La scomparsa del giornalista Tonio Licordari, una voce libera, schiena dritta e testa sulle spalle

05.05.2016 19:05

Soffriva da tempo. Proprio il 5 maggio, un segno del destino. Alla Gazzetta del Sud, da corrispondente a redattore, a capo servizi, sino a vice-capo redattore. Lascia moglie e figlio, anch’esso giornalista, ai quali la redazione di deliapress.it e l’editore Elio Cotronei, esprimono la loro vicinanza. I funerali, avranno luogo a Saline Joniche,  domani 6 maggio 2016, alle ore 15:00. Poi la salma, proseguirà per il cimitero di Bova Marina, dove verrà sepolta, presso la tomba di famiglia.

UN GRANDE GIORNALISTA, TONIO LICORDARI CI HA LASCIATI, PREMATURAMENTE

Domenico Salvatore

Un colpo al cuore, stamani, quando un’amica comune, ci ha dato la ferale notizia…papale papale: è morto Tonio Licordari! Un terremoto del decimo grado della Scala Richter. Con lui, se ne va un pezzo del giornalismo calabrese e nazionale.

Roba da infarto. Per la quasi totalità dei giornalisti, era un collega, "speciale" quanto si voglia, ma alla fin fine, come un altro, punto e basta.

Per lo scrivente, per la cultura e per il giornalismo invece era molto di più: un'icona, un simbolo. Maestro e guida di un'intera generazione di giornalisti.Passione per lo sport, la musica, la politica.

Vite parallele le nostre. L'onda dei ricordi. Il dialogo funzionale con un altro maestro del giornalismo scomparso, Anselmo Vacalebre; confronto proficuo ed efficace e persino, scontro simpatico inevitabile.

In quelle stanze di Palazzo Caminiti, sede provvisoria della Gazzetta del Sud, c’erano Aldo Sgroj, che già conoscevamo ai tempi della ‘Tribuna del Mezzogiorno’, Alfredo Pedullà e Luigi Malafarina.

Nella camera oscura, Lello Spinelli. Qualche rara volta, veniva lo scomparso presidente dell’Ordine Regionale dei Giornalisti della Calabria, Raffaele Nicolò, Franco Bruno, poi assunto dalla RAI, Vincenzo Crocè, Franco Cipriani l’avvocato Sebastiano Musmeci, Antonio Latella ‘il vecchio’, Carmelo Malara, pure lui avvocato e giornalista della RAI di Cosenza.

Si chiacchierava del più e del meno. Si arricchiva il nostro bagaglio lessicale, giornalistico, culturale; l’arte ed il mestiere di cinquant'anni di giornalismo.

Consigli, suggerimenti e raccomandazioni, talora aspri, amari e pungenti, ma efficaci, che ci hanno forgiato.

Sono stati tutti, nostri maestri di giornalismo e di vita; idoli, miti e totem.

Tante altre volte, siamo andati pure in Via Taormina a Messina; a trovare il commendatore Gianni Morgante, anche lui addolorato per la morte di Tonio, che amava e rispettava come un figlio.

In quegli  otto-nove anni di militanza, quando il giornale dello Stretto era diretto dal senatore Nino Calarco, anche lui angosciato per la scomparsa di Tonio.

Mi chiedeva il passaggio in macchina sino a Piazza Castello, dove c’era una sede delle Ferrovie, da cui dipendeva.

Gli chiedevo, di farmi da cicerone, quando in aliscafo si andava a Messina, a trovare vecchi amici come Bernava e La Torre ed il demafonista Familiari, Lino Morgante, Pino Barillà, Franco Calabrò.

Si chiacchierava intorno a luoghi comuni: il Milan, la Coppa dei Campioni, gli scudetti, la Coppa Italia, Coppi, Bartali, Poblet, Van Loy, Van Stemberghen, Gaul, Bahamontes, Anquetil, Nencini Massignan, Battistini, Favero, Taccone, Dancelli, Bitossi, Motta, Gimondi, Adorni, Baldini, De Filippis, Bobet, Magni, sino a Moser e Nibali.

