Le mani della 'ndrangheta sulla città della Fata Morgana

10.05.2016 18:52

Operazione “Fata Morgana” 10 maggio 2016-I provvedimenti, a firma del procuratore capo della Repubblica di Reggio Calabria, Federico Cafiero De Raho e dei Sostituti Procuratori Rosario Ferracane, Giuseppe Lombardo, Luca Miceli e Stefano Musolino, hanno riguardato soggetti operanti nella cosiddetta “zona grigia”, a testimonianza dell’ormai assodata evoluzione dei sodalizi criminali che, utilizzando finemente ed in modo sistemico la fitta rete di entrature ed agganci anche nella P.A., sono in grado di condizionare l’economia e l’imprenditoria, già sofferenti per l’attuale congiuntura economica, tanto da far emergere un sistema criminale in grado di alterare gli equilibri della classe dirigente ed imprenditoriale della città. I soggetti colpiti da provvedimento di fermo sono:ROMEO Paolo, nato a Reggio Calabria il 19.03.1947;SARACENO Natale, nato a Reggio Calabria il 19.01.1963;CHIRICO Giuseppe, nato a Reggio Calabria il 09.06.1960;MARRA Antonio, nato a Reggio Calabria il 15.05.1955;FRASCATI Emilio Angelo, nato a Reggio Calabria il 19.11.1956;IDONE Antonio, nato a Cannitello – Villa San Giovanni (RC), il 9.12.1951;MARCIANO’ Domenico, nato a Reggio Calabria il13.10.1983. Le accuse contestate, a vario titolo, sono di associazione a delinquere di stampo mafioso, finalizzata anche all’intestazione fittizia ed all’estorsione.

 

ALL’ALBA DI OGGI, MILITARI DEL COMANDO PROVINCIALE DELLA GUARDIA DI FINANZA DI REGGIO CALABRIA HANNO ESEGUITO, SU DISPOSIZIONE DELLA DIREZIONE DISTRETTUALE ANTIMAFIA DI REGGIO CALABRIA, NR.07 PROVVEDIMENTI DI FERMO DI INDIZIATI DI DELITTO, NEI CONFRONTI DI IMPRENDITORI, PROFESSIONISTI

Domenico Salvatore

L’odierna operazione della DDA,  che ruota attorno alla figura di Paolo Romeo, assomiglia ad un remake di una vecchia indagine sui poteri occulti, che in passato hanno avuto un ruolo di gestione nella città di  Reggio Calabria.

La ‘ndrangheta reggina, non si pone limiti…”Tutta mia la città”. ‘I finanzieri di Reggio Calabria hanno eseguito un provvedimento di fermo emesso dalla Dda nei confronti di imprenditori e professionisti reggini.

Tra gli altri anche l'ex deputato Psdi Paolo Romeo, già condannato in passato per associazione mafiosa.  

Indagati l'ex procuratore della Repubblica di Palmi Giuseppe Tuccio, il presidente della Provincia di Reggio Calabria Giuseppe Raffa, di Forza Italia, ed il sacerdote Giuseppe "don Pino" Strangio, di San Luca in Aspromonte, canonico del Santuario Mariano della Madonna della Montagna di Polsi.

Sono indagati, tra gli altri, fonte Ansa, anche il cancelliere capo della Corte d'Appello Aldo Inuso, l'ex presidente della Reggina Calcio Pino Benedetto, l'avvocato Rocco Zoccali, il consigliere provinciale di Reggio Demetrio Cara che sostiene la maggioranza di centrodestra ed un impiegato del Consiglio regionale, Giovanni Pontari. Stamani i finanzieri del Comando provinciale di Reggio Calabria hanno perquisito le loro abitazioni ed i loro uffici. Secondo l'accusa, il cartello di "colletti bianchi" avrebbe "condizionato" molte attività economiche "manipolando" la gestione, soprattutto per quel che riguarda la grande distribuzione. Tutto ciò avveniva con la complicità di funzionari pubblici. 
Le indagini avrebbero evidenziato l'esistenza di un cartello in grado di condizionare lo svolgimento delle attività economico/imprenditoriali, in particolare nella grande distribuzione alimentare, sfruttando anche la compiacenza di pubblici amministratori. Secondo l'accusa imprenditori e professionisti sarebbero stati partecipi, con ruoli organizzativi, della 'ndrangheta. Inoltre sarebbero stati svelati i collegamenti tra cosche e una rete di professionisti, capaci di indirizzare le sorti di rilevanti settori economici. I reati contestati sono associazione mafiosa, estorsione, intestazione fittizia di beni, aggravati dalle modalità mafiose.

