Lotta alla 'ndrangheta, operazione Colombiani d'Aspromonte, traffico di armi e droga e caccia di frodo al conghiale

14.04.2016 13:37

Hanno eseguito l’operazione, il 13 aprile 2016, duecento militari del Comando Provinciale CC di Reggio Calabria, con l’ausilio di unità cinofile, dell’8° Nucleo Elicotteri CC di Vibo Valentia e dello Squadrone CC Eliportato Cacciatori “Calabria”, coordinati dal comandante provinciale  di Reggio Calabria, Lorenzo Falferi, su ordine della Procura della Repubblica presso i Tribunali di Locri (RC) diretta dal procuratore capo, Luigi D’Alessio e di Palmi (RC), diretta dal Procuratore capo Ottavio Sferlazza.  

I militari, (grande lavoro anche da parte degli uomini delle stazioni di Delianuova e San Luca), hanno anche notificato quattro obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria; mentre tre minori hanno ricevuto l'avviso di conclusione delle indagini.

Sequestrate numerose piantagioni di canapa indica, ubicate in alta montagna ed anche consistenti quantitativi di sostanze stupefacenti già confezionati e pronti per la vendita. Inoltre, l’Arma Benemerita, ha posto sotto sequestro veri e propri arsenali di armi, ricavati all’interno di casolari ed ovili, riconducibili a soggetti ritenuti contigui alle ‘ndrine di San Luca degli Strangio, detti “Janchi”, e dei Giorgi, detti Boviciani”, note per i fatti inerenti la faida di San Luca (RC) e la Strage di Duisburg (15.08.2007).
 

IL COMANDO PROVINCIALE DEI CARABINIERI DI REGGIO CALABRIA, COORDINATO DALLA DDA E DALLE PROCURE DI PALMI E LOCRI, HA SCOPERTO E SVENTATO, L’ENNESIMO TRAFFICO DI ARMI E DROGA, GESTITO DALLE COSCHE DELLA ‘NDRANGHETA DELLA PIANA E DELLA LOCRIDE, ‘APPASSIONATAMENTE INSIEME’

Domenico Salvatore 

Mutua assistenza fra cosche, ‘ndrine e ‘famiglie’? De jà vu! Altra cosa, sono le liti, le scissioni, le faide e le guerre di mafia per il controllo del territorio e lo sfruttamento delle attività illecite.

Lo Stato al contrattacco, ha svolto negli ultimi vent’anni un’ampia azione di bonifica del territorio.

Il Paese, sta uscendo fuori dal tunnel dell’oscurantismo pre-illuminista, che stava regnando e dominando sovrano.

I lumi della ragione, stanno prevalendo sulle tenebre dell’ignoranza e dell’oppressione.

Nonostante, sia oberato da clientelismo e corruzione; ed una grossa fetta dell’economia sia in nero; penalizzata da inefficienza e malcostume.

Sebbene i  magistrati antimafia e le forze dell’ordine, siano sottopagati, sotto finanziati e sotto organico.

A parziale riparazione e riscatto dei torti subìti dalle popolazioni; delle angherie, vessazioni, soprusi, oppressioni e maltrattamenti. Su grosse porzioni zonali, sub-provinciali ed ambientali.

Enormi sub-regioni, dove la libertà e la democrazia erano diventate un optional. Intere province in mano a 170 ‘ndrine, che hanno governato da tiranni, autocrati, despoti e dittatori e si sono servite dei corrotti.

Questa è la Piovra calabrese. La criminalità organizzata del Bruzio. Un’associazione mafiosa… un gruppo di persone in concorso tra loro, che avvalendosi della forza di intimidazione del vincolo associativo e delle conseguenti condizioni di assoggettamento e di omertà, che di volta in volta si sono create nel territorio di Reggio Calabria e province limitrofe.

Sino ad infettate la Calabria tutta; ha avuto lo scopo di: commettere delitti in materia di armi, esplosivi e munizionamento, contro il patrimonio, la vita e l’incolumità individuale; in particolare commercio di sostanze stupefacenti, estorsioni, usure, furti, abusivo esercizio di attività finanziaria, riciclaggio, reimpiego di denaro di provenienza illecita in attività economiche, corruzioni, favoreggiamento latitanti, corruzione e coercizione elettorale, intestazione fittizia di beni, ricettazione, omicidi.

Per acquisire direttamente e indirettamente la gestione e/o controllo di attività economiche, in particolare nel settore edilizio, movimento terra, ristorazione; acquisire appalti pubblici e privati; ostacolare il libero esercizio del voto, procurare a sé e ad altri voti in occasione di competizioni elettorali, convogliando in tal modo le preferenze su candidati a loro vicini in cambio di future utilità.

Elementi di spicco dell’associazione mafiosa denominata ’ndrangheta, operante sul territorio della Provincia di Reggio Calabria, sul territorio nazionale ed estero costituita da molte decine di “locali”, articolate in tre mandamenti e con organo di vertice detto “Provincia”.

Ed, in particolare, appartenenti all’articolazione territoriale denominate cosche, famiglie o clan, operanti sul territorio, locali e corone, a sua volta inserite nel mandamento; ritenuti responsabili, a vario titolo, dei reati di associazione di tipo mafioso, traffico e detenzione di armi da fuoco, droga, boat-people, controllo della filiera del cemento, riciclaggio del denaro sporco, usura, rapine ed intestazione fittizia di beni.

