Le grinfie dell'Isis su Bruxelles, ma l'Impero della Mezza Luna è sempre attuale?

24.03.2016 13:45

Bruxelles sotto attacco dell’Isis 22 marzo 2016. Prima due kamikaze all'aeroporto, poi una bomba nella metropolitana all'ora di punta hanno seminato morte e paura colpendo il cuore dell'Europa. La Farnesina stamattina ha parlato di una probabile vittima italiana, senza indicare nomi. I familiari di Patricia Rizzo, secondo quanto si apprende alla Farnesina, sono in queste ore assistiti dall'ambasciata italiana a Bruxelles per effettuare le operazioni di riconoscimento, rese complicate dalle condizioni in cui si trovano i corpi delle vittime degli attentati.

MAALBEEK, ALL’INFERNO E RITORNO, 33 MORTI E 230 FERITI

Domenico Salvatore

Strage a Bruxelles, la città simbolo dell'Ue, ora listata a lutto e sotto shock. Prima due kamikaze all'aeroporto, poi una bomba nella metropolitana all'ora di punta hanno seminato morte e paura colpendo il cuore dell'Europa.

Il bilancio provvisorio degli attacchi, di cui l'Isis ha rivendicato la paternità, è di 31 morti e oltre 200 feriti, ma probabilmente è destinato a crescere per le condizioni gravi in cui versano alcune delle persone ricoverate in ben 25 ospedali della capitale.

Prototipo dei vari Imperi (Persiano, Romano, Ottomano) fu l’impero degli Assiri, dei Babilonesi e dei Sumeri. Lo scontro epocale fra Arabi e Romani, Persiani e Bizantini è molto antico, sia pure con altre denominazioni; risale ad oltre duemila anni fa.  I Musulmani, allora si chiamavano Persiani (Iran, Iraq, Arabia, Turchia ecc) ed anche Numidia (Marocco, Algeria, Tunisia e Libia).

In seguito, Saraceni, Mori, Maomettani, Agareni, Ismaeliti, Andalusi,Turchi, Ottomani, Islamici e così via.

Lo storico greco antico, Erodoto (Alicarnasso 480 a.C.) li chiamava “Barbari”.

Sostiene Erodoto che i Persiani di Ciro, Dario e Cambise, si chiamassero così, in onore del re di Tirinto, Perseo, l’eroe greco, che recise la testa della Medusa, con il falcetto di diamante di Mercurio, calzando i sandali alati e cingendo l’elmo di Scipio (Ade) che rendeva invisibili .

Seguivano una religione e filosofia, basata sugli insegnamenti del profeta Zarathuštra (o Zoroastro); dominante in quasi tutta l'Asia centrale, dal Pakistan all'Arabia Saudita, fino alla rapida affermazione della religione islamica nel VII secolo.

Tuttavia non si estinse, e piccole comunità zoroastriane permangono ad oggi in Iran, Tagikistan, Azerbaigian e India (i cosiddetti Parsi, comunità fuggite dall'Iran nel periodo della sua islamizzazione e rifugiatesi in India).

L’imperatore Diocleziano (III° secolo d.C.), già combatteva contro i Saraceni.

I Saraceni conquistarono la Persia che diventò, Impero Persiano.

 

Poi vennero i tre califfati di Baghdad, Il Cariro e Cordova ed una serie di Emirati.

La Crociate, la Battaglia di Lepanto, l’Impero Ottomano o Turco che durò 623 anni, dal 1299 al 1922.

“Al momento, è stato possibile accertare che sono solo tre gli italiani rimasti coinvolti negli attentati, per fortuna in maniera non grave. Quasi tutti, dopo essere stati medicati, sono stati dimessi dall'ospedale.

Il duplice attacco è il più grave mai subito dal Belgio in tempo di pace e il premier Charles Michel, a cui è arrivato il sostegno di tantissimi leader europei e non - da Obama a Renzi, da Merkel a Cameron a Erdogan - ha promesso che la caccia ai colpevoli sarà condotta "senza tregua, giorno e notte", perché "noi siamo uniti e determinati a proteggere la nostra libertà che è stata colpita".