 

 

Sequestrate 12 società ed altri beni per un valore complessivo di circa 34 milioni di euro ed eseguire più di 30 perquisizioni.

Con l'inchiesta "Fata Morgana", che stamani ha portato a sette fermi, è stata colpita "quella parte della 'ndrangheta che l'ha resa forte anche dal punto di vista economico, che ha rapporti con la politica, con le amministrazioni locali, con dirigenti e funzionari pubblici. E' una parte esponenziale della 'ndrangheta della provincia di Reggio Calabria". Lo ha detto il procuratore di Reggio Calabria Federico Cafiero de Raho”.

Vero o falso che una rete di avvocati, commercialisti, professionisti, dipendenti pubblici, “gestisse"     le attività imprenditoriali nella città di Reggio Calabria?

Intanto, sono stati fermati sette soggetti con l'accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso eseguiti dalla Guardia di Finanza.

Compreso l'avvocato Paolo Romeo, già parlamentare del ”Sole nascente dal mare” condannato a sei anni di carcere per  concorso esterno in associazione mafiosa nel processo “Olimpia”.

L’operazione “Fata Morgana” coordinata dal procuratore capo della Repubblica di Reggio Calabria Federico Cafiero de Raho ed eseguita dalla Guardia di Finanza della Città dei Bronzi e del Bergamotto, diretta dal colonnello Alessandro Barbera, ha ribadito ‘chi’ comandi nella città dello Stretto.

De Raho è stato chiaro. A Reggio Calabria & dintorni, non si muove foglia se i “Quattro dell’Apocalisse” (De Stefano, Condello, Libri e Tegano) non lo vogliano.

Le altre cosche, sono satelliti delle prime; e comunque sono sub-ordinate ai clan egemoni sul territorio.

Per il Procuratore capo della DDA, le indagini avrebbero evidenziato l’esistenza di un vero e proprio cartello criminale, presente ed operante a Reggio, in grado di condizionare lo svolgimento delle attività economico/imprenditoriali, con particolare riferimento alla grande distribuzione alimentare, sfruttando anche la compiacenza di pubblici amministratori, al fine di ottenere, tra l’altro, l’illecita percezione di profitti.

Resta da vedere se l’onorevole, avvocato Paolo Romeo, sia o meno, il referente delle cosche, se non il baricentro o l’eminenza grigia stessa della ‘ndrangheta.

Questo, lo stabilità la magistratura.

Il vaso di Pandora, è stato scoperchiato da tempo. Ora, si tenta di focalizzare e colpire la così detta ‘ zona grigia, colletti bianchi o borghesia mafiosa’.

Grazie al ruolo rivestito all'interno della 'ndrangheta reggina, imprenditori e professionisti, avevano creato una rete di rete, capace di indirizzare le sorti di rilevanti settori dell'economia di Reggio Calabria; secondo i pm Giuseppe Lombardo, Stefano Musolino, Rosario Ferracane e Luca Miceli, condizionava l’economia di Reggio Calabria

“Quella parte della ‘ndrangheta che l’ha resa forte anche dal punto di vista economico, che ha rapporti con la politica, con le amministrazioni locali, con dirigenti e funzionari pubblici.

E’ una parte esponenziale della ‘ndrangheta della provincia di Reggio Calabria.

Fermati anche i titolari di supermercati, quindi distribuzione alimentare di alto livello che dal punto di vista economico hanno portato avanti il centro commerciale La Perla dello Stretto, anche li muovendosi con un metodo sostanzialmente ‘ndranghetista imponendosi al consorzio di imprenditori che avevano aderito a quel gruppo.

E’ una parte molto rilevante dell’economia di Reggio Calabria.

I fermi sono stati disposti per il pericolo di fuga di alcune posizioni che abbiamo trattato e che erano strettamente connesse alle altre per le quali siamo dovuti intervenire.

Qualcuno, stava già traslocando e portando via tutto dalla città evidentemente aveva notizia di questo.

