Lotta alla mafia, operazione della DDA a Catania, ' I vicerè', la controffensiva dello Stato, smantellato il clan dei Laudani 'Mussu 'i Ficurinnia'

11.02.2016 12:14

 

Lotta alla mafia. La controffensiva dello Stato in tutta l’Isola. Compresa, l’operazione palermitana ‘Apocalisse’ (23 giugno 2014). Il clan dei Laudani, particolarmente radicato nella zona pedemontana dell'Etna, durante gli Anni Novanta, è stato il braccio armato del clan Santapaola, dopo aver preso il posto della famiglia Pulvirenti, "U Malpassotu". Operazione “I vicerè”, a Catania Mercoledì 10 febbraio 2016. Colonnelli, dirigenti e affiliati della cosca, intranei o estranei a Cosa Nostra, sono stati assicurati alla Giustizia. Radicato nell'hinterland, il controllo degli affari illeciti: San Giovanni La Punta, Acireale, Giarre, Zafferana Etnea, Piedimonte Etneo, Caltagirone, Randazzo, Paternò, San Gregorio, Aci Catena, Mascali e Viagrande. A coordinare le indagini il procuratore Michelangelo Patanè, l'aggiunto Amedeo Bertone e i pm Lina Trovato, Antonella Barrera, Giovannella Scaminaci e Pasquale Pacifico. Sono emerse infatti e sono state contestate ad elementi dell’avvocatura e delle forze dell’ordine, condotte di appoggio all’associazione.  Le accuse, sono: associazione mafiosa, estorsione, intestazione fittizia di beni, detenzione e traffico di stupefacenti, detenzione e porto illegale di armi ed altri reati. Anche tre donne sono finite dietro le sbarre: avrebbero un ruolo di vertice nella piramide della cosca. Il ministro degl’Interni Angelino Alfano:” È un'altra grande giornata per i cittadini e per il nostro Paese. I cittadini possono e devono credere nelle istituzioni e sentirsi più sicuri. Lo Stato ha inferto un altro durissimo colpo ai sistemi criminali, smantellando una delle cosche più pericolose e attive di Catania ed eseguendo provvedimenti restrittivi in Italia e all'estero per 109 persone, legate a vario titolo al clan Laudani 2.

SMANTELLATO IL CLAN DEI LAUDANI, “MUSSU ‘I FICURINNIA “ , ERANO I VICERÈ DI CATANIA?

Domenico Salvatore

I tanti volti della mafia...Cosa Nostra, ‘Ndrangheta, Camorra…Clan dei Vizzini, Clan dei Genko Russo, Clan dei Di Carlo, Clan di Michele Navarra, Clan dei La Barbera, Clan dei Liggio, Clan dei Cavatajo, Clan dei Bagarella, Clan dei Gerace, Clan dei Ganci, Clan dei Brusca, Clan dei Santapaola, Clan dei Matteo Messina Denaro, Clan dei Lo Piccolo, Clan dei Nicchi, Clan dei Raccuglia, Clan Clan dei Catanesi, Clan dei Palermitani, Clan di Ferlito, Clan di Cappello, Clan dei Trapanesi, Clan dei Corleonesi, Clan dei vincenti, Clan dei perdenti, Clan degli scappati, Clan dei Carcagnusi, Clan dei Ficu rinnia, il Clan di Lorenzo Spampinato e di Orazio Orofino, il Clan di  Finocchiaro relegati in galera, il Clan dei Miano, il Clan degli Epaminonda (il Tebano), Clan dei Cursoti, Clan degli Spampinato-Micci, Clan dei Finocchiaro Clan dei fuorusciti, Clan dei forestieri,  clan dei rientrati, Clan degli americani, Clan degli Inzerillo-Bontate, Clan dei Greco, Clan dei Buscetta, Clan dei Badalamenti, Clan di Calderone, Clan dei Provenzano, Clan del capo dei capi Riina, Clan di Torretta, Clan di Alcamo, Clan di Rimi, . Ed ancora, Clan dei pianigiani, clan dei Riggitani, Clan dei Sidernesi, Clan dei Gioitani, Clan dei Palmisani, Clan dei Piromalli-Molè e Piromalli-Alvaro, Clan dei Pesce- Bellocco-Ascone-Pisano, Clan dei Cinquefrondesi, Polistenesi, Cittanovesi, Taurianovesi, Rosarnesi, Clan dei De Stefano-Tegani-Libri, Clan degl’Imerti-Condello-Serraino, Clan degli Zindato-Borghetto-Caridi, Clan degli Iamonte, Clan degli Scriva-Vadalà, Clan dei Nirta, Clan dei Commisso, Clan dei Costa, Clan dei Cordì, Clan dei Cataldo, Clan dei Casalesi, Clan dei Cutoliani, Clan dei Nuvoletta, Clan degli Zazà, Clan, NCO, Nuova Famiglia, Clan dei Giuliano, Clan dei Bardellino, Clan degli Alfieriani, Clan od Alleanza di Secondigliano, Clan dei Mazzarella, Clan dei Gionta, Clan dei Licciardi, Clan dei Vanella Grassi,Clan dei Di Lauro, Clan dei Misso, Clan dei Lo Russo, Clan dei Mallardo, Clan dei Contini, Clan degli Schiavone, Clan dei Bidognetti, Clan degli Zagaria-Iovine, Clan dei Mazzarella, Clan dei De Luca Bossi, Clan dei Sarno, Clan dei Gallo, Clan dei D’Alessandro, Clan degli Amato-Pagano, Clan degli Abinante-Abete-Notturno-Marino, Clan di Simonetti, Clan di Spavone, Clan di Maisto. 