Il giorno dopo la strage di Bruxelles. Commenti, critiche, polemiche, appelli e contrappelli. Interviste sui giornali, alla radio, in televisione, sulla agenzie di stampa, sui giornali on line.

Di tutto, di più. S’inneggia al Califfato che, nonostante le sconfitte, mantiene le sue roccaforti in Siria ed Iraq e si espande in Libia.

Allah Akbar, lo stesso film di Parigi…“Bruxelles diventerà presto una delle province dello Stato islamico… dovete solo aspettare”  “Le esplosioni di Bruxelles sono solo una piccola parte del caro conto che gli adoratori della croce (i cristiani) dovranno pagare”,  “Liberate Salah o questa è la trattativa con lo Stato Islamico,  “I leoni di Bruxelles vi dicono: o lasciate libero Salah o questo è il negoziato dello Stato Islamico.

Intanto i lanci dell’Ansa, informano ora per ora, l’evolvere della situazione.

“C'è l'italiana Patricia Rizzo, impiegata presso un'agenzia della Commissione Ue, tra le persone che risultano scomparse da ieri dopo l'attentato alla metropolitana a Maalbeek.

 Familiari ed amici la stanno cercando in tutti gli ospedali della città, nella speranza di trovarla ancora in vita. In un post su Facebook ne dà notizia il cugino Massimo Lenora, che chiede aiuto per le ricerche.

La Farnesina stamattina ha parlato di una probabile vittima italiana, senza indicare nomi. I familiari di Patricia Rizzo, secondo quanto si apprende alla Farnesina, sono in queste ore assistiti dall'ambasciata italiana a Bruxelles per effettuare le operazioni di riconoscimento, rese complicate dalle condizioni in cui si trovano i corpi delle vittime degli attentati.

L'inchiesta - Sono quattro i terroristi coinvolti negli attentati di ieri a Bruxelles: tre sono morti da kamikaze, il quarto - l'uomo con il cappello nella foto diffusa dalla polizia - è in fuga. Lo ha spiegato il procuratore federale belga Frederic Van Leuw.

Dei tre kamikaze, solo due sono stati identificati: si tratta dei fratelli Bakraoui, Ibrahim che si è fatto esplodere all'aeroporto Zaventem e Khalid che invece si è ucciso nella metropolitana. Né il secondo kamikaze dell'aeroporto, né l'uomo in fuga sono stati identificati.

Questa mattina era circolata la notizia, non confermata dalla procura, che il terzo uomo del commando fosse l'artificiere, Najim Laachraoui, fosse stato arrestato ad Anderlecht.

Il jihadista, 24 anni, è considerato l'artificiere del network terrorista, contro cui la Procura belga ha già spiccato un mandato d'arresto nei giorni scorsi, quando tracce del suo dna sono state trovate sia in due covi, sia soprattutto su almeno due cinture esplosive, una utilizzata al Bataclan, l'altra allo Stade de France.

Mentre è giunta oggi la notizia che la scoperta del covo dei terroristi nella zona di Schaerbeek, dove ieri e' stata trovata una bomba con dei chiodi, prodotti chimici e una bandiera dell'Isis, è stata possibile grazie al tassista che ha portato i tre sospetti all'aeroporto di Zaventem.

L'uomo era rimasto sorpreso che i tre uomini non gli avessero lasciato toccare le loro valigie. La presidenza di turno olandese dell'Unione europea sta lavorando ad una possibile convocazione venerdì di una riunione straordinaria dei ministri dell'Interno dedicata all'emergenza terrorismo, mentre il Dipartimento di stato americano ha emesso un 'travel warning', invitando i cittadini americani a non viaggiare verso e attraverso l'Europa dopo gli attacchi di Bruxelles, e indicando l'esistenza di una minaccia "a breve termine" di possibili nuovi attentati.