La politica che elargisce i finanziamenti, li deve dare alla Calabria  perche’ e’ una regione che deve risorgere, ma c’e’ necessita’ di selezione, perche’ non possono finire sempre, in mano alla criminalita’ organizzata; la politica non puo’ essere aperta a tutti.  

Il mondo degli affari che poco o nulla avevano a che fare con il settore pubblico si prostrava al cospetto dell’avvocato conosciuto come storica eminenza grigia del clan De Stefano”.  

Paolo Romeo, vero e proprio dominus del centro commerciale ‘Perla dello Stretto’?  

E a Romeo non si poteva dire di no?

Lo avrebbe scoperto a proprie spese l’imprenditore, che aveva deciso di resistere alle profferte dell’avvocato e si e’ trovato il negozio in fiamme?

Romeo era in grado di interferire in alcuni dei più grandi affari gestiti negli ultimi anni sulla riva calabrese dello Stretto come la gestione del centro commerciale Perla dello Stretto e  dell'ex colosso della grande distribuzione Gdm?

E che c’azzecca la massoneria: è  il vertice dellassociazione segreta, strettamente collegata alla ‘ndrangheta o no?

A queste e ad altre domande, sta tentando di dare risposta la magistratura reggina.

L'inchiesta è più grossa di quanto sembri; e rischia di allargarsia macchia d'olio, anche oltre i sette soggetti colpiti da misura.

A breve insomma potrebbero arrivare altre grosse novità

Sul registro degli indagati, sebbene non colpiti da misura cautelare, figurano infatti anche diversi politici e dipendenti pubblici fra cui il presidente della provincia Giuseppe Raffa, il consigliere provinciale Demetrio Cara, il cancelliere capo della Corte d'Appello, Aldo Inuso, l'ex magistrato Giuseppe Tuccio, l'avvocato Rocco Zoccali, l'ex presidente della Reggina, Pino Benedetto ma anche Amedeo Canale, Andrea Scordo, Antonino Idone, Domenico Pietropaolo, Gaetano Tortorella, Saverio Genovese Zerbi. Michele Serra, Giuseppe Strangio,  Domenico Arcò e Giovanni Pontari.

“Paolo Romeo (Reggio Calabria, 19 marzo 1947) è un politico e avvocato italiano, già parlamentare della Camera dei Deputati, condannato in via definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa.

Biografia, Da studente universitario, fonte Wikipedia, si avvicina prima al FUAN, partecipa ai Moti di Reggio.

È eletto consigliere comunale di Reggio per il MSI. Negli anni settanta resta vicino alla destra extraparlamentare .

Nel 1981 aderisce al PSDI nelle cui liste torna consigliere comunale e assessore. Nel 1990 è eletto consigliere regionale.

Nel 1992 è eletto deputato alla Camera per il Partito Socialista Democratico Italiano nel collegio di Catanzaro È segretario della commissione di vigilanza Rai fino al 1994.

Nel settembre 1992 si iscrisse anche al Partito Radicale, come membro del consiglio federale

Dopo l'esperienza parlamentare non è rieletto alla Camera e torna all'avvocatura.

Procedimenti giudiziari

L'11 gennaio 1980 è arrestato per favoreggiamento nella latitanza di Franco Freda e scarcerato il successivo 22 aprile

Nel 1993 è stato indagato perché indicato da un pentito tra i mandati nel 1970 della strage di Gioia Tauro, e prosciolto in istruttoria nel 1995.

Accusato di legami con la 'ndrangheta calabrese, nel luglio 1993 la magistratura richiede alla Camera dei Deputati l'autorizzazione all'arresto perché accusato "di essere 'dirigente' di una cosca della 'ndrangheta dedita agli omicidi, al traffico di stupefacenti, al controllo di attività economiche pubbliche e private"

Nel 1995 lo arrestano a seguito delle dichiarazioni del pentito della 'ndrangheta Filippo Barreca, ma viene rilasciato poco dopo. La prima sezione della Corte di Assise di Reggio Calabria con sentenza del 12 ottobre del 2000 lo ha condannato a cinque anni di reclusione con l'accusa di associazione per delinquere di stampo mafioso.

La condanna, ridotta a tre anni e per concorso esterno, diventa definitiva in Cassazione nel febbraio 2004 e lo riporta in carcere.

