Locride abbandonata a se stessa, il sindaco Giovanni Calabrese lancia l'allarme

02.02.2016 17:44

 

 

Alle organizzazioni criminali, non interessa proprio un bel niente se duecento dipendenti restino appiedati; se una quattordici o quindici pullman, vengano mandati al rogo. Loro vogliono i soldi, in contanti e subito, altrimenti…

LA MALAVITA INSISTE: ‘FEDERICO DELENDA EST’, CHI SIA STATO NON SI SA, MA NESSUN DUBBIO SUL DOLO

Domenico Salvatore

Non c’è pace sotto gli ulivi della Calabria. E nemmeno in Piazza Italia, a Reggio, dove si erano radunati i sindaci della Jonia per protestare anche contro l’ennesimo scippo ai danni della Calabria e della zona della sterminata Locride, in balia delle onde, della ndrangheta e degli eventi climatici.

La convenzione, era stata sottoscritta dall’Autorità di gestione del Pon Sicurezza, il prefetto Nicola Izzo, dal prefetto di Reggio Calabria, Luigi Varratta, dal vescovo della Diocesi di Locri-Gerace, S.E. Giuseppe Fiorini Morosini, e dal presidente del tempo del Comitato dei sindaci della Locride, Ilario Ammendolia. Testimonial d’eccezione era stato il calciatore calabrese Rino Gattuso.

Tutti desparecidos?  

A cui, si deve aggiungere anche, l’abbandono dello Stato.

L’Azienda Federico Spa,  conosciuta per l'elevato standard qualitativo dei servizi offerti e per l'estrema competenza e professionalità del proprio personale, amministrativo e viaggiante, di nuovo nell’occhio del ciclone.

Non si arresta l’escalation di attentati ed intimidazioni in Calabria. Le fiamme, sarebbero partite da un autobus e poi a catena, si sarebbero propagate agli altri parcheggiati vicino.

Il 14 gennaio del 2012, furono quattro gli autobus , e una autovettura Lancia Y, completamente distrutti da un incendio doloso, Altri due autobus parcheggiati nei pressi subirono ingenti danni.

Il 20 febbraio 2013, sei autobus sono stati incendiati a Satriano, nel Catanzarese. in Via del Commercio, nella zona industriale. Quattro andarono completamente distrutti dalle fiamme. I Vigili del Fuoco di Soverato ne salvarono due.

Il 3 maggio del 2013 l’ennesimo attentato contro gli automezzi della ditta Federico.

Tre mesi più tardi, a Santa Caterina dello Ionio un altro pullman è stato dato alle fiamme nel piazzale antistante la stazione. Nel gennaio 2014 sempre a Santa Caterina altri due mezzi.  

Nuovo incendio (1 febbraio 2016); ma, stavolta ancora più eclatante e rocambolesco. Prima di Locri, Satriano, Santa Caterina allo Jonio, per fermarci alla Calabria.

“Quattordici autobus sono stati distrutti a Locri da un incendio di vaste proporzioni, sulla cui natura sono in corso accertamenti, scoppiato poco dopo la mezzanotte all'interno del deposito dell'azienda di autolinee Federico.

Le fiamme, fonte Ansa, sviluppatesi da un primo autobus si sono propagate in brevissimo tempo a tutti gli altri mezzi in sosta nelle immediate vicinanze.

Sul posto sono intervenute tre squadre di vigili del fuoco con quattro autobotti, che hanno lavorato per quattro ore riuscendo a salvare solo uno dei 15 mezzi parcheggiati all' interno del piazzale, in contrada Riposo di Locri.

Gli autobus sono utilizzati per il servizio di trasporto di studenti e pendolari in tutta la costa jonica reggina. Già in passato la società di autolinee reggina è stata oggetto di roghi che hanno distrutto e danneggiato diversi autobus provocando notevoli danni”.

Del grave episodio, scoppiato tra domenica 31 gennaio e lunedì 1 febbraio 2016, si stanno interessando un po’ tutti gli organi inquirenti, ciascuno per la loro parte di competenza.

 Il capitano Rosario Scotto di Carlo, nuovo comandante della Compagnia Carabinieri di Locri, coordinato dal comandante zonale, il nuovo tenente Colonnello del Gruppo Carabinieri di Locri, Pasqualino Toscani, tutti agli ordini del colonnello Lorenzo Falferi, comandante provinciale; il sindaco Giovanni Calabrese; il vescovo di Locri, Francesco Oliva; il prefetto di Reggio Calabria, Claudio Sammartino; il questore di Reggio Calabria, Raffaele Grassi.

