Lotta alla mafia, ma il clan dei Ruga-Loiero-Metastasio si è trasferito a Settimo Milanese?

17.04.2016 13:19

di Domenico Salvatore

Lo Stato sovrano, incassa un'altra vittoria. I Carabinieri del Comando provinciale di Milano hanno eseguito sei ordinanze di custodia cautelare in carcere, emesse dal gip su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di altrettanti pregiudicati, capi, promotori e finanziatori di un'associazione finalizzata al traffico internazionale e allo spaccio di sostanze stupefacenti. Sequestrati, oltre un milione di euro in contanti, un lingotto d'oro da un chilo, 180 chili di cocaina e 112 chili di sostanza da taglio. L’accusa, è di associazione a delinquere, finalizzata al traffico di stupefacenti; in particolare di cocaina, e detenzione illegale di arma da fuoco.

LOTTA ALLA DROGA, LA COSCA  'RUGA-LOIERO-METASTASIO' DELLA ‘NDRANGHETA  DI MONASTERACE NEL MIRINO DELLA DDA MILANESE, SMANTELLATA LA RAFFINERIA DI SETTIMO MILANESE

Domenico Salvatore

Operazione 'Mar Ionio'  16 aprile 2016. Sei ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dal gip di Milano, su richiesta della locale Dda nei confronti di altrettanti pregiudicati.

 

Loiero Giovanni di 44 anni, nato a Monasterace e residente a Guardavalle;

Loiero Cosimo di 43 anni, nato e residente a Monasterace;

Loiero Vincenzo di 37 anni, nato a Locri (RC) e residente a Milano;

Mazzarisi Francesco di 45 anni, nato a Milano e residente a Trezzano sul Naviglio;

Chiricosta Francesco di 42 anni, nato a Torino e residente a Borgaro Torinese;

Mamone Daniele di 34 anni, nato e residente a Locri (RC);

Un laboratorio per il taglio, il confezionamento e lo stoccaggio della droga, allestito  nel Milanese; eseguite perquisizioni domiciliari nei confronti di altre 28 persone in Calabria, Lazio, Lombardia, Piemonte e Sicilia.

Il lavoro parte da lontano.  Nel dicembre 2011. Condotte dal Nucleo Investigativo di Milano, hanno consentito di smantellare un gruppo con la base logistica nell'area milanese dedito al traffico internazionale di cocaina. Composto prevalentemente da calabresi vicini al clan di 'ndrangheta dei "Ruga-Loiero-Metastasio" di Monasterace (Reggio Calabria) .

I militari hanno scovato un milione e 150mila euro, nascosto sotto una mattonella nell'appartamento di Giovanni Loiero, uno degli arrestati in Calabria.

Celato abilmente, dentro un tubo di plastica. I Carabinieri per contare tutte le banconote,  hanno impiegato cinque ore, perché, a causa dell'umidità assorbita dal denaro, era impossibile usare la macchinetta contasoldi.

 

Anche un lingotto d'oro da un chilo, 180 chili di cocaina e 112 chili di sostanza da taglio. Sono tutti ritenuti i capi, promotori e finanziatori di un'associazione finalizzata al traffico internazionale e allo spaccio di sostanze stupefacenti. 

Una lunga e proficua inchiesta, che ha portato alla scoperta nel 2012, di un laboratorio per il taglio, il confezionamento e lo stoccaggio della droga, allestito a Settimo Milanese, nell'hinterland.

I Carabinieri, hanno arrestato un corriere, sequestrato 180 chili di cocaina e 112 chili di sostanza da taglio utilizzata per la lavorazione dello stupefacente che era importato dal Brasile in sacchi di colla per lavorazioni edilizie.

La droga veniva lavorata, smistata sul territorio nazionale e spedita anche in Germania e Olanda.

L’inchiesta, è partita nel maggio 2011. Uno spacciatore, non aveva pagato una partita di droga e gli avevano bruciato l’autovettura in zona Garibaldi, a Milano.

Partendo da quelle indagini i militari,  hanno ripercorso tutta la filiera fino a individuare l'organizzazione gestita dai fratelli Loiero, capi di una 'ndrina originaria di Monasterace in provincia di Reggio Calabria, Vallata dello Stilaro.

Sei le persone colpite da Ordinanza di Cu.Ca.Ca.. Compresi, tre fratelli Vincenzo(37 anni), Cosimo (42) e Giovanni (44), quest'ultimo già condannato per associazione mafiosa.

I carabinieri hanno trovato le loro impronte  pure dentro  la raffineria di cocaina scoperta nel 2012 nel Milanese dove sono stati trovati i 180 chili di coca.

Gestiva, secondo le indagini, Cosimo Andrea Scarano, detto "’U Baruni" , arrestato, condannato a 8 anni e 4 mesi.

Dice l’Ansa che…” Oltre un milione di euro in contanti, un lingotto d'oro da un chilo, 180 chili di cocaina e 112 chili di sostanza da taglio.

Sono alcuni dei dati dell'operazione 'Mar Ionio' che ieri si è conclusa con l'esecuzione da parte dei carabinieri del comando provinciale di Milano di sei ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dal gip su richiesta della Dda di Milano nei confronti di altrettanti pregiudicati.

Sono tutti ritenuti i capi, promotori e finanziatori di un'associazione finalizzata al traffico internazionale e allo spaccio di sostanze stupefacenti.

