Lotta alla 'ndrangheta, arrestato ad Africo Nuovo, il presunto boss Domenico Morabito, nipote del Tiradrittu

02.05.2016 16:50

 

 

Al momento dell'arresto il latitante aveva trovato rifugio in una abitazione del centro cittadino di Africo Nuovo, di proprietà di un fratello, attualmente detenuto. L'operazione, è stata eseguita dai Carabinieri del Comando provinciale, diretto dal colonello Lorenzo Falferi

ARRESTATO AD AFRICO NUOVO DOMENICO MORABITO, DI 59 ANNI, NIPOTE DI GIUSEPPE MORABITO, DI 82 ANNI, DETTO "TIRADRITTO", DEVE SCONTARE UNA CONDANNA A 22 ANNI DI RECLUSIONE PER TRAFFICO INTERNAZIONALE DI DROGA.

Domenico Salvatore

AFRICO (REGGIO CALABRIA), 2 MAG – Presunto boss della ‘ndrangheta arrestato nel ‘suo regno’, Africo Nuovo; nipote del più celebrato Giuseppe Morabito inteso ‘U Tiradrittu,  detenuto dal 18 febbraio 2004 (latitante per dodici anni), al 41 bis, per espiazione di varie pene definitive per reati di associazione mafiosa.

I procuratori capo della Repubblica, (pro tempore) Salvatore  Boemi, Giuseppe Pignatone, Federico Cafiero De Raho e gli aggiunti, Francesco Scuderi, Nicola Gratteri, Michele Prestipino Giarritta ed Ottavio Sferlazza, poi nominato dal CSM, procuratore capo della Repubblica di Palmi, hanno chiarito in tutte le salse, che i capibastone, non abbandonino mai il territorio; perché altrimenti perderebbero la faccia e di conseguenza lo scettro del comando.

I mammasantissima, ‘comandano’ anche dalla cella di un carcere, ma è pacifico e scontato che in questi casi, venga nominato anche, un reggente della cosca; di solito un parente oppure un fedelissimo; e perfino, una ‘punta di diamante’ del clan, che abbia scalato, gradino dopo gradino, la scala della carriera mafiosa

Non ha rilasciato dichiarazioni spontanee. Dalla sua bocca, non è uscita nemmeno una virgola. Lo farà, se e quando, nel corso dell’interrogatorio di garanzia, alla presenza dei suoi legali di fiducia.

Il flash dell’agenzia Ansa:“ I carabinieri hanno arrestato ad Africo Nuovo, nella Locride, presunto affiliato all'omonima cosca della 'ndrangheta, latitante dal 2011.

Morabito, deve scontare una condanna a 22 anni di reclusione per traffico internazionale di droga.

L'arresto di Morabito, che è nipote di Giuseppe Morabito, di 82 anni, detto "Tiradritto", è stato eseguito dai militari del Gruppo di Locri unitamente a quelli dello Squadrone Cacciatori della Calabria.

Morabito nel 2011 sfuggì alla cattura, lanciandosi da una finestra della propria abitazione, nell'ambito di un'operazione contro il traffico internazionale di eroina, cocaina ed hashish, tra l'ex Jugoslavia e l'Italia.

Al momento dell'arresto, fonte Ansa, il latitante aveva trovato rifugio in una abitazione del centro cittadino di Africo Nuovo, di proprietà di un fratello, attualmente detenuto”.

IL CLAN DEI MORABITO DI AFRICO

“La 'ndrina Morabito,  fonte Wikipedia, è una delle più potenti famiglie malavitose della Calabria.

Il paese d'origine è Africo nella Locride, dal quale vengono gestiti affari e illeciti nel nord Italia e anche all'estero.

A Milano i principali alleati dei Morabito sono i Bruzzaniti e i Palamara, clan originari di Africo. Ma possono contare su legami con i Pansera, Versace, Zappia, Mollica, Criaco.

A Roma sono segnalati nel quartiere Flaminio. La cosca Morabito ha ramificazioni in Sud America, Europa e Africa.

Il suo capo fino all'arresto nel 2004 è stato Giuseppe Morabito, detto U Tiradrittu: era il ricercato numero uno tra i latitanti calabresi.