Pietro Grasso, procuratore nazionale antimafia, soleva dire:” Cosa Nostra è da un lato contro lo stato e dall'altro è dentro e con lo Stato, attraverso i rapporti esterni con suoi rappresentanti nella società e nelle istituzioni.

Dice Wikipedia:”La locuzione Cosa Nostra (nel linguaggio comune genericamente detta mafia siciliana o semplicemente mafia) viene utilizzata per indicare un'organizzazione criminale di tipo mafioso-terroristico presente ed attiva in Italia, soprattutto nella Sicilia occidentale (specialmente nelle provincie di Palermo, Trapani, Agrigento e Caltanissetta) ed in misura minore anche nelle provincie di Enna e Catania.

Questo termine viene oggi utilizzato per riferirsi esclusivamente alla mafia di origine siciliana (anche per indicare le sue ramificazioni internazionali, specie negli Stati Uniti d'America, dove viene identificata come Cosa nostra americana, sebbene oggi entrambe abbiano diffusione a carattere internazionale), per distinguerla dalle altre associazioni ed organizzazioni mafiose.

Gli interventi di contrasto da parte dello Stato italiano si sono fatti più decisi a partire dagli Anni Ottanta del XX secolo, attraverso le indagini del cosiddetto "pool antimafia", creato dal giudice Rocco Chinnici, in seguito diretto da Antonino Caponnetto.

Facevano parte del pool anche i magistrati Giuseppe Di Lello, Leonardo Guarnotta, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. "Fratellanza di Favara", una cosca mafiosa operante nella provincia di Agrigento che aveva un rituale di iniziazione in stile massonico, che avveniva pungendo l'indice dei nuovi membri per poi tingere con il sangue un'immagine sacra, che veniva bruciata mentre l'iniziato recitava una formula di giuramento: tale cerimonia di affiliazione era tipica delle cosche mafiose di Palermo, a cui numerosi membri della "Fratellanza" erano stati affiliati nel 1879, durante la prigionia con mafiosi palermitani nel carcere di Ustica.

Nel 1893, in seguito al delitto Notarbartolo, l'esistenza di Cosa Nostra (e dei suoi rapporti con la politica) divenne nota in tutta Italia.

Le rivendicazioni agricole. Anche se non più con un regime feudale, nelle campagne siciliane gli agricoltori erano ancora sfruttati.

I grandi proprietari terrieri, risiedevano a Palermo o in altre grandi città e affittavano i loro terreni a gabellotti con contratti a breve termine, che, per essere redditizi, costringevano il gabellotto a sfruttare i contadini.

 Per evitare rivolte e lavorare meglio, al gabellotto conveniva allearsi con i mafiosi, che da un lato offrivano il loro potere coercitivo contro i contadini, dall'altro le loro conoscenze a Palermo, dove si siglavano la maggioranza dei contratti agricoli.”

 “Maxi operazione antimafia dei Carabinieri di Catania: militari dell'Arma hanno eseguito un'ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 109 indagati.

Arresti sono in corso in Italia e all'estero. Al centro delle indagini, coordinate dalla Dda della Procura, lo storico clan Laudani.
Il clan dei Laudani, particolarmente radicato nella zona pedemontana dell'Etna, durante gli anni novanta, è stato il braccio armato del clan Santapaola dopo aver preso il posto della famiglia Pulvirenti, "u malpassotu".

 

Crudele, disumana e spietata, la cosca venne presa per mano da Pippo Di Giacomo, un killer feroce, oggi in galera, condannato all'ergastolo.  Sono oltre 500 i carabinieri del Comando provinciale di Catania ed unità specializzate che stanno eseguendo in Italia e all'estero il provvedimento restrittivo emesso dal gip di Catania, su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di 109 persone, dirigenti ed affiliate del clan mafioso Laudani.

 I reati ipotizzati, a vario titolo, fonte Ansa, sono associazione mafiosa, estorsione, intestazione fittizia di beni, spaccio e traffico di stupefacenti, detenzione e porto illegale di armi”.

Angelino Alfano, ministro dell'Interno, complimentandosi nel corso di una lunga telefonata con il Comandante Generale dell'Arma dei Carabinieri, Tullio Del Sette, per l'operazione "Viceré", conclusa con successo, oggi, a Catania, ha dichiarato: “È un'altra grande giornata per i cittadini e per il nostro Paese.

I cittadini possono e devono credere nelle istituzioni e sentirsi più sicuri. Lo Stato ha inferto un altro durissimo colpo ai sistemi criminali, smantellando una delle cosche più pericolose e attive di Catania ed eseguendo provvedimenti restrittivi in Italia e all'estero per 109 persone, legate a vario titolo al clan Laudani.

Con l'operazione "Viceré" portata a segno, con un lavoro straordinario, dai Carabinieri di Catania, coordinati dalla Dda della Procura distrettuale catanese, e' stato possibile ricostruire la mappa della cosca, fino ai rapporti tenuti con la ''Ndrangheta di Reggio Calabria, disegnando l'intera mappa criminale che l'ha vista protagonista di efferati delitti e di brutali estorsioni condotte anche con un'autonomia criminale rispetto a "cosa nostra", autonomia conquistata con violenza e spietatezza.

Questo lavoro prezioso ha consentito di estendere e orientare le indagini con una regia precisa, senza lasciare nulla al caso, effettuando un controllo del territorio più sistematico e più profondo.