Le armi usate sono: la paura, il terrore, spavento, timore, panico, omertà, complicità. Connubio, connivenza e fiancheggiamento; ma anche tritolo, kalashnikov, bazooka, lanciamissili e lanciagranate, lupare, mitragliette, pistole 9X21, Uzi e Skorpion, ‘ananas’ e via di sèguito.

Tutto nasce storicamente dal feudo e sul feudo. Latifondisti, proprietari terrieri, possidenti, facoltosi, benestanti, baroni, che per difendere la loro terre ed i prodotti da esse ricavati, assoldavano sgherri, aguzzini, sbirraglia, bravi e scagnozzi senza scrupoli né ritegno, freno, controllo e misura.

Manuali del crimine, cresciuti nel sottobosco del malaffare e della malavita, che sfruttavano i servi della gleba, i contadini, i terraioli.

Avanzi delle patrie galere, birboni, furfanti, fuorilegge, pendagli da forca, canaglie, farabutti e banditi, delinquenti incalliti, feccia della suburra e dei quartieri malfamati, disposti a tutto.

Nel tempo, si sono sostituiti ai loro antichi padroni e con la prepotenza, arroganza e tracotanza, hanno attivato l’esproprio proletario, anche delle loro terre.

Lo Stato, negli ultimi decenni, ha sferrato una serie di duri e massicci attacchi, che hanno smantellato, disarticolato, azzerato, annientato, sbaragliato ed annichilito molti clan di mafia: al Sud, al Centro ed al Nord.

I padrini, mammasantissima e capibastoni sono tutti al 41 bis, al cimitero, in galera od in attesa di giudizio.

Ed in sub-ordine, agli arresti domiciliari, servizi sociali, obbligo di firma, semilibertà ecc.

 I loro beni mobili ed immobili, nell’ordine dei miliardi di euri, sono stati sequestrati, confiscati e riassegnati (in parte).

Di riffe o di raffe, a volte ritornano a delinquere le medesime famiglie di ‘ndrangheta egemoni sul territorio.

Nuove leve, assoldate e reclutate alla chetichella. Spesso, senza un entroterra. I ‘mastri di seta’, non hanno avuto il tempo materiale per… ‘scolarizzare’ i soldati; di spiegare loro i codici scritti ed orali ed i comportamenti.

Un braccio di ferro fra il Bene ed il Male, che si trascina da secoli. “Sono menti finissime”, diceva il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso, riferendosi alle ‘teste di uovo’, capaci di muovere, eserciti di ‘teste di legno’.

Un adattamento finalizzato a consentire  alle organizzazione criminali di sopravvivere e prosperare nel proprio contesto locale.

Uomini, capaci di mescolarsi con le élites economiche, professionali e politiche, di plasmare una sorta di consenso per il proprio potere.

Un eco-sistema malavitoso collaudato dai “facinorosi della classe media”.

Il giornalista, scrittore ed antropologo Luigi Malafarina, li dipingeva come ‘mafia dalle scarpe lucide’; il procuratore capo della Repubblica di Reggio Calabria pro tempore, Salvatore Boemi ‘zona grigia’; Giuseppe Pignatone’ borghesia mafiosa’ e Federico Cafiero de Raho, ‘colletti bianchi e mafia borghese’.

‘Omini di panza’, indifferenti alle ideologìe, che testimoniano capacità di adattarsi a circostanze nuove e superare le avversità; che muovono ‘cricche e comitati d’affari’.

Delinquenti della peggior risma, in giacca e cravatta, così facoltosi, da potersi permettere gli avvocati necessari a tirare per le lunghe un processo, ben oltre i dieci anni, tra un appello e l’altro e ‘moine’ varie; fino a far scattare la prescrizione.

Imprese che operano ai confini della legge: dipendenti in nero, frodi ai danni del fisco, conti falsificati e normative aggirate.

Il ricorso, a banche offshore e paradisi fiscali, è la norma in certi settori della borghesia.

L’ultima operazione antimafia della magistratura calabrese (“Colombiani d’Aspromonte”), dice che la ‘ndrangheta sia ancora viva e vegeta; e si ricicli, se non si cloni.

I reati, contestati sono di traffico illecito di armi clandestine, alcune delle quali rubate in Lombardia e Piemonte; traffico di marijuana, cocaina ed eroina; furti.

Le indagini, hanno avuto inizio nel 2013 dopo l'individuazione di una piantagione di canapa indiana in alta montagna nel comune di San Luca.

Scoperti anche dei veri e propri arsenali di armi riconducibili a persone ritenute contigue alle cosche degli Strangio, detti "Janchi", e dei Giorgi, coinvolte nella cosiddetta faida di San Luca.

“Di seguito l’elenco delle persone coinvolte nell’operazione denominata “Colombiani d’Aspromonte” che ha permesso ai carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria di sgominare un vasto traffico di armi e di droga. Complessivamente sono 42 le persone arrestate nei centri aspromontani di San Luca e Delianuova, molti dei quali sorpresi in flagranza di reato nel corso del blitz condotto dai militari del Gruppo CC Locri (RC), dal Comando Stazione CC di San Luca (RC) e dallo Squadrone CC Eliportato Cacciatori “Calabria”.