A Genova sono stanziati gli alleati Palamara e, si dice tramite il nipote di Morabito Giuseppe Sculli, sono attivi in particolar modo nel totonero insieme a malavitosi albanesi e bosniaci come Safet Altic, spalleggiatori delle famiglie siciliane Fiandaca, Morso, Rinzivillo e Emmanuello.

A Roma, sempre tramite Sculli, sono stati peraltro in contatto con i vertici di Mafia Capitale, Massimo Carminati (ex NAR e Banda della Magliana) e Giovanni De Carlo.

Anni Sessanta e Settanta

Nel 1952 il giovane Giuseppe Morabito viene denunciato per occupazione arbitraria di immobili e danneggiamento, porto abusivo di armi, violenza privata e lesioni personali.

Il 23 giugno 1967 avviene la strage di Locri: sono assassinati il boss Domenico Cordì, Carmelo Siciliano e Vincenzo Saraceno.

L'obiettivo è di punire Domenico Cordì per aver commerciato, a titolo personale, un carico di sigarette di contrabbando scavalcando la cosca Morabito. Accusato dell'omicidio, Giuseppe Morabito viene assolto nel 1971 per insufficienza di prove.

Durante i moti di Reggio Calabria, Giuseppe Morabito sarebbe avvicinato dai Servizi segreti per avere informazioni su alcuni rapimenti nel Nord Italia.

Anni Ottanta

Negli anni ottanta il clan Morabito si occupa principalmente del traffico di eroina. Santo Pasquale Morabito arriva nell'Italia settentrionale per un soggiorno obbligato.

Nel 1982 il boss siciliano di San Giuseppe Iato, Salvatore Salomone, si costituisce presso la stazione dei Carabinieri di Africo.

Secondo il pentito Vittorio Ierinò, Totò Riina, capo dei corleonesi, avrebbe trascorso un periodo di latitanza ad Africo, vestito da prete.

Anni Novanta

Diventano rilevanti il riciclaggio di denaro e traffico di cocaina tramite i narcos colombiani, con mediatori come l'ex parroco di Brancaleone Franco Mondellini, nato a Parabiago (in provincia di Milano).

Si stringono alleanze con boss kosovari e albanesi. L'inchiesta Olimpia svela le infiltrazioni della cosca all'interno dell'Università di Messina.

Nel marzo del 1993 viene arrestato Pietro Morabito, latitante, tradito dalla data di rilascio della carta d'identità (29 febbraio 1993, un giorno inesistente).

Nel 1993 viene arrestato a Messina e condannato a 2 anni, Rocco Morabito, per un'estorsione alla Sir S.r.l. - Società Italiana di Ristorazione. Non esiste alcun legame di parentela tra Rocco Morabito e Giuseppe Morabito, classe 1934.

Nel 1996 viene ucciso ad Africo Domenico Morabito, primogenito di Giuseppe Morabito.

Una sentenza del 1997 emessa dal Tribunale di Locri a carico di Giuseppe Morabito rivela che navi provenienti dal Sud America scaricavano in mare, davanti alle coste di Africo, centinaia di chili di "materiali da raffinare".

Per il presunto coinvolgimento nell'omicidio di Matteo Bottari, titolare della cattedra di Diagnostica e Chirurgia endoscopica dell'Università di Messina, avvenuto il 15 gennaio 1998, durante l'operazione Panta Rei Giuseppe Morabito è stato assolto in via definitiva.

Anni Duemila

Nel 2000, con l'inchiesta Panta Rei, si scoprono presunti esami comprati e lauree acquistate all'Università di Medicina di Messina.

Nel 2003 l'operazione Armonia svela l'esistenza di un'associazione mafiosa denominata crimine: unisce i locali della zona jonica della provincia di Reggio Calabria. Al vertice c'è Giuseppe Morabito e ne fanno parte Giuseppe Pansera, Filiberto Maesano, Antonio Pelle, Giuseppe Pelle e altri.

Il 18 febbraio 2004 è stato arrestato il Giuseppe Morabito detto "U tiraddrittu", di 70 anni, considerato il numero uno della 'ndrangheta e superlatitante da 12 anni, che secondo la commissione parlamentare antimafia è anche più importante dell'ex superlatitante Bernardo Provenzano, capo di Cosa nostra.