Tra le oltre trenta vittime degli attacchi si è intanto appreso dalla Farnesina che ci potrebbe essere anche un'italiana Maurizio Lupi uscendo da una riunione a Palazzo Chigi ha spiegato che "il presidente del Consiglio ci ha informato che c'è una verifica in corso su una possibile vittima italiana" e ha aggiunto che la vittima sarebbe "una donna che era dispersa": "è in corso la fase di riconoscimento, i familiari sono con il console a Bruxelles.

Era una donna che prendeva normalmente la metropolitana e dovrebbe essere tra le vittime della metro ma la violenza dell'esplosione ha reso le vittime irriconoscibili".

E la Farnesina ritiene molto probabile che ci sia un'italiana tra le vittime degli attentati di Bruxelles. L'ambasciata italiana è in contatto con la famiglia per le necessarie procedure di riconoscimento.

"Il presidente del Consiglio ci ha informato che c'è una verifica in corso su una possibile vittima italiana", ha detto Maurizio Lupi all'uscita da Palazzo Chigi. E ha aggiunto che la vittima sarebbe "una donna che era dispersa": "è in corso la fase di riconoscimento, i familiari sono con il console a Bruxelles.

Era una donna che prendeva normalmente la metropolitana e dovrebbe essere tra le vittime della metro ma la violenza dell'esplosione ha reso le vittime irriconoscibili", ha riferito.

Minuto di silenzio in città   - Un lungo emozionato minuto di silenzio ha avvolto tutta la città. Tantissime le persone raccolte a Place de la Bourse, la piazza centrale diventata il luogo dell'omaggio alle vittime, con candele, palloncini e scritte con gessetti.

Ma tanti anche per strada, attorno alle Istituzioni europee, a pochi passi dalla stazione della metro di Maelbek dove è esploso uno dei due ordigni delle stragi di ieri.

Ue, abbiamo strumenti lotta, Stati li usino - L'Europa "naturalmente ha gli strumenti ed anche la cornice legale" per combattere il terrorismo, ma "è tempo che si attui lo scambio di informazioni".

Perché "tutti i terroristi erano noti alle polizie locali ma non è stato fatto nulla perché non c'è stato scambio di informazioni" ed "hanno potuto attraversare tre frontiere e compiere gli attacchi a Parigi".

Lo dice il Commissario Ue per gli affari interni, Dimitris Avramopoulos, lanciando un forte appello "ai governi perché cooperino in buona fede" e ricordando che "Europol è un importante strumento e dobbiamo usarlo meglio".

Michel e Valls, difenderemo valori europei - "Siamo più che mai determinati, con questo sentimento di dolore profondo, ad agire per proteggere i valori europei" di democrazia e libertà. "Il Belgio e la Francia sono uniti dallo stesso dolore e dalla stessa determinazione". Lo ha detto il premier belga Charles Michel insieme a quello francese Manuel Valls in dichiarazioni alla stampa a Bruxelles.

Vertice a Palazzo Chigi tra il premier Matteo Renzi, i ministri degli Interni e degli Esteri Angelino Alfano e Paolo Gentiloni e tutti i capigruppo di maggioranza e minoranza di Camera e Senato.

La riunione si svolge periodicamente per fare il punto sui temi della sicurezza e della lotta al terrorismo, ma è stata convocata in via eccezionale per questa mattina, dopo l'attacco a Bruxelles. All'incontro sono presenti anche i sottosegretari Marco Minniti e Claudio De Vincenti.

Renzi sprona Ue a unità, sicurezza comune contro terrore

Dopo Parigi, Bruxelles, cuore dell'Europa e simbolo delle istituzioni europee. L'Isis torna a colpire e ad uccidere cittadini comuni nei luoghi della vita quotidiana. Un attacco del terrore al quale l'Europa deve rispondere "andando fino in fondo" con un "patto europeo" che metta in comune sicurezza ed intelligence.

