Lotta alla mafia, lo Stato incassa un altro successo,demolito il clan dei De Stefano, arrestati l'avvocato Giorgio e Dimitri, figlio di 'don Paolino'

15.03.2016 21:13

Operazione “Sistema Reggio” 15 marzo 2016. La Squadra Mobile di Reggio Calabria, diretta da Francesco Rattà, coordinata dai pm Roberto di Palma e Rosario Ferracane, che si muovono sotto le direttive del procuratore capo della Repubblica di Reggio Calabria, Federico Cafiero De Raho, ha eseguito l’operazione che ha portato in carcere 17 persone e 2 obblighi di dimora. Sono stati arrestati i vertici strategici di cinque famiglie di ‘ndrangheta. Su ordine della Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, la Polizia di Stato, ha arrestato nella notte esponenti di vertice delle cosche De Stefano, Rosmini, Serraino Franco e Araniti.

MA L’AVVOCATO GIORGIO DE STEFANO, ARRESTATO, ERA IL CAPO DEI CAPI DELLA FAMIGLIA?

Domenico Salvatore

“ C'è anche il presunto boss Giorgio De Stefano, di 68 anni, capo dell'omonima cosca della 'ndrangheta, tra le persone arrestate a Reggio Calabria nell'operazione "Sistema Reggio" condotta dalla polizia di Stato.

De Stefano, avvocato, da alcuni anni in pensione, é il cugino di Paolo De Stefano, capo storico della cosca ucciso nel 1985 nella "guerra di mafia" di Reggio Calabria. La stessa sorte toccò all'epoca anche al fratello di Paolo, Giorgio (omonimo dell'arrestato di oggi), ucciso in un agguato in Aspromonte.

L'avvocato De Stefano, fonte Ansa, dopo avere scontato una condanna a tre anni e mezzo di reclusione inflittagli nel 2001 per concorso esterno in associazione mafiosa, attualmente era libero. Secondo gli investigatori, ha sempre rappresentato, e rappresentava tuttora, "l'intellighenzia" della cosca De Stefano, capace di elaborarne alleanze e strategie, con un impronta tipicamente manageriale, individuando le attività criminali più lucrose da mettere in atto”.

Gli azzeramenti delle cosche, gli smantellamenti dei clan, le disarticolazioni delle “famiglie” di ‘ndrangheta, lo smembramento delle ‘ndrine, a quanto pare, tuttavia, non portano all’annientamento definitivo della ‘Gramigna’.

Però, un passo alla volta, lo Stato, sta assestando quei colpi micidiali, che presto o tardi, porteranno la vittoria finale. Lo hanno detto i procuratori capo della Repubblica Salvatore Boemi (pro tempore), Giuseppe Pignatone e Federico Cafiero De Raho.

I segnali ci sono tutti. A partire dalla collaborazione degl’imprenditori assillati, vessati, maltrattati, oppressi e tormentati dalle cosche mafiose.

Arrestato un avvocato penalista (Giorgio De Stefano da sempre considerato l'eminenza  del potente omonimo casato mafioso) avvocato penalista con il pallino della politica e Dimitri De Stefano, il fratello di Giuseppe, capo della potentissima famiglia di 'ndrangheta.

I reati contestati agli arrestati, vanno dall'associazione mafiosa, al concorso esterno in associazione mafiosa, estorsione, detenzione e porto di materiale esplosivo, intestazione fittizia di beni e rivelazione del segreto d'ufficio.

Un'eredità pesante, lasciata in mano ai figli del padrino di Archi (assassinato in Via Mercatello, assieme al suo guardaspalle Nino Pellicanò).

Carmine, genero del mammasantissima Franco Coco Trovato, Giuseppe capocrimine e Dimitri De Stefano, figli di ‘don Paolino’, sono tutti in galera.

Soleva dire il procuratore aggiunto Michele Prestipino Giarritta, anch’esso trasferito a Roma  con Pignatone, che certe volte, le grosse indagini, retate e grandi arresti prendano mossa da piccoli episodi.