Viene arrestato in un'operazione congiunta dei carabinieri del Raggruppamento Operativo Speciale e del comando provinciale dell'Arma di Reggio Calabria in una frazione di Cardeto, paese aspromontano. Il latitante alla cattura dice solo: "Trattatemi bene".

Il 21 ottobre 2005 scatta l'operazione "Ciaramella" in merito al traffico internazionale di sostanze stupefacenti; sono circa 50 arrestati (tra i quali spiccano Paolo Codispoti di San Luca, e gli Africesi Francesco Bruzzaniti, Francesco Pizzinga, Salvatore Morabito, ritenuti al vertice dell'organizzazione) e 99 gli indagati. Il 13 febbraio 2007 arrivano le condanne per complessivi 153 anni di carcere.

Il 24 marzo 2006 Brunetta Morabito, nipote del boss Giuseppe Morabito, è colpita da tre proiettili nel centro di Messina. A spararle è il fratello.

Il 3 maggio 2007 è stata effettuata una vasta operazione antimafia a Milano e in altre città d'Italia, contro le 'ndrine Morabito, Bruzzaniti e Palamara (anch'essi di Africo), dopo un'indagine durata quasi due anni.

I reati contestati sono estorsione e traffico internazionale di droga. Sono state eseguite 20 ordinanze di custodia cautelare e sequestrati a Milano 250 chili di cocaina proveniente dal Sud America che passava da Dakar in Senegal e successivamente dal Porto di Genova.

Il camper che portava il carico era stato localizzato grazie a un ricevitore gps posizionato dalla squadra mobile milanese. Le cosche agivano nella zona dell'Ortomercato in via Lombroso e con il night club creato appositamente "For a King". Erano coinvolti politici, professionisti, ristoratori, dentisti, vigili urbani, società reali e fittizie. Secondo le indagini, il vertice dell'organizzazione era guidato da Salvatore Morabito.

Il broker della cocaina è ritenuto fosse l'albergatore svizzero Pietro Luigi Giucovaz. L'uomo che intratteneva i rapporti tra la Calabria, Milano e il Brasile sarebbe Leone Autelitano.

Il 28 gennaio 2008, nell'operazione Onorata Sanità in Calabria, vengono tenute sotto custodia cautelare 18 persone tra cui il consigliere regionale Domenico Crea e esponenti della cosca dei Morabito, dei Zavettieri e dei Cordì per associazione mafiosa, abuso d'ufficio, falso ideologico commessa da pubblico ufficiale, truffa, omissione di soccorso, soppressione e distruzione di atti veri.

Il 13 febbraio 2008, durante l'operazione Noas, vengono arrestate 50 persone di cui molte legate o affiliate ai Morabito-Bruzzaniti-Palamara, per il conseguimento di appalti nel campo turistico in Calabria e in particolare a Bivongi per l'ammodernamento di centrali idroelettriche con la collaborazione di elementi della politica come Pasquale Tripodi (assessore al turismo dell'Udeur), il sindaco di Staiti e il vicesindaco di Brancaleone. Inoltre trafficavano in droga con la cosca camorrista dei casalesi.

Il 20 giugno 2008 l'inchiesta “Bellu lavuru” porta all'arresto di 33 persone appartenenti alla cosca Morabito-Bruzzaniti-Palamara, capeggiata da Giuseppe Morabito.

Il 1º agosto 2008 il gup di Milano emette 14 condanne per l'inchiesta sul traffico di droga nell'ortomercato. Tra i condannati, Antonino Palamara, Salvatore Morabito, Francesco Pizzinga e Francesco Zappalà.

Il 22 ottobre 2008 è stato arrestato dai militari del Gruppo di Locri ad Africo Nuovo Domenico Morabito, nipote di Giuseppe Morabito e appartenente all'omonima cosca.

Arrestato per associazione a delinquere di stampo mafioso, era sfuggito alla precedente operazione Bellu lavuru. A ottobre un'operazione dei Ros svela che il clan Morabito forniva cocaina a un soldalizio criminale che coinvolgeva ex terroristi di destra e di sinistra

Il 28 dicembre 2008 è arrestato Pietro Criaco, ricercato dal 1997, catturato in una mansarda rustica di Africo Nuovo. Sarebbe legato alla cosca dei Cordì, ma in passato aveva legami con i Morabito.