Il premier Matteo Renzi, e con lui il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, chiamano l'Europa all'unità. Compattezza di istituzioni che, però, non fotografa la politica italiana con Matteo Salvini che chiede di "ripulire" le nostre città ed il premier che mette in guardia da "soluzioni miracolistiche e dalla chiusura delle frontiere".

Una "minaccia globale con killer anche locali" è la formula con cui Renzi sintetizza (in riunioni e contatti con i suoi omologhi europei, da Merkel a Hollande e Juncker) la nuova minaccia del terrorismo jihadista che colpisce in tutto il mondo con "attentatori che però vengono da dentro e si nascondono nelle periferie delle nostre città".

Il presidente del Consiglio, poche ore dopo le esplosioni all'aeroporto e alla metro, chiama il premier belga Charles Michel ed esprime il sostegno e la solidarietà italiana anche esponendo a mezz'asta la bandiera belga a Palazzo Chigi accanto a quella italiana ed europea.

Una vicinanza di simboli che per l'Italia vuol dire di più: per affrontare una guerra che "durerà mesi, forse anni" serve prima di tutto "una struttura di sicurezza unitaria" e una condivisione di forze alla quale Roma "si mette a disposizione con la sua esperienza di forze dell'ordine e di intelligence da offrire".

Lotta dura al terrorismo ma anche, è la linea italiana, una strategia che con l'educazione e l'integrazione non trasformi gli immigrati delle nostre città in potenziali kamikaze.

Anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella chiede di affrontare "questa sfida decisiva con una comune strategia, che consideri la questione in tutti i suoi aspetti: di sicurezza, militare, culturale, di cooperazione allo sviluppo" perchè "in gioco ci sono la libertà e il futuro della convivenza umana".

Tutt'altro che parole di circostanza, quelle di Renzi e Mattarella, in un momento in cui L'Europa fatica a trovare ricette comuni quasi su tutto, sull'immigrazione come sulla politica economica.

"Non è il tempo degli sciacalli ma neanchè delle colombe" è l'altolà che il presidente del consiglio rivolge soprattutto in chiave di polemica interna.

Visto che anche nel giorno della tragedia e del lutto, i distinguo tra partiti non si fermano. Matteo Salvini, bloccato nella capitale belga, parla di "dichiarazione di guerra" dell'Is alla quale si deve rispondere solo in due modi: "bonificare i ghetti via per via, palazzo per palazzo" e chiudere le frontiere.

E dritto contro il governo va la neocandidata al Comune di Roma Giorgia Meloni: "L'Europa brucia sotto i colpi dell'integralismo islamico e il governo sembra non accorgersene: Renzi, Alfano e Mattarella ci dicono che il terrorismo si combatte con la cultura ma è una frase buona per i cioccolatini". Accuse alle quali il premier risponde in due modi: da un lato convocando domani mattina a Palazzo Chigi i capigruppo di tutti i partiti per chiamare ad uno spirito di unità nazionale davanti al terrore.

Dall'altro respingendo al mittente soluzioni sempliciste. "Chi dice 'chiudiamo le frontiere' - ribatte - non si rende conto che spesso i terroristi sono già dentro, chi oggi fa polemica non capisce che tutti i cittadini hanno bisogno di sentirsi parte della stessa comunità: di fronte ad attacchi come questi non c'è colore politico o partitico"

 I pilastri dell'Islam

Gli arkān al-Islām ("Pilastri dell'Islam") sono i cinque doveri assolutamente cogenti per ogni musulmano osservante (pubere e sano di corpo e di mente) per potersi definire a ragione tale. Essi sono:la shahāda, o "testimonianza" di fede (in arabo ﺷﻬﺎﺩة: audio[?·info]):Ašhadu an lā ilāha illā Allāh - wa ašhadu anna Muḥammadan Rasūl Allāh.

"Testimonio che non c'è divinità se non Dio (Allàh) e testimonio che Muḥammad è il Suo Messaggero".