L’indagine in questione, che la Mobile ha documentato step by step con intercettazioni ambientali e telefoniche, e che è stata un colpo al cuore del clan De Stefano, architrave del sistema criminale, che controlla Reggio Calabria parte da un ordigno contro un bar che nel febbraio 2014 ha distrutto uno dei più noti bar della città; all'epoca, passato a un nuovo gestore dopo un lungo periodo di inattività; gli uomini della Mobile sono riusciti a ricostruire l'architettura di un intero sistema

La città di Reggio Calabria, sostengono i magistrati è in mano a due casati potentissimi di ‘ndrangheta: i De Stefano-Tegano ed i Condello-Imerti,  che storicamente dominano in riva allo Stretto

 
Il Procuratore ha più volte chiarito come a Reggio Calabria, (in una città in cui la disoccupazione da emergenza è diventata quotidiana cronaca, quella giovanile ha sfondato il plafond del 60% ), fossero le cosche, e non lo Stato, a concedere le autorizzazioni per aprire un negozio o un'attività commerciale; a decidere chi dovesse lavorare.

Un sistema asfissiante, se non una galassia criminale portata avanti con la forza, con le minacce e con il terrore, ben oliata in tutti gl’ingranaggi.

Intorno ai due casati De Stefano e Condello, gravitavano gli uomini dei clan: i Franco per i De Stefano, i Rosmini, gli Araniti e gli Stillitano per i Condello.  Per il dirigente della Squadra Mobile Francesco Rattà "La 'ndrangheta, non si manifesta solo attraverso le bombe, ma anche mediante il potere istituzionale che appartiene solo allo Stato e che lo Stato si riprende attraverso operazioni come questa".

 


Per il questore Raffaele Grassi " Questa è una risposta forte a chi dice che lo Stato è debole lo Stato è forte e  risponde con forza all'arroganza delle cosche, di fronte alla quale reagisce e non arretra".


Secondo gl’inquirenti, i proprietari, Carmelo Salvatore Nucera e Giovanni Carlo Remo, arrestati per concorso esterno in associazione mafiosa hanno bussato alla porta dei massimi vertici dei Condello e dei De Stefano per chiedere il permesso di aprire il bar, denominato “Ritrovo Libertà”. La vecchia denominazione era ‘bar Malavenda.

 
Il presunto boss Giorgio De Stefano, di 68 anni, capo dell'omonima cosca della 'ndrangheta, avvocato da alcuni anni in pensione, cugino di Paolo De Stefano, capo storico della cosca ucciso nel 1985 nella «guerra di mafia» di Reggio Calabria figura tra le persone arrestate a Reggio Calabria nell'operazione, dopo aver scontato una condanna a tre anni e mezzo di reclusione inflittagli nel 2001 per concorso esterno in associazione mafiosa, attualmente era libero.

La stessa sorte di ‘don Paolino’, toccò all'epoca anche ai suoi fratelli, Giovanni ucciso all’interno del Roof Garden sul Lungomare di Reggio Calabria ed a Giorgio ammazzato in località ‘Acqua del Gallo’.

Arrestati dunque, per ordine della Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, i vertici strategici di cinque famiglie di ‘ndrangheta.

La Polizia di Stato, ha arrestato nella notte, esponenti delle cosche De Stefano, Franco, Rosmini, Serraino e Araniti.   Roberto Franco di 56 anni, capo dell’omonima famiglia mafiosa federata ai De Stefano; Domenico Stillitano di 54 anni e il fratello Mario Vincenzo Stillitano di 50 anni, rappresentanti apicali della stessa famiglia, alleata della cosca Condello; Antonino Araniti di 38 anni e Giovanni Sebastiano Modafferi di 39 anni, elementi di spicco della cosca Araniti federata ai Condello; Antonino Nicolò di 64 anni, elemento di rilievo della cosca Rosmini federata ai Condello; Dimitri De Stefano di 43 anni. Sequestrati beni per 10 mln; il valore stimato delle aziende e degli altri beni sequestrati. Tra i bar c’è anche il noto “Villa Arangea”.