Anni Duemiladieci

Il 26 aprile 2010 a Melito di Porto Salvo viene arrestato Rocco Morabito con l'accusa di essere l'attuale capo della cosca e figlio di Giuseppe Morabito.

Il 31 maggio 2010 viene arrestato Santo Gligora, tra i 100 latitanti più pericolosi, presunto affiliato ai Morabito e ricercato da 13 anni.

Il 22 dicembre 2010 l'ex consigliere della Regione Calabria Mimmo Crea viene condannato in primo grado a 11 anni di carcere accusato di concorso esterno in associazione mafiosa favorendo i Morabito-Zavettieri, i Cordì e i Talia.

L'11 gennaio 2012 viene portata a termine dai Carabinieri l'operazione bellu lavuru 2, prosecuzione dell'indagine bellu lavuru 1 del 2008, e vengono arrestati diversi presunti affiliati e concorrenti esterni del clan Morabito-Palamara-Bruzzaniti, dei clan Talia e Vadalà di Bova e dei Rodà e Maisano; secondo le indagini i clan avrebbero fortemente condizionato gli appalti pubblici relativi alla s.s. 106 jonica e la variante stradale di Palizzi in particolare le 'ndrine si sarebbero occupate del ciclo del calcestruzzo e delle assunzioni, forniture di cantiere e procedure di sub appalto e nolo.

 Le attività investigative hanno colpito anche funzionari e dirigenti dell'ANAS e della società condotte d'Acqua.

Il 5 marzo 2013 si conclude l'operazione Metropolis della guardia di finanza di Reggio Calabria e dello Scico di Roma che ha portato all'arresto di 20 persone, tra affiliati dei Morabito come Giuseppe Morabito (già in carcere), il figlio Rocco Morabito e Francesco Sculli padre di Giuseppe Sculli e degli Aquino come Rocco Aquino (già in carcere) e al sequestro di beni del valore di 450 milioni di euro.

L'accusa è di aver costruito illegalmente lungo la costa ionica da Catanzaro a Reggio Calabria residenze che avrebbero rivenduti a ricchi facoltosi spagnoli e inglesi con l'aiuto di un membro dell'IRA irlandese Henry James Fitzsimons a fini di riciclaggio di denaro.

Nell'operazione di costruzione sono state coinvolte maestranze locali anche per acquisire consenso sociale.

Esponenti di rilievo

Giuseppe Morabito, capobastone in carcere, detto U tiradrittu. Arrestato nel 2004.

Giovanni Morabito, figlio di Giuseppe, viene arrestato insieme allo zio con l'accusa di traffico internazionale di droga

Domenico Morabito, figlio di Giuseppe, muore a 39 anni nel 1996 ucciso dalla polizia.

Rocco Morabito, classe 1960, figlio di Giuseppe e capobastone fino all'arresto il 26 aprile 2010.

Salvatore Morabito, nipote di Giuseppe, arrestato a Milano nel 2007 e condannato nel 2008 per estorsione e traffico internazionale di droga.

Domenico Morabito, nipote di Giuseppe, arrestato il 22 ottobre 2008 ad Africo Nuovo per associazione mafiosa.

Leo Morabito, capobastone, genero di Francesco Pelle.

Saverio Morabito (1952), arrestato nel 1990 e collaboratore di giustizia dal 1993, svela i retroscena di 9 sequestri di persona (tra cui quelli di Cesare Casella e di Augusto Rancilio), 14 omicidi, traffici di droga e alleanze tra le 'ndrine e le cosche siciliane.

Giuseppe Pansera, medico gastroenterologo, genero di Giuseppe Morabito arrestato con lui il 18 febbraio 2004.

Francesco Sculli, funzionario del comune di Bruzzano Zeffirio, genero di Giuseppe Morabito e padre di Giuseppe Sculli. Arrestato il 5 marzo 2013 per associazione a delinquere e riciclaggio e rilasciato la settimana seguente, muore nel novembre 2014.

Giuseppe Sculli, calciatore affermato, figlio di Francesco Sculli e nipote di Giuseppe Morabito. Ha precedenti per calcioscommesse ed è uscito pulito dalle inchieste per associazione mafiosa, tentato omicidio e traffico di stupefacenti.