Per essere valida, la shahāda deve essere recitata con piena comprensione del suo significato e in totale sincerità di intenti. Essa è sufficiente, da sola, a sancire l'adesione all'Islam di chi la pronuncia.

La ṣalāt (in arabo صلاة), preghiera canonica da effettuare 5 volte al giorno, in precisi momenti (awqāt) che sono scanditi dal richiamo (in arabo أَذَان, adhān: audio[?·info]) dei muezzin (in arabo مؤذن, muʾadhdhin), che operano nelle moschee (oggi spesso sostituiti da registrazioni diffuse con altoparlanti);

la zakāt (in arabo زكاة), versamento in denaro - obbligatorio per ogni musulmano che possa permetterselo - che rende lecita la propria ricchezza; da devolvere nei confronti di poveri e bisognosi. Nella quasi totale assenza ormai dello Stato tradizionale percettore - che era dotato di appositi funzionari (ʿummāl, pl. di ʿāmil) con ampi poteri cogenti - la zakāt, fonte Wikipedia è oggi prevalentemente autogestita dal pio musulmano, anche se esistono organizzazioni che forniscono aiuto ai fedeli per raccogliere fondi da destinare a opere di carità, per la cui realizzazione la giurisprudenza islamica ha previsto da sempre l'utilizzo delle somme raccolte tramite questa pratica canonica.

La somma da versare, a cadenza annuale, viene calcolata sulla base di un imponibile del 2.5% sul capitale finanziario del fedele, e vale anche per le aziende. L'OCHA ha calcolato che i volumi annuali di tali versamenti siano, come minimo, superiori anche di quindici volte ai valori totali delle donazioni a livello mondiale;

Ṣawm ramaḍān (in arabo صوم رمضان), ovvero digiuno - dal sorgere al tramonto del sole - durante il mese lunare di Ramadan per chi sia in grado di sostenerlo senza sensibili inconvenienti di salute;

Ḥajj (in arabo حج), pellegrinaggio canonico a Mecca e dintorni, nel mese lunare di Dhū l-ḥijja, per chi sia in grado di sostenerlo fisicamente ed economicamente.

In ambienti come quelli sciita, kharigita e sunnita-hanbalita si aggiunge un sesto pilastro: il jihād (in arabo ﺟﻬﺎﺩ), ma se nella sua accezione di "jihād maggiore" (akbar, dice la giurisprudenza), teso cioè a combattere gli aspetti più deteriori dell'animo umano, esso è accettato da ogni scuola di pensiero sunnita come un potenziale sesto pilastro, la sua accezione di "impegno sacro armato" è talmente densa di condizioni e limitazioni da non consentire che il "jihād minore" (jihād aṣghar) sia accettato sic et simpliciter dal madhhab hanafita, malikita e sciafeita come sesto degli arkān al-Islām.

 

Testi sacri

La Cupola della Roccia a Gerusalemme, la terza città santa dell'Islam.

I testi fondamentali a cui fanno riferimento i musulmani sono, in ordine di importanza:il Corano (letteralmente "Recitazione"), che è considerato dai musulmani espresso parola per parola da Dio (Allah).

I musulmani ritengono che Maometto abbia ricevuto il Corano da Dio attraverso l'Arcangelo Gabriele, che glielo avrebbe rivelato in lingua araba.

È per questo che i fondamentali atti liturgici islamici sono recitati in tale idioma in tutto il mondo musulmano. Dopo la Rivelazione ricevuta da Maometto l'Islam crede, per dogma, che nessun altro profeta sarà più identificato da Dio fra gli uomini. Secondo i fedeli, il Corano non venne messo immediatamente per iscritto: Maometto, secondo un'ipotesi fatta propria anche dai musulmani, sarebbe stato analfabeta, e il Corano sarebbe stato perfettamente assimilato da lui per grazia divina, così da poterlo recitare senza esitazioni e impacci ai suoi seguaci che, sovente, lo memorizzarono a loro volta.