“La famiglia De Stefano-Tegano, fonte Wikipedia, chiamata anche semplicemente famiglia De Stefano ed in precedenza famiglia Tripodo, sono una tra le più potenti 'ndrine calabresi e operano sul territorio di Reggio Calabria. Vengono definiti il clan degli "Arcoti" perché hanno la loro base nel quartiere di Archi, periferia nord di Reggio.

Storia. Origini. Il capostipite don Mico Tripodo era tra gli anni '50 e '70 uno dei tre esponenti di spicco della criminalità organizzata calabrese insieme a don Mommo Piromalli nella Piana di Gioia Tauro e Antonio Macrì nella Locride.

La cosca con lui fu alleata della Famiglia di Corleone, in Sicilia, divenne compare d'anello di Luciano Leggio e poi Totò Riina.

Anni '70

Tra il 1974 e 1976 scoppia una faida interna tra Paolo De Stefano e Mico Tripodo, che scaturirà nella prima guerra di 'Ndrangheta, dove vedrà il secondo perdente.

Don Mico Tripodo fu arrestato il 21 febbraio 1975 e incarcerato alla prigione di Poggioreale a Napoli e fu ucciso il 26 agosto 1976 in cella su richiesta di Paolo De Stefano dalla Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo che lavorava con loro nel traffico di droga.

Dagli anni settanta incrementano la loro presenza al nord e specialmente nel capoluogo lombardo.

Sono fra le cosche che partecipano alla prima guerra di 'Ndrangheta negli anni Settanta, causata dalla nuova generazione che si vuole immettere nei nuovi mercati illegali, come quello della droga.

A Reggio Calabria i De Stefano si scontrano con i Tripodo, allora cosca egemone nel reggino. Per la guerra viene ucciso nel 1974 Giovanni De Stefano.

I De Stefano vincono comunque la guerra, e tramite un accordo con la Nuova Camorra Organizzata, viene ucciso nel carcere di Napoli il capobastone della cosca rivale, Don Mico Tripodo (arrestato il 21 febbraio del 1975). Da quel momento in poi i De Stefano diventano una delle cosche più importanti e influenti in tutta l'organizzazione calabrese.

Nel novembre del 1977 viene ucciso un altro boss della cosca De Stefano Giorgio De Stefano all'apice della sua carriera criminale, attirato in una trappola ad un summit di ndrangheta in aspromonte; la sua eliminazione è stata decisa dalla 'ndrine di Gioia Tauro e San Luca che volevano evitare che giorgio dopo la vittoria nella prima guerra di ndrangheta diventasse troppo potente.

Il pentito Giacomo Ubaldo Lauro parla anche di un incontro nell'estate del 1970 tra i capibastone dei De Stefano Paolo e Giorgio e Junio Valerio Borghese. Secondo Vincenzo Vinciguerra la 'Ndrangheta per il golpe avrebbe messo in azione 1500 uomini.

Anni '80

Negli anni '80 entrano nel tessuto economico del comune laziale di Fondi, nel mercato ortofrutticolo e nel traffico di droga. Hanno contatti con la Camorra.

Il 13 ottobre 1985 con l'omicidio del boss Paolo De Stefano da parte degli Imerti che prima del fatto sancirono un'alleanza tramite il matrimonio del capobastone Antonio Imerti e Giuseppina Condello appartenente all'omonima 'ndrina scoppia la seconda guerra di mafia calabrese.

Nello stesso periodo di tempo, i De Stefano avevano assorbito la cosca dei Tegano. L'alleanza è stata suggellata dal matrimonio tra Orazio De Stefano e Antonietta Benestare, una nipote di Giovanni Tegano, il 2 dicembre 1985.

Dopo la morte di Paolo De Stefano assumono le redini del comando il figlio sedicenne Giuseppe De Stefano e suo zio Orazio De Stefano, durante la guerra contro i Condello.

Il nuovo capobastone il 2 dicembre 1985 si sposa con Antonietta Benestare, nipote del vecchio capobastone Giovanni Tegano. La guerra Condello-Imerti e De Stefano-Tegano porta nel giro di 6 anni a 685 morti.