Rocco Morabito, classe 1966, latitante dal 1994 e ricercato a livello internazionale dal 1995 per associazione mafiosa e traffico internazionale di droga e fa parte dell'Elenco dei latitanti più pericolosi d'Italia.”.

Nipote di Morabito Giuseppe cl. ’34 alias “Tiradritto”, inserito nella cosca dei Morabito-Bruzzaniti-Palamara di Africo Nuovo e latitante dal 2011 per traffico internazionale di stupefacenti, dovrà scontare 22 anni di reclusione.”.

IL COMUNICATO UFFICIALE DEL COMANDO PROVINCIALE DEI CARABINIERI

“AFRICO NUOVO (RC): alle prime luci dell’alba di oggi, 2 maggio 2016, i Carabinieri del Gruppo di Locri e in particolare del Nucleo Operativo della Compagnia di Bianco e della Stazione di Africo, coadiuvati dai militari dello Squadrone Eliportato Cacciatori “Calabria”, hanno tratto in arresto il latitante Domenico MORABITO, di 59 anni, ricercato dall’aprile del 2011 allorquando sfuggì alla cattura nell’ambito di una più vasta operazione finalizzata all’arresto di numerosi soggetti appartenenti ad un’organizzazione dedita al narcotraffico internazionale di eroina, cocaina ed hashish, tra le regioni della ex Jugoslavia e l’Italia.

Il latitante, considerato a seguito delle risultanze investigative quale promotore delle attività illecite dell’organizzazione, è stato condannato nel 2014 dal Tribunale di Locri alla pena di 22 anni di reclusione. Lo stesso, che nel 2011 era riuscito a sottrarsi alla cattura lanciandosi da una finestra della propria abitazione, al momento trovava rifugio in una abitazione del centro cittadino di AFRICO NUOVO, di proprietà di un fratello, attualmente detenuto.

All’interno dell’abitazione sono stati rinvenuti strumenti per l’osservazione a distanza, alcuni apparati ricetrasmittenti nonché materiale vario atto a camuffare l’identità personale probabilmente utilizzate per gli spostamenti. Si è giunti alla cattura a seguito di attività di indagine nel corso della quale si è operata una intensa ed efficace osmosi info/operativa tra le citate componenti territoriali, le quali hanno attuato per diverse settimane lunghi servizi di osservazione e pedinamenti, anche nei confronti dei familiari.

L’arrestato, che verrà tradotto presso la casa circondariale di Reggio Calabria, dovrà scontare una pena di 22 anni per traffico internazionale di sostanze stupefacenti”

LA CATTURA DEL PRESUNTO PADRINO DELLA ‘NDRANGHETA DI AFRICO, GIUSEPPE MORABITO INTESO ‘U TIRADRITTU’

La cattura di Giuseppe Morabito, inteso ‘U Tiradrittu,  consuocero di Sebastiano Zavettieri, padrino di Roghudi e non solo, il 18 febbraio 2014, in contrada Santa Venere, agro di Reggio Calabria, suscitò grandi emozioni. Chi, diceva che fosse stato arrestato il capo dei capi della ‘ndrangheta; chi, il capo della Cosa Nuova; chi, il capo della Cupola Calabrese.

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

« ...Ben più importante della cattura di Provenzano »

(Roberto Centaro, Presidente della Commissione parlamentare antimafia)

“Giuseppe Morabito (Africo, 15 agosto 1934) è un criminale italiano boss della 'Ndrangheta calabrese.

È stato per numerosi anni latitante in quanto capo della cosca Morabito. Giuseppe Morabito è noto anche come u tiradrittu (dal dialetto calabrese: spara dritto, buona mira), soprannome che eredita dal padre. Fu considerato il numero uno della 'ndrangheta, che secondo la commissione parlamentare antimafia è anche più importante dell'ex superlatitante Bernardo Provenzano capo di Cosa nostra.

Biografia

Nel 1952 viene denunciato per occupazione arbitraria di immobili e danneggiamento, porto abusivo di armi, violenza privata e lesioni personali.

Ne 1967 viene accusato di essere mandante della "strage di Locri", venendo assolto nel 1971.

Con lui negli Anni '70 nasce una sorta di alleanze per la gestione del narcotraffico tra i Barbaro di Platì, i Pelle di San Luca e i Pisano-Pesce-Bellocco di Rosarno del versante tirrenico.

