Lotta alla 'ndrangheta, Il ritorno all'antica del ricco, potente e storico clan degli Alvaro di Sinopoli

29.04.2016 08:21

 

"Imponevano la guardiania a proprietari di terreni agricoli e contadini, non tanto per un vantaggio economico, quanto per manifestare "pubblicamente" il loro potere sul territorio di Sinopoli, Procopio e Lanciano, nel reggino.

E' quanto emerso da un'inchiesta condotta dai carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria e coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia che stamani ha portato all'esecuzione di quattro arresti.

Nei loro confronti il gip distrettuale ha emesso un'ordinanza di custodia cautelare in carcere con le accuse, a vario titolo, di associazione mafiosa ed estorsione aggravata dal metodo mafioso.
 Nel corso dell'operazione i carabinieri hanno sequestrato terreni per un valore di 1,5 milioni di euro.

L'inchiesta, fonte Ansa, avrebbe fatto luce sul "sistema della guardiania", applicato diffusamente dalle cosche nei territori di "competenza", quale "tassa" nei confronti di chi abbia un potenziale reddito".

MA GLI ALVARO, CEPPO “CARNI ‘I CANI”, IMPONEVANO LA GUARDIANIA, “TASSA” EXTRA ORDINEM, A CHI,  A SINOPOLI, PROCOPIO E LANCIANO, NON VENDESSE IL PROPRIO FONDO A PREZZI STRACCIATI?

Domenico Salvatore

Lo Stato è presente sul territorio, come non mai. Prova ne siano, le infinite operazioni della DDA, scatenate contro i potenti, ricchi e storici casati di ‘ndrangheta; l’istituzione a Reggio Calabria dell’Agenzia che si occupa del sequestro e confisca, ma anche le assegnazione dei beni mobili ed immobili nell’ordine dei miliardi di euri agli aventi diritto.

A parte, le frequenti visite con audizioni della Commissione Parlamentare Antimafia, diretta dall’on. Rosy Bindi.

E le altrettanto numerose visite, del ministro degl’Interni Angelino Alfano; ha detto che la nuova serie di attentati è segno della debolezza delle cosche.

Ci sono anche quelle del premier Matteo Renzi.

E quelle, del procuratore nazionale antimafia, Franco Roberti. Ma soprattutto con l’invio sul posto delle migliori menti investigative del Paese.

E l’invio sul posto, del procuratore capo della Repubblica Federico Cafiero De Raho, che ha già piegato la Camorra; che collaborato dagli aggiunti Nicola Gratteri, (nel frattempo nominato procuratore capo della Repubblica di Catanzaro : “Non misuro la presenza delle mafie dal numero dei morti a terra o dalle macchine bruciate. La ‘ndrangheta che conosco io è quella che muove tonnellate di cocaina e poi con quei soldi condiziona l’economia. Con la ‘ndrangheta stiamo pareggiando la partita. Per vincere davvero bisogna cambiare le regole del gioco: il codice penale, il codice di procedura penale, l’ordinamento penitenziario. È necessario fare tante di quelle modifiche finché delinquere diventerà non conveniente ) Gaetano Paci e Gerardo Dominijanni,  coordina il lavoro dei Comandi Provinciali dei Carabinieri e della Guardia di Finanza, ma anche della Questura.

 

 

Lo Stato è presente sul territorio, anche con le Procure della Repubblica di Palmi, diretta da Ottavio Sferlazza, ex procuratore aggiunto di Reggio Calabria; e di Locri, diretta dal procuratore capo, Luigi D’Alessio.

Di nuovo, rispetto al passato anonimo ed incolore, c’è la collaborazione degli operatori economici, sempre più numerosi e degl’impresari, che denunciano il raket delle estorsioni. Una maggiore credibilità del cittadino, nei confronti dello Stato.

Gli organici sono sotto misura; lo ha ribadito il procuratore aggiunto della Repubblica di Catanzaro Giovanni Bombardieri; che ha pigiato sullo stesso tasto del procuratore capo della Repubblica di Catanzaro Antonio Vincenzo Lombardo, oramai collocato in pensione.

Il primo a lanciare l’allarme, fu Salvatore Boemi, procuratore capo pro-tempore di Reggio Calabria; e subito dopo, anche il nuovo titolare, Giuseppe Pignatone, poi trasferito a Roma.

Operazione “Guardiano”. Gli arrestati, ritenuti responsabili di associazione di tipo mafioso ed estorsione aggravata dal metodo mafioso.

Dopo le formalità di rito alla presenza de loro legali di fiducia, sono stati associati a varie ‘Case Circondariali’.