Lui era un grande conoscitore dei presidenti e trainers delle squadre dal dilettantismo alla serie A.

Tour de France, Giro d’Italia, Milano-Sanremo, Parigi-Roubaix, Giro di Spagna, Giro di Normandia, giro della Provincia di Reggio Calabria.

A bordo della sua famosa bici, da corsa, li imitava; scalava le montagne sino a Gambarie d’Aspromonte; oppure si lanciava verso la natìa Bova Marina, dove riposano le ossa dei suoi familiari.

Ma poi, tornava a Saline Joniche, agro di Montebello, dove aveva preso, moglie e casa.

Aveva seguito per il giornale, tanti Campionati del Mondo, Olimpiadi, Campionati Europei.

Era un giornalista completo a 360 gradi. Seguiva anche il Festival di Sanremo, la Gondola d’Argento, il Festival di Napoli, lo Zecchino d’oro, Miss Italia, Miss Calabria.

Tour de force, al limite della resistenza umana.

Le nostre strade si separarono. Lui rimase fedele nei secoli alla ‘sua’ testata giornalistica. Noi, fummo costretti da varie vicissitudini. a rimbalzare su altri giornali, agenzie di stampa, radio e televisione.

Ci sollecitava: ma perché non torni alla Gazzetta? Quando andrai in pensione, potrai continuare a divertirti…sei una bella ‘penna’…

Ma sempre fianco a fianco: dal Questore, dal Prefetto, al Comando provinciale dei Carabinieri, della Guardia di Finanza, alla Regione, alla Provincia, al Comune di Reggio.

Per l’arresto di un grande latitante della ‘ndrangheta; un’operazione della DDA, diretta da Salvatore Boemi, Giuseppe Pignatone, Federico Cafiero de Raho.

Anche negli anni di Melitoonline, talora, si viaggiava insieme.

Seguimmo tante ‘parabole’ ascendenti e discendenti… Meduri, Loiero, Scopelliti, Calabrò

Le campagne elettorali alla Regione, alla Provincia al Comune; e le politiche, le Europee

Ci confidava i suoi sogni…”Sono stato contattato dal Corriere dello Sport, dalla Gazzetta dello Sport, da Tuttosport, da Guerin Sportivo, dal Corriere della Sera, da La Repubblica, ma io resterò qui, nella mia terra e continuerò a lottare per un mondo migliore”.

Grand’esperto anche di politica, rivedeva… Vincelli, Pucci, Antoniozzi, Mancini, Principe, Murmura, Frasca, Craxi, Berlusconi, Meduri, Franco, Scopelliti, Ligato, Quattrone, Manti, Zappia, Stillittano, Minniti, Zavettieri, Crupi, Briguglio, Nucara, Nucera, Nicolò, Neri,…

Era sempre il primo ad accorrere ai funerali dei colleghi. A recitare appassionate elegie funebri, sermoni. Come quello celeberrimo per la morte di Carmelo Malara, scomparso a soli 33 anni.

Di sicuro, lo si incontrava pure, all’annuale riunione degli ex allievi salesiani di Bova Marina, insieme al giudice Viola a Totò Pizzi, Nanà Cilione, Lillo Pizzi.

Lo aspettavamo al tabacchino di Saro a Melito ed intorno ad un tavolino, si continuava a chiacchierare, allegramente; da pensionati, intorno ad una tazza di caffè...caro Mimmo, Karol Wojtyla e Carlo Azeglio Ciampi, ci dicono di tenere la testa sulle spalle, la schiena dritta, ma io non mi sono mai piegato, né inchinato di fronte a nessuno.

“Finalmente, potrò godermi la pensione” ci diceva. Ora, potrò scrivere le mie memorie e non solo e continuare a scrivere articoli per il giornale.