Negli Anni '80, dopo la "faida di Motticella" tra le cosche Morabito-Mollica e Speranza-Palamara-Scriva con oltre 50 morti, diventa capo della locale di Africo. Per la faida Morabito non viene giudiziariamente interessato. È mediatore della "faida di Roghudi", ruolo questo smentito in sede giudiziaria.

La prima ordinanza di custodia cautelare risale al 1992 per associazione di tipo mafioso per traffico di stupefacenti.

Da allora Morabito continua a interessarsi del traffico internazionale di droga con i suoi figli. Il fratello e il figlio Giovanni vengono arrestati anch'essi per questo. L'altro figlio Domenico Morabito invece muore a 39 anni nel 1996 ucciso dalla polizia.

Morabito viene arrestato il 18 febbraio 2004 dopo 12 anni di latitanza a Santa Venere, vicino Cardeto, un piccolo paese dell'hinterland aspromontano reggino, in un'operazione congiunta dei carabinieri del Raggruppamento Operativo Speciale e dello Squadrone Eliportato Cacciatori. Viene catturato nell'operazione anche il genero Giuseppe Pansera, medico gastroenterologo. Alla cattura il boss dichiara: "Trattatemi bene" e non oppose resistenza alcuna e aggiunse anche rivolgendosi ai carabinieri: Se non mi prendevate voi, non mi prendeva nessuno.

È nonno del calciatore Giuseppe Sculli, con precedenti per calcioscommesse e uscito pulito dalle inchieste per associazione mafiosa, tentato omicidio e traffico di stupefacenti.

Il 26 aprile 2010 a Melito di Porto Salvo viene arrestato suo figlio, Rocco Morabito di 50 anni, attuale capo della cosca.

Il 5 marzo 2013 a Locri viene arrestato per associazione a delinquere e riciclaggio anche il genero Francesco (funzionario del Comune di Bruzzano Zeffirio e padre di Giuseppe) con il figlio Rocco Morabito e il boss Rocco Aquino (già in carcere).

Legami con Cosa nostra

Si ritiene che avesse rapporti con i capi di Cosa nostra siciliana. Alcuni pentiti rivelarono anche della presenza ad Africo di Totò Riina durante la sua latitanza.”.

Galeotto fu il sequestro di persona (25 gennaio 1985) della farmacista di Brancaleone-Razzà, dottoressa Concetta Infantino, tornata a casa, senza il pagamento del riscatto.

Affiliato giovanissimo alla cosca Morabito-Bruzzaniti-Palamara, assume nel 1990 il comando del locale di Africo, dopo aver posto fine, con la sua mediazione, alla faida di Motticella, tra gli Speranza-Palamara-Scriva e i Mollica-Morabito, scatenata  in seguito al rapimento della professionista. Non è stato mai chiarito, se fosse ‘protetta’ da una cosca o dall’altra; o fors’anche da entrambe.

Le faide non risparmiano donne, bambini ed adulti ma nemmeno gli anziani. La studentessa universitaria, Filomena Pezzimenti, venne barbaramente assassinata, senza pietà alcuna.

La faida di Motticella, prese il nome di una frazione di Bruzzano Zeffirio, confinante con quello di Africo. Un dominio antico rafforzatosi via via nel tempo quello della cosca Morabito-Palamara-Bruzzaniti nella jonica reggina, tra Africo, Brancaleone, Staiti e Bovara.

Già nel 1998, la Dda di Reggio, aveva tracciato i confini di un'indagine su truffe miliardarie con contatti in Russia, Stati Uniti, Svizzera, Gran Bretagna, Germania e Malta; in sostanza una proiezione su tutto il pianeta.

Ma poi, anche nel 2005, la Dda di Reggio ridisegnava i referenti della cosca in Lombardia;  ed in Europa, segnatamente Belgio, Olanda e Spagna e in Sudamerica (Cile, Uruguay, Paraguay e Brasile).

La ‘ndrina dei Morabito-Palamara-Bruzzaniti, con addentellati in Italia ed all’estero, viene descritta come uno dei casati più ricchi, storici e potenti della ‘ndrangheta.

Domenico Salvatore

Cerca nel sito