Il Comunicato ufficiale del Comando Provinciale dei carabinieri recitava:”

1.    Il 28 aprile 2016, i Carabinieri del Comando Provinciale di Reggio Calabria su ordine della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Calabria - Direzione Distrettuale Antimafia hanno tratto in  arresto, in esecuzione all’Ordinanza di Custodia Cautelare in Carcere, emessa dal GIP del Tribunale di Reggio Calabria, quattro persone ritenute responsabili, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso ed estorsione aggravata dal metodo mafioso.

2.    Le indagini, avviate dal Nucleo Investigativo dei Carabinieri reggini sin dal ottobre 2015 e che si sono avvalse anche delle propalazioni rese da alcuni collaboratori di giustizia, hanno permesso di acclarare l’appartenenza di uno degli indagati, con ruolo di vertice, ad un’associazione di tipo ‘ndranghetista nella sua articolazione territoriale denominata cosca ALVARO di Sinopoli ramo “carni ‘i cani” nonché di far luce sul “sistema della guardiania”, diffusamente applicato dalla criminalità organizzata nei territori di “competenza”, quale “tassa” extra ordinem nei confronti di chi a qualsiasi titolo disponga di possidenze potenzialmente produttive di reddito. In taluni  casi, anche grazie alla collaborazione di alcune vittime dell’attività estorsiva, è stata accertata finanche la “spoliazione” della proprietà subita dalle stesse, costrette a vendere i propri fondi a prezzi notevolmente inferiori a quelli di mercato.

3.    Nella circostanza, sono stati sottoposti a sequestro preventivo i fondi illecitamente sottratti, ritenuti prodotto di attività estorsiva, per una superficie complessiva di oltre 55 ettari, per un valore stimato in € 1,5 milioni circa.

4.    I particolari dell’operazione “Guardiano” saranno resi noti nel corso di una conferenza stampa che sarà tenuta presso il Comando Provinciale Carabinieri di Reggio Calabria alle ore 11:00 odierne.

•     ALVARO Nicola, di anni 70 da Sinopoli (RC) (già detenuto a Lanciano)

•     VIOLI Grazia, di anni 68 da San Procopio (RC);

•     ALVARO Antonio, di anni 46 da Sinopoli (RC);

•     CUTRI' Natale, di anni 48 da Taurianova (RC).

Reggio Calabria, 28 aprile 2016.

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Nella sterminata Piana di Gioia Tauro, insistono milioni di metri quadri di terreno coltivato ad ulivo ed agrumeto ed altri alberi da frutta.

Era per intenderci la materia prima dell’Onorata Società, sino agli Anni Settanta.

Tutto, cambiò dopo il Summit di Montalto (26 ottobre 1969) presieduto dal mammasantissima don Peppe Zappia, padrino di San Martino di Taurianova, disturbato dagli uomini del commissario della Polizia di Stato, Alberto Sabatino, inviato con alcune pattuglie dal questore Emilio Santillo.

Niente più guardianie di uliveti, aranceti, mandarineti, limoneti, vigneti, bergamotteti. Niente abigeati, furti di vacche, pecore, capre, asini, muli, cavalli e poi, trattori, motocoltivatori, camioncini ed altre attrezzi e strumenti.

 I rappresentanti della sacra trimurti mafiosa ‘Ntoni Macrì, Mommo Piromalli e Mico Tripodo, imposero nuove strategie; ma anche i fratelli Nirta ‘Scalzone, Mammoliti, Romeo, Pelle, Strangio, Giuseppe Morabito ‘U Tiradrittu, Natale Iamonte, i Casile-Rodà, gli Alvaro di Sinopoli, i Pesce-Bellocco di Rosarno, i Molè, i  Longo-Versace, Petullà, Tripodi, Nasone, Imerti, Zito, Libri, Serraino, Labate, Araniti, Condello, Zindato e via discorrendo.

Succede che le vittime non ci stanno a subire senza reagire. Si rivolgono alle forze di polizia e denunciano, nero su bianco.

Il che, vuol dire che il tradizionale muro di omertà, che cuce le bocche a doppia mandata per paura di vendette e rappresaglie, comincia a sgretolarsi.

L’operazione è stata eseguita il 28 aprile 2016, dai Carabinieri del Comando Provinciale di Reggio Calabria, diretto dal colonnello Lorenzo Falferi, su ordine della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Calabria – Direzione Distrettuale Antimafia, diretta dal procuratore capo della Repubblica di Reggio Calabria, Federico Cafiero De Raho.

In conferenza stampa anche l’aggiunto Gaetano Paci;  il comandante del ROP Vincenzo Franzese ed il comandante del Nucleo Investigativo dei Carabinieri, Alessandro Mucci. 