Continuiamo su questa strada, che è quella giusta, perché la rete della legalità prevalga su quella del crimine e perché i cittadini abbiano la forza di partecipare alla costruzione della loro libertà da quei criminali che vogliono tenere in ostaggio l'economia della Sicilia e i siciliani. Noi siamo e dobbiamo credere di essere più forti».

Continua su tutta l’isola, la controffensiva antimafia dello Stato. A Palermo, i nuovi capi di Cosa Nostra per l’operazione “Apocalisse” sarebbero: Girolamo Biondino, Tommaso Contino, Sandro Diele, Giuseppe Fricano, Vito Galatolo, Silvio Guerrera, Pietro Magrì, Filippo Matassa, Domenico e Gregorio Palazzotto, Onofrio Terracchio, sottoposti al regime del 41 bis.

Accusati di associazione mafiosa, estorsione e altri reati: Epifanio Aiello, detto Fanuzzo, 48 anni, Benedetto Alfano, di 47 anni, Domenico Baglione, detto Mimmo, 55 anni, Giuseppe Battaglia, 42 anni, Giuseppe Bonura, di 48 anni, Giovanni Cacciatore, 48 anni, Alessandro Chiovaro, 47 anni, Domenico Consiglio, 60 anni, Tommaso Contino, 53 anni, Salvatore Coppola, 49 anni, detto Cuppulicchiu, Alessandro Costa, 27 anni, Carmelo Cusimano, 40 anni, Francesco D'Alessandro detto Zio Ciccio, 69 anni, Salvatore D'Alessandro, 37 anni, Guido D'Angelo, 55 anni, Sandro Diele, 42 anni, Carmelo Farnese, 63 anni, Giuseppe Fricano, 47 anni, Rosario Gelardi, 45 anni, Melchiorre Gennaro, 21 anni, Nicola Geraci, detto Biscottino, 39 anni, Carlo Lucio Ginestra, 45 anni, Giuseppe Giorlando, 33 anni, Ciro Guccione, 41 anni, Gioacchino Intravaia, detto Sifilitico, 61 anni, Avnia Kpuzi, serbo residente nel campo nomadi, 27 anni, Vincenzo Liga, 21 anni, Paolo Lo Iacono, 47 anni, Giuseppe Lombardo, 26 anni, Vincenzo Lucà, 44 anni, Francesco Paolo Mangano, 35 anni, Serafino Maranzano, 37 anni, Giuseppe Messia, detto Pinuzzo Misia, 37 anni, Francesco Militano, 26 anni, Michele Pillitteri, di Andrea 54 anni detto il macellaio, Michele Pillitteri di Giuseppe, detto il mastro, 67 anni, Marcello Puccio, 34 anni, Ignazio Romano, 49 anni,Antonino Siracusa, 44 anni, Luigi Siracusa detto Gigetto o Testone, 39 anni. Ed inoltre: Antonio Tarallo, 41 anni, Onofrio Terracchio detto Fabio, 36 anni, Aurelio Valguarnera, 56 anni, Calogero Ventimiglia, 33 anni, Giovanni Vitale detto il Panda o il Tignuso, 45 anni, Giovanni Beone 50 anni, Marco Carollo detto Ten Ten, 35 anni, Antonino Ciaramitaro, 22 anni, Seam D'Angelo, 36 anni, Nicolò Di Maio detto il ragioniere, 33 anni, Ignazio Di Maria, detto Bubu o Facce Gianna, 44 anni, Ciro Enea, 27 anni, Lorenzo Flauto, 39 anni, Roberto Flauto, 32 anni, Pietro Franzetti, 37 anni, Vito Galatolo detto U Picciriddu 41 anni, Angelo Gallina, 52 anni, Camillo Graziano, 42 anni, Francesco Graziano, 40 anni, Roberto Graziano, 36 anni, Santo Graziano, 51 anni, Vincenzo Graziano, 63 anni, Luigi Li Volsi detto U Barone, 58 anni, Pietro Magri 65 anni, Leonardo Marino, 25 anni, Teresa Marino 37 anni, Agostino Matassa, 56 anni, Filippo Matassa detto Puffetto, 65 anni, Pietro Mineo 52 anni, Domenico Palazzotto, 29 anni, Gregorio Palazzotto, detto Occhi Celesti, 37 anni, Serafino Piazzese 58 anni, Emilio Pizzurro, 56 anni, Aurelio Puccio, 58 anni, Leandro Puccio, 29 anni, Domenico Barone, 33 anni, Girolamo Biondino, 66 anni, Maurizio Bonfiglio 45 anni, Giuseppe Calvaruso, 32 anni, Francesco Caporrimo, 70 anni, Gaetano Ciaramitano 45 anni, Leonardo Clemente, 48 anni, Salvatore D'Urso, 40 anni, Giuseppe Davì, 38 anni, Gioacchino Favaloro, 34 anni, Fabio Gloria, 39 anni, Silvio Guerrera, 53 anni, Sergio Ilardi di 45 anni, Rosario Li Vigni, 44 anni, Angelo Lo Presti, 45 anni, Roberto Sardisco, 39 anni, Antonino Spina, 29 anni, Girolamo Taormina, 32 anni, Obbligo di dimora per Girolamo D'Alessandro, 39 anni, Obbligo di presentarsi alla polizia giudiziaria Salvatore Picone, 22 anni.

Dunque, azzerati i vertici della cosca Laudani, intesi “Mussu ‘i ficurinnia”. Il provvedimento è stato eseguito da oltre cinquecento Carabinieri del Comando Provinciale di Catania, supportati dai reparti specializzati (Compagnia di Intervento Operativo del XII Battaglione “Sicilia”, Nuclei Cinofili ed Elicotteri).Cosa Nostra a Catania, è ancora padrona del territorio, ma lo Stato, forte e deciso, ha già conquistato una larga fetta di territorio e passa al contrattacco.