Orazio De Stefano riesce a ristabilire la pax mafiosa grazie all'intervento della cosca "amica" dei Nirta (La Maggiore) di San Luca.

La guerra tra i Condello-Imerti e i De Stefano-Tegano provocò 621 morti. Mentre i principali capi dei De Stefano furono uccisi, toccò ai Tegano continuare la guerra. I Tegano furono i negoziatori chiave per la pax mafiosa a Reggio Calabria negli anni Novanta tra i Tegano, i De Stefano, i Libri e i Latella, da una parte, e gli Imerti, Serraino, Condello e Rosmini, dall'altra, i quali divisero la città nelle loro sfere di influenza.

Secondo il sociologo Pino Arlacchi lo sfondo della guerra fu il tentativo dei fratelli De Stefano di investire le loro ricchezze e potere di impadronirsi del Porto di Gioia Tauro.

 

Lo scontro con la famiglia Piromalli, che di fatto monopolizzava il porto, ha causato l'omicidio perpetrato dagli Imerti nei confronti di Paolo De Stefano.

Anni '90

Pasquale Tegano dal 1994 si dà alla latitanza; verrà arrestato 10 anni più tardi. Oggi emergono divergenze tra i ceppi De Stefano e Tegano sulla divisione delle estorsioni. I Tegano assicurano la neutralità del loro vecchio nemico Pasquale Condello. Giovanni Tegano è l'attuale capobastone.

Anni 2000

Dal 22 febbraio 2004 con l'arresto di Orazio De Stefano il capo cosca è stato Giuseppe fino all'arresto nel dicembre 2008.

Il 6 agosto 2004 è stato arrestato uno dei 30 latitanti più ricercati, Pasquale Tegano di 49 anni. Capo dell'omonima cosca e alleato dei De Stefano. Accusato di omicidio, associazione mafiosa ed estorsione.

Arrestato dai carabinieri a nord di Reggio Calabria. Autore dell'accordo che portò a una pace mafiosa tra le cosche.

Paolo Schimizzi, nipote di Giovanni Tegano, scompare per lupara bianca nel settembre 2008.

Il 10 dicembre 2008 viene arrestato nel Quartiere Pietrastorta a Reggio di Calabria il capobastone Giuseppe De Stefano, latitante dal 2003, tra i 30 più ricercati d'Italia.

Il 18 agosto 2009 viene arrestato a Taormina Paolo Rosario De Stefano cugino di Giuseppe De Stefano, in vacanza insieme alla famiglia, tra i 30 latitanti più ricercati in Italia.

Il 26 aprile 2010 è stato arrestato a Reggio di Calabria, in località Terreti il capobastone Giovanni Tegano insieme ad altre 5 persone.

Il 23 giugno 2010 i carabinieri compiono 42 arresti in Lombardia, Friuli Venezia Giulia ed Emilia-Romagna nei confronti di presunti esponenti dei Condello, e dei De Stefano-Libri, accusati di associazione mafiosa ed estorsione.

È stato arrestato anche Cosimo Alvaro, figlio di Domenico, membro dell'omonima 'ndrina e membri dei Rugolino di Reggio, i Buda-Imerti di Villa San Giovanni, gli Italiano di Delianuova, gli Zito-Bertuca di Fiumara di Muro e i Creazzo di Scilla. Sono stati sequestrate oltre 20 imprese, centri sportivi, appartamenti e terreni.

Grazie all'operazione viene confermata la presenza di una cupola nella gestione degli affari illeciti del reggino con a capo Pasquale Condello, Giuseppe De Stefano e Pasquale Libri.

Il primo luglio 2010 la polizia arresta a Milano 15 presunti esponenti dei De Stefano, accusati di usura, associazione di stampo mafioso e intestazione fittizia di beni.

Ad ottobre 2010 Roberto Moio nipote di Pasquale e Giovanni Tegano diventa pentito.

Il 5 aprile 2011 vengono arrestate, durante l'operazione Archi 21 persone presunte affiliate alle cosche Tegano e Labate, tra cui Giuseppe e Bruno Tegano, fratelli di Giovanni, ne mancano all'appello 5 tra cui il capo dei Labate: Pietro Labate, uscito dal carcere solo un anno prima.