Questa la lista degli indagati destinatari di ordinanze di custodia cautelare in carcere:

1) Andrea Cutrì, 30 anni di San Luca,
2) Antonio Giampaolo 26 anni di San Luca,
3) Domenico Giampaolo 26 anni di San Luca,
4) Antonio Giorgi, 53 anni di San Luca,
5) Francesco Giorgi 22 anni di San Luca,
6) Francesco Giorgi, alias Schillaci, 30 anni di San Luca,
7) Giovanni Giorgi, 73 anni di San Luca (ai domiciliari)
8) Salvatore Giorgi, 58 anni, di San Luca,
9) Domenico Mammoliti, 28 anni, di San Luca,
10) Giuseppe Mammoliti, 58 anni di San Luca,
11) Saverio Mammoliti, alias Bambolo 32 anni di di San Luca;
12) Antonio Pelle, alias Palea, 47 anni, di San Luca,
13) Giuseppe Pipicella, 59 anni di San Luca,
14) Donato Sergi, alias Arcangelo, 48 anni, di San Luca,
15) Giuseppe Strangio, alias “Champagne”, 61 anni di San Luca,
16) Giuseppe Cagliostro, 32 anni di Delianuova (obbligo di firma)
17) Basilio Carbone, alias Silio, 37 anni di Delianuova (obbligo di firma)

18) Giuseppe Carbone, alias “U Zingaru” 39 anni di Delianuova (domiciliari)

19) Raffaelangelo Carbone, 35 anni di Delianuova (obbligo di firma)

20) Rocco Demarte, alias “Pitta, di Delianuova, 28 anni
21) Giovanni Guadagnino, 49 anni di Delianuova (obbligo di firma)

22) Domenico Italiano, alias “Ragioniere”, 41 anni di Delianuova (domiciliari)

23) Francesco Italiano, alias “U Pajuni” 31 anni di Delianuova
24) Angelo Lirosi, 58 anni di Delianuova (domiciliari)
25) Michele Lirosi, alias Mandali, 26 anni di Delianuova
26) Rocco Lirosi, 28 anni di Delianuova (domiciliari)
27) Alessio Rechichi, 26 anni, di Delianuova (domiciliari)

Le persone tratte in arresto in flagranza di reato:

1) Giorgi Sebastiano, da San Luca, di anni 20,
2) Mammoliti Maria, da San Luca, di anni 48
3) Pizzata Antonio, da San Luca, di anni 24
4) Pizzata Antonio, da San Luca, di anni 56
5) Pizzata Domenico, da San Luca, di anni 20
6) Pizzata Giuseppe, da San Luca, di anni 28,
7) Sergi Donato, alias “Arcangelo”, da San Luca, di anni 48,
8) Italiano Francesco, alias “U Pajuni”, da Delianuova, di anni 31,

9) Lirosi Rocco, da Delianuova, di anni 28,
10) Scopelliti Domenico, da Delianuova, di anni 23,
11) Violi Rocco, da Sinopoli, di anni 41,
12) Violi Francesco, da Sinopoli, di anni 38,
13) Iaria Massimo, da Delianuova, di anni 23,
14) Mammone Giuseppe, da Delianuova, di anni 31.

 

 

Sono stati notificati tre avvisi di conclusione delle indagini preliminari, emessi dalla Procura della Repubblica per i Minorenni di Reggio Calabria, in ordine ai reati di concorso nella detenzione illegale di armi clandestine, nei confronti di 3 minori  

Sono state scoperte, sequestrate e distrutte successivamente numerose piantagioni di canapa indica, mediante la realizzazione di piazzole recintate, fornite di impianti di irrigazione e di essiccatoi, localizzate in alta montagna; cospicui quantitativi di sostanze stupefacenti già confezionati e pronti per la vendita; nonché veri e propri arsenali di armi, all’interno di casolari ed ovili riconducibili a soggetti ritenuti contigui alle ‘ndrine di San Luca degli STRANGIO, detti “Janchi”, e dei GIORGI, detti “Boviciani”, note per i fatti inerenti la faida di San Luca (RC) e la c.d. “Strage di Duisburg” (15.08.2007).       

Numerose sentinelle sorvegliavano e vigilavano. Ma, non hanno fatto i conti con i ‘Baschi Rossi’, pronti ad attivare tecniche investigative classiche, a battere il territorio, a praticare espedienti innovativi, con incursioni notturne, anche mediante l’ausilio di sofisticate attività tecniche.  Proprio in quel territorio ritenuto impenetrabile e nel quale pertanto essi si sentivano “padroni”. Il che ha consentito di avere il costante monitoraggio di tutti i movimenti e di documentare il compimento di specifici reati. Ma anche di penetrare nel territorio aspromontano nonché di svelare l’esistenza di interi nuclei familiari dediti alla coltivazione di canapa indica. Nonostante i delinquenti, usassero potenti ricetrasmittenti, che gli consentivano di segnalare l’eventuale presenza dei militari ed eludere i controlli.

 

3.    Nel corso dell’attività di indagine ed a riscontro delle stesse sono già:

 

–        state tratte in arresto 15 persone in flagranza di reato e denunciate in stato di libertà altre 7;

 

–        sequestrati complessivamente 46 fucili, 8 pistole, nr. 2.420 munizioni per fucili e pistole, gr. 762 di cocaina; Kg. 2 di eroina; gr. 416 di sostanza da taglio, circa 2 quintali di marijuana, 2.419 piante di canapa indica (in otto distinte piantagioni), nonché 300 capi circa di fauna protetta ed attrezzatura varia per la loro cattura.