Risoluto a liberare l’ambiente dalla bande malavitose, che infestano anche il suolo della provincia. Con l’ultima operazione in ordine di tempo ‘I vicerè’, sono stati arrestate oltre cento persone; alcune delle quali, sono riuscite a sottrarsi alla cattura.

Un'operazione imponente, per numero di uomini e capacità investigative, è stata messa in campo dai militari che hanno eseguito i provvedimenti anche fuori dai confini siciliani e italiani.

Le accuse, sono associazione mafiosa, estorsione, intestazione fittizia di beni, detenzione e traffico di stupefacenti, detenzione e porto illegale di armi ed altri reati. Anche tre donne sono finite dietro le sbarre; a coordinare le indagini il procuratore Michelangelo Patanè, l'aggiunto Amedeo Bertone e i pm Lina Trovato, Antonella Barrera, Giovannella Scaminaci e Pasquale Pacifico. Ricostruito l'interno organigramma del clan: da Catania, fino a Giarre e la zona di Paternò.

 

La struttura è verticistica: con un referente territoriale per ogni gruppo criminale locale. I boss, tra cui le tre donne indagate, avrebbero avuto piena autonomia ma comunque erano limitate alle direttive della famiglia di sangue.

Una sorta di "holding" in cui la cupola, i Laudani, pianificava le strategie di intervento: come guerre, suddivisione delle tangenti, traffico di droga e delegare il potere ai referenti territoriali.

Il potere mafioso a Catania ed il controllo degli affari illeciti è radicato nell'hinterland: San Giovanni La Punta, Acireale, Giarre, Zafferana Etnea, Piedimonte Etneo, Caltagirone, Randazzo, Paternò, San Gregorio, Aci Catena, Mascali e Viagrande.   

Le aggressioni agli imprenditori, che  non hanno fornito alcuna collaborazione alla magistratura. Negando addirittura di pagare il pizzo.   Il denaro sporco sarebbe stato reinvestito in varie attività imprenditoriali attraverso i prestanome.

I carabinieri sono riusciti a identificare capi e gregari della cosca; grazie anche alle dichiarazioni del collaboratore di giustizia, Giuseppe Laudani, nipote del capostipite.

L'indagine, ha permesso di individuare il ruolo di vertice ricoperto da tre donne, che si occupavano anche della gestione della “cassa comune” e del sostentamento economico delle famiglie degli affiliati detenuti; tra cui Concetta Scalisi, già indicata dal pentito Liotta.

Coinvolti, accusati di concorso esterno in associazione mafiosa, due avvocati Salvatore Mineo di Paternò e Giuseppe Arcidiacono di Acireale, ma anche un carabiniere romano, Alessandro Di Mauro  accusati a vario titolo anche di rivelazione di segreto d'ufficio e di accesso abusivo a sistema informatico, aggravati dall'aver agito per favorire il clan Laudani.

Inquisito pure, un noto imprenditore della movida catanese e taorminese Nino Puglia; con l’accusa di concorso esterno S’indaga per capire se abbia dato o meno "il placet" ai gruppi dei Laudani di poter spacciare droga in varie discoteche e locali notturni. Un modo questo per evitare di pagare il pizzo.

I Mussu ‘ i Ficurinia, sono tra i più pericolosi gruppi mafiosi del catanese. I Laudani, sono stati alleati in alcuni periodi dei Santapaola; protagonisti delle sanguinarie e cruente faide degli anni '80 e '90 con almeno cento morti ammazzati a Catania.

Compreso l'attentato con autobomba di 30 chili di esplosivo alla caserma dei Carabinieri di Gravina di Catania del 18 settembre 1993, in cui rimasero feriti quattro militari. L'omicidio dell'agente di polizia penitenziaria Luigi Bodenza del 24 marzo 1994 e l'assassinio del noto avvocato penalista Serafino Famà, del 9 novembre 1995,  "sfizio" di Pippo Di Giacomo, boss dei Laudani, collaboratore di giustizia.

I Carabinieri, vogliono capire anche, quanto stretti siano i rapporti se non joint-venture fra Cosa Nostra e la ‘ndrangheta. Legami strettissimi tra i Laudani e le 'ndrine di Reggio Calabria?

Il procuratore Michelangelo Patanè, non nasconde affatto la sua piena, totale ed incondizionata soddisfazione: "Un duro colpo ai vertici, sia ai capi storici che hanno anche legami di sangue tra loro sia agli attuali reggenti, del clan Laudani, una delle più efferate organizzazioni criminali che operano nella nostra Provincia.

E' una grande operazione dei militari dell'Arma, che arriva a conclusione di una lunga inchiesta coordinata dalla nostra Direzione Distrettuale Antimafia, che ha acceso un faro su una 'famiglia' tra le più sanguinarie della storia di Cosa nostra a Catania.

E' un segnale forte e chiaro della forza dello Stato e della capacità delle istituzioni di agire sempre con fermezza nella lotta alla criminalità".