Solo più tardi (sotto il califfo Uthman) fu messo per iscritto (dai kuttāb) e sistemato con una serie di accorgimenti grafici (i punti diacritici delle varie consonanti arabe omografe e le vocali, o ḥarakāt), all'epoca del governatorato dell'omayyade al-Ḥajjāj b. Yūsuf, verso la fine del VII secolo-inizi dell'VIII. Epoca dopo la quale il testo sacro è rimasto assolutamente immutato.

La Sunna (letteralmente "consuetudine") è costituita da una serie di detti, fatti, silenzi o inazioni, di Maometto. Essa è dunque basata su ḥadīth (tradizioni giuridico-religiose), raccolti e tramandati da testimoni ritenuti sicuri.

È stata messa in forma scritta solo nel III secolo del calendario islamico (IX secolo) nei Sei libri (al-kutub al-sitta), i più importanti dei quali sono universalmente considerati dai musulmani quelli di Bukhārī e di Muslim mentre gli altri furono composti da Ibn Māja, al-Nasāʾī, al-Tirmidhī e Abū Dāwūd al-Sījistānī. Gli sciiti affiancano loro le opere quali l'al-Kāfī fī ʿilm al-dīn di Abū Jaʿfar Muḥammad b. Yaʿqūb al-Kulīnī/al-Kulaynī (m. 939); il Kitāb man lā yaḥḍuruhu l-faqīh di Abū Jaʿfar Muḥammad b. ʿAlī, altrimenti noto come Ibn al-Bābūya (o Bābawayh) al-Qummī (m. 991) e il Tahdhīb al-aḥkām di Abū Jaʿfar Muḥammad b. al-Ḥasan al-Ṭūsī (m. 1067 o 1068).I musulmani credono che siano d'ispirazione divina, ma corrotti dal tempo o dalla malizia degli uomini:

 il Vangelo (chiamato Injīl);

 i Salmi (chiamati al-Zabūr);

 la Tōrāh (chiamata Tawrā);

 l'Avesta zoroastriano.

Il dilemma se trattare gli induisti come politeisti cui offrire l'opportunità fra conversione o morte fu superata grazie all'interpretazione di numerosi dotti musulmani, secondo cui anche i Veda sarebbero stati un testo d'origine divina, per quanto particolarmente corrotti.

Accanto alle sacre scritture, e da esse direttamente ispirata, v'è un'immensa letteratura prodotta nei secoli dalla comunità dei dottori appartenenti sia all'Islam sunnita sia a quello sciita: testi di fiqh (giurisprudenza), di kalām (teologia), di tasawwuf (mistica). Non è da trascurarsi infine che, soprattutto per quanto riguarda la mistica islamica o sufismo, molta pregevole letteratura è stata prodotta in versi da autori di espressione araba e persiana soprattutto, ma anche in turco, urdu ecc.

Obblighi morali e sociali

Moschea del Profeta a Medina, seconda città sacra dell'Islam.Il musulmano ha dunque il dovere di assolvere al "jihād maggiore", additato letteralmente come "sforzo" o "impegno [del singolo] sulla Strada di Dio" (jahada fī sabīl Allāh), nella speranza di poter vedere nell'Aldilà il Suo Volto (li-wajhihi), grazie alla riuscita impegnativa lotta contro le pulsioni negative del proprio corpo e del proprio spirito.

Nella sua veste "minore", il jihād viene definito e differenziato dalla sharīʿa. Se infatti un'offesa o un'aggressione sono portate dalla Dār al-Ḥarb (il territorio esterno alla dār al-Islām, abitato da non musulmani) nel cuore della dar al-Islam (letteralmente "Sede (o Casa) dell'Islam"), l'impegno a prendere le armi per contrastare ed eliminare l'oltraggio incombe su tutta la Umma, mentre se si intendesse realizzare l'espansione dei confini fisici e spirituali della Umma, l'impegno al jihād incomberebbe esclusivamente su volontari espressi dalla Umma.

Nel primo caso si parla allora di farḍ ʿayn (obbligo individuale), nel secondo invece di farḍ kifāya (obbligo collettivo).

