, Francesca Stiriti, dirigente medico di I° livello presso l'unità operativa complessa di ostetricia, per le fattispecie di reato di falsità ideologica e materiale commesse dal pubblico ufficiale in atti pubblici; Pina Grazia Gangemi, Ostetrica presso l'unità operativa complessa di ostetricia e ginecologia, per la fattispecie di reato di falsità materiale commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici; Maria Concetta Maio responsabile di alta specialità "ambulatorio di neonatologia" presso l'unità operativa complessa di neonatologia, per la fattispecie di reato di falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici. E ancora, Antonella Musella dirigente medico I livello presso l'unità operativa complessa di ostetricia e ginecologia, per le fattispecie di reato di falsità ideologica e materiale commesse dal pubblico ufficiale in atti pubblici; Luigi Grasso, medico anestesista presso l'unità operativa di anestesia fino al 31 dicembre 2012, per le fattispecie di reato di falsità ideologica e materiale commesse dal pubblico ufficiale in atti pubblici e infine Annibale Maria Musitano, direttore dell'unità operativa di anestesia fino al 30 giugno 2013, per le fattispecie di reato di falsità ideologica e materiale commesse dal pubblico ufficiale in atti pubblici. Plg

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Per We-news.com

LA 'CUPOLA' DELL'OSPEDALE DI REGGIO CALABRIA

Scritto da Alberto Bonfigli

"Era come la clinica del dottor Mengele": questo è il paragone di un investigatore delle forze dell'ordine, per descrivere gli accadimenti avvenuti agli Ospedali Riuniti di Reggio Calabria. Una similitudine che per un attimo ha fatto riaffiorare alla mente una delle pagine più nere del nazismo. Joseph Mengele era un medico delle SS naziste ad Auschwitz, il campo di concentramento simbolo delle atrocità del nazismo e della guerra. L'esasperato patriottismo di Mengele gli faceva pensare che poteva, come medico e non soldato, far emerger la patria dal punto di vista scientifico. Mengele aveva migliaia di soggetti da studiare, potenziali cadaveri, che i suoi superiori avevano chiamato topi. Topi umani.

Al reparto di ostetricia e ginecologia dell'ospedale di Raggio Calabria è in corso un'inchiesta della procura reggina e della Guardia di Finanza,  dalla quale emerge un sistema inquietante, un tragico intreccio di negligenza professionale ed estrema indifferenza verso la salute delle pazienti e dei nascituri.

Una specie di 'cupola' sanitaria con al vertice il primario Alessandro Tripodi, nipote di Giorgio De Stefano, cugino di uno dei capi storici della 'ndrangheta reggina, che coinvolgeva quasi tutti i colleghi del reparto, indotti a nascondere i numerosi errori in sala parto e aborti non richiesti.

Quattro i medici agli arresti domiciliari. Oltre a Tripodi ci sono l'ex primario e due dirigenti medici. Per un'ostetrica e altri sei medici, invece, la sospensione dell'esercizio della professione per dodici mesi. Le accuse mosse al team medico, a vario titolo, sono di falso ideologico e materiale, soppressione, distruzione e occultamento di atti vari, nonché di interruzione della gravidanza senza consenso dell'interessata.

 

Ma cosa avveniva in quella specie di reparto-lager? Le indagini, iniziate nel 2010, hanno portato all'accertamento dell'esistenza di un sistema di copertura, condiviso da tutto l'apparato sanitario.

I fatti accertati hanno riguardato il decesso di due nascituri, le irreversibili lesioni a un altro bimbo, che oggi ha cinque anni, dichiarato invalido al 100 percento, i traumi e le crisi epilettiche e miocliniche di una partoriente, il procurato aborto di una donna non consenziente nonché le lacerazioni di parti intime a una paziente a cui, insieme al bambino, i sanitari di turno estrassero anche il collo dell'utero, mutilandola orrendamente.

Per occultare le gravi negligenze, Tripodi e gli altri medici falsificavano le cartelle cliniche con il bianchetto o con striature. La procura ha accertato che venivano soppresse alcune parti delle informazioni, o altre volte la cartella clinica veniva compilata ad arte, senza inserire ciò che era accaduto durante l'intervento.

Nelle intercettazioni raccolte dalla procura di Reggio Calabria, tra le altre negligenze - che chiamerei piuttosto orrori -, si parla di un neonato partorito alla 33esima settimana di gravidanza che, per problemi respiratori doveva essere intubato immediatamente, mentre invece è stato assistito dopo 53 minuti perché il medico non riusciva a farlo. Il tubo, anziché nelle vie respiratorie finiva in quelle digerenti.

Il ministro della Sanità Beatrice Lorenzin, annunciando un'ispezione commenta: "Una situazione scandalosa. Strano che questa inchiesta sia scaturita dalla denuncia dei pazienti e non da una capacità della direzione sanitaria dell'ospedale di verificare anomalie in un reparto".

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Baritalia news

“Cinque lunghi anni di indagini hanno portato alla scoperta di uno dei casi più clamorosi di malasanità in Italia dal dopoguerra ad oggi. Gli inquirenti hanno investigato sul reparto di ginecologia di Reggio Calabria, intercettando conversazioni e telefonate.