Il questore di Catania, Marcello Cardona, si è recato   nella caserma del Comando provinciale dei Carabinieri di Catania per congratularsi con il comandante, il colonnello Francesco Gargano. Qui di seguito l’elenco dei nomi degl’inquisiti:

1) ALFINO Giovanni, inteso “Accaiù”, nato a Catania l’11/11/1973;
2) ALOISIO Paolo, nato a Catania il 08/11/1987;
3) ANASTASI Filippo, nato a Catania l’11/06/1980;
4) ARCIDIACONO Giuseppe, nato a Catania il 21/09/1966;
5) BENVENGA Natale, nato a Catania il 04/05/1962;
6) BONACCORSO Carmelo, inteso “Melo Squadrito”, nato a Catania il 28/12/1962;

7) BORZI’ Giuseppe, nato a Catania il 26/02/1977;
8) CAMELIA Antonino, nato ad Acireale il 25/06/1956;
9) CAMPOLO Rosario, nato a Catania il 13/02/1968;
10) CANTARELLA Giovanni, nato ad Acireale il 06/06/1985;
11) CARUSO Alberto Gianmarco Angelo, nato a Catania il 31/03/1980;
12) CASTORINA Piero, nato a Catania il 20/10/1973;
13) CATTI Andrea, nato a Catania il 21/12/1961;
14) COSTANTINO Giovanni, inteso “Nuccio u cannaleri”, nato a Catania il 22/04/1961;

15) CRISTALDI Saverio Francesco, nato a Catania il 23/05/1969;
16) CUCCHIARA Orazio, nato a Milano il 16/11/1971;
17) D’AGATA Giuseppe, nato a Catania il 09.04.1976;
18) D’ANTONA Sebastiano, nato a Catania il 25.1.1972;
19) DANZUSO Vito, nato a Catania il 19/08/1980;
20) DE LUCA Giovanni Antonino, nato a Catania il 27/01/1970;
21) DI GRAZIA Orazio, inteso “Scarpa pulita”, nato a Catania il 03/01/1947;

22) DI MAURO Alessandro, nato a Roma il 20.5.1962;
23) DI MAURO Antonino, inteso “Sciarretta”, nato a Catania il 14/09/1953;

24) DI MAURO Giovanni, nato a Catania il 07/07/1979;
25) DI MAURO Mario, inteso “Sciarretta”, nato a Catania l’11/04/1980;
26) DI MAURO Orazio Salvatore, inteso “Turi u biondo”, nato ad Acireale il 23/6/1966;

27) DI MAURO Paolo, inteso “u prufissuri”, nato a Piedimonte Etneo il 15/01/1955;

28) DI MAURO Salvatore, inteso “Sciarretta”, nato a Catania il 21/10/1986;

29) FICHERA Camillo, nato ad Acireale il 19/05/1954;
30) FICHERA Giuseppe, nato ad Acireale il 26/02/1966;
31) FILETI Stellario, inteso “Stillo”, nato ad Aci Catena il 13/03/1967;
32) FINOCCHIARO Antonino, inteso “Nino Monta”, nato a Catania il 27/10/1968;

33) FLORI Sebastiano, inteso “Bastiano”, nato a Catania il 07/12/1976;34) FOSCO Antonino, inteso ”Ninni”, nato a Catania il 19/09/1981;

35) GERBINO Salvatore, nato a Catania il 22/09/1974;
36) GERBINO Santo Giuseppe, nato a Catania il 19/03/1979;
37) GIUFFRIDA Mario, inteso “Mario rambo”, nato a Catania il 16/09/1966;

38) GIUFFRIDA Giovanni, nato a Catania il 2.8.1942 (ai domiciliari)
39) GRANATA Sebastiano, inteso “Bastianeddu”, nato ad Acireale il 31/01/1954;

40) GRASSO Giuseppe, inteso “Pippo Tistazza”, nato ad Aci Catena il 07/07/1965;

41) GRIMALDI Marco, nato a Caltagirone il 18/11/1967;
42) GUGLIELMINO Franco, inteso “a scimmia”, nato a Catania il 05/12/1975;

43) IMPELLIZZERI Antonino, nato a Catania il 29/09/1977;
44) ISAIA Carmelo Orazio, inteso “Meluccio”, nato a Catania il 02/07/1988;

45) LANZAFAME Alessandro, inteso “la strega”, nato a Catania il 26/02/1979;

46) LANZAFAME Mario, nato a Giarre il 26/01/1959;
47) LAUDANI Concetto, di Giuseppe, nato a Catania il 14/12/1971;

48) LAUDANI Giuseppe, di Sebastiano, inteso “Pippo il grande”, nato a Catania il 19/7/1946;

49) LAUDANI Santo Orazio, fu Santo, inteso “Santuzzu”, nato a Catania il 23/08/1990;

50) LAUDANI Sebastiano, nato a Catania il 23/05/1926 (ai domiciliari);
51) LAUDANI Sebastiano, di Giuseppe, inteso ”Iano il grande”, nato a Catania il giorno 01/01/1969;
52) LAUDANI Sebastiano, fu Santo, inteso “Iano il piccolo”, nato a Catania il 23/06/1983;

53) LEONARDI Orazio, inteso “Maciste”, nato ad Acireale il 4/06/1964;

54) MAGRI’ Claudio Daniele, inteso “Claudio a Scecca”, nato a Paternò il 18/12/1979;

55) MANGIAGLI Daniele, nato a Catania il 20/03/1986;
56) MAUGERI Carmelo, nato a Catania il 29/04/1971;
57) MILITELLO Orazio, nato a Catania il 26/02/1950;
58) MINEO Salvatore, nato a Catania il 13/06/1971;
59) MORABITO Vincenzo, inteso “Enzo lima”, nato a Paternò il 16/10/1960 (ai domiciliari);