Nei suoi confronti è stato disposto un provvedimenti di custodia cautelare in carcere, il 9 novembre 2004, insieme all'ex deputato Amedeo Matacena, nell'ambito di un'inchiesta per pressioni esercitate su alcuni magistrati della Procura distrettuale di Reggio Calabria, al fine di condizionare le inchieste che stavano svolgendo sulle collusioni tra ambienti politici e mafiosi reggini.

L'inchiesta era stata condotta dalla Procura distrettuale di Catanzaro e la richiesta di emissione delle ordinanze di custodia cautelare è stata firmata dal procuratore della Repubblica di Catanzaro, Mariano Lombardi, dal procuratore aggiunto, Mario Spagnuolo, e dal sostituto procuratore Luigi de Magistris. Successivamente gli indagati sono stati prosciolti.

Nel maggio 2014 risulta coinvolto nell'inchiesta sulla latitanza di Amedeo Matacena che ha portato all'arresto dell'ex ministro Claudio Scajola. Successivamente emerge la sua estraneità alla operazione medesima, frutto di errore giornalistico.

Personalità pubblica È personaggio molto attivo negli ambiti sociali, vicino alle fasce deboli ed organizzatore di eventi legati alla sua realtà nativa. Inventa e coordina la Festa del Mare, grande evento sociale che coinvolge per anni tutto il territorio gallicese, mettendo in risalto le qualità e le potenzialità del territorio”.

PROCURA DELLA REPUBBLICA

presso il Tribunale Ordinario di Reggio Calabria

Direzione Distrettuale Antimafia

Comunicato Stampa

“OPERAZIONE FATA MORGANA”

"REGGIO CALABRIA -  Eseguiti nr.7 provvedimenti di fermo di indiziato di delitto e il sequestro di dodici aziende ai sensi degli artt. 321 c.p.p., per un valore complessivo di circa €.34.000.000,00, in relazione alle fattispecie di reato previste agli artt. 416 bis, 629 c.p., 7 L. n. 203/91 e 12 quinquies D.L. n. 306/92, 7 L. n. 203/91.

All’alba di oggi, militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Reggio Calabria hanno eseguito, su disposizione della Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, nr.07 provvedimenti di fermo di indiziati di delitto, nei confronti di imprenditori, professionisti, nonché nr. 30 perquisizioni locali nei confronti di soggetti operanti nel settore economico, imprenditoriale, politico e dirigenti pubblici, collegati, a vario titolo, ai predetti fermati, nonché il sequestro di patrimoni aziendali per un valore complessivo di circa €.34.000.000,00.

 

I provvedimenti, a firma del Proc. Capo Federico Cafiero De Raho e dei Sostituti Procuratori Rosario Ferracane, Giuseppe Lombardo, Luca Miceli e Stefano Musolino, hanno riguardato soggetti operanti nella cosiddetta “zona grigia”, a testimonianza dell’ormai assodata evoluzione dei sodalizi criminali che, utilizzando finemente ed in modo sistemico la fitta rete di entrature ed agganci anche nella P.A., sono in grado di condizionare l’economia e l’imprenditoria, già sofferenti per l’attuale congiuntura economica, tanto da far emergere un sistema criminale in grado di alterare gli equilibri della classe dirigente ed imprenditoriale della città.

La Procura reggina ha puntato la sua attenzione sulla redistribuzione dei punti vendita della grande distribuzione alimentare, all’esito dello stato di crisi della GDM S.p.a. e del sequestro delle imprese riferibili agli imprenditori Suraci e Crocè, concentrando, poi, l’indagine sulle attività coeve alla riapertura dell’importante centro commerciale villese, “La Perla dello Stretto”. In particolare, è emerso come un connubio, strutturalmente organizzato, tra ndrangheta e professionisti, che ha determinato le principali sorti dell’aggiudicazione dei predetti punti vendita, nonché la scelta dell’imprenditore della grande distribuzione alimentare che doveva avviare l’esercizio commerciale “food” nella Perla dello Stretto.

In particolare, le indagini eseguite dalle Fiamme Gialle reggine si sono soffermate, su due professionisti che, di fatto, hanno curato il riavviamento del centro commerciale villese e pilotato l’inserimento di una società, creata ad hoc e facente capo ad un noto imprenditore del settore, quale unico ipermercato destinato ad operarvi gettando le basi per una redistribuzione delle imprese del settore, dopo il vuoto lasciato dallo stato di crisi della G.D.M. S.p.a..