 

4.  Eloquenti alcuni dei rinvenimenti operati dagli inquirenti nel corso dei numerosi riscontri effettuati:

–      in un casolare ubicato nella parte vecchia del centro di san Luca venivano rinvenuti 1 fucile d’assalto AR/70 sport, oggetto di furto, 8 fucili da cacia con matricola abrasa, un centinaio di munizioni per fucile e gr. 792 di cocaina (26.01.2013);

– in un ovile riconducibile agli STRANGIO detti “Janchi”, sito nella località “Calaria” del Comune di San Luca, occultati in una cisterna mimetizzata tra la vegetazione, venivano rinvenuti 4 fucili da caccia con matricola abrasa, 1 pistola, 110 cartucce per dette armi e gr. 600 di marijuana (28.05.2013).

 

–  in un ovile riconducibile agli indagati, sito nella località “Puntone la Croce” di San Luca, imballati ed occultati, venivano rinvenuti 6 fucili con matricola abrasa e 202 cartucce cal. 12 (25.11.2013);

– nella località “Brancato” di San Luca, nei pressi di una piantagione di canapa indica, venivano rinvenuti kg. 50 di sostanza stupefacente del tipo marijuana pronta per essere immessa sul mercato clandestino (02.12.2013);

– in Delianuova SERGI Domenico cl. 68 veniva tratto in arresto poiché trovato in possesso di un arsenale composto da 11 fucili a matricola abrasa, 1 pistola, 442 cartucce per dette armi e gr. 100 di marijuana (31.12.2013);

–nel giardino di un’abitazione di Bovalino (RC), ben occultati ed imballati in panetti, venivano rinvenuti kg. 100 di marijuana e kg. 2 di eroina, motivo per il quale venivano tratti in arresto in flagranza di reato 4 dei 5 componenti del nucleo familiare dei PIZZATA ritenuto responsabile della detenzione dell’ingente quantitativo di stupefacente (18.01.2014);

–nei pressi di un ovile sito nella località “Ciliti” di San Luca, veniva rinvenuto un arsenale composto da 9 fucili a matricola abrasa, 1 pistola “artigianale”, circa 100 cartucce per dette armi e gr. 157 di marijuana, motivo per il quale veniva tratto in arresto in flagranza di reato GIORGI Sebastiano cl. 95, reo confesso (21.01.2014);

– in Sinopoli (RC), in Contrada Volano, venivano tratti in arresto i fratelli VIOLI Rocco cl. 74 e VIOLI Francesco cl. 77 poiché ritenuti responsabili, in concorso tra loro, della detenzione illecita di kg. 8 di marijuana, 1 pistola e 80 cartucce per detta arma (08.02.2014);

– in un’abitazione sita in Delianuova, veniva individuata un’intercapedine ricavata nella camera d’aria delle pareti di un garage all’interno del quale erano stati occultati 3 fucili da caccia a matricola abrasa ed oltre 200 munizioni per fucile e pistola, motivo per il quale veniva tratto in arresto ITALIANO Francesco cl. 84, anch’esso reo confesso (20.02.2014);

–in Delianuova, nella località “Malamonica”, occultati in alcuni casolari in uso a IARIA Massimo cl. 92 e MAMMONE Giuseppe cl. 85, venivano rinvenute complessivamente 3 pistole, 1 fucile, vario munizionamento e kg. 293 di polvere da sparo per artifizi pirotecnici. Per tali motivi gli stessi venivano tratti in arresto in flagranza di reato (19.03.2014);

–occultati in una legnaia nelle disponibilità di PIZZATA Antonio cl. 92, venivano rinvenuti numerosi involucri contrassegnati contenenti complessivamente kg. 24 circa di sostanza stupefacente del tipo marijuana pronta ad essere commercializzata (07.05.2014);

–in Delianuova individuata una ferramenta utilizzata dal proprietario SCOPELLITI Domenico cl. 92 per la vendita di armi e munizioni anche per kalashnikov (27.08.2014 e 12.12.2015).

Le armi e lo stupefacente sequestrati venivano rinvenuti all’interno di grotte, nei ricoveri di animali, nelle intercapedini ricavate tra le pareti, nei divani ed in uno caso anche all’interno di fanali e indicatori di direzione di fuoristrada.

“La Faida di San Luca, fonte Wikipedia, fu una guerra tra fazioni criminali iniziata il 10 febbraio del 1991 fra la famiglia della 'ndrangheta dei Nirta-Strangio e la cosca dei Pelle-Vottari, nel paesino di San Luca, sull'Aspromonte.

La faida inizia il 10 febbraio 1991, quando un gruppo di ragazzi legati ai clan Strangio e Nirta, detti "Versu", in occasione delle festività di carnevale, lancia delle uova contro il circolo ricreativo ARCI, gestito da Domenico Pelle, uno dei "Gambazza", sporcando tra l'altro, anche l'auto di uno dei Vottari.

Successivamente il bar dell'ARCI fu nuovamente preso di mira dalle uova lanciate dai ragazzi, ma questa volta i ragazzi del clan Strangio e Nitta ricevettero per punizione, come si dice sul luogo, una "cardiata" di legnate.

