Lotta alla mafia, La Polizia di Stato smantella la joint-venture fra le cosche di 'ndrangheta di Rizziconi e Oppido Mamertina

29.01.2016 22:27

 

Il mamertino  Giuseppe Ferraro, di 47 anni capocosca di Oppido Mamertina, impelagato nella famigerata faida, Ferraro-Raccosta e famiglie satelliti, contro Mazzagatti-Polimeni-Bonarrigo e soci, ricercato dal '98 ed il rizziconese, Giuseppe Crea, di 37, latitante dal 2006,  considerato il figlio prediletto di Teodoro "Toru" Crea, era il vertice dell'omonimo clan di Rizziconi. I due latitanti, erano ritenuti violentissimi e sanguinari.  Sono stati arrestati dalla polizia in provincia di Reggio Calabria, tra Melicucco e Rizziconi. Il bunker, era dentro un costone in una località chiamata Agro di Maropati

LOTTA ALLA MAFIA ARRESTATI A MAROPATI DUE CAPICOSCA DELLA ‘NDRANGHETA DELLA STERMINATA PIANA DI GIOIA TAURO

Domenico Salvatore

Un’altra brillante operazione antimafia della Questura di Reggio Calabria, guidata dal dirigente superiore, Raffaele Grassi. Blitz a ripetizione dall’inizio dell’anno, la dicono tutta sulle intenzioni del Governo e del Parlamento di riconquistare il territorio, in mano alle cosche mafiose; e di restituite al cittadino la libertà e la democrazia.

Lo Stato c’è; e, bussa due volte, al bunker della ‘ndrangheta. La magistratura, anche e sottoscrive mandati di cattura a tutto spiano; la Polstato, pure e cattura i latitanti, fin dentro il loro stesso covo-rifugio. I latitanti della 'ndrangheta Giuseppe Ferraro, ricercato dal '98 e Giuseppe Crea, latitante dal 2006 sono stati arrestati dalla polizia in provincia di Reggio Calabria, tra Melicucco e Rizziconi. I due boss della ‘ndrangheta, vivevano nascosti in un bunker, dove era celato anche un arsenale di armi: c'era pure un fucile mitragliatore.  Il bunker era dentro un costone in una località chiamata Agro di Maropati. Si tratta di una costruzione in metallo dotata all'interno di tutti i confort. 

Giuseppe Ferraro, di 47 anni, e Giuseppe Crea, di 37, sono due boss, entrambi capicosca. Ferraro, latitante dal 1998, deve scontare una condanna all'ergastolo per omicidio ed associazione mafiosa, mentre Crea, irreperibile dal 2006, è stato condannato per associazione mafiosa.

Nel nascondiglio i poliziotti, nel momento dell'irruzione, secondo quanto ha riferito il questore di Reggio Calabria, Raffaele Grassi, che ha diretto l'operazione che ha portato ai due arresti, hanno trovato un fucile mitragliatore, una decina di fucili di vario tipo ed un consistente quantitativo di pistole. 

Le armi, rappresentavano, secondo gli investigatori, uno degli arsenali delle cosche di riferimento dei due latitanti.

"In pochi giorni la polizia di Stato ha ottenuto un altro successo investigativo a Reggio Calabria", dichiara il capo della polizia Alessandro Pansa. "L'operazione conclusa oggi - aggiunge Pansa - testimonia lo straordinario impegno della polizia di Stato nella lotta alla criminalità organizzata". "Un ringraziamento - conclude Pansa - va a tutti i poliziotti che con grande senso del dovere e spirito di sacrificio lavorano quotidianamente per garantire la legalità e il vivere civile".

I due superlatitanti della ‘ndrangheta, Giuseppe Ferraro e Giuseppe Crea, catturati questa mattina all’alba dagli uomini della Squadra Mobile di Reggio Calabria, agli ordini di Francesco Rattà, con il supporto  della prima sezione dello Sco, guidata da Andrea Grassi, avevano costruito un nascondiglio, presso che inviolabile;  a ridosso dei contrafforti aspromontani .

Crea, reggente dell’omonimo clan, inseguito da quattro diversi mandati d’arresto per mafia e altri reati, era ricercato da oltre dieci anni. Invece Ferraro, condannato definitivamente all’ergastolo per un duplice omicidio, ma sospettato anche di averne commissionati altri sei, sfuggiva agli investigatori da diciotto.

Le indagini, sono orientate a capire, se i due  personaggi durante la latitanza abbiano commesso altri crimini. L’operazione, predisposta oggi per catturarli, dopo oltre un anno di indagine è stata pianificata con la massima attenzione.