Fra questi, spicca il ruolo di noti professionisti reggini che, relazionandosi con una variegata platea di soggetti, hanno fattivamente contribuito alla riapertura della Perla dello Stretto, curandone anche gli aspetti prettamente autorizzativi, interagendo con esponenti della politica e della pubblica amministrazione.

Esemplificativo del potere intimidatorio - allo stesso tempo incontenibile e discreto - è la vicenda relativa all’imposizione ai commercianti “minori” della Perla dello Stretto di un contratto consortile deteriore dei loro interessi economici; ed infatti, mentre alcuni si sono piegati all’imposizione per evitare gravi conseguenze, l’unico commerciante che aveva osato opporsi aveva visto il suo esercizio commerciale distrutto dalle fiamme.

Ne è emersa una strutturata rete relazionale, governata da Paolo Romeo, in grado di gestire un enorme potere di indirizzo sulle sorti delle principali attività economiche cittadine, enfatizzato dalla situazione di disoccupazione che emergenza è diventata cronico fattore di sottosviluppo. Un sistema asfissiante perché in grado di influenzare anche la pubblica amministrazione e la politica.

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Le risultanze emerse dalle indagini hanno consentito di quantificare la mole dei capitali investiti nel presente “affare” che, solo per l’apertura dell’ipermercato presso il centro commerciale villese, si attestano sul valore di circa €.3.000.000,00.

 

Le accuse contestate, a vario titolo, sono di associazione a delinquere di stampo mafioso, finalizzata anche all’intestazione fittizia ed all’estorsione.

I soggetti colpiti da provvedimento di fermo sono:

  1. ROMEO Paolo, nato a Reggio Calabria il 19.03.1947;
  2. SARACENO Natale, nato a Reggio Calabria il 19.01.1963;
  3. CHIRICO Giuseppe, nato a Reggio Calabria il 09.06.1960;
  4. MARRA Antonio, nato a Reggio Calabria il 15.05.1955;
  5. FRASCATI Emilio Angelo,nato a Reggio Calabria il 19.11.1956;
  6. IDONE Antonio, nato a Cannitello – Villa San Giovanni (RC), il 9.12.1951;  
  7. MARCIANO’ Domenico, nato a Reggio Calabria il13.10.1983.

 

Le aziende colpite dalla contestuali misure ablative del sequestro preventivo ex art.321 c.p.p., in tema di intestazione fraudolenta di beni per eludere le disposizioni in materia di prevenzione patrimoniale - in quanto riconducibili alla diretta o indiretta gestione dei soggetti colpiti dal provvedimento restrittivo e pertanto “inquinate” dalla connivenza con gli interessi della criminalità organizzata, risultano essere:

  • Studio commerciale Saraceno;
  • Circolo Pescatori Posidonia Gallico;
  • SO.R.AL. S.a.s., con i due supermercati ipermercati, operanti in Gallico (RC);
  • PERLA S.r.l., gestore dell’ipermercato presso il centro commerciale “Perla dello Stretto” – Villa San Giovanni (RC);
  • Quote societarie della D.EMME C. SUN S.r.l.;
  • “PARMA REGGIO DISTRIBUZIONE S.r.l.”, Reggio Calabria;
  • G.S. S.r.l., con sede in Reggio Calabria, nonché unità operativa sita in Campo Calabro (RC), “MAX - Cash and Carry”, zona industriale;
  • “M. C. S.a.s. di DOMENICO MARCIANO' & C”, con sede a Reggio Calabria – Gallico;
  • “CENTER FRUIT S.r.l.” con sede a Reggio Calabria;
  • "Consorzio La Nuova Perla dello Stretto", con sede in Villa San Giovanni (RC), presso omonimo centro commerciale.”

La ‘ndrangheta controlla l’economia pubblica e quella privata? Dejà vu! Ma si può vincere dice De Raho a più riprese. L’importante è prendere coscienza a livello di massa e denunziare. Abbattere il muro dell’omertà. In pericolo sono la libertà a la democrazia ed il libero mercato. 

Domenico Salvatore

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