Per vendicarsi, un altro gruppo di giovani dei Nirta-Strangio, venuti a conoscenza dell'accaduto, incontrarono un affiliato ai Vottari ; questo, spaventato, incominciò a sparare uccidendo due giovani del gruppo, Francesco Strangio, 20 anni, Domenico Nirta, 19 anni, e ferendone altri 2, Giovanni Luca Nirta, e Sebastiano Nirta. Vista l'estrema gravità dell'azione il clan dei Vottari decise che l'autore degli omicidi avrebbe dovuto andarsene per sempre da San Luca e dai paesi limitrofi ; comunque, dopo poco tempo verrà lo stesso ucciso presso il comune di Bovalino, laddove si era rifugiato.

Nel 1993 la faida continua : vengono uccisi due capibastone della cosca Pelle-Vottari i quali risponderanno con altri due morti.

Nel gennaio 2005 viene ucciso a Casignana, Salvatore Favasuli : il presunto autore del delitto sarebbe Domenico Giorgi, arrestato a Rivalta di Torino il 19 novembre 2010. Il 31 ottobre 2005 viene ucciso Antonio Giorgi da Santoro Favasuli, arrestato il 7 aprile 2011.

Il 25 dicembre 2006 viene uccisa Maria Strangio, moglie di Giovanni Nirta, reale obiettivo dei sicari, il quale, invece, si salverà. La faida così ricomincia dopo un lungo periodo di pausa.

Il fatto testimonia il fallito tentativo di mediazione da parte di Francesco Vottari (detto U Frunzu).

Il 3 agosto 2007 viene ucciso Antonio Giorgi.

Infine, il 15 agosto 2007, per mano della cosca Strangio, vengono uccise a Duisburg 6 persone tra cui presunti componenti dei Vottari: è la cosiddetta Strage di Ferragosto.

Il 20 settembre 2013 viene catturato Francesco Nirta in un lussuoso appartamento a Utrecht, nei Paesi Bassi. Accusato dell'assassinio di alcuni componenti del clan Pelle e Vottari, lo attende una condanna all'ergastolo.”.

“La strage di Duisburg o strage di Ferragosto è un evento criminoso, fonte Wikipedia, avvenuto a Duisburg, in Germania il 15 agosto 2007. Il fatto è avvenuto davanti a un ristorante italiano recante l'insegna Da Bruno, ed è stato messo in atto da esponenti della 'Ndrangheta.

 

L'atto criminale è stato compiuto da affiliati alle 'ndrine dei Nirta e degli Strangio, contro la 'Ndrina dei Pelle-Vottari, quale ultimo atto della faida di San Luca che imperversava tra i clan dal 1991.

Cinque delle persone uccise erano originarie della provincia di Reggio Calabria, più precisamente dell'Aspromonte. Uno di loro era originario di Corigliano Calabro.

Il ritrovamento. Le sei vittime sono state notate da un passante intorno alle 2:30, quattro in una Volkswagen Golf, le altre due in un furgone Opel.

Cinque erano già decedute, mentre la sesta morì durante il trasporto in ospedale.

Il fatto

Secondo le analisi degli investigatori il crimine doveva essersi consumato intorno alle 2:24 di notte, una stima basata su quanto riferito da un testimone oculare che aveva visto due persone allontanarsi dal luogo del delitto.

Nel locale si stava cenando e festeggiando il diciottesimo compleanno di una delle vittime, Tommaso Venturi. Usciti dal ristorante, i sei erano saliti su un'auto, quando i killer sono entrati in azione. Nella sparatoria che ne è seguita sono stati esplosi almeno 70 colpi. Al termine della sparatoria i killer hanno sparato un colpo in testa a ciascuna vittima, per assicurarsi della loro morte.

Le sei persone uccise

Tommaso Venturi, 18 anni, originario di Corigliano Calabro (prov. di Cosenza)

Francesco Giorgi, 16 anni, originario di San Luca (prov. di Reggio Calabria)

Francesco Pergola, 22 anni, originario di Siderno (prov. di Reggio Calabria)

Marco Pergola, 20 anni, originario di Siderno (prov. di Reggio Calabria)

Marco Marmo, 25 anni, originario di San Luca (prov. di Reggio Calabria)

Sebastiano Strangio, 39 anni, originario di San Luca (prov. di Reggio Calabria) (Chef e proprietario del ristorante, affiliato alla 'ndrina Pelle-Vottari, non alla Strangio)

Le indagini-Le indagini, dopo la strage, sono iniziate subito con la collaborazione tra la polizia tedesca (Bundeskriminalamt) Carabinieri e la polizia italiana (Interpol di Roma, Questura di Reggio Calabria).

Nei giorni immediatamente successivi viene divulgato un possibile identikit di uno di due uomini visti fuggire dal ristorante: un uomo dall'età apparente di 20-30 anni, magro, alto circa un metro e ottanta, con capelli neri corti, due lunghe basette e un grosso neo sotto l'occhio destro.

Si pensa che l'obbiettivo principale fosse Marco Marmo, sospettato di avere custodito le armi servite per l'omicidio di Maria Strangio, moglie di Giovanni Nirta, ma anche responsabile di un traffico di armi con la Jugoslavia.

Si è pensato che in quei momenti si stesse svolgendo una festa di compleanno ma il ritrovamento di un santino bruciacchiato nella tasca dei pantaloni di Tommaso Venturi, ha fatto pensare piuttosto a un rito di affiliazione tipico della mafia calabrese.