60) MUSCOLINO Giovanni, nato a Giarre il 26/01/1967;
61) MUSCOLINO Rosario, nato a Giarre il 25/11/1958;
62) NICOLOSI Giovanni Antonino, inteso “qua qua”, nato a Catania il 13/06/1964;

63) NICOTRA Salvatore, inteso “Turi da Macchia”, nato a Giarre il 30/07/1957;

64) NUCIFORA Alfio, inteso “Alfio Sant’Alfio”, nato a Piedimonte Etneo il 28/09/1970;

65) PAPPALARDO Antonio Luca Josè, inteso “Pitbull”, nato a Catania il 08/02/1979;

66) PARASILITI RANTONE Valerio, nato a Bronte il 12/04/1976;
67) PARENTI Giuseppe, nato a Paternò il 01/04/1982;
68) PARISI Giovanni, inteso “u ciuraru”, nato a Catania il 08/02/1965;
69) PARISI Leonardo, inteso “Leo Manitta”, nato a Piedimonte Etneo il 18/6/1970;

70) PARTINI Gianluigi Antonio, nato a Catania il 24/06/1986;
71) PATANE’ Leonardo, inteso “Nardo caramma”, nato a Giarre il 09/06/1953;

72) PENNISI Giovanni, nato a Catania il 17/09/1968;
73) PEZZINO Ottavio, nato a Catania il 21/12/1966;
74) PISTONE Francesco Antonio, inteso “Vurpitta”, nato a Catania il 14/06/1962;

75) PRIVITERA Antonio Carmelo Alessandro, inteso “Alessandro”, nato a Catania il 21/09/1969;
76) PUGLIA Antonino, nato a Calatabiano il 02/12/1969;
77) RAIMONDO Alessandro Giuseppe, inteso “Mattonella”, nato a Catania il 15/01/1972;
78) RAPISARDA Antonino, inteso “Nino u biondu”, nato a Paternò il 09/01/1970;

79) RAPISARDA Salvatore, inteso “Turi u porcu”, nato a Paternò l’1/12/1955;
80) RAPISARDA Vincenzo Salvatore, nato a Paternò il 02/02/1988;
81) ROMEO Alfio, inteso “Alfio Faviana”, nato a Piedimonte Etneo il 27/06/1963;

82) SANTONOCITO Filippo, nato a Catania il 08/09/1979;
83) SARDO Alfio Vincenzo, nato a San Gregorio di Catania il 05/04/1965;

84) SCALISI Concetta, nata ad Adrano il 25/12/1953;
85) SCARAVILLI Omar, nato a Catania il 02/02/1981;
86) SCIAMMACCA Nunzio, nato a Nissoria il 26/12/1956;
87) SCIUTO Orazio, nato ad Aci Catena il 22/02/1957;
88) SCUDERI Maria, nata a Catania il 08/03/1960;
89) SCUTO Orazio Salvatore, inteso “u vitraru”, nato ad Aci Catena l’1/01/1959;

90) SORBELLO Salvatore, inteso “Turi farina o Turi u panitteri”, nato a Catania il giorno 11/3/1958;
91) SULFARO Mauro, nato ad Acireale il 29/05/1955;
92) TOMARCHIO Giuseppe, nato a Giarre il 18/09/1954;
93) TOMASELLI Maurizio, inteso “Manitta”, nato a Catania il 09/04/1969;

94) TORRISI Michele, nato ad Aci Sant’Antonio il 30/07/1967;
95) TORRISI Salvatore, inteso “Turi u biondo”, nato a Catania il 25/06/1962;

96) TORRISI Sebastiano, inteso “Nello”, nato a Catania il 06/05/1968;
97) TROVATO Mario, inteso “Mario u biondu”, nato ad Acireale il 10/03/1962;

98) VECCHIA Giuseppe Salvatore, nato a Catania il 28/06/1965;
99) VENTURA Antonino Francesco, nato a Catania il 15/02/1980;
100) VIOLA Giuseppe, nato a Catania il 23/11/1953;
101) ZAPPALA’ Sebastiano, inteso “Nello”, nato a Catania il 12/01/1964;

102) ZIZZO Antonino Innocenzo, nato a Catania il 24/02/1961;
103) ZIZZO Gianni Luca, nato a Catania il 12/08/1981. 

 “Catania. Alle prime luci dell’alba di oggi è stata data esecuzione ad una ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip presso il Tribunale di Catania su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica, nei confronti di 109 indagati, di cui 106 in carcere e 3 posti agli arresti domiciliari per ragioni di salute.

Il provvedimento è stato eseguito da oltre cinquecento Carabinieri del Comando Provinciale di Catania, supportati dai reparti specializzati (Compagnia di Intervento Operativo del XII Battaglione “Sicilia”, Nuclei Cinofili ed Elicotteri), su tutto il territorio nazionale ed all’estero (Germania e Olanda), ed ha riguardato presunti dirigenti ed affiliati al clan “Laudani” attivo nel capoluogo e con ramificazioni in tutta la provincia etnea, indagati, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, estorsione, intestazione fittizia di beni, traffico di stupefacenti, detenzione e porto illegale di armi ed altri reati.

Il clan “Laudani”, detto dei “Mussu ‘i ficurinia” , recita il   comunicato stampa della Procura Distrettuale della Repubblica DDA di Catania , è certamente una delle più ramificate e pericolose organizzazioni criminali operanti nel catanese, diretto dai componenti di un gruppo familiare facente capo al “patriarca” Sebastiano Laudani (classe 1926), sottoposto con l’attuale ordinanza agli arresti domiciliari per ragioni di salute, che lo ha gestito, nel tempo, per il tramite dei suoi congiunti, tra i quali, in passato, il figlio Gaetano Laudani, ucciso nel 1992 e soprattutto, da ultimo, i nipoti Giuseppe Laudani e Alberto Caruso, entrambi personalmente educati dal nonno, fin dalla più tenera età, secondo le rigide regole dell’appartenenza mafiosa, dell’intimidazione e della violenza.

