Lotta alla mafia, lo Stato ed il sindaco Giuseppe Falcomatà al fianco del testimone di Giustizia Tiberio Bentivoglio, intimidito

29.02.2016 21:46

 

REGGIO CALABRIA, 29 FEB 2016 - Un incendio ha distrutto i magazzini della sanitaria Sant'Elia a Reggio Calabria, di proprietà del testimone di giustizia Tiberio Bentivoglio che da molti anni combatte contro le cosche della 'ndrangheta.

Proprio per questo, l'imprenditore dal 1992 è vittima di intimidazioni gravi ed è sottoscorta.

L'incendio è avvenuto poco dopo mezzanotte. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco che hanno spento le fiamme.

Nel magazzino sono stati trovati i residui di un contenitore di plastica. Sull'accaduto sono in corso le indagini della polizia di Stato.

Per sostenere l'imprenditore l'agenzia nazionale per i beni confiscati gli aveva assegnato dei nuovi locali in un altro quartiere della città che avrebbero dovuto aprire nei prossimi mesi.

TESTIMONE DI GIUSTIZIA SOTTO TIRO, AL ROGO LA ‘SANITARIA SANT’ELIA’. MA LO STATO NON PUO’ PERDERE QUESTA BATTAGLIA

Domenico Salvatore

Il testimone di giustizia Tiberio Bentivoglio, imprenditore reggino, da una ventina di anni, ha iniziato una sua personale battaglia contro il pizzo, la tangente, la mazzetta; contro il rakett delle estorsioni.

Una ribellione, pagata a caro prezzo: dal 1992 è stato destinatario di numerose rappresaglie, intimidazioni, attentati, furti, bombe,  danneggiamenti. Il 9 febbraio 2011, hanno pure tentato di ucciderlo.

Da allora viaggia sotto scorta.

L’incendio di vaste proporzioni, nella notte, ha completamente distrutto il deposito; Un negozio di articoli per gravidanza e prima infanzia.  

L’allarme è scattato intorno alla mezzanotte. I Vigili del Fuoco sono arrivati in fretta e furia, ma non tanto da salvare il negozio, letteralmente divorato dalle fiamme.

I piromani della ‘ndrangheta, hanno fatto un lavoro efficiente. Sul posto dell’attentato, quasi certamente di natura dolosa, la Polizia di Stato che in città si muove sotto le direttive del questore Raffaele Grassi, ha rinvenuto tra le macerie ancora fumanti un tappo e i resti di una tanica. Le indagini sono seguite dal capo della Squadra Mobile Francesco Rattà.


Forse non è stato il primo a Reggio Calabria a dire pubblicamente di no al pizzo, ma certamente fra i più noti.

La ‘ndrangheta non perdona.

Il  9 febbraio 2011, qualcuno ha sparato contro l'imprenditore sei colpi di pistola.  Il colpo mortale, che doveva raggiungerlo alla schiena è stato deviato dal marsupio che indossava. Un altro gli ha devastato il polpaccio. Quattro proiettili si sono persi nel vuoto. 

L’attentato non lo ha fermato.  Tiberio Bentivoglio, ha continuato a lottare tanto contro il racket; a denunciare silenzi e connivenze. Insieme a Libera, dal 2005 l'imprenditore è diventato uno degli "ambasciatori" della lotta antiracket .

Purtroppo sappiamo come vadano le cose dalle nostre parti. I debiti si sono accumulati, i fornitori hanno iniziato a negargli l'invio di merce a credito.

Le banche, hanno iniziato ad erogare con i contagocce. a Prestiti e fidi si stanno diradando.

Ma negli ultimi anni, Bentivoglio ha anche dovuto lottare per tenere in vita la propria attività.  

Il risarcimento per le vittime del rakett  è previsto dalla legge ma ciò avviene sempre con estremo ritardo. Intanto la clientela si assottiglia, sino quasi a sparire.  

Bentivoglio, usufruisce di un immobile confiscato, in centro città. Le istituzioni, hanno fatto sentire la loro solidarietà

 A partire dal sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Falcomat: "L'incendio al magazzino della sanitaria Sant'Elia  è un fatto gravissimo che deve richiamare l'attenzione delle massime istituzioni nazionali.

Tiberio è stato in questi anni un simbolo della Reggio onesta; un portabandiera dell'economia sana della città, che ha deciso di non piegarsi al giogo della 'ndrangheta. La sua testimonianza ha attraversato l'Italia, veicolata dall'impegno dell'associazione antimafia Libera, ponendosi come esempio di ribellione al cancro mafioso.