Generico obbligo è anche quello di "ordinare il bene e vietare il male" (al-amr bi-l-maʿrūf wa nahy ʿan al-munkar) ovunque essi si presentino, ricorrendo a ogni mezzo lecito e necessario (con la mano, la parola, la penna o la spada), laddove il bene e il male sono determinati esplicitamente da Dio nel Corano, dovendosi intendere come Bene la sua volontà e Male il disobbedirgli.

Nessuna "teologia naturale" è ammessa, che possa far presumere all'intelligenza umana di penetrare razionalmente i confini tra il Volere di Dio e la Sua non-Volontà, essendo la creatura umana tenuta ad assoggettarsi senza distinguo al dettato coranico.

In senso letterale, la parola "Islàm" significa infatti sottomissione, abbandono o obbedienza a Dio. Abbandono a un Progetto divino che concerne l'umanità intera e che l'uomo non può conoscere per la sua intrinseca limitatezza, al quale tuttavia esso si dovrà abbandonare, fiducioso della bontà e della misericordia divina.

All'uomo è tutt'al più concesso, giàcchè ne ha ricevuto rivelazione attraverso i profeti, di riconoscere e interpretare i segni di Dio (āyāt Allāh). Come avvenuto al profeta Abramo la ragione umana, guidata dal disegno imperscrutabile ma trascendentalmente perfetto di Dio, è portata ad afferrare e riconoscere, in tutto ciò che perisce e muta, la prova incontrovertibile dell'esistenza e della necessità del Creatore che seguita a creare e ri-creare tutto l'esistente che, pervaso com'è dal suo spirito, senza di lui non potrebbe assolutamente continuare a esistere.

Riflettere sui segni di Dio è dunque un dovere del musulmano, come più volte ricorda il Corano (tra cui II:118, 164; III:190; VI:99; XIII:2-3; XXIV:43-54).Dio - al contrario di quanto pensavano i mutaziliti - si crede non conceda il libero arbitrio all'uomo, essendo ogni atto (compreso quello umano) creato da Dio.

Egli dà all'uomo tutt'al più il possesso (iktisāb) dell'atto compiuto, mentre il presumere di poter creare qualcosa o di penetrare l'insondabile Volontà divina sono peccati di massima superbia, con la conseguenza che il Volere divino dovrà essere accettato senza condizione alcuna da parte delle Sue creature.

Questo avviene non solo nelle pratiche di culto - il cui obbligo non si considera assolto convenientemente senza l'osservanza precisa delle loro minuziose modalità (precise ritualità da osservare nel corso del pellegrinaggio obbligatorio alla Mecca e nei suoi dintorni) -, ma anche nell'ottemperare alle precise e cogenti norme alimentari che, secondo lo schema vetero-testamentario, non si giustificano con motivazioni di carattere razionale, in grado cioè di essere percepite dall'intelligenza umana, ma che devono essere accettate come tutto il resto "senza chiedersi il come e il perché" (bi-lā kayfa).

Parte di queste norme è il divieto di consumare carne che non sia lecita (ḥalāl), ovvero macellata con l'invocazione ad Allāh e menzionando il suo Nome (Cor.,V:118, 119, 121) ovvero di animali morti per incidente o cause naturali (V:119): il divieto traeva origine da norme igieniche, ma uniformava anche altre regole diffuse in una società pre-islamica essenzialmente basata sulla pastorizia, che proibivano alcune carni alle donne della tribù, o che prevedevano la macellazione di alcuni capi di bestiame senza che fosse pronunciato il Nome di Allah (VI, 138).

La diversa legge alimentare data agli Ebrei nel Levitico (Lev. VII, 22-46; XI, 1-47; XIV, 3-21) - col divieto di consumare grasso degli ovini e dei bovini, eccetto quello del dorso, viscere o frammisto ad ossa - deve essere intesa come un castigo di Allāh per la loro ribellione (Cor., VI:146).