Inizialmente, la polizia tedesca aveva ipotizzato anche una pista investigativa legata a problemi interni al clan Pelle-Vottari, un'ipotesi che in seguito è stata esclusa.

Conseguenze-Il 21 agosto 2007 nasce Mafia? Nein danke! (in italiano, Mafia? No grazie!), un movimento antimafia nato in Germania. L'idea è partita da Laura Garavini, e le aziende aderenti si sono impegnate a non assumere persone con precedenti mafiosi e nel contempo a rifiutare, denunciare e combattere qualunque tentativo d'estorsione.

Il 23 agosto 2007 si sono svolti a San Luca i funerali delle vittime.

Il 30 agosto 2007, a San Luca, in una maxi-operazione che ha coinvolto quasi 500 persone tra polizia e carabinieri, vengono arrestati 30 esponenti delle cosche tra cui i presunti mandanti ed esecutori dell'agguato compiuto il 25 dicembre 2006 per l'omicidio di Maria Strangio, l'atto precedente alla Strage di Duisburg. Tra gli arrestati vi era Giovanni Strangio che, assieme al fratello Sebastiano Strangio, una delle vittime, era gestore e comproprietario del ristorante "Da Bruno" e aveva fatto perdere le proprie tracce subito dopo la strage.

Il 12 ottobre 2007 viene arrestato il capobastone Francesco Vottari.

Il 18 dicembre dello stesso anno viene annunciato l'arresto dei presunti fiancheggiatori della Strage: Domenico Nirta, 24 anni, Domenico Pizzata, 30 anni, di Locri e, in Germania, con la collaborazione della BKA, Antonio Rechichi, 21 anni, e Luca Liotino, 35 anni, quest'ultimo un pugliese originario di Casamassima.

Il 9 febbraio 2008 viene trovato un bunker, a San Luca, nell'abitazione di un familiare di Francesco e Giuseppe Nirta: coinvolti nell'inchiesta Feida, sarebbero in rapporti di parentela con Giovanni Strangio, uno dei presunti autori della strage di Ferragosto.

Il 10 aprile 2008 la corte di Duisburg rifiuta il sequestro di tre pizzerie, tra cui quella della strage, e di due appartamenti appartenenti alle cosche, proposto dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, e accolta dal gip di Reggio Calabria, Natina Pratticò.

Il 12 marzo 2009 viene arrestato ad Amsterdam Giovanni Strangio, ideatore della strage di Duisburg, annoverato tra i 30 latitanti più ricercati dalle forze italiane. Insieme a lui viene arrestato Francesco Romeo, inserito tra i 100 latitanti più ricercati dalle forze dell'ordine italiane.

l'11 febbraio 2010, nel corso dell'Operazione Fehida 3, diretta dalla squadra mobile di Reggio Calabria, vengono arrestati a San Luca Giuseppe e Sebastiano Nirta della cosca Nirta-Strangio, gli ultimi due presunti partecipanti alla strage.

Il 20 settembre 2013 viene catturato Francesco Nirta in un lussuoso appartamento a Utrecht, nei Paesi Bassi. Lo attende una condanna all'ergastolo

Processo-Sentenza di primo grado.

 

Il 12 luglio 2011 la Corte d'Assise di Locri ha emanato la sentenza di primo grado riguardante la strage di Duisburg in cui sono stati condannati all'ergastolo i seguenti imputati: Giovanni Strangio, Gianluca Nirta di 42 anni, Francesco Nirta, Giuseppe Nirta detto Peppe u versu di 71 anni, Francesco Pelle detto Ciccio Pakistan di 34 anni, Sebastiano Romeo di 34 anni, Francesco Vottari detto Ciccio u Frunzu di 40 anni e Sebastiano Vottari, detto il Professore di 28 anni.

Gli altri condannati, per i quali era stata chiesta una pena di 25 anni di reclusione sono: Antonio Carabetta condannato in primo grado a 9 anni e assolto con formula piena in grado di appello e sua figlia Sonia, condannata anch'essa a 9 anni, Antonio Pelle, condannato a 12 anni di reclusione. Quest'ultimo è divenuto latitante il 15 settembre 2011 quando, ricoverato presso l'ospedale di Locri e già in stato di arresto, si è potuto allontanare inosservato. Per il suo ricovero non era stata predisposta alcuna forma di sorveglianza.

Nel processo sono stati assolti tre imputati: si tratta di Sebastiano Strangio, per il quale era stato chiesto l'ergastolo, di Antonio Rechichi e di Luca Liotino.

Dopo una nuova indagine della Dda di Reggio Calabria, che ha rilevato in una Renault Clio, che secondo gli inquirenti sarebbe una delle due auto che ha ospitato gli esecutori, il DNA di Sebastiano Nirta, il 1º dicembre 2013, la Corte d'Assise di Locri ha condannato Sebastiano Nirta (anni 42) alla pena dell'ergastolo, assolvendo suo cugino Giuseppe "Charlie" Nirta e condannando quest'ultimo a 12 anni di reclusione per associazione mafiosa. La sentenza è stata letta dal Presidente supplente della Corte di Assise Alfredo Sicuro in una clima tesissimo, tra le proteste dei parenti degli imputati; presente anche il Vice Procuratore aggiunto di Reggio Calabria Nicola Gratteri. Due dei quattro esecutori della strage sono stati condannati, ma le indagini proseguiranno per risalire alla ricostruzione completa degli eventi.”