I militari hanno eseguito perquisizioni domiciliari nei confronti di altre 28 persone in Calabria, Lazio, Lombardia, Piemonte e Sicilia.

Le indagini, condotte dal Nucleo Investigativo di Milano, hanno consentito di smantellare il gruppo con la base logistica nel milanese e composto prevalentemente da calabresi vicini a una cosca di Monasterace (Reggio Calabria). Scoperto un laboratorio per il taglio e lo stoccaggio della droga a Sesto San Giovanni”.

Grazie alle moderne tecnologie, le intercettazioni telefoniche ed ambientali, ma anche alla Legge sui pentiti, gli organi inquirenti hanno la possibilità di ricostruire le mappe dei clan di mafia, le aree d’influenza, gli organici, le alleanze e via di seguito.

Il clan dei Ruga-LoieroMetastasio, proveniente dalla Locride, Valle dello Stilaro, storicamente viene ritenuto dalle forze di polizia, come uno dei più noti, ricchi e potenti non solo della Calabria.

Sopravvissuto a scissioni, reintegrazioni, faide e guerre di mafia, compresa la famigerata faida dei Boschi, delle tre province o dei due mari, ma soprattutto all’azione devastante dello Stato, che è riuscito a smantellare, azzerare, annientare ed annichilire, è riuscito a sopravvivere, grazie alle alleanze, federazioni, patti, consociazioni, unioni e coalizioni.

Lo stereotipo del mafioso prepotente, ignorante e arrogante con la Licenza Elementare o Media, dipinto con la coppola storta, la lupara a tracolla, bassettoni e baffi su vestito di velluto e scarpe grosse, rintanato sulle falde dell’Aspromonte, controlla la politica dal di fuori, non esiste più, se non sui manuali di saggistica; e nell’immaginario collettivo di qualche attempato.

Oggi c’è un altro modello. I mafiosi, hanno il diploma di scuola media superiore ed in qualche caso la laurea; ed i figli dei mafiosi, sono laureati nelle migliori università, master, specializzazioni varie, conoscenza delle lingue straniere.

Viaggiano in aereo nella business class. Giocano in Borsa, meglio di brokers navigati e partecipano attivamente alla politica. Mediante le infiltrazioni, fantocci, teste di legno e prestanomi ed all’occorrenza in prima persona.

Finito anche lo stereotipo del mafioso che rimane avvinto come l’edera sul suo territorio di nascita. Oggi si sposta per l’Italia, per l’Europa e per il pianeta.

Proprio come avevano predetto i tre famigerati cavalieri spagnoli, Osso, Mastrosso e Scarcagnosso, della società di Toledo; che uccisero per vendicare l’onore della sorella; che sbarcati, secondo la leggenda sull’isola della Favignana, impiegarono ventinove anni, per scrivere le “regole sociali’ e che venerano San Pietro, la Madonna e San Michele Arcangelo.

Non sono ‘schegge impazzite’, ma cellule di ‘ndrangheta, ‘ndrine,  locali, corone e mandamenti, che seguono la globalizzazione.

Sebbene la ‘testa pensante’ per dirla con Giuseppe Pignatone e Piero Grasso, sia in Calabria. Nella “Provincia”. E ‘la mamma’ dice Nicola Gratteri, è sempre a San Luca; a Polsi. Per chi voglia andare fuori dalle regole, cercare nuovo spazio, indipendenza, autonomia come Carmelo Novella, Giuseppe Catalano, Vincenzo Femia e tanti altri, abilmente celati dietro le quinte, c’è sempre un sarto della ‘ndrangheta, abile nel confezionare  ‘cappotti di legno’.LìVa da sé che le posizioni dei mammasantissima, non sempre fossero convergenti ed univoche.  

I Barbaro di Platì, secondo i pentiti Belmonte e Panajia, predicavano equilibrio e prudenza e tentarono di dissuadere i mandanti dal far fuori il boss ‘compare Nuzzo’ Novella.

I mafiosi si spostano al Sud, al Centro, al Nord; ad est e ad ovest. Girano, come gira il denaro.

L’insediamento della cosche della ‘ndrangheta nel Milanese? C’era una volta l’indovino Cassandra, Laocoonte e Tiresia, che prevedeva e leggeva il futuro, senza passare dalla Pizia di Delfi.

Ma non chiamatelo Vincenzo “Enzo” Macrì, ex viceprocuratore nazionale. Ed oggi Procuratore Generale ad Ancona. Non fu creduto.

Fu delegittimato, svilito, svalutato, sotto valutato; trattato come un sognatore, vanesio, visionario, idealista, utopista. Prefetti, questori, sindaci, presidenti di Provincia e governatori, dissero che la ‘ndrangheta a Milano, fosse solo ‘volgare pettegolezzo di paranoici’; che la Lombardia, peraltro, già abbondantemente colonizzata, fosse esente da fenomeni mafiosi. I risultati devastanti, sono sotto gli occhi di tutti.

Per le manovre, relative all’operazione ‘Mare Ionio’, c’è stata la collaborazione dei Comandi Provinciali di: Torino, diretto dal colonnello Arturo Guarino; Milano, guidato dal colonnello Canio Giuseppe La Gala; di Reggio Calabria, che si muove sotto le direttive del colonnello Lorenzo Falferi e di Locri capeggiato dal t. colonnello Pasqualino Toscani

Domenico Salvatore

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