Gli agenti, una sessantina hanno accerchiato la zona di buon mattino.  Solamente una decina di uomini, sono arrivati alle porte del bunker. C’era anche un ufficiale medico al seguito, pronto ad intervenire, in caso di necessità.

Crea e Ferraro, sono stati sorpresi ancora nel sonno; non hanno avuto il tempo per reagire e mettere mano ai due fucili a pompa con il colpo in canna, appesi accanto al letto a castello in cui dormivano. Il blitz è stato secco, perentorio e preciso.

Uno sbattere di anfibi, un rumore di porte divelte, le grida. Poi la fine di tutto. L’appartamento ricavato sotto terra, in pratica un bunker inesplorabile è stato rivoltato come un calzino. Era pieno di armi; un mini-appartamento, dotato anche di energia elettrica e tv.

Non mancava la cucina attrezzata, un frigorifero, una doccia con tanto di acqua calda, provviste fresche, ma anche un vero e proprio arsenale di armi lunghe e corte, fra cui un Ak-47,  pronte ad essere utilizzate.

Gli organi inquirenti, vogliono sapere anche, se le armi siano state usate contro i familiari di  Pasquale Inzitari, ex consigliere provinciale condannato per concorso esterno perché considerato uomo a disposizione del clan Mammoliti - Rugolo.

C’è il sospetto, che possano essere state usate contro Francesco Inzitari, il figlio  diciottenne ammazzato nel dicembre del 2009 con dieci colpi di pistola, con inaudita ferocia, da distanza ravvicinata. Alla luce delle dichiarazioni del pentito Bruzzese.

Il maggior indiziato è  Giuseppe Crea. Attende risposte anche la mattanza della faida di Oppido Mamertina fra i Ferraro-Raccosta e i Mazzagatti-Bonarrigo. Omicidi senza  colpevoli, legati a quell’ecatombe.

Il procuratore aggiunto Gaetano Paci, coordinatore delle indagini della procura antimafia nel tirrenico reggino “Oggi possiamo dire che  nel territorio in cui i due latitanti sono stati catturati sono state ripristinate le condizioni minime della democrazia, suturando la ferita che l’azione dei Crea aveva provocato non solo alla Calabria, ma a tutta la Repubblica.

Speriamo che questa nuova operazione, con cui abbiamo liberato il territorio da due pericolosissimi latitanti, sia un messaggio per i cittadini. Se qualcuno iniziasse a fornirci informazioni ed elementi le cose potrebbero davvero cambiare in questo territorio, ma i primi segnali li stiamo già registrando”. 

I due boss, erano considerati tra i criminali più pericolosi d’Italia; e per questo inseriti nell’elenco dei latitanti ricercati dal Ministero dell’Interno. Come avranno fatto gli agenti della Squadra Mobile del dirigente Francesco Rattà a scovarli?

Pentiti, fiancheggiatori, confidenti, che hanno soffiato e spifferato, ma soprattutto le moderne tecnologie, di cui sono dotate le forze di polizia; e le migliori menti investigative che lo Stato ha sguinzagliato in questa parte della Calabria.

Un lavoro d’intelligence, che ha dato risultati proficui e cospicui. Il bunker,  una costruzione in metallo dotata all'interno di tutti i confort e soprattutto di armi, era nascosto dentro un costone in una località sperduta ed impervia di Maropati.  

Per il Procuratore capo della Repubblica di Reggio Calabria, Federico Cafiero de Raho
"L'arresto dei due latitanti di 'ndrangheta rappresenta il risultato di una strettissima sinergia della Dda con la Squadra mobile di Reggio Calabria; la liberazione del territorio dai due pericolosissimi latitanti, può rappresentare l'inizio di una maggiore vicinanza della gente verso la Procura e la Polizia di Stato al fine di illuminare fatti gravissimi come l'omicidio di Francesco Maria Inzitari.

Per il ministro dell’Interno Angelino Alfano,  il blitz che ha portato questa mattina alla fine della latitanza dei due pericolosi boss calabresi: "  Dimostra, che non si possa sfuggire per sempre alla giustizia, perché la squadra-Stato lavora ogni giorno per ripulire il territorio dalla mala pianta del crimine organizzato, perché i cittadini, che della squadra-Stato fanno parte, possano credere sempre di più nella forza delle istituzioni.

Oggi è un'altra bella giornata per tutti e per il Paese, perché  la Giustizia ha vinto ancora una volta e ha vinto in modo eclatante con l'individuazione e l'arresto di due boss "capicosca" della 'ndrangheta, catturati in un bunker in provincia di Reggio Calabria".  Domenico Salvatore

Cerca nel sito

Array