 

 

Storicamente caratterizzato da una autonomia criminale orgogliosamente rivendicata anche nei confronti di “Cosa Nostra” catanese, con la quale peraltro non ha disdegnato di stringere alleanze partecipando alle più sanguinose faide degli anni ottanta e novanta, e con saldi legami anche con la ‘ndrangheta reggina, il clan Laudani si è contraddistinto, nei principali eventi storici della criminalità organizzata catanese, per la ferocia ed efferatezza dei suoi vertici, tanto da rendersi protagonista, nel tempo, di alcuni dei crimini considerati tra i più gravi verificatisi nella provincia di Catania negli ultimi decenni, quali l’attentato con autobomba con 30 chili di esplosivo alla caserma dei Carabinieri di Gravina di Catania del 18 settembre 1993, in cui rimasero feriti quattro militari, l’omicidio dell’agente di Polizia Penitenziaria Luigi Bodenza del 24 marzo 1994 e l’assassinio del noto avvocato penalista Serafino Famà, avvenuto il 9 novembre 1995.

Detta organizzazione criminale, sin dai primi anni ‘80, ha quindi raggiunto e consolidato una enorme forza di intimidazione, derivante dalla commissione di una lunga serie di omicidi (oltre cento) ed atti di violenza e minaccia, attraverso cui ha imposto la sua leadership in un’area tra le più ricche della provincia.

Il denaro, provento delle attività illecite (estorsioni, usura, traffico di droga e rapine), veniva reinvestito in fiorenti attività economiche quali il commercio all’ingrosso di carni, acquisti di terreni (anche all’estero), imprese edili e commerciali. A riguardo  prosegue il comunicato stampa della Procura , sintomatica è la condanna di Sebastiano Scuto, titolare dell’importante catena di supermercati “Despar”, a 8 anni di reclusione per associazione di tipo mafioso per avere reinvestito nelle sue attività i proventi dell’organizzazione criminale.

Il presente provvedimento si pone su un solco di continuità ideale con i procedimenti le cui operazioni venivano denominate “Fico d’India” e “Abisso”, riguardanti sempre il clan Laudani e con indagini delegate dalla locale D.D.A. all’Arma dei Carabinieri, l’ultima delle quali risale al 2010.

Esso scaturisce da una complessa attività di indagine, convenzionalmente denominata “I Vicerè”, avviata dalla Procura Distrettuale Antimafia di Catania ed affidata ai Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Catania, la quale traeva il proprio iniziale spunto dalla collaborazione con la giustizia di Giuseppe Laudani, nipote del capostipite ed ai vertici dell’organizzazione criminale dal 1999 al 2010, primo ed allo stato unico membro della famiglia di sangue ai vertici del clan a compiere la scelta di rinnegare il proprio passato criminale mafioso ed a passare dalla parte dello Stato, svelando con le sue dichiarazioni i retroscena di quasi vent’anni di vicende mafiose che hanno tristemente caratterizzato la storia criminale di Catania e del suo hinterland.

A seguito di ciò venivano compiute accurate indagini a riscontro, consistenti sia in attività tecniche, sia nella acquisizione di ulteriori fonti dichiarative, le quali consentivano di accertare la presunta responsabilità degli odierni indagati quali affiliati al clan Laudani, ma soprattutto evidenziavano la particolare articolazione di tale sodalizio, suddiviso in gruppi radicati ciascuno su una propria zona territoriale di influenza e dotati di una autonomia decisionale ed operativa limitata dall’esigenza di rispondere, per aspetti predeterminati e di importanza rilevante, ai vertici del clan, cioè alla famiglia Laudani di sangue: una sorta di struttura “holding” insomma, perfettamente regolata, nella quale il gruppo dominante, quello della famiglia di sangue dei Mussi, prendeva le decisioni essenziali quali guerre, alleanza, suddivisioni di tangenti con altri clan, lasciando invece l’attività più concretamente operativa, quale quella relativa alle estorsioni ed al traffico di droga, all’autonomia dei gruppi territoriali.

I gruppi la cui operatività è stata accertata risultavano radicati, oltre che nella città di Catania, segnatamente nel quartiere Canalicchio, anche in tutto l’hinterland etneo, cioè: San Giovanni la Punta, Acireale, Giarre, Zafferana Etnea, Piedimonte Etneo, Caltagirone, Randazzo, Paternò, San Gregorio, Aci Catena, Mascali e Viagrande, laddove l’egemonia criminale veniva imposta soprattutto attraverso la sistematica raccolta di denaro in danno delle più diverse attività di tipo commerciale e imprenditoriale presenti nei suddetti territori ed il traffico di droga; elementi di prova sono stati acquisiti altresì in ordine alla disponibilità di armi da parte degli indagati.

Caratterizzazione molto allarmante emersa e riscontrata nel corso delle indagini riguarda la capacità del clan Laudani di infiltrazione in apparati istituzionali; sono emerse infatti e sono state contestate ad elementi dell’avvocatura e delle forze dell’ordine condotte di appoggio all’associazione, qualificate come concorso esterno nel delitto associativo e reati fine, quali quello di rivelazione di segreto d’ufficio e di accesso abusivo a sistema informatico, aggravati dall’aver inteso favorire un gruppo mafioso; per tali delitti sono state emesse 3 ordinanze custodiali in carcere.

