L’ATLETICA PESANTE

01.06.2015 19:42

Rubrica storica a cura di Attilio Cotronei

IL PUGILATUS

Relativamente al pugilato, la testimonianza più   significativa e ricca di particolari è il quinto libro dell’ Eneide di Virgilio (vv 363-484).

Il pugilatus fu a Roma uno sport molto popolare, come lo fu presso gli Etruschi. Era già esercitato all’epoca dei sette re e i Romani ne appresero la tecnica dagli Etruschi.

Come già riferito a proposito dei Ludi Magni, Tito Livio (Ab urbe condita 1, 35, 7-10) ci riferisce che Tarquinio Prisco, quinto re di Roma, per celebrare una vittoria su Latini, indisse dei giochi con ”equi e pugiles” provenienti dall’Etruria. La boxe era per antonomasia brutale e dolorosa. Fin dai primissimi tempi, i pugili usavano bendarsi i pugni con una cinghia di cuoio, lunga fino a tre metri che veniva passata più volte intorno alle nocche proseguendo sul polso, fino all’avambraccio. La sua funzione era quella di difendere le nocche dell’attaccante. Con i Romani i ”guantoni” da boxe passarono da armi di difesa a strumenti di morte. Infatti il guantone, detto Caestus, fu trasformato in una macabra arma d’attacco, le cui cinghie furono rinforzate con inserti

Gli atleti si sottoponevano ad un duro allenamento con esercizi simili a quelli moderni e, per imparare a colpire, utilizzavano il Kòrikos, l’attuale punching-ball, costituito da un sacco di cuoio riempito di sabbia e appeso in modo tale da arrivare all’altezza della testa. Come gli altri atleti dell’atletica pesante, essi avevano un’alimentazione a base di carne e passavano la loro vita a “mangiare, bere, dormire, evacuare e rotolarsi nel fango” (Ad Thras, ed. Kum V, 878).

Questa è una definizione sintetica data da Galeno, medico greco vissuto nella seconda metà del II secolo d.C., (Galen. V 878 sg).

I due pugili lottavano ininterrottamente fino a che uno dei due crollava a terra, stordito e incapace di opporre qualunque resistenza. I pugili subivano lesioni tremende e venivano sfigurati a vita dai colpi dei loro avversari. Il satirico Lucillio prende di mira un pugile sfigurato di nome “Olimpico” e scrive: ”Ebbe una volta: naso, ciglia, mento orecchie e palpebre come noi. Perse quando si iscrisse fra i pugili, tutto …”

Quando, però, i pugili salivano sul podio entusiasmavano gli spettatori a tal punto da portarli ad abbandonare tutti gli altri spettacoli. Successe anche durante la rappresentazione dell’Hecyra (la suocera), opera di Terenzio, che gli spettatori abbandonarono in massa nel momento in cui stava per iniziare un incontro di boxe.

LA LOTTA

Delle tre discipline di atletica pesante, quella più innocua e meno sanguinosa era la lotta, che nell’antichità era un confronto in cui vinceva chi riusciva a stare in piedi.

 

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