Il 14 marzo 2011 si conclude l'operazione Redux-Caposaldo che porta all'arresto di 35 persone in Lombardia ritenute affiliate ai Barbaro, ai De Stefano, ai Pesce e alle cosche di Africo.

Sono accusati di estorsione agli esercizi pubblici delle stazione della metropolitana, ai chioschi di panineria, alla gestione illecita del personale della sicurezza dei locali notturni, associazione mafiosa e spaccio di droga.

Il 18 novembre 2011 si conclude l'operazione della guardia di finanza Astrea contro 11 persone vicine alle cosche Tegano-De Stefano, tra cui appartenenti ai servizi segreti, massoneria, avvocati, commercialisti e imprenditori.

Venanzio e Carmelo Tripodo, figli di Don Mico il 20 dicembre 2011 vengono condannati a 15 e 13 anni di carcere per infiltrazioni mafiosi nel comune latino di Fondi.

Il 3 aprile 2012 si viene a conoscenza che la DDA di Reggio di Calabria sta indagando su Romolo Girardelli presunto faccendiere dei De Stefano che sarebbe legato in affari con l'ex tesoriere della Lega Nord Francesco Belsito, il primo col bisogno di riciclare denaro sporco, l'altro nascondere parte dei soldi ricevuti dai rimborsi elettorali.

Da una indagine della DIA del 2013 emergerebbe un coinvolgimento di esponenti dei De Stefano con uomini e faccendieri legati all'ex tesoriere del partito della Lega Nord Belsito.

Il 10 dicembre 2014, nell'operazione Padrino della Polizia di stato di Reggio Calabria, vengono arrestati a Reggio Calabria 25 presunti affiliati alla Cosca Tegano.

Operazione TNT 2, inizio 2015: otto arresti nella cosca Franco-Murina, costola dei Tegano, per associazione a delinquere di stampo mafioso, traffico di esplosivo e droga. Inoltre sono state sequestrate alcune imprese, numerosi immobili, beni mobili, autoveicoli, rapporti bancari e prodotti finanziari, per un valore di circa 10 milioni di euro.

Membri storici.

Capibastone (ufficiale e reggente)

c. 1930-1959 — Domenico Strati — rimosso e ritiratosi nel 1959.

1959-1976 — Domenico "Don Mico" Tripodo — imprigionato nel 1957-1962, assassinato il 26 agosto 1976.

Reggente 1959-1962 — Paolo De Stefano

1976-1977 — Giorgio De Stefano — assassinato nel novembre 1977.

1977-1985 — Paolo De Stefano — assassinato nel 1985.

1985-1996 — Giorgio "L'Avvocato" De Stefano — imprigionato il 1º luglio 1996.

1996-2010 — Giovanni Tegano — latitante dal 1993, imprigionato a vita nel 2010.

 Reggente 1996-2004 — Pasquale "Nocciolina" Tegano — imprigionato a vita nel 2004.

Reggente 2004-2008 — Giuseppe De Stefano — latitante dal 2003, imprigionato nel 2008-2026.

Reggente 2008-2009 — Paolo Rosario De Stefano — latitante dal 2005, imprigionato nel 2009.

Reggente 2009-2014 — i quattro generi di Giovanni Tegano — arrestati nel dicembre 2014.

 

Altri membri di spicc

Orazio De Stefano, padrino arrestato nel 2004

Domenico Tegano — vangelista potente e presunto rappresentante al Crimine..

Carmelo Barbaro — camorrista di alto livello, latitante dal 2001, viene arrestato il 12 settembre 2009.

Giovanni Pellicano, referente di Giovanni Tegano. Con l'aiuto del fratello Francesco si è attivato, per raccogliere il consenso elettorale in favore dell'ex consigliere regionale del Pd Nino De Gaetano alle elezioni regionali del 2010. Entrambi i Pellicano sono stati arrestati nel 2014.

Collaboratori di giustizia

Consolato Villani, Roberto Moio, Giovanbattista Fracapane e Nino Fiume”.

Domenico Salvatore

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