Sovrintende alla indagini il p.m. di turno, coordinato dal procuratore capo della Repubblica di Locri, Luigi D’Alessio. Ma il ministro degl’Interni, Angelino Alfano segue l’evolversi del caso Locri; sempre più al centro dell’attenzione, a partire dall’omicidio del dottor Francesco Fortugno, vicepresidente del Consiglio Regionale della Calabria.

L’ultima bravata della malavita locridea, è collegata alle minacce, ricevute dalla società di calcetto femminile, partecipante al campionato di serie A. L’incendio, che ha coinvolto anche un pullman della ditta “La Mediterranea”, è divampato poco dopo la mezzanotte.

I Vigili del Fuoco, di Siderno, Bianco e Reggio Calabria, non si sono risparmiati, ma  sono riusciti strappare alle fiamme, solamente un pullman.

Il cavaliere Giuseppe Federico, titolare della ditta in questione allarga le braccia sconsolato, deluso ed amareggiato:” Incredibile! Se ci sono le condizioni giuste per andare avanti, bene, altrimenti alziamo bandiera bianca”.

 

Visti i precedenti, prima di dire che sia stata la ‘ndrangheta, le forze di polizia coordinate dalla magistratura, vogliono verificare.

Sebbene, viste le modalità dell’attentato e la tanica bruciacchiata repertata, vi siano ben pochi dubbi al riguardo.  

Un disagio morale, psichico, spirituale, psicologico e materiale che attanaglia gli utenti: studenti, operai, viaggiatori standard, usuali o casuali.

La politica (Comune, Provincia, Regione, Governo), si sta muovendo da Capo Passero al Monte Bianco.

Non solo per condannare il vile gesto, ma anche per esprimere la solidarietà, alle ditte colpite dall’attentato…

Hanno ucciso l'Uomo Ragno /chi sia stato non si sa/ forse quelli della mala forse la pubblicità/ hanno ucciso l'Uomo Ragno/ non si sa neanche il perché/ avrà fatto qualche sgarro a qualche industria di caffè/ Alla centrale della polizia Il commissario dice che volete che sia/ quel che è successo non ci fermerà Il crimine non vincerà/ma nelle strade c'è il panico ormai/ nessuno esce di casa nessuno vuole guai/ ed agli appelli alla calma in TV/ adesso chi ci crede più/…”.

E adesso? Intanto, si fa la stima dei danni e si stila il referto-rapportino da inviare alla magistratura ordinaria; le telecamere di videosorveglianza nella zona, sono state sequestrate dai carabinieri.

In caso contrario, il fascicolo passerebbe alla DDA di Reggio Calabria, diretta dal procuratore capo Federico Cafiero De Raho.

Sconforto, depressione, tristezza ed avvilimento fra i dipendenti della ditta Federico per lo scenario nient’affatto rassicurante, che potrebbe materializzarsi da qui a qualche giorno.

Il rappresentante legale della società, Rosario Federico, dopo uno dei tanti attentati aveva dichiarato all’Ansa: «Se questi atti continueranno a perpetrarsi, l’azienda si vedrà costretta, suo malgrado, a ridimensionare i servizi e a licenziare del personale”. I quindici  mezzi, parcheggiati all’interno del piazzale ed utilizzati per il trasporto di studenti e pendolari lungo tutta la costa Jonica.

Mafia o non mafia, poco importa. La politica (il sindaco Giovanni Calabrese, il presidente della Provincia, il governatore Mario Oliverio, pretendono risposte chiare e tempestive da parte del Governo e dello Stato. Soprattutto nella sterminata Locride, in balia delle onde e di se stessa.

La gente, esasperata ed allo sbando, non sa più che santo pregare. Va in onda, una nuova e più allarmante emergenza criminalità.

La ditta Federico in attività da ottant’anni, garantisce reddito, a oltre duecento lavoratori. Se fosse costretta dal rakett a chiudere i battenti, sarebbe una jattura.

Un grosso vantaggio,  per le bande che infestano il territorio, ma anche una sconfitta per o Stato.

Gli autobus bruciacchiati, erano quelli utilizzati per collegare la Locride con Catanzaro e Cosenza. Tutte le mattine si muovevano carichi di studenti e pendolari. I più vicini aeroporti, sono quelli di Reggio Calabria e Lametia Terme. La zona jonica, senza raddoppio del binario e senza elettrificazione è praticamente ‘out’, per quanto riguarda i collegamenti via treno,. Vecchie vaporiere traballanti. Come nelle scene di “C’era una volta il Vest”… ‘La tradotta che parte da Torino/a Milano non si ferma più/ma la va diretta al Piave,/cimitero della gioventù./…’

Domenico Salvatore

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