Chi ha colpito, per l'ennesima volta, Tiberio Bentivoglio, in realtà ha colpito tutti noi. A questi vigliacchi che agiscono nel buio vogliamo gridare che non ci fanno paura".

Già in occasione del tentato omicidio si era levata forte la forza della solidarietà di Libera:“ Non sappiamo chi ha sparato e chi ha armato la mano di chi ha sparato. Siamo convinti, però, che all’alba del 9 febbraio, nelle campagne di Reggio Calabria, hanno tentato di ammazzare Tiberio Bentivoglio per uccidere l’uomo e, con l’uomo, il percorso di liberazione dal ricatto delle cosche che stiamo indicando da oltre un anno.

Con l’agguato a Tiberio, hanno tentato di porre fine ad una vita e, nel contempo, ad un’esperienza che evidentemente sta cogliendo nel segno, alimentando nervosismi e reazioni violente.

Non ne siamo stupiti e siamo, soprattutto, pronti a rilanciare, ben consapevoli che, come ha ricordato don Luigi Ciotti, ‘siamo sul fronte e non si può più restare fermi a guardare.

La solidarietà e l’indignazione non basta: non si può essere indifferenti. Ci vuole uno scatto da parte di tutti e prendere coscienza che è una corresponsabilità’.

Convinti della inderogabile necessità di questo scatto e per sollecitare una chiara ed immediata assunzione di responsabilità da parte di tutte le istituzioni preposte, il Coordinamento reggino, il Coordinamento regionale e l’Ufficio nazionale di Libera vogliono oggi fare un appello alla corresponsabilità innanzitutto tra noi stessi, all’interno dell’Associazione, e poi anche con gli altri, con particolare riferimento alle istituzioni“.

A questi messaggi di violenza rispondiamo nell’unico modo che conosciamo: rilanciando il nostro impegno sul territorio, nella convinzione che la strada è quella giusta e che non si deve avere paura, ma anche pretendendo una corale e immediata assunzione di responsabilità da parte della politica, delle istituzioni, del mondo imprenditoriale, delle comunità ecclesiali e di tutta la società civile, mai come in questo momento chiamate a supportare con i fatti questo percorso di liberazione.

A Tiberio, alle altre vittime del racket e ai tanti commercianti reggini che hanno deciso di compiere una scelta di libertà e dignità va infatti garantita ogni forma di sostegno e tutela. Devono sentire di non essere soli. Devono sapere di avere al proprio fianco un’intera comunità, perchè non vogliamo eroi, perchè gli eroi non servono“.

Il referente regionale professore Mimmo Nasone era andato giù duro: “ritardi vergognosi da parte delle istituzioni”, ribadendo che “più volte abbiamo parlato di mafia-rock e Stato-lento. I cittadini non possono essere lasciati soli, la Prefettura non può continuare a chiederci di avere pazienza perchè c’è chi, in determinate situazioni di sofferenza e difficoltà, pazienza non può averne. E’ come dire al morto di fame di avere pazienza anzichè dargli un tozzo di pane. Questo senso di responsabilità deve averlo, ovviamente, anche la giustizia che non può essere forte coi deboli e debole coi forti. Le persone denunciate da Tiberio sono libere. Noi siamo ottimisti, io penso che la città cambierà, ma il cambiamento deve partite dalle istituzioni perchè non si può chiedere ai cittadini di fare grandi sforzi senza alcun tipo di supporto“.

Lo Stato c’è, e non vuole perdere la faccia. E’ vivo e vegeto e sempre in prima linea nella lotta alla mafia. Lo ha ribadito recentemente il ministro degl’Interni Angelino Alfano.

Il Governo ha detto chiaro, forte e tondo, che voglia restituire al cittadino fiducia e credibilità e soprattutto gli spazi di libertà e di democrazia; che intenda, riconquistare il terreno perduto; recuperare e rilanciare.

Repressione, ma anche prevenzione. E, senza militarizzare il territorio, dotare le strutture periferiche di mezzi e uomini.

Ma la ‘ndrangheta, non è scomparsa, né si è rintanata. Al massimo si nasconde. In qualche modo, con una serie di attentati contro il patrimonio e la persona, ha fatto sentire la sua ‘voce’ inconfondibile.

Un braccio di ferro, senza esclusione di colpi, che si va facendo sempre più stringente. Il Parlamento sta studiando ulteriori e più energiche misure per contrastare, in maniera efficiente ed efficace, la sfida della criminalità organizzata.

Domenico Salvatore

 

 

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