I militari hanno tratto in  arresto, in esecuzione all’Ordinanza di Custodia Cautelare in Carcere, emessa dal GIP del Tribunale di Reggio Calabria, quattro persone ritenute responsabili, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso ed estorsione aggravata dal metodo mafioso.

Le indagini, erano state avviate dal Nucleo Investigativo dei Carabinieri reggini sin dal ottobre 2015 e che si sono avvalse anche delle propalazioni rese da alcuni collaboratori di giustizia, hanno permesso di acclarare l’appartenenza di uno degli indagati, con ruolo di vertice, ad un’associazione di tipo ‘ndranghetista nella sua articolazione territoriale denominata cosca ALVARO di Sinopoli ramo “carni ‘i cani” nonché di far luce sul “sistema della guardiania”, diffusamente applicato dalla criminalità organizzata nei territori di “competenza”, quale “tassa” extra ordinem nei confronti di chi a qualsiasi titolo disponga di possidenze potenzialmente produttive di reddito. In taluni  casi, anche grazie alla collaborazione di alcune vittime dell’attività estorsiva, è stata accertata finanche la “spoliazione” della proprietà subita dalle stesse, costrette a vendere i propri fondi a prezzi notevolmente inferiori a quelli di mercato.

Nella circostanza, sono stati sottoposti a sequestro preventivo i fondi illecitamente sottratti, ritenuti prodotto di attività estorsiva, per una superficie complessiva di oltre 55 ettari, per un valore stimato in € 1,5 milioni circa.

Gli arrestati: ALVARO Nicola, di anni 70 da Sinopoli (RC) (già detenuto a Lanciano);

VIOLI Grazia, di anni 68 da San Procopio (RC);

ALVARO Antonio, di anni 46 da Sinopoli (RC);

CUTRI’ Natale, di anni 48 da Taurianova (RC), dopo le formalità di rito alla presenza dei legali di fiducia sono stati trasferiti in diverse carceri.

In attesa dell’interrogatorio di garanzia del Gip competente.

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“'Ndrina Alvaro

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Storia della cosca

La loro ascesa inizia nel 1945 dopo una faida. Gli Alvaro, appoggiati dalle famiglie Forgione e Violi, per vent'anni dovettero regolare i conti con i Filleti-De Angelis-Orfeo. Dopo l'omicidio di Giuseppe Filleti, la faida riesplose violentemente nel 1964 e proseguì fino al 1967.

Da allora nessuno ha più messo in discussione il potere degli Alvaro.

Negli anni Settanta sono coinvolti in numerosi sequestri di persona: fra le vittime Saverio Luppino, Francesco De Cicco, Antonino Abenavoli, Rocco Lo Faro, Osvaldo Ferretti, Emanuele Rinciari.

Gli Alvaro riuscirono ad entrare anche nel grosso e remunerativo giro del traffico di droga.

Un esponente degli Alvaro, Nicola ALVARO, nel settembre del 1982 venne arrestato con l'accusa di essere stato il killer del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa.

Secondo un testimone l'uomo di San Procopio era colui che fece fuoco la sera del 2 settembre in via Isidoro Carini, a Palermo, contro l'A112 guidata da Emanuela Setti Carraro e del generale Dalla Chiesa seduto accanto.

Successivamente il testimone si rivelò inattendibile e Alvaro Nicola venne scagionato dopo un lungo tempo trascorso in isolamento nel carcere di Palmi.

Attività della cosca sono state segnalate a Genova, Bologna e provincia, Pistoia, Milano (Magenta), Firenze, Latina, Roma (Spinaceto).

Hanno inoltre acquisito immobili a Roma e gestiscono attività illecite anche a Torino e nella zona di Ivrea.

La 'ndrina è presente nelle Marche: ad Ancona, viveva Carmine Alvaro, che conduceva un traffico di stupefacenti, e lì fu anche arrestato il latitante Antonio Alvaro.

Hanno propaggini anche in Australia, ad Adelaide, Canberra e a Sydney, dove è la cosca più potente.

Negli anni Novanta il clan si è diviso in due rami, uno guidato da Carmine Alvaro (soprannominato carni di cani), l'altro da Antonio Alvaro (soprannominato cudalonga o testazza).

Nel nuovo Millennio con l'operazione Virus si scopre di forti legami con i Tegano per lo scambio di armi e nell'operazione cento anni di storia collegamenti con i Piromalli e i Molè

Esponenti:

Cosimo Alvaro detto U furgiaru (1920-2000), ex capobastone.