Le indagini sono state portate a termine ed hanno visto l’arresto di 4 medici con l’accusa di aver causato la morte di alcuni neonati. Un’accusa atroce e molto pesante dalla quale dovranno rispondere i quattro medici dell’ospedale di Reggio Calabria.

Secondo gli inquirenti i medici avrebbero falsificato cartelle cliniche per coprire la nascita di neonati con handicap per manovre svolte durante il parto che erano sbagliate. I medici sono stati accusati anche di aver procurato alcuni aborti.

 

La procura della repubblica di Reggio Calabria ha chiamato l’inchiesta, che ha portato l’arresto dei quattro medici e la denuncia a piede libero di altri dipendenti del reparto di ginecologia della città calabrese, “Mala Sanitas”.

L’inchiesta è stata portata a termine dopo la denuncia per il decesso di due neonati e maltrattamenti ad alcune donne incinta. La procura della Repubblica di Reggio Calabria ha diffuso la notizia che sono stati accertati casi di neonati nati con alcune malformazioni in seguito ad errate manovre durante il parto.

Il ministro della salute Beatrice Lorenzi ha così commentato la fine dell’inchiesta: “Una situazione veramente scandalosa”.

Gli investigatori hanno definito quella di Reggio Calabria una bruttissima storia. Sono in tutto 11 i medici finiti sotto il mirino degli investigatori di Reggio, quattro dei quali sono ai domiciliari, gli altri sette sono indagati a piede libero.

Sono oggetto di misure restrittive il primario del reparto di Ginecologia degli Ospedali Riuniti di Reggio Calabria, Alessandro Tripoli ed anche l’ex primario dello stesso reparto Pasquale Vadalà.

Oltre ai due primari sono ai domiciliari Daniele Manuzio e Filippo Sacca. La procura della Repubblica di Reggio Calabria ha reso noto che le misure cautelari si sono rese necessarie per fare in modo che determinati episodi non possano ripetersi. La procura ha anche reso noto che sono state decise le intercettazioni telefoniche.

Le intercettazioni telefoniche hanno svelato molti casi di malasanità. La procura ha dichiarato che le intercettazioni hanno assunto: “un’importanza decisiva e dirimente nella misura in cui la falsità in atto pubblico contestata emergeva con palmare evidenza nel rapporto e nella discrasia esistente tra ciò che è stato attestato fittiziamente in cartella e ciò che, di contro, il personale sanitario coinvolto ha realmente visto e compiuto durante la fase del parto e/o della degenza e/o dell’intervento chirurgico cesareo svoltosi presso il reparto di Ostetricia e Ginecologia degli Ospedali Riuniti”.

Le indagini hanno accertato che i medici possono essere i colpevoli della morte di due neonati e della nascita di un bambino che è risultato al 100% invalido. Inoltre un procurato aborto ad una donna ha determinato crisi epilettiche e lesioni ritenute gravissime.

Il procuratore della Repubblica di Reggio Emilia De Raho ha così commentato ai microfoni di Sky il risultato delle indagini:  “Le famiglie dei pazienti non potevano accorgersi di quanto succedeva perché anche quando il paziente era stato intubato erroneamente risultava tutto regolare e anche quando mancava l’ossigeno tutto ufficialmente sembrava a norma. Il malato non avrebbe mai potuto sapere ciò che era avvenuto, noi solo con le intercettazioni abbiamo capito quello che avveniva e siamo andati a verificare la cartelle cliniche. Il diritto alla salute è uno dei diritti fondamentali alla persona si spera che vengano rispettati i valori fondamentali, invece molti si muovevano per coprire: c’è qualcosa di molto grave nel settore e anche in chi doveva controllare e non controlla, il sistema dei controlli va modificato”.

 

Il ministro della salute Beatrice Lorenzin ha dichiarato che ” E’ strano che le denunce siano pervenute dai pazienti e non dalla direzione sanitaria dello stesso ospedale di Reggio Calabria di verificare le anomalie all’interno del reparto di ostetricia. Si tratta di azioni avvenute qualche anno fa, e il primario che gestiva il reparto non c’è più mentre oggi a Reggio Calabria stanno facendo nuovi concorsi per primariati certificati da notai”.

In una delle registrazioni il primario Alessandro Tripodi del reparto di ginecologia del Riuniti di Reggio Calabria afferma ridendo: ”E’ morto un bambino e io ho spento il cellulare apposta, sennò il collega mi avrebbe chiamato in continuazione ah ah ah”.

In un’altra intercettazione sempre il primario Tripodi racconta: “Al collega gli è rimasto l’utero nelle mani, ah ah ah… la paziente stava morendo. (…) Aveva la vescica aperta, le hanno sfondato la vagina.”

La parola passa ora al GIP, presso il Tribunale di Reggio Calabria, che procederà agl’interrogatori di garanzia degl’indagati, alla presenza dei loro legali di fiducia.

Colpevoli od innocenti? Questo, lo stabilirà l’Autorità Giudiziaria competente. Domenico Salvatore

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