In conferenza stampa a Reggio Calabria, a domanda di un giornalista, il procuratore aggiunto della DDA di Reggio Calabria, Nicola Gratteri, (per l’insediamento nel ruolo chiave di Procuratore Capo della Repubblica di Catanzaro, si attende oramai, solamente l’O.K. del CSM), rispose: “Vanno forte le ‘ndrine di Siderno, Locri, Marina di Gioiosa, Gioiosa Jonica, Africo, Platì, Vallata dello Stilaro, Vallata del Torbido, Roccella, Bianco e Bovalino, ma la ‘mamma’ della ‘ndrangheta è sempre San Luca. Il summit annuale di tutti i mandamenti, corone, locali e ndrine, si svolge sempre a Polsi. Una volta, siamo riusciti pure a riprenderlo con video e fotografie; a parte le intercettazioni telefoniche ed ambientali di routine ed i verbali dei collaboratori di giustizia, confermati in Tribunale. Sappiamo (quasi ) tutto sulla ‘ndrangheta, messa oramai con le spalle al muro; ma la vittoria definitiva, non è dietro l’angolo”.

In questa storia c’azzeccano i Baschi Rossi, un corpo speciale dell’Arma Benemerita dei Carabinieri, di cui se ne parla poco.

Ma che ha avuto ed ha, un ruolo di primissimo piano nella lotta alla mafia, alla ‘ndrangheta.

Lo Squadrone eliportato carabinieri cacciatori "Calabria" , diretto dal ten. Carlo Mentuccia è un reparto speciale dell'Arma dei Carabinieri, con sede a Vibo Valentia.

Parte integrante del GOC, diretto dal ten. colonnello Maurizio Biasin.

Storia- Fondato il 1º luglio 1991 in seno al Gruppo operativo Calabria dell'Arma dei Carabinieri, lo Squadrone eliportato cacciatori di Calabria può, a tutti gli effetti, essere considerato quale una naturale evoluzione delle cosiddette squadriglie. Operanti nel difficile territorio aspromontano e della Barbagia fin dal 1987, con compiti di contrasto rispettivamente alle attività della 'Ndrangheta e dell'Anonima sarda, le squadriglie hanno ben presto assunto un ruolo chiave nelle operazioni di ricerca dei sequestrati e della localizzazione di latitanti appartenenti ad entrambe le organizzazioni. Gli odierni carabinieri cacciatori di Calabria operano quindi a supporto delle attività dell'Arma, in operazioni nelle quali il profilo operativo richieda l'intervento di personale specializzato.

Il reparto è di stanza presso la base logistica operativa (B.L.O.), realizzata presso l'aeroporto di Vibo Valentia "Luigi Razza". La ragione dell'impiego di un aeroporto quale base d'operazioni, risiede nella necessità di mobilità dei Cacciatori. La presenza nella stessa base dell'8º Nucleo elicotteri CC, garantisce infatti ai Cacciatori rapidità d'intervento ed agilità negli spostamenti su tutta l'area calabrese, ed in particolar modo sulle impervie montagne dell'Aspromonte e sulla cosiddetta "Serra Catanzarese". Oltre a ciò, l'intenso traffico di elicotteri dell'Arma consente fondamentalmente ai Cacciatori di camuffare i propri spostamenti, ingannando eventuali osservatori appartenenti alle cosche ed incaricati di allertare i propri complici in merito all'attivazione del reparto. Oltre all'8º Nucleo elicotteri CC, sono distaccati nella B.L.O. anche la Compagnia speciale ed il Nucleo cinofili, tutte unità il cui impiego è possibile in congiunzione a quello dei Cacciatori, portando ad un più efficace coordinamento operativo.

Nella storia militare d'Italia, i reparti di Cacciatori erano specificamente dedicati ad azioni di ricognizione e disturbo e la denominazione non è casuale, derivando dal particolare modus operandi utilizzato dal reparto per catturare le proprie "prede":

    infiltrazione occulta nel territorio (ricognizione speciale e controllo del territorio);

    appostamento (acquisizione obiettivi e pianificazione operazioni);

    attacco rapido ed inatteso (azione diretta o assalto).

Elemento distintivo dei carabinieri Cacciatori è il caratteristico "Basco Rosso", del quale gli operatori si fregiano con orgoglio fin dal 1991.

Struttura

Lo Squadrone eliportato cacciatori di Calabria dipende dal Gruppo operativo Calabria dell'Arma dei Carabinieri ed è sotto la diretta responsabilità del vicecomandante della Regione carabinieri Calabria.

Il reparto è costituito da un comandante, dalla squadra Comando e da quindici squadre, unità operative minime dello squadrone, responsabili di una propria zona d'operazione e inserite in due Plotoni Cacciatori, che hanno almeno un tiratore e un pattugliatore scelti. In un plotone è presente una squadra composta interamente da rocciatori, nell'altro, una di rocciatori abilitati al soccorso in montagna.1

Ogni squadra è composta esclusivamente da specialisti: (rocciatori, pattugliatori scelti, tiratori scelti e artificieri).