Le investigazioni infine hanno dimostrato, con riferimento ad un territorio particolarmente esteso, che il “clan” per affermare la propria esistenza e per assicurarsi una sostanziosa fonte di sostegno economico, ha pianificato e posto in essere nel corso degli anni e sino ad oggi un vasto e capillare sistema di estorsioni per il conseguimento del cui profitto potevano essere commessi anche gravi atti intimidatori, dagli attentati alle attività produttive sino alle aggressioni agli imprenditori.

Il minuzioso lavoro di riscontro alle dichiarazioni dei collaboratori e l’esame del materiale sequestrato nel corso dell’attività, tra cui vere e proprie “liste” di esercizi ed aziende sottoposte ad estorsione, ha permesso di mappare le imprese vessate che, come in alcuni casi dimostrato, versavano importi che si aggiravano tra i 3.000 ed i 15.000 euro annui a cadenze periodiche.

Le ingenti somme frutto degli affari illeciti, secondo le direttive dei capi del clan, alcuni dei quali vere menti economiche dell’organizzazione, venivano reinvestite in varie attività imprenditoriali, attraverso dei prestanome, così da eludere le disposizioni di legge in materia di misure di prevenzione patrimoniali, particolarmente in società operanti nei settori turistico-alberghiero e di rivendita autovetture.

Infine, particolarmente importante è stato l’accertamento del presunto ruolo di vertice, o comunque di tipo organizzativo, assunto dalle tre donne tratte in arresto nell’ambito del clan Laudani.

Esse avrebbero svolto attività di rilievo fondamentale per il sodalizio, fornendo direttive in ordine alla strategia complessiva da seguire, organizzando il reinvestimento dei proventi illeciti e contribuendo addirittura al tentativo di fondazione di un ulteriore gruppo satellite, operante in territorio di Caltagirone.

Ciò dimostra la capacità del sodalizio di adattarsi alle nuove situazioni e di utilizzare tutte le risorse a disposizione, ivi comprese quelle femminili, le quali, si sottolinea, risultano particolarmente adatte a ruoli di comando.

 Spiovono le congratulations ed i complimenti. Compresi, come di consueto quelli della politica. Il Presidente della commissione regionale Antimafia Nello Musumeci: "L'imponente operazione antimafia condotta nella notte di oggi dai carabinieri del comando provinciale di Catania, che hanno operato con il coordinamento della Procura etnea, dimostra che lo Stato ha mezzi e volontà per combattere il potere di controllo mafioso del territorio.

A nome di tutti i componenti della commissione Antimafia dell'Ars desidero ringraziare il procuratore della Repubblica, i sostituti impegnati nell'operazione, il comandante provinciale dei carabinieri e tutti gli uomini in divisa di ogni ordine a grado che hanno contribuito a questo successo. Vince lo Stato".

Rosario Crocetta, il governatore della Sicilia, da Bruxelles, dove sta partecipando alla conferenza delle Regioni, dichiara:” Grande soddisfazione per la brillantissima operazione di polizia a Catania che, con l' arresto di 109 soggetti collegati alle consorterie mafiose, da un duro colpo alla famiglia mafiosa dei Laudani.

A nome di tutto il popolo siciliano, ringrazio la Procura di Catania e le forze dell'ordine catanesi per il grande contributo che l'operazione antimafia di oggi dà alla liberazione della Sicilia da quei condizionamenti criminali che ne hanno compromesso lo sviluppo e i diritti dei cittadini".

Addiopizzo Catania: "Un plauso all'operazione portata a termine dal Comando Provinciale dei Carabinieri di Catania che stanotte hanno arrestato ben 109 presunti affiliati al clan Laudani. 

Anche stavolta, le Forze dell'Ordine e la DDA etnea hanno dimostrato grande attenzione a tutti i rami della criminalità organizzata: non esistono zone franche per la mafia. Esistono invece istituzioni capaci di non abbassare mai la guardia e realizzare operazioni come quella odierna che, grazie anche agli importanti "numeri", devono costituire un importante invito ai cittadini a confidare e sostenere l'efficienza dell'apparato investigativo di questa città".

Il sindaco Bianco, che ha subito telefonato, per complimentarsi, al Comandante generale dell'Arma, il generale Tullio Del Sette, al procuratore della Repubblica di Catania Michelangelo Patané e al comandante provinciale dei Carabinieri, il colonnello Francesco Gargaro. "Oggi è un giorno importante per lo Stato italiano e per Catania che viene liberata dal giogo mafioso grazie ai Carabinieri e alla Dda. Questo clan,   rappresentava un autentico cancro per il nostro territorio perché gestiva una complessa e ramificata organizzazione per le estorsioni ai commercianti e chi si rifiutava di pagare subiva attentati e aggressioni.

Tutto ciò, creava un pesante clima di intimidazione terrorizzando gli imprenditori. Bisogna però ricordare che è attraverso le estorsioni che la mafia alimenta il proprio potere interno, grazie a una sorta di 'servizio previdenziale' per le famiglie di chi si trova in carcere.

Nel caso dei Laudani, è stato scoperto, questo sistema veniva gestito da tre donne. Ora, che lo Stato ha riportato, la legalità sul nostro territorio, occorre però che tanti altri imprenditori e commercianti si liberino dalla paura e comincino a collaborare, perché solo attraverso la denuncia dei comportamenti illeciti da parte di chi li subisce la società civile potrà prevalere". Domenico Salvatore

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