L'Aldilà

Alla creatura umana Allāh riserva, a seconda della Sua insondabile volontà e del comportamento tenuto dalla Sua creatura - un premio eterno o un castigo.

Il luogo in cui potranno essere godute le delizie paradisiache è il "Giardino" (in arabo: ﺟﻨـة‎, Janna), mentre il luogo in cui saranno scontate le azioni malvagie è il Fuoco (in arabo: ﻧﺎﺭ‎, Nār).

È oggetto di discussione tra i teologi musulmani il tema dell'eternità della pena infernale, alle quali assistette Maometto nel suo mistico viaggio notturno e ascesa al Cielo (Isra' e Mi'raj).

Abu al-Hasan al-Ash'ari sosteneva nella sua al-Ibāna ʿan uṣūl al-diyāna che l'inferno non sarebbe stato eterno per chi fosse stato musulmano ma, vista l'Onnipotenza divina, l'eternità del castigo non poteva essere asserita neppure per ogni altro essere umano.

Matrimoni misti

La struttura famigliare islamica permette ai musulmani di sposare donne di fede ebraica o cristiana (Sura V:5) che siano «miḥsanāt», tradotto con «fortificate» e interpretato con «oneste, caste e virtuose». La moglie non musulmana ha diritto di esercitare il suo culto e di consumare i cibi che la sua religione permette. I figli devono essere educati secondo la religione del padre, a pena di ripudio. La moglie non musulmana può ereditare la sua parte attingendo a quel terzo che la legge islamica consente di legare a chi non sia parte legale di una successione.

Assenza di clero

 

Folla di pellegrini nella Spianata Sacra della Mecca, la città più santa dell'Islam per la presenza della Kaʿba. Le correnti principali dell'Islam non ammettono né riconoscono clero e tanto meno gerarchie (indirettamente una forma di ambiente clericale esiste però nell'ambito sciita, in cui si crede che l'"Imam nascosto" eserciti un'ineffabile influenza sui marjaʿ al-taqlīd), dal momento che si crede non possa esistere alcun intermediario fra Dio e le Sue creature.

Da non confondere col clero è la categoria degli imam: musulmani che per le loro conoscenze liturgiche sono incaricati dalla maggioranza dei fedeli di condurre nelle moschee la loro preghiera obbligatoria.

Neppure gli ʿulamāʾ, che si limitano a interpretare il Corano, possono essere avvicinati a una forma di clero, anche se, nell'assolvere alla loro funzione, di fatto tendono a riaffermare il ruolo privilegiato che deve svolgere la religione islamica nella società.

A un ben delimitato ambito giuridico vanno invece ricondotti i mufti, che sono autorizzati a esprimere pareri astratti nelle diverse fattispecie giuridiche, indicando se una data norma sia o meno coerente con l'impianto giuridico islamico.

Similmente devono essere considerati i qāḍī che, storicamente, erano di nomina governativa e chiamati a giudicare in base alle norme della sharīʿa all'interno di particolari tribunali (definiti sciaraitici) che, un tempo, caratterizzavano le società islamiche ma che sono stati progressivamente soppiantati nella maggioranza dei Paesi islamici da tribunali statali che agiscono in base a una normativa che fa riferimento a codici, per lo più d'ispirazione occidentale, anche se ispirati alla tradizione normativa sciaraitica.

Forma di ricerca interiore, il misticismo dell'Islam, è incarnato dai sufi.

Il fatto di interfacciarsi direttamente col sacro e di non ammettere intermediari tra uomo e Dio non rende necessaria la figura del sacerdote (cui quindi non sono, almeno nel Sunnismo, minimamente assimilabili gli ʿulamāʾ o i mufti).

Diverso il caso dello Sciismo, dove gli Ayatollah fungono in qualche misura da intermediazione tra i devoti e l'"Imam nascosto", la cui parusia è attesa alla fine dei tempi ma che agisce ineffabilmente proprio attraverso i dotti”.

Domenico Salvatore

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