Carmine Alvaro detto Cupertuni, ex capobastone arrestato il 18 luglio 2005 per associazione a delinquere, e condannato a 12 anni di carcere. Succedette a Cosimo Alvaro.

Domenico Alvaro detto Massaro Mico (1924–2010), capobastone succedette a Carmine Alvaro, e fece parte della Commissione provinciale istituita nel 1991.

Antonio Alvaro, capobastone arrestato nel 2008 nell'operazione Cento anni di Storia.

Nicola Alvaro (1944), arrestato per danneggiamento ed estorsione con modalità mafiose

Fatti recenti

Luglio 2008 nell'operazione Cent'anni di Storia vengono arrestate 18 persone degli Alvaro, Molè e Piromalli tra cui Antonio e Natale Alvaro, insieme al padre Giuseppe.

Il 26 novembre 2008 su Repubblica viene reso noto che il noto locale romano "Cafè de Paris è di proprietà di Damiano Villari e che è stato acquistato in parte anche dall'imprenditore perugino Stefano Todini per conto delle cosche Palamara e Alvaro.

Nel 2009 la magistratura di Roma sequestra beni per 200 milioni di euro riconducibili alla cosca Alvaro: il 21 luglio sono infatti sequestrati il noto locale della Capitale Cafè de Paris (di proprietà dal 2005 di un presunto affiliato agli Alvaro), il George's Restaurant ed altre attività commerciali, nonché automobili, fino a raggiungere il valore complessivo di oltre 200 milioni di euro.

Il 12 maggio 2010, durante l'operazione Matrioska la guardia di finanza sequesta nei paesi di Sinopoli, Seminara e Melicuccà, beni dal valore di 20 milioni di euro alla cosca, operazione iniziata nel 2009 a conclusione dell'operazione Virus.

Il 23 giugno 2010 i carabinieri compiono 42 arresti in Lombardia, Friuli Venezia Giulia ed Emilia-Romagna nei confronti di presunti esponenti dei Condello, e dei De Stefano-Libri, accusati di associazione mafiosa ed estorsione.

È stato arrestato anche Cosimo Alvaro, figlio di Domenico, membro dell'omonima 'ndrina e membri dei Rugolino di Reggio Calabria, i Buda-Imerti di Villa San Giovanni, gli Italiano di Delianuova, gli Zito-Bertuca di Fiumara di Muro e i Creazzo di Scilla. Sono stati sequestrate oltre 20 imprese, centri sportivi, appartamenti e terreni.

Grazie all'operazione viene confermata la presenza di una cupola nella gestione degli affari illeciti del reggino con a capo Pasquale Condello, Giuseppe De Stefano e Pasquale Libri.

Il 25 marzo 2010 viene scoperto un sodalizio tra Pietro D'Ardes, Rocco Casamonica del clan dei Casamonica e i affiliati alla 'Ndrangheta dei Piromalli-Molè e Alvaro per il riciclaggio dei proventi illeciti e costituzione di società (15 sequestrate) per la partecipazione ad appalti pubblici.

Il 4 settembre 2010 vengono eseguiti 7 arresti a presunti affiliati alla cosca, tra cui l'ex sindaco di San Procopio, tutti accusati di associazione mafiosa e intestazione fittizia di beni.

Il 4 giugno 2014 a Rizziconi, su denuncia del sindaco e dopo due anni di indagini vengono arrestate 16 persone riconducibile alle 'ndrine Crea ed Alvaro.

Tra gli arrestati anche un ex assessore e due ex consiglieri comunali.

Il 17 giugno 2015 si conclude un'operazione della Dda di Reggio Calabria e del Gico di Catanzaro con il contributo della DEA statunitense e della Guardia Civil spagnola che blocca un traffico internazionale di droga tra gli Alvaro, i Pesce e i Coluccio-Aquino insieme ad un comandante delle FARC colombiane.

L'organizzazione aveva basi in Brasile, Argentina, Repubblica Dominicana, Colombia, Spagna e Montenegro. Durante l'operazione è stato sequestrato un carico di cocaina presente nell'imbarcazione Pandora Lys a largo di Viana do Castelo tra Spagna e Portogallo”.

Gli Alvaro, secondo le forze di polizia coordinate dalla magistratura, direttamente o di rimbalzo e carambola, sono presenti e fanno affari, in ogni angolo del globo terracqueo.

Inoltre, hanno stretto alleanze e federazioni, unioni e coalizioni, e comunque patti di non belligeranza con le più potenti, ricche e storiche cosche della ‘ndrangheta. Per questo sono anche una delle più potenti ‘ndrine dell’intero comparto. Domenico Salvatore

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