Ma il destino, beffardo ed ironico, ha deciso diversamente. Il tragico gioco di Clòto, Làchesi e Àtropo; la prima, fila il filo della vita; la seconda, dispensa i destini, assegnandone uno a ogni individuo stabilendone anche la durata; la terza, l'inesorabile, taglia il filo della vita al momento stabilito.

Aveva preso a scrivere libri, ma un brutto giorno fu raggelato dalla crudele notizia della malattia.

Impossibile accettarla. Tentò di farsene una ragione confrontandosi con la filosofia, con la Religione, con la realtà. Si sottopose pure al trapianto. Tutto bene? Forse!

E sopravvisse…lo spazio di un mattino. Non ha mai amato tanto la vita.

Se ne sono andati tutti.

Son tornati alla ‘Casa del Padre’. Ci hanno lasciati soli. Un giorno o l’altro, andremo a trovarli.

E saremo di nuovo insieme.

Tutti maestri di giornalismo e di fotografia. Quanti premi, coppe, trofei, medaglie, attestati, diplomi, pergamene, riconoscimenti.

Questo è il momento del dolore, delle condoglianze, del cordoglio. Amici veri e sinceri che lo hanno rispetto in vita; che gli hanno voluto bene; che lo hanno aiutato.

Ma, non sono state sempre rose e fiori ed azzurro cielo. Le iene maculate non mancano da nessuna parte ed altra fauna come squali, tigri del Bengala, avvoltoi e piranhas, serpenti sempre pronti a sputare veleno come il naja-naja e coccodrilli, pronti a versare lacrime, nemmeno.

Falsi amici, opportunisti, camaleonti, voltagabbana e trasformisti, che lo avversarono, osteggiarono, ostacolarono e disturbarono; che in preda al delirium tremens, sono pronti a strapparsi i capelli ed a lacerarsi le vesti.

Non mancano mai nella vita di un uomo. Specialmente, se giornalista con la “G” maiuscola e la schiena dritta.

L’invidia e la gelosia, sono nate con l’uomo…homo homini lupus. Tonio Licordari è morto a Reggio Calabria, a 72 anni, il 5 maggio…

“Ei fu. Siccome immobile,/Dato il mortal sospiro,/Stette la spoglia immemore/Orba di tanto spiro,/Così percossa, attonita(La terra al nunzio sta,/Muta pensando all’ultima/Ora dell’uom fatale;/Nè sa quando una simile/Orma di piè mortale/La sua cruenta polvere/A calpestar verrà./Lui folgorante in solio/Vide il mio genio e tacque;/Quando, con vece assidua,/Cadde, risorse e giacque,/Di mille voci al sonito/Mista la sua non ha:/Vergin di servo encomio/E di codardo oltraggio,/Sorge or commosso al subito/Sparir di tanto raggio:/E scioglie all’urna un cantico/Che forse non morrà..”.

I funerali, domani 6 maggio 2016, alle ore 15:00. Poi la salma proseguirà per Bova Marina, dove verrà sepolta presso la tomba di famiglia.

Vite parallele le nostre. Non è facile scrivere  un’elegia funebre per un simile personaggio. Non ci proviamo nemmeno.

Il rischio di fare cilecca, è concreto, se non scontato. Ci limitiamo, a scribacchiare alcune nostre impressioni, a botta calda.

Sarà ancora più difficile, collocare sulla pietra tombale, un epitaffio, un’epigrafe, un necrologio, che lo rappresenti degnamente.

Addio Tonio, re leone, vecchio compagno  d’armi. Anzi, Arrivederci!…”Ho lasciato la mama mia/l'ho lasciata per fare il soldà;/ta pum ta pum ta pum/Dietro il ponte, un cimitero/cimitero di noi soldà;/ta pum ta pum ta pum/Cimitero di noi soldati/forse un giorno ti vengo a trovar;/  ta pum ta pum ta pum/…”. Un altro grande personaggio della cultura, nobile figlio di Bova Marina, come il professore Pasquino Crupi, scomparso qualche anno fa, pure lui giornalista. Hanno lasciato una pesante eredità.

Domenico Salvatore

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