Selezione e reclutamento

Gli aspiranti operatori del reparto sono selezionati (previa apposita preselezione) tra coloro i quali rispondano ad interpellanza o, nel caso di personale precedentemente in forza presso il 1º Reggimento carabinieri paracadutisti "Tuscania", prestino domanda volontaria. Nel primo caso, gli aspiranti sono selezionati attraverso un severo scrutinio atto a valutarne le capacità psicoattitudinali e l'idoneità fisica. I militi sono successivamente inviati presso il Reparto addestrativo del Reggimento carabinieri "Tuscania", onde seguire un corso della durata di quattro settimane, che li abiliti alle tecniche operative in piccoli nuclei all'interno di zone impervie ed in totale autonomia operativa e logistica. La fase successiva,sempre di quattro settimane, si svolge invece in Calabria.

Sotto la diretta supervisione degli istruttori del Tuscania, gli aspiranti devono acquisire in questo periodo la padronanza delle seguenti materie e tecniche:

    topografia;

    tecniche di elisbarco (tramite il "fast rope");

    ardimento;

    trasmissioni;

    addestramento al combattimento;

    addestramento al tiro;

    impiego di mezzi-apparecchiature speciali ed esplodenti.

Terminata la seconda fase, l'operatore del reparto continuerà un intenso ciclo addestrativo per tutto il suo periodo di attività in qualità di "Cacciatore". Al fine di mantenere elevato ed incrementare lo standard operativo dei militari in conformità con i ruoli ricoperti all'interno delle squadre, almeno un giorno alla settimana è infatti dedicato alle seguenti materie d'insegnamento:

    esplorazione tattica (ricognizione ed acquisizione di obiettivi);

    tecniche avanzate di combattimento in edifici (C.Q.B., Close Quarters Battle);

    tecniche particolari di tiro;

    topografia;

    tecniche di primo soccorso;

    fenomenologia della criminalità organizzata calabrese;

    educazione fisica, difesa personale e tecniche di disarmo (Krav Maga).

Ambito operativo

L'unità operativa minima dello squadrone è costituita dalla squadra, responsabile su di una propria zona d'operazione, nella maggior parte dei casi corrispondente al territorio controllato da una famiglia criminale dominante. Ogni Squadra può venire impiegata in due modalità principali: missioni autonome o S.A.T. (Supporto all'arma territoriale).

Nel caso di missioni autonome, la squadra effettua attività di indagine e raccolta informazioni, appoggiandosi ai diversi comandi competenti per territorio. La squadra ha il compito di pianificare settimanalmente tipologia, modalità e tempi dei servizi da effettuarsi, relazionando poi dettagliatamente al comandante di plotone e di squadrone, che ne autorizzano le attività. In occasione delle missioni S.A.T., precedentemente all'intervento richiesto, viene effettuata attività di studio del problema, la ricognizione dell'obiettivo e viene infine pianificata l'attività di concerto con il comando richiedente il supporto.

In casi di emergenza od al verificarsi di sequestri di persona, il reparto può mobilitare un plotone o l'intero squadrone se necessario, realizzando un particolare piano di controllo del territorio (piano antisequestro), costituito da una rete di P.O.A. (Posti di osservazione e allarme) notturni e/o diurni, un piano di pattugliamento, rastrellamenti coordinati, vigilanza eliportata, posti di blocco e posti di controllo.

Precedentemente, durante e successivamente allo svolgimento delle attività appena elencate, il raccordo informativo tra il comando di squadrone ed i comandi territoriali competenti non cessa mai, come anche il necessario raccordo info-operativo, coordinato dal comando regionale, che evita accavallamenti e duplicazioni di servizi. Ogni informazione raccolta è collezionata, catalogata e condivisa con i reparti territoriali dislocati sul territorio. Operare nelle aree calabresi materialmente sottoposte al controllo capillare operato dalle famiglie criminali, assume aspetti che avvicinano di molto l'attività del cacciatore alle attività di interdizione d'area ed esplorazione tattica. Tra questi aspetti spiccano infiltrazioni ed esfiltrazioni di pattuglie nell'area delle operazioni condotte in condizioni di clandestinità, pattuglie che spesso operano sul terreno per più giorni consecutivi; la costituzione di pattuglie da ricognizione, il movimento prevalentemente notturno delle squadre, l'acquisizione prolungata degli obiettivi da attaccare, la pianificazione accurata e la conduzione di colpi di mano sfruttando la massima sorpresa, irruzioni in casolari, ovili ed anfratti naturali utilizzati come rifugio da latitanti o presunti tali.

Molti aspetti dell'attività dei cacciatori ricalcano le operazioni di controinterdizione d'area. Ad esempio l'esecuzione di rastrellamenti per la ricerche di tracce di movimenti sospetti su vie di comunicazione ritenute sensibili, l'osservazione notturna e diurna di obiettivi, la realizzazione di reti di P.O.A., onde monitorare e controllare ogni movimento sospetto sull'area di interesse ed impedire così le più vitali comunicazioni tra gli affiliati ai clan, la realizzazione di P.O.A. attivi che in condizioni di sicurezza per gli operatori consentano il bloccaggio ed il controllo di soggetti in movimento sospetto per i sentieri sottratti alla vista ed al controllo.

Si può affermare che l'attività del cacciatore sintetizza e riunisce caratteristiche tipiche sia della interdizione che della controinterdizione d'area, identificandosi quindi in una nuova forma di lotta alla criminalità, questa volta tipizzata come a sé stante, sebbene saldamente ancorata alle già codificate tecniche di combattimento nei conflitti a bassa intensità. Le unità operano generalmente per squadre autonome, ma per compiti particolari, i dispositivi vengono modulati in base alle esigenze”. Domenico Salvatore

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